Destra di Popolo.net

ANCHE LA CASALEGGIO ASSOCIATI SI DISIMPEGNA DAL M5S

Gennaio 24th, 2018 Riccardo Fucile

“IL NOSTRO FOCUS E’ UN ALTRO, SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE”

La Casaleggio Associati non si occupera più del Movimento 5 Stelle.
A dirlo è Luca Eleuteri, socio fondatore e braccio destro di Davide Casaleggio, in un’intervista al Corriere della Sera, spiegando che “stiamo spostando il nostro focus dal settore dell’editoria digitale a quelli dell’intelligenza artificiale, dell’Internet delle cose e dell’integrazione fra punti fisici e punti digitali”.
Non c’è spazio per M5S nell’attività  aziendale:
“È esattamente così. E ci tengo a sottolinearlo. Spero che con questo chiarimento d’ora in poi le forze politiche e i giornalisti la smettano di dire che la Casaleggio Associati si occupa ancora del Movimento. il primo grande passo è stato fatto quando Gianroberto ha donato la nostra creatura Rousseau all’omonima Associazione. E ora c’è la separazione definitiva, con la consegna del brand beppegrillo.it e i social media da milioni di utenti a Beppe Grillo. Il tutto senza prendere un euro. Non so quante società  lo avrebbero fatto: il nostro è un gesto di amicizia” […] “L’Associazione Rousseau sta cercando una sua nuova sede. Il simbolo è a uso esclusivo dell’Associazione Rousseau, era stato registrato dalla Casaleggio Associati solo perchè all’epoca l’Associazione non esisteva, ma è giusto che passi di mano”.
Eleuteri parla della separazione da Beppe Grillo come una naturale “evoluzione” di un processo avviato da tempo, ma “i rapporti sono ottimi”. Un processo slegato dall’appuntamento elettorale.
“Il blog ha intrapreso dei cambiamenti rispetto a come è nato. Il blog è stato il cuore pulsante di un’avventura fantastica che abbiamo vissuto insieme anche come società , ma già  nel 2016 con il blog delle Stelle aveva lasciato molto spazio alle questioni del Movimento riducendo quelle del Grillo artista. Ed ora Beppe recupera quella parte di sè”.
Per quanto riguarda il ruolo di Davide Casaleggio dentro M5S, Eleuteri spiega che le cose sono semplici:
“Nel tempo libero Davide presta le sue competenze a titolo gratuito all’Associazione Rousseau. Siamo abituati come imprenditori a inseguire i sogni e capiamo la sua passione”.
Il manager smentisce poi come “assolute falsità ” le asserzioni secondo cui la Casaleggio Associati intaschi i finanziamenti mensili che vengono corrisposti dai parlamentari M5S all’Associazione Rousseau. A bilancio, il distacco ha ragioni di costi.
“Posso sentire la mancanza di una grande intuizione come quella del blog se non venissero altre, di un amico che l’aveva avuto e non c’è più, ma come imprenditore, non della gestione di un blog di cui difficilmente ripagavi i costi”

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO RECUPERA L’IDENTITA’: IL “GUARDATE CIO’ CHE ERAVAMO E NON SIAMO PIU'” E’ IL CONTRARIO DEL “RINNOVAMENTO NELLA CONTINUITA'” DI DI MAIO

Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

IL NUOVO BLOG SEGNA IL DISTACCO DI GRILLO SIA DA CASALEGGIO CHE DALLA LINEA DI DI MAIO, BASTA SAPER LEGGERE E SI CAPISCE CHE QUESTA NON E’ LA LINEA CHE AVREBBE VOLUTO

Se la forma è sostanza, la grammatica politica della nuova avventura editoriale di Beppe Grillo ha la consistenza delle decisioni destinate ad essere lo spartiacque tra un prima e un dopo.
A parte un minuscolo link disperso sopra la testata, il Movimento 5 stelle è totalmente assente dalle pagine del nuovo portale.
“Sii quel che sembri di essere”. Il consiglio che il Bruco offre ad Alice nel capolavoro di Lewis Carroll è un buon punto di partenza per il racconto di quello che succede oggi intorno all’ex comico.
Perchè l’uscita del nuovo blog segna un passo di cesura importante rispetto ai suoi ultimi tre lustri di vita pubblica. Che prova a rinnovare radicalmente la propria immagine e il racconto di sè.
Non una sezione dedicata, non un banner, non un articolo. Nulla nel nuovo blog parla del M5s. O, meglio, di quel che il Movimento è diventato con l’ascesa di Di Maio.
L’incipit con cui inizia il videopost di presentazione suona quasi come un epitaffio: “Inizia adesso un’avventura straordinaria di liberazione”.
Un nuovo inizio per Grillo, che assomiglia molto a un ritorno alle origini. Una blanda risposta a Berlusconi su pauperismo e dintorni e stop. Non c’è la politica dei partiti e del palazzo. Completamente assenti le elezioni.
Un messaggio dal peso specifico non trascurabile. Che piove come un meteorite nel furgoncino con cui Luigi Di Maio sta affrontando il suo “rally” elettorale.
Il “guardate ciò che eravamo e non siamo più” opposto con la forza delle ellissi e dei non detti al “rinnovamento nella continuità ” proposto dall’ex delfino che si è fatto capo.
È “liberazione” la parola chiave. Dal Movimento come impegno quotidiano, certo. Ma anche da quel che la sua creatura è diventata negli ultimi anni.
Una cesura netta che sembra fare eco al sibillino ringraziamento tributatogli da Luigi Di Maio durante la kermesse pescarese dell’ultimo weekend.
Parole al miele, ma tutte declinate al passato. Una girandola di “era” ed “è stato” che ha fatto parlare i critici di rottura e i simpatizzanti di nuova fase per il Movimento 5 stelle. Radicalmente diversa.
Un bivio di due strade finora comuni che piace a tanti nell’entourage politico che ruota attorno al candidato premier e agli uomini della comunicazione.
Perchè, spiegano, chi vota M5s per il suo fondatore lo farà  comunque. Andando a premiare quell’elettorato incuriosito dalla possibilità  di cambiamento promessa da chi non ha mai governato, ma spaventato dall’esuberanza aggressiva da sempre cifra caratteriale e politica del suo fondatore.
Ora che “l’ingombro politico” si è fatto da parte, l’ambizione è quella di fare da soli. Meglio di prima.
Una sfida che sembra essere stata raccolta, considerando che aprendo il nuovo beppegrillo.it (sganciato totalmente da Casaleggio e dall’Associazione Rousseau) ci si ritrova a leggere il Grillo delle origini.
Quello che provava a inserire nell’agenda del dibattito pubblico le energie rinnovabili, l’inquinamento, le stampanti 3d.
Oggi il tiro è cambiato. In evidenza gli interventi di Geoff Mulgan, guru della social innovation, e di Robert Muggah, esperto in sicurezza e sviluppo.
Intelligenza collettiva e metropoli sull’orlo del collasso campeggiano in apertura, seguite da robotica, rivoluzione digitale, mobilità , smart city, apprendimento nei sistemi digitali.
Il mondo è andato avanti, Grillo aggiorna i temi tornando indietro.
Se Carroll aveva visto giusto, il nuovo Grillo e l’antico Grillo si toccano e si fondono. In un’operazione che sorprendentemente spazza via con un colpo di spugna gli ultimi anni della sua vita.
Ma che invece potrebbe nascondere di più.
“Progetta il tuo futuro, ma con la matita e la gomma accanto”, titola Grillo il suo primo post.
Per cancellare quel che si è stati.
E tornare a chi si fu.

(da “Huffingtonpost”)

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IL CURATORE DA’ L’OK AL GIUDIZIO SU NOME E SIMBOLO M5S

Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

L’AZIONE DEI 33 ATTIVISTI   E DELL’AVV. BORRE’ VA AVANTI E POTREBBE PORTARE ALL’INIBIZIONE DEL SIMBOLO E ALL’ANNULLAMENTO DELLA NOMINA DI DI MAIO

“Ho comunicato ai ricorrenti che non ho ravvisato ostacoli per un giudizio. Ho chiesto però di farmi avere una bozza per l’atto che vogliono presentare per controllarlo”.
Così il curatore speciale Luigi Cocchi, avvocato nominato dal Tribunale di Genova dopo il ricorso presentato da 33 attivisti della prima ora del Movimento 5 stelle.
“Dopo che avrò visto l’atto nominerò gli stessi avvocati dei ricorrenti per portare avanti il giudizio. Mi sembra la cosa più sensata poichè conoscono tutta la vicenda. Nominarne uno nuovo, che debba mettere mano all’intera documentazione, mi sembrerebbe uno spreco”.
Gli avvocati sono Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo, che avevano presentato, a nome di 33 attivisti, ricorso contro l’istituzione della nuova associazione dei 5 stelle, avvenuta lo scorso dicembre.
Quell’atto, a loro dire, crea i presupposti per un conflitto di interessi da parte di Beppe Grillo nel difendere i diritti dei primi associati.
Con il ricorso gli iscritti chiederanno “tre azioni cautelari”: avere da Beppe Grillo “i nomi e i dati di tutti gli associati alla prima associazione per poter convocare un’assemblea che nomini il nuovo capo politico”, “la tutela del sito movimento5stelle.it” nonchè “l’inibizione del simbolo”.
L’avvocato Borrè è felice della decisione del curatore: “Prepareremo il ricorso e nei prossimi giorni invieremo tutto all’avvocato Cocchi. Nel giro di poco tempo poi saremo pronti a depositare tutto in tribunale”.

(da “NextQuotidiano“)

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COSA E’ CAMBIATO NEL BLOG DI GRILLO DOPO L’ADDIO ALLA CASALEGGIO

Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

NOVITA’ PRINCIPALI: ASSENZA DI COMMENTI, ELIMINATI TEMI POLITICI E SCOMPARSA DI TUTTI I VECCHI POST DI GRILLO, BUFALE COMPRESE

Come già  ampiamente annunciato nei giorni scorsi Beppe Grillo ha separato il suo blog dal sito del MoVimento 5 Stelle.
Il blog del comico genovese non sarà  quindi più l’house organ ufficiale del M5S. Ma al di là  di questo piccolo artificio non dobbiamo dimenticarci che Grillo resta il fondatore e soprattutto il Garante del 5 Stelle.
Ed in quanto Garante Beppe non è che sia privo di poteri o esautorato da qualsiasi carica. Il nuovo Blog di Grillo sarà  quindi il sito del Garante del M5S. E tanto altro ancora, come si è soliti promettere in questi casi.
L’indirizzo Web del sito di Grillo è sempre lo stesso, a cambiare sono i contenuti e, come noto, la gestione.
Non sarà  più la Casaleggio Associati ad occuparsi del blog che infatti non è più intestato ad Emanuele Bottaro, il fan di Grillo che registrò il dominio beppegrillo.it nel 2001.
Adesso il registrar del sito è la società  Beppegrillo S.r.l.s con sede in Genova, Piazza della Vittoria 7 int 2A il cui titolare è Beppe Grillo stesso.
La veste grafica del sito è curata dalla società  Happy Grafic di Roma il cui sito secondo Who.is è registrato a nome di Maurizio Monti.
Il nuovo sito ha una nuova impostazione mentre quella storica del blog è rimasta — salvo futuri restyling — al Blog delle Stelle, la pagina ufficiale del partito.
C’è ancora qualche problema di redirect, comprensibile in questa fase di transizione. Per qualche tempo questa mattina la pagina che rimanda alla presentazione del nuovo blog di Grillo restituiva un errore 404. Errore che è stato successivamente risolto.
A quanto pare a collaborare al Blog ci sarà  anche una ex attivista del M5S, Caterina Nina Monti (figlia di Maurizio Monti, storico autore di Patty Pravo) e già  autrice di questo inno contro la riforma della Costituzione voluta da Renzi e già  sul palco del raduno a 5 Stelle del 2014 al Circo Massimo.
Stando a quanto scriveva il Messaggero qualche giorno fa l blog di Beppe Grillo sarà  gestito anche da Tiziano Pincelli, marito di un’ex assistente di Roberta Lombardi candidatosi senza fortuna alle Regionali del Lazio proprio quest’anno.
Pincelli risulta infatti essere nell’organigramma di Happy Grafic e ha già  cominciato a lavorare per Grillo seguendo l’ex comico nella sua incursione a Barcellona alla fiera delle smart cities.
Alla fine del video Grillo lancia uno spezzone dalla spiaggia di Barceloneta registrato proprio in occasione della fiera delle smart cities.
Grillo spiega in un video come cambierà  il blog. Niente politica, o almeno questo è quello che vuole ora: «Inizia adesso un’avventura straordinaria di liberazione, di mente, di fantasia, di utopie, di sogni, di visioni. Io andrò in cerca di folli, di artisti, mi piace avere dei punti di vista, ma di idee, perchè io sono stufo delle opinioni, sono stufo delle opinioni. Sì d’accordo ognuno ha diritto alla propria opinione, ma ha diritto ai fatti».
E forse è per questo che il nuovo “blog” non ha più lo spazio per i commenti. Commenti ai quali Grillo non ha mai risposto nel corso degli anni. Di fatto in questo modo però il blog non è più tale.
In certi passaggi del video di presentazione Grillo dice di essere stufo della politica. Ad esempio quando dice «se non capite allora il problema è vostro. Allora ripeto, come ho già  detto, allora qui non è un problema di eleggere delle persone a governare questo paese, allora il problema è eleggere un altro popolo».
Oppure quando nel finale ribadisce che «non è che posso dirvi quello che potrò fare, beccatevi quello che vi faccio e basta, è tutto in più che potete avere e non dovete essere tutti sulle mie spalle, io non posso essere assolutamente il vostro referente per il vostro futuro, createvelo il vostro futuro».
Quante volte in questi anni Grillo ha ripetuto di voler fare un passo di lato, di voler lasciar crescere il MoVimento.
Sarà  la volta buona? Impossibile dirlo con certezza.
Il Garante del M5S ha voglia di guardare al futuro, ma il presente del suo nuovo blog è un tuffo nel passato. A quello “pre M5S” quando Grillo scovava in giro per l’Internet perle come quella del cellulare che cuoce il cervello come un uovo alla coque o la miracolosa biowashball.
Purtroppo quei vecchi post non sono più raggiungibili dal sito. L’unica alternativa è ricorrere a servizi come Wayback Machine per poter leggere di quando Grillo spiegava che la Biowashball era stata boicottata dai poteri forti e dalla grande distribuzione.
Ed è per questo che Grillo dice che il futuro si progetta con la gomma e la matita accanto. La prima è per cancellare gli scivoloni del passato la seconda va ciucciata bene prima di mettere la croce sulla scheda elettorale.

(da “NextQuotidiano”)

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M5S, LA RIVOLTA DEGLI ESCLUSI: “FAVORITE LE DONNE E CHI VA IN TV”

Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

“CI HANNO VIETATO DI FARE CAMPAGNA ELETTORALE”

L’ultima speranza degli esclusi del proporzionale sono i collegi uninominali.
Per il M5S è la sfida più complicata di questa legge elettorale. Servono portatori di consensi, nomi di esterni che contano sul territorio, per compensare lo scarso radicamento del M5S.
Luigi Di Maio ha annullato tutti gli impegni per restare a Roma e definire le liste con il suo staff. Promette: «Ci saranno molte sorprese, molti nomi noti, persone che vengono dalle forze armate, dal mondo dell’università , dal mondo dell’imprenditoria, attori impegnati su temi sociali».
Il casting continua e in queste ore i grillini stanno provando a convincere i più riluttanti. Ma riempire oltre trecento caselle, tra Camera e Senato, non è così semplice. Anche perchè, secondo Di Maio, «molti hanno paura di associare la loro faccia a noi per non subire il trattamento riservato a Orietta Berti».
Per questo il leader è già  pronto a sfruttare i volti del M5S e chi è rimasto fuori dalle parlamentarie, sia tra gli eletti uscenti sia tra i candidati meno noti.
Finiranno a giocarsela nell’uninominale della loro regione, un modo per recuperare anche chi è rimasto tra le riserve a causa di una legge che prevede l’alternanza di genere.
Le new entry, infatti, saranno soprattutto donne, anche se in molti casi hanno preso meno dei candidati maschi finiti terzi nel listino bloccato e con poche chance di passare se il collegio non è favorevole al M5S.
Si capirà  di più quando finalmente usciranno le preferenze, tenute ancora sotto chiave assieme ai nomi di tutti i candidati. Francesco D’Uva, terzo in Sicilia, dovrebbe correre nel suo collegio uninominale. Lo stesso potrebbe fare in Abruzzo Daniele Del Grosso, in panchina dopo il voto online.
A pesare sulle scelte è stata sicuramente la fama conquistata dai parlamentari, soprattutto i big, tra i capilista anche grazie a presenze televisive insistite.
La tv ha aiutato anche le star prestate al M5S, Elio Lannutti, Gianluigi Paragone, il capitano Gregorio De Falco.
Un’accusa che dal M5S respingono, facendo notare che ai primi posti ci sono deputati e senatori che non erano ospiti fissi in tv ma sempre presenti sui territori, premiati dagli attivisti per aver lavorato meglio di altri.
È anche vero però che i parlamentari hanno avuto più possibilità  di organizzare eventi e di coltivare consenso. Cosa che non è stata permessa a tutti.
Se ne lamenta Alì Listì Maman, candidato a Palermo senza riuscire a sfondare: «C’era il divieto di campagna elettorale. Non abbiamo potuto fare comizi, incontri pubblici, costruire cordate».
Ora toccherà  a Di Maio decidere a chi dare un’altra opportunità .
Due saranno i criteri: competenza e notorietà , soprattutto a livello locale.
Il modello è Salvatore Caiata, il presidente del Potenza calcio, che, come La Stamp a aveva anticipato, ha detto sì ai grillini.
Logico che, avendo questa libertà  di scelta, Di Maio punterà  su personalità  più affini al suo stile e alle sue idee, non chi si è fatto conoscere per frasi imbarazzanti o posizioni politiche più radicali.
Difficile che ritroveremo in Parlamento il No Tav Marco Scibona, quarto nel listino e con un piede ormai fuori.
Ma anche il complottista dei microchip Paolo Bernini o Chiara Di Benedetto, vicina al gruppo dei palermitani travolti dallo scandalo firme false.
Potrebbero invece rispuntare all’uninominale i nomi di tre sconfitti alle primarie online: Pino Masciari, l’imprenditore che ha combattuto la ‘ndrangheta, Franco Fracassi, il giornalista autore assieme a Lannutti di un libro-denuncia su Mps e Daniele Raco, il comico di Zelig che si batte contro il gioco d’azzardo.
Un attore impegnato sui temi sociali, proprio come ha detto Di Maio.

(da “La Stampa”)

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LAURA CASTELLI E LA MACCHINA DEL FANGO M5S COME STRUMENTO DI LOTTA POLITICA

Gennaio 23rd, 2018 Riccardo Fucile

ECCO L’ORDINANZA CHE SOLLECITA IL RINVIO A GIUDIZIO DELLA DEPUTATA

Un giudice deciderà  se Laura Castelli dovrà  andare a processo per diffamazione nei confronti di Lidia Lorena Roscareanu: ieri il giudice per le indagini preliminari Paola Boemio ha disposto infatti l’imputazione coatta per la deputata piemontese del MoVimento 5 Stelle per gli insulti e la presunta diffamazione nei confronti della ragazza che lavorava nel bar interno del Palazzo di Giustizia di Torino e che alle ultime elezioni si era candidata in una circoscrizione con il Partito Democratico.
Non sappiamo quindi se Laura Castelli andrà  a giudizio per diffamazione (questo è il reato ipotizzato nella denuncia-querela della ragazza)
Tuttavia, nell’ordinanza di Boemio è possibile farsi un’idea non certo del fatto che Laura Castelli sia colpevole o meno, ma del metodo di lotta politica spesso utilizzato dal MoVimento 5 Stelle (così come, è successo, da altri partiti nei confronti del M5S) che ritiene di poter “forzare” la realtà  (a sua volta non tanto commendevole) per costruire macchine del fango intorno a persone che, come nel caso della Roscaneanu, a ben vedere non c’entrano nulla.
Prima però è necessario un riassunto delle puntate precedenti.
Nel maggio 2016 l’onorevole Castelli pubblica su Facebook uno status con tre fotografie in cui si racconta di un’indagine della Guardia di Finanza sull’appalto del bar del tribunale assegnato dal Comune di Torino, proprietario dei locali, ad una società  veronese, la Service Companies SRL.
Una storia succosa per la lotta politica perchè coinvolge l’allora sindaco.
Ma la Castelli fa qualcosa in più rispetto alla — normale — propaganda politica: pubblica anche le foto del santino elettorale di Lidia Roscaneanu e una foto tagliata (dall’altra parte c’era un’altra candidata) in cui sono ritratti Roscaneanu e proprio Fassino.
Non contenta, nello status Castelli scrive: «Che legami ci sono tra i due? (Fassino e Roscaneanu, ndr) Fassino da (sic!) un appalto per il bar del tribunale di Torino a un’azienda fallita 3 volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto. LA PROCURA INDAGA. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quanto meno inopportuno. Che ne dite?».
Il post fu commentato varie volte da utenti che non risparmiarono ingiurie e allusioni di carattere sessuale.
Nuova Società  racconta che «sotto quel post il popolo dei social, probabilmente dei filo-grillini, ci ha messo pochi secondi per insultare la ragazza, anche pesantemente: “Sei la badante di Fassino”, “sei l’amante di Fassino” fino a raggiungere espliciti e offensivi riferimenti sessuali.
Ed è evidente anche a un cieco che se la Castelli si fosse limitata a dire la sua sulla vicenda dell’indagine senza mettere in mezzo terzi, avrebbe raggiunto comunque il suo scopo (sottolineare l’esistenza di un’indagine che riguardava una scelta discutibile del Comune) evitando di tirare in ballo persone che non c’entravano nulla e di scatenare così gli insulti e le allusioni nei confronti della Roscaneanu.
“Mi ero candidata in una circoscrizione — raccontò a neXt Roscaneanu — perchè non c’erano altri rappresentanti della comunità  romena, che pure è assai numerosa in città . Mio fratello maggiore, in Romania, è molto attivo in un partito di ispirazione socialista e democratica, e io con quelle idee ci sono cresciuta. Ma dopo quel post non ho nemmeno presentato i documenti per entrare in lista. Non ne potevo più. A parte gli insulti sul web, dove mi davano dell”amante di Fassino’ se non peggio, persino i frequentatori del tribunale mi additavano. Ed ero una semplice cassiera”.
Lorena sottolinea che fu assunta a dicembre del 2015 e che si iscrisse al Pd solo il 31 marzo successivo.
Nella foto apparsa su internet, inoltre, compariva accanto a Fassino da sola, ma dall’immagine era stata tagliata la parte in cui c’era un’altra candidata. “Il bar ha chiuso da mesi — concluse — e ora sono disoccupata”.
Castelli da parte sua nell’unica dichiarazione pubblica che ritenne di rilasciare sulla vicenda disse due cose interessanti: “Non ho mai insultato nessuno e, come sempre, ho provveduto a cancellare i commenti che contenevano insulti“. “Non ho accusato nessuno, ma riportato dei fatti — sostenne la parlamentare pentastellata -. Ho fatto il mio lavoro, denunciando un appalto irregolare, quello relativo al bar interno del Palazzo di Giustizia, sul quale per altro mi risulta ci sia una indagine aperta. Spiace che quel post sia stato cancellato da Facebook, ma ribadisco di non avere insultato nessuno e sono sicura di non avere commesso reati”.
Insomma, da una parte per fortuna la Castelli fa sapere di aver cancellato gli insulti nei confronti della persona ritratta nella foto; dall’altra però fa anche sapere che alla fine il post non è stato cancellato da lei, ma da Facebook, evidentemente per le segnalazioni e gli insulti sessisti e razzisti nei confronti della ragazza.
Ma la cosa più interessante è che la difesa pubblica di Castelli è praticamente identica a quella che la deputata ha portato davanti alla giudice Bormio.
La quale però si è evidentemente resa conto che nella versione di Castelli qualcosa non quadra: «Questa notizia (quella dell’indagine sul bar, ndr), di sicuro interesse pubblico e sostanzialmente espressa in maniera continente, fa solo da cornice a quanto, a ben vedere, è la reale portata del post e che integra a pieno titolo il reato contestato: non la critica all’opportunità  politica della scelta di un determinato candidato consigliere, ma l’allusione, neppure troppo velata, all’esistenza di un legame intimo tra la Roscaneanu e Fassino».
E non finisce qui: «Il post, che esordisce con un eloquente ‘che legami ci sono tra i due?’ ed è accompagnato da una foto, manipolata ad arte, che ritrae i due protagonisti affiancati, abbracciati e sorridenti, è maliziosamente volto a sostenere l’esistenza di un rapporto sentimentale tra i due, violando pienamente tutti e tre i canoni della veridicità , dell’interesse pubblico e della continenza e spostando illecitamente quella che vuole sembrare una mera ed innocua critica politica sul piano personale, in maniera gratuita e senza che ciò nulla aggiunga di utile alla valutazione di inopportunità  politica nella scelta dell’aspirante consigliere comunale», dice la GIP.
E aggiunge che sono proprio le allusioni di Castelli ad aver scatenato gli insulti degli astanti nei confronti di Roscaneanu.
Ora, un giudice deciderà  se davvero Laura Castelli dovrà  andare a giudizio per diffamazione.
Ma sul piano politico si può in primo luogo notare a prima vista la differenza che l’onorevole scopre tra un avviso di garanzia inviato a una compagna di partito e un articolo di giornale che parla di un’inchiesta che tocca un avversario politico.
E in secondo luogo è impossibile non rendersi conto che questo è un metodo collaudato nel M5S (si può notare un caso con le sue similitudini in Lombardia): i “cittadini” che “stanno dalla parte dei cittadini” a volte di accusare (legittimamente) un amministratore in base a un’indagine (che però in questo caso non lo aveva coinvolto) preferiscono la character assassination di una cittadina fondata sulle foto pubblicate su Facebook, nonostante non ci sia nessuna prova di quest’ultima e nonostante di mezzo ci possa andare qualcuno che non c’entra niente, come nel caso di cui stiamo parlando.
Non è un metodo appannaggio del solo M5S, anzi: ma è un metodo che il M5S usa spesso per attaccare o per difendersi quando si ritiene attaccato.
Ed è un metodo sbagliato perchè nella furia torquemadista (come abbiamo visto, a protagonisti alterni) finisce per mettere in mezzo innocenti (il caso di Sonny Olumati ne è un altro cristallino esempio).
E una volta che cà pita, cosa succede nel MoVimento dove c’è chi ha il potere di escludere candidati anche in base a comportamenti ritenuti sconvenienti o scorretti? Succede che Laura Castelli, che non si è nemmeno scusata con Lidia Lorena Roscaneanu per l’accaduto, sarà  capolista in Piemonte.

(da “NextQuotidiano”)

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LA CASTELLI (M5S) ANDRA’ A GIUDIZIO PER DIFFAMAZIONE

Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

IN UN POST AVEVA ACCUSATO INGIUSTAMENTE UNA SEMPLICE BARISTA CHE LAVORA NELL’ESERCIZIO INTERNO A PALAZZO DI GIUSTIZIA DI TORINO

Laura Castelli verrà  giudicata per diffamazione.
Un giudice del tribunale di Torino ha ordinato di procedere verso il processo per l’onorevole piemontese e capolista del MoVimento 5 Stelle, indagata per diffamazione. La procura aveva chiesto l’archiviazione del procedimento ma il gip Paola Boemio ha stabilito di formulare un capo di imputazione.
La causa si riferisce a un post pubblicato dalla Castelli contro una candidata del Pd alle ultime elezioni amministrative.
L’atto rientra in un procedimento del pm Barbara Badellino nato dopo la denuncia di una trentaduenne di origine romena, Lidia Lorena Roscaneanu, che alle ultime elezioni amministrative si era candidata in una circoscrizione di Torino per il Pd.
La Castelli aveva pubblicato su Facebook un post con una fotografia che ritraeva la donna insieme a Piero Fassino.
Dopo avere spiegato che Lidia lavorava nel bar interno del Palazzo di Giustizia di Torino, il cui appalto era stato affidato dal Comune “con ribasso sospetto” a “un’azienda fallita tre volte”, l’autrice si chiedeva “quali legami” ci fossero tra la ragazza e Fassino.
Lidia aveva spiegato che prestava servizio come cassiera (il bar ora è chiuso), che non sapeva nulla di appalti e che l’immagine postata dalla parlamentare era stata tagliata in modo che non comparisse l’altra candidata presente al momento dello scatto.
Alle elezioni — disse — non si presentò per il disagio, avvertito anche sul luogo di lavoro, che le procurò la pubblicazione del post.
Il post è stato cancellato dalla pagina “Cittadina in Parlamento” della Castelli.
“Mi ero candidata in una circoscrizione — raccontò all’epoca Roscaneanu a neXt — perchè non c’erano altri rappresentanti della comunità  romena, che pure è assai numerosa in città . Mio fratello maggiore, in Romania, è molto attivo in un partito di ispirazione socialista e democratica, e io con quelle idee ci sono cresciuta. Ma dopo quel post non ho nemmeno presentato i documenti per entrare in lista. Non ne potevo più. A parte gli insulti sul web, dove mi davano dell”amante di Fassino’ se non peggio, persino i frequentatori del tribunale mi additavano. Ed ero una semplice cassiera”.
Lorena sottolinea che fu assunta a dicembre del 2015 e che si iscrisse al Pd solo il 31 marzo successivo.
Nella foto apparsa su internet, inoltre, compariva accanto a Fassino da sola, ma dall’immagine era stata tagliata la parte in cui c’era un’altra candidata.
Numerosi internauti commentarono il post con volgarità  e insulti sessisti e razzisti verso Roscaneanu.
Per diciotto di loro la procura ha già  chiuso le indagini (un atto che manifesta l’intenzione di procedere con una richiesta di rinvio a giudizio).
Secondo la giudice Boemio “la cornice entro cui si muovevano i commentatori era quella voluta e creata dalla Castelli”.
Contro la richiesta di archiviazione si era opposto l’avvocato della Roscaneanu, Gianluca Orlando. La parlamentare è assistita dall’avvocato Concetta Cagia. Per ordine del giudice, la procura dovrà  formulare l’imputazione entro dieci giorni.

(da “NextQuotidiano”)

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I DUE SITI DI CASALEGGIO TZE TZE E LA FUCINA DECLASSATI A BLOG DI CUCINA E RICETTE

Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

PER ANNI SONO STATI FUNZIONALI ALLA FORMAZIONE DEL CONSENSO M5S… COME MAI SONO FINITI TRA I FORNELLI?

C’erano una volta due siti di riferimento della narrativa pentastellata “prima maniera”.
Questi due siti erano TzeTze e La Fucina, entrambi creazioni della Casaleggio Associati che continua a gestirli ancora oggi. Qualcosa però è cambiato.
Ed è iniziato a cambiare dopo che qualcuno si è accorto che i contenuti pubblicati da TzeTze e La Fucina potevano essere associati ai grillini e nuocere.
Tant’è che la pagina di Grillo, che per anni ha condiviso post dei due siti della Casaleggio, ha smesso di farlo dopo l’inchiesta di Buzzfeed del novembre 2016.
Il legame tra Grillo, la Fucina e TzeTze era già  stato “scoperto” nel 2014 da Sebastiano Messina che su Repubblica parlava dei legami tra i due blog aziendali della Casaleggio e l’house organ del MoVimento.
Scriveva all’epoca Messina: «Per il M5S giornali e televisioni sono “trombettieri del sistema”. Ma il blog del leader e i siti di Casaleggio padre e figlio costruiscono una realtà  a senso unico: dove i pentastellati vincono sempre e il cancro si combatte con sale e canapa».
La Fucina e TzeTze erano al tempo due siti famosi per l’utilizzo massiccio del clickbaiting e spesso dediti a spacciare bufale scientifiche mediche o a rilanciare notizie “INCREDIBILI, SENSAZIONALI, CHE NESSUNO VI DIRà€ MAI”. Non c’è mai stato alcun legame ufficiale con il MoVimento 5 Stelle.
Gli unici punti di contatto erano il blog di Grillo e il fatto che i siti siano di proprietà  della Casaleggio. La stessa società  che fino a qualche giorno fa gestiva il blog e si occupava della raccolta pubblicitaria del sito di Grillo.
Prendiamo ad esempio La Fucina, il sito di clickbaiting della galassia Casaleggio.
Fino a poco tempo fa veniva rebloggato da Grillo sulla sua pagina Facebook: sul sito venivano spesso ospitati interventi del dottor Giuseppe Di Bella.
Di Bella è figlio del medico inventore del Metodo Di Bella che ogni tanto ci spiega che “la chemioterapia non funziona” e che qualche anno fa metteva in dubbio la reale efficacia dei vaccini:
Vale la pena ricordare che Di Bella è uno dei medici “di riferimento” di Grillo e che il MDB e altre cure per il cancro che non fanno guadagnare Big Pharma sono spesso state al centro dei suoi spettacoli teatrali.
Il sito è ancora online e ora si occupa prevalentemente di alimentazione e diete. Ad essere scomparsi sono la pagina Facebook e l’account Twitter che risultano entrambi disattivati.
Il canale YouTube che si raggiunge dalla home page de La Fucina invece è “Prevenzione a Tavola” che è però collegato ad un altro sito (prevenzioneatavola.it) ed ospita numerosi interventi del Prof. Franco Berrino.
Nel 2016 la Fucina diede vita, assieme a Berrino, al corso di cucina online dal titolo “Prevenzione a Tavola” dal costo di 95 euro.
Ora sulla Fucina non troviamo più i video di Di Bella ma interessantissimi tutorial su come sbucciare una melagrana in meno di un minuto o come pulire i cardi.
Oppure ci sono interessanti disamine sulle proprietà  dei grani antichi e delle arance.
Anche TzeTze è rimasto vittima del cambiamento del MoVimento e della strategia di comunicazione a 5 Stelle.
Il sito e la pagina Facebook (esiste ancora) sono passati dal condividere contenuti legati al MoVimento 5 Stelle, come gli interventi televisivi dei parlamentari a 5 Stelle a parlare di ricette di cucina.
La cosa curiosa è che mentre il sito di TzeTze continua ad essere un aggregatore di notizie dove troviamo argomenti d’attualità  e di cultura la pagina Facebook sembra aver perso completamente la sua vocazione a fare politica o anche solo a rilanciare notizie eclatanti e incredibili.
La maggior parte dei post su Facebook riguarda alimenti “sani e buoni” oppure spiegazioni su come “disintossicarsi” con frullati e tisane.
Inoltre la pagina non linka quasi mai contenuti presenti sul sito come se sito e pagina Facebook avessero preso strade separate. Alcuni contenuti della pagina sono condivisioni dalla pagina Facebook di “Prevenzione a Tavola” che evidentemente è diventato il prodotto sul quale si è deciso di puntare
Cosa è successo?
a Casaleggio ha quindi deciso di mandare definitivamente in pensione i suoi “trombettieri del sistema” che agli albori del M5S erano stati molto utili anche nella creazione del consenso politico del partito e nella “diffusione di fake news” e notizie “bomba” a carattere pseudoscientifico, come aveva scritto all’epoca Buzzfeed.
E di cambiare quindi radicalmente la linea editoriale dei due siti.
Puntando su tutt’altro e lasciando perdere i contenuti potenzialmente in grado di nuocere al MoVimento 5 Stelle a causa della gestione comune.
Coincidenze? A Voyager direbbero proprio di no.

(da “NextQuotidiano”)

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LISTE GRILLINE: I PARLAMENTARI A RISCHIO TROMBATURA

Gennaio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

UNO SU CINQUE DEGLI USCENTI POTREBBE SALTARE… A RISCHIO BERLINI, SORIAL E SCIBONA, GIA’ FUORI DEL GROSSO, SCAGLIUSI, COTTI E CARIELLO

In un tripudio di riconferme, il MoVimento 5 Stelle ieri ha ufficializzato i candidati nel listino proporzionale: tutti riconfermati i big ma qualche sorpresa è riservata nella composizione dei collegi plurinominali.
Perchè la lista comunicata mette a rischio la rielezione di alcuni deputati e senatori.
E così un parlamentare su cinque tra quelli che si sono riproposti per il bis potrebbe essere costretto a restare a casa, a meno di una affermazione poderosa il 4 marzo per il MoVimento 5 Stelle.
In caso contrario presto molti potrebbero andare a fare compagnia a Francesco Cariello e Roberto Cotti, esclusi dalla corsa a causa del “filtro qualità ” in capo a Beppe Grillo e Luigi Di Maio.
Cariello è stato escluso per una condanna per rivelazione di segreto: ha rivelato nel 2015 al giornalista del Fatto Quotidiano Francesco De Palo informazioni secretate, ovvero i contenuti dell’audizione in Commissione del dottor Rocco Antonio Burdo, funzionario dell’Ufficio Intelligence della Direzione Centrale Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sul tema del contrasto della contraffazione relativamente agli oli d’oliva.
Cariello, che ha chiesto il rito abbreviato, si è beccato dal giudice Chiara Gallo del Tribunale di Roma una condanna a 2 mesi e 20 giorni, comminata nell’ottobre 2017 con i doppi benefici della legge, ovvero la sospensione condizionale della pena e la non menzione nel casellario giudiziale.
Mistero invece intorno all’esclusione di Cotti, che non ha mai voluto rivelare le motivazioni e a Pescara è fuggito di corsa da chi gli chiedeva lumi.
Poi ci sono quelli a rischio.
Spiega oggi Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera che la maggior parte di loro è collocata in posizioni marginali nelle liste e tra loro ci sono molti che appartengono o appartenevano all’ala ortodossa o alla base storica del MoVimento, dalla quale ormai il partito di Di Maio e Grillo si sta smarcando:
Si va dall’animalista Paolo Bernini, diventato celebre per le teorie sui microchip sottopelle negli Usa e sul «complotto dell’11 settembre» (riserva in Emilia Romagna) a Giorgio Sorial, che nel 2014 diede del boia a Giorgio Napolitano, all’epoca capo dello Stato, terzo in Lombardia.
C’è il senatore No Tav Marco Scibona o la sua collega Elisa Bulgarelli, che si lamentò per i «cerchi magici» nel Movimento.
L’elenco degli onorevoli a rischio comprende anche la nutiana Chiara Di Benedetto ( il suo compagno Mauro Giulivi ha fatto causa ai Cinque Stelle per l’esclusione alle Regionali in Sicilia) o l’ex capogruppo a Palazzo Madama Andrea Cioffi.
E poi ancora: fuori l’abruzzese Daniele Del Grosso e il pugliese Emanuele Scagliusi, in bilico il lombardo Cosimo Petraroli, il siciliano Francesco D’Uva o il campano Salvatore Micillo. Il deputato critico Andrea Colletti, terzo in Abruzzo dietro Gianluca Vacca e Daniela Torto non ammaina le speranze: «Grazie a tutti coloro che mi hanno voluto ridare fiducia durante queste Parlamentarie. Per il 4 marzo sarà  una battaglia».
Insieme all’esclusione di alcuni parlamentari uscenti i militanti hanno deciso di dare la loro preferenza ai candidati «vip» (Elio Lannutti, Gregorio De Falco e Gianluigi Paragone: tutti capilista).
Certo, molti di loro non hanno fatto una grande militanza nei 5 Stelle — De Falco sfotteva anche Di Maio e Di Battista — ma ormai questo è un dettaglio.
Diversi i parlamentari uscenti che sono a serio rischio, complice la regola dell’alternanza di genere, di restare fuori alla prossima legislatura essendo finiti terzi o quarti nelle liste per i plurinominali.
Al Senato, ad esempio Daniela Donno, terza nel collegio Puglia 2, Sara Paglini, terza nel collegio Toscana 3, e Ornella Bertolotta, quarta nel collegio Sicilia 2.
Alla Camera rischia anche Federica Dieni, terza nel collegio Calabria 1 e non molte chance ha Daniele Pesco, secondo nel collegio Lombardia 2.
Tutti, comunque, potrebbero essere “ripescati” agli uninominali per avere anche una chance nello scontro diretto.
Hanno scommesso bene invece — non ricandidandosi rispettivamente come sindaco di Mira e come consigliere a Trieste — Alvise Maniero e Stefano Patuanelli: adesso sono candidati alle politiche.
Meno fortunato Stefano Buffagni, consigliere regionale uscente in Lombardia, finito nel suo collegio dopo la deputata Paola Carinelli (ora compagna del senatore riconfermato Vito Crimi).
Non sono ancora stati pubblicati i risultati delle preferenze e nemmeno il numero di voti totali su Rousseau: dopo gli appena trentasettemila votanti nelle Gigginarie che hanno incoronato Di Maio il dato rimane un mistero.

(da “NextQuotidiano”)

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