Marzo 19th, 2013 Riccardo Fucile
LA CLINICA CASALEGGIO PROVVEDE AL PERSONALE SANITARIO: CHIAMATI IN SERVIZIO DUE CAPI PER LA COMUNICAZIONE, SONO I BLOGGER MESSORA E MARTINELLI
Uno dovrebbe arrivare già oggi, destinazione terzo piano di palazzo Madama, provvisorio quartier generale dei senatori grillini.
L’altro aspetta di capire chi paga il biglietto: “Quando abbiamo qualche fondo, vengo giù”.
Non ci vorrà molto tempo a raccimolare i soldi per il treno.
Bisogna correre a Roma, che sta scappando tutto di mano.
Claudio Messora e Daniele Martinelli sono i due nuovi capi della comunicazione dei Cinque Stelle.
Uno al Senato, l’altro alla Camera.
Reclutati da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo in persona, come prevede il codice di comportamento degli eletti del Movimento.
Mentre Messora ha già rilasciato la sua prima intervista all’Huffington post, però, nei palazzi dove i grillini sono in riunione perenne, nemmeno sanno che, da Nord, stanno calando le truppe del leader.
Due fedelissimi pronti a rivoltare come un calzino i dilettanti allo sbaraglio.
Messora — già musicista, consulente informatico ora blogger con il nome byoblu e ideologo di riferimento del M5S — è quello che due giorni fa ha definito i senatori folgorati sulla via dell’antimafia “quindici uomini sulla cassa del morto”, Bersani in questo caso.
Martinelli — 44enne bergamasco, giornalista, ex candidato Idv, dal 2007 legato a Grillo, che lo ha anche aiutato a raccogliere 16 mila euro per pagare una querela persa in primo grado — spiega che il compito a cui è stato chiamato è “uniformare le informazioni” e salvaguardare “i punti granitici” del Movimento: un’esigenza diventata stringente dopo la “inattesa” presa di posizione dei senatori su Grasso.
Il ruolo di portavoce, assicurano, resterà affidato ai capigruppo Crimi e Lombardi.
Ma quelle sono cariche che, secondo le regole, durano solo tre mesi: Messora e Martinelli lavoreranno sì dietro le quinte, ma senza scadenza di mandato.
E di certo, si faranno sentire.
Messora ha già pubblicamente dichiarato di non aver gradito i primi passi degli eletti Cinque Stelle.
Ecco cosa scriveva sul suo blog quattro giorni fa: “Allora, vedete, non che non vadano bene, ma certe cose che fate e che dite, come se tutto si riducesse all’amministrazione di un piccolo comune di periferia, in questo contesto dovrebbero essere ricalibrate. È bello che andiate in Parlamento in bicicletta, ma gli italiani non arrivano alla fine del mese, e tutto sommato la gita in bicicletta è una cosa simpatica, ma non dà l’impressione di essere risolutiva. È abbastanza irrituale che vi presentiate di fronte ai dipendenti della Camera e del Senato e, mentre vi accolgono per regolare le procedure di inizio mandato, qualcuno di voi si lasci sfuggire che sono in troppi lì dentro, e che magari qualcuno è un mangiapane a tradimento. D’accordo, anche quelli sono tagli che si potrebbero fare, ma forse conta di più avere un certo stile, un po’ di classe, e forse anche un tantino di rispetto nei confronti di quelli che comunque, fino a prova contraria, sono dei lavoratori anche loro. E non sono sicuro che tutti, là fuori, la vedano come una grande prova di coerenza. Siamo d’accordo che la plastica inquina, ma ecco.. diciamo che incentrare tutta la comunicazione sui bicchierini usa e getta con i nomi scritti a pennarello, come alle feste di compleanno, magari non è la strategia migliore per comunicare al Paese, questo benedetto Paese che voleva un ricambio di classe dirigente e che si aspetta soluzioni, che voi siete gli uomini giusti per dargliele. (…) Basta con i palloncini colorati, con le targhette rimosse al Parlamento, con i 6 euro del pasto alla mensa della Camera con tanto di sondaggio su internet per chiedere se il prezzo è giusto. La gente potrebbe smettere di capirvi, e questo sì che sarebbe un male. La gita è finita, riponete le divise da Boy Scout e tirate fuori l’abito da statista”.
Su La Cosa e sul blog di Grillo, le parole di Messora in questi giorni hanno pesato parecchio: è lui che invitava Pd e Pdl a votare un governo Cinque Stelle, è lui che ha fatto sapere di vedere di buon occhio l’ipotesi di Rodotà premier, sempre lui che parlò dell’ipotesi (irrealizzabile) di prorogare l’esecutivo Monti.
Martinelli invece è rimasto ai margini, tant’è che è lui stesso ad ammettere che la telefonata dello “staff di Casaleggio” arrivata “nel fine settimana” è “piovuta dal cielo”.
Devono averlo visto all’opera in una delle tante trasmissioni tv a cui ha partecipato: da TeleLombardia fino a Mattino5, sempre in qualità di “grillologo”.
Dice di essere uno “terra terra”: ieri ha provato a chiamare Messora ma gli ha risposto “la sua segretaria”: “Io, — dice — non sapevo neanche che ne avesse una”.
Dovrà abituarsi, Martinelli alle luci dei riflettori e al rischio di vedersi passato ai raggi X.
Subito dopo il voto, consigliava a Grillo e Casaleggio di prendere “qualche precauzione in più per la loro sicurezza”.
Troppe telecamere sotto casa, troppi inviati sotto le finestre: “I nuovi ‘guru’ della politica italiana sono tanto esposti quanto soli”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
E’ UN MODO PER NON RISCHIARE DI PRENDERSI UNA SCHIOPPETTATA DA FUOCO AMICO…DA NAPOLITANO CI VA LUI CON IL GURU, ORA FINISCE CHE SI INCAZZANO IL NIPOTE E IL COMMERCIALISTA
Sul caso dei senatori “dissidenti” che avevano votato per Grasso ora Beppe Grillo abbassa i
toni dopo i tuoni e i fulmini lanciati a caldo.
«È stata una trappola, qualcuno in buona fede c’è caduto», fa sapere in modo quasi conciliante il leader 5 Stelle.
Una giustificazione degna del miglior Bossi dei tempi d’oro e del burlesque di Berlusconi che prima sparavano pippe megagalattiche e il giorno dopo smentivano o davano la colpa ai giornalisti di aver interpretato male.
Sarà che la notte porta consiglio, sarà che prosegue l’outing di quanti non hanno seguito le direttive sulla presidenza del Senato, sarà che Grillo si è trovato sommerso di improperi dalla base pensante e ha persino dovuto tagliare migliaia di commenti critici dal blog per non finire asfaltato, fatto sta che è tornato su suoi passi.
Nessun senatore dissidente sarà fucilato all’alba.
Ma Grillo mente ancora quando afferma che si tratta di un rinvio della decisione che spetta al gruppo parlamentare e a successiva ratifica dell rete.
Se uno legge bene il regolamento infatti capisce che non se ne farà nulla: sull’espulsione degli eletti sono «i parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato», ad avere la possibilità , «per palesi violazioni del Codice di Comportamento», di «proporre l’espulsione di un parlamentare del M5S a maggioranza».
Ovvero i parlamentari “hanno la possibilità ” di proporre l’espulsione, basta non proporla e il caso è chiuso, altro che le palle di Beppe.
E così sarà , come nei regimi leninisti e integralisti religiosi è prevista la grazia per la magnanimità del dictator o caposetta.
Ma la paura che qualcuno possa dire cose non gradite fa sì che la delegazione cinquestelle che andrà da Napolitano sia composta proprio da Grillo e da Casaleggio.
Non si sa costui a che titolo visto che in base allo statuto, registrato all’insaputa della base, i rappresentanti legali Cinquestelle sono Grillo, suo nipote e il suo commercialista.
Il giorno che il nipote si incazza e fa cocca col commercialista c’è il rischio di…grilli amari per Beppe.
D’altronde sarebbe una decisione a maggioranza, non sono previsti casi di coscienza.
O no?
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
RADIOGRAFIA DELL’ELETTORE GRILLINO: SOLO IL 30% NON E’ INFORMATO DEL DIBATTITO POLITICO… RACCOGLIE UN TASSO ELEVATO DI PARTECIPAZIONE ATTIVA
La divisione creatasi tra i senatori del M5S rappresenta un fatto significativo e indicativo
della natura estremamente composita della base elettorale – ma anche dei parlamentari – del Movimento.
E a poco valgono le ire di Grillo: il M5S, per sua precisa volontà , non è un partito organizzato come quelli tradizionali.
È il contesto, talvolta disordinato, di raccolta di istanze molto differenziate e disomogenee, dalla semplice protesta all’adesione a proposte molto specifiche, anche se tutte connotate da una forte voglia di rinnovamento.
In particolare, solo il 18% (che corrisponde grossomodo al 4% dell’elettorato italiano) dei votanti per il comico genovese è costituito da quanti animano attivamente e in modo continuativo il Movimento.
Sono stati definiti dallo stesso Grillo come più partecipi: ad esempio, chi discute online su Meetup e/o dà impulso a raccolte firme o altre azioni.
Qui si trovano in particolare i più giovani, specie sotto i 24 anni, e i possessori di titolo di studio più elevato.
Un ulteriore 24% prende comunque parte al Movimento attraverso la pubblicazione di propri commenti e interventi sul blog, pur senza promuovere vere e proprie iniziative.
Ancora, il 28% dei votanti per Grillo legge comunque regolarmente il blog, anche se non vi partecipa attivamente.
Solo il 30% dell’elettorato del M5S è costituito da semplici elettori, meno giovani di età e più lontani dal dibattito politico (tanto che buona parte di essi si definisce «apolitico») che in molti casi si sono decisi all’ultimo momento a dare il voto a Grillo, e che, però, non prendono (sinora) parte a nessuna delle attività e delle iniziative promosse dal Movimento.
Dall’insieme di questi dati emerge comunque come l’M5S sia caratterizzato da un forte tasso di partecipazione attiva – assai maggiore di quello riscontrato nei partiti tradizionali – legato certamente anche alla grande quantità di giovani che in esso sono presenti e, al tempo stesso, dalla forte ed efficace capacità di mobilitazione di Grillo.
A questi caratteri non corrisponde tuttavia – come si è visto anche in Parlamento – sempre una coesa unanimità sulle posizioni espresse da Grillo.
Si è già rilevato come sull’euro buona parte degli elettori grillini assuma una posizione di contrarietà e ritenga addirittura non opportuna la proposta di un referendum popolare al riguardo.
Ma anche sulla più rilevante e attuale prossima decisione se acconsentire o meno a entrare in un governo di coalizione, per esempio con il Pd, una quota consistente di votanti del M5S esprime orientamenti diversi da quelli proposti dalla leadership.
È vero che il 77% di quanti optano oggi per il M5S si dichiara contrario a concedere la fiducia a un esecutivo che veda la presenza dei partiti tradizionali.
Ma, al tempo stesso, quasi un elettore grillino su quattro assume una posizione opposta.
Ancora una volta, c’è differenza tra le posizioni di chi ha votato M5S senza parteciparvi attivamente (si tratta, come si è detto, di grossomodo il 30% dell’elettorato del Movimento) e chi prende parte in qualche modo alle attività promosse da Grillo.
I primi appaiono in qualche misura più propensi e disponibili ad una apertura nei confronti del Pd (così come si erano dimostrati più favorevoli ad un mantenimento della nostra presenza nell’euro), mentre i secondi assumono una posizione di maggior chiusura.
Ma anche tra questi ultimi – gli «attivisti» del M5S – ben il 25% ritiene opportuna una alleanza di governo in cui partecipi anche il Movimento.
Insomma, una parte significativa dell’elettorato di Grillo appare più disponibile ad un confronto. E lo è, di conseguenza, un segmento degli eletti.
Che potrebbe essere forse in qualche misura recuperato dai partiti tradizionali.
Solo però se questi ultimi offriranno un’immagine – e proporranno delle scelte – coerenti all’ascolto delle istanze di rinnovamento espresse dagli elettori con il voto di Febbraio.
In caso contrario – ed è quello che suggeriscono alcuni avvenimenti e alcune prese di posizione anche di questi ultimi giorni – l’elettorato del M5S non potrà che aumentare ancora.
Renato Mannheimer
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
“CONTANO LE IDEE NON LE PERSONE, SE NON VADO BENE LASCERO’ MA TRA SCHIFANI E GRASSO VOTEREI ANCORA GRASSO”
«Se si cercano i colpevoli di alto tradimento ai principi dell’M5S, ecco, uno l’avete trovato».
Cittadino-senatore Giuseppe Vacciano, quell’uno è lei?
«Io, esatto. E se la base vuole sono pronto a dimettermi».
Perchè lo chiede Grillo?
«Figuriamoci. Il suo parere vale esattamente quanto quello di chiunque altro all’interno del MoVimento».
Però è stato lui a puntare il dito.
«Non so perchè l’abbia fatto. Dovete chiederlo a lui. Ma soprattutto non mi importa. Ci mancherebbe altro che Grillo non fosse libero di esprimere la propria opinione».
E allora?
«E allora, il voto per Grasso al Senato ha scatenato un dibattitto gigantesco in rete. Molti sono convinti che la scelta di non mantenere le distanze dalla casta sia stata sbagliata. Io credo che ci sia una differenza tra un voto destinato a una carica istituzionale rappresentativa e un voto destinato a chi deve governare. E questo secondo voto, se mai dovessi rimanere in carica, da me non l’avranno mai. Nè il Pd nè il Pdl».
Amareggiato.
«No. Quello che è capitato è nella natura delle cose. Il posto al Senato e alla Camera non è un tesoro conquistato. Soltanto uno strumento attraverso il quale speriamo di fare delle cose buone per il Paese. Abbiamo portato nel Palazzo delle persone splendide, che possono fare la differenza vera per l’Italia».
Perchè ha scelto Grasso?
«Me lo imponeva la coscienza. Di fronte al rischio di vedere nuovamente una persona come quella proposta dal Pdl quale seconda carica dello Stato (non credo che i cittadini italiani meritino una cosa del genere), pure tra mille dubbi, e consapevole che tra Pd e Pdl non esiste il meno peggio, ho votato Grasso. Non potendo più indicare l’unico candidato al quale avrei affidato quell’incarico: Luis Alberto Orellana. È esattamente quello che ho scritto su Facebook. Se lo cita testualmente mi fa un piacere».
Ha ricevuto pressioni esterne per il suo voto?
«No, no e poi no. Io sono una persona libera. Nessuno mi ha fatto proposte o offerte. E non mi vedrete mai in un gruppo misto o in un gruppo di un altro colore. Io sono un cittadino Cinque Stelle».
Grillo non l’ha chiamata per dirle: Giuseppe, ma che hai fatto?
«Assolutamente no. Beppe è una persona che stimo e che stimerò sempre. Ma che nella mia ottica conta sempre uno».
Dunque a chi rimetterebbe il suo mandato se non a lui?
«Alle persone che mi hanno eletto».
Un po’ vago.
«Per nulla».
Ce lo spiega?
«Oggi e domani mi confronterò con gli altri componenti del Senato. Sentirò il loro parere. Se mi chiederanno di farmi da parte lo farò. Ma mi piacerebbe che ci fosse anche la possibilità di un confronto in rete. Con la base. Sono nelle loro mani. Se non vado bene io, sono sicuro che troveranno uno migliore di me».
Non le pare un filo drastico?
«Sembrerà drastico a chi ragiona con i criteri della vecchia politica. Ma noi del MoVimento siamo fatti così. Contano le idee, non le persone».
Lo darebbe ancora il voto a Grasso?
«Se mi trovassi nella stessa situazione, con lo stesso dilemma tra lui e Schifani e con lo stesso quadro politico, certamente sì».
Perchè il vostro dibattito non è andato in diretta streaming?
«Solo per ragioni tecniche. Presto ogni singola parola sarà a disposizione di tutti».
g.m.
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
“MEGLIO ASCOLTARE IL CUORE CHE IL GURU”… “PERCHE’ NIENTE STREAMING? TRASPARENZA UNA FAVA!”
Lo insultano: «Caro Grillo, è ora che ti prendi qualche vaffa… ». Lo deridono: «Mago della trasparenza, sei un buffone!». Lo sfidano: «Magari pensare, prima di scrivere baggianate di stampo stalinano?».
Sulla pubblica piazza virtuale va in scena il processo a Beppe Grillo.
La miccia è il post con il quale il leader ha scomunicato sul suo blog i senatori dissidenti che hanno scelto Piero Grasso nel segreto dell’urna.
La reazione è imponente, diecimila commenti in venti ore.
E per Grillo è letteralmente un massacro: «Beppe che fai, li cacci?» chiedono parafrasando l’ormai famosa domanda di Fini a Berlusconi.
A dare retta all’umore del web, il re è nudo e neanche il guru Casaleggio se la passa tanto bene: «Sono un elettore del M5S — premette RiccardoBcupra — ma ho fatto votare almeno un centinaio di parenti e amici per il movimento. Dico a Grillo e a Casaleggio… fate attenzione e cercate di riflettere prima di sparare sentenze. Io ed i miei condividiamo le scelte dei 12 che hanno votato Grasso. Rifletti caro Beppe….rifletti…».
La fronda meridionale raccoglie consenso: «Caro Grillo — scrive un altro utente — è vile sparare sui senatori M5S siciliani, il loro è stato un atto di coraggio».
Coraggio è la parola chiave, l’argine di chi sul blog si oppone alla denuncia del presunto «tradimento » dei senatori.
Le due anime si danno battaglia, innanzitutto sulla scelta di sfidare il movimento nel segreto dell’urna.
C’è chi attacca: «Da elettore del M5S esigo sapere chi ha votato Grasso, perchè è giusto che si dimetta immediatamente».
E c’è chi controbatte: «Voto palese perchè così tu lo potessi mettere sul patibolo per essere linciato?».
Stavolta la caccia all’infiltrato neanche parte, dalla valanga di commenti è chiaro che la sfida è tutta interna.
E infatti neanche Casaleggio, la mente, viene risparmiata: «Grazie al cielo — dice Alessandro Rodi — c’era il voto segreto, in questo modo non ha vinto Schifani e qualche senatore 5S ha ascoltato il cuore invece del guru ».
Difficile attribuire una percentuale al partito del dissenso interno.
Ma sfogliando a caso le pagine del blog, per costruire un rudimentale campione statistico, si scopre che almeno la metà dei commenti sembra sfidare il leader.
Una valanga che secondo qualcuno non piace al quartier generale di Grillo, almeno secondo le denunce di alcuni utenti: «Ma i commenti più votati vengono eliminati? Esiste una censura?», chiede Ilario da Perugia.
Il sospetto si fa strada fra gli utenti, l’accusa è che il blog abbia sbianchettato gli interventi più duri e sgraditi.
La prova, sostengono, è che facendo di conto (ogni pagina contiene 250 commenti) mancano all’appello diverse centinaia di post.
Nulla viene risparmiato, in nome dell’amata trasparenza: «Volevo sapere — chiede Andrea — come mai non è stata mandata in streaming la riunione di ieri e se fosse possibile recuperarla da qualche parte».
E Maria, che evidentemente non ama i giri di parole: «Trasparenza una fava, dove è lo streaming della riunione prevoto???? ».
Dure le critiche a Grillo, durissime anche le repliche dei pretoriani del movimento: «Bravissimo Beppe — scrive Fabio — Basta coi furbini».
Antonio è altrettanto netto: «C’è sempre un buon motivo per comportarsi da cani sciolti ».
Non è da meno un altro utente, “dottorj zagortenay”: «Io e la mia famiglia di 6 persone non meritiamo di essere presi per i fondelli, buttali fuori altrimenti io con il movimento ho chiuso». Con lui, sono in migliaia a denunciare i frondisti meridionali con toni durissimi.
Resta evidente la contestazione, inarrestabile: «Esistono cose buone e cose cattive. Se una cosa buona viene da una persona che non reputi buona e tu non l’accetti sei un coglione, caro Grillo». Dalla trincea degli anti-Schifani si spara sul leader senza sosta: «Se non ci foste stati voi avremmo avuto Franceschini e Finocchiaro, perciò vi prego continuate così che allo psiconano gli è già venuto il cagotto».
Non bastano le accuse di «stalinismo », lo spettro del presunto autoritarismo del Capo tracima: «Ho letto molti post che vogliono buttare fuori i traditori. Se siete fascisti — attacca Quinto da Arezzo avete sbagliato a votare M5S. Continuate pure la vostra caccia alle streghe. La caccia ai Senatori, paura, terrore. Che delusione!».
Per tutti, comunque, i problemi sono appena iniziati.
Che fare, come comportarsi per evitare nuove fratture? Tanti, tantissimi invocano forme di democrazia diretta via web, consultazioni telematiche per coinvolgere i cittadini.
Ma a leggere Arturo da Catania, il risveglio è stato brusco: «Caro Beppe, sono profondamente amareggiato. Ieri ho trascorso tre ore a cercare di esternare il mio desiderio a Crimi, a te e al M5S Sicilia a favore di Grasso. Oggi questo tuo post assolutamente antidemocratico dove si sancisce che uno vale uno e due valgono 2 milioni?? Non ci fare perdere la speranza».
Tommaso Ciriaco
(da “La Repubblica”)
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
“SE FOSSI AL LORO POSTO RIMETTEREI IL MANDATO”
Il giorno dopo la spaccatura del suo gruppo in Senato, alla prima prova dei 5 stelle come
parlamentari della Repubblica, Vito Crimi ha la voce di chi vuole tener duro.
A chi gli dice: «Non è stata una brutta prova», risponde con un sospiro: «Eh, non tutti lo capiscono».
È considerato un fedelissimo di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, non ha mai violato neanche mezza regola del Movimento, dice chiaro che «si è creato un grave precedente», e che questa «non è democrazia, è anarchia».
E però, non nasconde la comprensione per i siciliani, i calabresi, i campani. Per loro il voto di sabato non era un voto qualunque.
Ma la linea non era libertà di coscienza?
«Assolutamente no. I giornalisti hanno frainteso le mie parole. Io ho detto: “Abbiamo sofferto insieme, abbiamo fatto una votazione a maggioranza, poi qualcuno ha agito in coscienza e questa è stata una grande espressione di libertà ”».
Che non è piaciuta a Beppe Grillo. Cosa succederà , dopo il suo post di sabato notte?
«Chiederò a ciascuno di dichiarare il proprio voto, se se la sente di farlo. Certo qualcuno potrà mentire, ma su questo non ho alcun potere. Dovranno spiegare il perchè, le motivazioni alla base della loro scelta. Chiederò loro se si rendono conto della gravità di quanto è accaduto. Abbiamo creato un precedente pericoloso. Questa non è democrazia, è anarchia. Avevamo promesso tutti di seguire le decisioni della maggioranza, e così non è stato».
Grillo ha invitato chi ha scritto sulla scheda il nome di Grasso a trarne le conseguenze. Chiederete loro di dimettersi?
«Se fossi al loro posto, io rimetterei il mandato nelle mani dei miei elettori. Direi: “Ho fatto una cazzata, ho violato una norma”, e chiederei in Rete se posso avere una seconda possibilità . Non invito nessuno a farlo, sarebbe troppo, ma è quello che farei io».
Il primo giorno in Parlamento la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi era stata chiara: chi non vota col gruppo è fuori. E’ ancora così?
«Sì, è così. Ieri però c’è stato un primo momento un po’ particolare, in cui ci siamo trovati dentro ai meccanismi della vecchia politica. Loro sono più “smagati”, sono abili, e alcuni di noi hanno fatto un errore».
E però, anche sul blog, il nome di Grasso tornava tra quelli ipotizzati per una sorta di “governo dei sogni”. La scelta dei dissidenti non è andata contro i principi del Movimento.
«Infatti io non me la sento di criminalizzare quelli che hanno votato Piero Grasso in questo momento, perchè ho vissuto in prima persona la sofferenza di chi ha fatto quella scelta».
Ci sono state lacrime?
«Sì, qualcuno ha pianto. Per chi è siciliano, calabrese, campano, per chi è dalla parte di Paolo Borsellino e delle agende rosse, per chi come me ha perso qualcuno tra gli uomini della scorta in via D’Amelio, non era facile fare quella scelta».
Aveva un parente nella scorta di Borsellino?
«Una persona che conoscevo ».
Meglio Piero Grasso che Renato Schifani, è d’accordo anche lei?
«Bisogna andare a rileggersi bene tutto. Piero Grasso ha delle ombre nel suo passato. Ricordiamocelo. Si è compromesso con la politica fin dai tempi della nomina a procuratore nazionale antimafia. Non è un personaggio lontano dai partiti, come qualcuno vuole far credere».
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
PRIMA L’ANATEMA LENINISTA, POI LA PURGA STALINISTA: E’ IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA E DELL’UNO VALE UNO
Dopo la prima vera giornata convulsa del Movimento Cinque Stelle nel Parlamento italiano,
con una dozzina di «dissidenti» che hanno scelto il segreto dell’urna per contribuire all’elezione di Piero Grasso alla presidenza del Senato, arriva via blog l’«anatema» di Beppe Grillo.
L’ANATEMA –
Un anatema che è, nell’ottica del portavoce di M5S, un invito al rispetto delle regole accettate liberamente, e in particolare del punto del codice di comportamento che prevede «votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S».
Va da sè che la richiesta di spiegazioni sul voto dato martedì al Senato implica anche il rispetto di un punto poche righe sotto: «I parlamentari del M5S riuniti, senza distinzione tra Camera e Senato, potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento, proporre l’espulsione di un parlamentare».
Cioè, l’eventuale espulsione spetta, comunque, agli altri «cittadini parlamentari», colleghi di quelli che hanno scelto di votare Grasso anzichè orientarsi alla scheda bianca.
IL DISSENSO –
Il post lanciato in rete poco prima delle 23 di sabato, domenica alle 14 aveva raccolto oltre 7.500 commenti.
E tanti altri sull’argomento sono finiti anche sotto ad altri post.
Insomma, ben oltre la media di 500 messaggi all’ora.
Tutti concordi con la linea? Non proprio. Anzi, quasi affatto (vedi foto).
E mentre nella notte i commenti schizzavano alle stelle, qualcuno di essi diventava anche il più votato.
Ferdinand Bardamu (uno pseudonimo da antieroe ispirato a Cèline) urlava – su internet usare solo lettere maiuscole equivale a lanciare un grido – il suo dolore per la «svolta autoritaria del M5S», e applaudiva «i senatori dell’M5S che hanno avuto il coraggio e la serietà di ribellarsi ai diktat vergognosi di Grillo e ai suoi deliri di onnipotenza».
LA DENUNCIA –
Per Bardamu arrivano più di 250 preferenze.
Ma poi il post, a metà mattina ,scompare, secondo la denuncia di diversi altri utenti. Uno, in particolare, Dario Raimo, ha fatto il copia e incolla del testo scomparso e lo ripropone (foto), denunciando a sua volta di essere stato censurato.
E anche dall’elenco dei commenti normali diversi post mancano.
Alle ore 14:00 sono accessibili 21 pagine di commenti, e ciascuna ne contiene 250. Per un totale di 5250 commenti leggibili.
Al saldo, ne mancano almeno 2.250.
E’ questa la democrazia diretta?
O forse dovrebbe dimettersi qualcun altro?
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Marzo 18th, 2013 Riccardo Fucile
E DOPO L’AUTODENUNCIA GLI ARRIVA LA SOLIDARIETA’ DEL DEPUTATO TACCONI
Prime ammissioni nel Movimento 5 Stelle. 
Dopo l’anatema di Beppe Grillo contro coloro che sabato hanno votato a favore dell’elezione di Piero Grasso alla presidenza del Senato («se qualcuno… …ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze») arriva su Facebook il «mea culpa» di Giuseppe Vacciano.
VACCIANO
«Lunedì e martedì sarò a Roma per discutere l’opportunità delle mie dimissioni», scrive Vacciano sul social media, ammettendo di aver votato per Grasso.
«Se si cercano i colpevoli di ‘alto tradimento ai principi del M5S’, ecco, uno l’avete trovato».
«NO A FIDUCIA PD»
«Nel mio futuro, se non sarà tra i cittadini del M5S, non ci saranno ‘gruppi misti’ o gruppi di altri colori. La parola su cui si deve decidere è dimissioni sì o no», prosegue Vacciano, 40 anni, napoletano di origine ma eletto nel Lazio.
«Nessuno mi ha fatto ‘propostè, ‘offerte’ o ha tentato di ‘comprare’ il mio voto. Nessuno, se non me stesso e la mia coscienza, è responsabile della mia scelta», aggiunge Vacciano, che prima di entrare in Parlamento faceva l’impiegato alla Banca d’Italia.
«A nessuno venga in mente che questo voto, riguardante esclusivamente una figura di garanzia istituzionalmente prevista, possa automaticamente comportare una dichiarazione di fiducia al Pd. Su quello la posizione è stata netta sin dal primo giorno: nessuna fiducia a nessuno se non a un governo 5 Stelle!», sottolinea il senatore.
«Quello che sto scrivendo non mi è stato imposto da nessuno, tanto meno da Beppe Grillo che ho sempre stimato, ma che come ogni cittadino, nella mia ottica conta sempre uno. Anche in questo, devo rispondere alla mia coscienza, come ho fatto nell’urna», scrive ancora Vacciano.
«NON POTEVO»
«Di fronte al rischio di vedere nuovamente una persona come quella proposta dal Pdl quale seconda carica dello Stato (non credo che i cittadini italiani meritino una cosa del genere), pure con mille dubbi e consapevole che tra Pd e Pdl non esiste il meno peggio, ho votato Grasso», si giustifica Vacciano.
«A volte seguire la propria coscienza porta a delle scelte e io, liberamente, ho deciso di farne una.
SOLIDARIETà€
Ma a Vacciano arrivano i primi segnali di solidarietà da parte di altri parlamentari M5S. Il veronese 35enne Alessio Tacconi ha inviato, infatti, questo tweet: «Massima solidarietà ai senatori siciliani per la decisione presa di votare secondo la loro coscienza. Nel M5S non siete soli».
«NON LI CROCIFIGGO»
«Confermo che la linea era votare scheda bianca o nulla al Senato». Lo afferma Vito Crimi, capogruppo del Movimento 5 Stelle. «Poi qualcuno ha voluto votare secondo propria coscienza e non mi sento di crocifiggerlo perchè so la sofferenza che ci stava dietro».
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 17th, 2013 Riccardo Fucile
SUI SOCIAL NETWORK PREVALE LA RIVOLTA CONTRO LE INDICAZIONI DALL’ALTO E LA MANCATA DIRETTA STREAMING
È una ribellione a colpi di tweet e di commenti su Facebook quella che si è consumata ieri all’interno del Movimento 5 Stelle, prima dell’elezione del presidente del Senato.
«Se non sappiamo scegliere tra Grasso e Schifani è davvero la fine. Addio movimento…», scrive Roberto P.
In poche ore, tra la votazione della Camera e quella del Senato, su Internet scoppia la polemica: su Twitter e Facebook sono migliaia i messaggi.
Un diluvio.
Attaccano prima i dubbi su chi scegliere, e poi la decisione del partito di votare scheda bianca per la presidenza del Senato.
Tra l’ex procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, candidato del Pd, e Renato Schifani, del Pdl, non ci possono essere dubbi. Deve vincere il primo, mentre il presidente del Senato uscente «sarebbe il segno di una continuità col passato».
Ai grillini non piacciono le parole di Vito Crimi, capogruppo al Senato che, al termine dell’assemblea del M5S, chiude alla possibilità di appoggiare Grasso con poche parole: «Non faremo la stampella a nessuno».
In rete si diffonde subito il malumore. «Tanto per ricordarlo, Schifani è quello che firmò il “lodo” che dava una incostituzionale immunità totale al suo padrone Berlusconi. Grasso è stato un magistrato in prima linea contro la mafia. Votare Grasso non significa allearsi con il Pd», scrive Nicola Rindi, di Prato proprio sul blog di Beppe Grillo.
Da Napoli Giuseppe invita il leader Grillo a «mandare un sms ai nostri ragazzi».
E attacca: «Per favore, Schifani non può tornare alla presidenza del Senato. Primum vivere». Emma, del M5S di Bari, saluta come «una grande e bellissima vittoria, e non del Pd o di Sel, l’elezione di Laura Boldrini alla Camera. Adesso, al Senato, per favore è certamente meglio Grasso, che non vincola a niente».
La maggior parte degli interventi sui social network seguono questa stessa linea.
Su Twitter Walter Rizzetto commenta: «A me personalmente il discorso della Boldrini alla Camera è piaciuto, emozione forte».
Non si fermano le critiche contro la decisione del partito di votare scheda bianca. «Vito Crimi e Movimento 5 Stelle state con chi ha fatto il lodo per immunità di Belusconi o con chi ha combattuto la mafia », scrive su Twitter Gianna Cecchi.
Poco prima un altro appello a favore di Grasso. «Il ballottaggio implica una scelta tra due candidati: se uno dei due non è del movimento i voti possono convergere su uno dei due candidati. Nel qual caso mi sembra evidente che la scelta cadrebbe su Grasso», scrive su Twitter, Paolo Becchi, professore ordinario di Filosofia del diritto nella facoltà di Giurisprudenza dell’università di Genova, molto vicino a Grillo.
L’attacco alla decisione del M5S diventa addirittura un hashtag, #M5SpiùL, un modo per fare quasi il verso al modo con cui Grillo chiama il Pd, PdmenoL.
Critiche che arrivano anche da persone che non fanno parte del movimento.
Per Fabio Franchi «se i grillini non sono capaci manco di scegliere tra Grasso e Schifani, l’apriscatole dovrebbero usarlo per la capoccia ».
«Uno è l’ex procuratore nazionale antimafia, l’altro accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Scelta difficile, Beppe», scrive Umberto Romano.
«Non sapete scegliere tra un pm anti mafia e un indagato per mafia», incalza Andrea Ronconi. Per Gianna Cecchi se il M5S appoggia Berlusconi è la fine: «Siete finiti».
«M5S voteranno Grasso grazie a grillini siculi che hanno detto che non potrebbero rientrare in Sicilia se Schifani venisse eletto», commenta Daniele Decina.
Su Twitter Baron Samedi aggiunge: «Giustamente la scelta è difficile: meglio un mafioso o un procuratore anti-mafia?»
E ancora per Giovanni Messina: «Il M5S che vota Grasso è un segno di maturità . Così dovete essere: l’ago della bilancia. Siate costruttivi. Potrete fare grandi cose».
C’è tensione anche per la mancanza di diretta streaming della loro riunione per decidere l’atteggiamento da tenere al ballottaggio per la scelta del presidente del Senato: «Quando le cose diventano difficili — twittano in molti — le porte si chiudono ».
E qualcuno conclude: «Oggi al Senato i grillini ci mostreranno il lato oscuro delle stelle».
Valeria Pini
(da “La Repubblica”)
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