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SCANDALO “CENE PAZZE” IN REGIONE: I GRILLINI SPENDONO A TESTA PIU’ DEL PD

Novembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

ARRIVANO I DETTAGLI DELLE SPESE PER PRANZI E CENE DEI GRUPPI CONSILIARI DELL’EMILIA ROMAGNA…IN TESTA IL PDL CON 18.000 EURO. POI LA LEGA CON 13.000…MA I CONSIGLIERI A 5 STELLE PRO CAPITE HANNO MANGIATO PIU’ DI TUTTI

Diciottomila euro in cene per ogni consigliere del Pdl, 13mila per i leghisti, 9mila per i Cinque Stelle che superano anche gli eletti del Pd, fermi a quota 6mila euro a testa.
Eccolo il dettaglio dei soldi spesi dai consiglieri regionali dell’Emilia-Romagna in pranzi e cene rimborsati dalla Regione, in 19 mesi.
Un totale di mezzo milione di euro sul quale ha puntato i fari la procura nell’ambito dell’inchiesta sulle “spese pazze” in viale Aldo Moro durante l’inizio di questa legislatura.
Cioè dal 2010 in poi.
Il Pdl è quello che spende di più. Con 18mila euro a testa, è il Pdl a classificarsi primo in questa particolare classifica.
Nel periodo in questione i 12 consiglieri azzurri (c’era anche l’ex capogruppo Villani, poi sospeso per un’altra inchiesta a Parma) hanno speso 220mila euro.
Tra le spese che sono venute alla ribalta nei giorni scorsi, ci sono proprio i pranzi di Villani: 43mila euro.
A seguire c’è la Lega Nord: i 4 consiglieri del Carroccio hanno speso per mangiare 13mila euro a testa, per un totale di poco più di 53mila euro.
E i 5 Stelle spendono più del Pd.
I due consiglieri del Movimento 5 Stelle (prima che Giovanni Favia venisse epurato e passasse al Gruppo Misto lasciando solo Andrea Defranceschi) hanno speso in due 18mila euro, 9mila a testa.
Il totale è molto più basso di quello del Pd (145mila euro), ma il costo procapite è nettamente più alto.
I 24 consiglieri Democratici, infatti, hanno pagato per pranzi e cene in media 6mila euro a testa. Tra gli esempi più eclatanti c’è quello dell’ormai ex capogruppo Marco Monari, che in 19mesi ha pagato 30mila euro in ristoranti, spesso di lusso.
Le spese per gli hotel.
Infine, c’è il dettaglio delle spese per gli alberghi. Il Pd ha speso 17mila euro, il Pdl 2mila, i 5 Stelle 1.100 euro, l’Udc 1.700.
Tra queste voci a rimborso, risultano esserci anche i 1.100 euro di una ricevuta intestata al capogruppo Pd Marco Monari (che ieri ha annunciato le dimissioni dall’incarico) dall’hotel “Dei Dogi” di Venezia ad una persona per due notti, il 5 giugno 2011.
Una cifra che sarebbe stata pagata in contanti e non avrebbe giustificazioni. Sempre a Monari, a fine luglio, sono riferiti 800 euro di spesa per un soggiorno di due notti all’albergo “La Bussola” di Amalfi, a metà  con un altro consigliere Pd, Roberto Montanari.
La procura: “Riservatezza e impegno”.
“Noi continuiamo a lavorare, con la riservatezza e l’impegno di sempre”. Lo ha detto il procuratore aggiunto e delegato ai rapporti con la stampa della Procura di Bologna, Valter Giovannini, a chi gli ha domandato dell’ inchiesta per peculato sui gruppi della Regione Emilia-Romagna.
L’inchiesta vede indagati i nove capigruppo dell’attuale legislatura. E’ di ieri pomeriggio l’annuncio delle dimissioni dall’incarico del capogruppo Pd, Marco Monari.

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SCALFARI OSA DIRE: “SE VINCE GRILLO, PAESE A ROTOLI” E IL LEADER DI “TRAMONTO DORATO” LO RIEMPIE DI INSULTI

Novembre 4th, 2013 Riccardo Fucile

GUAI A CRITICARE IL COMICO MILIONARIO, DIVENTI “PENNIVENDOLO DELIRANTE”, “CANE DA COMBATTIMENTO” E “DEVI FINIRE AI GIARDINETTI”

L’articolo di Eugenio Scalfari su “Repubblica”

Grillo e l’Europa. Mi sembra questo il tema di maggiore attualità : la campagna elettorale che il proprietario e leader del Movimento 5 Stelle ha già  aperto in vista delle elezioni europee del maggio 2014 e di quelle italiane che egli si augura e fa di tutto per provocare il più presto possibile.
Si tratta di una campagna di destra, una destra xenofoba contro gli immigrati, qualunquista contro i partiti (tutti i partiti, nessuno escluso) e contro le istituzioni, dal capo dello Stato al presidente del Consiglio ai ministri (tutti i ministri) e contro la magistratura e la Corte costituzionale.
Non è più anti-politico il Movimento 5 Stelle poichè ora una politica ce l’ha, l’ha scelta. È a suo modo una politica rivoluzionaria perchè vuole abbattere tutta l’architettura esistente ma con un obiettivo reazionario perchè vagheggia una dittatura, la sua.
Il movimento di popolo che le sue parole d’ordine indicano con chiarezza fa leva sui sacrifici, le speranze frustrate e la rabbia che ne deriva, ormai molto diffusa, che gli italiani sentono con sempre maggiore acutezza.
Di chi è la colpa, chi ne sono i responsabili, stando alle indicazioni di Grillo? I partiti che governano il Paese da oltre mezzo secolo, l’establishment economico, i sindacati, l’Europa. Questi sono i nemici da sconfiggere, mettere in fuga e sostituire.
Con chi? Col popolo finalmente svegliato da Grillo, che sarà  naturalmente lui a guidare, a istruire e ad educare.
Quando questa opera di lunga lena sarà  compiuta lui si ritirerà . Ovviamente sarà  celebrato nei libri di storia come quello che…
Da qualche settimana l’Europa così come è fatta oggi e l’euro che la Banca europea stampa sono diventati i nemici principali e rappresentano i bersagli sui quali sparare per primi.
La stessa strategia è quella usata dal Fronte nazionale francese della Le Pen, dal movimento anti-europeo di Germania (dove però non hanno neppure superato la soglia per entrare in Parlamento), in Grecia, in Danimarca, in Olanda.
Grillo ha anche in mente una sua politica economica.
Non è mai andato a scuola di economia e conosce per sentito dire le scuole di Cambridge, di Vienna e del Mit degli Usa; ma sa interpretare e semplificare quello che molta gente pensa: ridurre le tasse, combattere evasione e corruzione, infischiarsene del debito pubblico, spendere per creare posti di lavoro senza preoccuparsi delle coperture, rispondere a pernacchie alle direttive europee e mandare per aria l’euro.
Chi se ne frega dell’euro. Meglio una moneta nazionale stampata in Italia in quantità  capaci a fare star meglio la gente, i giovani, gli anziani, tutti.
L’Europa non reggerà  il colpo. Anche la sua architettura attuale crollerà  e i movimenti che l’hanno distrutta la ricostruiranno a modo loro.
E poichè il movimento principale sarà  il 5 Stelle, che guiderà  il Paese con il debito più alto di tutti gli altri, sarà  dunque il 5 Stelle – cioè lui – a guidare la ricostruzione.
Questo pensa Grillo, lo dice e lo diffonde. Ormai è un Verbo, naturalmente incarnato.
Ma non è il solo poichè anche a destra c’è qualcuno che – in modi appena più sfumati nella forma ma identici nella sostanza – dice cose analoghe.
Finora erano due populismi di segno contrario, adesso sono due nazionalismi entrambi di estrema destra, entrambi demagogici, entrambi irresponsabili ed entrambi visti con favore da alcuni milioni di elettori.

La replica pomeridiana del leader di Tramonto dorato

“E’ iniziata l’invasione degli Ultrascalfari. La paura delle elezioni europee fa novanta e ogni colpo contro il M5S è lecito, meglio se sotto la cintura.
Scalfari fa da apripista, da pennivendolo da sfondamento che con quell’età  e quella barba può scrivere quello che vuole.
Il suo delirante articolo di oggi (“Se vince Grillo, paese a rotoli”) è solo l’annuncio dell’invasione degli Ultrascalfari di destra e di sinistra nei media da qui a maggio”.
“Il Sistema manda avanti i suoi cani da combattimento – prosegue Grillo – senza alcun pudore. Il M5S non deve vincere le elezioni europee”.
Infatti non le vincerà , gli Italiani li fai fessi una sola volta

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BUFFONI A CINQUE STELLE: ECCO COSA PUBBLICAVA GRILLO SUL SUO BLOG DUE MESI FA

Novembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

“GIULIA LIGRESTI UNICA COLPEVOLE, TRATTENUTA IN CARCERE NONOSTANTE LE SUE CONDIZIONI DI SALUTE SIANO INCOMPATIBILI CON LA DETENZIONE”…. COLUI CHE ORA VUOLE SFIDUCIARE CHI E’ INTERVENUTA A PORRE FINE A QUESTA SITUAZIONE, PRIMA SFIDUCI SE STESSO

Premesso che non siamo tra i fans del governo Letta, della stabilità  del governo o di chi vorrebbe sfiduciarlo, ma solo attenti e indipendenti osservatori di ciò che avviene nel Palazzo (e fuori), non possiamo che indignarci verso quegli sciacalli che attaccano “a priori” gli avversari veri o presunti per partito preso, senza prove e solo per bassa cucina politica.
Il ministro Cancellieri, notoriamente persona per bene, una delle poche che si trovano nell’agone politico (non a caso è ritenuta una “esterna”), una carriera di prefetto in varie città  (tra cui Genova) lasciando sempre un buon ricordo per le doti di equilibrio e saggezza dimostrate, è diventata bersaglio di attacchi vergognosi, accostamenti campati in aria, falsi macroscopici.
L’unica cosa che, a differenza sua, non avremmo fatto (ma magari avremmo sbagliato noi) è di segnalare, tra tanti, anche il caso di una conoscente e amica che rischiava la vita in carcere.
Perchè per noi in quel ruolo non esistono più amici.
Ma ci rendiamo conto che, così facendo, forse avremmo operato una discriminazione al contrario, tema delicato.
In ogni caso è stato appurato:
1) Giulia Ligresti era in condizioni di salute gravi e il suo caso era già  all’esame degli organi competenti ancor prima della segnalazione della Cancellieri. E’ stata sottoposta ad approfondito esame medico con relazione al Gip che ne ha disposto il trasferimento agli arresti domiciliari. Come precisato dal dott. Caselli della procura di Torino, in piena autonomia di giudizio e anche alla luce della richiesta di patteggiamento presentato.
2) Il paragone con il caso Ruby è vergognoso. Qui si tratta di un intervento del ministro della Giustizia su un caso di sua competenza, quello di una detenuta che si stava spegnendo, senza alcuna pressione, senza aver smosso mare e monti, senza che l’attendesse fuori nessuna igienista mentale o consigliera regionale, senza che fosse accompagnata a casa di una prostituta.
Non solo: qui non esisteva un interesse a liberarla “perchè non parlasse delle sue frequentazioni”, non si trattava di minorenne scappata di casa, non c’era stato alcun reato da nascondere, nessuna frequentava le cene eleganti o i pali della lap dance.
3) Poichè la Cancellieri non è riferibile ad alcun partito, ma è un “tecnico”, facile per i Cinquestelle e settori renziani del Pd interessati alla caduta del governo, montare un caso sul nulla. Dimostrazione di quale livello di squallore abbia raggiunto la politica italiana.
Ma la foto che pubblichiamo del blog di Grillo del 23 agosto 2013, poco più di due mesi fa, è la palese dimostrazione della cialtroneria a Cinquestelle.
Due mesi fa Grillo denunciava le condizioni di salute di Giulia Ligresti, invocando misure alternative di pena.
Oggi in Parlamento gli stessi Cinquestelle vogliono sfiduciare il Ministro che è intervenuto a porre fine a quella situazione.
Chi andrebbe sfiduciato allora?
Il ministro della Giustizia che fa il suo dovere o forse chi per infame demagogia specula sulle vite altrui, cambiando idea per un pugno di luridi voti?
Qualcuno se ha uno specchio in casa, lo usi: ma per sputarsi in faccia.

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ILARIA CUCCHI DIFENDE LA CANCELLIERI: “CON LEI FORSE STEFANO SAREBBE VIVO”

Novembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

ILARIA PONE FINE ALLE IGNOBILI SPECULAZIONI GRILLINE CHE VOLEVANO SFRUTTARE IL CASO DI SUO FRATELLO

Ilaria Cucchi difende il ministro Cancellieri nella polemica sull’intervento a favore di Giulia Ligresti.
“Io e Lucia Uva – scrive in una nota la sorella di Stefano Cucchi – siamo state ricevute due volte, la seconda separatamente, dal ministro Cancellieri. E so che come noi il ministro ha incontrato anche vittime ‘sconosciute’. In entrambe le occasioni sia con lei che con me c’era l’avv. Fabio Anselmo. Dico questo perchè entrambe siamo rimaste colpite dalla grande partecipazione del ministro al nostro dolore. Una partecipazione vera, sensibile e non di circostanza, da donna vera. Anselmo ne è testimone: nessuna frase di circostanza”.
“Partecipazione vera – prosegue la Cucchi –   addolorata per quanto i nostri cari hanno dovuto subire, per ciò che è potuto loro accadere e per ciò che ci stava accadendo nel nostro percorso giudiziario. Emotività  anche quella inopportuna? Siamo stanche di regole asettiche, ciniche, che portano la nostra giustizia a trattare i normali cittadini   nei modi che sappiamo. Non so e non conosco la vicenda giudiziaria di Giulia Ligresti, quel che so è che se fosse stato ministro lei, ed avesse saputo delle condizioni di mio fratello oggi, forse, non esisterebbe il caso Cucchi. Stefano, forse, sarebbe con noi”.
Il nome di suo fratello era stato preso ad esempio dai Cinquestelle per criticare la Cancellieri che si sarebbe mossa solo per Ligresti.
Una ignobile speculazione che, smentita dalla diretta interessata, dovrebbe far sprofondare nella poltrona dorata a 11.300 euro al mese chi l’ha iniziata.
Che a far finta di difendere i diritti dei detenuti siano poi proprio coloro che si sono opposti a un provvedimento di clemenza che portasse a scontare la fine pena agli arresti domiciliari la dice lunga sul degrado della politica italiana.

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UN DEPUTATO DEL FRONT NATIONAL IN VISITA SEGRETA DA CASALEGGIO: ALTRO CHE DEMOCRAZIA LIQUIDA, SI RECITA UN COPIONE GIA’ SCRITTO

Novembre 3rd, 2013 Riccardo Fucile

GRILLO AVEVA SMENTITO CONTATTI CON IL PARTITO DI MARINE LE PEN, MA E’ PROPRIO LA LEADER FRANCESE A RIVELARLO… E UN EX ESPONENTE DE LA DESTRA RIVELA: “CONTATTI DEL FN ANCHE CON TOSI, SANTANCHE’ E MELONI”

«I contatti tra M5S e il Fronte di Marine Le Pen ci sono eccome. So per certo di un faccia faccia, in Francia, tra due parlamentari Cinque stelle e la leader del Front National.
Ma le dico di più. Circa venti giorni fa un deputato del Fn è venuto in Piemonte per un incontro riservato con Gianroberto Casaleggio; visto il peso politico del personaggio sono venuti qui loro. Con Grillo no, non ci sono rapporti diretti, ma la Le Pen lo stima e per le Europee 2014 sta lavorando ad un fronte comune di movimenti anti-euro. In Italia il FN non guarda ai piccoli partiti della destra, che pure erano legati al padre di Marine, perchè considerati elettoralmente irrilevanti. Adesso lei guarda soprattutto al Movimento Cinque Stelle».
Chi parla è il «cuore nero» milanese Roberto Jonghi Lavarini, già  segretario del Fronte della gioventù, poi una lunga militanza dal Msi ad An al Pdl e alla Destra.
Il Front National sta macinando consensi in Francia, ha appena stravinto in un’elezione locale, e in un sondaggio sulle prossime Europee è dato clamorosamente come il primo partito francese.
Merito di battaglie e temi che hanno sfondato in un elettorato non tradizionalmente di destra e che richiamano in vari punti la propaganda di Grillo.
«Noi non siamo nè di destra nè di sinistra» tuona la Le Pen minacciando querele a chi la descriva come di «estrema destra».
Contro i partiti di centrodestra (l’Ump) e centrosinistra (il Ps), cioè contro – dice lei – l’«UMPS», gioco di parole che unisce Ump e Ps, equivalente del «Pd meno L» grillesco. Molte le idee comuni tra Marine Le Pen e il pensiero di Grillo/Casaleggio: la lotta all’Europa dei tecnocrati, le critiche all’euro e alle politiche di austerity imposte da Bruxelles, alle ipotesi di cittadinanza (Grillo: «Senza senso darla ai figli di immigrati nati in Italia»).
La prossima tappa sono le elezioni Europee.
Il Front National cerca alleati perchè, per formare un gruppo parlamentare a Strasburgo, servono almeno 25 eurodeputati di almeno sette Paesi diversi.
Quindi urgono leader anti-europeisti anche in Italia, dotati di voti.
Come Grillo e Casaleggio, appunto.
Intervistata da La7, Marine Le Pen ha speso parole di elogio per Grillo: «In Italia non c’era un solo partito critico con l’Europa, Grillo ha riempito questo vuoto in Italia. Sono d’accordo con lui sulla nazionalizzazione delle banche e sul referendum per uscire dall’euro, anche io l’ho proposto».
Rapporti diretti con lui no («se vuole incontrarmi sono qui»), ma «i nostri staff sono in contatto. Il mio referente per le questioni europee mi ha detto che stava aspettando la telefonata di uno dei responsabili del M5S. D’altronde, perchè aspettare? Ci attende una responsabilità  storica. Le forze euroscettiche devono incontrarsi».
Grillo, poi, ha smentito sul blog («nessuno dello staff di Beppe Grillo ha mai avuto contatti con Marine Le Pen nè intende averli»).
Ma Jonghi Lavarini, in contatto diretto col Fn, giura il contrario: «Sono incontri interlocutori, ma ci sono. Non solo con il M5S, la Le Pen ha sondato anche Tosi, Meloni, Santanchè e Samorì. Ma ripeto, l’interesse principale è per i Cinque stelle.   E Borghezio assicura che Casaleggio fosse un leghista».

Paolo Bracalini

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PARENTOPOLI CINQUESTELLE, LUNEDI’ ASSEMBLEA INTERNA

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

IN DISCUSSIONE LE SCELTE DI COLLABORATORI, TROPPI I PARENTI ED EX CANDIDATI RICICLATI… E ANCORA NON E’ STATO PUBBLICATO UN ELENCO COMPLETO

C’è chi parla di «parentopoli», chi invece liquida il caso come una questione di mancata trasparenza condita con un pizzico di «inopportunità  politica».
Sta di fatto che una nuova faglia, un nuovo tormentone si sta aprendo all’interno dei parlamentari Cinque Stelle.
Un problema che sarà  già  affrontato in assemblea lunedì, all’ordine del giorno alla voce «trasparenza dei rapporti tra collaboratori e senatori».
Nell’occhio del ciclone partner, figli di compagni e amici di amici assunti da alcuni esponenti – con regolare contratto – come collaboratori.
Casi balzati in primo piano dopo le accuse – velate, ma non troppo – sollevate durante l’incontro tra i parlamentari e Beppe Grillo.
Sarebbe stata Laura Bignami a mettere in discussione con il leader le assunzioni «sospette».
Non una novità  (si tratta di una battaglia che la senatrice da qualche mese porta avanti, ndr), ma stavolta voci e malumori si sono ingigantiti al punto da far esplodere la discussione. E a calendarizzarla in tempi rapidissimi.
Lei, Bignami, non commenta e si limita a controbattere: «Non ho detto tutto quello che è stato riportato dai media».
Intanto, però, è partita la conta dei casi.
Si parla della figlia del compagno di una senatrice pugliese o del convivente di un’altra esponente campana.
«Parliamo di tre casi a Palazzo Madama e di qualche caso analogo alla Camera», ribadisce un parlamentare del Movimento.
«Numeri da verificare», sottolinea un altro. «Ne parleremo presto: ma a questo punto bisogna chiedersi cosa è legittimo e opportuno».
E, infatti, tra i collaboratori del Movimento spuntano sorprese di tutt’altra risma.
In questi mesi, a Roma, a fianco di deputati e senatori si sono alternati anche ex candidati (non ammessi) alle Parlamentarie, ex collaboratori di personalità  espulse dal Movimento (come Giovanni Favia) e anche attivisti diffidati via blog dallo stesso Grillo.
«Le regole del Senato impediscono che si possano assumere parenti o affini», puntualizza Vito Crimi.
Secondo l’ex capogruppo a Palazzo Madama, «i parlamentari hanno assunto del personale seguendo le loro necessità : profili diversi secondo esigenze diverse»
Intanto, la vicenda degli assistenti parlamentari travalica i confini del Parlamento e diventa oggetto di discussione tra i meet-up.
In quello romano addirittura se ne discute online: «Info ed elenco collaboratori dei nostri portavoce», è il titolo di uno dei temi del forum. Molte le voci critiche.
«Dopo più di 4 settimane di discussioni e varie aperture e chiusure del thread (del processo di comunicazione, ndr ) ancora non riusciamo ad avere una lista completa di collaboratori dei gruppi e dei singoli parlamentari – accusa tribvno –. Mi sembra davvero che si voglia coprire qualcosa di molto torvo».
«Qui si torna al vizio che ha accompagnato la fase pre-elettorale: un numero definito di persone buono per tutte le stagioni e tutti compiti (portavoce, amministratore, organizer, moderatore, collaboratore parlamentare), per giunta contestualmente per più di uno di tali ruoli», afferma Bruno Bellocchio.
C’è chi esprime disagio per la scelta della deputata Federica Daga di scegliere come collaboratrice Veronica Mammì, consigliera al VI Municipio capitolino.
E c’è anche chi si difende come Massimo Lazzari, attivista alle dipendenze della deputata Carla Ruocco.
Molti i nomi nel mirino per una battaglia (interna) che si preannuncia infuocata.

Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)

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QUESTIONE DI BECCHI, L’IDEOLOGO GRILLINO PREFERISCE IL CAVALIERE: “E’ PIU’ MODERNO”

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

FANNO I DURI SULLA DECADENZA DI BERLUSCONI, MA TRA CINQUESTELLE E PDL IL CONTATTO C’E’ DA TEMPO

Sulla decadenza del Cavaliere i grillini fanno la voce grossa, gli antiberlusconiani puri, sfidano e sfottono il Pd ogni qualvolta sentono puzza di cedimento o inciucio col Pdl.
Come dimostra lo show in Senato di martedì scorso, con Grillo sulle balconate, e i suoi in Aula ad accusare il Pd di voler rinviare.
Ma dietro le quinte, dopo la svolta leghista sui temi dell’immigrazione, al vertice grillino covano ben altri ragionamenti.
«Berlusconi è moderno. Più moderno del Pd», ha spiegato ieri l’ideologo Paolo Becchi alla Stampa. «Ha capito l’aria. Il prossimo scontro elettorale sarà  tra il rinnovamento di Grillo e la sua conservazione. Mentre il Pd è morto».
È lo stesso Becchi che ad agosto ricevette una telefonata dal Cavaliere, che voleva incontrare Grillo e Casaleggio. L’incontro non va in porto, ma i due parlano a lungo di mass media e politica, di tv e di Internet. «Avete ragione voi, il futuro è vostro», conclude Berlusconi. «Ma oggi le tv sono ancora più forti».
L’ideologo ammette che il Cavaliere è interessato allo sviluppo del movimento.
Non è un mistero che già  dopo le ultime elezioni si sia messo a studiare i comizi di Grillo. «Ho fatto l’esegesi dei suoi discorsi. È la mia brutta copia, ma non è elegante come me», la conclusione di Silvio.
Da allora l’interesse non è sfumato. In agosto il Cav voleva sapere da Becchi quanti fossero i grillini dissidenti pronti a votare la fiducia a Letta.
«Nessuno del movimento sosterrà  il governo», era stata la rassicurazione del prof. Ma sul tavolo potrebbe esserci ben altro.
Becchi infatti guida il pool di giuristi incaricati da Grillo e Casaleggio di occuparsi della richiesta di impeachment per Napolitano. Un terreno su cui le intese con i falchi Pdl sono possibili.
Se poi dovesse esserci la scissione, con Silvio e i suoi all’opposizione delle larghe intese, la tentazione di uno sgambetto al Quirinale potrebbe farsi fortissima.
Qualche mese fa era stato il leghista Calderoli a ipotizzare un’alleanza con il m5S. «Insieme potremmo governare».
Ora la tentazione si sta diffondendo nel Pdl. Brunetta l’ha scritto giovedì nel mattinale del Pdl. «Per Grillo il popolo è grullo, un branco di idioti cui far credere di tutto pur di montargli in groppa per il potere. E dire che c’è qualcuno dei nostri che vorrebbe allearsi con lui…»
Le parole di ieri di Becchi sul Berlusconi «moderno» proprio nei giorni della battaglia sulla decadenza, agitano il M5S. Anche perchè l’intervista rivela che l’eliminazione politica del Cavaliere non è affatto in cime all’agenda.
Anzi, la speranza è quella di averlo come competitor diretto alle prossime politiche.
E se vince lui? «Ce ne faremo una ragione», risponde Becchi.
Sta proprio in questa relativa indifferenza al berlusconismo una delle frattura più profonde dentro il mondo grillino. E non a caso, quando qualcuno dei dissidenti, come Luis Orellana, ipotizza un dialogo col Pd proprio per cercare di mettere al’angolo Berlusconi, subito scatta la rappresaglia sul blog. «Sei il nuovo Scilipoti».
Ora è tutto più chiaro.
Non si tratta solo di una diversità  di vedute tra colleghi di partito, ma di un punto cardine della strategia dei vertici M5S: «Berlusconi è moderno, il Pd è morto», dice Becchi. Colpisce in particolare il tono bonario verso Silvio e il giudizio durissimo su Renzi: «È il nulla, una figurina, lo zero assoluto»
Becchi annuncia di aver mandato una rettifica alla Stampa, si sente manipolato. Ma il suo attivismo non piace a tutti i grillini.
«Parla a titolo personale, sia nelle interviste che nelle eventuali telefonate con Berlusconi. Non certo a nome del movimento», taglia corto il senatore Luis Orellana. «Il nostro giudizio su Berlusconi è nettissimo, ed è una scandalo che dopo tre mesi non sia ancora decaduto da senatore».
Non è la prima volta che l’ideologo incappa in un incidente. Già  a maggio aveva detto che «non è follia pensare che uno possa prendere le armi». Subito era arrivata la scomunica dei gruppi parlamentari: «Non ci rappresenta».
Ma dal giro non è uscito. Anzi, ora è lui a curare il delicatissimo dossier sull’impeachment.
Corre voce che in realtà  Becchi sia un depistaggio, i contatti veri li terrebbe Verdini con il guru Casaleggio…

Andrea Carugati

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GRILLO GETTA LA MASCHERA: “DOBBIAMO GUARDARE A DESTRA”

Novembre 1st, 2013 Riccardo Fucile

AI SUOI CITA UN PRESUNTO SONDAGGIO INTERNO (CHE NON MOSTRA) SU DIRITTI E IMMIGRAZIONE: FORSE GLIELO HA PRESTATO IL SUO AMICO MARONI

Cronaca e teoria, teoria e cronaca.
Gli orizzonti di Grillo si chiariscono in un dato di cronaca, segno dei tempi.
Usciamo da un’era geopolitica in cui la disposizione sul campo di partiti e movimenti era legata ad una massa di saperi vecchi e nuovi, ad una elaborazione collettiva intellettualmente faticosa, ad una o più analisi della realtà .
Grillo, con Berlusconi, crea invece sul campo e passo dopo passo i propri orizzonti: con lui non decade banalmente la modellistica (l’idea di una società  organizzata in questo o in quel modo), decade il pensiero, decade la proiezione del pensiero, e non è poco, per far posto alla pulsionalità  della «pancia», alla soggettività  della «pancia del popolo» che il Movimento deve rappresentare, interpretare, anticipare in uno slancio iper-romantico che abbassa il centro di gravità  delle cose dal vecchio «cuore» all’intestino.
LA VIA TELEVISIVA
È la via televisiva della politica e Grillo la rilancia in quell’ampia trascrizione della seduta che un paio di giorni fa ha messo assieme il Megafono e i suoi parlamentari e di cui ha riferito “Il Fatto”.
Nel corso di questo meeting, Grillo avrebbe detto «Se andiamo a sinistra siamo rovinati». Non è forse tenero in questa dichiarazione così appesa ad un modesto, doloroso, aggiornamento ragionieristico della rotta da seguire?
Quasi un fuori-onda pescato in casa da «Amici», uno di quei laboratori «madre» in cui si confezionano la teoria del percorso e insieme si celebrano i soli «dei» dotati di «pronta cassa»: la Furbizia, l’Opportunità , l’agilità  nell’avvertire il profumo dei tempi, l’orientamento delle relazioni di potere, la palestra in cui si allena la divina Immobilità  del potere.
Grillo ha detto ai suoi che se vanno a sinistra sono rovinati
Era quello che volevano sentirsi dire, dopo che con uno scatto di reni davvero interessante i senatori Cinque Stelle avevano promosso la mozione contro il reato di clandestinità  e lui li aveva fatti a pezzi?
Dubitiamo: una pacca sulla spalla e una raccomandazione di questo genere non possono ricucire lo strappo, anzi.
Il leader padrone si è giustificato; ha raccontato di un sondaggio di cui nessuno sapeva nulla che avrebbe avvisato: il 75% dei votanti grillini vuole il reato di clandestinità . Perfetto: questo sì che si chiama dare pane al pane e vino al vino. Che senso ha parlare di target di civiltà  se la pancia degli elettori spinge in direzione opposta e contraria?
Non si rischia nulla, è l’addome che detta la linea, grazie, e la linea è solo quella che ti garantisce di vincere.
Corretto, Grillo: ma è indecente protestare se poi ti si accosta a Bossi e a Berlusconi, non c’è tendenziosità  in questa sintesi storica che mette assieme i «cadaveri putrefatti» e l’anatomo-patologo che vuole liberarsene prima che sia troppo tardi.
Almeno, ora si comprende la stitichezza di Grillo in materia di «ius soli», al quale, pure, nella stessa riunione concede qualche chance opportunamente «palettata», ma dopo lunghi silenzi e anche brusche virate di sapore leghista.
Ed ecco a cosa gli serve dichiararsi nè di destra nè di sinistra: è, nei suoi calcoli, indispensabile per stare a destra senza giocarsi troppo rapidamente i sostenitori di sinistra; anche se ora sembra disposto a liberarsene perchè deve aver intravvisto fantastici giacimenti di destra sui quali vuole mettere le mani.
Del resto, non ti puoi inventare un centro miracoloso che non collimi con la astuzie di un gioco politico centrista ben più grande e dotato di te.
Grillo è poco, questo il danno; ragiona usando, così come facciamo tutti, con quel poco che abbiamo raccolto tra scuola e strada, ma nessuno di noi dispone del suo potere.
Non si accorge, ad esempio, che quel «poco» urla vendetta anche di fronte ai suoi parlamentari ai quali spiega, ed è pazzesco non si accorga della propria pochezza, che «l’impeachment di Napolitano )che ha issato sulle sue picche più alte, ndr)   è una finzione politica. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione, però….».
Bravo, Grillo, ora anche i suoi sanno di che pasta è fatto il Megafono.
E magari qualcuno gli chiederà  anche una copia del misterioso sondaggio che Grillo ha citato senza mostrarlo e di cui molti cinquestelle pensano sia una patacca dei due capi.

Toni Jop

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SVELATO IL BLUFF GRILLO: “FINZIONE POLITICA L’IMPEACHMENT A NAPOLITANO”

Ottobre 30th, 2013 Riccardo Fucile

Il “FATTO” PUBBLICA QUELLO CHE GRILLO HA DETTO NELLA RIUNIONE CON I SUOI: “SE ANDIAMO A SINISTRA SIAMO ROVINATI”… “NON POSSIAMO DIRE CHE IL COLLE HA TRADITO AL COSTITUZIONE”… PARLAMENTARI PERPLESSI

“Non dobbiamo vergognarci di essere populisti. L’impeachment ad esempio, è una finzione politica per far capire da che parte stiamo”.
Beppe Grillo parla ai suoi in un’aula della Camera. È una conversazione che nessuno conosce, quella che il Fatto ha in esclusiva, tra il leader e i deputati.
Lui, il grande capo, in piedi, spalle al muro, la voce pacata e i toni concilianti. Gesticola, ride poco e dà  pacche sulle spalle. E parla. “Sono qui per sostenervi”. Non alza mai la voce.
Il Grillo a porte chiuse non è nemmeno parente del comico sul palco, quello che urla e lancia parole come spade. C’è da spiegare la scomunica ai senatori Cioffi e Buccarella, colpevoli di aver presentato un emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina.
C’è da spiegare chi comanda. Che non è lui, ma il Movimento.
Perchè forse gli eletti se lo sono dimenticati, ma i voti vengono dal basso e seguono le emozioni: “Con la presentazione dell’emendamento per abolire il reato di immigrazione clandestina, abbiamo perso voti a iosa. Il post del blog, forse un po’ duro, siamo stati costretti a farlo”.
Una decisione obbligata per evitare di perdere troppi voti: “Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità  degli italiani. Noi siamo la pancia della gente”.
Perchè il rischio era molto grosso: “Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente. Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati”.
Gli errori, “l’andazzo” e i sondaggi mai visti –
Lo ascoltano, affollati come sotto il palco, ma questa volta Grillo parla a volto scoperto e dice di capire.
“Questa cosa non deve più accadere. C’è stato un errore di comunicazione. È brutto. Perchè l’emendamento è stato un mese lì e non ne sapevamo nulla. Io posso darvi un parere, ma non devo decidere io. Però avreste dovuto avvisare”.
Qualcuno risponde: “Dobbiamo prendere decisioni in poco tempo, a volte è difficile”. Ma Grillo dice di sapere già  tutto: “Per questo abbiamo presentato l’applicazione per la partecipazione diretta. Così quando c’è qualche proposta che non avevamo nel programma, la mettiamo online e vediamo l’andazzo”.
Ai suoi Grillo dice di aver fatto un sondaggio online: il 75% ha votato per mantenere il reato di immigrazione clandestina.
Qualcuno scuote la testa: “Non l’abbiamo mai visto”.
Ma oltre le giustificazioni il leader ripete come un ritornello che il potere resta alla maggioranza: se il Movimento vuole riformare la Bossi-Fini si voterà  su quello.
E così sullo ius soli: “Vorrei che fossimo uniti. Stanno sfruttando il tema per fini elettorali. Siamo tutti convinti che lo ius soli vada bene, ma con certi paletti”.
I deputati sono spiazzati. Lo guardano in piedi con le mani sudate per cercare di dire ad alta voce i malumori covati per giorni.
Ma Grillo è comprensivo e i dissidenti non osano parlare. Qualcuno trova il coraggio di chiedere più chiarimenti. Giulia Sarti, subito fermata da Roberto Fico e Carla Ruocco.
Poi Silvia Chimienti: “A me questa cosa dei voti lascia perplessa. Bastava spiegare alle persone che era una cosa di buon senso”.
Qualcuno azzarda: “Non è che per non finire nell’ala di sinistra scivoliamo a destra? Restiamo oggettivi”. Alza la mano Stefano Vignaroli: “Prima non era così. Andavamo sul palco e ci dicevi di parlare delle cose che ci appassionano”.
Grillo risponde a tutto: “Io lo so cosa vi ha dato fastidio, la frasetta dell’articolo dove si diceva che con posizioni come quella sull’immigrazione avremmo preso risultati da prefisso telefonico. Lo so, ma dovete capire che il Movimento sono 9 milioni di persone che ci hanno votato”.
I brusii crescono quando si passa alle questioni pratiche.
Se per ogni difficoltà  bisogna chiedere l’autorizzazione e il parere dall’alto, si perde troppo tempo. “Tanto vale allora astenersi su tutto”, dice Luigi Gallo.
Così Girolamo Pisano: “Io chiedo, vale più un ragionamento fatto da 100 persone su base di dati tecnici. O un’opinione di Grillo e Casaleggio?”. E su questo il leader sbotta.
Parlano da oltre un’ora e il punto è sempre quello: “L’opinione è del Movimento. Abbiamo 9 milioni di persone che ci hanno dato il voto su un programma. Noi siamo le punte delle persone. Io sono per il dialogo sempre. Non datemi dei super poteri. Non ne ho. Io mi sento in imbarazzo. Ne sapete molto più di me. La prossima settimana viene qui Casaleggio e parlerete con lui. Verrà  un giorno o due alla settimana. Si alternerà  con me”.
I post, il residence e la penale anti-traditori
Grillo la pazienza la perde sul finale. Gli chiedono di avvisare prima di scrivere un post sul blog contro una persona. Chiedono di ricevere un avviso. “Ma così si crea un canale preferenziale con ognuno. Poi io non vivo più. Ad esempio la settimana scorsa ho chiesto, ci incontriamo in un residence per parlare? Voi l’avete messa ai voti. Così abbiamo fatto una figura di merda. La notizia l’avete creata voi. Bastava non fare nulla. Chi voleva venire veniva”.
Si rabbuia un attimo, ma subito torna a incoraggiarli. “Avete fatto un miracolo. Pensate al futuro adesso. È nostro. Questi politici sono finiti. State facendo grandi cose. Adesso io e Casaleggio scenderemo più spesso, perchè bisogna alzare delle barriere di protezione. Tutti cercano di salire sul nostro carro. Non possiamo permettere di farci corrodere il lavoro. Per le elezioni locali, faremo firmare una cosa che se cambi il partito paghi una penale”.
Ci sono le regionali in Basilicata e le europee nel programma del leader.
Nessun accenno al voto anticipato. A porte chiuse la campagna elettorale può aspettare.

Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano“)

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