Agosto 26th, 2013 Riccardo Fucile
L’OBIETTIVO DI GRILLO E’ EVITARE L’ALLEANZA ELETTORALE PDL-LEGA, IN MODO DA RENDERE SUPERABILE IL CENTRODESTRA….LA LEGA RITORNEREBBE IN GIOCO COME POSSIBILE ALLEATO DEI CINQUESTELLE NEL DOPO-ELEZIONI, IN CASO DI VITTORIA DEI GRILLINI
Il tam tam comincia a rullare sabato pomeriggio: c’è un accordo tra Lega e Cinque Stelle.
Grillini e padani si sono parlati. Poco più tardi, Roberto Calderoli – l’uomo della trattativa, a dar retta alle voci leghiste – ruggisce via agenzia: «Grillo vuole andare al voto, noi vogliamo andare al voto, Berlusconi sembra essere favorevole a un ritorno alle urne. Perchè quindi non si torna subito a elezioni?».
Ed è l’indizio numero uno.
In serata, alla Berghem fest di Alzano lombardo, l’ex ministro aggiunge una seconda traccia: «Oggi ho fatto un po’ di ricognizioni. E ho raggiunto una convinzione. Fuori il Pdl, il governo non ha più i numeri. Ma soprattutto non ci sono neppure i numeri per governi alternativi. Neppure con la compravendita in corso di parlamentari».
In realtà , nella Lega, la convinzione che il gruppo del Pdl voterà come un sol uomo è assai meno radicata: «Qualche sorpresa ci sarà …», profetizza un dirigente.
Ma che cosa trasforma le considerazioni generali di Calderoli in «convinzione»?
Secondo selezionati esponenti leghisti, Calderoli ha in primo luogo parlato con Berlusconi. Traendone la convinzione che il capo di Forza Italia ha ormai rotto gli indugi, e si è deciso a staccare la spina all’esecutivo.
Ma soprattutto, l’ex ministro alla Semplificazione avrebbe parlato con Beppe Grillo. Raggiungendo un accordo imprevedibile: l’impegno da parte della Lega a non allearsi con il Pdl (o Forza Italia) in vista di elezioni che il dirigente leghista già citato pensa «potrebbero arrivare già alla fine di novembre».
A rafforzare la sensazione di un cambio di passo, anche le battute di Umberto Bossi, domenica sera ad Arcisate.
C’è spazio per una nuova alleanza con il Pdl? «Bisogna vedere… niente è automatico».
Ma se si dovesse andare presto ad elezioni, la Lega «dovrebbe andare da sola».
Per i grillini, la non alleanza tra leghisti e forzisti sarebbe, sulla carta, un colpo d’oro.
Perchè il ritorno alle urne con il Porcellum potrebbe davvero rendere il Movimento di Beppe Grillo competitivo per il governo.
E anche qui, nelle pubbliche considerazioni di Calderoli, si coglie l’eco della nuova passione per il Porcellum da parte degli stellati.
Ed è il terzo indizio: «Io sarò anche il padre del Porcellum – ha detto -. Ma le mamme sono veramente tante…».
Di qui, il consiglio a Silvio Berlusconi: «Se fossi in lui non chiederei mai la grazia a nessuno, men che meno a Napolitano. E non chiederei i domiciliari nè l’affidamento ai servizi sociali».
Ma perchè la Lega dovrebbe collaborare a riportare gli italiani alle urne se i sondaggi per il Carroccio annunciano batoste?
A rispondere è il solito dirigente: «Non è che smaniamo per il voto. Semplicemente, non avremmo i numeri per opporci. E allora, che facciamo? Quelli che dall’opposizione non vogliono votare quando al voto ci si andrà comunque? Naaa…».
Del resto, dal palco bergamasco, Calderoli ammette: «È chiaro che la Lega è interessata solo marginalmente alle prossime elezioni. E dunque, ce la potremmo giocare con il Pdl, con il Pd, anche con Grillo. Con chi ci dà l’autonomia della Padania, facciamo l’alleanza. Altrimenti, l’unica strada è tornare al ’96».
L’anno in cui la Lega annunciò la secessione.
Poi, si torna alle questioni interne: «Quando vedo le divisioni nel movimento, m’incazzo. Volevamo fare la rivoluzione, ma è bastato che ci buttassero addosso uno scandalo ed è andato tutto all’aria».
Però, ammette Calderoli, «non possiamo negare che abbiamo qualche problema in Veneto. Troppe espulsioni».
Quanto a Flavio Tosi, «deve pensare al movimento, deve pensare più al Veneto che a Roma e al resto del Paese. Le primarie per Roma e l’Italia le lasci ad altri, perchè non servono a niente. Non dobbiamo dividerci, altrimenti ci fottono».
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 22nd, 2013 Riccardo Fucile
SUL DECRETO FEMMINICIDIO ERANO PRESENTI SOLO IN 23 SU 106… E DIETRO LA POLEMICA CONTRO LA BOLDRINI PER LA CONVOCAZIONE AD AGOSTO SI DELINEA LA SECCATURA DI DOVER INTERROMPERE LE VACANZE
La Rete non l’ha presa bene. Sono piovute critiche accese sui deputati a 5 Stelle che martedì hanno disertato la seduta di mezza estate durante la quale è stato presentato in Aula il disegno di legge contro il femminicidio.
Erano presenti solo 23 «grillini» su 106.
Gli assenti? Quasi tutti in vacanza.
E la prova incontestabile, che ha sollevato le contestazioni del web, arriva dai profili Facebook degli stessi deputati.
Come Stefano Vignaroli, 37 anni, romano, immortalato a tavola, in villeggiatura, con un’amica.
A chi gli chiedeva di giustificare l’assenza da Montecitorio, Vignaroli ha risposto duro: «Sono in vacanza, sette giorni per ricaricarmi. Anche se fossi stato a Roma non avrei trovato un motivo valido per essere in Aula a non fare nulla…. è solo una ratifica di un decreto».
È la linea dettata dal vicepresidente a 5 Stelle della Camera Luigi di Maio, che ne ha fatto una questione di risparmio: «Potevamo venire in Aula 5 minuti e poi tornare in vacanza. Abbiamo preferito evitare questa costosissima messa in scena (tra biglietti aerei, treni…)».
Una giustificazione ritenuta da molti insufficiente.
Ad esempio da chi è rimasto di stucco vedendo le foto scattate in un caffè vegano di Stoccolma dal 26enne deputato emiliano Paolo Bernini.
«Questo mentre ieri i tuoi colleghi erano in aula alla Camera…», gli ha fatto presente Julius, subito accusato di essere un troll del Pd.
Angelo Tofalo, 32enne salernitano, si è invece sbizzarrito con una sfilza di scatti sugli «incantevoli posti e sapori del Cilento».
Gli ha risposto un contatto: «Devolvete tutti in beneficenza questa giornata di lavoro rubata agli italiani».
Anche i Cinquestelle tengono famiglia e qualcuno sottolinea che tutta la polemica contro la convocazione della Camera da parte della Boldrini celasse in realtà la seccatura di interrompere le ferie.
Anche perchè loro le hanno fatte, a differenza di due italiani su tre.
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Agosto 21st, 2013 Riccardo Fucile
IN CASO DI CRISI SCATENATA DA BERLUSCONI DIVERSI PARLAMENTARI GRILLINI PRONTI A PASSARE AL GRUPPO MISTO… E ANCHE I MINISTRI LUPI, QUAGLIARELLO E DE GIROLAMO POTREBBERO RESTARE
Alessandra Moretti, deputata Pd e già portavoce di Pierluigi Bersani nel corso dell’ultima campagna elettorale, ci crede: un nuovo governo Letta, senza le larghe intese e l’ ‘abbraccio’ con il condannato Silvio Berlusconi, è possibile.
La discussione sulla decadenza di quest’ultimo da senatore sta mettendo a dura prova la tenuta della maggioranza, viste le voci, sempre più insistenti, di un Cavaliere pronto a far saltare il banco e andare subito alle urne in caso di pronunciamento a lui sfavorevole.
Il premier Letta continua a professare ottimismo, dicendo di fidarsi della responsabilità di entrambi i partiti che sostengono il suo governo.
Ma se crisi dovesse essere, il ritorno al voto potrebbe non essere l’unica soluzione.
La deputata del Pd, infatti, è convinta che il suo partito sarebbe in grado di dar vita ad un nuovo esecutivo.
Contando su alcune colombe del Pdl, pronte a ‘sfilarsi’ dalle “irresponsabili” decisioni del loro leader.
Ma anche su un gruppo più o meno nutrito di parlamentari del Movimento 5 stelle.
Nei giorni scorsi Moretti aveva già avanzato l’ipotesi di un ‘Letta bis’.
Oggi, dalle pagine di Repubblica, torna a insistere sullo stesso scenario, in maniera ancor più decisa.
“Se il Pdl dovesse far cadere il governo — dice — a quel punto non escludo affatto che Napolitano gli riaffidi l’incarico, per verificare in Parlamento se ci sono i numeri per realizzare un programma fatto di pochissimi punti, come una nuova legge elettorale che garantisca stabilità al Paese e un’altra legge di stabilità in vista del semestre italiano di presidenza della Ue”.
L’ipotesi è credibile, considerato che più volte il presidente della Repubblica ha ribadito l’importanza di riformare il porcellum, definendo anche un “azzardo” un eventuale, immediato ritorno al voto.
La questione vera, però, è capire se e come il Pd sia in grado di reperire questi numeri, soprattutto al Senato dove non gode della maggioranza che ha invece alla Camera. Difficilmente Grillo darà il suo ‘imprimatur’ ad un governo del M5s insieme al Pd. “Ma un conto è Grillo, un conto i parlamentari del Movimento. Ce ne sono diversi in sofferenza e che sarebbero pronti ad andare nel gruppo Misto. Al Senato almeno una trentina su circa 50″, aggiunge Moretti.
Certo, solo ieri il capogruppo 5 stelle al Senato, Nicola Morra, era intervenuto per stoppare qualsiasi speculazione, affermando che il Parlamento in carica “è illegittimo” e la cosa migliore è tornare subito al voto, “anche col Porcellum”, chiudendo dunque la porta a qualsiasi intesa governativa.
Ma anche se i grillini dovessero confermare la loro linea di intransigenza, il Pd avrebbe un’altra sponda su cui puntellare un ‘Letta bis’.
“Immagino che davanti a un programma stringato e preciso nel Pdl si apra una spaccatura profonda. Non riterrei così scontato il prevalere della fedeltà assoluta al Capo”, afferma Moretti.
Che in questo caso fa anche i nomi: “Il Pdl ha cinque ministri, in caso di crisi tre potrebbero restare: Lupi, Quagliarello e De Girolamo. Forse anche Lorenzin“.
Anche su questo fronte, però, è arrivata subito una secca smentita da parte di uno dei diretti interessati: “Cara Moretti, grazie per l’attenzione ma non sono mai stata una cacciatrice di poltrone. Seguirei mio leader nella buona e cattiva sorte”, ha risposto su Twitter Nunzia De Girolamo.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 20th, 2013 Riccardo Fucile
RIFUGIATI E JUS SOLI, I PARLAMENTARI CONTRO GRILLO: “LE SUE SONO OPINIONI PERSONALI, NOI LA PENSIAMO DIVERSAMENTE”… E ALLA CAMERA PRESENTANO UNA PROPOSTA DI LEGGE
Nel programma elettorale non c’è traccia.
Nei post che di tanto in tanto appaiono sul blog di Grillo, qualche accenno.
E le esternazioni del leader sono spesso ambigue
Spiegare la posizione del Movimento Cinque Stelle sul tema immigrazione non è semplice. Cosa ne pensano i grillini della riforma della cittadinanza, del reato di clandestinità e del problema degli sbarchi che ormai è all’ordine del giorno?
Beppe Grillo ha più volte scritto sul suo blog che il tema dell’immigrazione è «un’arma di distrazione di massa», un argomento usato come strumento dalla destra e dalla sinistra per distogliere l’attenzione dai problemi “veri”.
In Parlamento, tra i banchi del M5S, non tutti la pensano come lui.
Anzi, il tema è piuttosto sentito: «Io credo che sia uno di quei temi per cui valga la pena discutere» ammette il deputato friulano Walter Rizzetto, reduce da una “battaglia” per chiedere la chiusura del Cie di Gradisca di Isonzo.
Grillo non è nuovo a uscite sul tema e l’altro giorno, criticando la “piaga ipocrita” di chi usa un linguaggio “politically correct”, ha nuovamente sfiorato l’argomento con una serie di termini che vengono “trasformati” in chiave buonista.
«Lo spazzino è un operatore ecologico», «i ciechi sono non vedenti» e «un immigrato clandestino è un rifugiato alla luce del sole».
La distinzione tra clandestino e rifugiato, però, non è certo lessicale, bensì giuridica.
E su questo concorda anche il deputato Manlio Di Stefano, che proprio di rifugiati si occupa all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
«No, clandestini e rifugiati non sono lo stessa cosa — ammette — ma forse Beppe voleva sottolineare come, in base all’appartenenza politica, vengono utilizzati certi termini».
Di Stefano ammette che «purtroppo il nostro programma è molto carente su alcune tematiche, la politica estera e soprattutto l’immigrazione rientrano certamente tra queste. È così perchè siamo una forza giovane e di fatto molte pagine del nostro programma devono ancora essere scritte. Però credo che sia arrivato il momento di coinvolgere i nostri elettori, attraverso la Rete, per sapere cosa ne pensano su questioni come il reato di clandestinità , che io personalmente considero un’aberrazione, o lo ius soli».
Ecco, lo ius soli.
Da quando Cècile Kyenge è diventata ministro dell’Integrazione, quelle due parole sono entrate in maniera dirompente nel dibattito politico italiano.
Beppe Grillo ha già detto come la pensa: «Lo ius soli in Italia è già un fatto acquisito — ha ribadito nel maggio scorso — a 18 anni si può chiedere la cittadinanza».
Quindi la legge va bene così com’è.
Un anno prima, nel gennaio del 2012, scriveva ancor più netto: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso».
Senza senso? «Parla a titolo personale» mette subito le mani avanti Di Stefano.
E infatti alla Camera è stata depositata una proposta di legge basata sullo ius soli temperato che prevede l’acquisizione della cittadinanza «per chi nasce in Italia da genitori stranieri di cui almeno uno vi risieda legalmente da non meno di tre anni o da genitori stranieri di cui almeno uno sia nato in Italia e vi risieda legalmente da non meno di un anno».
Il primo firmatario è il deputato Giorgio Girgis Sorial, ingegnere nato a Brescia da genitori egiziani. Eletto con il Movimento Cinque Stelle.
Marco Bresolin
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Agosto 12th, 2013 Riccardo Fucile
I CINQUESTELLE CHIEDENO LE SUE DIMISSIONI, MA LUI REPLICA: “E’ UNA CARICA PER CUI NON E’ PREVISTO COMPENSO”
Bufera all’orizzonte tra i Cinque Stelle di Treviso.
Colpa, questa volta, di una storia di nomine e fidanzate.
Già , perchè ai grillini trevigiani non è piaciuta la decisione del loro consigliere comunale Alessandro Gnocchi di candidare per l’Ente Parco del Sile tre colleghe. Nella rosa dei nomi, c’è finita anche la fidanzata dello stesso Gnocchi.
Una scelta che agli intransigenti pentastellati non è andata proprio giù.
«Non entriamo nel merito delle competenze tecniche. Ma proporre la propria compagna per un posto di lavoro ci sembra eticamente discutibile. Il tutto anche se la persona in questione ha un buon curriculum», tuona l’ex consigliere comunale del M5S David Borrelli, considerato uno dei fedelissimi di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
CURRICULA
Così, in un’assemblea che gli attivisti stessi definiscono parecchio tesa, mercoledì scorso Gnocchi è stato messo alla graticola.
E il 90 per cento dei presenti gli ha chiesto le dimissioni. Richiesta che lo stesso Gnocchi ha respinto.
Racconta ancora Borrelli: «Il Movimento Cinque Stelle elegge dei rappresentanti il cui dovere è quello di rispettare il mandato dei cittadini. Quindi se i cittadini ti chiedono di lasciare, tu devi rispettare questa volontà ».
Ma chi sono queste tre donne che il consigliere ha proposto per l’Ente Parco?
«Si tratta di tre colleghe della provincia, di cui una Enrica De Luchi, la sua fidanzata. Ma quando gli abbiamo fatto notare che dal punto di vista etico candidare la propria compagna è tipico di un modo di fare politica contro la quale ci battiamo, Gnocchi ha fatto spallucce».
Parole dure, insomma, confermate anche da un comunicato del gruppo nel quale si legge: «Il Movimento 5 Stelle è sempre stato contro i nepotismi, clientelismi e poltronifici. Avremmo preferito candidati altrettanto qualificati ma non così vicini al punto di essere colleghi del consigliere».
LA REPLICA
Da parte sua Gnocchi però controribatte alle critiche: «Si tratta di una carica per la quale non è prevista remunerazione. È dunque volontariato».
Niente interessi economici, dunque. E non solo.
Gnocchi spiega anche di aver girato quei nomi e quei curricula. Ma poi di averne presentato in consiglio solo uno. «E non era quello della mia morosa», spiega. Nessuna sponsorizzazione, insomma. «Piuttosto ho messo a disposizione i curricula di persone preparate».
ESPULSIONE E SIMBOLO
Sia quel che sia è abbastanza facile prevedere cosa succederà ora. Se infatti – come pare – Alessandro Gnocchi non sembra intenzionato a tornare sui suoi passi, partirà la procedura di revoca del simbolo.
«Vedremo cosa succederà a ferie finite», continua Borrelli.
«E nel caso chiederemo allo staff di Grillo di avviare la procedura di consultazione online per decidere l’espulsione e per tutelare il simbolo. Poi, come sempre, l’ultima parola spetterà alla Rete».
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 9th, 2013 Riccardo Fucile
TREGUA ARMATA ALL’INTERNO DEL MOVIMENTO FINO A SETTEMBRE
Stallo, incertezza. Nel Movimento si attende l’evoluzione degli eventi, sia a livello politico (in vista di una eventuale crisi di governo) sia per quanto concerne il nodo degli equilibri interni.
Molto probabilmente, infatti, ogni discorso su alleanze, svolte e assetti dei gruppi parlamentari verrà rimandato a settembre.
Il 7 o l’8 è in via di definizione una grande manifestazione del popolo Cinquestelle a Roma a difesa della Costituzione (e non solo).
A settembre se non prima si saranno dissipati i dubbi sul possibile appoggio a un esecutivo che comprenda personalità di alto profilo della società civile gradite al Movimento.
E sempre tra un mese si ripartirà con il refrain delle votazioni per scegliere il capogruppo del Senato e il vice della Camera (dove, per il meccanismo di rotazione, Alessio Villarosa, attuale vicario, subentrerà a Riccardo Nuti lasciando scoperta la carica).
Allora probabilmente riemergeranno anche le fratture tra le varie anime dei pentastellati.
Una tregua, quella estiva, che sta dando qualche frutto. Anche concreto.
Un paio di settimane fa, infatti, c’è stata la votazione per le altre cariche dei Cinquestelle a Palazzo Madama: vicecapogruppo, tesoriere, segretario (differente il discorso alla Camera, dove è in vigore uno statuto diverso che prescrive un ricambio su base annuale).
Risultato? Non è cambiato nulla o quasi nonostante lo statuto dei senatori pentastellati preveda all’articolo 3 che gli eletti abbiano «cadenza trimestrale, nel rispetto del principio di rotazione tra i componenti del gruppo».
Nel Movimento c’è chi suggerisce che si tratti di «una pace armata» tra dissidenti – pronti a tornare alla carica per selezionare il sostituto del capogruppo Nicola Morra e compatti anche in queste votazioni di luglio nel far sentire il loro peso – e fedelissimi.
Un patto per non alimentare malumori dopo il caso Gambaro e alla vigilia della pausa estiva.
Qualcosa di insolito dei pentastellati però è avvenuto.
Crimi parla di una «soluzione condivisa da tutti».
Uno strappo allo statuto, insomma, con il placet unanime dei pentastellati di Palazzo Madama.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 6th, 2013 Riccardo Fucile
IL DUO GRILLO-CASALEGGIO DEVE TENERE CONGELATI I VOTI PER ASSOLVERE AL RUOLO DI RUOTA DI SCORTA DEL CAVALIERE, MA LA MAGGIORANZA DEGLI ELETTORI CINQUESTELLE NON LA PENSA COSI’
Tra le spiagge dorate della Costa Smeralda e le caselle di posta elettronica dei parlamentari grillini si alimenta il dilemma dei cinquestelle.
Il dubbio, lacerante, è se trattare con il Pd per abbattere il Porcellum e le larghe intese o escludere invece ogni spiraglio di confronto.
Dalla Sardegna Beppe Grillo boccia l’alleanza con i democratici. A Roma, invece, un vorticoso scambio di mail nella chat interna mostra un gruppo del Senato diviso sull’ipotesi di un governo di cambiamento.
Il rischio è che già a settembre, in caso di crisi dell’esecutivo, i cinquestelle tornino a spaccarsi.
Tocca al leader in persona — pare su suggerimento di Giaroberto Casaleggio — chiudere la porta ai democratici: «Pdl e pdmenoelle pari sono. Non c’è alcuna possibilità per me di allearmi nè con uno, nè con l’altro — scrive sul blog — nè di votargli la fiducia».
È in vacanza, ma Grillo non cambia schema.
Non ha gradito il racconto dei “sondaggi” sotto l’ombrellone, nè il resoconto di una chiacchierata con l’ex sindaco di Arzachena: «Qualche pennivendolo si aggira nei bar della Sardegna, in alcuni dove non sono neppure mai stato, per attribuirmi aperture al pdmenoelle. Siamo arrivati al giornalismo da bar — attacca — Le pressioni per un’alleanza del M5S con il pdmenoelle con articoli inventati di sana pianta durano dal giorno dopo le elezioni politiche. Vi prego di smetterla. Mai con il pdl, mai con il pdmenoelle».
Eppure nella Capitale si respira un’aria diversa.
Lo dimostra la mail inviata dal senatore Roberto Cotti ai colleghi del Movimento. Sollecita un confronto interno, auspica un governo di cambiamento. E al telefono conferma l’iniziativa: «Ho letto che la senatrice Bencini invitava a una riflessione. E ho deciso di dire la mia». La proposta, inviata due giorni fa ai parlamentari pentastellati, invita Pd e Scelta Civica a mettere fine alle larghe intese con il Pdl.
Cotti immagina un «nuovo governo di rottura col passato» e chiede ai democratici di sostenerlo «senza doverlo per forza guidare, nè controllare».
Il senatore prova anche a immaginare la compagine: «Esponenti della società civile» con «un premier nuovo, fuori dai partiti ».
L’obiettivo, sostiene, è di cambiare legge elettorale e riformare la politica.
In poche ore la chat interna dei senatori diventa rovente.
E la linea degli ortodossi non tarda a manifestarsi. Tocca a Nicola Morra stoppare l’iniziativa.
Non è necessaria alcuna riunione, avverte il capogruppo, che invita tutti a evitare sortite improvvide e a lasciare che Pd e Pdl si logorino nel dibattito sull’opportunità delle larghe intese.
Il “lodo Cotti”, però, non dispiace a diversi senatori. Non solo Bencini e Francesco Campanella, ma anche alcuni dei parlamentari che in passato hanno chiesto di scongelare i voti del movimento.
Il rischio che il cerino resti in mano ai grillini esiste.
E preoccupa Grillo, come conferma l’ex sindaco di Arzachena Tino Demuro, che sabato sera ha a lungo discusso con il Capo del M5S: «È normale che ora Beppe smentisca. Lui non intende firmare cambiali in bianco. Ma se il governo cade, cambia tutto».
Il Fondatore, intanto, si culla nel relax della Costa Smeralda.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica“)
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Luglio 30th, 2013 Riccardo Fucile
PIZZICATA PIU’ VOLTE IN STAZIONE A BORDO DI UNA VETTURA CON AUTISTA CHE L’ACCOMPAGNAVA AL COMANDO CENTRALE
Saranno i magistrati a fare chiarezza sui passaggi in auto del comandante della polizia municipale di Parma Patrizia Verrusio, pizzicata più volte in stazione a bordo di una vettura con tanto di autista che ogni mattina la accompagna dai binari al comando dei vigili.
La Procura ha aperto un’indagine per peculato.
Si tratta di un atto dovuto, come riporta la Gazzetta di Parma, visto che sul comportamento del comandante il Movimento Nuovi Consumatori (già in contrasto con la giunta Cinque stelle per la questione degli autovelox) aveva presentato in Procura un esposto-denuncia.
Di certo però la questione rappresenta un nuovo problema per il sindaco Federico Pizzarotti.
Era stato il primo cittadino, insieme all’assessore alla Sicurezza Cristiano Casa, a scegliere la Verrusio come guida del corpo di polizia municipale con una selezione indetta dopo non avere rinnovato il contratto all’ex comandante Alessandro Cimino, vincitore di un concorso pubblico indetto in epoca commissariale e ora in causa con l’amministrazione comunale.
Senza contare che sempre la Verrusio già nei primi mesi del suo mandato ha avuto diversi contrasti con i sindacati per il suo modo di fare autoritario nei confronti degli agenti ed è stata al centro delle polemiche per aver posizionato due autovelox in tangenziale che hanno mietuto centinaia di multe.
Il Comune ha sempre fatto quadrato intorno al comandante.
La denuncia del Pcl documentava per diversi giorni con tanto di fotografie la donna scendere ogni mattina dal treno a Parma e salire a bordo di un’auto civetta guidata da un autista, per poi dirigersi al comando della municipale di via del Taglio.
Il caso era scoppiato in consiglio comunale e l’opposizione aveva chiesto di fare chiarezza sul contratto stipulato con il comandante e in particolare di verificare se l’utilizzo dell’auto della municipale fosse compreso come benefit.
Ma da piazza Garibaldi era arrivata una sola giustificazione: essendo un pubblico ufficiale, il comandante della municipale è sempre in servizio quando è sul territorio di Parma, e quindi anche quando arriva alla stazione.
Un’interpretazione dei fatti che ora dovrà passare al vaglio dei magistrati, mentre sul caso e sui Cinque stelle piovono nuove polemiche.
“Il caso della Verrusio intendeva sollevare il velo sulla doppia morale dei consiglieri e degli amministratori a Cinque Stelle, che hanno colpevolmente taciuto su un comportamento che richiamava ai principi ritenuti imprescindibili dell’etica — ha commentato il Pcl — Un Movimento Cinque Stelle che adotta una linea legalitaria ad intermittenza: pronta a stigmatizzare manifestazioni popolari di piazza, bollandole come “politiche” (che ai loro occhi deve avere un’accezione negativa, come confermerebbe il loro modo di tenere la nostra “polis”) ed avvallandone una conveniente militarizzazione, ma omertosa nel denunciare i comportamenti moralmente o penalmente eccepibili di un loro componente”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 25th, 2013 Riccardo Fucile
INCOERENZA A CINQUESTELLE: PRENDONO I VOTI DI ARTIGIANI E PICCOLI IMPRENDITORI E POI CHIEDONO PIU’ TASSE CON IL DURT
La battuta più feroce è di Alberto Microsatira, un blogger molto attivo su Twitter: «In
Inghilterra tutti si chiedono come si chiamerà Royal Baby, da noi che nome prenderà la prossima tassa».
Il neonato Durt, al secolo «documento unico di regolarità tributaria», non è una tassa in senso letterale ma di fatto lo diventa perchè impone 21 adempimenti burocratici in più ad artigiani e piccoli imprenditori della filiera dell’edilizia e dei servizi di manutenzione.
Una ditta che ha partecipato a un appalto per essere pagata deve comunicare – si pensa ogni 30 giorni – all’Agenzia delle Entrate tutti i dati delle buste paga dei dipendenti e delle liquidazioni Iva che diventano mensili.
Solo dopo aver ricevuto il bollino blu del Fisco l’impresa può rivolgersi alla controparte e finalmente chiedere di essere pagata.
Il Durt viaggia dentro l’articolo 50 dell’ex decreto del Fare e un risultato lo ha ottenuto subito: ha fatto infuriare il portavoce di Rete Imprese Italia Ivan Malavasi e il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti che ha addirittura minacciato di «scendere in piazza contro la nuova scandalosa norma».
Il Durt, dunque, è l’ennesimo laccio che finisce per legare le attività delle piccole imprese e costringerle a perdere tempo e soldi in adempimenti formali che se in una grande impresa sono delegati alle strutture ad hoc, nella piccola investono direttamente l’impegno del titolare.
La novità però è per così dire “politica” perchè sulla materia fiscale è sorto un inedito asse.
A inventare il Durt è stato un esponente del Movimento 5 Stelle, Giacomo Pisano, che è riuscito con un blitz delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio in seduta comune a far approvare il suo emendamento.
Con tanti saluti alla semplificazione e ai comizi veneti di Beppe Grillo che si era sbracciato per intascare il voto degli artigiani delusi.
Pisano però non ce l’avrebbe fatta senza l’aiuto del rappresentante del governo, il viceministro Stefano Fassina, uomo di punta del Pd. Alzando la mano in segno di approvazione Fassina ha fatto l’assist decisivo e ha permesso al grillino Pisano di mettere a segno la sua iniziativa.
A niente è valsa l’opposizione di Enrico Zanetti di Scelta civica, l’asse del “cambiamento” Pisano-Fassina l’ha avuta vinta portandosi dietro il Pd.
Ma così facendo i papà del Durt hanno messo nei guai il governo che ora sta tentando disperatamente di rimettere mano al testo, anche perchè l’articolo 50 introduce qualcosa che l’articolo 51 in teoria avrebbe dovuto in parte abolire.
La confusione la fa da padrona e così il governo del Fare e delle semplificazioni rischia di presentarsi come quello che aumenta gli adempimenti burocratici e discrimina di nuovo i Piccoli.
E sicuramente non è un gran successo.
Anche perchè il governo è il titolare di quella Pubblica amministrazione colpevole di un incredibile ritardo nei pagamenti alle imprese e solo adesso sta onorando le prime fatture.
Artigiani e medi imprenditori finora avevano guardato con favore all’esecutivo di Enrico Letta e avevano accettato persino la logica operativa del cacciavite, poche riforme e tanta manutenzione straordinaria.
Non pensavano però che con l’aiuto dei grillini il cacciavite di Letta finisse nei loro occhi.
Dario Di Vico
(da “il Corriere della Sera“)
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