Destra di Popolo.net

“COSI’ GUADAGNA IL PARTITO-AZIENDA DI GRILLO”: INTERVISTA A MICHELE DI SALVIO, ESPERTO IN COMUNICAZIONE

Aprile 4th, 2013 Riccardo Fucile

“IL SUO REDDITO CONOSCIUTO E’ QUINTUPLICATO DOPO IL 2004, RADDOPPIATO NEGLI ULTIMI TRE ANNI ED OGGI E’ TRA I 4 E I 5 MILIONI NETTI DI EURO L’ANNO”

Nelle democrazie occidentali il partito-azienda è un’invenzione italiana.
Nasce ufficialmente il 18 gennaio 1994, quando alla presenza di un notaio Silvio Berlusconi e gli altri soci fondatori (Antonio Tajani, Luigi Caligaris, Antonio Martino, Mario Valducci) danno vita al “Movimento” politico Forza Italia.
Pochi giorni dopo, l’annuncio, con la videocassetta registrata consegnata ai Tg, della discesa in campo per il bene dell’Italia.
Vent’anni dopo, come ci spiega Michele Di Salvo, esperto in comunicazione, blogger e autore di un libro sul comico genovese (Chi e cosa c’è dietro Grillo e al Movimento 5 Stelle) lo schema sembra ripetersi.
L’intreccio tra politica e affari come ragione sociale di una nuova formazione politica che, oggi come allora, sta scuotendo dalle radici le istituzioni italiane.
La domanda più ovvia è come guadagna Grillo dal suo blog?
«Le fonti di reddito del blog sono molte e sfruttate al massimo. Basta fare un semplice esperimento visivo, eliminando «i contenuti» e vedere quanto resta come spazi destinati alla pubblicità . Come quella diretta, ovvero vendita di gadget e di prodotti marcati Grillo (libri, dvd etc), alla quale va poi sommato il guadagno indiretto, attraverso le partnership che generano royalty, come ad esempio per ogni utente che si registra e acquista su Amazon partendo dal blog di Grillo».
Ma i gadget rendono tanto?
«Fino a poco fa la vendita di libri e dvd era l’unica forma di finanziamento del blog. A gestire il “merchandasing” è un altro portale, GrilloRama (grillorama. beppegrillo.it). Sono in vendita magliette, dvd e libri di Beppe Grillo. Qualsiasi campagna, tour, comizio, battaglia del comico-politico, ma anche i dvd di Marco Travaglio (tra l’altro venduti a Current Tv per 100mila euro a stagione) è diventata un prodotto di GrilloRama».
E la pubblicità ?
«Secondo il «Il Sole24Ore» traffico stimato raggiunge una media tra i 150 e i 200mila utenti ogni giorno e circa 1 milione di pagine viste. La scelta di affidarsi alla pubblicità  Google è piuttosto recente da parte della Casaleggio Associati. Con la crescita del Movimento il blog di Grillo è finito nella categoria top-site degli Ad-Sense di Google: la pubblicità  sul blog del comico ora può essere stimata fino a un massimo di 2,49 euro per ogni click e 5 euro ogni mille visualizzazioni. Partendo da questi dati il Sole24Ore ha calcolato per Beppegrillo.it un ricavo annuo che oscilla tra i 5 e i 10 milioni di euro, anche se ci sono analisi (come quella di Webnews) che riducono la forchetta tra 1,5 e i 2,2 milioni».
E poi?
«Poi ci sono le campagne dirette, quelle strutturate in offerta, come ad esempio quelle proposte su beppegrillo.it/adv in cui vengono proposte alle aziende campagne a tema su più canali. E questo dà  un significato concreto alla considerazione per cui la vera forza e capacità  attrattiva è il network».
In che senso?
«Il blog di Grillo può essere visto come l’elemento centrale di un network che genera accessi e condivide contenuti. Intanto il network diretto, ad esempio il canale Youtube, il sito del Movimento, e la webtv “La Cosa”, cui si è aggiunto il canale streaming dei gruppi parlamentari, in cui ogni video viene visualizzato dopo uno spot di 20 secondi. Poi ci sono i siti “indiretti”, ovvero quelli apparentemente non collegati (come Tze-Tze o Cadoinpiedi). Partendo dal blog e dai corrispettivi account sui social network (ufficialmente 1,3 milioni di fan su Facebook, 1,2 milioni di follower su Twitter), questo traffico viene spostato e condiviso su una serie di siti satellite (anche questi con pubblicità  a pagamento) che, comunque, appartengono alla gestione della Casaleggio».
Quanto si è arricchito Grillo in questi anni di attività  politica?
«Possiamo parlare solo di stime, tenendo conto di quanto si sa dalle sue dichiarazioni dei redditi, e di per sè non è la fonte più attendibile, se consideriamo i tre condoni tombali ed due edilizi cui ha aderito Grillo. Bene, se consideriamo queste informazioni mediamente il suo reddito conosciuto è quintuplicato dopo il 2004 e raddoppiato negli ultimi tre anni ed oggi è tra i 4 e i 5milioni netti di euro annui».
Che legame c’è con la Casaleggio Associati?
«Casaleggio Associati è l’azienda-motore, specializzata in comunicazione virale e in e-commerce e gestione di rete. Grillo ci mette il nome e la visibilità  e Casaleggio il know-how per far “rendere economicamente” la presenza in rete. È Casaleggio che sceglie e che cura tutti i contenuti. Quindi il primo problema che si pone è sino a che punto ciò che “firma” Grillo lo pensa, è il suo pensiero, è la linea politica del Movimento, e dove invece comincia la necessità  virale di creare contenuti provocatori a tutti i costi per “stimolare” la partecipazione di rete dei lettori tenendo costantemente ed a qualunque costo alta l’attenzione e i toni. Come si fece con le false notizie come la finta lettera del Papa, o del Presidente Cinese, o la Biowashball, o quella sull’olio di colza nelle auto, o la presunta lettera dell’economista Stiglitz».
Grillo-testimonial e leader di un movimento politico e Casaleggio spin doctor e proprietario di un’azienda di marketing. Non esiste un conflitto di interessi sui contenuti tra l’azione politica e l’attività  commerciale?
«Certo, si pone il problema del “chi finanzia chi” e per fare cosa. Ad esempio: mettiamo che il Movimento 5 Stelle proponga l’uso nelle pubbliche amministrazioni di auto elettriche e proponga una certa casa automobilistica, chi assicura che quell’azienda non sia cliente della Casaleggio o che quella azienda non faccia una campagna tematica sul network di Grillo? Nessuno vuole dubitare della buona fede di tanti, ma in assenza di regole chiare e di policy trasparenti, è per primo Grillo che afferma essere buona norma porci dei dubbi».
Come viene finanziato il Movimento 5 Stelle?
«Nello stesso modo del blog. Il Movimento risulta giuridicamente una “Associazione non riconosciuta”. Nello statuto viene spiegato che il Presidente è Grillo che “in qualità  di titolare effettivo del blog raggiungibile all’indirizzo www.beppegrillo.it, nonchè di titolare esclusivo del contrassegno di cui sopra” — ovvero quello del Movimento — spettano “titolarità , gestione e tutela del contrassegno, titolarità  e gestione della pagina del blog www.beppegrillo.it”. Non solo, al presidente Grillo compete “amministrazione e gestione di eventuali fondi dell’Associazione”.
Di quali fondi si parla?
“Di una quota annuale versata dagli associati; di contributi volontari di persone fisiche, di Enti Pubblici e Privati; di sovvenzioni dello Stato, delle Regioni o di Enti; di eventuali proventi derivanti dalla fornitura di servizi; di donazioni e lasciti testamentari”».
Che cosa comporta l’essere associazione non riconosciuta?
«Non è soggetta al vincolo della trasparenza di bilancio, nemmeno in forma semplificata. Non è prevista la figura del tesoriere, e quindi di un soggetto “terzo” delegato alla raccolta e spesa dei fondi ed alla relativa rendicontazione. Dobbiamo aggiungere che questa associazione esiste dal dicembre 2012, il che pone il problema di chi, come e a che titolo abbia versato i soldi delle raccolte on line e di quelle nelle piazze, come abbia gestito questi fondi, con quali poteri, come abbia documentato gli incassi e le spese, e soprattutto “dove sono finiti questi soldi” e a quanto ammontano».
Il che crea un problema di trasparenza contabile?
«Qui si pone la domanda posta a Grillo da anni senza che nessuno nemmeno nel Movimento si sia posto lo stesso quesito. Il M5S ha aperto un conto su “Pay Pal” (una società  che offre pagamenti on line). Questo conto risulta intestato a “Movimento 5 Stelle Genova”. Non è un conto “personale” quindi… ma Pay Pal per aprire un conto non personale (di un associazione, ad esempio) richiede il codice fiscale o partita iva, nonchè i documenti ufficiali del soggetto collettivo intestatario del conto, nonchè la sede legale ed i dati del responsabile legale. Ora non risulta che i M5S locali abbiano un codice fiscale, una partita iva, una sede legale, così come non risulta siano costituiti in struttura formale con un responsabile legale. Quindi quel conto a chi è intestato? Chi lo gestisce, come, perchè, a chi rende conto, quali sono i documenti contabili?
Già , chi lo gestisce?
«E chi lo sa. L’M5S non prevede organi di controllo interni; viene tutto lasciato alla discrezione di una sola persona. E così anche nella gestione dei fondi.Vede, se casi scandalosi come quelli di Lusi o Fiorito sono emersi, è proprio perchè esisteva un tesoriere, esistevano delle regole cui attenersi nella spesa dei fondi e una precisa tenuta contabile. Senza regole tutto è più opaco. Faccio un esempio: i partiti devono dichiarare a chi pagano un affitto di una sede, registrare il contratto, esibire una ricevuta fiscale e dimostrare dove prendono quei soldi per pagare quel canone. Nella rendicontazione parziale del Movimento si evince solo “dati x euro a tizio per pagare affitti” non meglio precisando alcun ulteriore elemento. Ciascuno ha la propria idea di trasparenza.
Che cosa ci guadagna invece Casaleggio?
«Tanto. Intanto in termini di visibilità  e di vera o presunta autorevolezza, e in Rete sappiamo che conta più la percezione che la sostanza. Da questa autorevolezza nasce un enorme potenziale in termini di lobbing, ovvero nella capacità  di mettere insieme e fare incontrare interessi privati e interlocutori politici. Chiariamo, tutto legittimo. Ma il punto è il limite, e la trasparenza dei rapporti. Da ultimo resta l’interrogativo: chi gestirà  i circa dodici milioni di euro che andranno ai gruppi parlamentari 5 Stelle?»

intervista di Roberto Rossi

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LO STRAPPO DEL CINQUESTELLE CURRO’: “SERVE UN CONFRONTO CON IL PD”

Aprile 4th, 2013 Riccardo Fucile

“NON SIAMO AUTOMI, SE BEPPE VUOLE PARLARCI VENGA QUI”

Poi c’è uno che alza la mano e dice: scusate, così non va.
Gli altri lo guardano male. E all’inizio lo ignorano.
Solo che lui insiste. E allora finisce per aggregare un gruppo di persone.
Che piano si allarga. Fino a diventare un piccolo plotone di trenta parlamentari che la pensano come lui.
Così, quell’uno, che si chiama Tommaso Currò ed è un fisico che viene dalla Sicilia, smette di discutere all’interno delle stanze segrete ed esce (coraggiosamente?) allo scoperto.
E mentre parla il cuore gli salta nel petto.
Non sa se per emozione o per rabbia.
Onorevole Currò, sabato andate in processione da Grillo a Firenze?  
«Io sicuramente no. Mi rifiuto. Non ha senso».
Che fa, si ribella?  
«Non mi ribello. Ragiono. È surreale che centosessantratrè persone si muovano per andare incontro a una sola. Venga lui da noi. Qui. In Parlamento. Saremo felici di confrontarci».
Il capo politico del MoVimento però è lui.  
«Ma in Parlamento ci siamo noi. E questo luogo va rispettato».
Il vostro leader non lo rispetta?  
«Non è questo il punto. Noi parlamentari non siamo automi. E nemmeno bambini. Nessuno ci può svuotare della nostra personalità  politica. Diversamente diventiamo schiavi di un manovratore».
Non lo siete?
«No. Ma se andiamo avanti così questo dubbio si cristallizzerà . Con Grillo e soprattutto con Casaleggio. Io non sono uno schiaccia bottoni per conto terzi».
Chi è lei?  
«Un cittadino che vuole dialogare. Se entri nel Palazzo grazie a otto milioni di voti, devi prenderti le tue responsabilità ».
Un errore non accordarsi con il Pd?  
«La parola accordo non mi piace. Ma io sono convinto che un confronto fosse – e sia – necessario».
Cito Grillo: chi vuole l’accordo col Pd ha sbagliato a votarci.  
«I giorni passano. E il Paese soffre. Non possiamo permetterci di perdere tempo. Di aspettare tre mesi per poi tornare a votare. Le piccole e medie imprese non ce la fanno più. Non amo i toni drammatici, ma qui è una questione di vita o di morte. Ogni giorno ci sono imprenditori che si tolgono la vita e migliaia di persone perdono il posto. Non si può stare ad aspettare lo sfascio».
Che si deve fare?
«Discutere. Intervenire. Sarebbe tutto più facile se il Pd avesse la forza di rinunciare a Bersani».
Il modello Sicilia?
«Il modello Sicilia. Con in più la fiducia. Riflettiamoci».
Niente esecutivo a Cinque Stelle?  
«Non credo che siamo pronti per governare da soli, bisogna avere la forza di riconoscerlo. Ci serve una nave scuola. Il MoVimento ha una forza straordinaria. Una grande energia. E ha spostato l’asse del dibattito politico. Quello che è successo è meraviglioso. Abbiamo un’occasione storica».
Perchè il Pd sì e il Pdl no?  
«Perchè col Pd la sensibilità  è comune su molti temi. Penso agli immigrati, all’ambiente, ai diritti civili. Purtroppo in questo Paese la destra non ha un respiro europeo. E non dico altro».
Non ha paura che la rete la crocifigga?
«La rete è una risorsa insostituibile. Con la rete ci si deve confrontare. È sempre stata la nostra forza. Ma non può trasformarsi in un freno. Nel web trovi ogni cosa. Gente straordinaria e banditi. E serve intelligenza per mediare».
Mediare? Grillo inorridirebbe.  
«Ma è per questo che siamo in Parlamento. Per servire i cittadini. Ce lo impone la Costituzione. Noi rappresentiamo il 25% del Paese. C’è un 75% che ha altre posizioni. La diversità  è ricchezza».
Sul vostro blog «gli altri» spesso sono descritti come nemici.  
«Questo è un punto chiave. I nostri elettori non sono diversi dai venti milioni di uomini e donne che hanno votato Pd o Pdl. E se non usi il buonsenso poi finisci per non stringere la mano alla Bindi. Una reazione distruttiva. Drammatica».
Onorevole Currò, come prenderà  questa sua intervista il gruppo di «comunicatori» che dovrebbero regolare i vostri interventi?
«Non lo so e non mi interessa. A me può anche stare bene che venga nominato un gruppo che si occupa di comunicazione, purchè la comunicazione non si sostituisca alla politica. Anzi, comprimiamo il potere dei comunicatori ed espandiamo quello dei parlamentari. Altrimenti la nostra diventa solo propaganda. E a me la propaganda puzza di fascismo».

Andrea Malaguti
(da “La Stampa”)

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CRIMI, LO SMENTITO, E LA TENTAZIONE DEL PASSO INDIETRO

Aprile 4th, 2013 Riccardo Fucile

LA CRISI DEL CAPOGRUPPO CINQUESTELLE FINISCE NEL MIRINO DELLA RETE EDEGLI IMITATORI… GRILLO BLOCCA LE SUE DIMISSIONI

L’uomo che avanza con passo incerto, ciondolante, il capo chino, la pinguedine trattenuta dalla giacca abbottonata, è Vito Crimi.
Secondo piano di Palazzo Carpegna, corridoio.
Con una mano si sfila gli occhiali, Crimi, e con l’altra s’accarezza il viso, tira su con il naso, la mano asciuga occhi liquidi, tristi.
Commesso solerte, seduto alla scrivania: «Senatore, ha bisogno di qualcosa?».
Crimi si volta, scuote la testa: «No… no… va tutto bene… tutto benissimo».
Non è vero. Crimi è esausto.
Questa sua breve avventura da capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Senato si è rivelata complicata, confusa, snervante.
E anche, sia detto con il rispetto dovuto a un senatore della Repubblica, umiliante.
Del resto, nel volgere di appena due settimane, Crimi è stato costretto a chiedere scusa prima al capo dello Stato («Non volevo offendere Napolitano quando ho detto di averlo trovato piuttosto sveglio») poi a tutti i giornalisti italiani («Ho detto che mi state sul cazzo, ma non è vero, tra voi ci sono tanti professionisti seri»), quindi ha dovuto implorare perdono alla sua collega Roberta Lombardi, capogruppo alla Camera (in conferenza stampa, al Quirinale, osò chiamarla «onorevole» invece che «cittadina»); infine, come se non bastasse, sono arrivate le parole durissime del capo.
Sapete quanto può essere feroce con le parole Beppe Grillo.
Ma due giorni fa, con Crimi, sembra si sia superato.
Telefonata di rimprovero definitivo. Con ordini ben urlati: non parlare più a vanvera, non prendere iniziative, concorda con me e Casaleggio ogni dichiarazione politica e, soprattutto, non pensare minimamente alle dimissioni, perchè le tue dimissioni sono una roba che non possiamo permetterci.
Crimi però ha pensato e ancora pensa di fare davvero un passo indietro: è una persona sensibile, i lucciconi di poco fa ne sono una piccola prova, e sa, lui per primo, che nei suoi errori c’è sempre e solo un miscuglio di ingenuità  ed entusiasmo.
Il fatto di essere il capogruppo del M5S a Palazzo Madama è come se lo costringesse ad essere il più grillino dei grillini.
Così, a volte, esagera, va giù di pancia, ci mette istinto e pochissima lucidità  politica. Come l’altro giorno: quando su Facebook ha scritto che un governo guidato da Bersani sarebbe comunque stato meglio di questo governo Monti.
A una prima lettura, il ragionamento filava.
A una seconda, appena più sofisticata, era il classico ragionamento che seguiva la logica del meno peggio, dell’accordo fatto turandosi il naso.
Crimi diventa “Vito lo smentito” e su Internet spunta l’album di nozze
La precisazione di Grillo – «Bersani è uguale a Monti, anzi è peggio» – seguita a ruota, è stata l’ennesima smentita.
Crimi, ormai, o viene smentito, o smentisce.
Su Twitter hanno creato un hashtag: «#Romanzocrimi Vito, detto lo smentito». Maurizio Crozza lo imita, e fa molto ridere.
Ma da alcuni giorni anche Fiorello, nella sua edicola web, lavora il personaggio con perfidia e sarcasmo.
I fotografi, nella loro tribunetta sull’emiciclo, non lo mollano un istante: e così, l’altro giorno, durante una seduta, gli hanno puntato addosso i teleobiettivi.
Lui, Crimi, dormiva beato, e a bocca spalancata.
Vito Crimi è nato a Palermo 40 anni fa, secondogenito di due genitori impiegati all’Upim, e nel numero di Panorama in edicola oggi c’è il racconto della sua vita.
La vita banale di un uomo diventato improvvisamente famoso.
Crimi boy-scout nella parrocchia carmelitana San Sergio I, Crimi al liceo scientifico, Crimi che si iscrive alla facoltà  di Matematica lasciata poi per amore, per sposarsi con una ragazza bolognese, Maria Cristina (pacchianissimo matrimonio in tight e Rolls Royce, ricevimento in un lussuoso resort, lui che pesa almeno venti chili in meno). Trasferimento a Brescia, dopo aver vinto il concorso nella locale Corte d’Appello. Scoperta di Beppe Grillo. Carriera nel Movimento.
Elezioni politiche. Arrivo a Roma.
Era meno di un mese fa.
I grillini si radunavano in un albergo dietro la stazione Termini.
Lui si presentò dicendo: «Io… io, tra l’altro, ho una buona conoscenza dell’inglese scritto, meno di quello parlato».

Fabrizio Roncone

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DEMOCRAZIA DIRETTA A CINQUE STELLE: GLI ISCRITTI POSSONO DECIDERE DOVE MONTARE IL PALCO

Aprile 4th, 2013 Riccardo Fucile

FORSE COL TEMPO POTRANNO UN DOMANI ANCHE SCEGLIERE L’ORARIO DEL COMIZIO E IL COLORE DEI MANIFESTI

Ieri, mentre ci chiedevamo cosa si riunissero a fare i parlamentari grillini, se poi la linea viene puntualmente decisa da un post di Beppe, è arrivata una notizia illuminante.
Sul loro blog è apparso un avviso. “Nel M5S le scelte le prendono i cittadini” c’era scritto.
E ricordando i valori della “trasparenza” e della “partecipazione” si annunciava: “Ci piacerebbe decidere insieme”.
Molto bene, ma cosa?
“Il luogo dell’evento romano a cui parteciperà  Beppe Grillo”.
Possibili risposte: a) periferia   b) centro c) altro.
Questa sì che è democrazia diretta: i semplici iscritti, uno vale uno, possono decidere dove montare il palco del leader.
Poi magari sceglieranno con un referendum anche l’ora del comizio.
E un domani, chissà , anche il colore dei manifesti.
Ma non corriamo: la democrazia richiede i suoi tempi.

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CINQUESTELLE ASSEDIATI: CONTESTATI PER STRADA E DIMISSIONI DELLA MANGILI RESPINTE PER MOVITAZIONI NON CHIARE

Aprile 3rd, 2013 Riccardo Fucile

QUARANTA I DEPUTATI CHE DISSENTONO E ALLA FINE GRILLO SI TRADISCE: “GOVERNO CON IL PD? AVETE SBAGLIATO A VOTARCI”… INFATTI E’ ORMAI EVIDENTE CHE GRILLO E CASALEGGIO SONO LA QUINTA COLONNA DI BERLUSCONI

Giornata politica tesa per il Movimento Cinque Stelle.
Con le dimissioni della senatrice Giovanna Mangili respinte dall’aula del Senato, con tanto di “lezioni” di bon ton istituzionale impartite dai colleghi dei vituperati partiti. Mangili aveva annunciato l’intenzione di lasciare lo scranno, poco dopo le elezioni, per “motivi personali”, messi però poi in relazione da suo marito con le accuse di una carriera poco limpida nel Movimento.
La larga maggioranza dei colleghi ha giudicato a questo punti poco chiare le motivazioni addotte, e in aula è stato ricordato che le dimissioni da senatore non sono un fatto esclusivamente personale.
Intanto, fuori da Montecitorio, i due deputati Massimo Artini e Massimo De Rosa si sono trovati a fronteggiare un gruppo di contestatori gli chiedevano di “votare la fiducia”.
Quasi un assedio, da dentro e fuori il Palazzo, su quello che è diventato il tema centrale del dopo elezioni: il comportamento dei “grillini” nelle istituzioni appena conquistate.
Quanto debbano restare improduttivi di cambiamento concreto — o “sporcarsi le mani” collaborando in qualche modo con gli altri, per portare a casa i primi risultati.
Alla fine è intervenuto Beppe Grillo a ricordare, sul suo blog, che se qualcuno ha marcato sulla scheda il simbolo del M5S pensando a “un accordo con il Pd”, ha semplicemente “sbagliato voto”.
Infatti Grillo e Casaleggio hanno ormai portato i Cinquestelle a muoversi in funzione di fare solo favori a Berlusconi.
Ma non tutti vogliono vendersi al Cavaliere: l’agenzia Adn Kronos quantifica addirittura in “oltre una quarantina”di parlamentari   ”l’ala dialogante” dei parlamentari Cinque stelle, cioè deputati e senatori che giudicano la linea finora adottata “troppo intransigente”.
E che sottolinenao come possa diventare difficilissimo, “oltre che dannoso”, restare nel Palazzo senza aprirsi al confronto con gli altri.
“Sull’elezione del prossimo Presidente della Repubblica nessuno ci ha chiesto di dire la nostra — fa notare una giovane deputata sentita dall’agenzia di stampa — Ma come potrebbero? Ormai abbiamo alzato mura invalicabili”.

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LA DEPUTATA GRILLINA MARA MUCCI DISSENTE DALLA LINEA: “IL MOVIMENTO FACCIA UN NOME PER IL GOVERNO”

Aprile 3rd, 2013 Riccardo Fucile

LA POLITICA IMOLESE ESCE ALLA SCOPERTO E AUSPICA IL DIALOGO CON GLI ALTRI PARTITI: “FACCIAMO UNA PROPOSTA REALE SUGGERENDO PERSONALITA’ A NOI GRADITE”

E’ una delle deputate che vorrebbe vedere il Movimento 5 Stelle fare un nome per il nuovo governo.
Mara Mucci, parlamentare di Imola, non smentisce le indiscrezioni che la vogliono tra le prime a mettere in discussione la linea dura di Grillo e, rilancia con un articolo sul sito www.maramucci.it, pubblicato poi sulla sua pagina Facebook.
“Nell’ultimo incontro — scrive — abbiamo discusso quale linea politica intraprendere e personalmente credo che sia giunto il momento di fare un passo concreto verso una reale proposta di governo, attraverso una serie di personalità  a noi gradite. Questa linea sarebbe coerente con l’attesa dei nostri elettori che ritengono giusto influenzare le scelte della politica, soprattutto in un momento così difficile per il nostro paese”.
Una presa di posizione in contrasto con la linea ufficiale tenuta fino ad ora dal Movimento 5 Stelle, sostenuta e ribadita da Mucci anche durante il summit serale di martedì 2 aprile.
Tra i malintesi e le incomprensioni, la discussione resta quella sul futuro e le prossime strategie politiche.
“Abbiamo già  visto – continua la “cittadina” che siede in Parlamento — che la nostra presenza sta producendo cambiamenti positivi e credo che per poter continuare ad influenzare la politica sia necessario provare a giocare concretamente le nostre carte”.
Il paese chiede azioni concrete e la deputata ha deciso di esprimere la sua opinione, senza volerla però imporre agli altri: “Al momento la maggioranza ha deciso di non fare nomi e, facendo parte del gruppo Movimento 5 Stelle, accetto questa decisione. Il fatto che si sia votato per decidere quale debba essere la strada da seguire fa parte di una normale dialettica interna al Movimento ed è una grande risorsa. E’ evidente che all’interno di un gruppo di oltre 160 persone ci siano pensieri diversi, soprattutto di fronte a scelte così difficili. Tutto questo non può che far crescere il nostro movimento”.

Martina Castigliani
(da “il Fatto Quotidiano”)

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MONTECITORIO, ASSEGNATI I POSTI, GIUSTA COLLOCAZIONE DEI CINQUESTELLE: VICINO A PDL E LEGA

Aprile 3rd, 2013 Riccardo Fucile

VISTO CHE NON CONTROLLANO UN BEL NULLA ERA INUTILE STESSERO ALLE SPALLE DI TUTTI… ORA ALMENO SONO VICINI AI LORO COMPAGNI DI MERENDE

Sarà  collocato nei banchi al centro destra dell’emiciclo il gruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera.
Lo ha deliberato la conferenza dei capigruppo di Montecitorio.
Il M5S avrebbe voluto sedersi agli ultimi banchi, come fatto nel corso delle prime sedute in occasione dell’elezione delle cariche istituzionali, ma non ha ottenuto il via e dovrà  accontentarsi degli scranni occupati dalla Lega la scorsa legislatura.
Sel e Pd occuperanno la sinistra dell’emiciclo, Scelta civica siederà  nello spicchio centrale.
Subito dopo il M5S, che condividerà  due spicchi rispettivamente con il Misto (in alto) e con la Lega (in basso).
Sulla destra il Pdl e il gruppo di Fratelli d’Italia.
Entro lunedì prossimo i gruppi dovrebbero comunicare anche i posti assegnati a ogni singolo deputato.
I 5 Stelle, su indicazione dello stesso leader Beppe Grillo, avevano insistito per occupare una posizione ritenuta “neutra” nella tradizionale geografia parlamentare, così da marcare la loro lontananza tanto dalla sinistra quanto dalla destra.
“Ci siederemo dietro di loro, così potremo controllarli”, aveva promesso Grillo.
Ma non avendo nulla da controllare, salvo forse controllarsi tra di loro, la sistemazione accanto ai loro compagni di merenda di Pdl e Lega appare la più consona.

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BERLUSCONI: “IL PD VUOLE PRENDERSI TUTTO”

Aprile 3rd, 2013 Riccardo Fucile

MA L’EX PREMIER PRONTO A VEDERE IL SEGRETARIO… “ANCORA TEMPO PER VOTARE A GIUGNO”…POI BLOCCA UL ULTIMATUM DEI FALCHI PDL CHE VOLEVANO IL RITIRO DEI SAGGI

Lo strappo del Cavaliere è rinviato solo di qualche giorno.
Al momento esatto in cui – forse già  nel fine settimana se nulla cambierà  – ogni spiraglio d’intesa col Pd sul Quirinale si sarà  chiuso.
A quel punto saranno barricate.
«Hanno deciso di prendersi tutto e allora non pensino di fare il loro governo col nostro sostegno: di larghe intese non vogliono sentir parlare e allora subito al voto».
Silvio Berlusconi commenta in presa diretta la conferenza stampa del leader democratico. «Ma sentitelo, Bersani, parla ancora come se avesse vinto le elezioni, continua a volerci tenere fuori, a dettare condizioni».
Il salotto di Villa San Martino ad Arcore diventa il quartier generale del partito.
Sono arrivati Alfano e Verdini, Gianni Letta e i capigruppo Brunetta e Schifani, il portavoce Bonaiuti con Cicchitto e Gasparri.
Pranzo veloce e poi tre ore filate di vertice per valutare le mosse a due settimane dall’elezione del nuovo capo dello Stato.
Mentre i deputati erano furenti a Roma perchè precipitati dalle minivacanze per un’assemblea poi saltata.
Le decisioni si prendono in Brianza. E la decisione è unanime.
Se tutte le porte si chiuderanno, se quelle del Quirinale si apriranno per «un presidente alla Prodi», allora per il Pdl sarà  subito campagna elettorale. Nella nota che lo stato maggiore mette per iscritto collegialmente per essere infine resa pubblica da Alfano, si parla ancora di «voto a giugno».
Ma Berlusconi sa bene quanto quella finestra elettorale si faccia ormai ogni giorno più improbabile. E si chiuderà  del tutto con un capo dello Stato «ostile».
Nelle tre ore di vertice non manca chi, come Denis Verdini, prova ad alzare i toni dello scontro. Da subito.
Sua e dei falchi del partito la proposta-ultimatum: dare solo 72 ore di tempo ai saggi nominati da Napolitano.
Non gli otto già  previsti dal capo dello Stato, ma tre da oggi.
Poi, a fine settimana, ritirare Quagliariello e il leghista Giorgetti oppure indurli ad alzare bandiera bianca.
Strada barricadera che, raccontano, avrebbe pure solleticato il capo.
Poi indotto a più miti consigli da Letta, Alfano, Lupi e gli altri.
Le commissioni Berlusconi le considera ancora «una perdita di tempo». Ma ai suoi ripete di aver «fiducia in Napolitano».
Tanto più ritiene incoraggiante la notizia che le Camere saranno convocate il 17-18 aprile per l’inizio delle votazioni per il presidente della Repubblica.
«Ci sono ancora i margini per sciogliere le camere e votare a giugno», è la sua tesi ardita.
Ma sono le uscite di Bersani ad aver risollevato il muro tra Pdl e Pd.
«Abbiamo fatto il gioco dell’oca e siamo tornati alla casella di partenza, il nocciolo resta la governabilità  che Bersani non assicura» spiega Paolo Bonaiuti lasciando Arcore.
La disponibilità  a un incontro a due manifestata dal leader Pd viene considerata un’apertura. Berlusconi sarebbe pure pronto a incontrarlo «in sedi istituzionali » se questo portasse a qualcosa.
Ma la considera «troppo generica » e buttata un po’ lì.
La grande paura resta per le sorti del Colle, per la trappola in agguato.
Il leader Pdl sa che dovrà  cercare di trattare fino all’ultimo istante utile per evitare il «peggio», per lui e per il centrodestra: che a scegliere il presidente siano democratici e grillini.
Salvare il salvabile, dunque.
Poi, se tutto sarà  perduto, paralizzare il Parlamento e costringere allo scioglimento delle Camere.
Intanto «fiducia in Napolitano »: il Cavaliere si dice soddisfatto del limite temporale e del «silenzio- stampa» imposto comunque ieri ai saggi, «niente più che consulenti chiamati a dare un parere in otto giorni, come chiedevamo noi», commenta a fine giornata.
Tanti e tali i paletti, da rendere le commissioni poco più che un palliativo per consentire ai partiti di trattare.
Finito il vertice ad Arcore arriva la nota di Angelino Alfano a nome del partito: «Se questo stallo prosegue perchè il Pd pensa più alla fazione che alla nazione, c’è solo la strada delle urne già  a giugno prossimo».
E a seguire decine di interventi, tutti uguali e dello stesso tenore, di altrettanti dirigenti e parlamentari.
Intesa o voto a giugno. Berlusconi – per il quale tra il 20 e il 22 aprile   riaprono i processi – la scadenza di ottobre non vuole nemmeno prenderla in considerazione.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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GRILLINI A RAPPORTO ALL’AMBASCIATA USA: SE L’AVESSE FATTO MONTI SAREBBERO TUTTI A ULULARE CONTRO I SERVI DEI BANCHIERI E DEL GRUPPO BILDERBERG

Aprile 2nd, 2013 Riccardo Fucile

IL PELLEGRINAGGIO PER DARE GARANZIE AGLI USA SU AMBIENTE, ENERGIA E SANITA’

Un incontro annunciato su Facebook da Roberta Lombardi. “Insieme a Vito Crimi e una stretta delegazione del Movimento 5 Stelle andremo a conoscere l’ambasciatore Thorne“, aveva scritto sulla sua bacheca la capogruppo a Montecitorio.
E il riassunto del meeting è stato affidato a un comunicato sempre via web, ma stavolta sul sito dell’ambasciata americana. “La riunione è stata un’occasione per approfondire la conoscenza del Movimento e la sua posizione sull’attualità  italiana”, si legge.
“Un incontro — specifica l’ambasciata — teso a rafforzare la cooperazione con l’Italia”.
E da discutere, secondo il rappresentante 5 stelle Massimo Baroni, c’era tanto.
Ambiente, web, energia e sanità  sono stati alcuni degli argomenti trattati.
Nessun riferimento al Muos, il sistema radar della Marina Americana che doveva essere costruito a Niscemi, e contro cui il Movimento 5 stelle aveva opposto una ferrea resistenza.
Non ci sono stati commenti specifici sulla politica italiana, se non che la situazione “è di stallo” e Crimi ha ribadito alcuni punti del programma del Movimento, tra cui il reddito di cittadinanza e la legge elettorale, con il ritorno alle preferenze.
Immaginiamo che se un incontro del genere l’avesse chiesto Monti, sarebbe stato sommerso di giudizi sul fatto di “essere servo dele banche e dei poteri forti”, con l’aggiunta di cocca con il gruppo Bilderberg.
Al circo Barnum del guitto di Sant’Ilario tappeto a stelle e striscie.

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