Agosto 4th, 2012 Riccardo Fucile
BLOCCARNE LA COSTRUZIONE ERA STATA UNA DELLE PRINCIPALI PROMESSE DELLA PIATTAFORMA ELETTORALE DEI CINQUESTELLE… LA SOCIETA’ STA CERCANDO DI COSTRUIRE IL FORNO ENTRO DICEMBRE PER NON PERDERE 40 MILIONI DI EURO DI INCENTIVI DEL DECRETO ROMANI… IL CONSULENTE DEL COMUNE DEVE ANCORA INVIARE LE PROPRIE DEDUZIONI
Dicembre 2012 e poi l’inceneritore di Parma comincerà a bruciare.
È una corsa contro il tempo quella della giunta di Federico Pizzarotti, che entro quella data dovrà trovare una soluzione per bloccare l’impianto che è quasi terminato alle porte della città .
Per tracciare una via d’uscita dalla realizzazione del forno, come promesso in campagna elettorale, i Cinque stelle hanno ingaggiato come consulente esterno per un totale di spesa di 16mila euro l’ingegnere di fama nazionale Paolo Rabitti, che ha già alle spalle esperienze simili come consulente di procure e amministrazioni.
Il tecnico avrà il compito di fare chiarezza sul cantiere di Ugozzolo e sulla documentazione relativa al termovalorizzatore, per poi presentare una relazione entro dicembre 2012.
Ma a quel punto potrebbe già essere troppo tardi.
Nonostante l’estate, nel cantiere vicino all’A1 lavorano freneticamente oltre 200 operai. L’impianto prende forma giorno dopo giorno, nonostante il divieto del Comune dei turni di notte, arrivato a metà luglio per motivi acustici, ma che negli effetti ha in parte rallentato la corsa alla conclusione dell’opera in grado di smaltire 130 mila tonnellate di rifiuti all’anno.
Iren ha tutto l’interesse di completare il forno entro il 2012, perchè in quel caso potrebbe accedere a circa 40 milioni di euro di incentivi statali previsti dal decreto Romani del marzo 2011 legato alla produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Ma c’è di più.
Secondo fonti vicine a Iren, l’intenzione, una volta collaudato il forno, è quella di venderlo a privati che lo utilizzerebbero come inceneritore di rifiuti industriali, per coprire i debiti della società che ammonterebbero a circa 3 miliardi.
Se così fosse, teme l’associazione Gestione corretta rifiuti, che aveva sostenuto la candidatura di Pizzarotti a sindaco proprio in base alla promessa di bloccare il forno, “una società privata, a cui Iren pensa di vendere l’impianto, agirebbe in totale autonomia rispetto agli enti locali e una volta acceso l’impianto avrebbe mano libera su che cosa fare entrare nella fornace”.
Critico anche l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli, che ancora una volta punta il dito contro i fautori del progetto: “Una possibilità che dice molto su come è stata pensata l’opera — commenta — Doveva servire alla risoluzione del problema dei rifiuti per il territorio, e invece potrebbe essere utilizzata per scopi di lucro da privati. Stessa cosa per le tariffe: è già stato dimostrato che, a differenza di quanto si diceva in passato, i cittadini con l’inceneritore risparmieranno solo pochi euro”.
Di certo c’è solo che intanto i lavori proseguono e i rapporti tra Iren e Comune di Parma non sono dei più distesi.
La multiutility ha chiesto al Tar un risarcimento di 28 milioni di euro di danni per lo stop di alcuni mesi al cantiere stabilito la scorsa estata dall’ex sindaco Pietro Vignali, cancellato poi dal ricorso al Consiglio di Stato.
E negli incontri che ci sono stati negli ultimi tempi, non sarebbe stato ancora mostrato il piano economico-finanziario sull’impianto, chiesto in qualità di azionista dal Comune di Parma.
“Noi stiamo cercando di mantenere un dialogo aperto, per trovare una soluzione condivisa da cui anche Iren potrebbe trarre giovamento — continua Folli — ma dall’altra parte non c’è una grande disponibilità ”.
Al momento al vaglio dei legali e dei consulenti del Comune ci sono tutti gli aspetti della vicenda inceneritore, che nel giro di pochi anni ha collezionato dodici esposti e un’istanza di sequestro. “Un lavoro che richiede tempo, e che non compete solo a noi — chiarisce l’assessore — si attendono anche pronunciamenti dalla Procura sul caso”. Un’operazione complessa e articolata: ci sono le carte e i contratti d’appalto con Iren, che prevedono la penale di 180 milioni di euro a carico del Comune di Parma in caso di recesso.
E sul futuro di Ugozzolo gravano anche due procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea: per l’affidamento diretto della gestione dell’impianto senza gara ad evidenza pubblica e per il costo dichiarato, che per l’Ue ammonterebbe a un valore di circa 315 milioni di euro e non di 193 milioni, come affermato dalla società di servizi.
Il richiamo dall’Europa riguarderebbe inoltre l’assenza di controllo da parte dei Comuni sulla gestione di Iren, che essendo una società quotata in Borsa è in mano al potere degli azionisti che non hanno nulla a che fare con i servizi forniti dalla multiutility.
Tutte questioni che ora saranno materia di studio di Rabitti e della squadra di Pizzarotti, mentre il Comune prosegue le prove di dialogo con i vertici di Iren.
L’obiettivo del Movimento 5 stelle rimane quello di bloccare l’accensione dell’impianto, come da promessa in campagna elettorale.
Tra qualche mese si saprà se Pizzarotti e i suoi riusciranno a portarlo a termine.
Silvia Bia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile
E DAI MEETUP DEL MOVIMENTO 5 STELLE CANCELLANO DI CORSA LA PAGINA DELLA MILITANTE DILETTA BOTTA E IL VIDEO DI PRESENTAZIONE DOVE FACEVA IL SUO SERMONE ELETTORALE
Sul blog di Beppe Grillo, il 29 dicembre 2011 veniva pubblicato il video e post di presentazione del MoVimento 5 Stelle di Genova.
Il video si apriva così: “Ciao a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo, io sono Paolo Putti, il portavoce del MoVimento 5 Stelle di Genova. Oggi introduco la mia città …” e quindi concludeva con “Vi lascio ora agli altri amici che vi accompagneranno nella visita al resto della città , grazie”.
Dopo di lui prende la parola Diletta Botta, selezionata per il video di presentazione ufficiale:
“Buongiorno amici del blog, sono Diletta Botta, ci troviamo nei pressi della Lanterna di Genova , il simbolo della nostra città . Quella che vedete alle mie spalle è una vecchissima centrale termoelettrica che funziona a carbone come nel 1800 e laggiù in fondo ci sono le montagne di carbone destinate a alimentare la centrale, che molti medici sostengono provocare ogni anno tumori polmonari nei cittadini genovesi.
Adesso si parla di levarla, a noi piacerebbe che al suo posto fosse progettata una centrale a energie rinnovabili insieme all’ottimizzazione dei consumi del porto, invece sui giornali di Genova si parla di fantascientifiche centrali alimentate a noccioline.
È tutto dire se pensiamo il viaggio che devono fare le noccioline dalle Barbados fino a qua! Un altro problema legato al porto sono i fumi delle navi che raggiungono le abitazioni.
E ora parliamo di rumenta. Facendo salvo che il miglior sistema sarebbe quello di produrre meno rifiuti inutili, a Genova la differenziata arriva solo al 30%, quando una legge europea prevede il 50%.
Il MoVimento 5 Stelle vuole che la raccolta sia fatta porta a porta, questo sistema porterebbe l’aumento di posti di lavoro e raddoppierebbe la differenziata, invece vogliono costruire un termovalorizzatore da qualche parte, ora a Scarpino, ora addirittura galleggiante, che brucerà spazzatura producendo diossine.
In questo modo attireremo spazzatura da tutta Italia e vanificheremo la possibilità di fare la differenziata. Bruciamo le risorse invece di riutilizzarle, a partire da quelle economiche visto che costerà 200 milioni di Euro senza creare posti di lavoro stabili. E basta!”
Ecco, la Botta si preoccupava che la combustione del carbone della Centrale produce tumori, così come della diossina che produrrebbe l’inceneritore dei rifiuti…
Vista tanta sensibilità alla questione salute si penserà che nel suo bar di Sestri Ponente, ad esempio, si trovassero solo cibi biologici e sani.
Invece il suo Bar di Sestri Ponente, ha scoperto la Polizia di Stato, si è rivelato una centrale di spaccio di hashish, cocaina e anfetamine… tipici “toccasana” per la salute, vero?
Il M5S di Genova scrive che quando è stata candidata aveva il certificato penale immacolato.
Vero.
Ma ciò dimostra che quella del “certificato penale immacolato” non è una garanzia.
Poi annuncia che ha chiesto le dimissioni della Botta dalla carica di Consigliere del Municipio Medio Ponente, dove è stata eletta per il M5S alle ultime amministrative di Genova…
Poi Paolo Putti dichiara che “umanamente” sono vicini alla Diletta Botta.
Ecco quindi la questione: chi spaccia hashish, cocaina e anfetamine non le autoproduce, ma ha un fornitore.
Chi controlla il traffico delle sostanze stupefacenti sono le organizzazioni mafiose.
Ed allora qualcuno può spiegarmi come è possibile che un esponente del M5S (Paolo Putti) dichiari che “umanamente” sono vicini alla signorina che aveva trasformato il suo bar di Sestri Ponente in centrale di spaccio?
Può essere portavoce del M5S uno che sostiene che si deve essere vicini umanamente ad una spacciatrice di droga?
Ps Non mi si faccia il discorsetto sul proibizionismo, non c’entra nulla! Anche perchè non è il caso di qualcuno che si produceva a fini personali della marjuana… Il caso di specie riguarda una che spacciava.
(testo e analisi di Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità )
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Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile
IL BAR DI SESTRI PONENTE ERA UN VERO E PROPRIO SUPERMERCATO PER CHI CERCAVA HASHISH, COCAINA E ANFETAMINE… I GRILLINI GENOVESI CASCANO DALLE NUVOLE E LA ALLONTANANO SOLO ORA… MA ERA UNA ATTIVISTA, ELETTA NEL MUNICIPIO DI PONENTE
L’arresto per spaccio di droga (non solo hashish e mariujana, ma anche cocaina e
anfetamine) di Diletta Botta, 35 anni, titolare del bar “Il solito posto”, in via Molfino a Sestri ponente, diventa immediatamente uin caso politico.
La Botta, infatti, con una quarantina scarsa di preferenze era diventata – due mesi fa – consigliera di circoscrizione a Sestri ponente per il Movimento Cinquestelle.
Secondo la polizia, che dopo aver perquisito il locale ha trovato “un vero e proprio supermercato della droga”, non c’erano dubbi sul fatto che “Il solito posto” di via Molfino fosse diventata una vera e propria centrale di spaccio: la Botta è stata immediatamente arrestata ed il locale ora rischia la chiusura.
Il locale è “Il solito posto”, in via Molfino
Le indagini sono partite dopo alcune segnalazioni da parte di residenti che avevano notato uno strano via vai da quel bar.
Così, gli agenti la scorsa sera si sono presentati alle porte del locale.
Ma quando la titolare li ha visti entrare, si è subito innervosita e ha iniziato a trafficare dietro il bancone.
I poliziotti, così, hanno iniziato a perquisire il bar, trovando un vero e proprio supermercato della droga: oltre sette grammi di cocaina, tre grammi di Mda, 13 di marijuana, e uno di hashish.
“Come tutti i cittadini che hanno concorso alle elezioni per le nostre liste, Diletta Botta aveva presentato un Certificato Penale immacolato e aveva partecipato al nostro MeetUp. Dal punto di vista umano cercheremo di starle vicino, da quello politico -evidentemente – chiederemo le sue immediate dimissioni dal Movimento”: questa la tardiva presa di posizione dei gruppo Cinquestelle genovese che è talmente radicato sul territorio da non sentire neanche le voci che girano a Genova su locali equivoci.
Ah già , loro guardano solo i curriculum.
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Agosto 3rd, 2012 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE MOTTA (PDL) AFFERMA CHE UN COLLABORATORE CINQUESTELLE UTILIZZA LE UTENZE DELLA REGIONE PER LE SUE ATTIVITA’ PROFESSIONALI
In Regione Piemonte è scambio di veleni fra il gruppo del Pdl e quello del Movimento 5 stelle.
Il consigliere Massimiliano Motta, del partito del Cavaliere, ha presentato una interrogazione che titola: “Un Caf a 5 stelle in via Alfieri 19 (la sede del consiglio regionale, ndr)?”
Nel testo si legge che, come ha appreso da una mail inviatagli, una collaboratrice del gruppo consiliare del Movimento “utilizza i locali, le dotazioni tecnologiche ed i servizi del consiglio Regionale” per “consulenze finanziarie private” indicando come numero di telefono al quale essere contattata quello “della segreteria del gruppo”.
Su diversi siti internet, tra cui quello del Comune di Torino, il numero telefonico del gruppo consiliare compare “associato all’indirizzo di uno studio professionale di consulenza finanziaria (Caf, ndr)”.
Quindi Motta vuole sapere se ciò sia lecito o meno.
Quanto riportato dall’esponente del Pdl, in effetti, trova conferma nella mail da lui citata dove sono riportati diversi screen shot di siti internet (esistenti, ndr), nei quali per pubblicizzare l’attività di un Centro di assistenza fiscale (Caf) viene affiancato il contatto telefonico del gruppo consigliare del Movimento, o la mail della collaboratrice che termina proprio per “@piemonte5stelle.it”.
Il capogruppo del Movimento, Davide Bono, ha preso carta e penna per denunciare il “vile attacco ad un nostro indefesso collaboratore”, annunciando che vi saranno ripercussioni sul piano giudiziario.
Nel comunicato si legge che nessuna attività propria di un Caf è stata svolta negli uffici del nostro gruppo consiliare e sin d’ora ci dichiariamo disponibili a sottoporre all’attenzione dell’ufficio di presidenza i tabulati telefonici del numero incriminato”. Tutto è partito, continua la smentita, da una mail “firmata da un certo Stefano Miceli“, con il “chiaro fine di danneggiare l’immagine del movimento, facendoci passare per truffaldini come i partiti”. In conclusione Bono annuncia di denunciare Miceli e “il pregiudicato Motta del Pdl, su cui già pesa una nostra denuncia per percosse“.
La diretta interessata, Laura Castelli, ha spiegato che tutto è nato per errore.
Lei in precedenza ha effettivamente svolto l’attività di consulenza, ma ora “per il troppo lavoro legato al consiglio” lo ha interrotto, facendo consulenze “solo per amici, nel tempo libero”.
Nel pubblicizzarsi, ha precisato Castelli, ha inviato a diversi siti i suoi contatti, dove in calce alla mail “è riportato il numero di telefono della Regione, come in tutte le mie mail” e quindi questi siti lo hanno riportato “in maniera autonoma”, quindi “li ho informati dell’errore e spero provvederanno al più presto”.
Contro il Movimento, ha continuato la ragazza, è in atto una campagna di demonizzazione dove “io, essendo giovane e donna, sono stata il bersaglio più facile. Sono accuse al limite della pazzia di cui non mi capacito”.
Nicolò Sapellani
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 29th, 2012 Riccardo Fucile
LA CAMERA DI COMMERCIO NON FINANZIERA’ PIU’ IL TEATRO, I GRILLINI SI RIFUGIANO SEMPRE NELLO “STIAMO VALUTANDO”… I CITTADIINI ASPETTANO SEMPRE CHE QUALCUNO SI ASSUMA QUALCHE DECISIONE
Il Teatro Regio perde i pezzi e la rivoluzione sul piano rifiuti non è ancora partita. 
Questo il risultato per la giunta Pizzarotti dopo l’ultimo consiglio comunale prima della chiusura per ferie.
Seduta infuocata che ha accentuato la fase di stallo per la maggioranza targata Movimento 5 Stelle, quella che la minoranza consiliare di Pd e Pdl definisce la politica dello “stiamo valutando”.
“Arriverà anche l’epoca in cui si smetterà di dirlo — fa notare Massimo Iotti (Pd) — Capisco l’inesperienza e il periodo di apprendistato, ma il tempo intanto passa e il consiglio praticamente non ha deliberato nulla”.
All’ordine del giorno in consiglio comunale, questioni che in città sono scoppiate in tutta la loro gravità , a partire dal Teatro Regio.
Proprio mentre in aula la minoranza chiede conto degli atti da pubblicare (“si renderanno pubblici solo i verbali approvati” replica il sindaco) e delle imminenti scadenze sul Festival Verdi, arriva la comunicazione della dipartita ufficiale della Camera di commercio dalla Fondazione del teatro.
Una scelta annunciata una settimana fa con le dimissioni del presidente Andrea Zanlari, che nel Cda del Regio ricopriva da appena due settimane il ruolo di vicepresidente.
Le motivazioni della scelta, rese note solo oggi dal comunicato ufficiale dell’ente, “sono da ricondursi al suo mancato coinvolgimento nelle iniziative per la definizione del prossimo Festival Verdi”.
La giunta della Camera di Commercio parla di decisioni “assunte senza un preventivo confronto fra tutti i soci” e attacca duramente la nuova gestione Cinque stelle, a cui imputa l’uscita dalla Fondazione.
“Le diverse voci del mondo economico che questo ente rappresenta si trovano disorientate di fronte al modus operandi del Comune rispetto al prossimo svolgimento del Festival Verdi e dall’incertezza che lo stesso genera tra gli imprenditori che hanno riposto fiducia nella sua realizzazione” si legge nella lettera inviata al presidente della Fondazione Teatro Regio Pizzarotti.
Da gennaio 2013 quindi tra i soci fondatori del Teatro Regio, che ha un buco di bilancio milionario, rimarranno solo Comune e Fondazione Monte di Parma, dopo l’uscita negli scorsi mesi di Fondazione Cariparma. Il che significa anche fondi che verranno a mancare, nonostante la Camera di commercio abbia garantito il proprio ruolo esterno alle attività della Fondazione e del Festival Verdi.
Sulla perdita di un pezzo importante del Regio, Pizzarotti svicola e rimanda ogni commento al mittente: “Se volete chiarimenti in più, chiedete a loro” taglia corto, rinnovando poi l’invito all’appuntamento di presentazione del Festival Verdi sabato.
Nella seduta fiume durata oltre sei ore, passa non senza polemiche la delibera sul piano finanziario della gestione rifiuti che aumenterà la raccolta differenziata in città , e l’assessore al Bilancio Gino Capelli fornisce il quadro del debito in conto capitale del Comune verso imprese e fornitori del comparto edile: 71 milioni di euro, di cui 68 riferibili agli anni scorsi.
Ma è dai banchi del Pd che con il consigliere Dall’Olio arriva la prima bocciatura: “Nella vostra campagna elettorale avevate promesso che in sei mesi sarebbero spariti tutti i cassonetti. Un’idea irrealizzabile che infatti nella realtà non si è realizzata”.
Il sindaco detta comunque l’agenda Cinque stelle in fatto di partecipate, sociale, urbanistica, ambiente per i prossimi cinque anni di governo.
E alla fine della lettura, in aula c’è un clima di perplessità . “Mi aspettavo un programma in cui si mettevano le basi di una nuova civiltà , voi avete parlato di rivoluzione, ma sono ampiamente deluso” attacca Elvio Ubaldi (Civiltà parmigiana).
E gli altri interventi non sono molto diversi.
Dal Pdl al Pd, tutti i gruppi puntano il dito sulla mancanza di novità , ma anche di concretezza in progetti privi di numeri, con concetti generici che sfiorano la demagogia.
“Non è questo lo spirito che vorrei — replica il sindaco — Siamo al secondo mese, non al quinto anno: non si possono fare bilanci. Stiamo cercando di costruire, cerchiamo una strada per condividere le decisioni perchè non le vogliamo imporre. State cercando di minare il nostro rapporto coi cittadini”.
Tirata d’orecchie al primo cittadino arriva in diretta dal consigliere Roberto Ghiretti (Parma Unita), infuriato per avere scoperto da Twitter un suo commento sulla seduta in corso: “Il sindaco può dirci in faccia le cose, non dobbiamo venirle a sapere da internet”.
Il presidente del consiglio Marco Vagnozzi riporta tutti all’ordine, ma incurante delle critiche, Pizzarotti strizza l’occhio (con un emoticon) con un altro tweet: “Basta un cinguettio per discutere?”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 28th, 2012 Riccardo Fucile
DALLA MANCANZA DI DEMOCRAZIA INTERNA E DI CONTRADDITTORIO ALLA RICHIESTA DI SAPERE CHI COMPONE LO STAFF… GLI SCISSIONISTI CHE HANNO DATO VITA A UNA LISTA AUTONOMA PONGONO ALCUNE QUESTIONI IMPELLENTI AL BLOGGER GENOVESE
Dopo le dieci domande di Giuseppe D’Avanzo a Berlusconi e le dieci domande dell’Economist al Pd, ecco arrivare le dieci domande a Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.
I cofondatori del Movimento 5 Stelle finiscono nel mirino degli ex grillini di Cento.
Il gruppo 5 Stelle della città del Guercino, dopo l’espulsione decretata da Beppe Grillo per aver difeso il consigliere ferrarese Valentino Tavolazzi, si erano dati un nuovo nome di battaglia andando “oltre” il Movimento 5 Stelle.
Aggiungendo una Stella in più, quella della ”coerenza”, al proprio logo e battezzandosi “Cento in Movimento”.
E come uno dei primi atti schiaffano in faccia al loro ex leader un decalogo di quelli che cercano delle risposte definitive ad altrettanti tanti punti interrogativi che da tempo circolano tra le base del Movimento.
L’intervento dei “Sei Stelle” parte con una precisazione scansa equivoci: “non siamo una lista “civetta” che vuole approfittare del momento, come faranno in tanti o peggio, ispirati da meri obiettivi di interesse personale per creare chissà cosa”.
Ma si tratta, invece, di “cittadini ed attivisti del MoVimento 5 Stelle, diffidati quattro mesi fa da Beppe Grillo, all’uso del simbolo ed ancora oggi non ne conosciamo il motivo”.
E allora via con le richieste.
Punto primo: “perchè non esiste con voi (Grillo e Casalleggio, ndr) nessun tipo di dialogo e contradditorio, nemmeno in rete?”.
Il blog e la sua gestione tornano anche nella seconda e terza questione: “chi sono le persone che formano lo “Staff“, come vengono scelte e chi le gestisce?” e “come mai il portale non è ancora attivo?”.
Si passa quindi al cuore del problema tra testa e braccio del Movimento: “che rapporti, oltre a quelli personali, legano Grillo alla Casaleggio & Associati? Come e da chi vengono decisi i post e le espulsioni?”.
La domanda numero sei pone una questione, probabilmente sconosciuta ai più, relativa ai diritti civili: “perchè gli stranieri legalmente sul suolo italiano non possono iscriversi al M5S?”.
Sul punto l’articolo 5 del Non-Statuto è chiaro: “Il MoVimento è aperto ai cittadini italiani maggiorenni che non facciano parte, all’atto della richiesta di adesione, di partiti politici o di associazioni aventi oggetto o finalità in contrasto con quelli sopra descritti”.
E ancora: “Come pensate di spegnere le derive a volte violente di alcuni che scambiano la rete per un ring?”.
Il gruppo centese termine il suo cahier de doleance con i punti che riguardano le politiche di primavera. “Come pensate di scegliere le persone da candidare alle prossime elezioni politiche? Con quali strumenti?”, “Come verrà redatto il programma nazionale del M5S? Da Chi? Quando?”, ma soprattutto “si va o no alle elezioni del 2013?”.
Marco Zavagli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Luglio 27th, 2012 Riccardo Fucile
VENDOLA: “LAVORO PER UNA SINISTRA DI GOVERNO NON POPULISTA”… GRILLO TACE E NELL’IDV SONO TANTI ORMAI A PRENDERE LE DISTANZE DALLA DERIVA DIPIETRISTA
Un video pulp trash con Monti, Bersani, Alfano e Casini ritratti come zombie con i
volti i sanguinati.
Colpiti per di più dal lancio di oggetti da parte di alcuni cittadini terrorizzati.
E lui, Tonino, che tuona col piglio degli anni ruggenti di Mani Pulite quando terrorizzava davvero il Palazzo: «In questo Parlamento esistono solo morti viventi che hanno paura di andare a votare perchè saranno mandati a casa a calci nel sedere dagli elettori».
Se c’era qualche dubbio, dentro e fuori l’Idv, sulle reali intenzioni del Tonino nazionale dopo la campagna di attacchi al Quirinale che ha lacerato gli ultimi fili di dialogo col Pd, ci ha pensato ieri lo stesso Di Pietro a dissolverlo.
Col video sui morti viventi pubblicato sul sito Idv e con la proposta che ha lanciato, dopo un colloquio alla Camera con Nichi Vendola: un «asse dei non allineati» per le prossime politiche con dentro anche Sel e il movimento di Grillo.
«Vogliono fare una legge elettorale per ghettizzarci, fanno bene a temerci, perchè saremo noi il futuro partito di maggioranza», spiega il leader Idv.
«E sappiano pure che troveremo sempre il modo per sfuggire alle loro furbizie».
E Vendola? «Ci sentiamo più volte al giorno», sorride Di Pietro. «Dopo aver visto Nichi alla Camera, ci siamo risentiti pochi minuti fa per telefono».
E tuttavia il leader di Sel non ha alcun interesse alla proposta di Di Pietro.
Anzi, parlando con alcuni amici ha raccontato il suo stupore per l’uscita di Tonino: «Da quello che ci siamo detti mi sembrava che volesse riaprire il dialogo col Pd…». Di certo, Di Pietro non ha fatto parola con Vendola del progetto di un’alleanza con Grillo, che comunque viene rispedita al mittente: «La sinistra che ho in mente ha due nemici: il liberismo e il populismo che semina veleni», spiega il governatore pugliese. «Una strategia non s’improvvisa, e comunque la mia linea resta chiara: voglio costruire un’alternativa di governo di centrosinistra, abbiamo davanti una grande responsabilità nazionale: ridare speranza alle giovani generazioni e fare dell’Italia uno dei protagonisti della ricostruzione di un’Europa sociale».
Niente cartelli con Grillo, dunque.
Vendola insiste per costruire «un centrosinistra largo, forte e credibile», interessato al dialogo con altri movimenti, come quello delle donne e il mondo ambientalista. L’unico sì arriva dal leader Prc Paolo Ferrero: «Un’ottima idea, serve una coalizione alternativa di chi si oppone al montismo».
L’uscita del leader nell’Idv viene accolta freddamente.
«Non la definirei neppure una proposta, piuttosto una provocazione», spiega Massimo Donadi, il capogruppo alla Camera che ha aperto il fronte interno dei dissidenti con un’intervista a l’Unità alcuni giorni fa.
«Se fosse stata una proposta politica seria ne avremmo prima dovuto discutere nel partito, visto che non si tratta di una decisione di poco conto».
E aggiunge: «A me pare una giusta provocazione rivolta a Pd, Pdl e Udc, che stanno trattando sulla legge elettorale come se fosse “cosa loro”. Ma le regole sono di tutti». Quanto al video con i leader insanguinati, Donadi alza le spalle: «Certo, sono cose che non aiutano…», sospira.
Neppure nel dibattito interno, dove in tanti, a partire da lui e dal senatore Lannutti che ha lasciato il partito, avevano chiesto di abbassare i toni e di lavorare per ricucire col Pd su una prospettiva di centrosinistra.
Una richiesta finita nel cestino, a quanto pare. «L’horror non è il mio genere», manda a dire Donadi dopo aver visto il video.
Dal Movimento 5 stelle nessuna risposta.
Grillo non degna Tonino di una parola, i suoi uomini spiegano che «Beppe lo ha già detto mille volte, noi andiamo da soli».
Insomma, la genuflessione dell’ex pm che ormai copia spudoratamente toni e argomenti del comico genovese non sembra dare frutti.
La notizia dell’approdo grillino di Di Pietro era dall’aria da giorni.
Si parla con insistenza anche di un’ipotesi di scioglimento dell’Idv per confluire in un listone da apparentare con i grillini. Ipotesi per ora smentita dal leader Idv e dal fedelissimo senatore Belisario.
Ma è chiaro che, sondaggi alla mano, i rapporti di forza sono decisamente a favore dei 5 stelle, dunque Di Pietro e i suoi possono solo bussare alla porta per ottenere di salire sulla scialuppa genovese, non certo dettare condizioni.
Si parla dell’appuntamento di Vasto a settembre (dove lo scorso anno era stata scattata la famosa foto con Bersani e Vendola) per l’annuncio ufficiale della svolta grillina. Ma prima di allora i dissidenti, nonostante le lettere di smentite attivate ai giornali sull’esistenza di una «fronda», faranno sentire la loro voce.
«Un chiarimento ci vuole», spiega Pancho Pardi. «Vasto non può ratificare scelte già fatte», aggiunge Donadi.
Il senatore Nello Formisano, capo dell’Idv in Campania, dice a chiare lettere che «per me la coalizione è con il Pd, non certo con Grillo. La foto di Vasto va addirittura allargata ai moderati».
I frondisti arriveranno a una scissione? Presto per dirlo.
Intanto, dopo aver visto il video horror, il Pd chiude definitivamente ogni porta: «Un lessico disgustoso», tuona il vice capogruppo Michele Ventura.
«Fa bene Di Pietro ad aggrapparsi all’asse con Grillo perchè con noi non ha da tempo più nulla da spartire»
Andrea Carugati
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Luglio 19th, 2012 Riccardo Fucile
IL CONTESTATO ED ESPULSO CONSIGLIERE COM. DI FERRARA: “TRA UN ANNO IN PARLAMENTO COSA PORTIAMO? I POST DEI TUOI BLOG SU ECONOMIA E DIRITTI CIVILI?”…. “C’E’ UN DEFICIT DI DEMOCRAZIA INTERNA NEI CINQUESTELLE”
Più di 4 mesi fa la sua espulsione arrivata via blog con poche righe firmate da Beppe Grillo. 
Poi la chiamata di Federico Pizzarotti a Parma, per il posto di direttore generale, e lo stop imposto da Gian Roberto Casaleggio.
Oggi, Valentino Tavolazzi, primo epurato dal Movimento 5 stelle, scrive un appello direttamente al blogger genovese, chiedendo una svolta: “Centinaia di migliaia di cittadini — scrive il consigliere di Ferrara — non vogliono che il progetto politico Movimento sia a scadenza come il latte (nel lungo periodo sì), nè che sia un esperimento di marketing politico. Se anche Grillo e Casaleggio non lo vogliono, si diano una mossa per farlo camminare con le sue gambe”.
Insomma una lettera aperta che ha il sapore dell’aut aut: o si cambia o non si arriva in Parlamento.
Già , perchè dopo il trionfo di Parma, il prossimo traguardo ora sono le elezioni politiche dell’anno prossimo.
Da settimane i sondaggi danno il Movimento in ascesa, con percentuali da secondo partito.
Un potenziale che, secondo Tavolazzi, potrebbe andare perduto se non si risolvono i nodi emersi negli ultimi mesi.
A partire dai problemi di democrazia interna. “Da mesi — accusa Tavolazzi — si aggiunge danno a danno, con perseveranza non comune. I riflettori dei media sono sul Movimento, ne hanno favorito l’ascesa nel consenso popolare (condizione necessaria ma non sufficiente per farlo maturare), ma ne hanno anche messo a nudo fragilità e deficit di democrazia interna”.
Dunque la scalata verso Montecitorio potrebbe essere a rischio: “Mancano pochi mesi alle elezioni politiche e non sono ancora noti criteri e modalità per completare il programma nazionale del m5s e per la scelta dei candidati. Il portale è inadeguato e il governo del movimento nelle mani degli utenti della rete’ resta una frase vuota, scritta nel non statuto. Cosa andremo a fare in parlamento? sono i post sul blog di Beppe le nostre scelte politiche su economia, lavoro, affari esteri, diritti civili, welfare, bilancio dello stato, Europa? Quando si comincia a produrre la politica nazionale del m5s in rete?”.
Tavolazzi prosegue snocciolando uno per uno i diktat arrivati in questi mesi.
“La frittata è ancora sul fuoco — prosegue — i miasmi nel movimento aumentano e sono sempre più insopportabili. Dopo la cantonata presa da grillo su Ferrara e Cento, dopo l’intervento a gamba tesa di Casaleggio su Pizzarotti, per impedirgli di esercitare le sue prerogative di sindaco, ora c’è la scomunica non spiegata di poppi a Modena”.
Secondo il consigliere di Progetto per Ferrara “centinaia di migliaia di cittadini non vogliono che il progetto politico m5s sia a scadenza come il latte (nel lungo periodo sì), nè un esperimento di marketing politico. Se anche Grillo e Casaleggio non lo vogliono, si diano una mossa per farlo camminare con le sue gambe. Prima o poi (spero tardi) loro non ci saranno più. Gli appuntamenti con la storia politica del paese incombono. Bisogna far crescere i cittadini che, in servizio civile e a tempo, andranno a fare i sindaci, i deputati, i consiglieri regionali ed i presidenti di regione. Pensate a tutto voi, grillo e Casaleggio? o volete farvi aiutare — conclude — dai cittadini cinque stelle?
Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 14th, 2012 Riccardo Fucile
ESPULSI A MARZO 2012 PER LA LORO PRESA DI POSIZIONE SUL CASO TAVOLAZZI, HANNO FONDATO UNA NUOVA LISTA ELETTORALE CON SEI STELLETTE NEL LOGO… ENERGIA RINNOVABILE, CONNETTIVITA’, ACQUA PUBBLICA, RACCOLTA DIFFERENZIATA, SERVIZI SOCIALI E COERENZA NEL LORO PROGRAMMA
Oltre il Movimento 5 Stelle non ci poteva essere che il Movimento 6 Stelle. 
Artefice della nuova lista elettorale la base, delusa, degli aderenti al movimento di Cento, in provincia di Ferrara.
Lo strappo con la creatura di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio è avvenuto e il logo ha immediatamente subito un ritocco che sa d’ironico e bizzarro: al posto delle oramai classiche cinque stellette, che volevano dire energia rinnovabile, connettività , acqua pubblica, raccolta differenziata e servizi sociali efficienti, se n’è aggiunta una sesta, quella della coerenza.
Dopo l’espulsione decretata dal blogger genovese, reo di aver chiesto spiegazioni in merito all’epurazione di Valentino Tavolazzi, il gruppo centese si è riorganizzato dopo un breve interregno durante il quale ha firmato le proprie azioni con la semplice sigla di “Ex MoVimento 5 Stelle di Cento”.
“Cento, in Movimento, 6 Stelle, UnoValeUno. Questi sono i caratteri che distingueranno d’ora in poi il simbolo di riferimento delle “5 Stelle” nella città del Guercino”, spiegano gli attivisti. Cento, perchè “è sul territorio che bisogna lavorare”.
In Movimento, perchè “siamo nel MoVimento e la vera politica si fa lavorando in piazza, senza delegare gli altri”.
6 Stelle, perchè “la sesta stella è quella della coerenza”.
“La coerenza di non fermarci solo per un’imposizione venuta dall’alto senza nessuna consultazione democratica e decisione deliberata dalla “base”.
La coerenza di fare politica senza nessuna mira personale, come deve essere fatta da un qualsiasi appartenente al Movimento 5 Stelle.
La coerenza dell’UnoValeUno”.
I grillini, pardon gli ex grilini, non rinunciano a qualche vena polemica nel ricordare che “ancora non sappiamo il motivo vero del nostro allontanamento”.
Qualche sospetto trapela nella loro volontà di “andare oltre a una ‘questione di mercato’, alla proprietà di un marchio che pretende di esprimere la volontà di gestire dei credo, delle idee, delle persone ed un intero movimento semplicemente mediante una società di strategie di rete e marketing con sede a Milano”.
In una parola, “la Casaleggio Associati”.
Abbandonato il nido, ora i centesi vogliono aprire le ali da soli.
Per spiccare il volo hanno scelto un nuovo simbolo, dove compare la stella in più e il motto che quantomeno fino a quattro mesi fa doveva valere per il Movimento di Grillo: “Uno vale uno”.
“Crediamo fermamente — concludono gli attivisti centesi — in una politica di democrazia partecipata come quella in cui confidiamo noi, attivisti del MoVimento 5 Stelle attraverso i suoi princìpi fondamentali, e non attraverso le parole di un singolo personaggio e le strategie decisionali di una società milanese”.
Marco Zavagli
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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