Destra di Popolo.net

VIOLA E LE 150.000 FIRME: “INFILTRATA IO? MA SE VOGLIO FARE LA GELATAIA”

Marzo 3rd, 2013 Riccardo Fucile

A FAVORE DELL’ASSE DEI GRILLINI CON IL PD, E’ STATA ACCUSATA DA GRILLO DI ESSERE UNA QUINTACOLONNA DEI PIRATI

«E non lo so cos’è successo, io sono solo una gelataia».
Viola Tesi è una ragazza di 24 anni, molto posata e con un sorriso timido, ma è già  una star per tg e talk show.
È successo che la sua petizione su change.org, lanciata solo tre giorni fa, ha raggiunto vette difficilmente raggiunte.
Ieri sera le firme erano 150 mila.
Il titolo dell’appello dice tutto: «Caro @beppe_grillo, dai la fiducia al Governo per cambiare l’Italia».
Iniziativa dal basso, di quelle che dovrebbero piacere ai sostenitori della rete e che invece ha scatenato un putiferio di accuse: «M’hanno dato della venduta, dell’infiltrata del Pd, della marionetta. Ma è assurdo».
Macchina del fango, le fanno dire i giornalisti.
E lei conferma, con parole meno mediatiche: «Sono i metodi che usa Grillo. Per questo non sono mai entrata nel Movimento, mi avrebbero espulso dopo un mese. Io dico sempre quello che penso, mi chiamano Martellina e Pigna, per dire della testa dura»
L’accusa principale è quella di essere un’infiltrata del movimento dei Pirati: «Non c’è niente di segreto, è un’esperienza che ho fatto a settembre. Mi è piaciuta molto la piattaforma di condivisione, liquid feedback. Un software che consente di confrontarsi davvero in modo orizzontale, per una democrazia liquida».
Beh, ma è quello che dicono di fare nei meet-up i grillini: «No, perchè non hanno questa piattaforma. E poi è evidente che sono Grillo e pochi altri a dettare la linea, non mi sembra che sia così orizzontale»
Ti accusano di voler il male del Movimento 5 Stelle: «Ma no, io l’ho votato e ci credo ancora. Mi piaceva l’idea di gente fresca, giovani e donne, che occupavano il Parlamento. Ma una volta dentro bisogna governare. Mi sembra che invece si sia sempre in campagna elettorale».
C’è chi dice che i firmatari del tuo appello siano tutti democratici: «Non credo. Io l’appello l’ho fatto a nome mio e di nessun altro, ma tra i firmatari credo che siano in molti del movimento»
Gelataia, ma piuttosto a suo agio con i media: «Lo so, mi dicono che lo faccio per apparire. Ma se volevo apparire facevo l’attrice. Se vado in tv è perchè credo in questa petizione. Credo che Grillo ora debba rispondere non più soltanto ai suoi militanti, ma a un gruppo più ampio: agli elettori. Che non sono tutti fanatici e non tutti lo considerano un guru: è gente che crede nella forza del Movimento, ma deve essere usata per cambiare e dialogare, non per i monologhi e gli insulti. Sennò torna indietro»
A sentirla parlare, così saggia e ponderata, uno pensa a un futuro in politica: «Ma no, ho studiato Scienze Politiche, però ho lasciato prima. Mio padre vorrebbe che me la dessero ora la laurea, honoris causa».
Meglio studiare. «Io sento la responsabilità  per tutti quelli che hanno firmato, ma sono solo una messaggera.
Un Mercurio che porta i messaggi dagli uomini agli dei che ci governano. Detto questo, lo ripeto: voglio fare la gelataia da grande. È così strano?».

Alessandro Trocino
(da “il Fatto Quotidiano”)

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LO STORICO JOHN FOOT: “GLI INGLESI NON CAPISCONO PERCHE’ VOTATE UN COMICO”

Marzo 2nd, 2013 Riccardo Fucile

“VI RITENGONO UN PAESE POCO SERIO, GIA’ BERLUSCONI AVEVA DATO UN COLPO MICIDIALE ALLA VOSTRA IMMAGINE, ORA GRILLO PUO’ DARE IL COLPO DI GRAZIA”

All’estero sono rimasti molto perplessi dalle elezioni italiane.
Anche John Foot, docente di Storia contemporanea al dipartimento di italiano dela University college di Londra, collaboratore di Internazionale e del Guardian. Foot ha vissuto per decenni in Italia e al momento sta completando un lavoro di ricerca storica sulla legge Basaglia.
John Foot, come hanno reagito i suoi connazionali inglesi ai risultati elettorali italiani?
Con incredulità . Per vent’anni mi hanno chiesto come mai in Italia votassero per Berlusconi. Io provavo a contestualizzare, raccontavo del suo potere mediatico e che non tutti gli italiani lo votavano. Ora mi chiedono tutti di Grillo che è ancora più difficile da spiegare. Ovviamente qui avrebbero trovato più normale una vittoria di Monti.
I governi stranieri e i mercati chiedevano soprattutto stabilità  e invece dalle urne non è uscita una maggioranza certa.
Purtroppo emerge l’immagine di un paese poco serio, io provo a combattere questa idea, ma è sempre più complicato. Prima i giornalisti inglesi mi chiamavano per commentare le numerose gaffes di Berlusconi poi ho smesso di rispondere, non ne potevo più.
E oggi?
Ora rischio di ricominciare da capo con Grillo. Berlusconi era già  un colpo micidiale all’immagine italiana, Grillo può dare il colpo di grazia. Per i britannici è inconcepibile che un uomo di spettacolo vinca le elezioni. Il risultato elettorale viene visto come un segno di continuità  con Berlusconi in un momento delicato e di profonda crisi. Temono il caos.
Ma Grillo non ha vinto grazie alle clientele o a un impero mediatico.
Inizialmente fu così anche per la Lega Nord, le clientele si formano col tempo. Grillo ha sfruttato un momento perfetto, corruzione, scandali, politiche di austerità , credo che una spinta fondamentale gli sia venuta anche dalla vicenda del Monte dei Paschi. Grillo fa credere che tutto il marcio potrà  essere spazzato via rapidamente ma le proposte positive sono molto deboli, in questo non si differenzia molto da Berlusconi.
Quindi anche lei è stupito dal successo del Movimento cinque stelle?
Sono stupito dalle sue dimensioni. Capisco che sia montata una repulsione viscerale verso certe facce e certe persone. Dopo vent’anni il ‘voto utile’ è stato rifiutato. Capisco anche che Grillo sfrutti questo sentimento in maniera innovativa e divertente, ma la cura potrebbe essere peggio della malattia.
Non è troppo pessimista?
Se Grillo deluderà  le aspettative, gli italiani si rifugeranno nell’astensione e il rifiuto potrebbe coinvolgere l’intero sistema democratico. Grillo, per fortuna, ha evitato che la protesta confluisse nei movimenti di estrema destra come altrove, ma non è detto che il suo successo sia duraturo.

Massimiliano Boschi
(da “il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO COSTRETTO AD AMMETTERE: SULLE POLITICHE ECONOMICHE NON ABBIAMO ANCORA UN PROGRAMMA

Marzo 2nd, 2013 Riccardo Fucile

GRILLONOMICS: DOVE NASCE L’ECONOMIA A CINQUE STELLE… IL LEADER SCOMUNICA GLI ESPERTI: NON PARLINO A NOME DI TUTTI

“La vita non è lavorare 40 ore alla settimana in un ufficio per 45 anni. È disumano, stavano meglio gli irochesi e i boscimani che dovevano lavorare un’ora al giorno per nutrirsi”. Questa è l’essenza della Grillonomics, l’economia di Beppe Grillo, riassunta nel libro appena uscito “Il Grillo canta sempre al tramonto”, con Dario Fo e Gianroberto Casaleggio per Chiarelettere.
Saperne di più, fare domande, chiedere precisazioni è impossibile.
Ieri, dal blog, Grillo ha diffidato “presunti esperti” di parlare a nome del Movimento 5 stelle: sono “liberi di parlare” ma “soltanto a titolo personale”.
Messaggio rivolto soprattutto all’economista Mauro Gallegati, citatissimo su giornali e tv dopo la sua intervista al Fatto Quotidiano in qualità  di principale autore della parte economica del programma.
Però si può ricostruire almeno la rete di letture, o forse solo di suggestioni, che alimenta la Grillonomics.
La premessa è la stessa dei movimenti per la decrescita, evoluzione del pessimismo di Thomas Robert Malthus che già  a fine Settecento vedeva i limiti dello sviluppo, l’impossibilità  della crescita permanente e la povertà  diffusa come destino (colpa dei poveri che si riproducono troppo e quindi devono ricevere un reddito minimo garantito, ma abbastanza basso da non permettere loro di sposarsi).
Il fatto che Malthus si sia clamorosamente sbagliato non scoraggia i fan della decrescita, intesa come fine della tensione verso l’aumento del Pil attraverso i consumi (cosa diversa dalla recessione, che è l’assenza di crescita in una società  ossessionata dalla crescita).
Sul blog di Grillo e tra i suoi frequentatori sono popolari scrittori come il francese Serge Latouche e l’italiano Maurizio Pallante: come quasi tutti i sostenitori della decrescita non sono economisti, non applicano un approccio scientifico ma etico, vedono nella riduzione dei consumi e nel privilegiare la sussistenza allo sviluppo una forma di espiazione per gli eccessi del consumismo.
Latouche è un autore best-seller di Bollati Boringhieri, per cui ha appena pubblicato il breve ma ambizioso” Dove va il mondo?”, dove azzarda: “La mia idea è che il sistema non abbia cinque anni di vita, e meno che mai venti”.
Latouche, come Pallante nel suo “Menoèmeglio” (Bruno Mondadori) suggeriscono soluzioni autarchiche, riduzione di consumi e stili di vita, gruppi di acquisto solidali e orto dietro casa al posto del supermercato.
Talvolta spingendosi fino a ipotizzare che soltanto se tutti vivessimo come in Africa la Terra potrebbe evitare il collasso.
Nella sua enciclica Caritas in Veritate, nel 2009, Benedetto XVI scriveva: “Assolutizzare ideologicamente il progresso tecnico oppure vagheggiare l’utopia di un’umanità  tornata all’originario stato di natura sono due modi opposti per separare il progresso dalla sua valutazione morale e, quindi, dalla nostra responsabilità ”.
Grillo non sembra condividere gli eccessi della decrescita.
Dietro i vaffanculo e gli strilli, tra le righe dei suoi post — e nella scelta dei collaboratori, come Gallegati — si intravede la visione di John Maynard Keynes.
Nel giugno del 1930, nel discorso Prospettive economiche dei nostri nipoti, il grande economista di Cambridge ipotizzava che “scartando l’eventualità  di guerra e di incrementi demografici eccezionali, il problema economico può essere risolto, o per lo meno giungere in vista di soluzione, nel giro di un secolo”.
Cioè l’umanità  avrebbe raggiunto la piena occupazione e, grazie alla tecnologia, avrebbe lavorato pochissimo, avendo enormi quantità  di tempo libero.
In un libro appena pubblicato da Mondadori, il biografo di Keynes, RobertSkidelsky (col figlio Edward, filosofo) spiega perchè la profezia di Keynes non si è avverata. Quando negli anni Sessanta nel mondo occidentale si è sfiorata la piena occupazione, la politica ha smesso di preoccuparsi di come migliorare la vita dei cittadini e si è spesa invece per aumentare l’efficienza della produzione.
Ma produrre di più implica consumare di più.
E l’economia è diventata soltanto la scienza della massimizzazione dei consumi
Questa sembra anche la linea di Grillo che lui riassume così: “L’unica preoccupazione per tutti è stata quella di produrre più automobili possibili, intasare al massimo città  e paesi finchè, complice la crisi, il gioco è saltato e ora siamo tornati ai livelli di produzione degli anni Settanta”.
L’ex comico integra questo approccio con le teorie sui beni comuni — evoluzione delle spinte ecologiste e anti-globalizzazione degli anni Novanta — in Italia approfondite da Ugo Mattei e Stefano Rodotà .
Come si traduce questo approccio in politica economica?
Il programma di Grillo è una lista di principi e, per ammissione del leader del M5s, ancora incompleto: deve nascere una “piattaforma on line” in cui i simpatizzanti potranno riempire di contenuti i principi del programma.
Sono anni che Grillo annuncia questa partecipazione dal basso, ma è ancora “in fase di sviluppo dopo il rallentamento dovuto all’anticipo delle elezioni”, ha scritto ieri. Solo che adesso la discussione non è più solo teorica, dovrà  portare a breve i disegni di legge in Parlamento.
Stefano Feltri

(da “il Fatto Quotidiano”)

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GOLDMAN SACHS, “ENTUSIASMO” PER I CINQUESTELLE: MA NON ERA MONTI IL SERVO DEL POTERE FINANZIARIO?

Marzo 2nd, 2013 Riccardo Fucile

LA BANCA D’AFFARI: “NOVITA’ ECCITANTE, SERVE UN CAMBIAMENTO

Il giudizio che non ti aspetti, quello che ti sorprende.
Il bacio del «nemico». Jim O’Neill, il guru di Goldman Sachs che ha coniato l’acronimo «Bric» (Brasile, Russia, India, Cina), sostiene (in un commento nello studio «Riforme non vuol dire austerity») di trovare «entusiasmante» l’esito delle Politiche.
L’Italia, secondo l’economista, ha «bisogno di cambiare qualcosa di importante» e forse «il particolare fascino di massa del Movimento 5 Stelle potrebbe essere il segnale dell’inizio di qualcosa di nuovo».
Insomma una promozione per Beppe Grillo a pieni voti, proprio da quella banca d’affari che il leader politico del movimento ha attaccato più volte.
Anche con post dedicati, come «L’Europa di Goldman Sachs», del gennaio 2012, in cui venivano evidenziati i rapporti tra politici europei e l’istituto americano. Nell’occhio del ciclone (più volte) Mario Monti bollato come un «impiegato» (22 marzo 2012, ndr) della banca.
Ancor più surreale il fatto che il giudizio di Goldman Sachs arrivi nel giorno in cui viene rilanciata sul web un’intervista di Grillo alla tv greca in cui il leader invita i «Pigs» (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna) ad allearsi contro le banche.
«Magari faremo una associazione di solidarietà  tra noi. Stiamo vicini e facciamo le stesse battaglie – sostiene lo showman –. O creeremo una alleanza tra noi Pigs perchè intanto ci abbandonano: appena si saranno ripresi i soldi, le banche tedesche e francesi ci mollano».
E ancora: «Se trovate uno come me in Grecia, potete iniziare a fare movimento di rete e fare meet-up, riunirvi e iniziare ad impattare nella politica le idee che avete nelle
piazze».
Sul blog, come editoriale de «La settimana», Grillo sceglie uno stralcio del «Manifesto per la soppressione dei partiti politici» di Simone Weil: «Il fine primo e, in ultima analisi, l’unico fine di qualunque partito politico è la sua propria crescita, e questo senza alcun limite. Per via di queste caratteristiche ogni partito è totalitario in nuce e nelle aspirazioni».
E proprio su Internet sorge un nuovo caso, con un parallelo diffuso sui social network in cui si accosta un discorso di Adolf Hitler ai comizi del capo politico del movimento.
Ovviamente, il confronto ha causato la reazione sdegnata dei militanti grillini, impegnati anche ieri nella discussione su un eventuale appoggio a un governo di centrosinistra.
A La Zanzara il neosenatore campano Bartolomeo Pepe dichiara: «Per me Chavez è un modello, non Bersani. Molto meglio Chavez, che non vuole smacchiare il Giaguaro».
E mentre sul web si dibatte, i neodeputati (in vista del vertice romano in cui verranno decisi linea e incarichi) si affacciano a Montecitorio: cinque eletti si sono presentati ieri alla porta principale del palazzo.
Ma da lì non sono stati fatti entrare: per registrarsi, viene spiegato a una di loro, l’entrata da usare è quella sul retro.
«È stato come in primo giorno di scuola», hanno detto ai microfoni de Il fatto quotidiano.
E in serata militanti e alcuni neoeletti si sono dati appuntamento sempre a Roma in un pub in piazza dell’Esquilino per festeggiare. Ieri ha commentato l’esito elettorale anche don Andrea Gallo: «I grillini hanno avuto consenso perchè sono scesi in piazza tra la gente, sono entrati in politica dal basso – ha detto il sacerdote –. È la piazza che conta, l’agorà  che conta. Si parte da lì. Per mesi Grillo ha riempito le piazze, e gli altri non capivano. Ecco la sua vittoria».

(da Il Corriere della Sera“)

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ELETTORATO CINQUESTELLE: META’ E’ FAVOREVOLE AD ALLEANZE

Marzo 2nd, 2013 Riccardo Fucile

PER IL 68% “PRONTI A GOVERNARE”

Al governo o all’opposizione?
Già  prima del voto, già  prima che prendesse forma un Parlamento ingovernabile, la “base” del M5S si presentava divisa, al suo interno, sul possibile ingresso in una maggioranza di governo.
Con una leggera prevalenza dei favorevoli a far parte di una coalizione.
La crescita del consenso per il partito di Grillo, negli ultimi mesi (e nelle ultime settimane), fino allo straordinario successo di lunedì, è stata accompagnata da una crescente (auto)consapevolezza delle potenzialità  del MoVimento.
Anche quale soggetto di governo.
Lo scorso maggio, dopo l’exploit delle amministrative, l’85% dei suoi elettori giudicava la formazione capace di governare a livello locale, ma solo il 56% riteneva possibile esportare su scala nazionale l’esperimento di Parma e di altre amministrazioni comunali. Tale quota, tuttavia, oggi è cresciuta di oltre dieci punti.
Due elettori del M5S su tre – il 68%, contro il 23% dell’elettorato nel suo complesso – ritengono il MoVimento pronto per assumere posizioni di responsabilità  anche a Roma. Questo è il risultato del sondaggio condotto nei giorni 19-21 febbraio.
“Grillo al governo”, dunque, ma come? E, soprattutto, con chi?
La maggioranza (relativa: 37%) di chi vota M5S auspicava, prevedibilmente, una netta affermazione del partito e la formazione di un esecutivo monocolore a cinque stelle.
Una componente appena inferiore (34%), tuttavia, caldeggiava l’ingresso in una coalizione di governo.
Mentre appena il 19% preferiva che i parlamentari del MoVimento sedessero tra i banchi dell’opposizione.
L’ipotesi di un governo interamente “grillino” era e rimane poco verosimile, sebbene sia stata provocatoriamente rilanciata in questi giorni dal leader del MoVimento.
Comunque difficile, ma più facilmente percorribile, appare invece la possibilità  di un patto con il centro-sinistra di Bersani.
Magari con un appoggio esterno, magari seguendo il modello già  sperimentato in Sicilia (definito dallo stesso Grillo come “meraviglioso”).
Per questo, il sondaggio chiedeva agli elettori del M5S di sbilanciarsi rispetto a un quadro politico (in qualche misura) riconducibile a quello attuale.
Di fronte allo scenario di una mancata vittoria “in solitaria”, l’elettorato a cinque stelle si divideva quasi a metà  tra due strategie.
Il 41% auspicava che il partito si schierasse comunque all’opposizione.
Il 49%, pur senza prefigurare l’importanza dei senatori del M5S nel garantire la governabilità  del Paese, riteneva percorribile la strada della partecipazione ad una maggioranza di governo.
Sarà  interessante verificare, nei prossimi giorni, come evolveranno tali opinioni, e come l’eventuale spinta “dal basso” inciderà  sull’atteggiamento dei neo-eletti e del “capo” a cinque stelle.

(da Istituto Demos)

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E’ PROPRIO IL PAESE DEI CLOWN. GRILLO CHIUDE AL PD: “FA MERCATO DELLE VACCHE, SIETE FACCE DA CULO FUORI DALLA STORIA”

Marzo 1st, 2013 Riccardo Fucile

BERSANI : “NESSUNA TRATTATIVA SOTTOBANCO”… IL PAESE E’ ALLO SFASCIO E QUESTI OGNI GIORNO SPARANO CAZZATE

Grillo chiude al Pd. Lo fa dal suo blog parlando di proposte che somigliano a un “mercato delle vacche”.
“In questi giorni è in atto il mercato delle vacche – scrive il leader del Movimento 5 Stelle – . Al M5S arrivano continue offerte di presidenze della Camera, di commissioni, persino di ministri. Il Pdmenoelle ha già  identificato a tavolino le persone del M5S per le varie cariche dando loro la giusta evidenza mediatica sui suoi giornali e sulle sue televisioni”.
Definisce i tentativi di accordi “il solito modo puttanesco di fare politica” e attacca: “Per attuarlo però ci devono essere persone disposte a vendersi. E il M5S, i suoi eletti, i suoi attivisti, i suoi elettori non sono in vendita”.
Non si fa attendere la risposta del Pd che smentisce che siano in atto trattative nascoste con parlamentari grillini per trovare anche in Senato una maggioranza pronta a sostenere un governo Bersani.
“Nessuna trattativa nè calcoli sottobanco come scrive il Corriere”, si spiega su un tweet dell’account ufficiale del Pd.
“Il Pd gioca a viso aperto. Lo spiega bene Bersani” nell’intervista di oggi a Repubblica, si legge ancora.
Nessuna apertura   a Renzi. Sono parole pesanti quelle scelte da Grillo per chiudere a un governo di coalizione con il Pd. Il leader politico non perde l’occasione per criticare Bersani che, a suo parere, “è fuori dalla storia”.
“I giochini sono finiti e quando si aprirà  la voragine del Monte dei Paschi di Siena forse del pdmenoelle non rimarrà  neppure il ricordo – aggiunge – . Renzi che come uniche credenziali ha quelle di aver fatto il politico di professione senza nessun risultato apprezzabile ora si candida a premier, ma non aveva perso le primarie? Questi hanno la faccia come il culo”.
“Nessuna alleanza”.
Grillo accusa i vertici del Pd di comportarsi come “volgari adescatori”.
E dice: “l M5S è composto da persone responsabili che vogliono un cambiamento radicale della morale pubblica, fermarlo è impossibile, in particolare con i soliti giochini da palazzo.
Il M5S voterà  in aula ogni legge che risponda al suo programma, non farà  alleanze”. La sua è una chiusura non solo al Pd, ma anche ad altri partiti: “I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi” è presente nel Codice di comportamento degli eletti portavoce del Movimento 5 Stelle in Parlamento.
E’ stato firmato da tutti i candidati e reso pubblico agli elettori prima delle elezioni, Queste regole erano note a tutti, al politburo del pdmenoelle compreso”
Renzi: “Non sarò premier”.
Intanto questa mattina il sindaco di Firenze Renzi ha smentito   la voce che lo vedeva pronto a guidare il governo. “Ciò che volevo per l’Italia l’ho detto nelle primarie. Ho perso. Adesso faccio il sindaco”, ha scritto “.
Lo ha scritto su Twitter Matteo Renzi, sindaco di Firenze, smentendo le voci di una sua disponibilità  a fare il presidente del Consiglio.
Secondo un articolo pubblicato oggi dal Corriere della Sera Renzi sarebbe pronto a fare il premier alla guida di una grande coalizione. “Non ci possiamo permettere neanche i rimpianti”, ha aggiunto Renzi.
Poco dopo Marco Agnoletti, portavoce di Renzi, puntualizza su tweeter: “La ricostruzione del Corriere della Sera su @matteorenzi, ‘sono pronto a fare il premier’ non è vera”.
Passano poche ore e in tarda mattinata Renzi sceglie Facebook per un secondo intervento: “Adesso leggo incredibili interpretazioni, ricostruzioni, commenti. Ho evitato di fare dichiarazioni dopo il voto perchè non volevo finire nel festival di chi la spara più grossa e nei pastoni degli addetti ai lavori”.
“Quello che volevamo per l’Italia lo abbiamo proposto alle primarie. Dagli stati uniti d’Europa fino all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, noi ci abbiamo messo la faccia, presentando un progetto serio”.
Anche oggi insomma va avanti il Circo Barnum della politica italiana sulla pelle dei cittadini tutti che hanno ben altri problemi.
La smentita. La notizia, smentita da Renzi, era nata da un’intervista della portavoce di Pierluigi Bersani, Alessandra Moretti, al Corriere della Sera.
“Mettiamo che Napolitano faccia questa scelta…. Se Renzi fosse ritenuto decisivo per un approccio diverso, saremmo tutti pronti a lavorare per questa soluzione – ha detto – . Ma mi appello alla responsabilità  dei renziani. Che senso ha accanirsi contro Bersani come se fosse l’unico responsabile della sconfitta? la resa dei conti sarebbe un suicidio”.
Anche oggi insomma va avanti il Circo Barnum della politica italiana sulla pelle dei cittadini tutti che hanno ben altri problemi.

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UN COMPROMESSO A CINQUE STELLE : LA BASE DI UN POSSIBILE ACCORDO TRA GRILLINI E PD

Marzo 1st, 2013 Riccardo Fucile

REDDITO DI CITTADINANZA, LAVORO, TASSE, CONTI PUBBLICI, IMPRESE, CASTA, GRANDI OPERE, CORRUZIONE

Ci sono un paio di settimane per inventarsi un governo.
E al momento, pur tra polemiche e incomprensioni, la sola ipotesi di cui si discute è quella di una collaborazione tra Partito democratico e Movimento Cinque stelle.
I programmi, su entrambi i fronti, sono poco dettagliati.
Ma se Pier Luigi Bersani vuole coinvolgere i grillini dovrà  offrire loro qualcosa sui temi qualificanti del movimento: casta, grandi opere, giustizia, redistribuzione del reddito.
Il punto di incontro più immediato è sui tagli ai costi della politica: dimezzamento del numero dei parlamentari e taglio ai rimborsi elettorali ai partiti.
Sull’economia le intese sono possibili su vari dossier: il reddito di cittadinanza caro a Grillo — una forma di sussidio di disoccupazione da 600 euro per tutti — è tecnicamente possibile, ma richiede una complessa riforma degli ammortizzatori sociali, o il suo costo sale a 45 miliardi di euro.
Il Pd ha le sue proposte in materia, è semplice trovarsi a metà  strada.
Idem per il patto di stabilità  interno dei Comuni, la regola che blocca gli investimenti anche negli enti locali virtuosi.
Tutte le forze politiche ne chiedono una revisione, qualcosa si potrà  fare.
I guai sono maggiori quando si passa ai conti pubblici nazionali: Grillo ha nel programma l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, dell’Irap, l’aumento delle risorse per scuola e sanità . E non indica alcuna fonte di copertura.
Il Pd può essere d’accordo, se si trovano i soldi.
Il punto di partenza può essere applicare la proposta dei democratici sull’Imu, cioè toglierla a chi paga fino a 500 euro scaricando il peso sui grandi patrimoni immobiliari.
Lo scoglio maggiore, forse insuperabile, è quello del Tav, la linea ad alta velocità  e dubbia utilità  tra Torino e Lione: molti degli eletti a 5 stelle vengono dal movimento di protesta della Val di Susa, mentre il Pd (piemontese e non solo) si batte da anni a difesa della grande opera.
Lì non ci sono compromessi: o si fa o non si fa.
Magari si può prendere tempo, in modo tipicamente italiano, creando qualche tavolo o commissione.
E intanto si fa il governo.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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STUDIO SWG, ECCO DA DOVE VENGONO I VOTI GRILLINI: UN TERZO DA DESTRA, UN TERZO DA SINISTRA, IL RESTO TRA GLI ASTENUTI

Febbraio 28th, 2013 Riccardo Fucile

CAMBIAMENTO CONTRO APPARTENENZA IL NUOVO ASSE DELLA POLITICA… PD E PDL SCELTI PER INERZIA

Il Movimento Cinque Stelle è di sinistra-destra. O di destra-sinistra, se si preferisce.   E’ quello che si deduce dallo studio di Swg sui flussi elettorali del voto del 24-25 febbraio.
Il boom della lista ispirata da Beppe Grillo è stato alimentato per il 30% da elettori che alle europee del 2009 avevano scelto il centrosinistra (Pd, Idv e altri) e per il 27% da elettori che avevano scelto il centrodestra (Pdl, Lega e altri).
Per Grillo il bacino più grande resta comunque quello dell’astensione, pari al 37% dei suoi consensi, cioè un esercito di oltre tre milioni di persone.
Gli altri partiti al di fuori delle coalizioni principali contano soltanto per il 6%.
In dettaglio, il Movimento 5 Stelle ha preso l’11% dal Pd, il 12% dall’Idv, 7% da altri. Dal blocco di centrodestra, il 18% dei consensi grillini è arrivato dal Pdl, l’8% dalla Lega, l’1% da altri.
Nelle elezioni politiche del 2013, scrivono i ricercatori di Swg, “non si è giocato più, come nel 2008, lungo l’asse centrodestra-centrosinistra, bensì lungo la linea cambiamento-appartenenza“.
Una parte del Paese, un quarto, “ha lasciato le vecchie appartenenze e ha scelto di mandare un segnale di cambiamento“.
Il 60% ha continuato invece a votare il partito a cui si sente “ancestralmente legato”. Ma si è trattato di “un moto inerziale”, di un voto “non convinto”.
Non convinto il voto al Pd, ma neppure la mirabolante rimonta di Berlusconi.
“Gran parte degli elettori del centrodestra”, spiega Swg, non ha avuto un “atteggiamento di piena adesione al progetto berlusconiano”, ma ha agito nell’”impossibilità  di votare qualcos’altro”.
Rispetto alle europee del 2009, il Pdl perde comunque tre milioni e mezzo di voti, mentre il Pd ne guadagna 600.000, riportando alle urne ben 2.200.000 persone che in quella tornata disertarono le urne.
Quanto alla Lega nord, Swg rileva che solo il 38% degli elettori del 2009 ha riconfermanto il voto nel 2013, mentre un consistente 22% è migrato al M5S.
E Monti?
Anche lui ha pescato in modo abbastanza equilibrato dai due poli, anche se con un risultato finale molto meno soddisfacente.
Il 23% dei consensi di Scelta civica arriva dal centrodestra (soprattutto dal Pdl, 17%), il 18% dal centrosinistra (soprattutto dal Pd, 13%), il 17% dall’Udc e ben il 42% dagli astenuti.

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SUL BLOG DI GRILLO LA PROTESTA DELLA BASE: “CAMBIAMO IL PAESE RAGIONANDO CON GLI ALTRI”

Febbraio 28th, 2013 Riccardo Fucile

DOPO L’ATTACCO A BERSANI, CENTINAIA DI COMMENTI GLI CHIEDONO PRAGMATISMO: “E’ IL MOMENTO DI POTER FARE LEGGI SUL CONFLITTO DI INTERESSI, ANTICORRUZIONE, RIDUZIONE PARLAMENTARI, LEGGE ELETTORALE E PENSIAMOA INSULTARE BERSANI?”

Il blog è stata la sua forza e il suo megafono.
I suoi post le gocce che, giorno dopo giorno, hanno scavato nell’opinione pubblica italiana fino a trasformare i lettori in un movimento convinto che cambiare si può, senza rinunciare a sognare.
Ma gli stessi lettori/militanti del blog di Grillo oggi non applaudono estasiati a ogni parola del leader trionfante dopo aver visto l’urna fare del Movimento 5 Stelle il primo partito del Paese.
Proprio quel ruolo, secondo moltissimi di quei lettori/militanti, impone a Grillo, per il bene del Paese, di smettere di urlare, di analizzare la situazione, di ascoltare gli altri. “E’ la democrazia, bellezza…”.
Ascoltare gli altri. Ascoltare Bersani, che il “portavoce” e ariete del M5S nelle piazze d’Italia nel suo odierno post – intitolato “Bersani, morto che parla” -, definisce “stalker politico” che “da giorni sta importunando il M5S con proposte indecenti invece di dimettersi, come al suo posto farebbe chiunque altro. E’ riuscito persino a perdere vincendo. Ha superato la buonanima di Waterloo Veltroni”.
Tattica? Grillo vuole solo alzare il prezzo?
Comunque sia, per una community poco avvezza al politichese così non va bene. Perchè, stando fuori del Parlamento, a essere duri e puri non si compromette il destino di una nazione.
Una volta dentro le istituzioni, le cose cambiano.
Una semplice constatazione, condivisa da tantissimi commentatori del post di Grillo, che spingono per un confronto, almeno provarci, con il Pd e con Bersani a cui dare la fiducia in base alla convergenza su pochi ma chiari punti programmatici.
Quelle che seguono sono solo alcune delle tante voci che dalla Rete, tanto cara al leader, chiedono soprattutto una cosa: pragmatismo.
“Abbiamo la possibilità , forse unica, di fare conflitto di interesse, legge anticorruzione, riduzione di numero e soldi ai parlamentari, legge elettorale, e il leader si attacca agli insulti di Bersani, dopo aver giustamente sparato a zero su tutti? Prendiamoci la responsabità  di essere attori del cambiamento. Se questo movimento è democratico come il fondatore dice forse è il caso di ascoltare tutti quelli che democraticamente si stanno esprimendo in questo senso, ad occhio sono la maggioranza”.
“Io ho votato M5S ma non per ritrovarmi in una situazione di stallo per altri 6/7 mesi e andare di nuovo alle elezioni senza poi nemmeno avere certezze sul nuovo esito del voto… siamo in una crisi nera ci dobbiamo muovere… abbiamo un numero forte in parlamento dobbiamo cominciare a lavorare in modo costruttivo ed essendo in democrazia dobbiamo farlo ragionando con gli altri”.
“Io credo che non si debba perdere l’occasione di cambiare questo paese. Il paese reale con Grillo è entrato in parlamento, ora il nostro- vostro compito è quello di modificare la vecchia politica, bisogna dare la fiducia e poi indirizzare la politica del paese. Non dare la fiducia (che non significa fare una promessa di voto perpetuo) sarebbe un errore gravissimo. Fiducia e poi lotta parlamentare per i punti del programma non siate impetuosi vi prego. Un elettore del movimento”.
“Sono convinta che un ostruzionismo a-prioristico non otterrebbe il risultato di aumentare la fiducia al M5S in vista di nuove imminenti elezioni, ma, viceversa, sposterebbe il consenso verso i vecchi partiti, se non altro, responsabili, vanificando l’eccellente risultato oggi ottenuto dal Movimento…”.
“Beppe bisogna decretare l’ineleggibilità  del nano…Legge 361 del 1957.. Per favore non facciamo cazzate…Convergiamo sui punti in comune con il PD e annientiamo il nano…”.
A sintesi dell’umore che attraversa il blog di Grillo, ecco alcuni dei commenti più votati.
In vetta alla classifica quello firmato da Matteo M: “Mi pare un errore non votare la fiducia (a un governo bersani, ndr), vorrebbe dire andare a votare tra pochi mesi con la stessa legge elettorale, può portare un vantaggio al movimento in termini di voti ed anche a Berlusconi, ma porterebbe un danno enorme al paese”.
Linea sposata da oltre 100 navigatori.
Domenico Andria, da Salerno, autore del secondo commento più votato, invita a non fare “i comunisti” e sottoporre invece al Pd alcuni punti programmatici: “legge elettorale; legge anti corruzione; conflitto di interessi; finanziamento ai partiti”.
Altro commento caldo, quello di Patrick D: “Scusa Beppe, senza polemizzare e senza volerti attaccare (tra l’altro ti ho votato), ma mi spieghi dove sta la “Democrazia della rete”? A me pare che qui scegli tutto tu. Non potresti lanciare un sondaggio su come muoversi? Che so, magari scopriresti che la maggioranza è per questa linea, però se tu lanci i tuoi strali dal blog e noi qui passivi, non capisco la differenza tra il M5S e i “vecchi partiti”.
Franco Mulato da Prato: “Non sono d’accordo! Io sono un aderente al movimento della prim’ora. A Bologna, al primo Vday, io c’ero, ed ho anche finanziato l’evento. A questa campagna elettorale ho partecipato attivamente, ho convinto almeno 10/12 persone a votare M5S, ed ho finanziato la campagna stessa. Io credo che l’esito del voto sia stato quanto di meglio ci poteva accadere: essere fondamentali e condizionanti per il nuovo governo e le sue politiche!! Lo so che anche i dirigenti del Pd sono carrieristi, lì da una vita, con le mani in pasta in banche ed affari vari, ma se mi si dà  la possibilità  di fare le leggi che volevo fare, allora posso sopportarli ancora 1 anno, non ki cambia la vita! Soprattutto, se mi danno la possibilità  di far diventare l’Italia un paese civile, con legge sul conflitto di interessi, riduzione degli sprechi, legge anti corruzione, come posso io ignorarlo?”.
Ma in queste ore, dal web piombano sul M5S altre forme di pressione.
Su change.org è partita la raccolta di firme per una petizione con cui chiedere a Grillo di votare e sostenere il nuovo governo, per cambiare l’Italia e scongiurare un accordo Pd-Pdl.
Ma gira anche un appello ai neo parlamentari del Movimento 5 Stelle.
A firma del giornalista Federico Mello, la richiesta è esplicita: “E ora? Fate decidere tutto da un comico che nessuno ha eletto?
Lui vuole andare a parlare al Quirinale, decide lui se dare o meno un voto di fiducia al governo. E poi? Cosa altro vi deve dire?
Quando fare colazione e quando andare alla vostra lussuosa buvette in Parlamento?”. Mello conclude: “Siete 162 là  dentro. Centosessantadue! Fatevi sentire!”.

(da “La Repubblica“)

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