Ottobre 11th, 2013 Riccardo Fucile
DA “UN UOMO SOLO AL COMANDO” A UN UOMO SOLO ALLA TASTIERA… SULLA PRIMA QUESTIONE DIRIMENTE IL MOVIMENTO IMPLODE
Con l’uscita di oggi di Beppe Grillo credo di aver vinto qualche decina tra birre, aperitivi e cene per varie scommesse fatte nei mesi scorsi.
La scommessa era che il Movimento 5 Stelle sarebbe imploso sulla prima questione dirimente non compresa nel programma.
Il disastro sull’immigrazione clandestina è arrivato puntuale e Grillo l’ha gestito nel peggiore dei modi.
Con un semplice post, il leader del M5S è riuscito a mettere a nudo le due maggiori falle del concetto della web-democracy alla grillina, disintegrando sostanzialmente le fondamenta stesse del suo movimento.
Con la scomunica indirizzata ai senatori che hanno presentato l’emendamento contro il reato di clandestinità , Grillo ha confermato che “uno vale uno” fino a quando non ha in mano la password per postare sul blog.
L’esilarante post del leader si apre con una critica sul metodo (“non era nel programma”) e si conclude con una granitica esposizione del Grillo-pensiero (“Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”) che sembra uscita da un’intervista a Borghezio e lascia pochi dubbi sulla sua posizione.
Risultato: il Movimento 5 Stelle viene ridotto (per la prima volta senza alcun dubbio) a una rappresentanza parlamentare che si vorrebbe rispondente a un uomo solo al comando (della tastiera) e che non ha diritto di pensiero o iniziativa autonoma che non sia in linea con il pensiero del capo supremo.
Lo fanno notare gli stessi partecipanti al forum (tutti troll?) che inviano commenti chiedendo “come mai sull’omofobia non c’è stata alcuna consultazione della base, come sul piano carceri, argomenti non presenti nel programma?”.
Ma che ci si aspettava da questa web-democracy?
La democrazia orizzontale (esercitata in altri ambiti) ha un prerequisito: l’adesione a una stessa piattaforma o ispirazione ideologica.
Se così non è, l’idea per cui “si decide volta per volta votando online” diventa solo una comoda scusa per rimuovere le questioni più spinose ed evitare spaccature a livello di consenso.
Lo spiega lo stesso Grillo quando (lodevolmente) fa un candido outing argomentando che “se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità …il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.
Già , perchè per raccogliere voti senza distinguere tra delusi della sinistra e delusi della destra è meglio non esprimersi sulle questioni dirimenti.
Il problema è che, almeno su alcune questioni, la logica per cui la “maggioranza decide” non funziona.
Non funziona quando si parla di immigrazione come quando si parla di aborto.
Solo che per il secondo ci si può sempre appellare alla libertà di coscienza.
In questo caso, invece, c’è poco spazio per le scappatoie da liquid democracy. Se oggi il Movimento dovesse votare, almeno a giudicare dai commenti al post, si troverebbe spaccato in due su una di quelle questioni che non possono essere archiviate a secondarie e che, in un partito tradizionale, porterebbero a una scissione.
In questo caso, al massimo, si prospetta l’orizzonte di un prefisso telefonico.
Marco Schiaffino
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 10th, 2013 Riccardo Fucile
CLANDESTINITA’ E CINQUESTELLE, QUALCUNO COMINCIA A CHIEDERSI: GRILLO E CASALEGGIO A QUALI INTERESSI DEVONO RENDERE CONTO?
“Non sono assolutamente d’accordo con la posizione di Beppe Grillo. E’ la versione personale sua e di
Casaleggio. Venissero a dircelo a voce. Sono molto arrabiato”. Così il senatore del M5S Maurizio Romani uscendo dal Senato commenta il post pubblicato da Grillo in cui ha scritto che lo stop al reato di clandestinità non “è stata discussa in assemblea con gli altri senatori”.
Gli fa eco la collega Laura Bignami: “Esistono i verbali dell’assemblea. Non è vero che non ne abbiamo discusso”
Lo scontro sul reato di clandestinità , “cancellato” dai senatori a 5 stelle prima del secco stop di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sul blog, torna a scatenare anche l’opposizione interna al Movimento.
A Bologna si muovono gli espulsi eccellenti e la “base” che si trova su posizioni critiche rispetto all’asse Grillo-Casaleggio.
Fredda Adele Gambaro: “Ormai si è visto qual è la dinamica. Appena provano ad alzare la testa lui gliela ributta giù”.
“Il post di Grillo e Casaleggio sull’abolizione del reato di clandestinità conferma che i parlamentari del M5s sono, di fatto, in libertà vigilata. Possono fare quello che vogliono ma solo fino a quando non si scontrano con gli interessi dei loro capi”, scrive in una nota il consigliere regionale ex grillino Giovanni Favia.
Per lui, che da tempo lavora ad un movimento alternativo insieme con altri fuoriusciti, ormai i tempi sono maturi per una “svolta” nel Movimento. “Ormai le crepe sono evidenti e sotto gli occhi di tutti. Grillo in questi anni ha portato avanti un incantesimo, facendo credere che destra e sinistra, come valori diffusi tra i cittadini, si fossero improvvisamente e del tutto vaporizzati. Ma mentiva e mente ben sapendo di farlo”.
L’ex Federica Salsi: “Come i vecchi partiti”.
A fare discutere è la frase del post in cui Grillo e Casaleggio hanno scritto che con proposte come l’abolizione del reato di clandestinità il Movimento al voto avrebbe preso percentuali “da prefisso telefonico”.
“I miei complimenti per la sincerità – chiosa un’altra ex, la consigliera comunale a Bologna Federica Salsi, via Facebook – della serie non ci frega nulla del bene del Paese ma solo del risultato elettorale quindi vi diciamo quello che volete sentirvi dire per ottenere il vostro voto. Ma questo non lo facevano i vecchi partiti? I nodi vengono al pettine e insieme ai nodi ci sono i pidocchi”.
“Basta con le percentuali”.
Sulla stessa linea Andrea Cabassi, bolognese, già presidente dell’assemblea grillina sotto le Due Torri. “Avvilente- chiosa sempre su Facebook- che si dica che se avessi messo sul programma l’eliminazione del reato di clandestinità avremmo percentuali da prefisso telefonico… Le scelte che si fanno, si fanno per il bene del Paese non per le percentuali”. Cabassi, tra l’altro, rivendica: “Sono mesi che cerco di risvegliare le coscienze dall’interno. Speriamo non sia troppo tardi”.
Il fedelissimo di Grillo: “Ora fare chiarezza”.
“Sarà l’occasione per fare chiarezza su un tema sul quale il M5s ancora non ha preso una posizione chiara” commenta a caldo il capogruppo dei 5 Stelle al Comune di Bologna Massimo Bugani. Proprio sullo Ius soli, del resto, un anno fa il fedelissimo si ribellò a Grillo dichiarando: “Non sono d’accordo con Grillo, io sono convinto che sia giusto dare la cittadinanza ai bambini nati in Italia figli di genitori stranieri. Lo chiamerò, gli parlerò, al massimo sono pronto a tornare a fare il fotografo”.
(da “la Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2013 Riccardo Fucile
MOLTI SI DISSOCIANO IN PRIVATO…L’UNITA’ E’ SOLO SUGLI SLOGAN TIPO “TUTTI A CASA”, MA SULLE QUESTIONI DI FONDO CI SONO SPACCATURE INSANABILI
I deputati Cinque Stelle sono visibilmente in imbarazzo questa mattina in Transatlantico dopo la fatta del duo Grillo-Casaleggio.
In privato diversi di loro mi hanno confessato la loro contrarietà al diktat via post contro l’abolizione del reato di clandestinità .
Sarà forse la volta buona che riescano a conquistarsi un minimo di autonomia e dignità .
Finalmente, in maniera chiara, i padroni del M5S, Grillo e Casaleggio, spiegano la loro visione sul reato di clandestinità .
E sembra che il loro ghostwriter sia Umberto Bossi in persona.
C’è poco da interpretare, basta leggere il post uscito sul blog di Giuseppe Grillo, in arte Beppe. E, come sempre chiedono loro: diffondiamo.
Sembra davvero che l’unità all’interno del Movimento sia solo sugli slogan.
Sul “tutti a casa” e su altri gridi populisti i parlamentari sono d’accordo con il loro demiurgo, sul resto, sui provvedimenti da prendere, sui decisivi temi etici e sociali, il movimento si sfalda e Grillo mostra il suo lato più dispotico e arriva a sconfessare pubblicamente i senatori M5S che hanno presentato l’emendamento per l’abolizione dell’odioso reato di clandestinita’. Pericolosa e inopportuna anche la foto che usa Beppe Grillo sul suo blog per questo ennesimo post al veleno, che ritrae una povera anziana costretta a frugare nella spazzatura.
Un’immagine che pare confezionata apposta per aizzare una guerra tra poveri, una guerra di cui – davvero – oggi non ne abbiamo bisogno. Grillo continua a minacciare ponendosi come alternativa alla più violenta Alba Dorata.
Ma di fatto ne scimmiotta slogan e alcune parole d’ordine
Qui si tratta di diritti, nessuno può essere considerato illegale e fuori dalla legge per una condizione che non dipende da lui, lo status di clandestinità non può essere una colpa dei migranti, e nemmeno si può spostare la questione, come fa Grillo, sul piano dello scontro tra cittadini di “serie A” italiani e quelli di “serie B”, stranieri.
È questa l’idea che Grillo ha dello Stato di Diritto?
Chiediamo ora ai senatori e ai deputati Cinque Stelle un sussulto di dignità , si ribellino finalmente al padre-padrone e lavorino, assieme a tutti noi per approvare leggi giuste per il Paese, perchè non sono gli interessi di Grillo che devono tenere in considerazione ma quelli del popolo italiano e del futuro dell’Italia!
Khalid Chaouki
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Ottobre 10th, 2013 Riccardo Fucile
“L’EMENDAMENTO HA DUE MESI, NON LI ABBIAMO MAI SENTITI”: MA ORA NON SANNO COME USCIRNE… SE SE LO RIMANGIANO, EMORRAGIA DI VOTI A SINISTRA
Beppe Grillo sconfessa i senatoriche ieri hanno presentato, facendolo approvare, un emendamento per
l’abolizione del reato di clandestinità . “La loro posizione in Commissione è del tutto personale, non faceva parte del programma. Non siamo d’accordo sia nel metodo e nel merito” . ” Perchè – spiegano in un post – un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno. Il M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in Parlamento senza controllo”. ”
I senatori M5s Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, firmatari dell’emendamento e da sempre tra i fedelissimi dei leader, intercettati dall’Huffpost, rimandano al mettente le critiche: “Non pensiamo di aver commesso errori, È tutto molto tranquillo, molto semplice, qual è il problema? Noi abbiamo un regolamento, decidiamo a maggioranza.
Grillo? Non ci abbiamo parlato, nessuno di noi ci ha parlato”.
Sul futuro dell’emendamento Buccarella spiega: “Questo non è un provvedimento definitivo, per l’aula avremo tutto il tempo di chiarirci, l’emendamento non si può ritirare, immagino che la Lega lo contrasterà , noi vedremo il da farsi”.
Paola Taverna, la capogruppo a Palazzo Madama, spiega: “Stasera è prevista l’assemblea congiunta per stabilire la posizione ufficiale”.
Cioffi prova a gettare acqua sul fuoco: “È un dato di fatto che, a causa dell’obligatorietà dell’azione penale, il reato di immigrazione clandestina tenda ad ingolfare i tribunali. Ma Grillo e Casaleggio hanno solo espresso una loro posizione”.
Buccarella tiene il punto: “Nessun errore, forse abbiamo sottovalutato la portata dell’emendamento, convinti che la maggioranza lo avrebbe respinto”.
Poi tenta una maldestra retromarcia: “L’emendamento non è ritirabile, ormai fa parte del testo. Ma sicuramente in aula immagino che qualcuno, forse le Lega, lo contrasterà “.
Dunque gli stellati voteranno contro quanto da loro stessi proposto?
“Beh, non so, valuteremo, vedremo il da farsi”.
Sarebbe la solita figura da peracottari….
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Ottobre 10th, 2013 Riccardo Fucile
CENTINAIA DI REAZIONI DOPO IL POST DI GRILLO E CASALEGGIO
Le reazioni e i commenti arrivano in diretta sul web. A centinaia.
Beppe Grillo e Gian Roberto Casaleggio postano sul blog un articolo che ‘sconfessa’ l’abolizione del reato di clandestinità approvato ieri in commissione Giustizia a seguito di un emendamento presentato da due senatori M5S, e la base interviene immediatamente sul blog del leader del Movimento.
Massimiliano C., da Roma, scrive: “E finalmente la maschera del guitto ligure è caduta mostrando il fez e il moschetto cha ha sempre cercato di nascondere con demagogia e populismo.Vai così, con internet e moschetto il grillino è perfetto”.
“Riusciamo sempre a fare autogol vero…?” scrive Dario F. o ancora c’è chi come Ilario di Crotone esprime tutta la sua delusione: “Sono dispiaciuto di questo post e di come Grillo e Casaleggio affrontano la problematica sui migranti. Delusione massima…..”. C’è anche chi si spinge oltre, dando del fascista al leader M5s: “Se i Senatori rimarranno al loro posto -si legge in uno dei commenti – come teste pensanti (bravi), allora avrete ancora il mio voto..Altrimenti se Beppe continua a pisciare fuori dal vaso..ciao. Ho sempre sostenuto M5S..ma così è ridicolo..appena arriva un tema etico hai paura del dibattito e ti dimostri fascista”.
Il sentimento diffuso, tuttavia, ruota attorno al concetto ‘1 vale 1’.
E in tanti rivendicano quella “piattaforma” necessaria a far sì che, prima di agire nei luoghi istituzionali con emendamenti specifici, possa essere la base – i cittadini – a esprimersi e a decidere una linea comune da perseguire.
Celeste Borrelli da Milano scrive: “Beppe, Casaleggio da qui non ne usciamo vivi se manca la coesione di idee tra i nostri parlamentari e lo spirito del M5S. Queste cose non devono più succedere, se non vogliamo finire in pasto ai lupi”.
E ancora, Leonardo Maracino da Bologna dice: “Ma se per prendere una decisione gli 8 milioni di elettori che sostengono il movimento devono votare, e questa cazzo di piattaforma ancora non è pronta, come si può discutere il tema dell’immigrazione o qualsiasi altro tema?”.
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Ottobre 10th, 2013 Riccardo Fucile
“L’ABOLIZIONE DEL REATO DI CLANDESTINITA’ NON ERA NEL PROGRAMMA”: CERTO, DOVEVA PRENDERE I VOTI RAZZISTI AL NORD… LA RUOTA DI SCORTA DELLA BECERODESTRA HA GETTATO LA MASCHERA
Il “M5S non è nato per creare dei dottor Stranamore in parlamento senza controllo”. Beppe Grillo
sconfessa i senatori che ieri hanno presentato – facendolo approvare – un emendamento per l’abolizione del reato di clandestinità .
Si tratta dei senatori Maurizio Buccarella e Andrea Cioffi, che finiscono nel mirino del leader del Movimento: “La loro posizione in commissione Giustizia è del tutto personale, non faceva parte del programma. Non siamo d’accordo sia nel metodo e nel merito”.
Lo dicono Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio in un post a doppia firma sul blog. Secondo Grillo e Casaleggio nessun “portavoce può arrogarsi una decisione così importante senza consultarsi” anche perchè “se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico” (alias, meglio prendere voti raccontando palle…)
E ancora: la posizione “non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, e non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito”.
L’attacco è duro e preciso: “Sostituirsi all’opinione pubblica e alla volontà popolare – insistono i due – è la pratica comune dei partiti che vogliono ‘educare’ i cittadini, ma non è la nostra. Il M5S e i cittadini che ne fanno parte e che lo hanno votato sono un’unica entità “.
Per i leader del Movimento “questo emendamento è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice ‘la clandestinità ‘ non è più un reatò. Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”.
A stretto giro di posta, interviene anche la Lega, che per bocca di Massimo Bitonci, senatore, bolla quella di Grillo e Casaleggio come una “dichiarazione molto in ritardo. Ora chiediamo a Grillo e a Casaleggio e agli esponenti del M5S di firmare loro il nostro emendamento che ripristina il reato di immigrazione clandestinà “.
Nel giro di pochi minuti, però, le reazioni al post si scatenano e la base grillina spara a zero sulla presa di poszione di Grillo.
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Ottobre 8th, 2013 Riccardo Fucile
NUOVA POLEMICA NEL MOVIMENTO CINQUESTELLE
«If». Il deputato Cinque Stelle Ivan Catalano, (divorato dall’antico dilemma: vale di più il mio onore o la serenità di chi mi sta a fianco?), ha scoperto la sindrome di Rudyard Kipling.
Che cos’è che fa di un deputato un uomo, figlio mio?
Ci ha pensato un sacco, Catalano. Lacerato dai dubbi, divorato dai sensi di colpa, schiacciato dall’insostenibile fardello di chi è costretto a scegliere tra il bene e il giusto, ha trovato la sua complicata sintesi astenendosi dal restituire mezza indennità e diaria in eccedenza per devolvere il gruzzoletto a una più nobile, umanitaria e sconosciuta causa.
«Mi sono trovato a un bivio. Da una parte il codice di comportamento 5 Stelle dall’altra la mia incapacità di ignorare i bisogni primari di persone a me vicine».
Familiari, amici, dirimpettai? Chi lo sa. La privacy è privacy.
In ogni caso «un uomo», avrebbe detto Kipling. Contraddicendo l’idea di un folto gruppo di cittadini parlamentari, che per mesi hanno restituito ottomila euro a botta, contro la media di cento euro del ventiseienne collega lombardo.
«Tra una cosa e l’altra si è messo in tasca settantamila euro».
Bugia? Verità ? E, soprattutto, fessi loro o davvero iellato lui?
Nell’incertezza – e forse sentendo la malinconia dei bei tempi andati, quando i dissidenti finivano alla sbarra senza tanti complimenti – i deputati Cinque Stelle hanno chiesto spiegazioni.
«Se non le dà è fuori». Perciò, ieri sera, si sono ritrovati in un’auletta di Montecitorio e hanno inscenato il primo atto del processo. «Ivan, che ti prende?».
Catalano, che entrando nel Palazzo aveva un’espressione immobile da museo delle cere, si era preparato la risposta con cura. Una cosa del tipo: ho peccato, ma non per me, e presto vi restituirò ogni singola moneta.
E quando l’ha detto i suoi occhi, nell’ombra, hanno brillato di una luce verdastra come quelli dei gatti. «Non ho intenzione di lasciare il Movimento». Era convinto che quelle frasi fossero destinate a suscitare solidarietà e invece gli onorevoli-cittadini-portavoce si sono limitati a guardarlo contrariati. «Davvero rendi?». «Rendo».
Un comportamento almeno più cortese di quello tenuto dai militanti in rete.
Venuti a conoscenza dell’incresciosa questione l’avevano lapidato. «Venduto». «Opportunista». «Vigliacco». Tenerezze di questo tipo. E anche molto peggio.
Il consueto «metodo Boffo» 2.0 alimentato da una serie di dichiarazioni passate del deputato lombardo non esattamente in sintonia con la linea Grillo-Casaleggio.
Aperture al Pd. Solidarietà a Orellana. Attacchi ai responsabili della comunicazione Cinque Stelle.
Come se avesse voglia di farsi cacciare. Edmond Dantès del Conte di Montecristo alla disperata ricerca di una via di fuga.
Che ancora non gli si è dischiusa. Perchè il Movimento ha scoperto la pazienza, avendo capito che ogni espulsione si trasforma in un autogol.
Gli irrequieti, irascibili, scombinati riottosi, in fin dei conti nel Palazzo li hanno portati loro.
Sono questi i dirigenti a cui volete dare in mano il Paese?
Catalano, nel frattempo, rimane incollato al suo velenoso mondo antico. «Ero e resto fiducioso. La mia è una questione risolvibile».
E lo dice placido come se fosse affondato nel pouf davanti alla tv.
Fine della storia? Difficile. Improbabile.
Andrea Malaguti
(da “La Stampa”)
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Ottobre 7th, 2013 Riccardo Fucile
ESPULSIONI FACILI, TEMPO PERSO E QUALCHE SOSPETTO
Se c’è qualcosa che il Movimento 5 Stelle ha fatto e che contribuisce a far andare in rosso il bilancio di
un’intera attività è aver perso tempo.
Ore a discutere di scontrini, struttura interna e dinamiche di democrazia.
Diretta streaming o non diretta streaming? Voto palese o voto segreto?
Le assemblee trasmesse sul canale Youtube e quelle a porte chiuse e poi raccontate di nascosto ai giornalisti, hanno riportato le storie di 157 parlamentari travolti dalle contraddizioni in un debutto in politica tutt’altro che facile.
E il primo ostacolo su cui sono inciampati, prima di risolvere la questione, è stato anche la restituzione dei soldi. Dopo aver scoperto a maggio scorso che oltre a metà dell’indennità avrebbero dovuto rendere anche la diaria non rendicontata, non tutti si sono accodati alla politica francescana.
Seguono così mesi di lotte, e al Restitution Day di luglio arrivano acciaccati da attacchi sui giornali e malumori interni. Tutti restituiscono i soldi, ma i rendiconti personali finiscono online e sotto gli occhi vigili degli attivisti le magagne vengono subito a galla. C’è Ivan Catalano, deputato lombardo che non ha reso pubblici i suoi conti a causa, pare, di spese eccessive.
Segue Marta Grande che nei costi per l’ingresso in parlamento specifica 12mila euro di rimborso alloggio.
Salvo poi giustificarsi: “una fideiussione per la casa che restituirò”
In questione anche Tommaso Currò, Nicola Bianchi, Alessio Tacconi e Lorenzo Battista. Hanno restituito poche migliaia di euro in confronto ai 16mila ricevuti per i primi tre mesi.
Assestamento o adattamento ad una nuova vita? La discussione è stata spenta sul nascere ma il timore è che sia rimandata alla prossima rendicontazione.
Chi però non sta al gioco, deve fare le valigie.
E tra gli errori strategici più grandi per il Movimento si registrano le espulsioni. Tempo perso e immagine rovinata per un gruppo appena arrivato in Parlamento .
Il sondaggio sul blog di Grillo decreta la fine politica a 5 Stelle di Marino Mastrangeli e Adele Gambaro.
A ruota escono per decisione personale Adriano Zaccagnini, Alessandro Funari, Vincenza Labriola, Fabiola Anitori e Paola De Pin: tutti e cinque accusano la poca democrazia, con qualche sospetto su rimborsi e scontrini che alcuni di loro non hanno mai consegnato.
La domanda per tutti è: tornerà la stagione delle espulsioni?
Chi rischia è Paola Pinna, ma anche Ivan Catalano: due nomi già messi in discussione dal gruppo.
Ma l’ultima versione vuole che Casaleggio abbia fermato tutto. Sbagliato in passato buttarsi nell’arena mediatica per epurazioni esemplari, e per ora il Movimento sembra aver imparato la lezione.
Il giudice però, tra soldi non restituiti e passi falsi, resta sempre la famigerata coerenza. Se chiedi il rigore, devi offrire rigore.
Inattaccabili i 5 Stelle non lo sono e come prove restano le leggerezze commesse in passato.
L’argomento che nessuno vuole trattare ad esempio, è quello dei collaboratori personali. All’arrivo in Parlamento l’appello era stato chiaro: “Cerchiamo personale, mandate il curriculum”.
Oltre 18 mila le richieste dei giovani, qualificati o meno, che avevano visto in quella chiamata alle armi una possibilità di aiutare la politica finalmente senza bisogno di raccomandazioni.
Che fine hanno fatto? Di quei curricula non si è più saputo nulla.
I collaboratori sono stati scelti da cerchie di amici e conoscenze, e nessuno è a conoscenza di criteri di merito e competenze.
Di tutto il tempo perso in chiacchiere, ne risente la lista di 20 punti elettorali del Movimento.
Per ognuno è stata studiata una proposta di legge, ma con un enorme buco al centro: il reddito di cittadinanza.
Un progetto c’è, ma in lavorazione: un gruppo alla Camera ha parlato di 600 euro mensili, per chi non ha alcuna forma di sostentamento, mentre una parte ridotta a chi invece ha occupazioni precarie.
La cifra stimata necessaria dai grillini si aggira tra i 20 e i 30 miliardi di euro.
Ci stanno lavorando, ma sono ormai passati più di sei mesi.
Il tempo fa quello che deve fare, passa e per chi non sa approfittare di quella breccia di rivoluzione che il Movimento ha nel bene o nel male creato nella politica italiana, resterà forse il rimpianto.
Martina Castigliani
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Ottobre 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL FANTOZZI DEI CINQUESTELLE: INUTILE INFIERIRE, CI PENSA LUI DA SOLO
Un disastro in buona fede. Il Comunardo Niccolai grillino. Il Fantozzi, o forse il ragioner Filini, dei 5
Stelle. Vito Crimi, 41 anni da Palermo, è l’eterno Calimero.
La gaffe di due giorni fa è solo l’ultima (per ora) di una serie più infinita che lunga.
Infierire sarebbe inutile: ci pensa già Vito da solo.
Si è adoperato più lui contro i 5 Stelle che Zucconi in tutta la sua produzione.
Catapultato in una realtà troppo più grande di lui, il suo movimento — si presume sotto effetti pesantemente allucinogeni — lo scelse come primo portavoce al Senato.
Un ruolo chiave, che Crimi interpretò come un infaticabile kamikaze di se stesso. Accanto a Roberta Lombardi fungeva da poliziotto buono.
Quello che, durante uno streaming che in pochi minuti fece perdere centinaia di migliaia di voti al M5S, di fronte a Bersani sembrava quasi mostrare pietà per quel signore attempato che era appena riuscito a sbagliare tutto.
Chissà , forse ci si rivedeva. La Lombardi incarnava l’arroganza compiaciuta, Crimi rappresentava il mediano che voleva essere fantasista.
O anche solo il gregario ispiratamente votato alla causa. Se Roberta pareva esaltarsi di fronte alle critiche, Vito ha sempre sofferto per gli attacchi.
Nessuno può discuterne la buona fede, che nella politica è già più di tanto. E così l’onestà .
Vale, per lui, l’immagine del “bravo ragazzo che si impegna tanto”, perifrasi con cui gli insegnanti provano a camuffare ai genitori il rendimento non proprio indimenticabile dei figli. Ha fatto buone cose, per esempio il rilancio della proposta Parlamento Pulito.
Fedelissimo di Grillo e Casaleggio, è l’Orso Yoghi del massimalismo grillino. Quando lo intervistano, per un po’ ripete frasi fatte e poi comincia a balbettare, come da Lucia Annunziata a RaiTre.
Quando qualche giornalista lo critica, mette il broncio e lo accusa piccato di “non essere informato”.
Dopo avere incontrato Napolitano, raccontò ai compagni che Grillo era addirittura riuscito a tenerlo sveglio, “eh eh eh”. Tra una epurazione minacciata e un’altra eseguita, ordinava ai fedelissimi (sì e no tre persone) di non credere alle sirene dei Flores d’Arcais.
Venerdì, in uno dei giorni più attesi della Seconda Repubblica, ha onorato il suo ruolo istituzionale con battute grevi su Facebook dedicate al prolasso delle pareti intestinali berlusconiane.
Ovviamente ha sbagliato tempi e modi, attaccando il Caimano sull’unica cosa per cui non dovrebbe essere attaccato: la vecchiaia.
Oltretutto la “battuta”, pietosa, non era neanche sua ma di un’attivista. Nuovamente indifendibile, ha ricevuto giusto la solidarietà di Serenella Fucksia, un’altra che quando c’è da sbagliare non marca mai visita.
Lo hanno mandato in conferenza stampa ordinandogli di leggere un comunicato e fuggire via, terrorizzati che inanellasse un’altra perla tafazzesca.
Ha parlato di un attacco infame, e non si è accorto che il mandante era lui. Dopo l’errore, ha pure provato a scaricare le colpe sul collaboratore.
La stessa mossa della Gelmini dopo il tunnel dei neutrini e di Boccia dopo gli F-35 “umanitari”. La toppa peggio del buco.
La Rete, che Crimi idolatra ma di cui non ha ancora capito quasi nulla, lo ha di nuovo ridicolizzato, ricordandogli che forse era meglio quando si perdeva per andare in Giunta e non faceva in tempo a votare.
Ogni mattina Vito si sveglia e sa che deve farsi male da solo: ci riesce, sempre, ostaggio di un masochismo teneramente bulimico.
Un giorno si addormenta in aula, o così sembrò, e quello dopo si scava una buca perfino più profonda di quella precedente.
Chi gli è succeduto, prima Morra e poi Taverna, ha fatto molto meglio di lui. Ha sbagliato così tanto che ormai viene voglia di difenderlo.
Sia perchè i suoi errori sono molto più lievi di quelli di Pd e Pdl (ma su di lui è più facile infierire, e i giornalisti “equidistanti” lo sanno bene), sia perchè suscita tenerezza.
Parafrasando Altan, il giorno in cui Crimi scoprirà il mandante delle cazzate che fa, sarà sempre troppo tardi.
Andrea Scanzi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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