Marzo 30th, 2013 Riccardo Fucile
“IL LEADER PD PIU’ AUTOREVOLE DI ALTRI E POI LA FIDUCIA SI PUO’ SEMPRE REVOCARE”
A rompere il muro del falso unanimismo, costruito ad arte per la stampa e riflesso condizionato di un Movimento che si sente sotto assedio, è stata la mano alzata timidamente da una senatrice gentile e ragionevole, sconosciuta ai più.
Nella sala damascata di Palazzo Madama, Alessandra Bencini, infermiera di Firenze, ha fatto un gesto semplice, democratico: ha votato in difformità dalla maggioranza dei suoi colleghi.
Un braccio alzato contro 52 immobili.
Gesto considerato quasi un tabù nel Movimento di Grillo, tanto da venire nascosto pudicamente, come fosse vergogna, insieme a quello di altri 4 omologhi del Senato. Gesto che lei stessa fatica a rivendicare, negando un’intervista vera, perchè per i 5 Stelle «la fanno solo i capigruppo».
Alla fine, però, accetta di parlare, sia pure malvolentieri, spossata dal peso che sopporta.
E con una prospettiva nebulosa, risolta provvisoriamente qualche ora dopo dalla rinuncia di Bersani: «Se dovessi votare in Aula una mozione di fiducia? Non lo so, non ho deciso. Dovrei riparlarne con i colleghi. Lo so che in caso di voto difforme alla decisione del gruppo rischierei l’espulsione. Ma prima di finire dentro la gogna mediatica, se davvero dovessi votare diversamente, rimetterei il mandato. Del resto non voglio fare la parlamentare a lungo, ho un lavoro che mi piace».
La Bencini non ha subito processi: «I colleghi non mi hanno fatto ostracismo, nè mi hanno tolto il saluto. Mi hanno chiesto di spiegare le mie ragioni».
Ed eccole: «Ho votato sì alla mozione “se Bersani ci presenta una buona squadra si discute o no?”.
Perchè penso che si possa essere intransigenti in modo positivo.
Aprirsi a un dialogo con le altre forze. È vero che abbiamo sempre detto che non facciamo alleanze con nessuno, ma bisogna pur partire, uscire dallo stallo. Serve uno start up. E la fiducia si può sempre revocare».
La Bencini ha un atteggiamento aperto, forse un po’ ingenuo, forse no: «Io sono fatta così. Sono una persona positiva, ottimista. Certe dinamiche oscure non le capisco. Tendo a fidarmi. E mi fido più a sinistra che a destra. Bersani lo vedo più autorevole, meno compromesso di altri».
Del resto la sua provenienza è quella: «Ho votato Pds, Prodi e Bertinotti, prima che facesse quel bel servizio al centrosinistra. Poi ho votato Pd e l’ultima volta Italia dei Valori».
Al Movimento 5 Stelle si avvicina nel 2007.
Gli spettacoli di Grillo la commuovono: «Beppe mi faceva ridere e piangere. Mi dicevo: ma in che Paese siamo?».
L’avvicinamento vero è con i meet up: «Lì ho incontrato persone tranquille, non invasate, dentro un contesto sociale, non sfigati nullafacenti».
Bocciata nel 2009 alle Comunali («ero una riempilista»), la Bencini prende 126 voti alle Parlamentarie: «Non c’era una gran corsa a candidarsi, a quei tempi. Servivano donne per fare equilibrio ed eccomi qui».
Ed eccoci qui, in Senato: «Esperienza abbastanza traumatica, per una abituata a stare in sala operatoria per le emergenze H24. E poi le mie conoscenze sono limitate all’ambito sanitario, inutile nasconderlo. Ho un gran vuoto: c’è da lavorare per riempirlo, bisogna studiare».
Lei ci prova, con passione: «Si può fare tutto, se c’è buona volontà e buona fede». Anche perchè c’è da cambiare il Paese: «Io non me ne vo’ dall’Italia. Voglio tornare a fare l’infermiera in un Paese migliore».
Un governo, prima o poi, ci vuole: «Se il capo dello Stato ci presenterà un candidato credibile, con una buona squadra, perchè non provare?».
A lei piacerebbe un premier come Salvatore Settis: «Ho amato molto il suo libro, “Azione popolare per il bene comune”».
Comincia così: «Indignarsi non basta». La Bencini tiene in alto il braccio. Anche se è faticoso e ti espone agli sguardi degli altri.
Un braccio alzato per dire che si potrebbe fare di più: «Però non so. Sono inesperta, gli altri ne sanno più di me. Forse sono io che sbaglio. Forse sono io che non capisco».
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
MARINO MASTRANGELI NON RESISTE ALL’INVITO A POMERIGGIO 5, A NULLA SONO VALSI I TENTATIVI DI DISSUADERLO
Barbara D’Urso ospita un esponente 5 Stelle a Pomeriggio Cinque. 
E scoppia un altro caso che potrebbe sfociare in una nuova espulsione dal Movimento, come era successo alla consigliera del Comune di Bologna Federica Salsi.
Dopo Matteo De Vita, attivista che, come ha spiegato Grillo, “si arroga il diritto di parlare a nome di un movimento al quale non appartiene se non virtualmente”, è il senatore Marino Mastrangeli che finisce al centro delle polemiche, perchè accusato dai colleghi di aver contravvenuto alla regola del codice di comportamento che stabilisce che i parlamentari devono “evitare la partecipazione ai talk show televisivi”.
Anche perchè pesa ‘l’aggravante’ di aver già una volta deciso in contrasto con il gruppo, quando è stato tra i ‘dissidenti’ che hanno votato per Pietro Grasso alla presidenza del Senato.
Il senatore frusinate, che nel fascione di Pomeriggio 5 diventa ‘Mastrangelo’, si fa intervistare da Barbara D’Urso senza il contraddittorio con gli altri ospiti politici della trasmissione.
“Da solo”, forse per eludere il veto di Beppe Grillo sui talk show, tradotto in una norma del regolamento degli eletti 5 Stelle.
Ma non basta a risparmiargli disapprovazione e possibili grane.
Al Senato dell’intervista non se sanno niente: l’ufficio comunicazione e lo stesso Vito Crimi vengono informati a cose fatte.
Volano urla.
A nulla valgono gli ultimi tentativi di dissuaderlo dal partecipare.
I deputati, l’area più dura dei 5 Stelle, si riuniscono alla Camera e guardano in tv la “performance” del senatore.
Il giudizio è durissimo: “Lo sapevamo che avremmo avuto anche noi i nostri Scilipoti”, commenta un deputato.
Mastrangeli spiega in tv di aver chiesto e ottenuto di essere intervistato da solo, senza altri politici in studio, per non creare l’effetto talk show.
Formalmente, dunque, nessuna violazione delle regole, sembra sostenere, mentre esprime parole di elogio per Gianroberto Casaleggio (“Un genio politico”) e parla del taglio degli stipendi dei parlamentari.
Poi, alla D’Urso che gli chiede se abbia chiesto un permesso per la sua partecipazione televisiva, risponde: “Non devo mica chiedere il permesso a qualcuno? Siamo tutti cittadini liberi”.
Tornerà dunque in trasmissione?, chiede la conduttrice.
“Se gentilmente mi invitano, io gentilmente vado”.
Alla fine Daniela Santanchè compare in studio e chiede se possa fare una domanda: “No — risponde Mastrangeli — Se vuole ci vediamo in Parlamento”.
Ma l’effetto è sgradevole, per i parlamentari 5 Stelle.
Che non possono non notare cosa succede nello studio Mediaset quando finisce l’intervista a Mastrangeli.
Inizia il talk show e la pidiellina Santanchè chiosa divertita di essere felice della partecipazione del senatore grillino alla trasmissione: “Sicuramente ha fatto perdere voti al movimento”.
C’è chi tra i parlamentari ammette di essere d’accordo.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
SONDAGGIO SWG: PDL 26,2%, PD 26%, M5S 24,8%… CASALEGGIO E’ RIUSCITO A RIESUMARE LA SALMA, I POTERI FORTI APPLAUDONO
Secondo il sondaggio elaborato per Agorà di Rai Tre, il partito di Berlusconi sale di due punti in una
settimana e diventa il primo nelle intenzioni di voto con il 26,2 percento di consensi.
Anche Bersani in lieve flessione, mentre Grillo perde oltre il 2 percento
A più di un mese dalle elezioni e al termine del primo giro di consultazioni “non risolutivo”, l’unico partito a guadagnarci è il Pdl.
La linea prezzolata di Grillo punisce i 5 Stelle, che scivolano per la prima volta sotto la soglia raggiunta alle elezioni di febbraio e si collocano al terzo posto.
Secondo il Pd, ma anche i democratici sono in lieve flessione.
E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’Istituto Swg in esclusiva per Agorà , su Rai Tre, che ha anche verificato l’opinione degli italiani sui ‘no’ opposti dal partito di Grillo alle proposte di governo.
Il partito di Silvio Berlusconi sale di due punti in una settimana e diventa il primo nelle intenzioni di voto con il 26,2 percento di consensi.
Scende invece dello 0,4 Pier Luigi Bersani, al secondo posto con il 26 percento.
In forte calo il Movimento 5 Stelle (-2,1%), che perde il suo primato e scivola in terza posizione con il 24,8 percento, per la prima volta sotto la soglia raggiunta alle elezioni di febbraio.
Secondo il 60% degli intervistati, questo comportamento farà perdere voti al M5S.
Di opinione diametralmente opposta una uguale percentuale di elettori del movimento, che invece ritengono che questa posizione di chiusura allargherà i consensi.
Queste le intenzioni di voto con, tra parentesi, la variazione percentuale rispetto alle elezioni del 24-25 febbraio: Lega Nord 4,3% (+0,2), Fratelli d’Italia 1,0% (-1,0), La Destra 0,6% (= ).
E il totale del centrodestra è al 32,5% (+3,3).
Con Sel, il centrosinistra arriva a 29,6 (-0,1),
Scelta Civica 6,8% (-2,0), Udc 1,9% (+0,2), Fli 0,5% (=)
Rivoluzione Civile 1,0% (-1,3), Fare 1,1% (= ).
Il partito del ‘non voto’ è al 37,0%, gli indecisi al 25,0% e gli astenuti il 12,0%.
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
AVREBBERO DOVUTO SCATURIRE DALL’ ASSEMBLEA DEI PARLAMENTARI, NON DALLE SEGRETE STANZE “GRILLO-CASALEGGIO”
“Nomi? Ma quali nomi! noi non abbiamo votato niente!”. 
Da Nord a Sud, deputati e senatori si domandano che cosa stia succedendo.
Oggi alle 16 i Cinque Stelle sono riconvocati al Quirinale, secondo giro di consultazioni, e a Napolitano porteranno la loro rosa di nomi per la guida di palazzo Chigi.
Dovrebbero essere i soliti noti: Gustavo Zagrebelsky, Salvatore Settis, forse Stefano Rodotà . Ma la lista è top secret.
Talmente tanto, che nemmeno gli eletti la conoscono. È qui che si scatena la caccia grossa: come è possibile che il Movimento che si riunisce su tutto, non abbia discusso in maniera ufficiale della formazione da proporre al Colle?
Qualcuno potrebbe dire che è mancato il tempo, che solo ieri Napolitano li ha richiamati al Quirinale.
Eppure non era un’ipotesi difficile da immaginare.
Nel frattempo, però, sono tutti partiti, perfino Vito Crimi ha dovuto annullare il biglietto per casa che aveva già in tasca.
“Possiamo essere convocati e incontrarci in qualsiasi momento — dice Roberto Fico, deputato napoletano — Molti di noi restano a Roma e gli altri ci mettono poco a tornare”.
Ma è evidente che non è così.
La lista esiste già ? è la domanda dei cronisti a Fico: “No comment”, ripete due volte, quando gli fanno notare che in gergo il silenzio equivale a un sì.
Per la prima volta, i parlamentari Cinque Stelle si sentono tagliati fuori.
E la sensazione che un gruppo ristretto stia portando avanti la partita grossa, non è piacevole da digerire.
“Non è il nostro metodo”, dice un senatore. “Sarebbe gravissimo”, aggiunge un altro.
Oggi, comunque, a gestire la patata bollente dovrebbe arrivare Beppe Grillo in persona. Qualcuno sostiene sia arrivato a Roma già ieri sera, ma le notizie sulla partenza da Marina di Bibbona (dove il leader era arrivato due giorni fa) sono confuse e depistate: dalla villa sul mare è uscito incappucciato il custode, tre macchine hanno varcato il cancello e se su una ci fosse Beppe, non si sa.
Di certo, c’è solo una telefonata.
È quella con cui i senatori, martedì, l’hanno raggiunto dopo le consultazioni con Bersani.
La racconta Paola Nugnes su Facebook: “Credo sia giusto che le vostre cose le discutiate tra voi”, avrebbe detto Grillo stando al racconto della senatrice. Chi c’era, però, ricorda che il leader ha aggiunto altre parole: “Tenete duro, restate compatti, nessuna fiducia a Gargamella, vi vogliono fottere”.
Di telefonate, ieri, ce ne sono state molte.
Una, piuttosto lunga tra Claudio Messora e Gianroberto Casaleggio.
Ufficialmente, hanno continuato a discutere della piattaforma che deve servire alla comunicazione tra gli eletti (due giorni fa, 4 deputati sono andati a Milano per incontrarlo), segno che il filo diretto con il guru non si è mai interrotto .
La settimana prossima — tra sabato o domenica, in Toscana o in Abruzzo — si terrà il “summit” a un mese dalle elezioni: gli eletti incontreranno i fondatori del Movimento per fare il punto su questi primi burrascosi trenta giorni di legislatura.
Si parlerà anche dei dissidi interni, caso Lombardi compreso.
Ieri, la capogruppo che ha creato malumori per la sua gestione troppo autoritaria dei deputati, si è presentata in assemblea piuttosto abbattuta: “Mi sono svegliata malissimo. Le cose che ho letto mi hanno dato molto fastidio. Parlate chiaro, se volete che mi dimetta ditelo”.
Sulla faccenda, per il momento, pare si sia steso un velo.
Ma ogni giorno ce n’è una.
Ieri è toccato alla romagnola Giulia Sarti — che già nei giorni scorsi, insieme a una ventina di colleghi aveva proposto di votare i nomi da proporre al Colle — polemizzare con la nomina del bolognese ‘Nik il nero’, alias Nicola Virzì, ultimo ingresso nello staff della comunicazione.
Tutto è rimasto nel chiuso delle stanze: come spiega la deputata Federica Daga la web cam “l’abbiamo dimenticata”.
Che aggiunge: “Devo portarmela pure in bagno? Se non facciamo lo streaming scrivete che manchiamo di trasparenza, ma siete fuori?”.
Di video, ieri se n’è fatto uno: sottofondo di Lucio Battisti, i Cinque Stelle cantano : “Siamo pronti, Presidente, siamo pronti per governare. Perchè no? Ci metta alla prova, signor Presidente. Non chiuda la porta, noi siamo pronti”.
Grillo, almeno fino a oggi alle 16, pensa ad un’altra soluzione: “Non è necessario un governo per una nuova legge elettorale o per avviare misure urgenti per le pmi o per i tagli delle Province”.
Il Parlamento è sovrano, dice, “si può fare”.
Paolo Zanca
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
SI PREPARA L’INCONTRO CON COLLE, IN CRISI LA LINEA DEL MOVIMENTO
Due assemblee passate a parlare di disegni di legge e interrogazioni da presentare.
Le valigie pronte per tornare a casa, qualcuno è già partito, perchè Pasqua è Pasqua, «non ci fermiamo da tre settimane».
E però, la notizia che arriva in Transatlantico alle sette e mezzo della sera cambia tutti i piani. Il congelamento dell’incarico a Bersani, le nuove consultazioni del presidente Napolitano, mettono in crisi la linea del Movimento 5 Stelle.
Mercoledì sera, nella riunione che è seguita ai lavori d’aula, la romagnola Giulia Sarti ha alzato la mano timidamente e ha chiesto: «Perchè non cominciamo a fare i nomi di un governo a 5 stelle? Se Bersani non ce la fa, rischiamo di farci trovare impreparati ». Una ventina erano con lei. Gli altri no.
Così — almeno ufficialmente — non se n’è parlato.
Le mosse del presidente della Repubblica però rimettono tutto in gioco.
Vito Crimi annulla il ritorno a Brescia. Al Senato i pochi rimasti restano riuniti fino a tardi.
Ci si vedrà ancora stamattina, prima di incontrare il presidente. E lì, i nomi verranno fuori.
Riportare i 20 punti di programma non ha senso.
Stavolta bisogna avere in mano qualcosa di concreto.
«Se il capo dello Stato ci proponesse Rodotà ? O Zagrebelsky? Perchè dovremmo dire di no?», chiede più di un parlamentare. È davanti a questo scenario, che le truppe grilline rischiano di spaccarsi. È per questo, che i capigruppo in queste ore si affannano a trovare una linea che possa andar bene anche a chi non vuole continuare a dire solo no. «Si potrebbe fare un governo di scopo con 5 o 6 punti, così si tornerà ad elezioni avendo fatto qualcosa», dice un senatore, che pure è già in viaggio verso casa.
La rosa però è tenuta segreta. «Se facciamo i nomi prima del tempo rischiamo di bruciarli», ragiona Massimo Artini, che il giorno prima è stato a Milano da Casaleggio per parlare della piattaforma informatica, degli strumenti di cui i parlamentari hanno bisogno per coordinarsi meglio.
E del modo in cui verrà scelto il candidato alla presidenza della Repubblica: il sistema è quasi pronto, a decidere sarà la base, potranno votare gli iscritti al portale che hanno mandato i documenti digitalizzati, come alle parlamentarie.
In tutto questo, aleggia l’arrivo di Beppe Grillo.
Già ieri una voce impazzita lo dava in partenza dalla villa al mare di Marina di Bibbona alla volta di Roma. «Potrebbe arrivare per le consultazioni », «Andrà con Vito e Roberta al Quirinale», dicono i boatos. Crimi nega via sms: «Grillo non ci sarà ».
Quel che è certo, è che pochi giorni fa ha telefonato ai senatori riuniti per dire loro: «Tenete duro. Nessuna fiducia a Gargamella ( alias Bersani). Non votate nessuno sennò qui ci fregano. Bisogna restare compatti».
E che il suo incontro con tutti i parlamentari era previsto per giovedì 4 o sabato 6 aprile, a ridosso della visita che tutti quanti faranno all’Aquila il 5, nell’anniversario del terremoto.
Che non sia così facile tenere insieme il monolite a 5 stelle lo dimostra l’episodio del senatore Marino Mastrangeli, di Frosinone, già noto alle cronache grilline per aver votato la fiducia a Piero Grasso in quanto «ex poliziotto», ospite ieri di Barbara d’Urso a Pomeriggio5.
Un deputato della sua stessa città guarda sconfortato il telefonino: «Ecco, dalla base mi stanno già massacrando». Altri ironizzano: «Fermi tutti, parla lo statista».
Ma anche: «Sapevamo che avremmo avuto anche noi qualche Scilipoti».
Le regole di Beppe Grillo vietano i talk show, il senatore ha chiesto di essere intervistato da solo — senza contraddittorio con gli altri politici in studio — ma potrebbe non bastargli per evitare provvedimenti.
Al Senato sanno dell’intervista solo a cose fatte, dall’ufficio di comunicazione parte un tentativo di dissuasione che va a vuoto. Volano urla.
Più di uno mormora: «Per me quello è fuori».
Annalisa Cuzzocrea
(da “la Repubblica“)
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Marzo 29th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX NUMERO UNO DEL GRANDE ORIENTE D’ITALIA AMMETTE DI AVERE UNA VISIONE ANALOGA A QUELLA DI CASALEGGIO
Il settimanale “Panorama” parte da un interrogativo che stuzzica milioni di italiani: «Chi è
realmente Gianroberto Casaleggio? Quali segreti nasconde, l’uomo che è il vero motore del Movimento 5 Stelle?».
Il settimanale racconta dei presunti rapporti tra lo stesso Casaleggio e Giuliano Di Bernardo, ex gran maestro del Grande oriente d’Italia.
L’ex massima autorità della massoneria italiana afferma che la sua visione e quella di Casaleggio «sono molto simili».
E poi spiega: «Entrambi riteniamo che nel futuro dell’umanità scompariranno le differenziazioni ideologiche, religiose e politiche. Per me a governare sarà una comunione di illuminati, presieduta dal tiranno illuminato, per Casaleggio a condurre l’umanità sarà la Rete».
Tuttavia Di Bernardo tiene a precisare di non sapere nulla circa un’affiliazione di Casaleggio alla massoneria: «Non mi risulta che sia massone».
Ma, a sorpresa, svela di sentirsi vicino al movimento: «Io non votavo da 15 anni, ma sono tornato a farlo e ho dato la mia preferenza al Movimento 5 Stelle. E molte delle persone che conosco e che condividono la mia visione del mondo hanno fatto lo stesso. L’importante è che Casaleggio non si faccia corrompere, che non accetti il compromesso con le altre forze politiche. Il rinnovamento deve essere radicale».
Di una presunta affiliazione a non meglio precisate logge massoniche o ad altri lobby e poteri forti americani si parlò anche in occasione dell’annunciata visita all’ambasciatore Usa Italia.
Ma il 58enne, ex dirigente della Telecom, ha sempre smentito e ironizzato su queste voci. E lo ribadisce, sempre nell’articolo di Panorama, anche Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto: «Leggo articoli fantascientifici -afferma- mi sembra che i giornalisti siano davvero poco informati».
Quindi replica anche sulle presunte fortune fatte con la gestione del sito del M5S: «Ho visto sui giornali cifre totalmente campate per aria. Chissà perchè sono convinti che guadagniamo così tanto».
Alfio Sciacca
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 28th, 2013 Riccardo Fucile
SU SITI E BLOG I MILITANTI CINQUESTELLE “MASSACRANO” ANTONIO VENTURINO, IL GRILLINO CHE HA IMPARATO PRESTO A FARE IL FURBINO
Dopo la missione con l’auto blu, alla quale aveva rinunciato pubblicamente, scoppia un’altra grana per Antonio Venturino, il vice presidente grillino dell’Assemblea regionale siciliana, già finito al al centro delle polemiche con i sostenitori del movimento per l’entità della cifra restituita alle casse pubbliche.
Adesso Venturino, che dichiara di non possedere un’auto, tra gennaio e febbraio dall’Ars ha incassato 1100 euro di rimborso carburanti.
Un dettaglio che ad alcuni attenti osservatori del Movimento 5 Stelle non è sfuggito: “Ma visto che avevi dichiarato di non avere un auto, a cosa ti servono gli oltre 1.100,00 euro di rimborso carburante? Ma scusa non avevi detto che eri stato costretto ad usare l’auto blu di servizio al gruppo perchè non avevi l’auto?” chiede Ciccio sul blog ufficiale “Sicilia5Stelle”.
Aggiunge Max Ros: “Ma se non hai la macchina come mai hai preso 1100 Euro di rimborso carburante?”
E Carmine Lentini rincara la dose: “Scusate, ma dopo aver pubblicato il certificato di rinuncia all’autoblu, come si giustifica l’utilizzo di quest’ultima per scopi istituzionali?”
C’è anche chi la butta sull’ironia: “Sei male informato, Antonio ha dichiarato: “qualcuno dirà che era un’auto blu, ma non lo è” Infatti si vede chiaramente nella foto che è rosa fucsia” scrive Gabriele B.
E’ la dichiarazione che compare anche sul blog “Assurdita5stelle”, dove il caso Venturino tiene banco.
Le dichiarazioni del vice presidente dell’Ars in occasione della trasferta di Niscemi vengono impetosamente confrontate con i suoi rimborsi spese pubblicati sul blog ufficiale: “Perche mi fa questa domanda? Perche non avete che cosa scrivere?” aveva detto ai cronisti a Niscemi, “non è un’auto blu, ma di servizio. Ovviamente siamo venuti con l’auto di servizio. Qualcuno dirà che era un’auto blu, ma non lo è. Siccome noi oggi siamo venuti da Palermo e dobbiamo fare un altro giro, e siccome io la macchina non ce l’ho e a piedi sarebbe stato complicato, in bicicletta sarebbe stato un po’ difficile anche perchè avrete visto lo stato fisico in cui mi trovo. Quindi per motivi di tempo abbiamo usato un’auto di servizio, chiamiamola auto aziendale, dell’azienda Assemblea regionale siciliana”.ù
Poi le dichiarazioni: “Gennaio 2013. Oltre ai 2500 Euro netti, ho trattenuto la somma di 773.30€ per la benzina (tot. km effettuati: 2090, calcolati in base alla tabella ACI), di 170.00 Euro di spese varie e di 140€ per i pasti. Febbraio 2013. Oltre ai 2500 Euro netti, ho trattenuto la somma di 387.02 Euro per la benzina (tot. km effettuati: 1046, calcolati in base alla tabella ACI), di 175.00 Euro per il trasporto su mezzi pubblici, di 500.00 Euro per l’alloggio, di 728.00 di spese varie e di 108 Euro per i pasti”.
E giù commenti: “Non so quanto costi in Sicilia un abbonamento per il trasporto pubblico, ma quei 175 € sanno tanto di taxi”, dice Visenna Zilla.
Che aggiunge: “Farei anche notare che, non avendo l’auto di proprietà , con il tappeto volante a benzina fa mezzo chilometro al litro (usufruisce del tipo di rimborsi chilometrici non esattamente favorevole all’amministrazione)”.
Arrigo Toffolatti punta il dito sui “728 di spese varie a febbraio”. “Pensa – scrive – c’è gente che ci deve vivere un mese”.
(da “la Repubblica“)
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Marzo 28th, 2013 Riccardo Fucile
“CREDO CHE IL BLOG FOSSE UN’IDEA DI CASALEGGIO, GRILLO NON HA SPESO UN EURO”…E A PROPOSITO DEI TROLL: “LA DENUNCIA DI GRILLO E’ CURIOSA: HA FATTO ESATTAMENTE QUELLO CHE LAMENTA ORA”
Dodici anni in società con Gianroberto Casaleggio, un profilo internazionale, un’araldica complessa, scrittura e relazioni, economia e Internet, poi Enrico Sassoon ha scritto una lettera, lo scorso settembre, per sigillare proprio quei dodici anni.
E in poche righe, pubblicate in evidenza sul Corriere della Sera, si è liberato di quelle ricostruzioni su complotti, massoneria, servizi segreti che — dice — l’hanno perseguitato.
Non adora parlare ai giornalisti.
Ci riceve in una sala riunioni costellata di oggetti elettronici antichi e moderni, che un neofita vedrebbe bene in un museo.
Riflette su ogni sillaba e la registra anche.
Quando ha incontrato Casaleggio?
Ci siamo conosciuti nel 2000, quando sono entrato a far parte del Cda di Webegg come consigliere indipendente. Quando nel 2004 Casaleggio fonda la sua società di consulenza e strategie di rete (che cura il sito di Grillo), mi propone di acquisire una quota e io entro come socio di minoranza con il 10%. In quell’epoca ero l’ad di American chamber of commerce. Ho lasciato la Casaleggio Associati perchè c’erano fazioni in rete, esterne e interne al Movimento, che mi diffamavano. Nè Grillo nè Casaleggio mi hanno difeso. Sono stato costretto a lasciare pur non avendo mai scelto di fare politica con il M5S. Non mi ha colpito la rete, ma persone che hanno trovato la mia figura professionale poca consona al Movimento.
Come può un sito attirare milioni di visite che diventano milioni di voti?
Perchè Grillo ha toccato corde di carattere sociale e politico che hanno persuaso un numero crescente di persone. Credo che il blog sia un’idea di Casaleggio, penso che Grillo non sapesse proprio nulla di Internet quando gli fu proposto. Casaleggio ha notato il successo di Grillo che faceva spettacoli con una componente di critica sociale e politica molto aggressiva. Ha pensato che potesse essere utile sfruttarlo e inserire Internet, le connessioni immediate, negli spettacoli in maniera tale che potesse far vedere le cose di cui parlava, ricordo ad esempio la vicenda Telecom. Hanno usato molto la famosa mappa del potere, elaborata da Casaleggio e Associati, che dimostrava come poche persone controllano molti Cda.
È stato anche un affare economico?
È convenuto per un breve periodo di tempo. Che io sappia, Grillo non ha mai pagato niente, non ha speso un euro, ma ha dato in concessione la vendita di dvd e libri. Pubblicità ? Non ho idea. La Casaleggio ha un passivo non drammatico per una società che non supera 1,5 milioni di fatturato. Pura fantasia che la Casaleggio Associati abbia costruito un impero con quel fatturato.
Otto anni governando la rete, ora Grillo segnala “gruppi pagati per gettare fango”, i troll.
Mi sembra strano che si lamenti di interventi in rete di cui lui è stato il primo esempio. Come leggo nei commenti al blog, quelli più seguiti e votati, la maggior parte sono molto critici con la sua denuncia. La presa di posizione di Grillo è oggettivamente molto curiosa: lui ha fatto esattamente quello che lamenta in questo momento, e solo perchè è rivolto contro di lui…
Ma Internet è davvero sinonimo di trasparenza?
La rete è uno strumento come il telefono o come la televisione, ma ha barriere di accesso più basse. La rete non significa democrazia, se usata male può anche significare attentato alla democrazia. Chi vuole identificare la rete come democrazia, e si immagina un popolo della rete, dice cose sostanzialmente sbagliate. La rete è lo strumento più potente per fare politica, nessuno, però, la usa in maniera sistematica come loro.
L’hanno usata per le Parlamentarie: poca partecipazione, tante polemiche.
Quando si selezionano persone per creare dei candidati queste persone dovrebbero essere selezionate per capacità , competenze, onestà , storie personali, quanto tutto questo sia stato possibile verificarlo attraverso le Parlamentarie, non ne ho idea e non ce l’ha nessuno se non chi le ha organizzate mettendo i filtri.
Quanto durerà il M5S in Parlamento?
La proposta politica di Grillo dipenderà dalla capacità di trasformare in programmi quelle che sono finora essenzialmente parole d’ordine peraltro abbastanza elementari e in parte solo di protesta. Per fare questo mi sembra che venga utilizzata una tecnica che ricorda molto quella economica del crowdsourcing (chiedere supporto alle folle, ndr), cioè quando un’azienda o una persona si rivolge a una comunità online, più o meno specialistica, per risolvere un problema e ricevere proposte che poi dovrà scegliere, premiare e infine utilizzare. Questo richiede due condizioni: la prima che esista un pensiero strutturato, la seconda che ci sia un’organizzazione capace di filtrare quello che arriva. Ascoltando Grillo che utilizza questi termini in maniera piuttosto confusa, che sono certamente patrimonio culturale di Casaleggio, ho la netta sensazione che si illudano di fare crowdsourcing politico non avendo per ora nè una struttura organizzata nè un pensiero realmente definito.
Chi è imprescindibile per il Movimento: Casaleggio o Grillo?
Mi pare che l’uno non viva senza l’altro. La parte ideologicamente più preparata mi sembra sia quella di Casaleggio, Grillo è un megafono che ripropone delle elaborazioni che non necessariamente gli appartengono.
Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Marzo 28th, 2013 Riccardo Fucile
POI SI ARRAMPICANO SUGLI SPECCHI: “ERA L’UNICO MODO PER ARRIVARE ALL’INCONTRO COL CONSOLE AMERICANO”… HANNO SEMPLICEMENTE MENTITO AGLI ELETTORI, POTEVANO PRENDERE IL BUS
Avevano annunciato che non avrebbero mai utilizzato le auto blu, simbolo della tanto odiata casta
dei privilegi.
Oggi però i fotografi dell’Ansa hanno immortalato una scena più unica che rara: due deputati regionali del Movimento Cinque Stelle intenti a scendere da un’auto dell’Assemblea regionale siciliana con tanto di lampeggiante, mentre arrivavano a Sigonella, la base militare statunitense.
“Eravamo lì in veste istituzionale, a rappresentare la Sicilia, per incontrare il console statunitense Donald Moore sul tema delicato del Muos, la centrale radar di Niscemi, dove poi ci siamo recati”, ha spiegato il vicepresidente dell’Ars Antonio Venturino, “beccato” sull’auto di servizio insieme al presidente della commissione Ambiente Giampiero Trizzino.
La polemica ovviamente è scattata immediatamente: non aveva Venturino annunciato, in un video pubblicato dal blog di Beppe Grillo, di voler lasciare parcheggiata l’auto blu che gli spetta di diritto come vice presidente dell’Ars?
“Certo che sì e infatti ho mantenuto la promessa. Non uso l’auto blu per andare a fare la spesa o farmi gli affari miei ( ci mancherebbe anche quello…n.d.r.). Semplicemente questa volta dovevamo incontrare il console alle 10 e 30 del mattino e con noi c’era la dottoressa Gatto, funzionaria della quarta commissione parlamentare, la cui presenza era necessaria per lavoro, e che soprattutto non è coperta da assicurazione quando non viaggia su auto dell’assemblea”.
Da qui quindi la scelta dei due deputati di Grillo di utilizzare un’auto di servizio del Parlamento siciliano.
Come se la funzionaria non potesse prendere l’auto di servizio e loro un altro mezzo privato o pubblico.
Una scelta che ha ovviamente creato il caso anche per le palle dei due grillini secondo cui “non è un’auto blu, nel senso che non è di nostra unica pertinenza, ma è solo un’automobile di servizio del Parlamento siciliano”.
Appunto, un’auto blu al servizio della casta dei deputati regionali.
“I due deputati non avrebbero potuto prendere nemmeno l’autobus, dato che da Palermo a Catania sarebbero partiti alle 5 e 45, per poi proseguire in taxi fino a Sigonella, da lì fare il percorso inverso e poi raggiungere Niscemi, fanno sapere dall’ufficio stampa del gruppo parlamentare Cinque Stelle.
E dov’è il problema?
Quanti siciliani si alzano alle 5 per andare al lavoro?
O le due mammolette si alzano alle 10 di mattina?
Il caso però ha rischiato d’ingigantirsi ulteriormente quando stamattina Venturino ha anche sottolineato di non possedere un’auto.
Sulla pagina del Movimento Cinque Stelle siciliano, nella sezione trasparenza, il deputato ha dichiarato però di aver trattenuto tra gennaio e febbraio mille e cento euro come rimborso benzina.
Benzina di quale automobile se ha detto di non possederne una?
“Semplicemente per spostarmi da Piazza Armerina, la mia città , a Palermo, mio fratello mi presta spesso la sua automobile”.
Che converrà utilizzare anche al prossimo giro.
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