Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
GRILLO STA CACCIANDO I SUOI PARLAMENTARI IN VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 67 DELLA COSTITUZIONE, IN VIOLAZIONE DEL REGOLAMENTO DEI GRUPPI PARLAMENTARI 5 STELLE MA SOPRATTUTTO IN VIOLAZIONE DELLO STATUTO DI 5 STELLE CHE LUI STESSO HA DEPOSITATO SEGRETAMENTE SENZA CONSULTARSI CON NESSUNO, SENZA INFORMARE NESSUNO E SENZA NESSUN VOTO ON-LINE
Grillo e i fedelissimi di 5 Stelle continuano a ripetere che i parlamentari vengono espulsi
perchè hanno violato il codice interno di comportamento.
Codice che non ha nessuno valore legale visto che i parlamentari rispondono solo alla Costituzione, ai regolamenti dei gruppi parlamentari ed eventualmente allo statuto del partito.
L’articolo 3 dello statuto di 5 Stelle dice chiaramente: “Gli eletti esercitano le loro funzioni senza vincolo di mandato”.
E’ evidente che Grillo – come ha sempre detto – non crede affatto nella libertà di mandato dei parlamentari e quindi anche in questo articolo del suo statuto. Semplicemente è stato costretto a mettercelo per rispettare la Costituzione e potersi presentare alle elezioni.
Forse è per questo che se ne è subito dimenticato e oggi vorrebbe espellere i suoi parlamentari come se quell’articolo del suo stesso statuto e le norme della Costituzione non esistessero.
L’articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita: « Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato »
E nello Statuto che pubblichiamo sopra si fa esplicito riferimento a queste norme vincolanti.
Quindi Grillo, suo nipote e il suo comercialista non possono espellere proprio nessuno in dispregio dello Statuto del M5S e della Costituzione.
E qualunque decisone arbitraria in tal senso sarebbe impugnabile di fronte a un tribunale della Repubblica italiana.
Altra cosa per quelli della Repubblica delle banane.
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Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
IN BASE AL DECALOGO CINQUESTELLE, CHI HA TRADITO LO SPIRITO DEL MOVIMENTO HA SOLO UN NOME: BEPPE GRILLO, SI DIMETTA LUI
C’è poco da aggiungere su quanto di recente è avvenuto nel Movimento Cinque Stelle.
Magari si può aiutare Beppe Grillo a rispondere alla domanda che più lo assilla.
“La senatrice Gambaro in campagna elettorale diceva che se uno non si ritrova nel Movimento, allora deve dimettersi. Ma lei non si dimette. Cosa è cambiato allora in questi mesi?”
La risposta standard, quella che in automatico viene data dal cerchio magico grillino e dai suoi guerriglieri on line è non si dimette perchè è attaccata alla poltrona vuole i soldi e andare nei talk show si è venduta è una infiltrata e traditrice.
Ma c’è un’altra risposta possibile a questa domanda — legittima — dell’unico capo tra gli altri invece tutti uguali.
In questi mesi, caro Beppe Grillo, tanti hanno capito che nel Movimento Cinque Stelle, come dice Lei, uno non vale uno.
In questi mesi tanti hanno capito che nel Movimento Cinque Stelle, come dice Lei, non è l’alfiere della democrazia diretta, ma piuttosto di quella eterodiretta.
In questi mesi tanti hanno capito che nel Movimento Cinque Stelle c’è un megafono, come dice di essere Lei, che non capisce che prendere il 25% alle elezioni politiche significa un salto di responsabilità , non una raffica di post a suon di faccia da culo e parlamento tomba.
In questi mesi, tanti hanno capito che nel Movimento Cinque Stelle la trasparenza totale, come piace dire a Lei, vale per gli altri e molto meno per sè stessi.
Ecco cosa è successo in questi mesi.
E’ successo che tanti hanno capito che, prendendo alla lettera il decalogo dei Cinque Stelle, nudo e crudo, quello che si sta mettendo fuori dallo spirito del Movimento è Lei prima e più di chiunque altro.
Perchè nei Cinque Stelle uno non vale uno; perchè Lei politicamente si muove come uno che non vuole veramente cambiare le cose, ma preferisce che le cose restino così come sono; perchè nel Suo Movimento la democrazia diretta è l’alibi per la non-democrazia; perchè non c’è alcuna vera trasparenza in cio’ che Lei fa e in come lo fa.
Ergo, qualcuno comincia a chiedersi: perchè non si dimette Lei?
(E già che ci siamo, potrebbe spiegare perchè le cariche nel Movimento sono tutte a rotazione, tutte, meno la Sua?)
Marco Bracconi
(da “Politica Pop“)
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Giugno 17th, 2013 Riccardo Fucile
COME NEI MIGLIORI PROCESSI STALINISTI SPUNTA ANCHE UN DOSSIER SUI DEPUTATI…COLPIRNE UNA PER EDUCARNE CENTO
Stasera, in diretta streaming dalle 18, andrà in onda il processo dei grillini ad Adele Gambaro. 
Una resa dei conti interna preparata con cura dai falchi con l’obiettivo di stanare e rendere inoffensive le voci critiche dei cinquestelle.
L’ha spiegato ancora ieri Beppe Grillo ai fedelissimi che l’hanno contattato: «Non deve essere una conta sulla senatrice. Ma sul movimento. E su di me».
La verità è che la questione ha varcato i confini di Palazzo Madama e si è allargata anche al gruppo della Camera.
Anche i deputati, infatti, tireranno fuori l’asso dalla manica.
Si tratta di un faldone — ricco di interviste e sospetti — elaborato per inchiodare chi lavora nell’ombra per ribaltare gli equilibri interni al gruppo. «Abbiamo le prove e le mostreremo», giurano.
Lo schema è deciso, ma vista la tensione non si escludono colpi di scena.
È la vigilia di uno snodo decisivo per il futuro del movimento. E tira un’aria strana. Nessuno scommette un euro sull’esito della conta.
Ma è chiaro che la numerosa pattuglia di deputati intransigenti pesa a tal punto da rendere improbabile la sconfessione della linea dura.
La senatrice probabilmente non assisterà al dibattito sulla sua cacciata: «Non so neanche se ci sarò».
Una volta che l’assemblea congiunta si sarà espressa a favore del processo, la parola passerà alla Rete.
Tutti sanno che Gambaro sarà giudicata.
Ma devono prima consumarsi alcuni passaggi decisivi. Stamane ad esempio Vito Crimi — intransigente braccio politico del leader — incontrerà il capogruppo Nicola Morra.
Insieme, due dei “duri” del movimento ragioneranno sulla formula migliore per inchiodare la senatrice.
L’obiettivo è rendere chiaro che chi si oppone al giudizio, si oppone innanzitutto alla Rete.
E mette in discussione il Fondatore, garante della galassia grillina.
Ecco allora che il testo messo in votazione potrebbe assomigliare a questo: “Gambaro ha attaccato il M5S e Grillo. È giusto che su un suo passo indietro decida la Rete?”.
Una volta elaborato il dispositivo, Morra dovrà sminare la delicatissima riunione di senatori in agenda per le 15 — che precede quella congiunta.
Si prevedono scintille.
A Palazzo Madama chi si oppone all’espulsione (sono circa una trentina) tenterà di far saltare la conta su Gambaro.
I più critici sono intenzionati anche a proporre la sfiducia di Morra.
Altri, i pontieri, valutano se disertare la riunione delle 18 e — provocatoriamente — pensano di allargare il giudizio della Rete all’intero gruppo del Senato.
Tutti o nessuno,insomma. Schermaglie tattiche, disperati tentativi di fermare l’ingranaggio.
Perchè i senatori sono a un bivio. In dodici, ieri, hanno negato tentazioni scissioniste. È stato il gruppo comunicazione a contattarli personalmente, per poi diffondere la smentita alle agenzie di stampa e denunciare:«È evidente che la campagna mediatica in atto è tesa a minare le fondamenta del movimento».
Eppure, tra i dodici ci sono parlamentari — come Lorenzo Battista — che pubblicamente non hanno escluso un clamoroso addio.
Nessuno, ormai, si fida del vicino di scranno. E le dinamiche interne ai due gruppi non promettono nulla di buono.
A Palazzo Madama sono gli intransigenti a sospettare del dialogo tra i dissidenti e gli emissari democratici. L’idea di un gruppo autonomo resta sul tavolo, ma molto dipenderà dalla piega che prenderà il dibattito di questa sera.
Alla Camera, invece, il quadroè più sfumato. L’ala dura è convinta che le colombe vogliano ribaltare gli equilibri interni.
Che vogliano farlo nei prossimi mesi, soprattutto se Pd e Pdl dovessero rompere l’alleanza di governo.
Si vocifera di contatti fra i dissidenti ed ambasciatori di Sel e Ingroia.
E non sono piaciute alcune interviste molto critiche verso il Capo. Per questo i falchi vogliono che il dibattito di stasera si trasformi in una resa dei conti con i malpancisti di Montecitorio.
Il Fondatore, salvo clamorosi colpi di scena, non ci sarà .
Gli hanno suggerito di evitare. E gli hanno consigliato anche di non farsi vedere domani, in occasione del sit in organizzato dai cinquestelle in suo onore.
In fondo, basta lo streaming.
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Giugno 16th, 2013 Riccardo Fucile
“NEL CAMPO DELLA LEGALITA’, NUTI DA ME HA SOLO DA IMPARARE”
“Io sono serena, così come i parlamentari dei Cinque Stelle che continuo a sentire. Noto invece
che qualcuno lo è meno. Ho sentito le cose che ha detto Nuti. Parlare di compravendita è gravissimo”.
Sonia Alfano – una delle prime elette nelle liste degli Amici di Beppe Grillo ora europarlamentare eletta da indipendente nelle fila dell’Idv – è tra i “pontieri” accusati della “compravendita” denunciata dal capogruppo M5S alla Camera Riccardo Nuti. All’epoca del mandato esplorativo di Pier Luigi Bersani incontrò Miguel Gotor, collaboratore del segretario Pd, per parlargli di 13 senatori grillini disposti al dialogo.
Esiste ancora quel gruppo?
Sì, ed è molto più numeroso. Si stanno confrontando, cercano una soluzione per evitare che reazioni come quelle contro Adele Gambaro diventino ordinarie. Il dissenso fa parte della democrazia e questo caso è un ottimo spunto di discussione.
Il capogruppo Nuti ha parlato di compravendita.
Riccardo è palermitano come me, ha mangiato tante volte a casa mia. Quando ero candidata con gli amici di Beppe Grillo andava in giro ad attaccare i miei manifesti. Poi è arrivato il diktat da Genova: Sonia Alfano non è più una dei nostri. E ha deciso che ero una persona da non frequentare. Ma la politica è fatta anche di correttezza.
Invece lui è stato scorretto?
Ho letto il mio nome sui siti e sulle agenzie: se non ce l’ha con me rettifichi immediatamente. Ma nel campo della legalità , Riccardo da me può solo imparare. Forse non conosce il codice penale ed è grave per un deputato, per di più capogruppo. Credo che le sue accuse meritino un approfondimento. Se non lo farà la magistratura, sarò costretta a chiederlo io.
Visto che li frequenta, cosa c’è che non va nel gruppo?
Si sono incartati da soli. Tutta questa storia degli scontrini, della diaria… io lo trovo veramente di pessimo gusto rispetto ai problemi del Paese.
Hanno fatto anche altro. Dicono che è colpa dei giornali che non ne parlano.
Non mi pare che Beppe abbia fatto un post per dire quali legge hanno presentato, quante interrogazioni, come hanno votato. Se è lui il primo a non mettere la faccia sul lavoro dei suoi parlamentari, vuol dire che c’è un problema.
Cosa vorrebbe dire a Grillo?
Perchè non impara a conoscerli questi parlamentari? Perchè non ci parla? Hanno bisogno di conforto invece li sta lasciando soli.
È successo anche a lei?
Io glielo chiedo dal 2009: i nostri rapporti si sono interrotti quando gli ho chiesto di mettere una finestra sul blog per pubblicizzare l’attività da europarlamentare. Lasci stare i video: lui la Rete la conosce, sa che quelli non li guarda nessuno. Un suo post, invece, quello sì che lo leggono in tanti.
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano)
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Giugno 16th, 2013 Riccardo Fucile
ELETTO IN EMILIA COME LA SENATRICE CHE HA CRITICATO GRILLO: “CHI CONOSCE LA GAMBARO LA STIMA”
«I senatori non vogliono l’espulsione di Adele, la conoscono, sanno come ha lavorato in questi mesi. Non vorrebbero arrivare a un voto proprio su di lei, e non lo vorrei neanche io. Comunque se si voterà , io voterò contro ».
Il deputato modenese Michele Dell’Orco è uno dei “pontieri” del Movimento 5 Stelle, in queste ore sta lavorando per tentare di evitare lo scontro frontale, per ricucire, abbassare i toni.
A differenza di tanti altri suoi colleghi però ascolta, argomenta, risponde. Non schiva le domande.
E alza la mano per difendere la senatrice ribelle, che domani finirà a processo per aver osato criticare il leader.
Dall’Orco, come pensa andrà a finire il voto di domani?
«È difficile fare previsioni. Io ho parlato anche con gli altri dell’Emilia-Romagna e siamo d’accordo. Anche i senatori non vogliono l’espulsione, hanno visto com’è Adele, che tipo è. Il problema è che molti deputati invece non la conoscono affatto».
E quindi potrebbero votare a favore?
«Eh, sì. Ma io davvero spero non si arrivi a questo punto. Domani ci sarà assemblea e vedremo come andrà a finire. L’espulsione da regolamento dev’essere proposta da un numero minimo di deputati e senatori. Bisogna vedere se qualcuno alla fine lo farà , se la questione verrà messa sul tavolo formalmente, perchè finora non è successo. Io dubito che Adele verrà espulsa, anche se ha palesemente sbagliato».
Perchè dice che la Gambaro ha palesemente sbagliato a dire che “il problema è Grillo”? Qual è la sua colpa?
«Prima di rilasciare un’intervista a Sky avrebbe dovuto confrontarsi con l’assemblea. Ma penso che abbia capito il suo errore».
Però secondo lei questo errore non vale un’espulsione come invece chiede Grillo.
«Io voterò contro. Anche perchè ci sono tanti altri parlamentari che da mesi rilasciano dichiarazioni ben più gravi. La Gambaro è solo l’ultimo caso».
A proposito di cose gravi, è vero che è in atto una compravendita di parlamentari, come ha denunciato il suo capogruppo Riccardo Nuti?
«A me direttamente non è successo. Ma possono evitare di perdere tempo ad avvicinarmi, perchè rischiano una denuncia».
Caterina Giusberti
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Giugno 16th, 2013 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI 20 DEPUTATI E 16 SENATORI…I TALEBANI VOGLIONO ANCHE LA TESTA DI PAOLA PINNA,REA DI ESSERSI LAMENTATA DELLA SCARSA DEMOCRAZIA INTERNA
L’ultima scomunica arriva in un post scriptum e la scrive di nuovo lui, Riccardo Nuti,
capogruppo Cinque Stelle alla Camera: “P. s. Informo i lettori che il codice di comportamento non è cambiato”.
I lettori sarebbero quelli che, su La Stampa, hanno scoperto che Paola Pinna è “pronta a costituire un nuovo gruppo”.
Non da sola, certo. Sarebbero in 20, i deputati sulla strada dell’addio.
Il minimo indispensabile per fare un gruppo a Montecitorio, quanto basta per immaginare che domani potrebbe essere il giorno più lungo dei grillini in Parlamento.
Si usa ancora il ondizionale, perchè mentre alla Camera è stata ufficialmente dichiarata “guerra” (una prima bozza dello Statuto sarebbe già pronta), al Senato i deputati dissidenti sono ancora alla ricerca di una tregua: un ultimo, disperato, tentativo di fermare il voto di lunedì, quello che chiederà alla Rete se vuole che Adele Gambaro, l’accusatrice di Beppe Grillo, resti nel Movimento oppure no.
Sanno già la risposta, i senatori.
Per questo stanno cercando di convincere lei a fare l’unica cosa che la salverebbe dalla gogna: andarsene da sola, provare a dimettersi e finire al gruppo misto.
Ma la senatrice emiliana difficilmente lo farà . Ai senatori non resta che convincere Vito Crimi, Nicola Morra e gli altri “talebani” del gruppo che la faccenda va risolta tra le mura di palazzo Madama, senza darla in pasto ai giovani colleghi deputati.
Che sono lì, inferociti. La Gambaro la considerano già sbranata. E già hanno buttato gli occhi sulla Pinna.
Scrive Carlo Sibilia, 27enne avellinese: “Tolta la zavorra riprenderemo a volare perchè noi siamo oltre… obiettivo 100%”.
Insiste Manlio Di Stefano, 31enne trasferito a Milano: “Se avete pelo sullo stomaco e amate farvi del male seguite queste semplice ricerca su google”.
Aggiunge le parole da incrociare: “m5s dissidenti soldi indennità ”.
Il concetto è noto: lo fanno per la grana.
E ieri, con una rapidità sconcertante, la pagina Wikipedia di Paola Pinna era già aggiornata con il timbro di infamia: “Ha tradito la fiducia dei propri elettori nei confronti di Beppe Grillo in nome della diaria” (poi corretto, un’ora più tardi con il link all’intervista incriminata).
Ormai succede di tutto. Paola De Pin, senatrice trevigiana, ha denunciato al Secolo XIX “stalking” da un consigliere comunale: dice che ridà indietro troppi pochi euro.
Ormai i dossier sono all’ordine del giorno.
E c’è chi sostiene che perfino le voci insistenti sulle uscite dal gruppo siano “profezie che si autoavverano”. “Ci stanno facendo il malocchio”, dice un senatore.
Alla Camera invece sono meno superstiziosi: “La loro tecnica è semplice: delegittimare tutti quelli che alzano la testa. Adesso abbiamo capito perchè li volevano tutti giovani: i ragazzini si manovrano meglio. Noi ce ne andiamo: prenderanno lo 0,1 per cento. Li voteranno solo i fascisti come loro”.
A tutti, quando immaginano l’assemblea di domani, vengono in mente scenari bellicosi: “Stiamo andando alla guerra”, “O si vince o si muore”, “Il problema è che non abbiamo un generale”, “Sarà una battaglia epocale”.
Lo staff, come prevedibile, è furibondo: “Non si può più andare avanti così. Ogni giorno uno si sveglia e fa un’intervista”.
Per questo stanno pensando di mandare il processo in diretta streaming. Chi sono i traditori, lo devono vedere tutti.
Pulizia, mele marce che cadono.
Poi, martedì, si va tutti in piazza, a sostegno di Beppe.
Ci sarà anche lui? “Magari una sorpresa ce la fa”.
Paola Zanca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 16th, 2013 Riccardo Fucile
DALL’EMILIA E DALLA SICILIA LE SCOSSE PIU’ FORTI
«A quelli che fanno troppe storie vorrei chiedere: “Ma te, qui, cosa ci sei venuto a fare? L’accordo con il Pd?”», dice il fiorentino Massimo Artini.
«Quando se ne andranno riprenderemo a volare perchè noi siamo oltre», è sicuro il deputato campano Carlo Sibilia.
Entrambi si riferiscono al gruppo dei dissidenti, di quei colleghi-cittadini-portavoce pronti a mollare gli ormeggi, a lasciare il M5S se la senatrice Adele Gambaro alla fine verrà espulsa.
«È grazie anche a voi giornalisti se si è scoperta questa fronda », aggiunge Sibilia. Un’altra ortodossa, la siciliana Giulia Di Vita, si sfoga su Twitter: «Finalmente uno a uno escono allo scoperto, nemmeno il coraggio di dirlo prima al resto del gruppo. Ed eravamo noi esagerati… ridicoli!».
Il movimento è ormai spaccato in tre tronconi.
Ci sono gli oltranzisti del verbo di Beppe, li chiamano i “talebani”.
Sono quelli (ma non solo) che pochi giorni fa vennero convocati a Milano, alla Casaleggio Associati, per discutere della comunicazione esterna.
Sono anche i più in vista: Vito Crimi e Roberta Lombardi, il presidente della Commissione Vigilanza Rai Roberto Fico, il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, i capogruppo Riccardo Nuti e Nicola Morra, Alessandro Di Battista, Laura Bottici, Paola Carinelli.
In tv per ora ci vanno loro, a tutti gli altri restano i social network e le interviste strappate qua e là dai cronisti, lette con sempre maggiore fastidio dallo staff.
La frattura con i possibili trasfughi era chiara da tempo, anzi sin dall’inizio, da quando il M5S si trovò davanti al primo bivio: decidere se accettare o meno la proposta del Pd di dar vita al “governo di cambiamento”.
Quelli che allora interpretarono gli 8 milioni di voti al M5S come un invito – appunto – a cambiare “qui ed ora”, condizionando un esecutivo di centrosinistra, sono praticamente gli stessi che oggi pensano che la misura sia colma.
Troppe le prepotenze dei “talebani” nella gestione del gruppo, troppa la durezza di Grillo nell’affrontare i dissensi.
Convinzione rafforzata dall’esito disastroso per i Cinque Stelle delle amministrative.
I ribelli sono trenta, forse quaranta, equamente distribuiti tra Camera e Senato, nord e sud.
Potrebbero diventare anche di più se il progetto diventasse qualcosa di ampio, che coinvolgesse – ad esempio – Stefano Rodotà , Sonia Alfano, magari anche Sel.
«I dissensi potrebbero concretizzarsi nell’organizzazione di un nuovo gruppo», ammette Tommaso Currò a Radio Capital.
È lui il sospettato principale, quello che ne starebbe stilando lo statuto, in linea con i valori del movimento ma che garantirebbe agli iscritti la piena libertà di espressione. «La questione non è stare con Grillo oppure no, gli ideali in campo sono molto più grandi», sottolinea.
Gli altri nomi sono ormai conosciuti: Adriano Zaccagnini e Aris Prodani i più agguerriti e politicamente strutturati a Montecitorio, Francesco Campanella e Lorenzo Battista a Palazzo Madama.
Tutti gli eletti al Senato della Sicilia potrebbero seguirli.
Altri ancora si sono visti anche con un altro epurato del passato, il consigliere regionale emiliano Giovanni Favia, guarda caso preso di mira proprio ieri dal blog di Grillo.
Vecchio sodale della Gambaro, ma pure delle senatrici Michela Montevecchi ed Elisabetta Bulgarelli.
La vera posta in gioco non è solo una eventuale scissione, ma piuttosto il governo: senza Pdl e montiani e con dentro Sel e i grillini fuoriusciti.
«Sarebbe una cosa molto bella se un’operazione del genere riuscisse, ma restiamo alla finestra, ci siamo già illusi mesi fa», spiega la pd Laura Puppato.
In campo, terzo troncone, ci sono pure i pontieri.
Il loro obiettivo è disinnescare la bomba di domani. Rinviare il voto su Gambaro o, meglio ancora, depennarlo.
Perchè chiunque dovesse vincere, è il ragionamento, quello sarebbe un punto di non ritorno.
«Non diamo questa soddisfazione ai nostri detrattori, discutiamone con calma», spera il senatore Michele Giarrusso.
E come si fa a ricomporre la frattura? «Sono un avvocato, mica un ortopedico », ci scherza su. «Ci fanno pressione da fuori, vogliono vederci esplodere ma non dobbiamo cadere nel tranello. I problemi del Paese sono troppi per perderci adesso», aggiunge il collega Andrea Cioffi.
Anche l’emiliana Mara Mucci tenta di gettare acqua sul fuoco, mettendo però i puntini sulle i: «Sono contraria alle espulsioni, a livello mediatico non sarebbe un bene se si verificasse un’evenienza del genere. Sarà la Gambaro ad andarsene, se proprio lo vorrà ».
E ancora: «Il punto è che in qualsiasi gruppo, coi colleghi, in famiglia, non possiamo pretendere di avere tutti le stesse idee. L’importante è parlare, spiegarci, confrontarci. All’interno del gruppo. È questo quello che vorrei ».
Matteo Pucciarello
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Giugno 16th, 2013 Riccardo Fucile
CARI “DIPENDENTI”, FINITELA DI DELUDERCI
Tre mesi fa quasi nove milioni d’italiani hanno investito il M5S con uno tsunami di
responsabilità .
Hanno affidato ai parlamentari di quel movimento il crogiuolo della loro rabbia e delle loro speranze, di un bisogno ormai disperato di “liberazione” dalla politica come corruzione e come chiacchiera, come menzogna e come trattativa con le mafie, come privilegio e come autoreferenzialità .
Vi hanno delegato per amore di “giustizia e libertà ”, i valori fondanti della Costituzione repubblicana che il governo Berlusconi-Napolitano (eufemisticamente, per i più piccini, governo Letta-Alfano) vuole ripudiare.
Quasi nove milioni di cittadini vi hanno chiesto di inaugurare e realizzare un’Altrapolitica.
Sembra invece che quella straordinaria ricchezza di rabbia e di speranze abbiate deciso di dissiparla, di gettarla al macero.
Non ne avete il diritto.
Non potete trattare il tesoro di passione civile e di rivolta morale che gli italiani vi hanno consegnato, come fosse un bottino che potete sperperare ad libitum.
Voi siete, per usare una definizione di Beppe Grillo, i nostri “dipendenti” (e Grillo, dunque, parafrasando la Chiesa per il Papa, il dipendente dei dipendenti del sovrano elettore).
Non dovete rispondere a qualche migliaio di attivisti che votano in rete, ma a nove milioni di cittadini che non potete oltraggiare con l’ennesima delusione.
Lo state già facendo, però.
Altrimenti a Roma non vi avrebbero abbandonato in tre mesi due elettori su tre, e a Catania nove su dieci.
Ne tradirete, e perderete, molti altri, se continuerete a trastullarvi col vostro ombelico nella tristezza delle espulsioni e nell’indecenza degli anatemi.
La senatrice Gambaro dice che i toni di Grillo fanno perdere consensi. Può avere torto marcio, ragione solo in parte, o aver messo il dito nella piaga.
Ma è demenziale anche solo pensare di cacciarla, perchè la “lesa maestà ” è diventata obsoleta con la presa della Bastiglia, e l’obbedienza perinde ac cadaver è la divisa della Compagnia di Gesù, non dell’Altrapolitica.
Sento dire che andrebbe espulsa non per l’attacco a Grillo, ma per averlo pronunciato in tv. Per favore!
L’avesse scritto in un blog (ripreso ovviamente da tv e giornali) Grillo avrebbe elegantemente incassato e magari seriamente discusso?
Siate perciò responsabili. Finitela con la litania dei “chi dice x è fuori”, “chi non fa y è fuori”, dedicatevi all’azione comune con i cittadini che vi hanno eletto e che si aspettano di avervi al loro fianco nelle lotte e nelle proposte, non che vi auto-umiliate nella miseria delle scomuniche.
Paolo Flores D’Arcais
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Giugno 15th, 2013 Riccardo Fucile
AL GRIDO DI “BUFFONE, VAI VIA” I MILITANTI DEL COMITATO “NO TERMO” ACCOLGONO IL SINDACO DI PARMA TRA FISCHI E SPINTONI… PINOCCHIO-PIZZAROTTI: “MAI DETTO CHE AVREI FERMATO L’IMPIANTO, DOVETE DISTINGUERE TRA PROTESTA E PROPOSTA”
“Buffone, buffone! Vai via!”. Il sindaco Federico Pizzarotti cerca il dialogo con la piazza che protesta contro l’inceneritore, ma viene cacciato dopo qualche minuto dalla folla che gli grida contro.
Il sindaco si era fatto dare la maglia con la scritta “No Inceneritore” e si era fatto strada in mezzo a centinaia di manifestanti per provare a confrontarsi con i rappresentanti dell’Assemblea permanente no inceneritore che da mesi chiedevano un segnale al sindaco.
Dopo i presidi davanti al forno di Ugozzolo e l’incursione in Provincia finita con lo scontro con il presidente Vincenzo Bernazzoli, il gruppo aveva fatto un blitz anche durante il consiglio comunale, prima di essere allontanati dalla polizia municipale.
In aula però Pizzarotti non c’era e il faccia faccia era stato di nuovo rimandato.
Fino a oggi, quando a Parma era in programma una manifestazione nazionale a cui hanno aderito centinaia di persone.
“Mantieni le tue promesse” hanno gridato gli attivisti al primo cittadino Cinque stelle, che senza perdere la calma ha cominciato a rispondere ai manifestanti, parlando con i rappresentanti accompagnato da un assessore e da un consigliere comunale.
“Non ho mai detto che avrei fermato l’inceneritore” ha risposto il sindaco “E comunque questo non è il modo di farlo. Non servono i proclami e le accuse, voi purtroppo non avete capito la distinzione tra protesta e proposta. Noi comunque siamo contro l’inceneritore e lo saremo sempre, solo che ognuno segue la propria strada e il proprio modo”.
Il sindaco ribatte, ma è un muro contro muro: “Avete strumentalizzato Grillo per vincere le elezioni e ora non mantenete le vostre promesse, siete diventati come gli altri”.
Poi ancora botta e risposta, fino a quando la folla comincia a gridare contro Pizzarotti. “Buffone! Buffone!” E il sindaco ritorna in Comune, tra i fischi e le urla dei manifestanti.
Pochi minuti dopo la piazza si svuota e i manifestanti da piazza Garibaldi, sotto il Comune, marciano fino alla sede della Provincia in piazzale Pace.
Una sfilata con presidio sotto gli enti ritenuti responsabili della costruzione di un impianto. La speranza di bloccare l’inceneritore a Parma non si ferma, nemmeno dopo l’avvio preliminare dell’impianto avvenuto nei mesi scorsi e nemmeno dopo che la Cassazione ha respinto definitivamente la richiesta di sequestro del cantiere.
Nella protesta ci sono persone arrivate da tutta Italia che condividono altre lotte, dalla Tav all’Ilva di Taranto. “Crediamo che l’inceneritore di Parma rappresenti la condizione di un Paese intero — spiega l’Assemblea — stretto nella morsa del ricatto tra lavoro e salute, tra profitto ed inquinamento, tra la vecchia e collusa politica d’interessi e il benessere collettivo”.
Silvia Bia
(da “il Fatto Quotidiano“)
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