Novembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
MARCO MUSSONI E’ INDAGATO PER LA SOTTRAZIONE DI CARTE DI CREDITO CON LA SUA COMPAGNA
Marco Mussoni, consigliere del MoVimento 5 Stelle a Santarcangelo, è indagato in un’inchiesta per furto aggravato in cui sono coinvolte la compagna e la sorella di lei, per l’accusa di aver prelevato carte e bancomat negli uffici dove fanno le pulizie e averle usate per fare acquisti.
Oggi compariranno tutti e tre in tribunale, dove si deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio.
Ieri, intanto, ha annunciato le sue dimissioni: “Trovandomi nella situazione di dover giustificare un mio presunto coinvolgimento in un illecito, credo sia opportuno rinunciare al mio incarico di consigliere comunale, per permettere al Movimento 5 Stelle di poter continuare il proprio lavoro con serenità e dedizione”.
La storia dell’indagine era stata sollevata nei giorni scorsi dai giornali, che però non avevano fatto il nome del consigliere sotto inchiesta.
In realtà l’indagine era arrivata molto più avanti, visto che si è già davanti all’udienza preliminare, ma non si è saputo nulla della vicenda fino a quando i giornali non ne hanno parlato.
Secondo quanto racconta Rimini Today le due donne erano impiegate in una ditta che si occupava della pulizia negli uffici di alcune aziende tra la Valconca e il cesenate.
Nella sede dell’azienda di pulizie erano arrivate una serie di lamentele da parte dei clienti che denunciavano la sparizione di contanti, assegni, carte di credito e bancomat, utilizzati per pagare mobili, cene e spuntini al McDonald’s: “Le telecamere a circuito chiuso degli istituti di credito dove i bancomat erano stati usati per dei prelievi, inoltre, avevano ripreso i due utilizzatori che, secondo le accuse, sarebbero la più anziana delle sorelle e il suo compagno“.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
SI MISCHIANO LE CARTE, SVANISCONO PAGINE DI SITI E GRUPPI FB O VENGONO SPOSTATI IN SITI PIU’ DEFILATI
Con regolarità inquietante stanno sparendo, dai siti della rete pro M5S (a volte siti ufficiali della Casaleggio, altre volte siti non ufficiali simpatizzanti) pagine, post, video che hanno rappresentato contenuti fondamentali della propaganda pro Putin, o no vax, apparsa nel mondo grillino nel biennio cruciale 2015-2017.
Perchè questi testi o video adesso scompaiono, risultando assai spesso non accessibili?
Ne abbiamo scoperti e testati numerosi, con aiuto diffuso anche da utenti sui social network, per giorni e giorni: e questi sono i risultati al momento in cui scriviamo. Proviamo a indicarne alcuni.
Su La Fucina – sito registrato dalla Casaleggio il 25 luglio 2013, che ha come admin Davide Casaleggio – compariva fino all’inizio di quest’estate un post più video antivaccinista che fu viralissimo, dal titolo: «Vaccini, è scesa la censura».
Nel video il medico Giuseppe Di Bella attacca: «Si sono lamentati perchè in Italia fanno pochi vaccini, però non hanno considerato la quantità documentatissima di danni gravissimi, di bambini autistici, di cui non bisogna parlare. Se c’è lo choc immunitario dei vaccini polivalenti, addirittura sei in una volta, per bambini piccoli, piccolissimi, ecco, non se ne deve parlare».
Beppe Grillo a maggio polemizzò ferocemente col New York Times che aveva criticato il Movimento per la propaganda antivaccinista in un articOlo dal titolo “Populismo, politica e morbillo”.
Grillo gridò che a sostegno dell’accusa «non c’è nulla, neppure un link, un riferimento, una dichiarazione. Nulla». In realtà i link furono prodotti. Anche La Stampa ne offrì numerosi. Il fatto è che alcuni poi spariscono: per esempio la pagina citata della Fucina, che correla vaccini e autismo (indirizzo originario: http://www.lafucina.it/2015/03/16/medico-e-paziente/). La possiamo tuttavia mostrare grazie a webarchive.org, a una serie di screenshoot, e avevamo scaricato il video.
Altro esempio, utile a capire anche alcune dinamiche: una pagina facebook seguitissima (piace a 494 mila persone), Silenzi e falsità dei media italiani, legata all’omonimo sito di cui risulta admin Marcello Dettori (Pietro Dettori, ex social media manager alla Casaleggio, è oggi responsabile editoriale dell’Associazione Rousseau), embedda un video con il logo della Cosa, canale “goviral”.
Si tratta di un canale virale della tv del blog di Grillo, con un piccolissimo disclaimer che ne indica la natura teoricamente satirica.
Tuttavia quei video, caricati su altri siti, divengono virali in una rete su Facebook dove il disclaimer non c’è più.
E girano contenuti di questo tenore: «Putin salva migliaia di operai tirando fuori gli attributi». Il video si riferisce a Putin che ordina in malo modo ai dirigenti di una fabbrica di pagare gli stipendi arretrati ai poveri operai ridotti alla fame.
La fabbrica chiuderà di lì a poco, ma questo non viene detto.
Il video, reso virale tramite il canale facebook di Silenzi e falsità , non è più accessibile al momento in cui scriviamo (e da vari giorni) da quel canale, dopo che La Stampa ne ha scritto (compare ancora invece dalla pagina Facebook di Tze Tze).
Risulta inaccessibile, da La Fucina, un link storico (http://www.lafucina.it/2014/07/29/pilota_sparato-aereo_malese/) della propaganda pro Putin in Italia, la cui sparizione ci viene segnalata dal debunker David Puente.
Il volo MH17 della Malaysia airline si schiantò in Ucraina il 17 luglio 2014. La information war russa impiantò notizie fabbricate in vari luoghi, accusando gli ucraini. Uscì un’intervista, poi smontata, a un pilota ucraino che diceva di aver sparato, e era ripresa da un sito alternativo di destra tedesco, spesso all’origine di contenuti falsi. Divenne un titolo della Fucina: «Il pilota ucraino che confessa di aver sparato sull’aereo malese». Oggi la pagina è sparita.
Sul blog di Grillo, a dicembre 2014 apparvero un testo di Manlio Di Stefano e un video apologetico di Putin che dice «vogliono incatenare l’orso russo».
Il video reca da settimane il messaggio «Error loading player: No playable sources found» (sia da Chrome, sia da Explorer, sia da Mo zilla/Firefox).
Sappiamo però che era un video de La Cosa (la tv ufficiale del blog di Grillo) perchè resta embeddato (continua dunque il caricamento pubblicitario) in un altro sito della galassia grillina, defilato, rispetto al blog di Grillo.
Pagine vanno, pagine vengono, video appaiono, video spariscono, poi magari ricompaiono, più periferici.
Putin, come la militante grillina dissidente Stefania Batzella, viene sbianchettato dalla foto di famiglia in un interno.
(da “La Stampa”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
PER ACCREDITARE OLTRE OCEANO LA SUA CANDIDATURA A PREMIER SI CAMBIA L’ABITO, ORA VA BENE QUELLO A (CINQUE)STELLE E STRISCE
«Non è un caso che abbia scelto gli Stati Uniti» ci tiene subito a far sapere Luigi Di
Maio: «Non è un caso che abbia scelto proprio questa meta come primo viaggio da candidato premier del M5S».
C’è un prima e ci sarà un dopo nella politica estera in via di definizione nel Movimento. In un’estrema sintesi: più Stati Uniti meno Russia (e Venezuela).
Perchè in questa trasvolata atlantica non c’è soltanto lo scontato desiderio di accreditarsi e cercare una vetrina, ma c’è anche voglia di fare chiarezza, di ridisegnare il volto internazionale del M5S.
Perchè nell’anarchia in cui spesso è stata lasciata, non si capisce bene la direzione verso cui tende la politica estera, rimasta in balia di troppe ombre. «Basta con questa storia della Russia e che siamo alla mercè di Putin – ha detto Di Maio nelle riunioni preliminari al viaggio – È una storia che non sta in piedi e che ci fa solo del male».
Mr Di Maio va a Washington, infatti, mica a Mosca.
Sbarcato nella capitale americana, ieri sera è stato a cena con l’ambasciatore Armando Varricchio accompagnato dal capo della comunicazione Rocco Casalino e dal consigliere politico Vincenzo Spadafora, a cui si deve molto della ribalta internazionale del candidato premier del M5S.
Proprio come una fiaba di Frank Capra: il ragazzo di Pomigliano in cinque anni è passato dall’asfalto della strada dell’attivismo al pavimento lucido dei palazzi del potere globale. Di Maio è l’atlantista del gruppo ma sa benissimo che tra i grillini a giocare con la sponda russa sono stati in diversi.
Alessandro Di Battista, il senatore Vito Petrocelli e soprattutto Manlio Di Stefano.
Le sue perplessità per queste simpatie sono aumentate nel corso di questi anni di presunti condizionamenti elettorali in cui il M5S è stato associato a tutte le forze populiste e antisistema europee tenute in gran considerazione da Mosca.
«Ricordo a tutti che la prima visita di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio dopo il nostro inaspettato successo nel 2013 fu all’ambasciata americana a Roma».
Il ragionamento che fa Di Maio è semplice: «Siamo occidentali e il nostro più grande alleato in Occidente sono gli Stati Uniti», se c’è un interesse della Russia «è da parte loro verso di noi». «Il M5S vuole solo fare gli interessi commerciali dell’Italia. Ecco perchè siamo per togliere le sanzioni a Mosca».
Diverso è il discorso sulla Nato. Nel programma del M5S cucito addosso alle teorie più radicali di Di Stefano c’è scritto di voler «ridiscutere la partecipazione italiana nell’Alleanza».
Vorrebbe dire strappare un sorriso a Vladimir Putin, insofferente alla presenza militare ai confini del suo impero. Per Di Maio la questione deve essere calibrata meglio. All’indomani della sua incoronazione, sulla Nato rispose così ai giornalisti stranieri: «Non siamo disponibili a rifinanziare il programma militare con altri 14 miliardi di euro». Un messaggio al presidente Trump che ancora avanza questa richiesta agli alleati?
Un altro favore a Putin? Di Maio coglierà l’occasione di questo viaggio per chiarire che il M5S non accetterà di mettere più soldi, come vuole Trump, ma che «non è vero che vogliamo bloccare i finanziamenti alle missioni».
Insomma, siamo a una fase di tentata maturazione del pensiero politico grillino anche sullo scacchiere globale.
Ora il M5S ha un leader dichiarato, «e una sintesi va trovata» confida Di Maio ai suoi. Basta con iniziative individuali e gaffe: come le dichiarazioni amichevoli sul Venezuela di Maduro della senatrice Ornella Bertorotta e ancora la disponibilità con i russi, considerata a tratti eccessiva, di Di Stefano, responsabile Esteri di fatto esautorato.
Il candidato premier vuole una sorta di normalizzazione e la tappa a Washington serve a questo. A rassicurare, a provare a mostrare cos’è il M5S «e a spiegare che non siamo solo quello che raccontano».
Ecco perchè al di là dei colloqui a Capitol Hill con parlamentari repubblicani e democratici (il leader dei libertari Rand Paul è stato ferito da un vicino e l’incontro potrebbe saltare), è importante, agli occhi Di Maio e dei suoi consiglieri, l’appuntamento al Dipartimento di Stato.
È un primo fondamentale approccio con l’amministrazione Usa, con gli ambienti più vicini a Trump verso il quale il grillino non nutre pregiudizi, «anche se – sostiene – restano gli stessi dubbi di tutti sulla sua politica energetica».
Pure Trump non se la passa bene quanto a sospetti sulle manovre russe, ben più pesanti di quelli sugli ammiccamenti ai 5 Stelle.
E anche se in Italia i rapporti del M5S con i giornalisti sono ai livelli del presidente Usa, Di Maio chiuderà il suo viaggio nella sede del «Washington Post» che di Russiagate e scoop ne sa qualcosa.
(da “La Stampa”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
FABRIZIO LA GAIPA APPARIVA COME L’IMPRENDITORE “DEDITO A CREARE POSTI DI LAVORO IN SICILIA”… LE FALSE BUSTE PAGA E GLI ILLECITI CON IL FISCO
Fabrizio La Gaipa, 42 anni, imprenditore alberghiero di Agrigento, candidato alle
scorse regionali con il M5S nella lista di Giancarlo Cancelleri, è stato arrestato per tentata estorsione ai danni di alcuni suoi dipendenti, e è ora agli arresti domiciliari.
Secondo l’inchiesta – che nasce da sei esposti in Procura e, fanno sapere gli inquirenti, ha trovato riscontri solidi – avrebbe costretto alcuni dipendenti a firmare false buste paga, e in più avrebbe commesso seri illeciti nelle dichiarazioni al fisco .
Non male, per un uomo del partito che gridava «onestà onestà » e vantava una sorta di presunta diversità morale.
Ma chi è La Gaipa?
Il personaggio merita di essere raccontato meglio, amante di Pirandello e dei film di George Clooney, tutto dedito all’arte, al turismo colto e alla promozione della Sicilia «e del bello», proprietario di un albergo agrigentino di lusso, il “Costazzurra Museum&Spa”, dove facevano massaggi con antichi strumenti in terracotta, già presidente del Consorzio turistico Valle dei Templi.
La Gaipa deve aver intrattenuto un buon rapporto con Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, ritratti in foto sorridenti e abbronzatissimi accanto a lui e a Giancarlo Cancelleri. La foto è stata pubblicata nell’ottobre scorso, quando i big del Movimento si sono felicemente fermati a chiacchierare con lui e a immortalarsi, a margine di un buffet, segno di una certa vicinanza di La Gaipa al gruppetto leader del Movimento, quello di Di Maio e Cancelleri, che ha ottenuto un buonissimo risultato in termini di voti in Sicilia ma non è riuscito a portare Cancelleri alla presidenza della Regione.
La notizia del suo arresto, con gravissime accuse, stride un po’ – va detto – col quadretto di La Gaipa che tendevano a consegnarci le sue patinate e pensose interviste pubbliche. Prendiamone una rilasciata ad “Agrigento Oggi”, di neanche un mese fa.
La Gaipa vi appariva come l’imprenditore in camicia bianca tutto dedito a creare posti di lavoro «per il bene dei nostri figli»: «Assistiamo – diceva – a un gravissimo impoverimento sociale causato dalla fortissima emigrazione. Ormai praticamente ogni famiglia ha uno o più figli che sono dovuti andare a cercare una prospettiva migliore lontano da questa terra. Dobbiamo tornare a dare opportunità ai nostri figli. Bisogna creare posti di lavoro ed oggi l’unica opportunità è offerta dalle aziende, specie quelle piccole e medie che rappresentano la spina dorsale dell’economia dell’Isola».
La Procura ritiene però che i metodi da lui usati non fossero il massimo bene dei nostri figli.
La Gaipa si scagliava contro «decenni di malgoverno» che hanno costretto «tutta la Sicilia si trova a vivere una condizione di profonda crisi».
Arringava contro «il totale abbandono» della provincia agrigentina. Sosteneva che solo il programma M5S, e il suo in particolare, avrebbero potuto risollevarla: si rinasce solo «ridando dignità ai cittadini dell’agrigentino attraverso il completamento delle opere pubbliche e il ritorno ad una cultura del bello. Solo in questa maniera si creeranno i presupposti per una rinascita sociale ed economica vera e duratura».
Ma è negli slogan finali, che La Gaipa si superava, mettendo da una parte gli onesti, lui e il M5S, dall’altra tutti gli altri: «Mi pare evidente che in queste elezioni si combatta una battaglia in cui da una parte ci sono i cittadini e dall’altra la vecchia politica che ci ha portato alla situazione insostenibile in cui siamo».
Concludeva che «l’unico alleato del Movimento 5 Stelle sono i cittadini onesti e liberi». Parole onestamente profetiche.
(da “La Stampa”)
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Novembre 14th, 2017 Riccardo Fucile
FABRIZIO LA GAIPA, IMPRENDITORE, 42 ANNI, PRIMO DEI NON ELETTI AD AGRIGENTO AVREBBE COSTRETTO SUOI LAVORATORI A FIRMARE BUSTE PAGA FALSE… INCASTRATO DALLE REGISTRAZIONI… INDAGATO ANCHE IL FRATELLO
Con l’accusa di estorsione, la squadra mobile di Agrigento ha arrestato Fabrizio La Gaipa, imprenditore di 42 anni, primo dei non eletti nella provincia di Agrigento alle scorse elezioni regionali siciliane.
La Gaipa, proprietario e gestore di un noto albergo ad Agrigento, l’hotel “Costazzurra Museum&Spa”, è finito ai domiciliari: è accusato da due dipendenti di pesanti irregolarità sulle dichiarazioni al fisco e le accuse avrebbero trovato riscontro nelle indagini coordinate dal procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.
Indagato anche il fratello di La Gaipa, Salvatore, a cui è stato imposto il divieto di dimora in città .
Le verifiche degli inquirenti si sarebbero concentrate sulla regolarità dei contratti di lavoro e sulla rispondenza fra gli emolumenti dichiarati e quelli effettivamente versati ai lavoratori.
Il 5 novembre La Gaipa, con oltre quattromila voti, è arrivato primo dei non eletti subito dopo Matteo Mangiacavallo (14 mila voti) e Giovanni Di Caro (5.900 voti)
L’imprenditore avrebbe costretto due dipendenti del suo albergo a firmare buste paga false.
Ci sono delle registrazioni, fatte dalle vittime nel corso di alcuni colloqui, ad incastrare La Gaipa.
Una terza persona, ascoltata dalla squadra mobile, ha fatto altre ammissioni.
Così La Gaipa si descrive nel curriculum vitae della piattaforma M5s: “Sono un imprenditore turistico di seconda generazione, con un passato da giornalista e scrittore. Nutro una passione profonda, consolidata nel nostro territorio, per l’ arte antica. Recentemente mi sono impegnato in iniziative culturali innovative legate all’archeologia come l’apertura ad Agrigento dell’Hotel Costazzurra Museum & Spa, primo archeo-hotel del mondo, eventi culinari legati alle tradizioni gastronomiche dell’antichità e persino la riscoperta di trattamenti e rituali estetici del passato quali il massaggio con lo strigile (antico strumento di bronzo o di ferro di cui si servivano gli antichi per detergersi il corpo ndr)”.
Fino ad agosto era anche presidente del Consorzio Turistico Valle dei Templi.
(da agenzie)
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Novembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
VA NEGLI USA “PER INCONTRARE I SUOI ALTER EGO”, VOLEVA DIRE OMOLOGHI E FINISCE PER DIRE UNA CASTRONERIA
Luigi Di Maio ha condotto una lunga intervista a “Che tempo che fa” in cui ha dialogato
con il conduttore Fabio Fazio su numerosi temi d’attualità .
Il candidato premier del M5S ha spiegato ancora una volta i motivi che l’hanno portato a rinunciare al confronto TV con Matteo Renzi, da lui proposto su Twitter, ed evidenziato la disponibilità del M5S a votare la normativa sul biotestamento ferma al Senato della Repubblica.
Di Maio è stato intervistato da Fabio Fazio prima di un nuovo viaggio all’estero: nei prossimi giorni il vicepresidente della Camera si recherà negli Stati Uniti dove incontrerà alti funzionari al Dipartimento di Stato così come eletti al Congresso americano.
In merito alle sue relazioni diplomatiche Luigi Di Maio ha commesso un’ennesima gaffe, parlando di «alter ego» con cui si incontra a “Che tempo che fa“.
Come si vede nel video isolato su Twitter da Nonleggerlo il candidato premier del M5S parla di incontri con esponenti delle ambasciate e suoi «alter ego».
Probabilmente il vicepresidente della Camera intendeva omologhi, ovvero persone che svolgono la stessa funzione, politica, in qualità di leader dei 5 Stelle, oppure istituzionale, parlamentari con compiti di responsabilità nelle assemblee elettive dei loro Stati.
Alter ego in realtà significa tutt’altro, e rende insensata la frase di Di Maio: incontrare i propri alter ego significa incontrare coloro i quali sostituirebbero Di Maio nelle sue funzioni.
Come riporta la voce della Treccani, «alter ego locuz. lat. (propr. «un altro me stesso»), usata in ital. come s. m. invar. — 1. Sostituto o in genere persona che fa le veci di un’altra e ha facoltà di decidere in suo nome: Efestione era l’alter ego di Alessandro; il direttore è partito e ha lasciato qui il suo alter ego. 2. Titolo ufficiale del luogotenente del re nel Regno delle Due Sicilie».
Un alter ego di Di Maio non è certo un leader di un partito estero.
L’errore diventa ancora più comico se si pensa che alter ego, nella cultura di massa, è un termine utilizzato per indicare l’identità segreta di un un super eroe, come Peter Parker per l’Uomo Ragno oppure Bruce Wayne per Batman.
L’ennesima brutta figura di un fuoricorso che volle farsi premier.
(da agenzie)
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Novembre 11th, 2017 Riccardo Fucile
MA L’AVV. BORRE’ VUOLE CHE SIA RICONOSCIUTO NULLO IL REGOLAMENTO DEL 2014: “SE CADE QUELLO PER IL M5S CROLLA TUTTO”… E GRILLO FA RETROMARCIA SULL’ART 18, PER FRATOIANNI “E’ SOLO UN UTILE IDIOTA DEL SISTEMA”
L’epuratore Beppe Grillo ha ceduto. Gli espulsi possono rientrare nel M5S.
Meglio così, avrà pensato il comico, meglio mettere un argine prima del tempo alla valanga di ricorsi che da due anni puntano dritto verso la casa di Sant’Ilario. Grillo, d’accordo con Davide Casaleggio, ha dato mandato all’avvocato Paolo Morricone di proporre una transazione ampia agli ex iscritti napoletani che in massa furono messi alla porta dal Movimento. Bastò una banalissima email, una comunicazione simile a quella che si invia per disdire un abbonamento telefonico.
Un affronto considerato poco dignitoso e illiberale dai ventitrè attivisti napoletani, che li ha convinti a intraprendere una battaglia legale che si protrae da oltre un anno sotto la guida dell’avvocato Lorenzo Borrè, ormai un vero e proprio sinonimo di grane giudiziarie per Grillo. Nel luglio 2016, la prima sentenza conferma che le espulsioni sono irregolari e ordina con provvedimento cautelare il reintegro degli attivisti.
I giudici accolgono la tesi dei ricorrenti, secondo i quali il regolamento del 2014 che dà potere di espulsione al capo politico è illegittimo perchè non ratificato dall’assemblea degli associati (gli iscritti in Rete) «come previsto per ogni decisione – sostiene Borrè – dall’originario non-statuto, datato 2009 e voluto da Gianroberto Casaleggio».
Passato oltre un anno, come raccontato dal Corriere del Mezzogiorno, l’avvocato Morricone ha formulato una proposta per attuare il reintegro e chiudere la faccenda.
L’ipotesi di transizione, formalizzata davanti al giudice civile in camera di consiglio, prevede il rientro degli attivisti, il pagamento delle spese legali (circa diecimila euro) e la garanzia di poter partecipare alle primarie per le candidature alle prossime politiche.
Un posto, o quasi, in lista che in realtà è semplicemente conseguente alla loro riabilitazione. Sembrerebbe una vittoria su tutti i fronti. E invece non è così.
Il gruppo dei ricorrenti si è spaccato: in quindici hanno accettato la transizione, una soluzione considerata minimalista da Borrè che per questo ha rinunciato al mandato di difenderli.
Gli altri – che l’avvocato continua ad assistere – non si accontentano: un gruppo di cinque chiede anche l’annullamento del regolamento, mentre due non intendono rinunciare all’invalidazione delle primarie napoletane del 2016 da cui si considerano «illegittimamente esclusi».
«L’unica transizione possibile per i miei assistiti ci sarà quando il M5S riconoscerà nullo il regolamento del 2014 – spiega Borrè alla Stampa – È il vero campo di battaglia. Ma Grillo e Casaleggio sanno che se cade quello cade tutto l’impianto».
Perchè tutti i provvedimenti di espulsione e le decisioni calate dall’alto si fondano su quel codice.
In attesa di future e ancor più radicali retromarce, quello di Napoli, però, resta un precedente importante. Perchè , alla luce di ricorsi del genere che si sono moltiplicati in altre città italiane, rivela i timori giudiziari e i ripensamenti di Grillo su regole già più volte modificate.
Nessuna paura, invece, sembrano avere i grillini guidati da Luigi Di Maio in Parlamento. Nessuna paura di troncare, addirittura con due post sul blog di Grillo, ogni ipotesi di asse con Mdp e Sinistra italiana. Il primo post serve a chiarire che non ci saranno alleanze nè con la sinistra nè con la Lega e che il M5S correrà da solo. Il secondo attacca la legge sul ritorno dell’articolo 18 proposta da Mdp-Si in commissione Lavoro. Strano, perchè qualche deputato grillino aveva assicurato ai bersaniani di volerla votare.
La legge, a quanto si apprende, avrebbe però creato una spaccatura dentro il M5S perchè introdurrebbe l’articolo 18, quindi il reintegro in caso di licenziamento, anche per le aziende sotto i 15 dipendenti, che in Italia sono la maggioranza e per cui già secondo i vecchi criteri è previsto solo l’indennizzo.
Per un gruppo di deputati del nord-est, soprattutto veneti, e per lo stesso Di Maio, la soluzione offerta dalla sinistra è un colpo alla piccola e media impresa. Una categoria a cui il candidato premier del M5S, seguendo le indicazioni di Casaleggio padre, vuole dare garanzia di ascolto, anche per soffiare voti ai leghisti.
«Nessun soccorso rosso» ribadisce il M5S che si becca dell’«utile idiota del sistema» da un deluso Nicola Fratoianni, leader di Si: «Usano le stesse argomentazioni di Silvio Berlusconi. E sui diritti dei lavoratori sono come Renzi».
(da “La Stampa”)
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Novembre 10th, 2017 Riccardo Fucile
I GRILLINI RISPONDONO ALL’APERTURA DEI BERSANIANI: DISPONIBILI A VOTARE INSIEME SULL’ART. 18
Certo c’è Ostia, dove la sinistra ha detto di votare il M5S contro la candidata del
centrodestra. Certo c’è la legge sul ripristino dell’articolo 18, presentata dagli ex Pd e da Sinistra italiana, che i grillini sono pronti a votare tra dieci giorni.
Ma le intese – per ora solo evocate ma possibili – tra la sinistra e i 5 Stelle vanno cercate nelle tracce politiche lasciate nelle ultime settimane.
Per esempio nelle chiacchierate insistite, alla Camera, durante le ore convulse del voto sulla legge elettorale, tra Nicola Fratoianni, leader di Si, e Roberto Fico, incarnazione dell’anima più di sinistra del M5S, quella movimentista delle origini, quando i 5 Stelle i voti li strappavano soprattutto ai delusi di quel mondo.
In Parlamento, com’è noto, è stata scritta un’altra storia. Pierluigi Bersani, con in tasca l’incarico da premier ci ha provato ma è finito contro una porta sbarrata. E fino a prima dell’approvazione del Rosatellum il baricentro del M5S era orientato più verso i leghisti, allora probabili soci di un’alleanza di governo che è sfumata con la nuova formula elettorale delle coalizioni.
Adesso però è diverso e quanto avvenuto in Sicilia potrebbe aver cambiato lo scenario. Prima il corteggiamento reciproco tra il candidato di sinistra Claudio Fava e il grillino Giancarlo Cancelleri (in ottica di una eventuale alleanza post voto), poi, usciti sconfitti i 5 Stelle, le analisi sullo smottamento di quasi 8 punti percentuali, grazie al voto disgiunto, dagli elettori del centrosinistra a favore dell’uomo di Beppe Grillo.
L’isola è stata un po’ un laboratorio di quanto può ancora accadere.
Sempre che l’asse delle politiche economiche del M5S si sposterà verso sinistra. Alfredo D’Attore, tra i volti di Mdp, dopo aver chiesto ad Alessandro Di Battista i voti sullo scudo ai licenziamenti, non ha escluso la fiducia a un governo 5 Stelle ma vincolata a un preciso programma.
Tradotto: se i grillini abbandoneranno le tentazioni populiste per soffiare voti a leghisti e a Silvio Belrusconi, tutto è possibile. È quanto desidera Fico, e una buona fetta di parlamentari con lui, un’intesa soft su punti precisi. L’articolo 18 reintegrato è un buon punto di partenza. Ma serve altro.
Anche perchè bisognerebbe rompere lo scetticismo del candidato premier Luigi Di Maio che un po’ per educazione sentimentale sente meno l’affinità con la sinistra e a suo modo tiene a mantenere comunque le distanze: «Nessuna alleanza. I cittadini non sono buoi da marchiare – diceva ieri in conferenza stampa – Nei prossimi 4 mesi è inutile parlare di differenze tra gli altri partiti. Parleremo di loro in maniera indifferenziata, sono la stessa cosa. Noi arriveremo al 35% e impediremo l’inciucio tra Pd e Forza Italia».
Allo stesso tempo però Di Maio sa che se la sfida, come lui stesso ha sostenuto, è di nuovo contro Berlusconi, da qualche parte i voti per raggiungere l’agognato 35 % vanno presi.
Sempre ieri è stato notato un certo ammorbidimento sullo ius soli, un tema che è molto divisivo nel gruppo parlamentare e sul quale Fico è favorevole e Di Maio, come Grillo, contrario.
A una precisa domanda sulla legge della cittadinanza, ferma in Senato, il capo politico del M5S ha risposto: «Mi auguro che si approvi la legge sui vitalizi e abbiamo fatto un lavoro che è andato bene sul testamento biologico ma che ora purtroppo si è arenato al Senato». Non ha liquidato come al solito lo ius soli rimandandolo a un’improbabile legge europea. Un segnale? Si capirà .
Per ora Di Maio preferisce che rimanga un abisso con gli ex Pd e le altre sinistre. E la prova è da ricercarsi ancora tra le sue parole: «Visto che questo centrosinistra sta deflagrando, il governo almeno salvi la faccia e approvi, assieme ai vitalizi e al testamento biologico, una buona legge di bilancio che aiuti i Comuni, le famiglie e anche gli imprenditori». Non dice «i lavoratori» ma «gli imprenditori».
(da “La Stampa”)
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Novembre 9th, 2017 Riccardo Fucile
NELL’AGENDA INCONTRI CON ESPONENTI SIA REPUBBLICANI CHE DEMOCRATICI
Tavoli con imprenditori italiani del mondo economico e finanziario negli Stati Uniti e una
due giorni fitta di colloqui politici con esponenti sia repubblicani che democratici: il viaggio di Luigi Di Maio a Washington si presenta con un’agenda fitta.
Gli incontri
Spicca l’incontro con gli esponenti della Commissione Affari Esteri della Camera, tra cui Rand Paul, repubblicano e membro della commissione «Piccole e medie imprese ed imprenditoria».
Paul ha corso (anche se per poco tempo) come candidato per le Presidenziali 2016. Liberista, patriottico, Paul è figlio Ron Paul, esponente della corrente libertariana e non-interventista dei Repubblicani.
Insieme a Paul, il vicepresidente della Camera vedrà Francis Rooney (ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede), che in commissione Affari Esteri ha la delega all’Europa.
Di Maio incontrerà il vicepresidente della stessa Commissione Esteri Eliot Engel, democratico e con delega all’energia e al commercio. Il deputato campano al suo arrivo lunedì vedrà anche l’ambasciatore italiano Varricchio.
I Cinque Stelle parlano di un viaggio che «rientra nell’ambito delle consuete visite istituzionali»: «L’obiettivo è innanzitutto stabilire una forte relazione con il mondo politico, economico e commerciale statunitense che guarda con interesse verso l’Italia». dicono.
I rapporti
Per Di Maio si tratta del primo di una serie di viaggi – andrà anche in Giappone a breve – per tessere una serie di rapporti internazionali in vista della corsa per Palazzo Chigi. Contemporaneamente, i viaggi secondo le intenzioni dei pentastellati rappresentano la possibilità di far conoscere meglio il Movimento all’estero.
(da “il Corriere della Sera”)
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