Novembre 9th, 2017 Riccardo Fucile
PARLA ROBERT SHLEGEL: “DI BATTISTA E DI STEFANO CI SONO PIACIUTI”
«Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano? Ci hanno fatto in generale un’impressione positiva, quando ci siamo incontrati. Se l’accordo poi è stato formalizzato? Se c’è stata una forma di aiuto, politico o finanziario? Questo deve chiederlo a Zheleznyak». Il quale, per ora, non ci ha ancora risposto.
Per la prima volta in Italia parla un testimone diretto di alcuni dei contatti russi tra il Movimento cinque stelle e uomini della cerchia stretta di Vladimir Putin.
Si tratta di Robert Shlegel, neanche trentacinquenne, fino al 2016 deputato della Duma, dov’è stato capo dell’Expert Council della Commissione parlamentare per le politiche sull’informazione, l’information technology e le comunicazioni, e ex membro influente del gruppo della Duma per la creazione di un parlamento elettronico.
Per la prima volta siamo in grado poi di pubblicare anche una foto di uno degli incontri dei grillini con gli uomini di Putin, incontri sempre o negati o estremamente minimizzati, e comunque mai adeguatamente pubblicizzati in Italia (l’incontro qui è con Di Battista e Di Stefano, avvenuto a fine marzo 2016 a Mosca, assieme al potentissimo e discusso Sergej Zheleznyak, uomo nella lista di politici e finanzieri russi sottoposti a sanzioni dall’amministrazione Obama).
Se i contatti dei grillini con Zheleznyak hanno cominciato ad emergere perchè rivelati un anno fa dalla Stampa, la presenza e la testimonianza che ci rende Shlegel sono del tutto nuove.
Anche Shlegel, sebbene non svolga più ruolo ufficiale, è un uomo assai influente, nel suo ramo. Benchè ancora molto giovane, in Russia ha fatto parlare molto di sè perchè fu a lungo il capo di Nashi, la gioventù putiniana, impegnata con tecniche sperimentali anche nel costruire eserciti di attivisti online pro Putin.
Nel 2006 costruì uno studio di produzioni video dal basso, che faceva agit prop su Internet per Putin, con il meccanismo di video non sempre riconducibili direttamente a qualcuno, ma potentemente virali.
Fu lui a suggerire alla Commissione centrale del partito di formare un elenco di blog e siti per condurre operazioni di agitazione su Internet.
Sempre lui a creare, in tandem con i vertici di VKontakte — il più grande social network in cirillico — gli account di tutti i deputati del partito di Putin.
Il Guardian scrisse che, nell’agosto 2015, Anonymous International pubblicò un carteggio di mail hackerate ai danni di vari politici russi vicini a Putin, tra cui Shlegel, riguardanti «un attacco troll coordinato ai siti web di importanti organizzazioni giornalistiche americane e inglesi, tra cui New York Times, Cnn, Bbc, Usa Today, Huffington Post».
Shlegel ha sempre negato questo tipo di critiche; e ha tra le altre cose tenuto contatti per i russi con Afd, il partito di estrema destra tedesco, e lo Jobbik.
«In questo momento non faccio più politica in quanto tale, non sono più al partito», ci dice Shlegel. «Gli incontri col Movimento fanno parte di una serie di meeting internazionali. Non pianificammo un lavoro specifico. Noi eravamo interessati molto al loro lavoro perchè sono diventati il primo di questi Internet-party, partiti nati con Internet».
Ci viene in aiuto, paradossalmente, un comunicato ufficiale reperito nelle pieghe del web in cirillico.
Lo pubblica il sito di Russia Unita, il partito di Putin. In un incontro coi grillini si è parlato, si legge, di «format per una ulteriore cooperazione tra M5S e Russia Unita, esperienza nelle campagne elettorali e agenda internazionale».
Il terzo punto riguarda, chiaramente, il no alle sanzioni a Mosca, noto caposaldo geopolitico grillino. Il primo spiega che – nel marzo 2016 – la cooperazione era così avviata da poter mettere a scopo di un meeting un «ulteriore» rafforzamento.
Il secondo punto – esperienze, ossia (traduciamo noi) know how, di campagne elettorali – è ciò di cui la Russia di Putin è stata a modo suo maestra, la propaganda in questi anni dark.
(da “La Stampa”)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
DI MAIO SCAPPA DA RENZI E PURE DALL’INVIATO DELLE IENE… NIENTE PAURA, ARRIVANO I MAZZIERI GRILLINI DEL WEB…. MA IL GIORNALISTA SI DIVERTE A PRENDERLI IN GIRO
Ieri le Iene hanno mandato in onda un servizio in cui Antonino Monteleone ha tentato di intervistare Luigi Di Maio.
Il candidato premier del M5S ieri in teoria avrebbe dovuto essere in studio a Di Martedì ma ha preferito annullare il confronto con Renzi.
Secondo Di Maio Matteo Renzi non è più il leader del PD e lui si vuole confrontare solo con il futuro candidato premier del Partito Democratico. Alle Iene, così come a molti italiani, non è andato giù il fatto che Di Maio — dopo essersi scelto, il giorno, l’ora e il programma dove avrebbe dovuto andare in scena il confronto — si sia ritirato all’ultimo.
C’è senza dubbio molta tattica dietro la scelta di Di Maio, ma è innegabile che per molti il pentastellato abbia fatto solo una figuraccia.
Del resto cosa avrebbero detto i 5 Stelle a parti invertite? Sicuramente avrebbero coniato un nuovo divertentissimo nomignolo per Renzi.
Molto probabilmente il video di Renzi che dice che non vuole andare in televisione sarebbe finito direttamente su La Cosa e trasmesso su tutte le pagine Facebook pentastellate.
«Non è che niente niente s’è cagato sotto Di Maio?» si chiede Monteleone prima di approcciare il vicepresidente della Camera e regalargli un paio di guantoni da Boxe.
Lo scopo di Monteleone è quello di quasi tutti gli inviati delle Iene: far irritare l’intervistato in modo da avere una bella reazione stizzita da mandare in onda.
Obiettivo raggiunto perchè Di Maio non ci pensa due volte e risponde con frasi come “una volta eri un giornalista serio” oppure “ma tu sei passato alle Iene? Prima facevi il giornalista” per finire con un “guarda come ti sei ridotto Antonino”.
Insomma Di Maio non aveva alcuna voglia di rispondere alle provocazioni delle Iene ma ha tentato di stare al gioco senza riuscire a trattenersi dall’offendere il giornalista delle Iene
I troll del M5S all’opera contro il giornalista “servo”
A quanto pare però i simpatizzanti del MoVimento 5 Stelle non hanno capito bene il senso del servizio di Monteleone e si sono precipitati sul suo profilo per dirgli le stesse cose che gli aveva detto Di Maio. Ovvero che una volta Monteleone “era un giornalista serio” oppure “come sei messo, non è che stai passando un momentaccio?”.
E deve essere davvero sagace andare da uno sconosciuto a difendere il proprio idolo dicendogli le stesse cose che si è già sentito dire in diretta da Di Maio.
Tanto più che se Monteleone non ha “sbroccato” con Di Maio difficilmente lo farà con qualche fan agguerrito. C’è però qualcuno che prova a far notare che “come sei finito” detto da Di Maio (e dai suoi) è un’accusa stupida e gratuita.
La massa dei commentatori però continua a battere sul tasto “aspettiamo che torni a fare cose più serie”. Evidentemente l’onestà andrà anche di moda ma la fantasia non è ancora al potere e tutti amano ripetere il Verbo.
Non mancano i benaltristi, quello che vanno da Monteleone a spiegargli che avrebbe fatto meglio ad occuparsi di Musumeci e dei “970.000 voti ricevuti dagli incandidabili” (proprio non c’è nessuno di onesto negli altri partiti?) invece che rompere le scatole a Di Maio.
Ma dietro l’angolo c’è sempre il genio — che sostiene di conoscere personalmente Antonino Monteleone — che ha già capito tutto.
Cairo (patron de La 7 dove Monteleone ha lavorato) lo ha scaricato a Berlusconi e lui ha trovato “il suo lavoro ideale al servizio del p…… di Arcore” (psiconano? puttaniere? paradigma? personaggione?). Che poi lo sanno tutti che tra Berlusconi e Renzi non c’è differenza. L’unico che si salva appunto è Di Maio.
Ma evidentemente i pentastellati questa volta hanno sbagliato bersaglio, perchè Monteleone ha tutta l’intenzione di gustarsi gli insulti, magari con una bella peroni ghiacciata.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 8th, 2017 Riccardo Fucile
COMICHE A CINQUESTELLE: L’IMMAGINE DEL GRUPPO REGIONALE IN PIEMONTE VIENE RITOCCATA PER ELIMINARE LA PERICOLOSA PRESENZA
La Stampa racconta oggi che dall’immagine di copertina della pagina Facebook di
Francesca Frediani, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle in Piemonte, è scomparsa Stefania Batzella.
La foto-ricordo che testimoniava l’amore così grande (cit.) che vigeva nel gruppo consiliare è stata modificata abilmente per far scomparire la Batzella, che ha lasciato il 16 ottobre scorso sbattendo la porta e con motivazioni ancora tutte da chiarire.
Nel gennaio scorso la Batzella era stata rinviata a giudizio per interruzione di pubblico servizio durante la partecipazione a una manifestazione in Val di Susa, dove era stata eletta.
Di recente aveva comunicato “la decisione sofferta ma obbligata di lasciare il gruppo”. “Lo slogan ‘uno vale uno’, tra i principi fondanti del Movimento, sembra non trovare applicazione all’interno del gruppo, dove le gerarchie prevalgono sugli spazi, sul bene comune, sui meriti”, sosteneva.
“Mi sento discriminata — aggiungeva — e lesa nella dignità ”.
La Batzella nel comunicato faceva riferimento a un episodio recente che riguardava la “campagna per il fasciatoio” che tanto piaceva alla sindaca Chiara Appendino.
Nei giorni scorsi la “compagna di banco” a Palazzo Lascaris, Francesca Frediani, aveva dichiarato che il Consiglio regionale era in ritardo sull’applicazione di un diritto delle donne: “In Regione solo parole. Chiamparino prenda esempio dalla sindaca Appendino”. La Regione aveva annunciato che avrebbe inaugurato il suo fasciatoio il 10 novembre.
I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle in Piemonte, in un comunicato stampa, si dicevano invece “delusi e stupiti” dalla scelta di Stefania Batzella di lasciare il gruppo pentastellato e chiedevano le sue dimissioni dal Consiglio regionale.
(da agenzie)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE HA FATTO BENE PERCHE’ “NON SI PUO’ PERMETTERE A RENZI DI METTERSI SULLO STESSO LIVELLO DI UN GRANDE LEADER COME LUIGI”
Luigi Di Maio ha deciso che dopo la sconfitta del PD in Sicilia Renzi non è più il leader del Centrosinistra e non sarà il candidato premier del Partito Democratico.
Evidentemente il livello di democrazia interna del MoVimento 5 Stelle è così avanzato da consentire a Di Maio di poter stabilire anche chi sarà il suo avversario politico.
Per questo motivo domani a Di Martedì non ci sarà il tanto atteso duello televisivo tra Renzi e Di Maio.
Chi ci andrà ? A quanto apprende l’Adnkronos domani sera alla trasmissione condotta da Giovanni Floris potrebbe andarci Alessandro di Battista.
Non sarà un vero confronto però, perchè stando alle ultime indiscrezioni, Renzi e Di Battista risponderanno in due momenti distinti alle domande del conduttore.
Un duello a turni insomma, come nella migliore tradizione delle interviste apparecchiate del M5S.
Nel frattempo però tutti si interrogano sulla fuga di Di Maio dal confronto con Renzi, anche perchè era stato proprio il pentastellato a sfidare Renzi non più di una settimana fa.
Per il candidato premier del MoVimento 5 Stelle il PD è “politicamente defunto. Il nostro competitor non è più Renzi o il PD”.
Certo, il risultato siciliano di Micari si profila come l’ennesima batosta del PD renziano ma che le cose sarebbero andate così male lo si sapeva anche quando Di Maio aveva chiesto il confronto con Renzi.
Tanto più che la spiegazione di Di Maio ricorda un po’ troppo quel “siete morti” urlato da Grillo una decina di anni fa durante i suoi spettacoli.
Niente di nuovo sotto il sole del MoVimento.
C’è chi ipotizza che Di Maio abbia avuto paura di non poter rinfacciare a Renzi la sconfitta in Sicilia per sentirsi replicare che nemmeno il 5 Stelle ha vinto.
Con l’aggravante che Di Maio in Sicilia ci ha messo la faccia con un lunghissimo tour elettorale, mentre Renzi se ne è stato ben lontano.
In mancanza di alternative Di Maio torna a fare quello che sa fare meglio: fuggire.
C’è anche chi va direttamente dal Garante Beppe Grillo per chiedergli di fare lui un confronto con Renzi mentre a Di Maio spetterebbe il compito di affrontare Berlusconi.
Gran parte del popolo pentastellato sta con Luigi Di Maio e approva la sua decisione di sottrarsi al confronto televisivo.
Sembra di essere tornati ad inizio legislatura quando i grillini neoeletti in Parlamento non volevano mischiarsi con la ka$ta.
Ora che i 5 Stelle fanno ufficialmente parte della tanto odiata casta devono trovare il modo di differenziarsi e ribadire la propria superiorità morale.
Non sui temi e sugli argomenti che stanno a cuore agli italiani ma sulla leadership del PD.
Dopo essersi lamentati per mesi che sui giornali si parlava solo di chi dovesse essere il nuovo Segretario del Partito Democratico i 5 Stelle decidono di avere il diritto di aprire la crisi del PD e stabilire che Renzi non sarà più il loro avversario. Ma questo lo decideranno al limite gli iscritti del PD e non i 5 Stelle.
Nel frattempo attivisti e simpatizzanti del MoVimento stanno prendendo con la consueta sportività e il solito senso del rispetto per un’elezione democratica il risultato siciliano.
Il leit motiv è quello dei siciliani che non vogliono cambiare e della Sicilia che “delude” il M5S: andassero tutti a cagare.
A tenere banco per ora è l’hashtag #gigginoscappa con cui sui social si prendeno in giro la fuga del candidato Premier del MoVimento 5 Stelle e le sue pretese di affibbiare un patentino di attendibilità agli avversari.
C’è chi ricorda il numero di voti che hanno consentito a Renzi di essere eletto segretario e li mette a confronto con le poche migliaia di click (e con le regole truccate) dell’incoronazione di Di Maio.
Renzi invece coglie la palla al balzo per evitare di parlare dei risultati siciliani (grande assist di Di Maio, non c’è che dire) e gli ricorda che era stato il 5 Stelle a scegliere giorno, luogo e conduttore per il confronto.
Renzi non perde l’occasione per stuzzicare Di Maio — che ha detto che la Direzione del PD sta per mettere in discussione il ruolo del Segretario PD — dicendo che “da giorni sapevamo che stavano litigando al loro interno dopo i precipitosi tweet dell’onorevole campano”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL SOLITO SPETTACOLO DEI CINQUESTELLE ALLE PRESE CON LA DEMOCRAZIA… PRIMA GLI APPELLI DISPERATI A “PRESIDIARE I SEGGI DURANTE LA NOTTE”, POI I SOSPETTI SENZA PROVE DI BROGLI E LE ACCUSE A “QUEI MAFIOSI DEI SICILIANI”
Non sono bastati i mesi di tour incessante di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista
per convincere la maggioranza dei siciliani ad andare a votare per Giancarlo Cancelleri.
La sempre lucida e pacata analisi del voto degli elettori del MoVimento 5 Stelle conferma che la Sicilia è ancora acerba e che non si merita il governo degli onesti a 5 Stelle.
Già ieri — con la diffusione dei primi exit poll — i pentastellati hanno iniziato a lamentarsi e lanciare l’allarme su possibili complotti ai loro danni.
Questa volta non c’erano matite da ciucciare ma seggi da presidiare durante la notte.
In Sicilia infatti — in virtù di una legge del 2012 — lo spoglio delle schede elettorali non è iniziato dopo la chiusura dei seggi ma solo questa mattina alle otto.
Ed è anche per questo motivo che oggi, lunedì pomeriggio, non sappiamo ancora chi ha vinto.
Sulla pagina di Cancelleri, tra mille speranze ed anatemi contro gli astenuti si faceva ieri strada la preoccupazione che qualcuno nottetempo mettesse “innumerevoli schede false e crocette su Musumeci“.
Qualcuno ha chiesto a Manlio Di Stefano come mai nessuno ha organizzato i presidi dei seggi durante la notte. I 5 Stelle sono troppo tranquilli, stanno nascondendo qualcosa? Perchè fidarsi della Polizia e delle Forze dell’Ordine quando c’è Berlusconi a piede libero?
Tutto può succedere e c’è chi parla apertamente di “odore di broglio”.
Si potrebbe tranquillamente scaricare la colpa di queste affermazioni sui singoli attivisti, ma faremmo un torto ai vertici del MoVimento che nelle scorse settimane sono arrivati a chiedere l’invio degli osservatori dell’OSCE per sorvegliare lo svolgimento delle operazioni di voto. Quasi fossimo in Nigeria, a Lagos, e non in Sicilia.
Altri, improvvisamente esperti di come si svolgono le operazioni di voto e si allestisce un seggio notavano particolari inquietanti: perchè le cabine del seggio dove ha votato Cancelleri erano confinati? Qualcuno potrebbe sfruttarle per scambiare le schede.
In che modo non è chiaro perchè se due elettori entrano con una scheda ciascuno per forza di cose devono uscire con una scheda ciascuno.
Il timore è che qualcuno possa utilizzare la contiguità per “controllare” se l’elettore ha votato nel modo “corretto”.
Ma generalmente è più semplice attendere lo spoglio e guardare quanti voti ha ottenuto ciascun candidato.
O davvero pensate che “il cattivo di turno” accompagni ogni singolo elettore al seggio?
La situazione e i commenti fanno sorridere, visto che nessuno dei pentastellati sembra essersi posto il problema della trasparenza nelle varie cliccarie del Blog, alcune annullate d’imperio da Grillo in contrasto con la volontà popolare.
Ma una volta chiariti questi problemi “procedurali” si può passare all’analisi dei risultati propriamente detta.
E se il verdetto delle urne tarda ad arrivare l’analisi pentastellata non si fa certo attendere. Sono infatti sufficienti gli exit poll e i dati sull’affluenza per iniziare a dare addosso a quei mafiosi dei siciliani.
È già successo altrove: quando il risultato delle urne (ma qui non stiamo parlando nemmeno di quello) non è sorride ai 5 Stelle allora anathema sit. I siciliani non meritano di essere “salvati” da Cancelleri o dal M5S, hanno deciso di non cambiare e di dare fiducia ai soliti noti.
I siciliani sono “un popolo di coglioni” che preferisce la solita minestra al vento del cambiamento che spira impetuoso su Roma, Torino, Livorno e tante altre città a 5 Stelle.
Città dove i cittadini sono finalmente contenti dell’operato della loro amministrazione, anche se non fa niente, anche se fa quello che facevano “quelli di prima”. È la logica della tifoseria applicata alla politica e ai beni comuni.
Anzi, visto che “delinquenti, mafiosi e tutti i privilegiati d’oro vanno sempre a votare” se Cancelleri ha perso la colpa è tutta di chi si è astenuto.
E Manlio Di Stefano sembra essere d’accordo quando dice che “lo scarto dei voti reali al momento è di circa 20mila voti, guarda caso i voti che potrebbe portare Francantonio Genovese (padre di Luigi, candidato della coalizione di Musumeci, ndr). Siamo preoccupati dal fatto che questo voti possa essere ricordato come quello dei grandi brogli”.
Insomma le ipotesi di complotto non sono appannaggio degli attivisti ma vengono fatte proprie anche dai vertici.
Ma c’è di peggio, non solo i brogli paventati da Di Stefano direttamente dalla sede del comitato elettorale di Cancelleri. C’è chi ritiene che gli onesti si siano astenuti o non siano andati a votare “perchè minacciati”.
I pentastellati sentono ovunque puzza di broglio. Non è possibile che la democrazia, quel concetto così malamente applicato sul Blog con mille correttivi (occulti e non), fallisca quando c’è da far vincere davvero il MoVimento in una regione importante come la Sicilia. Qualcosa deve essere andato storto, ma cosa?
È tutta colpa del siciliano medio, quello che ci gode a stare “nella merda” e non si sa perchè invece che votare chi potrebbe aiutarlo preferisce votare altro. Il dubbio a questo punto è che anche se il M5S fosse il partito unico non riuscirebbe a conquistare la maggioranza dei voti.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 6th, 2017 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DI TG LA7 ATTACCA DI MAIO: “NON E’ MAI UN CALCOLO VINCENTE”
Di Maio rinuncia al confronto tv con Renzi?
“Non credo che sia particolarmente felice”.
Enrico Mentana, direttore del Tg la7 risponde così all’Ansa. “Premetto che so che qualsiasi cosa io dica in questo momento può sembrare una reazione al fatto che La7 ha perso la possibilità di ospitare il confronto – dice- Ma io so che direi le stesse parole anche se il confronto fosse stato cancellato da un altra rete. Non è cosi che si fa in generale”.
Sarà Alessandro Di Battista, a quanto si apprende da fonti M5S, ad andare in tv a diMartedì al posto di Luigi Di Maio che, domani sera, avrebbe dovuto confrontarsi con Matteo Renzi.
Le stesse fonti sottolineano come quello tra Di Battista e Renzi non sarà un faccia a faccia ma un un “confronto indiretto” in cui i due saranno intervistati separatamente e in due momenti diversi.
(da “Huffingtonpost”)
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Novembre 5th, 2017 Riccardo Fucile
I VERTICI NAZIONALI SCELGONO IL SILENZIO … CONTO ALLA ROVESCIA PER GLI AVVISI DI GARANZIA
Delusa, probabilmente no. Forse nemmeno dispiaciuta. 
Però è innegabile che Chiara Appendino si sarebbe aspettata di vedere il Movimento 5 Stelle – tutto, non solo gli esponenti torinesi – fare quadrato al suo fianco nei giorni oggettivamente più difficili del suo mandato: l’indagine per falso ideologico sul caso Ream, le dimissioni del capo di gabinetto Paolo Giordana, gli sviluppi dell’inchiesta sul caos in piazza San Carlo durante la finale di Champions League.
Invece è come se il corpaccione romano dei Cinquestelle, i big nazionali, si fossero di dimenticati di Torino, quell’amministrazione elevata a «modello» da Beppe Grillo, Luigi Di Maio e molti altri, considerata una vetrina buona anche per offuscare inciampi e magagne della Roma guidata da Virginia Raggi.
È vero che Torino è sempre stata un’isola a sè, dove i capi del Movimento hanno lasciato piena libertà agli attivisti locali e ad Appendino, senza imporre nomi e scelte.
Ed è vero che il M5S negli ultimi giorni era impegnato nel rush finale della campagna elettorale in Sicilia. Eppure dai suoi esponenti di punta non è arrivata una sola dichiarazione pubblica, un tweet, un messaggio di sostegno e solidarietà . Niente.
La sindaca di Torino si aspettava qualcosa di diverso.
L’ha trovato a casa sua, nei «torinesi», che ancora una volta nella galassia Cinquestelle sembrano dimostrarsi una realtà a parte, autonoma e anomala.
I parlamentari – dalla deputata Laura Castelli al senatore Alberto Airola – si sono fatti sentire e anche vedere. E così hanno fatto i consiglieri comunali, superando le fibrillazioni degli ultimi giorni, esplose con la pubblicazione delle telefonate in cui l’ex capo di gabinetto Giordana chiedeva la cancellazione di una multa presa da un amico su un autobus.
Il Movimento torinese difende la sindaca «assediata e aggredita», denuncia chi «alimenta un clima di paura» e rispolvera il grande complotto: «Speriamo non sia perchè siamo alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale in Sicilia». Il presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci, fedelissimo di Appendino, se la prende con i mass media – «mi fanno venire il vomito» – e serra i ranghi: «Io so che qualcuno spera e sogna di mandarci a casa solo ed esclusivamente per il proprio tornaconto elettorale. Continuate pure a sperare e sognare».
Si sentono sotto attacco, i Cinquestelle torinesi. Ma gli avversari li stoppano subito: «Versaci sogna un’informazione ridotta a tappetino del M5S. Prendersela con i mass media è un vizio antico dei Cinquestelle», dice Osvaldo Napoli di Forza Italia.
«Sarebbe facile ricordare l’adagio popolare “chi è causa del suo mal pianga se stesso”: non lo faccio, perchè, a differenza loro, io sono garantista con tutti, si tratti dei Cinquestelle o di altri partiti».
Il clima è teso da giorni ma si è fatto incandescente ora che l’inchiesta sulla tragica notte di piazza San Carlo è arrivata a un punto decisivo.
Testimonianze, relazioni e documenti acquisiti in cinque mesi di lavoro hanno permesso alla procura di ricostruire la catena delle responsabilità .
Che sono vaste e coinvolgono esponenti di vari livelli delle istituzioni locali: Comune, questura, prefettura, organi di vigilanza.
(da “La Stampa”)
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Novembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
MENTRE LA CITTA’ RIBOLLE DI PROMESSE MANCATE, C’E’ CHI VUOLE INSERIRE IN GIUNTA ASSESSORI POLITICI
Chiara Appendino ha negato ieri di aver ricevuto l’avviso di garanzia dalla procura di
Torino per i fatti di piazza San Carlo e la morte di Erika Pioletti.
Eppure da ieri il tam tam parla di venti avvertimenti in arrivo per chi è al vertice di Comune, Enti strumentali, Questura e Prefettura .
La Appendino è già indagata per lesioni come atto dovuto in seguito alle querele presentate da chi si è ferito gravemente in piazza, ma questa seconda tegola dovrebbe abbattersi presto sulla testa della sindaca in una situazione particolare.
È infatti ancora aperta la ferita dell’addio del capo di gabinetto Paolo Giordana per l’enorme fesserie di aver chiesto di togliere una multa a un amico.
Giordana però non era soltanto un uomo dell’amministrazione, ma rappresentava per Chiara anche il parafulmine della consiliatura e il suo consigliere più stretto.
Ritrovarsi senza di lui e dover fronteggiare la tempesta giudiziaria e mediatica non è il massimo per la sindaca.
Gli avvisi di garanzia dovrebbero arrivare lunedì a urne in Sicilia (e a Ostia) chiuse: il Corriere della Sera scrive che i due filoni investigativi confluiranno in un unico faldone d’inchiesta e oltre alle accuse di omicidio e lesioni colposi si ipotizzerà , in punta di diritto, la «cooperazione» involontaria fra i vari soggetti.
“In altre parole, i pm sosterranno che gli indagati, violando l’obbligo di controllo, avrebbero cooperato a causare il disastro di piazza San Carlo pur senza volerlo. A essere chiamati in causa saranno, quindi, i vertici istituzionali, dirigenti e funzionari che si sono occupati dell’organizzazione dell’evento,delle misure di sicurezza presenti in piazza e della gestione dell’emergenza, con particolare riferimento all’ordine pubblico. Ed è in questo contesto che, tra i destinatari del provvedimento, ci sarebbe anche il questore, Angelo Sanna”.
Di certo c’è che Grillo e il MoVimento 5 Stelle torinese e nazionale faranno da scudo alla sindaca in modo compatto.
Il cambio di regole sugli avvisi di garanzia per gli eletti la mette al riparo da qualunque procedimento automatico, e d’altro canto la Appendino non aveva mai firmato i “contratti” con il M5S che invece hanno firmato a Roma e firmeranno in Regione Lazio. Ma, racconta oggi Paolo Griseri su Repubblica, il fronte interno continua a non essere tranquillo:
Dopo il 3 giugno il gruppo consiliare ha preteso e ottenuto di avere un suo rappresentante in giunta. Alberto Unia, commerciante di prodotti biologici, è oggi assessore all’ambiente ed è il vero commissario politico dell’amministrazione. Le voci dicono che presto verrà seguito da altri assessori politici in sostituzione degli attuali tecnici.
Così, uscito di scena il braccio destro Giordana, personaggio sui generis ma certo non grillino, gli uomini e le donne dell’Algoritmo acquistano un peso sempre maggiore nell’amministrazione torinese.
La scelta di non sostituire Giordana lasciando vacante l’incarico di capo di gabinetto (uno dei candidati era proprio Unia) sembra un tentativo di Appendino di sottrarsi all’abbraccio stringente del Movimento.
Su altri versanti le cose non vanno meglio.
«Vi abbiamo votato siamo ancora senza casa», hanno gridato il 26 ottobre gli abitanti del quartiere delle Vallette, periferia Nord della città .
Lì dove un anno e mezzo fa aveva fatto il pieno di voti, Appendino è stata interrotta durante una conferenza stampa. Ha dovuto incontrare i protagonisti della protesta facendo slittare di mezz’ora gli appuntamenti successivi.
Non le è andata meglio lunedì scorso, in consiglio comunale, con i sindacati dell’azienda dei trasporti Gtt a contestarla sotto le finestre e la delegazione salita a illustrare le ragioni della protesta estromessa dalla sala.
Momenti difficili. Lo scontro sul futuro della società dei trasporti, indebitata per mezzo miliardo, è tutto politico. Per evitare il conflitto con l’ala dura del Movimento Appendino resiste all’idea di una privatizzazione che appare inevitabile. In alternativa ci sarà il commissario.
Ecco quindi che la Appendino, così come la Raggi a Roma, potrebbe traballare a prescindere dalla sua maggioranza.
(da “NextQuotidiano“)
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Novembre 4th, 2017 Riccardo Fucile
LA COMICITA’ INVOLONTARIA DEI GRILLINI TORINESI
Il MoVimento 5 Stelle di Torino decide di avvolgere sotto una fitta coltre di comicità involontaria la sindaca Chiara Appendino.
Con audacia e sprezzo del ridicolo, infatti, il gruppo consiliare del M5S in città ha deciso di postare un meraviglioso status che andiamo ad apprezzare riga per riga:
È abbastanza triste notare che molti organi di stampa si sono sostituiti alla procura, inscenando processi mediatici e pensando di fare i magistrati.
Quindi, quando il leader del M5S Luigi Di Maio dice che un politico raggiunto da un avviso di garanzia “si deve dimettere in 5 minuti”, trattasi di sana dialettica politica. Quando invece la stampa anticipa una notizia sulla sindaca di Torino, si tratta di processo mediatico.
Da 2 giorni si parla di ‘avvisi di garanzia in arrivo’, di ‘vertici della Città indagati a tutti i livelli’ ma, fino ad ora, nessun atto è stato notificato dalla procura che non ha neanche rilasciato alcuna dichiarazione
Stiamo assistendo a un giornalismo che non può definirsi di inchiesta ma che sta solo alimentando un clima di paura e di sospetto e, speriamo, non perchè siamo alla vigilia dell’importante appuntamento elettorale in Sicilia.
Insomma, un giornalismo che fa sapere che un politico è indagato diffonde paura e sospetto.
Ma allora perchè il M5S ha chiesto le dimissioni di De Luca, le dimissioni di Maria Elena Boschi (nemmeno indagata) e quelle di Matteo Renzi, di Federica Guidi e di Maurizio Lupi (un piccolo esempio) soltanto in base a notizie di stampa?
Forse perchè quelli erano nemici politici mentre la sindaca Appendino è appoggiata dal M5S?
E giusto per aggiungere un tocco di surreale al tutto, ecco il presidente del consiglio comunale Fabio Versaci che parla di “attacco mediatico subito in questi 2 giorni dalla stampa locale (dove ormai si parla di preavviso di garanzia )” che “mi fa venire il vomito”.
Ora, a parte che di preavviso di garanzia ha parlato Marco Travaglio oggi sul Fatto, è incredibile che Versaci dice che qualcuno “spera di mandarci a casa solo ed esclusivamente per il proprio tornaconto elettorale” quando il M5S, a Roma con Marino, ha fatto la stessa identica cosa per due anni consecutivi, chiedendo le dimissioni del sindaco “per il proprio tornaconto elettorale”?
(da “NextQuotidiano”)
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