Gennaio 2nd, 2014 Riccardo Fucile
IL NUOVO CAPOGRUPPO D’INCA’ RIESCE A RENDERSI GIA’ RIDICOLO…IL BUE DA’ DEL CORNUTO ALL’ASINO: “RENZI BLUFF MEDIATICO”… POVERO BECCHI, NON LO CONSIDERA NESSUNO
Zitti tutti, acqua in bocca. E’ questo il senso dell’sms inviato dal nuovo capogruppo del M5S alla
Camera Federico D’Incà ai suoi colleghi. “Non cedere alle provocazioni di Renzi su media – ha scritto – le risposte verranno date dai capogruppo M5S nelle sedi opportune. Grazie. F.D’Incà “.
Il messaggio arriva lo stesso giorno in cui il segretario del Partito democratico Matteo Renzi ha sfidato Beppe Grillo sul tema delle riforme, in particolare su quella del Senato “per risparmiare un miliardo di euro”.
Tuttavia l’sms viene visto, da alcuni tra i cosiddetti dissidenti del Movimento, come l’ennesima dimostrazione di un “vertice” che “vuole censurare i parlamentari dall’alto”.
Anche se c’è chi osserva, che c’è poco da discutere dal momento che “è evidente che quello di Renzi è solo un modo per riempire i giornali” perchè “il confronto si fa in Parlamento sulla base di proposte concrete”.
Tuttavia c’è chi non ha rispettato la “direttiva”.
Paolo Becchi, il filosofo riconosciuto come uno degli ideologi del movimento, si è rivolto su twitter direttamente a Renzi invitandolo a “mettersi il cuore in pace. Non ci sarà alcuna riforma del bicameralismo perfetto con l’aiuto del m5s. Cominci a restituire il maltolto”.
Subito è arrivata la risposta del deputato Aris Prodani, che ha generato una rissa sul social network: “Caro Becchi, ma sta parlando in nome di qualcuno o è un suo pensiero? Becchi chi è?”, chiede.
A stretto giro la replica del filosofo: “Io esprimo il mio pensiero. Lei che si definisce ‘deputato’ ed invece è portavoce, cosa vuole? L’ accordo con Renzi?”.
Becchi finisce sotto il fuoco “amico”. Un altro deputato, Alessio Tacconi, dà man forte al collega Prodani: “Al netto di Renzi e del maltolto, il sistema operativo del m5s è contro le riforme? Per il bicameralismo o cosa?”, chiede a Becchi.
Che subisce anche l’attacco del senatore Luis Orellana: “Su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere”, dice Orellana citando Ludwig Wittgenstein.
E lo dedica “a chi commenta a nome del M5s non avendo titolo”.
Sulle riforme, spiega, “decide m5s tramite il portale. Che non esiste. Oppure…”.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 2nd, 2014 Riccardo Fucile
IN ITALIA NON ESISTE, VI E’ LA MESSA IN STATO DI ACCUSA DEL PRESIDENTE PER ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE: UNA POLEMICA FONDATA SUL NULLA
Grillo torna a sparare la castroneria (“finzione politica” come ammesso da lui stesso)
dell’impeachment, che in Italia non esiste.
Esiste la messa in stato d’accusa del Presdiente, decisa dal Parlamento, per atttentato alla Costituzione e questo “attentato” non c’è ,ai stato.
Ci sarebbe, invece, se Napolitano facesse ciò che chiede Grillo
Tralasciando gli altri deliri del Grillo natalizio, la migliore risposta finisce per darla lui stesso, come da questo estratto de “il Fatto Quotidiano” che titolava “Grillo, confessione a eletti M5S: ‘Finzione politica l’impeachment di Napolitano’
Il Fatto ha pubblicato in esclusiva la conversazione tra il leader del Movimento 5 Stelle e i suoi deputati. “Siamo populisti, parliamo alla pancia della gente e non dobbiamo vergognarci. Se andiamo a sinistra siamo rovinati”.
E sul Capo dello Stato dice: “Non possiamo dire che il Colle ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro chi non rappresenta più tutti gli italiani”
“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione politica per far capire da che parte stiamo”.
Beppe Grillo parla ai suoi in un’aula della Camera. È una conversazione che nessuno conosce, quella che il Fatto ha in esclusiva, tra il leader e i deputati.
Lui, il grande capo, in piedi, spalle al muro, la voce pacata e i toni concilianti. Gesticola, ride poco e dà pacche sulle spalle.
“Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”.
Perchè il rischio era molto grosso: “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 1st, 2014 Riccardo Fucile
VOGLIONO LA TRASPARENZA, MA SOLO DEGLI ALTRI
Basterebbe copiare il modello Obama, che ha pubblicato online l’elenco completo dei donatori per le
elezioni americane.
O anche Matteo Renzi, che fece lo stesso dopo le primarie contro Bersani e ora invita proprio Beppe Grillo a unirsi nella battaglia contro i costi della politica.
A due settimane dal Vday di Genova, invece, nel blog di Beppe Grillo non c’è traccia di quali spese siano state sostenute per organizzare l’evento.
Compaiono soltanto due dati: l’importo delle donazioni ricevute fino a oggi (oltre 250mila euro) e il numero di simpatizzanti che hanno versato una quota al Movimento 5 Stelle per il Vday (circa 11mila).
Mancano dunque i nomi di coloro che hanno versato una quota al M5S, e mancano le fatture che, sempre secondo la pagina web dedicata alle donazioni, dovrebbero spiegare i costi organizzativi della manifestazione di Genova del 1 dicembre.
Il bilancio dello Tsunami Tour, culminato con l’imponente mobilitazione di piazza San Giovanni a ridosso delle elezioni di febbraio, fu pubblicato online soltanto ad aprile – senza però rendere note le fatture.
Allora quello che non era stato speso per il Tour venne donato alle popolazioni colpite dal terremoto dell’Emilia.
Le rimanenze del Vday invece saranno utilizzate, sempre secondo quanto promette il M5S, alle spese elettorali per le europee del 2014.
Dunque questa volta niente solidarietà caritatevole.
Dall’esordio in Parlamento e nella scena politica nazionale il tema della trasparenza grillina torna ciclicamente a turbare i militanti. O a farli arrabbiare.
Come accadde per la puntata di Report andata in onda lo scorso maggio, quando Milena Gabanelli si chiedeva quando il M5S avrebbe reso pubblico il bilancio del Movimento — compresi il costo della gestione del sito nazionale, gli eventuali proventi a Gian Roberto Casaleggio, la web-tv La Cosa.
Da allora sono stati pubblicati sulle rete solo i giustificativi delle spese sostenute dai gruppi parlamentari pentastellati alla Camera e al Senato, così come richiedono i regolamenti parlamentari.
Ma del resto, a partire dalle fatture del Vday, ancora nulla.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 1st, 2014 Riccardo Fucile
IL DECRETO PREVEDE CHE DAL 1 GENNAIO AL 30 GIUGNO SI POSSANO DISDIRE I CONTRATTI TROPPO ONEROSI, DANDO I CONSUETI SEI MESI DI PREAVVISO… LUI AVEVA CAPITO CHE L’ULTIMO GIORNO FOSSE IL 1 GENNAIO E IL GRUPPO GLI E’ ANDATO DIETRO
Si era riaparta e si è chiusa l’ennesima polemica sulla norma “affitti d’oro”, che permette alle amministrazioni pubbliche di recedere dai contratti di locazione passiva entro il 30 giugno.
“Una legge truffaldina“, aveva attaccato il Movimento 5 Stelle, cui ha risposto a stretto giro il governo, per bocca del sottosegretario Pierpaolo Baretta: “Non c’è nessun errore, qualcuno non capisce quello che legge”
“Abbiamo scoperto una nuova porcata sugli affitti d’oro: il milleproroghe non dà il tempo materiale per poter esercitare il recesso dai contratti”, aveva incautamente scritto in una nota il gruppo M5s della Camera facendo riferimento ad un post del portavoce Riccardo Fraccaro.
“È una legge truffaldina che ha l’effetto di neutralizzare la norma anticasta del M5S. L’articolo 2 del provvedimento prevede che si possa rinunciare alle locazioni degli immobili entro il 30 giugno 2014 ma con un preavviso di 180 giorni. Il recesso, quindi, dev’essere chiesto entro 6 mesi, ma bisogna dare un preavviso di 6 mesi per poterlo esercitare: i due termini coincidono, facendo così saltare i tempi tecnici per il recesso”.
Ai microfoni di SkyTg24, il sottosegretario all’Economia è stato costretto a precisare quello che era evidente a tutti gli altri gruppi e a chi sa leggere: che quei 180 giorni indicano l’arco di tempo minimo che deve passare tra la richiesta di recesso e la scadenza del contratto. Una richiesta che è possibile avanzare nella finestra compresa tra l’approvazione del decreto e il 30 giugno 2014.
”Il decreto — conferma poi Palazzo Chigi con un tweet — prevede 6 mesi da 1 gennaio 2014 per disdire. Da quel giorno scattano 6 mesi entro cui rilasciare immobile”.
E poi il colpo finale: “Chi definisce truffaldina la norma contenuta nel decreto del 27/12, ammesso che sia in buona fede, non capisce quel che legge”.
argomento: Grillo | Commenta »
Gennaio 1st, 2014 Riccardo Fucile
I PATACCARI GOLPISTI SE LO SONO PRESA IN QUEL POSTO: GLI ITALIANI VOGLIONO SOLUZIONI E RIFORME VERE, NON DIVENTARE SERVI DI FORZE MONDIALISTE
All’indomani di un discorso preceduto e accompagnato da attesa e polemiche, sono i numeri a fornire una prima ‘risposta’.
Risultano in crescita, infatti, gli ascolti per il messaggio di fine anno del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, trasmesso a reti unificate dalla Rai, ma anche da Canale 5 e La7.
Il tradizionale intervento del capo dello Stato è stato seguito sui soli canali Rai da 7 milioni 149mila spettatori, con un aumento del 12,2% rispetto al messaggio pronunciato l’anno precedente.
Nel 2012, invece, gli ascolti si erano fermati a 6 milioni 373mila, vale a dire 776mila in meno rispetto a ieri.
Nel complesso, invece, su tutte le reti generaliste (e dunque Canale 5 e La7 comprese), il messaggio ha interessato 9 milioni 981mila telespettatori, contro i 9 milioni 702 del 2012: sono stati pertanto registrati 279mila spettatori in più, con un incremento – più contenuto rispetto alle sole reti Rai – del 2,8 per cento.
Interessanti i dati scorporati: su Canale 5 gli spettatori sono stati 2 milioni 637mila, su La7 692 mila.
Ma raffrontando tali cifre, emerge che quest’anno gli ascolti sono cresciuti sulla Rai e su La7 (più 14mila), mentre sulla sola Canale 5 hanno subìto una flessione di circa 460mila spettatori.
E’ fallito il tentativo di ‘boicottaggio’ messo in atto dalle forze politiche anti-Colle (da M5S a Forza Italia alla Lega), che alla vigilia di San Silvestro avevano invitato gli italiani a non ascoltare il messaggio di auguri del presidente.
E mentre Napolitano parlava, un altro discorso di fine anno faceva da ‘controcanto’: quello di Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, che al capo dello Stato ha chiesto nuovamente di dimettersi.
Ma Napolitano il suo messaggio l’ha voluto incentrare su temi precisi: giovani, lavoro, coraggio e riforme, nuova legge elettorale compresa.
Perchè senza le riforme “la democrazia è a rischio destabilizzazione”. Ma Napolitano ha parlato anche sacrifici. Che devono coinvolgere “pure i politici”.
Un discorso tutt’altro che ‘dimesso’ quello di Napolitano, che sulla natura del suo secondo mandato al Quirinale non lascia nulla in sospeso.
Il capo dello Stato replica alle accuse e fa sapere che “ingiurie, minacce e calunnie” non riusciranno a condizionarlo. Ma sulla durata del settennato non fa alcun passo indietro rispetto a quel che disse già lo scorso aprile, quando fu rieletto: il suo, lo ripete, resta un incarico a termine.
argomento: Grillo | Commenta »
Dicembre 29th, 2013 Riccardo Fucile
DOVEVANO FAR TRASCORRERE ALLA MAGGIORANZA LE FESTIVITA’ IN AULA, MA SARUBBI INCHIODA VACCA: “AVETE CONCESSO LA DEROGA ALLE 24 ORE DI TEMPO TRA FIDUCIA E VOTO, POTEVATE STARE IN AULA IL 23 NOTTE E LAVORARE IL 24, AVETE PREFERITO SCAPPARE A CASA, SIETE DEI BUGIARDI”
Insulti di ogni tipo e minacce di morte. Il solito spettacolo desolante degli hatespeech su consuma sulla pagina Facebook di Beppe Grillo ai danni di Titti di Salvo (Sel) e Andrea Romano (Scelta Civica) .
«Dovete bruciare vivi». «Distruggeteli, li dovete schiacciare come vermi», «piuttosto dovete andare a…o voi e le vostre famiglie…. dovete solo che morireeeeee», è il tenore di alcuni post.
RABBIA E ODIO
A causare questo interrotto fiume di attacchi un video postato dal leader del M5S dei due deputati mentre in un discorso in aula si oppongono alla proposta dei Cinque Stelle di prolungare i lavori parlamentari più del previsto e, anzi, chiedono di accelerare il dibattito per poter raggiungere prima i propri familiari per le Feste.
Sotto, il commento di Grillo che scrive : «Avevano paura che il M5S li facesse lavorare durante le feste! Guardate come reagiscono questi parlamentari pagati dai cittadini. Massima diffusione! Tutti devono sapere!».
L’iniziativa ha suscitato l’odio e lo sdegno di molti utenti che hanno scelto la pagina di Grillo per manifestare la loro rabbia: «Siete de barboni, noi che siamo qua a lavorare anche la notte di Natale per due lire e voi poverini volete tornare prima a casa».
E ancora: «Il Natale a nostre spese e noi martoriati da questi inutili e corrotti fancazzisti». Parole rivolte spesso contro l’intera classe politica.
PRIMA REAZIONE
Sel, una volta che la notizia è uscita sulla stampa, attraverso il suo portavoce ha fatto sapere: «Il sig. Beppe Grillo potrà stare tranquillo, delle minacce sulla sua pagina facebook verso i parlamentari di Sinistra Ecologia Libertà ne risponderà in tribunale. In democrazia e in un Paese libero la lotta politica non si fa nè con le minacce, con gli insulti, le menzogne».
MA IL RETROSCENA SMASCHERA IL BLUFF DEI GRILLINI
Il deputato pentastellato Gianluca Vacca il 23 dicembre su Facebook ha scritto: «La Camera chiude. Abbiamo provato a inchiodarli qui fino al 24, anche al 25 se necessario. Ovviamente pur di evitare questo hanno posto l’ennesima fiducia e sono tornati tutti a casa, per le vacanze».
Una polemica che non è piaciuta al suo collega del Pd, Andrea Sarubbi, che sempre su Facebook ha ribattuto: «Non è vero! Avete concesso la deroga alle 24 ore di tempo tra la richiesta di fiducia e il voto per tornare a casa la vigilia di Natale. Perchè dite bugie?».
Risposta imbarazzata di Vacca :«Andrea, si tratta di poche ore, dopo l’apposizione della fiducia potevamo fare ben poco ormai».
Ma Sarubbi non molla: «Non è vero. Potevate passare il 23 notte alla Camera e lavorare il 24. Non lo avete fatto».
Parole che hanno chiuso la polemica in quanto da Vacca non ci sono stati altri commenti. non sapendo più che dire.
Un’altra figura da barboni dei Cinquestelle.
argomento: Grillo | Commenta »
Dicembre 29th, 2013 Riccardo Fucile
IL SOTTOSEGRETARIO LEGNINI MOSTRA LE CARTE: “RIDOTTI DA 185 A 58 MILIONI”
Prima il “giornalista del giorno”, ora “l’elemosina di Stato” all’editoria. 
Beppe Grillo sul suo blog denuncia i finanziamenti destinati all’editoria. Già nel 2008, secondo V-Day, si scagliava contro i soldi pubblici ai giornali.
Da allora la situazione per il leader del M5S è cambiata in peggio: i contributi sono aumentati, “dai 137 milioni di euro del 2013 ai 175 del 2014”.
Come era già accaduto per la rubrica dedicata ai giornalisti giudicati ostili dal Movimento 5 Stelle, anche in questo caso Grillo comincia con L’Unità .
Grillo stila la classifica dei giornali che nel 2012 hanno ricevuto i finanziamenti pubblici.
Al primo posto c’è Avvenire (4,3 milioni di euro), seguito da Italia Oggi (3,9 milioni). Chiude il podio L’Unità (3,6 milioni).
La società che la edita, Nuova iniziativa editoriale, ha un nuovo azionista di riferimento, Matteo Fago, uno dei fondatori del portale di viaggi Venere.
Sul blog Grillo contesta i bilanci del quotidiano fondato da Antonio Gramsci: “La media vendite del 2012 sul 2011 è diminuita del 19 per cento, con una perdita di 7.529 copie. La perdita, a livello di risultato netto dopo le imposte, nonostante i generosi finanziamenti pubblici, è stata di 4.637.124”.
L’Unità è un calabrone, “non si sa come faccia a volare, ma non fallisce mai”.
Ma stavolta a Grillo va male, perchè trova uno che gli risponde documenti alla mano, ovvero Giovanni Legnini, sottosegretario all’Informazione e all’Editoria : “I fondi sono stati drasticamente ridotti negli ultimi anni. I contributi diretti sono calati. Nel 2008 erano 243 milioni, nel 2014 non raggiungeranno i 60 milioni. La Guardia di Finanza svolge controlli rigorosi per evitare imbrogli”.
Nel 2008 Grillo aveva raccolto le firme per un referendum abrogativo dei contributi per l’editoria, poi naufragato a causa del mancato raggiungimento di quota 500 mila. All’epoca i contributi diretti sfioravano i 250 milioni di euro, senza contare i contributi postali e altre agevolazioni.
Nel 2010 vengono aboliti i contributi indiretti (agevolazioni telefoniche, spedizioni postali, rimborsi per la carta o spedizione degli abbonamenti).
Nel 2012 il governo Monti lega i contributi per le imprese e le cooperative editrici alle copie effettivamente vendute — invece che alle tirature — e al livello occupazionale. Con rimborsi delle spese per il personale e per l’acquisto della carta.
Nonostante l’allarme di Grillo, le risorse dello Stato destinate al settore dal Dipartimento per l’informazione e l’editoria di Palazzo Chigi, sono drasticamente calate: dai 506 milioni di euro del 2007 ai 185 milioni del 2012. La somma comprende i contributi diretti e altri interventi, come le convenzioni (Rai e agenzie italiane per i servizi esteri).
Fino al 2010 erano comprese le agevolazioni postali, poi sospese.
Per quanto riguarda i contributi diretti, si è passati dai 280 milioni del 2006 ai 58 previsti per il 2014.
Il 2 ottobre la presidenza del Consiglio dei ministri ha corretto al ribasso i sostegni diretti all’editoria per il 2012, decurtando quasi 12 milioni, e facendo calare la somma complessiva a 83 milioni.
Sono 45 le testate che hanno diritto ai contributi diretti, dai quotidiani a diffusione nazionale come L’Unità o Il Foglio (1,5 milioni) alle testate locali come Il Giornale dell’Umbria (1 milione) e il Quotidiano di Sicilia (899 mila euro).
Non mancano le riviste di settore, come Motocross (272 mila euro), Sprint e Sport (332 mila euro), Il Corriere mercantile (1,4 milioni di euro) e quotidiani in lingua straniera, come Dolomiten (1,1 milioni).
La legge di stabilità appena approvata prevede un fondo straordinario per l’editoria: 120 milioni nel triennio 2014-2016 legati alle ristrutturazioni aziendali e agli ammortizzatori sociali.
Il sottosegretario Legnini precisa: “Quei 120 milioni sono destinati ai lavoratori e servono ad arginare la gravissima crisi del settore. Non vanno agli editori, quelle norme sono pensate per aiutare i dipendenti, in entrata e in uscita”.
Di quei 120 milioni, la metà è destinata alle ristrutturazioni aziendali e agli ammortizzatori sociali, alleggerendo quindi gli editori di una parte dei costi per i pensionamenti e le nuove assunzioni.
Insomma, Grillo ha ceffato di brutto anche questa volta.
argomento: Grillo | Commenta »
Dicembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL MEETUP PARLAMENTO 5 STELLE, NATO PER FAR INTERGIRE ATTIVISTI E DEPUTATI, E’ STATO EPURATO… IL LEGALE: “CESSATE L’USO DEL NOME E DEI MARCHI DI GRILLO”… LA “DEMOCRAZIA DIRETTA” VA BENE SOLO SE E’ DIRETTA DA GRILLO E CASALEGGIO
Il logo del Movimento 5 Stelle è stato depositato. Adesso potrà utilizzarlo solo chi è autorizzato. E di
sicuro non lo sono gli aderenti al gruppo “Meet up Parlamento 5 Stelle”.
In attesa che venisse creata una piattaforma digitale attraverso cui interagire con i parlamentari pentastellati, loro avevano pensato di anticipare i tempi e di rendersi utili, ergendosi anche a megafono delle proposte grilline.
Come riporta Italia Oggi, si trattava di una iniziativa spontanea, fatta all’insaputa del leader.
E così, ai poveri sognatori di democrazia diretta è arrivata una missiva da parte dello studio legale che cura gli interessi dell’ex comico genovese.
“Nelle vostre pagine web e nei vostri forum vengono spesi nomi e segni riproduttivi del marchio registrato Movimento 5 Stelle di proprietà esclusiva, quest’ultimo, del mio cliente. Vi invito a voler cessare immediatamente l’uso e il riferimento diretto, indiretto o anche solo per allusione al nome od ai marchi di proprietà del sig. Grillo, uniformandoVi alle regole comportamentali e procedurali osservate da quanti si rispecchino nelle attività del Movimento 5 Stelle”, ha scritto l’avvocato Michelangelo Montefusco.
Insomma, vietato parlare del M5S, vietato confrontarsi e avere un filo diretto coi parlamentari, a meno che non sia regolamentato e controllato dai vertici.
Il MeetUp Parlamento 5 Stelle era nato “per lo sviluppo e la presentazione delle proposte di legge ai parlamentari M5S, nell’attesa sia creata la piattaforma ufficiale per votare le proposte di legge, sentivamo la necessità di uno strumento per cominciare a lavorare in questo senso. Con questo scopo è nato il Gruppo: Parlamento a 5 Stelle, con il preciso intento di convogliare le idee degli Attivisti del Movimento e permettere agli Eletti del 5 stelle di attingere a questa enorme risorsa che sono le idee proveniente da migliaia di cittadini attivi e presentare queste idee come leggi in parlamento”.
Insomma, la democrazia diretta va bene soltanto se è diretta da Grillo e Casaleggio.
Nico Di Giuseppe
argomento: Grillo | Commenta »
Dicembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
LA SUA RESIDENZA GENOVESE RISULTA “UN VILLINO” (A7) E NON VILLA (A8) ….GRAZIE ALL’INDIFFERENZA DI CATASTO E COMUNE CHE DOVREBBERO AGGIORNARE LA CLASSIFICAZIONE
Beppe Grillo è un uomo baciato dalla fortuna. È ricco, ha una bella famiglia e un certo potere. 
Ma con lui, oltre al destino, sembra generoso pure il catasto.
Infatti il leader del Movimento 5 Stelle vive in una splendida villa d’epoca nella Beverly Hills genovese, la collina di Sant’Ilario.
Qui dispone di 24 vani, di una piscina interna e di una esterna, di un grande prato all’inglese. Intorno anche vigneti e uliveti.
Ma questa lussuosa dimora all’agenzia del territorio è classificata come immobile di categoria «A7», ovvero un «villino» e non una «villa» («A8»).
In pratica una di quelle casette a schiera in cui vive la borghesia produttiva di questo Paese. Dove solitamente non è prevista neppure una piccola piscina per evitare l’«upgrade» catastale.
In fondo un villino, per esempio, non paga l’Ici come prima casa e altri adempimenti fiscali prendono come riferimento la rendita catastale dell’immobile.
Per esempio, questo è il valore di riferimento per le tasse legate alla compravendita e nei casi di accertamento sintetico da redditometro permette di giustificare un livello di reddito inferiore.
Quella del villone di Grillo è pari a 2.974,79 euro.
«È pochissimo, pochissimo» sospira l’ingegner Giovanni Galletto, direttore regionale dell’agenzia del territorio della Liguria.
Chi deve valutare il reale valore della casa? «Se c’è un caso particolarissimo, come questo, il comune di Genova dovrebbe chiederci una verifica, dopo di che noi potremmo fare i controlli necessari. Anche perchè ci sono gli articoli di legge che ci consentono di intervenire».
In effetti nella legge finanziaria del 2004 i commi 335 e 336 permettono ai municipi di segnalare anomalie nell’accatastamento.
Certamente sulla villa di Grillo non è mancata la pubblicità in questi anni e in tanti sanno che si trova in una zona dove le case valgono circa 8 mila euro al metro quadro.
Ingegner Gallino, ma nessuno di voi al catasto legge i quotidiani?
«Noi ci dobbiamo basare sugli articoli di legge, non su quelli di giornale» .
Però attribuire meno di 3 mila euro di rendita catastale a quella super villa non è un insulto alla povertà ?
«Sono d’accordo con lei, ma non è colpa nostra» conclude il direttore.
La domanda resta senza risposta: come è possibile che sia stata accatastata come villino una proprietà tanto importante?
Un altro dirigente dell’agenzia ligure del territorio, l’ingegner Luigi Matarrese, dà la sua versione: «Queste categorie catastali sono vecchissime, gli accertamenti sono stati fatti chissà quando. Una volta le cose andavano in un certo modo, ora, però, sono cambiate e bisogna tenerne conto. Sicuramente Sant’Ilario è una zona di pregio».
All’ufficio Urbanistica di Genova non accettano questo scaricabarile e una funzionaria dopo una consultazione con il suo dirigente (l’architetto Ferdinando De Fornari) risponde: «Il Comune non c’entra niente con la categoria dell’abitazione. Dovete rivolgervi al catasto».
Sembra il gioco dell’oca. E siamo al punto di partenza.
Il discorso non cambia con l’altra lussuosa proprietà di Grillo, la villa Corallina di Marina di Bibbona (Livorno): 21 vani sulla spiaggia, con piscina, oltre 5.600 metri quadrati di macchia mediterranea e una rimessa di 70 metri.
L’estate scorsa questo «villino» veniva affittato a 14 mila euro la settimana, 56 mila al mese. Qui la rendita catastale, rispetto a Genova, è un po’ più alta: 4.229 euro.
Il sindaco di Bibbona, Fiorella Marini, argomenta: «Quella era un’ex colonia, Grillo l’ha acquistata 10-12 anni fa e l’ha ristrutturata. Era il suo tecnico che avrebbe dovuto fare l’accatastamento corretto. Non so perchè la categoria di quella casa sia “A7”».
Quindi promette di informarsi meglio e di richiamare. Purtroppo non lo sentiamo più.
Il geometra Massimo D’Andrea, quello che negli anni scorsi ha passato al setaccio l’intero patrimonio immobiliare di Antonio Di Pietro, pone un ultimo interrogativo: «La villa genovese di Grillo è di proprietà della società semplice Bellavista, inattiva dal 25 marzo 1998 e di cui Beppe risulta socio dal febbraio 1997. Verosimilmente Bellavista, che dispone nel suo patrimonio immobiliare di questa casa e di altri di cinque modesti terreni, ha concesso in uso al socio Grillo il proprio asset principale. A che titolo? Risulta il pagamento di un fitto? Oppure è un benefit aziendale? In entrambi i casi la società non dovrebbe risultare inattiva».
Qualunque sia la risposta, è chiaro che in questo momento il mattone e la sua gestione risultano essere il principale business di Grillo, visto che il suo 730 «è a 0 da quattro anni» per colpa della politica.
Giacomo Amadori
(da “Libero”)
argomento: Grillo | Commenta »