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LA DOPPIA MORALE DEL M5S SUI POLITICI “IMPRESENTABILI”

Ottobre 16th, 2017 Riccardo Fucile

IL FRATELLO DEL NEOASSESSORE DELLA RAGGI E’ SOTTO INDAGINE PER PEDOFILIA… GENNARO E’ TITOLATO A FARE L’ASSESSORE MA NON SECONDO I CRITERI DEL M5S…LA DOPPIA MORALE: SE HAI UN PARENTE INDAGATO MA SEI DEL M5S SEI SEMPRE ONESTO, ALTRIMENTI SEI IMPRESENTABILE

Da qualche giorno Francesco Storace, ex Presidente della Regione Lazio, ha preso di mira Virginia Raggi e un suo assessore.
Stando ad alcuni messaggi pubblicati da Storace “un assessore della Raggi ha uno stretto congiunto coinvolto in una brutta storia di pedofilia”. Il leader del MNS si chiede se la Raggi sia informata di questa circostanza e ha continuato a stuzzicare la sindaca e gli attivisti pentastellati rispetto alla situazione di questo assessore “impresentabile”
Il fratello di Alessandro Gennaro a processo per pedofilia
In un’intervista al Giornale Storace è entrato nei dettagli parlando di una violenza sessuale su un minore disabile. Dati gli elementi non è poi così difficile risalire alla storia e alle iniziali dell’indagato.
L’assessore in questione, si è appreso successivamente, è il neo assessore alle partecipate (subentrato al dimissionario Colomban) Alessandro Gennaro.
A spiegare la vicenda è stato lo stesso Gennaro che domenica sul Tempo accusava Storace di fare sciacallaggio e spiegava di essere lui l’assessore in questione.
«Mio fratello — ha detto Gennaro — sta affrontando una vicenda giudiziaria delicata con un’accusa pesante che non ha nulla a che fare con me nè con l’incarico che sto portando avanti. Non immaginavo si potesse strumentalizzare una vicenda come questa».
Ed è vero che l’accusa nei confronti del fratello dell’assessore pentastellato non ha niente a che fare con l’incarico conferito a Gennaro.
Ma quando il neoassessore si stupisce che qualcuno abbia potuto strumentalizzare la vicenda si sbaglia di grosso.
Così come per la consigliera pentastellata Valentina Corrado, vittima nelle scorse settimane delle indiscrezioni su un suo cugino arrestato per omicidio, questa vicenda processuale non ha nulla a che fare con Gennaro, il quale ha a pieno titolo il diritto di fare l’assessore.
Tanto più che suo fratello non è nemmeno stato condannato.
Questo secondo la legge italiana, perchè secondo il codice etico del MoVimento 5 Stelle Storace non sbaglia a definire Gennaro un impresentabile.
Alessandro Gennaro è un “impresentabile”?
Storace ricorda provocatoriamente le dimissioni chieste e ottenute per il ministro Maurizio Lupi per la storia della “spintarella” al figlio Luca.
Ma si potrebbe ricordare la gran cagnara pentastellata sulla Ministra dello sviluppo economico Federica Guidi costretta a dimettersi perchè il compagno era stato coinvolto in un’inchiesta su Tempa Rossa.
Guidi non aveva nulla a che fare con quella vicenda, e a gennaio 2017 la procura ha chiesto l’archiviazione nei confronti dell’ormai ex compagno. Ma non serve andare così indietro nel tempo.
Basta guardare la lista degli “impresentabili” stilata da Giancarlo Cancelleri.
Tra i candidati consiglieri di Nello Musumeci che i 5 Stelle considerano impresentabili ci sono quattro “figli di” e “fratelli di”.
C’è Luigi Genovese, colpevole di essere figlio di Francantonio Genovese e c’è Giusy Savarino il cui padre fu condannato nel 2014 per tentato abuso d’ufficio.
Riccardo Pellegrino e Mario Caputo invece scontano le colpe dei fratelli: uno è considerato vicino al clan dei “Cargagnusi” l’altro cercò di far cancellare delle multe.
Al contrario il sindaco di Bagheria non è un impresentabile.
Eppure Patrizio Cinque, che vive in una casa abusiva di proprietà  della sua famiglia è accusato di aver aiutato il cognato, anch’egli proprietario di una casa abusiva, a rallentare i controlli.
Quindi Storace sbaglia a definire Gennaro un impresentabile.
Però secondo i criteri del M5S Gennaro, Corrado e Cinque sono tutti e tre impresentabili e non dovrebbero avere cariche pubbliche.
Non risulta però che la Corrado, dopo aver chiesto e ottenuto la solidarietà  nei suoi confronti ne abbia espressa ai suoi avversari politici.

(da “NextQuotidiano”)

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ORA CANCELLERI SCOPRE I PARENTI NELLE LISTE DEL M5S: PATETICO

Ottobre 16th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO AVERE NEGATO, ORA AMMETTE E SI RIMANGIA TUTTO

Qualche giorno fa un articolo della Stampa firmato da Ilario Lombardo descriveva una vera e propria carica di parenti e di portaborse che sono finiti nella lista dei 62 candidati consiglieri a sostegno di Giancarlo Cancelleri e del MoVimento 5 Stelle Sicilia.
Ad esempio Jose Marano, candidata a Catania, che è moglie di Marco Nipitella, già  candidato (ma non eletto) alle regionali del 2012.
Il caso più eclatante però è quello di Stefania Campo ex assessora alla cultura di Ragusa che si è dovuta dimettere dopo che si è scoperto che il marito era stato assunto da una cooperativa comunale che si occupava della lettura dei contatori.
Diana Valeria ha un compagno che è stato candidato con lei a Catania nel 2012, finito prima nella graduatoria dello staff del M5S in Regione e poi entrato in servizio in Senato al seguito della questora Laura Bottici. Alberto Laspada si è candidato quest’anno dopo aver fatto, pure lui, l’assistente all’Ars, mentre Rosa Vilardi, risulta collaboratrice dell’onorevole Giulia Di Vita, sospesa dal M5S dopo lo scandalo delle firme false a Palermo. Luigi Sunseri, collaboratore dell’europarlamentare Ignazio Corrao, a cui nel 2014 aveva lasciato il posto Salvatore Cinà , oggi ricandidato in Regione.
Scriveva Lombardo che:
Nello staff di Corrao c’è anche Giuseppe Lomonaco, che fallita l’elezione alla Regione nel 2012 è partito per Bruxelles dopo un passaggio all’Ars: la fidanzata, Paola Pietradura, di Gela come lui, lo ha raggiunto in Belgio nella sede locale dello studio dell’avvocato Carmelo Giurdanella, già  candidato sindaco M5S a Vittoria. Quando salì a Roma, Tommaso Currò, primo parlamentare eretico, poi passato al Pd, aveva come inseparabile assistente Giuseppe Scarcella, oggi nell’elenco dei candidati dopo aver ambito al ruolo di governatore. Scarcella è catanese come Clementina Iuppa, in corsa per il Comune nel 2013 e cognata di Antonio Fiumefreddo, presidente di Riscossione Sicilia fino alla rottura con il governatore Rosario Crocetta. A questa tornata Iuppa non si è candidata e fa la portaborse di Angela Foti, che invece c’è nella squadra di Cancelleri.
Il difficile rapporto di Cancelleri con la verità 
La risposta di Cancelleri fu, come suo costume, molto lucida. In un’intervista a Tagadà  su La7 disse che “nella nostra lista non ci sono parenti nè portaborse, questo è articolo è falso, tant’è che stamattina il giornalista che ha scritto quell’articolo mi ha fatto sapere che si scusava per quello che c’era scritto nell’articolo, soprattutto nel titolo”. E sua sorella? “Ma non è vero, è tutto falso”.
Nell’occasione Ilario Lombardo non solo ha confermato il contenuto del suo articolo ma ha scritto che lui quelle scuse non le ha mai fatte:
Cancelleri mente sapendo di mentire, ma soprattutto si inventa di sana pianta delle scuse. Noi non ci siamo sentiti, l’ho cercato al telefono per chiedergli un’intervista e non mi ha risposto. Ma non gli ho mai chiesto scusa e confermo ogni virgola dell’articolo. Dispiace che il candidato governatore di una forza politica che predica la trasparenza sia inciampato in questa menzogna.
La scoperta di Cancelleri
Vicenda conclusa così? No, perchè oggi è arrivata la sorpresona.
Cancelleri ha concesso un’intervista a Federico Capurso della Stampa. Quale migliore occasione per contestare il contenuto dell’articolo di Lombardo sulla parentopoli siciliana a 5 Stelle?
Quale opportunità  più trasparente per ribattere punto per punto e svelare che le sorelle non sono sorelle, i parenti non sono parenti e gli amici non sono amici? E invece ecco cosa risponde a domanda precisa il candidato M5S in Regione Sicilia:
Nella vostra lista, però, ci sono amici, portaborse di parlamentari nazionali e dell’Ars. Il Movimento, dopo tanti anni, non è abbastanza maturo da evitare di attingere alla ristretta cerchia del branco?
«C’è un problema di fondo: noi abbiamo un sistema per cui ogni cittadino incensurato si può proporre. Abbiamo semplicemente persone che si sono candidate e che sono state votate dagli iscritti. È gente normale, senza scheletri nell’armadio. Non dimentichiamoci che dall’altra parte, invece, c’è una banda».
Nella replica non c’è l’ombra di una contestazione nel merito all’articolo di Lombardo.
Si dice che tutti si possono proporre, e quindi si conferma che si sono proposti anche i parenti. Non solo: Cancelleri fa i conti anche con l’accusa di complotto dei giudici a proposito di Patrizio Cinque:
Anche lei ha avuto un rapporto difficile con i giudici.
Quando è stato chiesto l’arresto del sindaco M5S di Bagheria Patrizio Cinque, ha parlato a «La Stampa» di «inchiesta molto costruita», «fatta ad arte». Esiste un problema con la magistratura?
«Se l’ho detto mi sono espresso male. Abbiamo grande rispetto per la magistratura e per i giudici che combattono contro le mafie ogni giorno. La mia storia personale è il mio miglior biglietto da visita».
E niente, anche questa se l’è rimangiata.
Mica male per un candidato trasparente, vero?

(da “NextQuotidiano“)

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LA FIDANZATA DELL’EUROPARLAMENTARE M5S ASSUNTA NELLO STAFF GRILLINO A BRUXELLES

Ottobre 15th, 2017 Riccardo Fucile

MARIA ANGELA RIVA, FIDANZATA DI DAVID BORRELLI, LAVORA PER ISABELLA ADINOLFI

L’Espresso in un articolo a firma di Vittorio Malagutti ci fa sapere che Maria Angela Riva, la compagna di David Borrelli, pezzo grosso del movimento grillino, molto legato a Davide Casaleggio (e prima di lui al padre Gianroberto), nonchè leader dei 15 eletti in Europa per il Movimento, è stata assunta come collaboratrice di Isabella Adinolfi, una degli eletti a 5 Stelle:
«È tutto regolare», taglia corto Borrelli, che si fa scudo del codice di condotta degli europarlamentari. In base al regolamento, i deputati non possono assegnare incarichi ai “parenti stretti” e Riva non rientra nella categoria, anche se da anni convive con Borrelli
Tanto più, fa notare il leader dei grillini a Bruxelles, che «Maria Angela non lavora neppure per me, ma negli uffici di una collega».
La forma è salva, quindi. Nella sostanza, però, la vicenda suona piuttosto stonata nello spartito di un movimento che dichiara di battersi contro caste, clientele e familismi vari all’interno delle istituzioni.
Adinolfi avrebbe quindi assunto come assistente la compagna del collega di partito unicamente per le sue qualità  professionali
«Certo», dice Borrelli , «ho anche una lettera in cui Adinolfi garantisce che io non ho in alcun modo influenzato quella scelta». Laureata nel 2002, studiosa di storia dell’arte, Maria Angela Riva è una militante grillina che nel 2013 si è candidata, senza successo, alle amministrative di Treviso nella lista dei Cinquestelle.
Dalla cittadina veneta è partita anche la carriera di Borrelli che già  nel 2008 era arrivato in consiglio comunale nella lista civica dei “Grilli Treviso” quando ancora il comico non aveva fondato il suo Movimento.
Dopo la sconfitta alle regionali del 2013, in cui si era candidato alla presidenza del Veneto, nel 2014 Borrelli, eletto eurodeputato, è volato a Bruxelles.
Insieme a lui si è trasferita anche la sua compagna, perchè, dice l’onorevole, «fa parte della mia famiglia».

(da “NextQuotidiano”)

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LA CARICA DEI 102 NELLO STAFF DELLA RAGGI

Ottobre 15th, 2017 Riccardo Fucile

IN UN ANNO E 4 MESI LA RAGGI HA GIA’ ASSUNTO 102 PERSONE, 12 IN PIU’ DI QUANTE NE AVESSE PRESE MARINO IN DUE ANNI E MEZZO

C’è il tutore dei gatti randagi, il fisioterapista dell’Ospedale Israelitico, il docente e allenatore di rugby.
Tra i collaboratori esterni, i manager presi e poi licenziati, i (rari) funzionari trasferiti da un altro ente pubblico, in un anno e quattro mesi Virginia Raggi ha già  assunto 102 persone: la carica dei nominati dalla sindaca M5S, di cui avevamo parlato nel giugno scorso e che nel frattempo ha perso qualche individualità  con le dimissioni degli assessori, viene indagata con dovizia di particolari da l’Espresso nel numero in edicola questa settimana.
L’ufficio di collocamento del Campidoglio
Il tutore dei gatti randagi è Edgar Helmut Meyer, nominato nel maggio scorso: tra i suoi compiti c’era quello di «promuovere iniziative a favore dei diritti degli animali» e istituire dei corsi di formazione «per tutor di colonie feline», rivolti ai dipendenti del Comune; il compenso è di 41425 euro ma a suscitare perplessità  tra i 5 Stelle è stato soprattutto il fatto di essersi impegnato con il partito animalista di Michela Vittoria Brambilla, anche se a quanto pare non accetterà  candidature.
Ed è il primo di un lungo elenco:
Il 4 agosto scorso, ad esempio, un medico fisioterapista dell’Ospedale Israelitico, Andrea Pece, è stato assunto (stipendio: 55.158 euro) per favorire la pratica dello sport inteso come «ricerca del benessere fisico», coinvolgendo le società  dilettantistiche presenti sul territorio e promuovendo lo sviluppo «di un’impiantistica leggera negli spazi aperti».
Qualche mese prima era toccato a Andrea Lijoi, allenatore di rugby e docente di scienze motorie, ingaggiato con una retribuzione di 44.720 euro per aiutare, pure lui, il vice-sindaco Daniele Frongia a convincere i romani a darsi all’attività  fisica, «tenuto conto della valenza», dice la delibera, che ha «quale strumento di formazione della persona».
Questa è la punta di un iceberg: i collaboratori che lavorano per l’intera giunta o sono assunti negli assessorati sono 85, per un costo complessivo di 5 milioni di euro.
Sugli scudi ci sono stati due assessori nel frattempo allontanati: Andrea Mazzillo e Massimo Colomban, con sei assunzioni ciascuno:
Il vice-sindaco Luca Bergamo arriva a quota 7, l’assessore all’ambiente Montanari a 6 (più Meyer).
Anche la sindaca, nonostante le difficoltà , non smette di rinforzare la sua squadra, che raggiunge le dodici teste.
Lo spettro degli incarichi dei suoi si allarga sempre più: Ghislana Caon segue il Far East (45.177 euro), Massimo Castiglione le pagine Facebook e Twitter (41.078 euro), Rosalba Matassa arriva dal ministero della Salute per guidare la Direzione tutela degli animali (59.600 euro).
Diversi stipendi vengono aumentati: Fabrizio Belfiori, assunto tra i primi con poco più di una mancia (1.216 euro l’anno) nel giro di poche settimane riesce a farselo portare a livelli più onorevoli (22.840 euro).
I 102 assunti nello staff di Virginia Raggi
Con l’ordinanza numero 84 del 12 giugno 2017 la Raggi finalmente ha stabilito la “Disciplina per la costituzione degli uffici di diretta collaborazione del Sindaco, del Vice Sindaco e degli Assessori“. Dal documento, di cui abbiamo parlato all’epoca, emergeva che dei 34 membri dello staff della Raggi 18 erano interni (ovvero già  dipendenti comunali) e 16 erano esterni a chiamata.
Al Vice Sindaco Luca Bergamo ne spettano 22, di cui nove assunti a tempo determinato. Per fare un confronto Marino aveva fissato a 11 il tetto dei collaboratori esterni del suo ufficio e a 7 quello per l’ufficio del Vice Sindaco.
Altri trenta collaboratori esterni potevano essere assunti dagli Assessori Luca Bergamo, Massimo Colomban, Daniele Frongia, Flavia Marzano e Pinuccia Montanari cui ne spettano sei ciascuno.
L’assessore al bilancio Andrea Mazzillo avrebbe potuto 11 collaboratori esterni mentre nove ciascuno spettavano agli assessori Luca Montuori, Laura Baldassarre, Adriano Meloni e Linda Meleo. Si arrivava così al numero di 102 assunti con contratto a tempo determinato. La giunta di Ignazio Marino si era fermata a 90.
L’attivista che diventa collaboratrice della giunta Raggi
L’Espresso racconta però altri casi curiosi, come quello di Margherita Gatta, nel frattempo arrivata alle Infrastrutture dallo staff di Luca Montuori, e delle sue assunzioni successive:
Tra gli attivisti, qualcuno si merita una carriera fulminea: Margherita Gatta, assunta il 28 giugno 2017 dall’assessore all’urbanistica Luca Montuori con uno stipendio di 55.158 euro per aiutarlo nella «pianificazione strategica delle politiche urbanistiche», poche settimane dopo viene promossa assessore alle Infrastrutture.
Anche lei, quando si ritrova in mano i cordoni della borsa, non esita a chiamare persone dall’esterno e per la sua prima assunzione punta su un profilo più qualificato di quanto fosse il suo quando era stata presa da Montuori, assumendo come responsabile dello staff Maria Grazia Lalloni.
Piccolo dettaglio: il ruolo della neo arrivata Lalloni suona simile a quello vecchio della Gatta quando era una semplice collaboratrice. Pure lei contribuisce alla «definizione della pianificazione strategica delle politiche infrastrutturali». Ma essendo più qualificata, guadagnerà  di più (88.728 euro) di quanto facesse la sua nuova capa.
Infine ci sono i recordmen raccontati nella tabella che accompagna l’articolo: qui però si tratta soprattutto di manager che guidano aziende per i quali il compenso è più che giustificato.
Il portavoce della sindaca Teodoro Fulgione si attesta oltre i centomila euro. E poi ci sono Eric Sanna (collaboratore Frongia), Paolo Saolini (Frongia), Giuseppe Iacono (Marzano), Francesco Ciro Scotto (Meleo), Leonardo Maria Costanzo (Meloni), Emanuele Montini (Baldassarre), Gabriella Raggi (Montuori), Andrea Tardito (Castiglione), Maria Grazia Lallone (Gatta) che arrivano a 88728 euro lordi l’anno. Saolini è il collaboratore di Frongia che denunciò il ritrovamento di una specie di innesco di un ordigno sotto casa sua: della storia non si seppe più niente ma lì per lì persino il blog di Beppe Grillo si scomodò per gridare all’attentato.
Sanna, invece, è invece il collega di Frongia definito l’”amichetto di merende” da Francesca De Vito, sorella di Marcello, all’epoca in cui si lamentava delle troppe assunzioni fiduciarie negli staff del Campidoglio che avevano fatto perdere di vista la diversità  del MoVimento 5 Stelle rispetto agli altri.
Poi evidentemente ha smesso di crederci anche lei e si è candidata alle Regionarie.

(da “NextQuotidiano”)

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L’INCORONAZIONE DELLA LOMBARDI CHE BACIA LA RAGGI CHE APPOGGIAVA BARILLARI

Ottobre 15th, 2017 Riccardo Fucile

SCONFITTA BRUCIANTE PER FUCCI E CORRADO, RISPUNTANO I VELENI

2915 voti, circa trecento in più di Davide Barillari e duemila più di Valentina Corrado: sfruttando il fattore-Roma (gli attivisti sono molti di più rispetto al resto del Lazio) Roberta Lombardi viene incoronata candidata governatrice della Regione Lazio a Marino con un risultato che alla fine è stato meno scontato di quello che doveva essere, grazie soprattutto all’exploit di Barillari, a cui evidentemente ha giovato il ruolo di “moralizzatore” delle regionarie contro Fucci e Corrado.
Le cronache dei giornali raccontano che ieri Beppe Grillo accennava con la bocca la colonna sonora dello Squalo mentre accompagnava Virginia Raggi dalla Lombardi per la foto di rito con bacio sulla guancia.
La sindaca, scrivono i retroscena, alla fine ha appoggiato Davide Barillari nella corsa a via della Pisana, e anche questo sarebbe il motivo del suo exploit.
Di certo, a differenza di Fucci, la Raggi non si è schierata apertamente e ciò ha aiutato la scena del bacio di ieri.
Dall’altra parte invece il sindaco di Pomezia registra una clamorosa sconfitta: è stato per due mesi in tour con la sua preferita Corrado e alla fine ha sfruttato la notorietà  nata dalle polemiche per chiedere, in un’intervista al Foglio, al MoVimento di soprassedere dalla regola dei due mandati.
Ha minacciato querele a destra e a manca senza però spiegare chi gestisse l’account M5S Pomezia da cui è partita la mail che ha avvelenato la corsa alle Regionarie.
Per la Corrado si erano spesi anche gli eletti nel Lazio, tra cui Elena Fattori, e grazie alla campagna elettorale erano venuti fuori succosi retroscena riguardo il libro bianco sulla sanità  e il boicottaggio che Barillari riteneva di aver subito.
Il risultato finale è che uno che chiedeva la sperimentazione di Stamina in Regione Lazio oggi è indicato come possibile assessore alla sanità .
E non è lui l’unico nome che potrebbe movimentare le acque del MoVimento: c’è anche Marcello Minenna, che se n’è andato sbattendo la porta dalla Giunta Raggi e oggi potrebbe comparire come super-assessore al bilancio in via della Pisana: quale miglior segnale di diversità  rispetto al Campidoglio?
Non solo: sempre secondo i giornali la Lombardi ora vorrebbe un passo indietro da parte di Valentina Corrado, e torna fuori la vicenda del parente e della ‘ndrangheta che aveva avvelenato l’inizio della campagna finchè la stessa Corrado non aveva dovuto spiegare su Facebook di non avere rapporti con quella persona e di essere andata via dalla Calabria con la famiglia da giovane.
Veleno su veleno.

(da “NextQuotidiano”)

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REGIONARIE LAZIO M5S: VINCE LA LOMBARDI MA PER POCO

Ottobre 14th, 2017 Riccardo Fucile

I VOTI: LOMBARDI 2952, BARILLARI 2601, CORRADO 954… POI SUL PALCO L’ABBRACCIO USO INTERNO CON LA RAGGI

Sarà  Roberta Lombardi la candidata presidente del Movimento 5 Stelle alla Regione Lazio.
Pentastellata ortodossa della prima ora, radicatissima tra attivisti di base e amministratori locali, è stata proclamata alla fine dell’evento di Marino, organizzato per l’occasione. “Alle regionarie hanno partecipato 6511 persone: 954 voti per Valentina Corrado, 2601 per Davide Barillari e 2952 per Roberta Lombardi“, ha annunciato sul palco Davide Casaleggio.
Palco dove la vincitrice delle consultazioni online è salita chiamando a raccolta alcuni sindaci e abbracciando la sindaca di Roma, Virginia Raggi. “Siamo tutti in campo, siamo una squadra”, dice Lombardi.
“Ci aspetta una battaglia importante, che è alla nostra portata, per riprenderci la nostra Regione. Abbiamo una pesantissima eredità  dei partiti, la pessima amministrazione di Zingaretti e il lascito disastroso del centrodestra di Polverini e Storace“, ha annunciato l’aspirante governatrice del Lazio.
“Con il M5s in Regione Lazio — ha aggiunto — mafie e corruzione non avranno respiro, saremo il baluardo contro di loro”.
Prima capogruppo alla Camera, un incontro in streaming con Pierluigi Bersani, che chiedeva al M5s la fiducia per formare un nuovo governo, le diede subito notorietà  nazionale anche per i toni diretti e battaglieri.
In quattro e mezzo a Montecitorio si è interessata ai temi del lavoro (“sono stata a fianco dei lavoratori Tim e Alitalia, o dei call center” ricorda nella breve biografia legata alla sua candidatura) ma anche del diritto alla casa — “questione romanissima” — spostando la sua residenza parlamentare all’indirizzo in periferia di una donna con due bambini, per evitarne lo sfratto.
Ed è in particolare nel Lazio e a Roma, la sua città , che Lombardi ha lavorato, entrando in conflitto con la sindaca di Roma, Virginia Raggi.
Della prima cittadina, Lombardi è considerata la rivale interna più accesa già  dai tempi della sua candidatura al Campidoglio, quando prevalse sul “suo candidato” Marcello De Vito, oggi presidente dell’ Assemblea capitolina. “Ci sono stati momenti difficili in questa esperienza, ma abbiamo sempre tenuto la testa alta. Non ci siamo mai arresi”, dice dopo aver vinto le Regionarie.
Resta il fatto che ha vinto con meno del 50% di voti e con Barillari a poche centinaia di voti di distanza.

(da agenzie)

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GRILLO, DUE FORFAIT IN DUE GIORNI

Ottobre 14th, 2017 Riccardo Fucile

DOPO LA PIAZZA, ASSENTE ANCHE A TORINO PER L’OMAGGIO A FO

Appare davanti l’hotel dove alloggia a Roma scuro in volto. Lo staff lo descrive di “umore pessimo, nero, anzi nerissimo. Arrabbiato è dire poco”.
Beppe Grillo, dopo aver disertato la piazza M5s anti-Rosatellum pur trovandosi a Roma, non va neanche a Torino a rendere omaggio all’amico Dario Fo scomparso un anno fa.
Al teatro Carignano è presente solo Davide Casaleggio, che resta in silenzio, mentre dal blog partono attacchi durissimi alla Lega Nord “traditrice”.
Il leader M5s, spiegano dall’entourage che ieri aveva confermato la sua presenza sia in piazza sia Torino, all’ultimo momento per problemi familiari non ha partecipare all’omaggio del premio Nobel.
Grillo sabato è annunciato a Marino, in provincia di Roma, dove in serata sarà  presentato il candidato M5s alla presidenza della regione Lazio: c’è chi dice che ci sarà  e chi invece, considerati gli ultimi avvenimenti, ne dubita fortemente.
Alcune fonti fanno sapere a tarda sera che darà  il terzo forfait perchè appunto Grillo sembra voler dimostrare sempre di più, anche nelle immagini, il suo passo indietro a favore di Luigi Di Maio, il nuovo capo politico che negli ultimi giorni ha cambiato strategia.
La nuova legge elettorale ha totalmente stravolto i programmi e i sogni di governo pentastellati. Ed è ciò che rende primo fra tutti Grillo, il più irascibile, talmente nervoso che in un lungo post sul blog finisce anche una bestemmia rimossa pochi minuti dopo. Già  ieri sera c’era chi tra i 5stelle raccontava di un Grillo arrabbiato per la piazza semivuota.
Non a caso, il blog si scaglia contro giornali e media che hanno sottolineato la poca partecipazione alla protesta. “Piazza vuota? È una balla. In meno di 24 ore migliaia di persone hanno risposto al nostro appello e in due giorni hanno riempito la piazza fino a tarda sera”, attacca il M5S. E con i media, prima di lasciare in mattinata l’hotel Forum, se la prende anche Grillo in persona: “Siete anacronistici”.
L’irritazione con la stampa non può tuttavia bastare a spiegare “la latitanza” del fondatore. Piuttosto ci sono le braghe interne e lo scontro tra correnti che ha coinvolto i candidati alle regionarie del Lazio e c’è la delusione per una legge elettorale contro la quale il M5S può fare ben poco e che rischia di decapitare le possibilità  di vittoria dei pentastellati.
È infatti M5S punta il dito contro chi, come Matteo Salvini, con il Consultellum, avrebbe potuto essere un potenziale alleato post-voto. “Pd, Lega, FI, verdiniani et similia, convergono magicamente, è un miracolo italiano”, scrive Grillo sul blog.
Ma con il Rosatellum la strada del M5S è quella di giocarsi il tutto per tutto contro la legge, anche andare sotto il Quirinale a chiedere al Capo dello Stato di non firmare la legge, come annunciato ieri da Di Maio che ha abbandonato almeno per un po’ i panni del governista per tornare di lotta e ricompattare così il Movimento facendo contenta tutta l’ala ortodossa guidata da Fico.
L’attesa adesso è tutta stasera su Marino, perchè se due indizi, le due assenze, ancora non fanno una prova, il terzo forfait potrebbe davvero decretare lo stravolgimento totale in casa 5 Stelle.

(da “Huffingtonpost”)

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LE DONAZIONI M5S PER LA CAMPAGNA DELLA RAGGI: TAVERNA MILLE EURO, DI MAIO ZERO

Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile

I NOMI DI CHI HA FATTO I BONIFICI: C’E’ ANCHE L’AVV. SAMMARCO… MA I FONDI PIU’ COSPICUI RESTANO ANONIMI, ESSENDO IN CONTANTI

I più generosi? Due esponenti del Movimento 5 Stelle che, poi, si sono ritrovati in maniera più o meno esplicita in rotta con Virginia Raggi.
Il primo è l’europarlamentare Fabio Massimo Castaldo, che per la campagna elettorale della sindaca di Roma aveva versato 1.200 euro; la seconda è la senatrice Paola Taverna, considerata la pasionaria del Movimento 5 Stelle, che sul conto corrente aperto per le donazioni in vista del voto del 2016 aveva effettuato un bonifico da 1.000 euro.
E gli altri big del partito? Poco presenti.
Ci sono Alessandro Di Battista, con una versamento da 200 euro fatto a inizio giugno, a pochi giorni dal primo turno, e il deputato Stefano Vignaroli, compagno della Taverna, che aveva donato 500 euro.
Mancano invece alcuni dei volti più conosciuti, come Roberta Lombardi, candidata alle regionali del Lazio, che è sempre stata tra i critici più accesi di Virginia Raggi, e Luigi Di Maio, oggi candidato premier del Movimento fondato da Beppe Grillo.
L’inchiesta di copertina di questo numero, dal titolo “Miracolati”, racconta, tra consulenze e favori, la vita quotidiana del Campidoglio nell’era Raggi.
Sono queste le prime curiosità  che balzano agli occhi leggendo l’estratto del conto corrente Banco Posta numero 001032456288, aperto appositamente per raccogliere le risorse necessarie per pagare le spese della vittoriosa campagna elettorale del 2016.
Il rapporto, che L’Espresso ha potuto consultare per la prima volta, parte con saldo zero il 25 aprile e viene chiuso il 31 agosto, quando ormai vi erano rimasti soltanto 6,90 euro.
I primi, decisivi contributi arrivano dal quartier generale del Movimento, con un bonifico da 10.000 euro dal Comitato promotore per la candidatura della futura sindaca, datato 27 aprile, seguito un mese più tardi da ulteriori 5.000 euro.
Nel mezzo, numerose piccole donazioni da attivisti e semplici simpatizzanti, oltre alla voce più cospicua: i versamenti in contanti, legati probabilmente alle raccolte fondi organizzate durante la campagna.
Partiamo dagli elettori.
Al di là  di qualche caso sporadico, le donazioni a Virginia Raggi sono spesso piccoli contributi. Nello spazio della mascherina del bonifico destinato alla causale, però, scrivono frasi che danno idea di quanto fossero motivati.
«Daje Virginia», scrive Giampaolo C. il 3 maggio 2016, quando il primo turno è ancora lontano e lui aveva deciso di deciso di donare 10 euro. «Nel mio piccolo vorrei contribuire W M5S», spiega Angelino P., versando 2 euro, mentre Riccardo R., con il suo bonifico da 50 euro sognava in grande: «Virginia Raggi sindaco di Roma, prima tappa della rivoluzione».
Numerosi privati cittadini utilizzano Paypal, il sistema di pagamento web che, successivamente, farà  affluire oltre 81 mila euro sul conto BancoPosta.
In mezzo ai tanti contributi che arrivano attraverso le Poste e via Internet c’è qualche personaggio di spicco.
Ad esempio dà  il suo sostegno versando 300 euro Pieremilio Sammarco, l’avvocato da cui Virginia Raggi ha lavorato in passato e il cui fratello Alessandro ha difeso l’ex ministro berlusconiano Cesare Previti in diversi processi.
Un contributo ancor più significativo, 500 euro, perviene a nome del celebre musicologo Paolo Isotta, mentre il più generoso è probabilmente l’attore Claudio Gioè, che il 25 maggio effettua un versamento da 1.000 euro.
Tra i tanti vip dello spettacolo che avevano pubblicamente dato il loro sostegno alla candidata Cinque Stelle, per la verità , l’interprete di numerose serie televisive e di film come “La mafia uccide solo d’estate” è uno dei pochi che alle parole faranno seguire un bonifico.
Non manca pure qualche giornalista, con cifre però modeste.
La più elevata è probabilmente quella donata dal vicedirettore del quotidiano “Libero”, Franco Bechis, che in passato era emerso tra i contributori di Matteo Renzi. «Mi piace verificare di persona come funzionano i meccanismi di finanziamento della politica, per poi scriverne dal punto di vista giornalistico», spiega lui.
Quindi aveva finanziato anche Roberto Giachetti, lo sconfitto al ballottaggio?
§«No, perchè non aveva predisposto un sistema di raccolta fondi diverso dal solito», racconta Bechis. Pochissime le aziende: l’unico bonifico di un qualche rilievo, 1.000 euro, arriva dalla Società  Immobiliare Ostiense.
Al di là  delle operazioni tracciate attraverso i pagamenti, un altro aspetto che emerge sono gli ingenti quantitativi di contanti versati presso gli uffici postali.
I primi risalgono al 5 maggio, gli ultimi affluiscono il 24 agosto, più di due mesi dopo il secondo turno.
Il primo afflusso consistente avviene il 6 maggio, con tre differenti versamenti da 2.800, 1.330 e 620 euro, effettuati tutti nello stesso giorno e nello stesso ufficio, Roma Granai.
Una scelta logistica forse non casuale, visto che si trova non lontano dall’abitazione di Salvatore Romeo, uno dei più attivi collaboratori di Virginia Raggi già  nel corso della campagna elettorale.
La stessa modalità  si ripete il 20 maggio, anche qui con tre depositi frazionati, da 880, 392 e 140 euro, sempre a Roma Granai.
Difficile dire il motivo che spinge chi effettua i depositi a non fare un versamento unico.
Sopra la soglia dei 3.000 euro, in effetti, scattano le segnalazioni che le banche fanno per la normativa anti-riciclaggio. Ma in altre occasioni, questo limite è stato superato tranquillamente.
Il 4 giugno, a poche ore dalla kermesse della sera prima con tutti i big in Piazza del Popolo, nell’ufficio di Casal Palocco vengono depositati 27.395 euro, frutto evidentemente della raccolta effettuata tra i sostenitori.
Una bella prova di efficienza da parte del responsabile della raccolta e mandatario del conto Andrea Mazzillo, in seguito assunto come collaboratore della sindaca e poi promosso assessore al Bilancio, fino al licenziamento arrivato nell’agosto scorso per contrasti legati alla crisi dell’Atac.
Gli ultimi versamenti arrivano il 28 giugno, a ballottaggio già  superato da nove giorni, con 9.260 euro depositati — questa volta in unica soluzione — sempre a Roma Granai. Nello stesso ufficio, l’8 luglio vengono prelevati 4.810 euro attraverso il Postamat, seguiti da altri 3.000 euro il 13 luglio.
Nelle settimane successive, Mazzillo finisce di pagare i fornitori.
Le spese sono quelle solite delle campagne elettorali: pubblicità , stand, catering, affitto degli uffici, polizze assicurative, nettezza urbana.
Ci sono anche due fatture di avvocati.
La prima è del primo luglio, 1.027 euro per il saldo di una fattura dell’avvocato Alessandro Mancori, che difenderà  Virginia Raggi anche nei mesi successivi, quando scoppierà  il putiferio dei “Quattro amici al bar”. L’altra è di 3.244 euro, saldati il 16 luglio all’avvocato Edoardo Mobrici.
Che cosa c’entrano le spese di difesa legale con i fondi elettorali?
Mobrici, che aveva rappresentato esponenti dei Cinque Stelle di Roma anche prima della candidatura di Virginia Raggi, spiega di essere stato chiamato per le denunce ricevute dalla futura sindaca dopo alcune sue affermazioni, che in Borsa avevano fatto crollare i titoli dell’Acea.
Anche Mancori dice di aver difeso Virginia Raggi per attività  legate alla campagna, che preferisce mantenere riservate.

(da “L’Espresso”)

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IL M5S HA UN PROBLEMA CON IL REFERENDUM LOMBARDO-VENETO, MA NON LO DICE: CI SONO ANCHE CINQUESTELLE CHE CONTESTANO IL SI’

Ottobre 13th, 2017 Riccardo Fucile

A ROMA GRILLINI E LEGHISTI LITIGANO SUL ROSATELLUM, AL NORD LA COCCA SUL REFERENDUM PATACCA, NELLA CAPITALE CONTRO GLI SPRECHI, AL NORD PER SPUTTANARE 64 MILIONI

Il M5S in Parlamento e in piazza è contro l’inciucio tra PD e Lega Nord sulla legge elettorale. Ma in Lombardia e in Veneto ha deciso di sostenere, così come il Partito Democratico, la campagna referendaria della Lega Nord per l’autonomia delle due regioni del Nord.
Un referendum che nessuno sa bene a cosa serva, la Lega ha iniziato col dire che l’obiettivo era quello di far rimanere il residuo fiscale in Veneto e in Lombardia ma il quesito è così vago che gli elettori andranno a votare sul nulla.
Senza contare che più si avvicina la scadenza più l’autonomia viene presentata come la panacea di tutti i mali del Nord
Il grande spot elettorale della Lega Nord
Il referendum del 22 ottobre — consultivo e senza quorum —   è inutile ai fini pratici. Le Regioni hanno già  la possibilità , garantita dalla Costituzione, di poter aprire una trattativa con il Governo per chiedere maggiori forme di autonomia.
Per poter discutere con il Governo sia Roberto Maroni che Luca Zaia non devono far altro che scrivere a Roma.
I due Presidenti hanno già  il mandato popolare, essendo stati eletti dai propri concittadini ed essendo quella dell’autonomia di Veneto e Lombardia una delle storiche promesse della Lega Nord.
In caso di vittoria del Sì Veneto e Lombardia non otterranno alcuna forma particolare di autonomia. Sarà  il governo prima, e il Parlamento poi, a concederla.
Paradossalmente anche in caso di vittoria del No nulla vieta a Zaia e a Maroni di iniziare le manovre per far approvare dal Parlamento la concessione dell’autonomia alle rispettive regioni.
È abbastanza evidente che in questa Legislatura il Parlamento non potrà  fare alcuna legge di modifica della Costituzione (l’articolo 116 richiede che l’intesa tra lo Stato e la Regione venga approvata dalla maggioranza assoluta in entrambe le Camere), ed è da vedere se nel prossimo la maggioranza avrà  i numeri e la capacità  di trovare un accordo. Se dovessimo guardare ai partiti schierati oggi per il Sì in Lombardia e in Veneto non sembra possibile che possano votare assieme alla Camera e al Senato.
Lega Nord e Partito Democratico hanno trovato un accordo precario sulla legge elettorale. Il M5S è per natura contrario a qualsiasi forma di accordo con “i vecchi partiti”.
Che cosa voteranno i parlamentari pentastellati?
A leggere quello che ha scritto Beppe Grillo poco fa non sembra possibile un accordo tra Lega Nord e M5S. Grillo ha definito Matteo Salvini un traditore politico che dopo il voto sul Rosatellum ha gettato definitivamente la maschera alleandosi con Berlusconi, Renzi, Alfano, Verdini, Casini . Nel post sul Blog si rinfacciano a Salvini i suoi “tradimenti” ed è scritto che “Salvini fa piu schifo di Renzi e Berlusconi messi insieme”.
Per il M5S il Popolo ha sempre ragione
Nel frattempo però in Veneto e in Lombardia il M5S fa campagna a favore del Sì. I consiglieri 5 Stelle lombardi due anni fa cantavano vittoria per essere riusciti a far introdurre il voto elettronico nella futura consultazione referendaria.
Anzi, per i pentastellati lombardi anche il testo del quesito referendario è merito loro e non della Lega Nord. In un video si spiega ad esempio che è stato il M5S ad aver voluto il referendum sull’autonomia della Lombardia.
Un successo ricordato qualche giorno fa dal consigliere pentastellato Andrea Fiasconaro orgoglioso del fatto che grazie ad una legge voluta dal MoVimento 5 Stelle si potrà  finalmente sperimentare il voto elettronico.
Costo della sperimentazione: 23 milioni di euro (di soldi pubblici) per 24 mila tablet che saranno utilizzati nei circa 8.000 seggi.
I tablet poi dovrebbero essere dati alle scuole ma c’è chi dice che difficilmente quelle voting machine — proprio a causa delle caratteristiche che le rendono affidabili per il voto elettronico — potranno essere di qualche utilità  in ambito scolastico.
Ci sono due ragioni che spiegano come mai il M5S sta dando sostegno — anche con banchetti organizzati dagli attivisti — al referendum per l’autonomia.
La prima è la stessa del PD: non si vuole lasciare che la consultazione diventi un’arma in mano alla Lega Nord.
Se anche gli elettori del M5S andranno a votare e voteranno sì sarà  più difficile per la Lega intestarsi il merito della vittoria.
Così facendo però sia il PD che il M5S avallano un referendum dove anche per la Corte Costituzionale (che ha giudicato legittima la consultazione) «manca nel quesito qualsiasi precisazione in merito agli ambiti di ampliamento dell’autonomia regionale su cui si intende interrogare gli elettori».
Il secondo motivo è che il MoVimento è in un certo senso “costretto” dal suo modo di intendere la politica sostenere l’importanza delle forme di consultazione popolare.
In Veneto non tutti i 5 Stelle sono d’accordo con il sostegno dato al referendum
Se in Liguria il pentastellato Fabio Tosi chiede che venga al più presto “indetto il referendum consultivo regionale con l’obiettivo di attribuire all’ente ulteriori forme e condizioni di autonomia” in Veneto le cose vanno diversamente.
Il MoVimento 5 Stelle di Este (lo stesso della “dissidente” Patriza Bartelle) ha criticato la scelta dei consiglieri regionali di sostenere il referendum per l’autonomia del Veneto. Secondo il Meetup di Este il referendum del 22 non è una cosa seria ed è solo «un mezzo di propaganda politica per la Lega Nord ed in particolare per Luca Zaia, fatto passare come referendum “ad personam».
Si legge nel post che «mentre a Roma la Lega contribuisce a seppellire democrazia e M5S con la porcata del Rosatellum, in Veneto un gruppo di portavoce M5S con dei seri problemi di lucidità  e identità  politica vorrebbe convincerci a votare chi ci sta seppellendo. C’è qualcosa che non va nel M5S veneto».
E visto quello che ha scritto Beppe Grillo questa mattina probabilmente c’è qualcosa che non va anche nel M5S in Lombardia e in Liguria.
Non bisogna trascurare un aspetto importante per un partito politico: in Veneto e in Lombardia si vince anche e soprattutto lisciando il pelo agli autonomisti. In questo il M5S si comporta proprio come tutti gli altri partiti.
La demagogia dei 5 Stelle sullo spreco di soldi pubblici
Ma i guai non finiscono qui: perchè a Roma il MoVimento 5 Stelle non è solo contro il Rosatellum, è anche contro i vitalizi. Cosa c’entrano? Per il MoVimento 5 Stelle è anche una questione di spreco di fondi pubblici e di risparmio per le casse dello Stato. In un’audizione alla Camera del maggio 2016 il Presidente dell’Inps Tito Boeri aveva detto che con la legge Richetti e l’applicazione retroattiva a tutti gli ex parlamentari del sistema contributivo attualmente in vigore ci sarebbe stato un risparmio di 79 milioni di euro per il 2016 e di 83,2 milioni per il 2017, pari a circa il 40% della spesa che è intorno ai duecento milioni di euro l’anno.
A Roma il M5S ha fatto una sceneggiata clamorosa, quasi che quello dei vitalizi fosse un problema per la democrazia.
In Veneto e in Lombardia invece il M5S sembra ben contento che per un referendum inutile, ancorchè legittimo, si siano spesi fino ad ora oltre 64 milioni di euro per fare una cosa per la quale bastava una lettera.
Grillo scherza sempre sul fatto che lo definiscono un demagogo e un populista. Ma come mai per i 5 Stelle non c’è nessun problema a bruciare 64 milioni di euro per far fare propaganda alla Lega Nord mentre i vitalizi (che costano appena dieci milioni di euro in più) sono uno spreco di proporzioni galattiche?

(da “NextQuotidiano”)

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