Settembre 27th, 2013 Riccardo Fucile
QUANDO DISCUTERE SU UN TEMA CONCRETO DIVENTA IMPOSSIBILE
Ho accettato la richiesta di un vecchio amico. Vieni a parlare a una festa dei grillini? Su cosa? Lavoro, salute, economia. Hhmm. Dai, ti prego. È una bravissima persona. Ok.
Alla fine me ne sono pentito assai. Non tanto perchè mi hanno mangiato vivo con perfetto stile berlusconiano; quanto perchè non c’è stato verso di spiegare niente: erano impermeabili al ragionamento.
Diritto al lavoro, certo. Art. 4 Cost: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
Ma che succede se il lavoro uccide? Art. 32 Cost: “La Repubblica tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività ”.
Vi ricordate le miniere di zolfo siciliane dell’800? Ci lavoravano i carusi, ragazzini di 6/7 anni che morivano come mosche. Certo, la loro paga manteneva famiglie poverissime. Ma vi sentireste di dire che dovevano continuare a lavorare?
Non sono arrivati a dirmi di si; però mi hanno spiegato, con molta enfasi, che la “politica” doveva garantire un lavoro sicuro a tutti. E qui sono cominciati i guai seri.
Vero, lo Stato, deve promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro.
Ma se non ci riesce? Se non si può? Se, nella migliore delle ipotesi, ci vuole tempo?
Si può, si può, basta che la smettano di rubare. Vero; ma prima che si riesca a metterli tutti in prigione ci va del tempo; e intanto?
Prendete Ilva. Lo sappiamo tutti che ammazza, lavoratori e cittadini di Taranto. Forse, con 10,15, 20 miliardi, nessuno lo sa con precisione, ed entro 10,15 anni, anche questo nessuno lo sa, si arriverà a metterla in sicurezza. Ma nel frattempo?
Quanti morti si possono accettare per garantire il diritto al lavoro dei 5000 dipendenti?
Ci dovevano pensare prima, non la dovevano privatizzare, chissà i soldi che si sono fatti dare. Tutto vero; però è andata così. Adesso che si fa?
Tumulto, si sono divisi in due parti, una piccolina che raccontava come a Taranto sia impossibile vivere; e un’altra maggioritaria che diceva che lo Stato doveva espropriarla.
Ho colto il suggerimento per passare al problema principale, anche se ormai avevo capito che navigavo in brutte acque. Non la espropria perchè poi i soldi per il risanamento li deve mettere lui.
E dove li trova lo Stato 15 miliardi? Vedete, il lavoro deve essere remunerativo; che vuol dire ripagare l’investimento e garantire la paga del lavoratore. Se non è così, non si può mantenere.
Chi dovrebbe pagare il salario dei lavoratori che non ricavano da quello che fanno le risorse necessarie? Tutti gli altri, non c’è soluzione.
Questo già avviene con la cassa integrazione in deroga. È una forma di tassa.
Quanto può andare avanti un Paese che fa pagare a tutti, pro quota, il lavoro di quelli che non ricavano di che pagarselo da soli?
In questo senso, il diritto al lavoro è subordinato anche alle leggi dell’economia: niente utile, niente paga.
Se non ci sono soldi, come si potrebbe corrispondere un salario?
A momenti mi ammazzavano. La cosa più gentile che mi hanno detto: parli bene tu con la tua pensione milionaria che ti paghiamo noi.
Che, tra tante stupidaggini, è stata l’unica cosa sensata; in effetti un po’ in imbarazzo mi sono sentito, anche se di milioni non se ne parla.
Un simpatico sindacalista che era sul palco con me mi ha spiegato che la soluzione era ovvia: la nazionalizzazione di tutti i mezzi di produzione, industrie, commerci, banche: e, naturalmente, l’uscita dall’euro.
Ho pensato al Muro di Berlino e alla Corea del Nord e ho rabbrividito.
Alla fine, sguardi ostili e incazzatura generale.
Mi spiace per il mio amico; ma con questa gente non si può ragionare.
Bruno Tinti
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 24th, 2013 Riccardo Fucile
PAIONO ADATTI A VINCERE LE BATTAGLIE MA A PERDERE LA GUERRA
Che fine ha fatto il Movimento 5 Stelle? 
Quando cominceranno le doppie conferenza stampa mensili di Grillo a Genova e Milano?
E il nuovo Vaffa Day?
Certo, M5S sta combattendo molte battaglie, su tutte quelle in difesa della Costituzione e contro l’omofobia.
Come e più di Sel, è l’unica opposizione alle larghe intese. I parlamentari 5 Stelle sono i meno assenteisti e i più battaglieri.
La loro attività sembra però seguire una strana sinusoide. Per i primi due mesi, complice il duo Tafazzi Lombardi-Crimi, hanno sbagliato molto.
Con la candidatura di Rodotà sono tornati in carreggiata.
Da quel momento, crivellati da un sistema mediatico che perlopiù li detesta, sono cresciuti.
Inciampando però in quella odiosa refrattarietà al dissenso che li caratterizza, dal caso Gambaro alla strategia (by Casaleggio) per isolare i reprobi.
Negli ultimi giorni, M5S non dà molto segno di sè. O meglio: lo fa, ma più che altro per eventi collaterali: l’obiezione degli scontrini per combattere il fisco, la guerriglia alla Preside Permalosa Boldrini, le teorie complottiste sull’11 settembre.
In quello che sembra il momento più nero per Berlusconi, con il governo eternamente in bilico, i 5 Stelle parlano d’altro.
Durante la discussione in Giunta, uno dei più efficaci era stato il senatore Mario Michele Giarrusso.
Ora anche Berlusconi sembra marginale: ci sono cose più importanti di cui parlare, garantiscono.
Per esempio il ritiro, grazie alla loro opposizione, di un emendamento Pd che intendeva dare un milione di euro l’anno ai partiti per i loro archivi.
Tutto bello, tutto nobile.
Poi però uno si chiede: sì, ma quei 9 milioni o giù di lì di voti? Non li hanno messi in frigo, perchè in Parlamento lottano, ma sembra che a ogni snodo decisivo il M5S ami giocare di rimessa.
Gli ultimi sondaggi li ridanno sopra il 20%, segno che forse hanno ragione loro e che certo non hanno ragione quelli che a marzo li davano già finiti.
Permane, eppure, la sensazione che i 5 Stelle siano bravissimi a combattere le battaglie e perdere le guerre.
È già qualcosa, ma non è abbastanza.
Hanno deciso di andare in tivù, in collegamento o faccia a faccia, comunque lontani dai pollai. C’è chi lo sa fare, come Luigi Di Maio, e chi non lo sa fare, come Paola Taverna.
E c’è chi è bravo a incendiare il dibattito come Alessandro Di Battista.
In un’intervista all’Espresso, alla domanda se i 5 Stelle avessero sin qui commesso errori politici, Di Battista ha risposto senza esibire dubbi: “No”.
Magari (per loro) fosse vero. Ne hanno fatti e ne fanno, regalando alibi industriali proprio a chi odiano sempre più: il Pd.
Ogni volta che potrebbero uscire dall’angolo se ne stanno a guardare, ripetendo poi “Noi l’avevamo detto” quasi compiacendosi dei disastri altrui.
Non vogliono alleanze col Pd, e c’è da capirli, ma neanche propongono rilanci concreti.
Di nomi non ne fanno mai: “Tanto Napolitano non li accetterebbe”, ripetono, dimenticando la differenza tra strategia coerente e duro purismo fighetto.
Basterebbe proporre un governo di scopo, sottoponendo agli altri una lista di alto profilo (Zagrebelsky, Strada, etc): “Ci state o non ci state?”.
Sarebbe sufficiente per fare tana al Pd e dimostrare di essere forza di governo, oltre che di lotta. Ma non lo fanno.
Rivoluzionari in terra sbagliata e adusi all’ortodossia assembleare, dovrebbero forse leggere meno mail di Casaleggio e più scritti corsari di Pasolini.
Andrea Scanzi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL SENATORE AVEVA INVITATO A RAGIONARE SU UN GOVERNO ALTERNATIVO E SCATTA L’ISOLAMENTO SOVIETICO SU IMPUT DI CASALEGGIO
Il senatore Lorenzo Battista invita a ragionare su un governo alternativo a quello di Enrico Letta? Bisogna espellerlo.
Le esternazioni del parlamentare triestino del Movimento 5 stelle sono piaciute sempre meno a Gianroberto Casaleggio, tanto da rendere necessario un chiarimento fra i due.
L’incontro, avvenuto prima dell’estate, non è stato risolutivo, e Battista è rimasto delle sue opinioni, che ha per di più condiviso anche con la stampa.
La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Ma lo staff non vuole più procedere a espulsioni dall’alto, il caso di Adele Gambaro è costato troppo a livello d’immagine.
Così si mette in atto la nuova strategia: una pressione dal basso, da parte degli eletti locali e dei meetup della zona, per isolare il malcapitato e costringerlo a mollare. Successe già con la senatrice emiliana, è capitato con Luis Orellana.
Allora ci furono dei contatti informali con il meetup di Pavia, ma è con Battista che il nuovo modus operandi è stato impiegato nella sua interezza.
Il contenuto della mail l’ha scovato il Messaggero: “A seguito intervista [era quella concessa a La Stampa] rilasciata dal nostro cittadino portavoce alla stampa nazionale urge presa di distanza dalle sue dichiarazioni. Vi giro il comunicato da mandare. Se avete contrarietà fatemi sapere entro un’ora”.
Casaleggio smentisce (anche se il quotidiano romano non gliela attribuisce): “Alcune testate on line riportano una mia “mail segreta” inviata a degli esponenti del M5s. Tale mail è frutto della fantasia di qualcuno. Non ho mai inviato mail segrete”.
Il testo esiste e gira tra gli eletti del Friuli Venezia Giulia. A quanto risulta all’Huffpost l’estensore non sarebbe direttamente il guru, ma Stefano Patuanelli, consigliere comunale triestino, che gode di un rapporto fiduciario con lo staff. È lui, dopo essersi consultato con chi di dovere, a farsene principale sponsor.
Arriva fino a Roma, ma l’accoglienza che riceve dagli eletti friulani, Walter Rizzetto, Aris Prodani, oltre allo stesso Lorenzo Battista, è a dir poco fredda.
Parte un giro di telefonate, che coinvolge lo stesso guru, il quale avrebbe prospettato il medesimo trattamento per chiunque avesse mancato di sottoscrivere la scomunica a Battista.
Ma gran parte degli eletti tira il freno a mano: anche se il merito di quanto detto dal senatore è da molti messo in discussione (prima fra tutti dalla consigliera regionale Eleonora Frattolin: “Crediamo sia opportuno prendere le distanze, tra gli impegni presi vi è quello di agire sentendosi portavoce e non erigendosi a rappresentanti”) il metodo è tuttavia ritenuto inaccettabile.
Nessuna sottoscrizione, fanno sapere a Milano, al massimo possiamo convocare un’assemblea della base e lasciare a iscritti e attivisti la decisione.
Il guru ascolta le rimostranze, non forza la mano e accetta il nuovo modo di procedere. Il 14 settembre è convocata una riunione di tutti i meetup friulani e giuliani a Palmanova.
Sulla bacheca pubblica i toni sono soft. Si parla infatti di un dibattito “sulle affermazioni sui giornali del cittadino Lorenzo Battista portavoce al Senato”.
Ma le reazioni non sono comunque unanimi, anzi. “Non mi sembra che Lorenzo abbia detto niente di grave” osserva Paolo Romano.
“Se fate un’assemblea per delle proposte da portare ai nostri candidati, partecipo volentieri. Altrimenti preferisco spendere il mio tempo per il Gdl amianto o la pedonalità del mio comune”, gli fa eco Emanuele Romano.
Davide Stanic è tra i più netti: “Trovo agghiacciante che Lorenzo venga messo in discussione. Per quanto mi riguarda lui si è speso per portare avanti le istanze della mia terra e posso solo ringraziarlo. La partecipazione non è votare l’espulsione di qualcuno”.
Ma è Francesca Leto a fornire un indizio su quel che sta succedendo nel backstage: “Trovo assurda l’indizione di questa assemblea con questo ordine del giorno. Un’assemblea voluta dall’alto. Cos’ha detto Lorenzo di così sbagliato?”.
Così, la sera prima, è il gruppo consiliare dei 5 stelle in Regione a comunicare la retromarcia: “A causa di problemi organizzativi l’assemblea di domani è rinviata a data da destinarsi”.
Questioni organizzative che alcuni eletti sintetizzano così: “Mai avremmo partecipato ad un processo inquisitorio nei confronti del nostro senatore”.
Ma il redde rationem è solo rinviato.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 21st, 2013 Riccardo Fucile
IL LEADER IN MISSIONE DA CASALEGGIO: SUL TAVOLO LE STRATEGIE IN LOMBARDIA
Lo spunto, forse, è tutto in un messaggio (recente) di Beppe Grillo, un post in cui invita a scelte di
campo nette.
«Mai più moderati», scrive. «Supereremo i limiti», avverte.
Parole che fanno presagire scelte estreme. In Parlamento, ma non solo.
Decisioni che potrebbero rivelarsi ancor più sorprendenti nei fatti, anche a livello di strategie politiche.
L’orizzonte non si limita alla situazione contingente, ma va oltre, mirando dritto alle prossime consultazioni elettorali.
Da qualche giorno tra i militanti Cinque Stelle si sta discutendo sull’opportunità o meno di essere presenti alle Europee del 2014.
Il Movimento potrebbe non figurare sulle schede elettorali: uno shock, un sacrificio che molti attivisti sono pronti ad accettare per indicare il loro «no» secco all’Europa e alle regole – spesso criticate sul blog – che Bruxelles impone.
Il dubbio sulla partecipazione alle Europee si è insinuato tra le maglie dei pentastellati al punto da coinvolgere nel discorso i parlamentari.
Posizioni differenti, spesso contrastanti. Molti vedono nella possibilità di ottenere seggi nelle istituzioni europee la possibilità di amplificare la voce del Movimento, di portare le istanze fuori dai confini nazionali: «Impossibile non partecipare», il ritornello.
Tra gli incerti su una eventuale defezione alle urne c’è anche Vito Crimi.
Che argomenta così il suo punto di vista: «Pur essendoci un movimento transnazionale vicino ai Cinque Stelle e pur avendo gruppi ovunque, mi domando: a cosa serve il Parlamento europeo? Rischiamo forse di trovare un’altra scatola vuota?».
«Siamo sicuri che abbia un ruolo preponderante sulle scelte della politica europea o anche in quel caso le decisioni sono prese altrove come succede in Italia?», prosegue l’ex capogruppo al Senato.
Interrogativi che non rimangono isolati. «Noi abbiamo già dimostrato che non partecipiamo alle elezioni per avere i rimborsi elettorali: e ciò vale a maggior ragione anche in questo caso – spiega un altro parlamentare –. Oltretutto, con altre Politiche alle porte, potrebbe esserci un’emorragia di candidati».
Già , perchè tra Regionali (Basilicata e Abruzzo), Provinciali (Trento e Bolzano), altre amministrative e con lo spettro del voto anticipato in Italia, c’è un’altra incognita che pesa sui Cinque Stelle: la possibilità di trovarsi con un bacino di aspiranti eurodeputati alquanto ridotto, a meno di non aprire a criteri di selezione più ampi, che coinvolgano un numero crescente di persone.
Primo passo in questa direzione, ampliare la base di votanti «certificati» sul blog.
Un passo che appare comunque fondamentale per il Movimento, così come il giudizio di Grillo e Casaleggio sulla vicenda-Europee (le pratiche burocratiche sono state comunque avviate, ndr ). Intanto, ieri a Milano il leader del Movimento ha incontrato insieme allo stratega i consiglieri regionali lombardi pentastellati.
La capogruppo, Paola Macchi, ha commentato: «Penso sia molto importante avere un rapporto diretto con il territorio» e Grillo e Casaleggio «ci hanno detto che sul territorio, decide il territorio».
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Settembre 17th, 2013 Riccardo Fucile
NEL 2003 L’EX COMICO DIEDE DEL “TANGENTISTA” A GIORGIO GALVAGNO, ALL’EPOCA PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA
La Corte di Cassazione, con ordinanza della sesta sezione civile resa nota oggi, ha respinto il ricorso di Beppe Grillo contro la sentenza della Corte d’Appello di Torino che aveva confermato la condanna inflitta in primo grado all’ex comico per avere diffamato nel 2003 l’ex sindaco di Asti Giorgio Galvagno, all’epoca parlamentare di Forza Italia, dandogli del “tangentista” durante un affollato spettacolo al Teatro Alfieri di Asti.
“Le motivazioni saranno note nei prossimi giorni – ha dichiarato l’avv. Luigi Florio che ha difeso Galvagno in tutti e tre i gradi di giudizio – ma appare fin d’ora chiaro che la Suprema Corte non ha accolto la tesi difensiva che invocava per Grillo la discriminante del diritto di satira”.
“Le sentenze di primo e secondo grado – ha proseguito Florio – sono state assai precise nel puntualizzare che anche le espressioni offensive possono costituire satira purchè non siano, come è avvenuto in questo caso, oltre che inveritiere anche espressione di un comportamento meramente aggressivo”.
L’odierno leader del Movimento 5 Stelle è stato così condannato in via definitiva a versare a Galvagno 25.000,00 euro più interessi dal 2003 a titolo di risarcimento del danno, oltre le spese legali di tutti e tre i gradi di giudizio.
Laura Secci
(da “La Stampa”)
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Settembre 15th, 2013 Riccardo Fucile
AFFITTI E CONSULENZE DEI GRILLINI: VOCI GENERICHE SENZA DETTAGLI
Un cruccio se lo sono tolti. Volevano sapere quanto guadagnasse Claudio Messora, il loro capo della
comunicazione al Senato e lui, ieri, ha pubblicato on line la sua busta paga: 6.099 euro lordi, comprensivi di rimborso “ad personam variabile” per le spese di vitto a Roma.
Eppure, la diffusione del bilancio dei primi quattro mesi di attività dei gruppi parlamentari ha creato nuovi grattacapi tra gli eletti del Movimento.
Troppo generiche le voci che parlano di consulenze e di locazioni.
Mentre senatori e deputati, la settimana prossima, dovranno pubblicare il resoconto dettagliato delle spese sostenute con la diaria (non basta la cifra totale del bonifico per giustificare le uscite), qui si parla di contratti ed affitti senza specificare nè per chi nè per cosa.
Spulciando le 56 voci di spesa del bilancio (consultabile on line) effettivamente non si hanno le idee molto chiare.
È vero che i Cinque Stelle hanno rinunciato a 42 milioni di euro di finanziamento e restituito un milione e mezzo solo nei primi tre mesi di legislatura, ma la trasparenza è a costo zero.
E soprattutto è una delle “colonne del Partenone” che lo stesso fondatore del Movimento, una settimana fa, ha illustrato agli imprenditori del Forum di Cernobbio.
Eppure il bilancio pubblicato ieri — dopo la segnalazione de l’Espresso — è piuttosto generico. Risponde ai requisiti richiesti dalla legge, è vero.
Però da M5S ci si poteva aspettare qualcosa di più: per esempio a chi sono destinati i tre immobili presi in affitto dal gruppo.
O chi siano e cosa abbiano fatto i consulenti retribuiti (domanda: c’è anche la Casaleggio associati?).
Oppure, vista la campagna sui consumi “low cost”, perchè si siano spesi quasi 12 mila euro in tre mesi per la telefonia mobile.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 15th, 2013 Riccardo Fucile
LA CONTROMOSSA, IL TRUCCO DELL’INDICE E FOTO SUL WEB
Rendere palese il voto segreto. Non con una nuova legge e la modifica dei regolamenti ma con un trucco. Bastano una mano, la sinistra; un dito, l’indice e un gruppo di fotografi compiacenti.
Può essere questa la strada scelta dal Partito democratico per affrontare il giorno chiave della legislatura, quando la decadenza di Silvio Berlusconi arriverà nell’aula del Senato e ci sarà il voto decisivo per espellerlo dal Parlamento.
L’appuntamento è lontano, preceduto dal voto della giunta mercoledì.
Intorno al 10 ottobre secondo i calcoli degli esperti, ma il Pd ha cominciato a discuterne. Perchè il clima nelle feste democratiche sparse per l’Italia è «brutto, brutto davvero », rivela Miguel Gotor, ex spin doctor di Bersani e senatore alla prima legislatura.
Pesa la maledizione dei 101 franchi tiratori che affossarono Prodi.
Un peccato mortale che i militanti non perdonano.
Continuano a chiedere ai dirigenti del Pdl i nomi, la testa dei traditori. E temono che la catastrofe possa ripetersi, in termini ancora più drammatici visto che in ballo c’è la sorte dell’avversario ventennale.
Il “trucco dell’indice” perciò racconta la drammaticità del passaggio. Per il Pdl e anche per il Pd.
Sembra un modo per controllare i senatori, una mancanza di fiducia preventiva.
Ma la vera paura di Largo del Nazareno non è quella delle serpi in seno.
Il gruppo di Palazzo Madama appare compatto. Lo dice anche Felice Casson, ex magistrato, considerato il giustizialista della compagnia.
«Mai visti i miei colleghi così uniti – garantisce – . Non spunteranno traditori, la pensiamo tutti allo stesso modo».
La legge Severino dice che il condannato decade e la legge va rispettata. No, la grande paura è che Beppe Grillo voglia far saltare il pentolone Pd, suggerendo ai suoi senatori o a una parte di essi di votare a favore del Cavaliere.
Nel segreto del voto. Per dare la colpa al partito di Letta e Epifani.
«Io lo proporrò all’assemblea dei miei colleghi – annuncia Gotor – . I 108 senatori del Pd devono mettere nella buca dello scranno solo l’indice della mano sinistra. In quel modo è fisicamente impossibile esprimere un voto diverso dal “sì”.
Ci mettiamo d’accordo con alcuni fotografi che riprendono la scena, postiamo tutto sui social network ed evitiamo guai».
È uno stratagemma già usato dal gruppo alla Camera durante la votazione per l’arresto di Alfonso Papa. Il presidente dei deputati era Dario Franceschini.
«Sapevamo che la Lega avrebbe votato contro il carcere per poi addossare la responsabilità a noi. Fummo costretti», ricorda adesso il ministro dei Rapporti con il Parlamento.
“Processarono” i democratici per aver violato il segreto, si convocarono riunioni su riunioni. Ma l’onore era salvo, la base soddisfatta.
La replica potrebbe andare inscena a metà ottobre.
È iniziata una guerra dei nervi tra il Pd, pilastro delle larghe intese, e il Movimento 5stelle.
La richiesta del voto palese e di una modifica dei regolamenti avanzata dal grillino Morra è il primo atto del conflitto.
«Sono sicuro che Grillo dirà a 20 dei suoi di votare per Berlusconi. Vuole sputtanarci, farci esplodere. La Lega fece lo stesso per l’arresto di Craxi. Agitavano il cappio ma organizzarono i voti che salvarono il segretario socialista – spiega Gotor –. La Seconda repubblica crollò e giunse l’ora di Bossi ».
Venti senatori non bastano a evitare la decadenza. Ne servono almeno 43. Un numero enorme, difficile da organizzare. Ma sarebbero sufficienti a gettare nel panico il mondo dei democratici.
Anche Casson e il capogruppo Luigi Zanda si aspettano le provocazioni dei grillini. Mettono invece la mano sul fuoco per i colleghi Pd.
«Qualche scantonamento è fisiologico, anche tra i nostri – dice Casson –. Nulla di decisivo, però. Temo invece i grillini e la Lega».
E con i 101 di Prodi, come la mettiamo? «Il Pd al Senato ha già votato l’arresto di Lusi…», risponde Casson.
Zanda para l’affondo dei 5stelle, chiedendo anche lui il voto palese. «Ma basterà la richiesta di 20 del Pdl e verrà autorizzata la votazione segreta. Per cambiare il regolamento ci vogliono mesi, i grillini non sanno di cosa parlano».
Eppure con il blog si può creare un alone di sospetto sul Pd.
Per questo alcuni, come Gotor, pensano alle misure drastiche, ad aggirare l’ostacolo. Sempre che non sia Berlusconi a farsi da parte prima evitando le forche caudine di Palazzo Madama.
«Il timore del Cavaliere – dice un senatore democratico – sono i franchi tiratori della sua parte, quelli che non vogliono mollare la poltrona. Il Pdl sta bollendo da mesi. Berlusconi farebbe bene a guardarsi dai suoi».
Goffredo De Marchis
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
I DIKTAT DELL’UOMO VOLUTO DA CASALEGGIO E CHE COSTA 6.098 EURO AL MESE
Basta leggere la busta paga di Claudio Messora per capire che non si tratta di un grillino qualunque. 
Con i suoi 6.098 euro lordi al mese — per 14 mensilità , più rimborsi spese — guadagna più dei senatori, in teoria suoi datori di lavoro.
Se per gli eletti vale la regola dei 5 mila euro lordi al mese di stipendio, per il blogger chiamato da Gianroberto Casaleggio ad occuparsi della comunicazione dei grillini al Senato l’imperativo anticasta non vale.
In realtà , Messora più che comunicare detta la linea.
Nel post del 22 agosto sul suo blog ByoBlu — poi ripreso dall’organo ufficiale beppegrillo.it — il comunicatore attaccava i parlamentari cosiddetti dialoganti.
Quelli che avevano osato sollevare timide obiezioni alla linea del “mai al governo con il Pd”. È solo «vecchia politica», tagliava corto Messora. Per poi aggiungere: «Nessuno giochi al piccolo onorevole». Parole e toni da “manganello di Casaleggio”, hanno reagito alcuni senatori.
Di certo Messora, classe 1968, ha fatto carriera in fretta.
Nel suo curriculum pubblicato fino a poco tempo fa sul suo blog (poi cambiato con una versione light), mister ByoBlu ricostruisce la sua ascesa.
Inizia come “autore pop”, vantando un primo posto al Festival di Castrocaro del 1991, “con un brano composto per Luisa Corna” (in realtà la cantante nella sua biografia parla di un secondo posto nel 1992).
La carriera di canzonettista prosegue negli anni Novanta, con “brani dance distribuiti in molti paesi del mondo”.
Nel 2000 la svolta digitale, con l’incarico di manager della divisione musicale dell’azienda It Galactica. Nel 2005 Messora va a lavorare a Dubai per un’azienda di mobili.
La conversione alla “informazione libera in Rete”, arriva nel 2008 con ByoBlu.
A dargli notorietà televisiva sono invece le ospitate a “L’ultima Parola”, il talk show di Gianluigi Paragone, dove Messora cavalca i temi cari ai grillini.
Quanto basta per guadagnarsi la stima di Casaleggio. E per far dimenticare un errore del recente passato: il voto a Berlusconi in due diverse elezioni.
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Settembre 14th, 2013 Riccardo Fucile
PIZZAROTTI: “NON FARO’ IL SOTTOSEGRETARIO”…. MA E’ UN TUTTI CONTRO TUTTI
Minacce, fotografie, sms, “oscuri e segreti informatori”. 
L’aria intorno al Movimento Cinque Stelle è piuttosto tesa. Le notizie sul progetto — ancora in divenire e in balìa degli eventi — di un nuovo gruppo al Senato e del suo corrispettivo alla Camera scatenano un coro di smentite.
Prendono le distanze i tre friulani eletti in Parlamento: il senatore Lorenzo Battista e i deputati Aris Prodani (“Mai, dalla mia bocca, è uscita un’ipotesi del genere. Sono stato eletto con il M5S. E con il M5S terminerò il mio mandato”) e Walter Rizzetto (“Vado avanti dritto per la mia strada. Il contraddittorio non è dissidenza come del resto il solo dialogo non è tradimento” ). Si tirano fuori Alessio Tacconi, Ivan Catalano, Gessica Rostellato e Paola Pinna (“Fantasie”), mentre Francesco Campanella manda a dire alla “fonte di quelle voci” che “può rosicare fino allo spasimo”: lui non se ne va.
Ormai è guerra tra bande.
E lo dimostra l’ultima puntata della crisi di nervi a Cinque Stelle.
Si tratta di una foto, scattata con un cellulare l’altro ieri nell’aula del Senato. Ritrae tre dei senatori “indiziati” (lo stesso Campanella, Battista e Fabrizio Bocchino) intenti a leggere qualcosa sul computer.
La paranoia interna ha raggiunto livelli tali che la considera la prova madre della “cospirazione”: pochi minuti dopo quello scatto, Battista pubblicherà su Facebook un post condiviso dal fuoriuscito Zaccagnini e dai colleghi Luis Orellana, Monica Casaletto, Alessio Tacconi, Fabrizio Bocchino in cui, tra le altre cose, si chiedeva: “Mesi fa ebbi modo di chiedere se il M5S si sarebbe fatto trovare pronto quando B. avrebbe staccato la spina al governo. Siamo pronti? ”.
Federico Pizzarotti pare di no.
Ieri ha risposto agli “oscuri informatori” che lo “avrebbero avvisato della certa caduta dell’attuale governo”, secondo i quali “il primo ottobre mi dimetterei da sindaco pronto per essere chiamato a un incarico da sottosegretario in un ipotetico Letta bis, oppure che mi candiderei a futuro premier”.
“Tranquillizzo i detrattori — dice Pizzarotti — sono stato eletto sindaco di Parma e non c’è altro a cui penso”.
È un clima che scatena gli istinti più bassi e retrivi della Rete, tanto che molti degli eletti denunciano inaccettabili minacce ricevute sui profili Facebook e Twitter.
Hanno chiesto a Beppe Grillo in persona di abbassare i toni, perchè l’aria è pesante.
Lui ha risposto ieri aprendo sul blog la tanto attesa sezione dedicata all’attività dei parlamentari e rendendo pubblico il discusso intervento di Gianroberto Casaleggio a Cernobbio.
Il guru agli imprenditori ha parlato dell’avvento della democrazia diretta: “Si diffonderà in futuro grazie all’aumento dell’informazione libera dovuto a Internet”.
Poi ha ricordato la prima apparizione di Nixon e Kennedy in tv: “Allora si disse: ‘mostratemi un politico che non capisce la televisione e vi mostrerò un perdente’, oggi vale la stessa cosa: ‘mostratemi un politico che non capisce Internet e vi mostrerò un perdente
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano”)
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