Febbraio 1st, 2018 Riccardo Fucile
ALTRO CHE INCONTRO CON LA “COMUNITA’ DI INVESTITORI”… PER LA MISSIONE FALLIMENTARE A LONDRA DI MAIO SI ERA RIVOLTO ALLA SOCIETA’ ROMANA DI LOBBYNG POLICY SONAR… ASSENTI I MEDIA, A PARTE RUSSIA TODAY DI PUTIN
La Reuters riporta che il candidato premier M5S ha detto durante un incontro con una comunità
di investitori a Londra di essere disponibile a un governo con «una maggioranza a quattro composta da M5S, Pd, Forza Italia e Lega». Lui smentisce. Vediamo perchè invece potrebbe essere tutto vero
Ieri l’agenzia di stampa Reuters ha raccontato in un take che Luigi Di Maio, durante l’incontro con la comunità degli investitori internazionali a Londra in cui era accompagnato da Lorenzo Fioramonti, se nessuno avrà i numeri per un governo immagina «una maggioranza a quattro composta da M5S, Pd, Forza Italia e Lega».
Successivamente Di Maio su Facebook ha smentito, sostenendo di aver ribadito agli investitori internazionali che «se non dovessimo avere la maggioranza dei seggi, farò un appello pubblico a tutte le forze politiche invitandole a convergere sui temi e sulla nostra squadra di governo, senza alcun tipo di alleanze, inciuci o scambi di poltrone di governo».
Per la fonte invece Di Maio avrebbe ribadito «ripetutamente» – secondo Reuters – la sua disponibilità a collaborare con gli avversari politici per formare un esecutivo. L’autore della soffiata non può essere identificato, nota l’agenzia, per la «delicatezza politica della questione».
Del resto nemmeno il leader del M5S ha rivelato chi siano gli investitori che ha incontrato in un club privato di Knightsbridge.
La visita è stata organizzata da Francesco Galietti, della società romana di lobbying Policy Sonar.
Successivamente è stata organizzata una conferenza stampa ristretta, in un salottino del Millennium Hotel di Knightsbridge.
Il Fatto racconta oggi che non ci sono stati contatti con le principali lobby britanniche, dalla Confederation of British Industries all’Institute of Directors.
Una fonte riservata riferisce di disinteresse di alcuni dei maggiori fondi di investimento, al corrente della presenza del candidato 5 Stelle ma preferendo non incontrarlo.
Quanto alla stampa internazionale, alla conferenza stampa successiva erano presenti soprattutto giornalisti italiani, con l’aggiunta di Cnbc e Russia Today.
Di Maio ha tra l’altro parlato in italiano e per questo la possibilità di un errore di traduzione o di un’incomprensione non è da scartare. Anche perchè non è detto che la fonte di Reuters fosse a conoscenze delle astruserie tipiche del sistema italiano e delle procedure per l’incarico di andare a Palazzo Chigi.
Molto più probabile però è che in effetti Luigi Di Maio abbia veramente parlato della possibilità di fare un governo con pezzi di Forza Italia, Lega e Partito Democratico.
Anche perchè i sondaggi di oggi dicono che il MoVimento 5 Stelle è molto lontano dall’ottenere la maggioranza anche solo in una delle due camere.
Di Maio per arrivare a Palazzo Chigi ha solo due possibilità : sfruttare l’ultimo mese di campagna elettorale per un clamoroso guadagno di consenso e voti oppure sperare che uno o più partiti decidano di appoggiare un governo che abbia in maggioranza anche il MoVimento 5 Stelle.
Quei partiti, che oggi dicono di non voler assolutamente governare con il MoVimento 5 Stelle, naturalmente tradirebbero così il mandato elettorale ma, ci scommettiamo, se si avverasse questa (improbabile) ipotesi il M5S non li chiamerebbero “traditori” come hanno fatto con i parlamentari che hanno cambiato casacca negli anni della scorsa legislatura.
Non si capisce invece che tipo di convenienza avrebbe il MoVimento 5 Stelle nell’accettare l’ipotesi di un “governissimo” con tutti o quasi i partiti presenti in Parlamento: in primo luogo perchè è impossibile che l’incarico per un governo del genere venga dato a Di Maio; in secondo luogo perchè vista la situazione di tripolarismo imperfetto che vige oggi in Italia è più conveniente — per tutti — stipulare un’alleanza che escluda uno dei tre poli.
E in questo caso è inutile dire che è più probabile l’esclusione del M5S. Il quale da parte sua avrebbe di certo tutto da guadagnare da un ritorno all’opposizione e tutto da perdere dal dire sì a un accordo con PD o Forza Italia, che comunque ad oggi nemmeno basterebbe per far raggiungere una maggioranza alla Camera.
A prescindere da quale sia lo scenario più probabile — ieri il Corriere della Sera ne disegnava uno in cui vincono addirittura tutti — oggi è politicamente sbagliato parlarne nel momento in cui bisogna raccogliere più voti possibile.
Per questo tutte le voci e i retroscena che parlano di ipotesi di accordi sono contemporaneamente vere e false: in molti ci penseranno perchè la dietrologia è l’unica arte che è stata affinata in questi anni in cui è comunque necessario riempire le pagine dei giornali.
Ma senza i numeri che usciranno dalle urne il 4 marzo nessuna ipotesi è oggi plausibile.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 1st, 2018 Riccardo Fucile
C’E’ DA SCOMMETTERE CHE VERRANNO INDICATI I VOTI ESPRESSI E NON IL NUMERO DEI VOTANTI, IN MODO DA POMPARE I RISULTATI
La lettera E dell’articolo 4 del nuovo Statuto del MoVimento 5 Stelle prevede che «Entro il giorno
successivo al termine finale per la consultazione, i risultati sono pubblicati sul sito del MoVimento 5 Stelle, a cura del Comitato di Garanzia. La verifica dell’abilitazione al voto dei votanti ed il conteggio dei voti sono effettuati in via automatica dal sistema informatico della cd. Piattaforma Rousseau; la regolarità delle consultazioni è certificata da un organismo indipendente, nominato dal Comitato di Garanzia, o da notaio».
Le parlamentarie si sono concluse da un bel po’ e il MoVimento 5 Stelle non ha ancora fornito i risultati del voto.
In compenso, ricorda oggi Repubblica, quei numeri non li conosce neppure Di Maio
Nessuno sa ancora — neanche tra gli eletti del Movimento, neanche nello staff ristretto di Luigi Di Maio — quante persone abbiano votato, quante preferenze siano state espresse, chi ne abbia ottenute di più.
Nelle chat interne era girata solo un’anticipazione: «Renderemo note le percentuali, non il numero dei clic».
Nessuno dovrà più essere preso in giro per le poche persone che lo hanno votato assicurandogli il posto in Parlamento, era questo il senso.
Ma se davvero — dopo le promesse di trasparenza reiterate dal capo politico — i dati forniti sul blog delle stelle saranno solo parziali, senza il numero complessivo dei votanti, sarà difficile credere che si sia trattato di un voto regolare. E che gli intoppi della piattaforma, gli attacchi hacker confermati a Pescara da Max Bugani, non ne abbiano inficiato la validità .
Le ragioni che il M5S adduce per la decisione di violare il suo stesso Statuto (non una novità da quelle parti) è che «Siamo sommersi di persone che ci diffidano a comparire negli elenchi e a pubblicare il numero dei voti presi».
Ma secondo alcuni parlamentari, il vero problema consisterebbe nella scarsa consistenza numerica del voto. Si era data a tutti la possibilità di esprimere 6 preferenze, 3 per la Camera e 3 per il Senato, il che doveva aiutare a “pompare” il numero dei voti complessivi. Molti però ne hanno usata solo una.
Per una piattaforma che il suo fondatore, Davide Casaleggio, intende far arrivare a un milione di iscritti entro il 2018 — e che dovrebbe averne ora 150mila — un numero basso di votanti potrebbe rappresentare un fallimento per un Movimento che, all’articolo 1 del suo statuto, lega la sua attività politica proprio alla piattaforma Rousseau.
Prima o poi i numeri verranno pubblicati, e c’è da scommetterci che verranno indicati non i numeri delle persone che hanno votato ma i voti espressi, in modo da pompare il più possibile i risultati.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 1st, 2018 Riccardo Fucile
LE FALLE DELLA PIATTAFORMA M5S: DAI CARTEGGI CON IL GARANTE SI SCOPRE CHE E’ GESTITA DALLA CASALEGGIO ASSOCIATI, NON DIRETTAMENTE DA DAVIDE
Una lunga inchiesta del Foglio fa luce su alcuni aspetti poco chiari della piattaforma Rousseau e del ruolo della Casaleggio Associati negli strumenti che il Movimento Cinque Stelle ha sempre presentato come viatici della democrazia diretta.
L’inchiesta si basa su carteggi inediti che il Foglio ha ottenuto dal Garante della privacy. Scrive il quotidiano:
“La prima notizia riguarda il tema della trasparenza […]. Il 2 gennaio i giornali hanno riportato le accuse del garante della privacy sul tema degli “illeciti nel trattamento dei dati degli utenti” e sul voto elettronico “non anonimo”. Basta sfogliare le carte però per capire che in realtà sono gli stessi legali di Davide Casaleggio il 5 ottobre 2017 a riconoscere che i gestori della piattaforma Rousseau sono consapevoli che il voto non risponde ai criteri di segretezza e che può essere tracciato. Sentite qui: “A specifica domanda dei verbalizzanti, la parte (Casaleggio) ha fatto presente che sussiste la possibilità teorica di ricondurre, tramite altre informazioni disponibili nel sistema, il voto espresso all’identità del votante, possibilità che tuttavia non è mai stata utilizzata”. E a conferma di questa consapevolezza gli avvocati ammettono che i gestori di Rousseau stanno studiando “delle soluzioni basate su tecnologia blockchain, che consentirebbe di pervenire ad una certificazione dei voti espressi, rispettando la segretezza del voto”. Cosa che finora, ammettono gli avvocati di Casaleggio, non è stata garantita”.
Il Foglio cita anche un “rapporto, finora inedito, di trentaquattro pagine, depositato il 29 novembre 2017 presso l’archivio del garante per la protezione dei dati personali, e che è così intitolato: ‘Note sugli aspetti di sicurezza relativi alle piattaforme on line gestite dalla Casaleggio & Associati S.r.l per conto di Giuseppe Piero Grillo, dell’Associazione Rousseau e del Movimento 5 stelle'”.
Già in questa presentazione — fa notare Il Foglio – c’è una notizia: “al contrario di quello che sostiene Davide Casaleggio, che il 2 gennaio ha dato mandato ai suoi legali di “riservarsi il diritto di procedere in qualsiasi sede giudiziale, sia penale che civile, nei confronti di tutti coloro che in modo mendace e in mala fede continueranno intenzionalmente e pubblicamente a confondere la predetta società (la Casaleggio Associati con l’Associazione Rousseau, il garante della privacy afferma che anche Rousseau “è gestita” non da Davide Casaleggio come persona fisica ma direttamente dalla Casaleggio Associati”.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 31st, 2018 Riccardo Fucile
L’AGENZIA REUTERS SVELA COSA HA DETTO DI MAIO NEL CORSO DI UN INCONTRO A PORTE CHIUSE CON INVESTITORI BRITANNICI… E POI IN ITALIA FINGONO DI SCANNARSI
Il leader del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio ha detto oggi, parlando a Londra ad una platea di
investitori, che il suo partito sarebbe disponibile ad un governo di larghe intese con Pd, Forza Italia e Lega nel caso in cui il voto del 4 marzo non consegnasse un risultato chiaro.
Lo ha detto a Reuters una fonte che ha partecipato all’incontro.
Di Maio ha incontrato oggi i rappresentanti dei maggiori fondi di investimento mondiali in un club privato nel quartiere londinese di Knightsbridge per spiegare le politiche del suo partito e le prospettive per l’Italia all’indomani delle elezioni
“Di Maio ha detto ripetutamente che se non avrà seggi sufficienti per governare da solo, vede la probabilità di un governo sostenuto da tutti i principali partiti, inclusi i 5 stelle”, ha detto la fonte.
Il leader grillino ha gradatamente ammorbidito la posizione anti-establishment del suo partito negli ultimi tempi ma non aveva mai detto esplicitamente che appoggerebbe un governo di larghe intese con Pd, Fi e Lega.
“Ha detto che, se le elezioni porteranno ad uno stallo politico, prevede una maggioranza di governo a quattro costituita da M5s, Pd, Forza Italia e Lega”, ha ribadito la fonte, chiedendo di rimanere anonima per la delicatezza del tema.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 31st, 2018 Riccardo Fucile
NELLA SUA UNICA PERSONA COINCIDONO ASSEMBLEA, PRESIDENTE, CDA E TESORIERE
L’Associazione Rousseau, che controlla i voti online del Movimento 5 stelle, è una sola persona, in
cui coincidono l’assemblea, il presidente, il consiglio d’amministrazione e il tesoriere.
Si tratta di Davide Casaleggio, figlio del fondatore Gianroberto morto il 12 aprile 2016. A riportare il contenuto dello statuto in esclusiva è il quotidiano il Foglio.
L’atto costitutivo dell’associazione Rousseau viene firmato pochi giorni prima della morte di Gianroberto nella clinica dove è ricoverato.
L’associazione Rousseau, che ha lo scopo di “promuovere lo sviluppo della democrazia digitale nonchè di coadiuvare il Movimento 5 stelle” nella sua azione politica, è u’associazione composta da due persone: Gianroberto Casaleggio, che è in fin di vita e il figlio Davide. Versano due quote da 150 euro, che costituiscono il fondo iniziale, e sono rispettivamente presidente e vicepresidente, entrambi componenti dell’Assemblea e membri del consiglio direttivo, mentre Davide è anche tesoriere. Ma l’iobiettivo dello statuto, date le condizioni di salute del padre, è assicurare al figlio il controllo perpetuo e assoluto su Rousseau.
Il potere del giovane Casaleggio viene blindato dagli articoli 6 e 13 che consegnano eternamente i ruoli e le funzioni più importanti ai “fondatori.
Ma di fondatori ce ne sono due e dopo appena quattro giorni, in seguito alla morte di Gianroberto, ne resta solo uno: Davide. L’art. 6 dello statuto sancisce che possono entrare nell’associazione persone “la cui ammissione è deliberata dal Consiglio direttivo”-
Ma secondo l’art.13 “il presidente del consiglio direttivo è nominato dall’Assemblea tra i soci fondatori”.
Il 12 aprile, il giorno della scomparsa di Gianroberto, tutte queste distinzioni non contano. L’Associazione Rousseau è una sola persona, in cui coincidono l’assemblea, il presidente, il consiglio direttivo e il tesoriere.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 30th, 2018 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI EMANUELE DESSI’, CANDIDATO AL SENATO E IL VIDEO RISALE A TRE ANNI FA
Eugenio Patanè, consigliere regionale del Partito Democratico, sulla sua pagina Facebook va
all’attacco di Emanuele Dessì, candidato nel proporzionale al Senato nel collegio della provincia di Latina con il MoVimento 5 Stelle:
“Il movimento dell’onestà vorrebbe portare in Parlamento gli amici degli SPADA, accusati di associazione a delinquere di stampo mafioso. In questo video pubblicato sull’account del #M5sdi Frascati, EMANUELE DESSI’ candidato nel proporzionale al Senato nel collegio della provincia di Latina balla tutto contento con l’amico DOMENICO SPADA, detto Vulcano, il pugile amico pure dei Casamonica, condannato per usura ed estorsione. Io mi vergogno a nome di tutta la gente onesta della provincia di Latina, che dovrebbe essere rappresentata da questi personaggi nelle Istituzioni. Che ne dice Roberta Lombardi, di cui Dessì sarebbe fedelissimo sostenitore?
Patanè si riferisce a un video pubblicato su Youtube da un account chiamato Movimentocinquestelle Frascati in cui, dal minuto 1.55 e seguenti, si vedono Emanuele Dessì e Domenico Spada, cugino di Roberto noto ultimamente per alcune comparsate a La7 in cui ha parlato della mafia a Ostia.
Il video è stato hostato nel marzo 2014 e serviva a presentare la lista dei candidati del MoVimento 5 Stelle di Frascati. Emanuele Dessì, scrive lui stesso sul suo profilo facebook, è ex consigliere comunale di Frascati e dell’area metropolitana di Roma Capitale.
Domenico Spada detto Vulcano, cugino di Roberto, pugile ed ex campione del mondo Silver, qualche mese dopo la comparsata nel video è stato arrestato insieme ad altre quattro persone, due uomini e due donne di etnia rom, legate al clan dei Casamonica.
Il 27 ottobre 2016 è stato condannato in primo grado, dalla decima sezione penale del Tribunale di Roma, a sette anni e sei mesi di reclusione.
Il video in cui compaiono Dessì e Vulcano è precedente all’arresto e alla condanna di Domenico Spada.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
SECONDO I SONDAGGISTI HA ZAVORRE CHE RENDONO IL VOTO UN’INCOGNITA… NON CONVINCONO DI MAIO, I SINDACI GRILLINI E IL METODO DI SELEZIONE DEI PARLAMENTARI
Il MoVimento 5 Stelle ha un freno e quel freno si chiama Virginia Raggi. La sindaca di Roma è indicata al secondo posto tra i fattori che frenano dal votare il M5S in un sondaggio di SWG pubblicato oggi dal Messaggero.
Enzo Risso, direttore scientifico di Swg, sottolinea che sono gli stessi elettori M5S a voltare lo sguardo altrove quando si parla di Roma.
L’analisi di SWG dice che i tre fattori che frenano un quinto degli elettori indecisi se votare o meno i 5 stelle sono la mancanza di democrazia interna al Movimento (25%), l’amministrazione pentastellata di Roma(22%) e infine il leader Luigi Di Maio (20%).
Se per la mancanza di democrazia interna nel M5S c’è poco da fare, ma soprattutto non è che i competitor del M5S brillino invece per il contrario — basta vedere cosa è successo nel PD e in LeU, mentre in FI e in Lega decidono Berlusconi e Salvini — il vero freno (indicato da 22 su 100) è la sindaca Virginia Raggi.
Che è il secondo motivo per il totale degli elettori ma anche, a sorpresa, il primo motivo di insoddisfazione per gli elettori del MoVimento 5 Stelle veri e propri (15 su 100).
A dimostrazione che al di là della propaganda e della cieca obbedienza che molti di loro sfoggiano su Facebook, nel segreto della rilevazione dicono quello che pensano.-
«Roma non è un driver di voto», spiega Risso che fa notare come per gli elettori M5S sia più grave politicamente l’esperienza Raggi (15%) rispetto al caos parlamentarie valutato al 12%:
In totale, sommando tutti i principali talloni di Achille, più della metà degli indecisi (il 60%) si dice frenato dalla classe dirigente M5S. Pur essendo la prima forza politica secondo i sondaggi, il M5S ha delle zavorre che rendono il voto un’incognita e sono i suoi sindaci, il suo capo politico e soprattutto il metodo piuttosto oscuro di selezione dei parlamentari.
(da agenzie)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
ALL’AGENZIA TEDESCA DPA HA AVUTO IL CORAGGIO DI NEGARE L’EVIDENZA DI QUELLO CHE HA SCRITTO
“Non ho mai detto che le Ong siano taxi del mare”.
È un passaggio dell’intervista scritta di Luigi Di Maio, candidato premier del M5S, all’agenzia tedesca Dpa, riportata oggi dall’Adn Kronos.
“Ho detto, sulla base di argomentazioni e indagini di alcuni pm italiani, che alcune Ong difettano di trasparenza. Dovremmo verificare se stiano salvando o trasportando migranti, il che è molto diverso”, le parole di Di Maio all’agenzia tedesca, in relazione ad alcune dichiarazioni attribuitegli in passato.
“I partiti xenofobi o estremisti che sono venuti fuori negli ultimi anni sono una minaccia per l’Unione europea. Noi siamo un’opportunità ”, ha aggiunto facendo riferimento alle imminenti
elezioni. Nessun paragone praticabile, ha detto Di Maio, con l’AFD tedesca: “Posso affermare con certezza che siamo lontani anni luce dall’AFD”.
Allora vediamo se Di Maio ricorda il suo status pubblicato sulla sua pagina Facebook il 21 aprile
Luigi Di Maio affermava: “Chi paga questi taxi del Mediterraneo?”.
Due giorni dopo, il 23 aprile, Di Maio ribadiva rispondendo alla polemica di Roberto Saviano che le ONG “fanno da taxi del Mediterraneo”.
Esattamente quello che oggi nega di aver detto.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 29th, 2018 Riccardo Fucile
DALLA SICILIA AL FRIULI IN CAMPO ASSISTENTI E MEMBRI DELLO STAFF
Sono ovunque. Assistenti di parlamentari europei, collaboratori di gruppi in Parlamento o in
Regione, membri a vario titolo dello staff. Promossi nelle liste del MoVimento 5 Stelle e contati oggi da Emanuele Lauria su Repubblica:
La Sicilia è un caso emblematico: gli unici due capilista che non appartengono alla schiera dei deputati uscenti sono Adriano Varrica e Antonio Lombardo. Il primo a più riprese assistente parlamentare a Bruxelles, il secondo già collaboratore di una deputata grillina dell’Ars. Entrambi molto vicini all’eurodeputato Ignazio Corrao, uno dei big in Sicilia di 5Stelle, scelto da Di Maio come coordinatore dei venti referenti regionali per la formazione delle liste.
“Varrica e Lombardo? Garantisco io, saranno ottimi deputati — dice Corrao — Hanno lavorato con me sul territorio però il posto se lo sono guadagnati da soli…».
Non è che dall’altro capo dello Stivale, in Piemonte, i criteri siano diversi: capolista, nel collegio 2/02 della Camera, ecco Jessica Costanzo, collaboratrice del gruppo di M5S in Regione, seguita da Luca Carabetta, portaborse del deputato uscente Ivan della Valle (che non si ricandida).
E al Senato, però fra le riserve, compare Raffaella Violino, altra attivista messa sotto contratto dai 5Stelle a Palazzo Lascaris.
Naturalmente non finisce qui
In Friuli Venezia Giulia la capolista alla Camera è Sabrina De Carlo, responsabile della comunicazione in Regione.
E ha un posto assicurato a Montecitorio anche Francesco Berti, capolista in un collegio toscano, 27enne livornese che ha collaborato con l’eurodeputata Isabella Adinolfi.
Nel Lazio, collegio della Camera numero 2, figura al secondo posto Ilaria Fontana, assistente del gruppo pentastellato in Regione.
Nella stessa lista, guidata dal deputato uscente Luca Frusone, c’è l’ex assistente alla Camera Enrica Segneri.
A Genova, in corsa per un posto a Montecitorio, ecco Fabio Romano, assistente dell’eurodeputata Tiziana Beghin.
In Campania, seppure al quarto posto nella lista per la Camera guidata da Carlo Sibilia, c’è Mirella De Benedictis, componente dello staff di Piernicola Pedicini, altro parlamentare a Strasburgo.
(da “NextQuotidiano”)
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