Aprile 8th, 2013 Riccardo Fucile
RETROMARCIA SU ROMA: ALLA RIUNIONE SEGRETA L’ARGOMENTO E’ STATO ANCHE LO STIPENDIO DI PARLAMENTARE… E GRILLO SI E’ RIMANGIATO I 2.500 EURO NETTI
Arriva il giorno in cui va in scena il Beppe Grillo che non ti aspetti. 
Pronto, a sorpresa, a fissare a 6 mila euro netti al mese uno stipendio equo per i parlamentari a Cinque Stelle.
Pronto, soprattutto, a esigere trasparenza, senza però reclamare scontrini o ricevute anche per le famose caramelle o per un caffè.
Summit con i parlamentari nel casale alle porte di Roma, venerdì scorso.
«Ragazzi — dice il Fondatore — l’importante è essere presenti in Parlamento, fare il proprio lavoro onestamente e in modo trasparente. Io non ho mai eccepito sugli stipendi, ma solo sui vitalizi!».
Tradotto, anche la diaria dei parlamentari è equa e non si tocca.
Riavvolgiamo il nastro.
In campagna elettorale lo slogan grillino promette stipendi parlamentari da 2.500 euro al mese. Un dato reale, che non tiene però conto della diaria di 3.500 al mese.
A quella — a onor del vero — i grillini non avevano mai promesso di rinunciare.
Ma si erano impegnati a rendicontare ogni spesa, in nome della massima trasparenza.
Torniamo al casale della periferia romana.
Alcuni deputati — «i più radicali sono i giovani, i senatori sono più riflessivi», sbuffa uno dei presenti — sollevano il problema: se le spese non raggiungono i 3500 euro, potremmo restituire la parte eccedente.
Si scatena la discussione.
Un paio di parlamentari si oppongono: «Ragazzi, non scherziamo! Se la mettiamo così finisce che dobbiamo portare anche gli scontrini delle gomme da masticare e dei caffè. Così non ne usciamo, diventa un lavoro. E noi un lavoro da parlamentare già l’abbiamo…».
Applausi, voci che si confondono.
Tocca al Capo indicare la via d’uscita, un placet alla diaria senza perdersi dietro ad eccessi contabili.
E senza restituire la parte eccedente.
La questione, in realtà , è da tempo sotto la lente d’ingrandimento di un gruppo di lavoro grillino a Montecitorio e resta in bilico, visto che i più radicali continuano a invocare la scure per limitare le retribuzioni.
La soluzione dovrà arrivare entro il 27 aprile, quando ai parlamentari sarà accreditato il primo stipendio.
Un compromesso potrebbe obbligare tutti i “cittadini” cinquestelle a indicare i capitoli di spesa — dal cibo all’alloggio — senza indugiare sulle singole voci di spesa.
E nemmeno sulle singole ricevute.
Resta invece intatto l’impegno sottoscritto in campagna elettorale sulla paga base, che per i grillini risulterà dimezzata: da 10 mila a 5 mila euro lordi al mese (circa 2500 netti).
I soldi fatti risparmiare allo Stato potrebbero finire in un fondo indennità , dove i grillini più ‘radicali’ vorrebbero far confluire anche la parte eccedente della diaria.
Anche qui, però, il nodo non è stato ancora sciolto.
Per il fisco l’autoriduzione potrebbe non contare, “gonfiando” ingiustamente il reddito dei parlamentari e mettendone a repentaglio anche alcuni benefici fiscali, come le detrazioni per chi mantiene famiglie numerose.
Resta il fatto che rinunciando solo al 50% dello stipendio base, ma non a tutte le alre voci (diaria, viaggi, indennità di funzione, telefoniche) che fanno 8.600 euro al mese, alla fine il grillino rivoluzionario guadagnerà oltre 11.000 euro netti al mese, appena 2,500 in meno degli altri.
Alla faccia della lotta alla Casta.
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Aprile 8th, 2013 Riccardo Fucile
LO SPORTIVO SOLIDARIZZA CON UN ATTIVISTA: “LE MIE ILLUSIONI SONO SVANITE, C’E’ SOLO DA AVERE PAURA”
«Caro Grillo, permettimi, ma questa volta a fanculo ti ci mando io».
A liberare il “vaffa” è il velista Giovanni Soldini.
Ieri ha pubblicato su Twitter l’appello di un grillino deluso, accompagnandolo con i commenti «Condivido pienamente!!!» e «un grillino che ha il coraggio di dire le cose come stanno».
L’attivista Andrea Baio, genovese che vive a Palermo, così si è sfogato su Facebook: «Credevo di aver fatto bene a votare Movimento 5 Stelle, ma le mie illusioni sono svanite. C’è solo da avere paura, il paese con te rischia una deriva totalitaria».
Evidentemente non sono in pochi ormai a contestare apertamente la linea politica dei Cinquestelle e a prendere posizione pubblica contro Grillo e Casaleggio.
Di fronte alle “manovre” poco chiare dell’ex comico genovese, anche un esperto di navigazione in solitaria come Soldini ha ritenuto di far conoscere il proprio pensiero.
Con la consueta esplicita franchezza.
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Aprile 8th, 2013 Riccardo Fucile
“NEL MOVIMENTO QUALCOSA SI MUOVE”
Ora che qualcosa inizia a muoversi, che qualche coraggioso senatore grillino si espone per
reclamare il dialogo con il centrosinistra, Tommaso Currò non ha voglia di esultare.
«Io sollevato? Non so. Mi hanno attaccato — ricorda il deputato — mi hanno dato del traditore. Ma io non sto tradendo. E penso che nella vita bisogna far prevalere la coscienza».
La voce trasmette un po’ di ritrovata fiducia: «Se abbiamo detto di avere un progetto di Paese e poi stiamo a guardare il governissimo Pd-Pdl, tradiamo la nostra prerogativa di mandare a casa la vecchia classe dirigente».
L’alternativa?
«Se proponiamo un governo a cinquestelle, il Pd e Sel faranno emergere persone che non hanno nulla a che vedere con il passato negativo. Obbligheranno la vecchia classe a fare un passo indietro, ne emergerà una nuova».
Prima lei, adesso un altro siciliano come il senatore Bocchino. Avete dato la scossa?
«Sapevo che Fabrizio mi era vicino. Non so, forse alla base ci sono ragioni sociologiche. Noi siciliani viviamo una voglia di riscatto».
Forse pesa il famoso “modello Crocetta”.
«Certo, un modello che sta funzionando e dando ottimi risultati. E non si capisce perchè non essere portato anche qui (a Roma, ndr)».
Resta lo scoglio della fiducia.
«La fiducia è un fatto tecnico per far convergere più forze politiche su un progetto. Noi il progetto e il programma cinquestelle l’abbiamo. Se il Pd vuole accettarlo, lo faccia: è qui che si gioca la loro maturità ».
E poi c’è il Presidente della Repubblica. Come si dialoga?
«Deve essere un Presidente della Repubblica garante della legalità , dell’equilibrio fra i poteri e lavorare per una giustizia snella e vera. Se invece si sceglie un nome sulla base di condizioni ad personam, staremo per altre sette anni a rigirarci le dita».
Restano le regole del movimento.
«Io rimango di un’idea: bisogna fare il bene del Paese. Io sono qui per rispettare le regole sottoscritte. Ma non in modo che siano fini a se stesse, bensì per fare il bene dell’Italia. Perchè fra le due io scelgo sempre il bene dell’Italia».
Come?
«Per farlo ci passa l’intelligenza e la sensibilità , su questo si gioca il destino degli italiani. Se siamo stati una rivoluzione, è perchè siamo in un momento storico di rivoluzione. O lo si capisce, assumendoci una responsabilità proporzionale alla gravità del momento, o passeremo ignorati dalla storia».
E’ uscito allo scoperto, ha pagato un prezzo.
«Per tre anni ho sacrificato anche la mia vita privata per il progetto cinquestelle. In Parlamento sento una responsabilità a cinquestelle. Posso aver sbagliato il modo, ma il progetto rimane».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
TREMENDO SCIVOLONE DEL “CITTADINO” FRACCARO: DOPO TANTE CHIACCHIERE ALLA FINE IL PRECARIO, INVECE CHE DIFENDERLO, LO VUOLE SFRUTTARE
In un video postato su Youtube il desiderio di «rendicontare» all’universo-web quanto sta facendo. Quanto guadagna. A quanto rinuncia, soprattutto a quell’indennità di mandato (tremila euro) restituita «ai cittadini, allo Stato, alle piccole imprese».
Poi, Riccardo Fraccaro, deputato trentino appena eletto alla Camera tra le fila del Movimento 5 Stelle, annuncia di essere alla ricerca di una serie di collaboratori, tra i quali un addetto stampa che lo aiuti nel rapporto con il territorio locale (quello trentino) e un altro che lo aiuti nella gestione del sito Internet.
Infine di un terzo che lo supporti nell’attività prettamente istituzionale, dato il suo incarico nell’ufficio di presidenza del Movimento 5 Stelle.
LA FRASE
E qui, nella ricerca di collaboratori, incorre in uno scivolone offrendo compensi irrisori: «Io lavoro 14 ore al giorno, tutta la settimana, e rinuncio allo stipendio aggiuntivo – dice – Sto facendo dei colloqui per dei collaboratori che mi aiutino nel rapporti con la stampa. Così 600 euro a uno, 600 euro a un altro….».
Queste cifre provocano la levata di scudi del presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Trento, Fabrizio Franchi, che a Corriere.it replica: «Non vorrei che sia l’ennesima conferma di una corsa al ribasso dei salari per i professionisti del settore. Lavorare a 2,5 euro l’ora, per 14 ore giornaliere sette giorni su sette mi sembra troppo. Soprattutto per un movimento che in campagna elettorale ha rilanciato il reddito minimo di cittadinanza per consentire a tutti di avere un compenso per sopravvivere».
«DORMO POCO»
Fraccaro nel video in realtà fornisce un quadro quasi compassionevole: dorme poco, legge studia e lavora molto, anche la domenica.
Per ora quando è a Roma dorme dalla sorella e si fa aiutare dal fidanzato di lei, un avvocato, «che per il momento lavora gratis».
Insomma sacrifici per lui, e per tutti. Compresi i suoi (eventuali) collaboratori.
Ma ciò non toglie l’ironia di Franchi: «Non vogliono solo servi, ma anche schiavi sottopagati».
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
SERGIO TROISI TORNA A LONDRA: “FACCIO L’INGEGNERE E GUADAGNAVO DI PIU’…”ERO ENTRATO SOLO PER COMPLETARE LE LISTE”
Anche in Sicilia salta il primo eletto del Movimento Cinque Stelle. 
Sergio Troisi, deputato regionale eletto in provincia di Trapani, ha infatti annunciato di volersi dimettere.
Questa volta però non ci sono nè epurazioni nè diffide postali degli avvocati del comico genovese.
Nessun fuori onda alla Giovanni Favia o vietatissimi talk show in stile Federica Salsi. Trosi, semplicemente, vuole tornare a fare il suo lavoro: l’ingegnere. “Mi manca il mio lavoro da ingegnere: ho studiato molto per raggiungere questo obiettivo. Un lavoro che faccio con passione da tempo e che come tutte le passioni, vorrei tornare a fare” dice l’ormai ex deputato del Movimento Cinque Stelle.
Troisi ha preso congedo dagli altri 14 colleghi deputati per rifare le valigie e tornare a Londra, dove progetta treni per gli aeroporti.
“Un lavoro molto appassionante” assicura lui.
E un lavoro in cui guadagnava di più dei duemila e cinquecento euro che rimangono in busta paga ad un deputato regionale del Movimento Cinque Stelle dopo il “taglio” previsto dal programma di Grillo.
“Certo guadagnavo di più, ma non è una questione di soldi. Ho cercato di servire la Sicilia meglio che potevo in questi mesi. Semplicemente voglio tornare a fare l’ingegnere. Anche perchè da professionista se rimani fuori dal mondo del lavoro per troppo tempo poi sei fuori”.
Ma perchè allora Troisi ha deciso di candidarsi al Parlamento regionale se voleva continuare a progettare treni?
“La verità ? Non pensavo assolutamente di poter essere eletto. Mi sono candidato perchè nella mia città , Trapani, sono uno degli attivisti della prima ora. Scrivevo sul sito del meet up, cercavo di coinvolgere i miei concittadini. All’inizio c’erano problemi a chiudere la lista e di certo all’inizio della campagna elettorale non pensavamo di arrivare a tanto”.
E invece nella fortunata tornata elettorale il movimento di Beppe Grillo si è consolidato come la prima forza politica dell’isola.
E a Trapani, nel collegio di Troisi, sono scattati ben due seggi a Palazzo dei Normanni.
Il secondo è toccato proprio a Troisi che ha raccolto quasi tremila voti: niente male per un riempi-lista senza alcuna aspettativa (e volontà ) di elezione.
“Le persone mi conoscevano, hanno apprezzato il mio impegno e mi hanno dato fiducia”. Ma perchè non dimettersi subito invece di aspettare cinque mesi?
“Non volevo mancare di rispetto ai miei elettori: continuerò comunque ad impegnarmi per il movimento” dice l’ormai ex deputato.
Che ha lasciato il solitamente ambitissimo scranno a Palazzo dei Normanni al conterraneo Sergio Tancredi, quarantacinquenne di Mazara del Vallo.
“Mi gratifica e al contempo mi riempie di responsabilità prendere il posto di una persona di valore: farò di tutto per essere all’altezza del nuovo compito” ha detto il neo deputato, che nella vita fa l’istruttore in una palestra e probabilmente ha accettato di buon grado il nuovo incarico.
Almeno fino a prova contraria.
Giuseppe Pipitone
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
VORREBBE LE LARGHE INTESE “COSI LA GENTE PRENDE I BASTONI”, NON CAPISCE CHE SE GOVERNASSE LUI LA GENTE PRENDEREBBE I FUCILI… POI BATTUTE DEGNE DI BOSSI: “NOI SIAMO UNITI, GLI ALTRI SONO DIVISI”, “NOME DI UN PREMIER A NAPOLITANO LO FACCIAMO SOLO SE PRIMA CI DA’ L’INCARICO”… PREVALE LA LOGICA DEL BUNKER
Lontani dal boato delle piazze, ma anche dal chiacchiericcio della politica, i parlamentari 5 stelle incontrano il loro leader Beppe Grillo in aperta campagna, dove il silenzio è interrotto solo da polli, galline e volatili.
A pranzo paccheri con porcini e guanciale, per i “grillini”, che dicono di aver scelto la location per una giornata «in allegria».
Si trova tra la costa di Fregene e il lago di Bracciano il casale Villa Valente, con ristorante “La quiete”, dove deputati e senatori sono stati portati da tre autobus, dopo un giro tortuoso per le vie della capitale.
All’arrivo a destinazione occhi ben aperti da parte di staff e parlamentari per tenere fuori eventuali infiltrati: i giornalisti sono stati invitati fuori dai cancelli della villa.
Nessuno streaming è previsto per quei militanti che fossero curiosi di sapere cosa, in questo delicato frangente politico, Grillo dirà ai suoi.
«Non siamo noi che ci stiamo dividendo, sono gli altri», ribadisce Grillo.
«Se si verificherà l’inciucio delle larghe intese la gente, che è stufa, prenderà i bastoni», avverte il blogger genovese, che poi detta la linea: «Dobbiamo arrivare calmi e sereni all’elezione del presidente della Repubblica che sarà molto diverso da questo».
Grillo non perde occasione per criticare i giornali: «Abbiamo a che fare con gente incredibile. Fanno dossier e controdossier di tutti i tipi contro di me».
Poi rilancia: «Ho detto a Napolitano di darci l’incarico» di formare un governo e solo dopo «gli faremo un nome» per la sua guida. «Ora il nome è il Movimento nel suo insieme».
Poi fa il solito modesto: “Le cose in Sicilia le abbiamo fatte noi, non Crocetta“.
E ai parlamentari Grillo chiede di non pubblicare sui social network «elementi di vita privata, ma solo l’attività parlamentare».
Ma c’è chi lo interrompe: “Non stiamo per caso fornendo un pretesto ai partiti per fare un governissimo?” chiede un parlamentare.
E Grillo risponde: “L’hanno già fatto da un mese. No, non gli stiamo fornendo nessun pretesto”.
Il leader dei Cinque Stelle si mette a disposizione di deputati e senatori: “Fatemi domande, ma non ho risposte per tutto”.
In mattinata, in una intervista al “Secolo XIX” era uscito allo scoperto un altro dissidente.
“Il Movimento 5 stelle doveva fare il governo con Bersani, ottenere dei ministeri e cominciare a lavorare, dice il deputato friulano grillino Walter Rizzetto.
Rizzetto spiega che con Bersani avrebbe “cercato una mediazione” per ottenere “dei ministeri”.
“Faceva il premier, alle nostre condizioni, e intanto ci sedevamo nel governo e iniziavamo seriamente a lavorare — ha detto il deputato -. Ci potevamo dare una possibilità . E lo dice uno che sulla fiducia a Bersani ha votato no. Però le cose sono cambiate”.
Ma “ormai il tempo è scaduto, non si torna indietro. Credo che il destino del M5s sia all’opposizione”.
Rizzetto ha difeso il collega Tommaso Currò, che nei giorni scorsi aveva aperto all’ipotesi di un sostegno a Bersani: “Ha fatto bene. Una persona è libera di esprimere il proprio dissenso, di avere le proprie idee diverse dagli altri, e non deve avere paura di dichiararlo”.
Per Rizzetto anche il silenzio con i giornalisti è un “atteggiamento che danneggia il movimento… questa paranoia asfissiante sull’informazione, gli sguardi sospetti tra di noi. Ci stiamo facendo del male, e se ora se la prenderanno con Tommaso, lo emargineranno, sarà solo l’ennesimo errore. Aria di caccia alle streghe, non mi piace”.
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
SONDAGGIO EMG: IL 20,5% APPOGGEREBBE UN GOVERNO BERSANI, UN ALTRO 20,5% UN ESECUTIVO DI LARGHE INTESE… SOLO IL 74,7% RIVOTEREBBE CINQUESTELLE, IL 21,6% NO
Di fronte all’attuale stallo politico, per gli elettori del M5S cosa dovrebbe fare il partito di Grillo?
Proporre un Presidente del Consiglio indipendente di alto profilo, nel 38,4% dei casi, appoggiare un governo Bersani (20,5%), favorire e dare la fiducia a un governo di larghe intese (20,5%), spingere per tornare al voto il prima possibile (20%).
E in caso di nuove elezioni?
A distanza di un mese e mezzo dai risultati elettorali di febbraio, il 74,7% dell’elettorato sondato da Emg rivoterebbe M5S; il 21,6%, no; mentre gli indecisi sono il 3,7%.
Difficile però che il risultato del sondaggio venga preso in considerazione da Grillo. Nei giorni scorsi sul suo blog è stato infatti pubblicato un post in cui si sottolineava che chi ha votato M5S sperando in un accordo col Pd, ha sbagliato voto.
Ma a quanto pare nella base elettorale cinquestelle la posizione di Grillo e Casaleggio sta portando il movimento in un vicolo cieco col rischio, in caso di elezioni a breve, di un forte ridimensionamento della sua rappresentanza parlamentare.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
OCCHI BENDATI ALLA META: I PARLAMENTARI CINQUESTELLE OGGI GIOCANO A MOSCA CIECA
L’appuntamento è alle nove e trenta di oggi, in piazzale Flaminio. 
La mail di convocazione — nebulosa e generica quanto basta — si limita a chiamare a raccolta le truppe parlamentari grilline.
Nella piazza romana tre pullman preleveranno deputati e senatori, ignari della destinazione finale, perchè ufficialmente solo gli autisti conoscono il percorso.
La meta dovrebbe comunque essere la periferia romana, forse i Castelli romani, di certo una località a portata di bus.
Tutti, naturalmente, sanno che giunti a destinazione saranno accolti da Beppe Grillo in persona. Toccherà al Fondatore strigliare la pattuglia, indicare la linea, placare animi inquieti.
E lanciare un messaggio semplice semplice che assomiglia a questo: «Se volete votare la fiducia, non è un problema. Ma sappiate che a quel punto io e Casaleggio ci ritiriamo a vita privata…».
Il movimento, provato dalla pressione mediatica fino al punto da sfiorare la sindrome d’accerchiamento, arriva sfibrato all’appuntamento con il leader.
Il malessere del fronte “trattativista” cresce. E i numeri sono quasi un dettaglio.
Tre, quattro senatori sono dati praticamente per persi, pronti a sostenere un eventuale governo Pd.
Una decina di deputati valutano l’outing.
E altri parlamentari meridionali di palazzo Madama sono pronti a reclamare una scossa, sollecitando il dialogo con i democratici a partire dal nodo legalitario.
Prenderà la parola Grillo. E chiederà ai dubbiosi di uscire allo scoperto, senza nascondersi.
E non è escluso che qualcuno decida di farlo.
Ma cercherà soprattutto di tranquillizzare chi non riesce a tenere a bada la pressione. «Sono ragazzi, bisogna aiutarli », ripete il leader da settimane.
I gruppi parlamentari, intanto, continuano a riunirsi senza sosta.
Ieri, dopo aver eletto in diretta streaming Elisa Bulgarelli e Luis Alberto Orellana vicecapigruppo al Senato, hanno messo a punto le squadre di lavoro per le commissioni.
Qualcuno ha anche contestato l’accentramento della comunicazione nelle mani di Claudio Messora.
Il portavoce sarà affiancato alla Camera da Nicola Biondo, in arrivo dall’Unità .
E, sempre sul fronte dei media, si è sfiorato anche il caso.
Tommaso Currò, uno dei pochi ad aver apertamente sfidato Grillo e pronto a traslocare al gruppo misto, ha rifiutato un’intervista ad “In mezz’ora” di Lucia Annunziata.
Una decisione assunta dal deputato e giunta al termine anche di un confronto interno.
Alla vigilia dell’atteso summit, Grillo è tornato ad attaccare la stampa sul blog.
Con un fotomontaggio, il leader ha mostrato una gigantesca antenna Rai, sulle cui parabole brillano le insegne di Pd, Pdl e Lista Monti.
«Una parte della popolazione italiana — ha scritto — vive in un gigantesco Truman show».
Segue la ricetta: «La Rai va rifondata e trasformata in un servizio pubblico sul modello della Bbc. Il M5S proporrà in Parlamento l’istituzione di un solo canale Rai, senza vincoli verso i partiti, senza pubblicità e la vendita dei rimanenti due canali ».
Ma non basta.
Il fondatore del movimento, in un’intervista registrata durante lo Tsunami tour, ha anche rivendicato il ruolo di “facilitatore”: «Dico le cose sul palco come politico da 20 anni: energia, rifiuti, wi-fi. Adesso sono diventate parte della politica che probabilmente andremo a proporre al governo».
Il guru Gianroberto Casaleggio, intanto, continua il suo viaggio tra gli imprenditori del Nord per illustrare le idee M5S per le imprese.
Ieri ha fatto tappa a Milano.
Tommaso Ciriaco
(da “la Repubblica”)
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Aprile 5th, 2013 Riccardo Fucile
IN BUS VERSO IL POSTO SEGRETATO
Primo deputato: «Ma che è, ci portano allo zoo comunale?».
Secondo deputato: «Bello, magari cantiamo pure “Dieci ragazze per noi, posson bastare”».
Senatore: «Ma ci andiamo bendati?».
Divertimento, ma anche sconcerto e ironia dolceamara per quella che si preannuncia come un’escursione a metà tra la scampagnata e la gita aziendale.
Stamattina un plotone di neoparlamentari a 5 Stelle si radunerà a piazzale Flaminio e salirà a bordo di un autobus (o forse più).
Direzione: ufficialmente ignota.
Nel senso che per evitare fughe di notizie, si è deciso di non rivelare a tutti il luogo dell’incontro con Beppe Grillo ma solo ad alcuni fidatissimi.
C’è chi dice i Castelli Romani, chi un hotel della periferia, chi L’Aquila.
Comunque sia, il grande capo, anzi il «facilitatore» (come si è definito), non vuole la stampa in giro.
Grillo (qualcuno prevede anche la presenza di Gianroberto Casaleggio) prenderà per primo la parola e, dopo il prevedibile monologo, porrà la fatidica domanda: «Qualcuno di voi non è d’accordo?».
Domanda non certo retorica, visto il clima di questi giorni.
Clima montato ad arte dalla stampa, lamentano molti parlamentari, infastiditi dalle voci di dissenso interno.
Eppure, dopo i timori iniziali, qualcuno comincia a prendere coraggio e a dire che così non va, che va bene la coerenza e il no al sistema dei partiti, ma tenere i voti in frigorifero alla lunga può congelarli per sempre.
Certo, la grande maggioranza rimane fedele alla linea e molti di quelli che vengono chiamati «dissidenti» sono in realtà parlamentari che non hanno intenzione di fare strappi.
Che però la fronda stia prendendo consistenza è noto anche ai vertici.
Tanto che è già partita la conta interna: sarebbero nove i parlamentari a rischio, pronti a votare la fiducia e a traslocare al gruppo misto.
Più ampia la fascia dei generici insoddisfatti dall’intransigenza, quota che oscilla tra i 30 e i 40 parlamentari, su 163.
Tra chi ha votato in dissenso sul no a Bersani c’erano i deputati Mimmo Pisano, Matteo Dall’Osso e Tommaso Currò. Al Senato Alessandra Bencini. Si sono astenuti i friuliani Walter Rizzetto e Aris Prodani.
Ma poi le posizioni minoritarie si sono allargate, sul caso Grasso e sulla questione della lista di candidati premier da presentare o meno (32 sì e 10 astenuti).
E così si sono aggiunte altre voci che chiedono più dialogo.
Tra gli altri Mara Mucci (che minaccia querele a chi la definisce «dissidente»), Giulia Sarti e Vittorio Ferraresi. Critici anche i senatori Giuseppe Vacciano, Francesco Campanella e Stefano Lucidi.
Tancredi Turco, giovane avvocato veneto, non si nasconde: «Ho votato sì alla lista dei nomi. Avevo proposto di creare un gruppo di lavoro, individuare le personalità e contattarle. Siamo ancora in tempo per farli questi nomi: metteremmo con le spalle al muro il Pd».
Alessandro Di Battista, invece, è entrato nell’assemblea convinto della necessità di fare dei nomi e ha cambiato idea: «Del resto il dubbio è rivoluzionario, no? Io credo che facciamo bene a dire di no, è anche un gesto di coraggio rifiutare posti di governo. Il dubbio però c’è: meglio un uovo oggi o una gallina domani?».
Currò è convinto della bontà dell’uovo subito.
Del resto, lo aveva già detto in assemblea, in un intervento applaudito da quattro o cinque deputati, nel gelo della sala.
Un solo collega si era alzato per stringergli la mano.
I senatori sono preoccupati e ieri il clima in Aula era tesissimo.
Qualcuno ha apostrofato in maniera poco civile cronisti accusati di eccesso di critica. Ma è anche la comunicazione interna, e tra loro il capo è Claudio Messora, ad essere sotto accusa: «Andiamo sui giornali solo per le presunte divisioni e non per quello che facciamo», dice un senatore.
Per mettere ordine, si è deciso di creare una squadra intermedia tra i senatori e l’ufficio di comunicazione: un gruppetto di quattro, Sara Paglini, Lello Ciampolillo, Nicola Morra e Monica Casaletto.
Ieri al Senato è stato anche il giorno delle nomine: sono stati eletti vicecapogruppo Elisa Bulgarelli e Luis Alberto Orellana, mentre il tesoriere è Sergio Puglia.
Sono stati presentati finalmente anche i primi progetti di legge: tre, depositati alla Camera da Roberta Lombardi, a cominciare da quello sull’abolizione dei rimborsi elettorali.
Al Senato, invece, si lavora per presentare una proposta sulla legge elettorale, che comprenda le indicazioni della vecchia campagna «Parlamento pulito».
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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