Settembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
NON RINUNCIANO AFFATTO AI CONTRIBUTI DERIVANTI DAI 5 ANNI IN PARLAMENTO, MANCA LA LEGGE PER POTERLO FARE
Oggi il MoVimento 5 Stelle festteggia il V-Day ovvero il giorno del Vitalizio.
Da oggi infatti i parlamentari dell’attuale legislatura hanno maturato il diritto a ricevere il trattamento pensionistico.
Gli attuali deputati e senatori percepiranno l’assegno pensionistico al compimento dei 65 anni (per quelli al primo mandato) e dei 60 per coloro che sono stati in parlamento per due legislature (o più). È chiaro quindi che per i parlamentari della legislatura in corso non si può parlare propriamente di vitalizio.
Il vitalizio inteso come rendita parzialmente alimentata da un prelievo sull’indennità del periodo di esercizio della carica che veniva erogata sotto una certa soglia di età è stato abolito dalla riforma del 2012 che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo.
Nonostante quello che vuole far credere la macchina della propaganda del MoVimento 5 Stelle tutta la cagnara mediatica sul V-Day è completamente scissa dalla discussione della proposta di legge Richetti che invece ha l’obiettivo di riformare i vitalizi percepiti dai deputati delle precedenti legislature.
Detto ancora in modo più chiaro: i parlamentari eletti nel 2013 non percepiranno alcun vitalizio ma una pensione da 1000 euro al compimento dei 65 anni di età .
Ci sono ovviamente ex parlamentari che — in base alla legge in vigore — percepiscono il famigerato vitalizio.
La proposta di legge Richetti mira appunto a tagliare fino al 40% l’ammontare di questi vitalizi che vengono percepiti da circa 2.600 ex parlamentari della Repubblica. La legge però è ferma in Senato dove la maggioranza che ha votato a favore alla Camera non ha — anche con l’aiuto del M5S — i numeri per farla approvare.
Se la legge venisse approvata poi i risparmi non sarebbero poi così clamorosi.
In un’audizione alla Camera del maggio 2016 il Presidente dell’Inps Tito Boeri aveva detto che con la legge Richetti e l’applicazione retroattiva a tutti gli ex parlamentari del sistema contributivo attualmente in vigore ci sarebbe stato un risparmio di 79 milioni di euro per il 2016 e di 83,2 milioni per il 2017, pari a circa il 40% della spesa che è intorno ai duecento milioni di euro l’anno.
I 5 Stelle e l’autocertificazione per rifiutare il “vitalizio”
Gli onesti e trasparenti parlamentari del M5S continuano però a chiamare la pensione che percepiranno a partire dai 65 anni d’età “vitalizio”.
E c’è da capirli: da quando sono entrati in Parlamento strillano per far abolire i vitalizi che però erano già stati aboliti prima del loro ingresso in Parlamento.
E anche la proposta di Di Maio per l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari — che è sostanzialmente identica a quella di Richetti — riguarda solo i vitalizi già in essere e non il trattamento pensionistico dei parlamentari dell’attuale legislatura (tra cui Di Maio e i suoi compagni di partito).
Ma la questione dei privilegi della casta — di cui fanno parte a pieno titolo — è cruciale per il M5S che è arrivato letteralmente alle mani sulla legge per l’abolizione dei vitalizi.
Come ha spiegato il Presidente dell’INPS Tito Boeri qualche tempo fa inoltre la proposta di Di Maio non abolisce i vitalizi oggi in essere perchè per quelli ci vuole, invece, una legge.
Secondo Boeri, infatti, se è possibile modificare gli assegni dei parlamentari attraverso il regolamento della Camera, diventerebbe più complicato se venissero equiparati ad altre pensioni e accumulati a quelli di altre gestioni previdenziali.
Per farlo, servirebbe una norma di legge, oltre che una specifica gestione presso l’Inps o qualche cassa ad hoc dove accreditarli: nella loro proposta, i 5 Stelle non affrontano il nodo, ma lo rimandano ai questori delle Camere e a successivi decreti attuativi.
Ma i 5 Stelle hanno trovato lo stesso una soluzione.
In conferenza stampa oggi alla Camera Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e altri deputati del 5 Stelle hanno deciso di firmare la rinuncia al privilegio a nome di tutti i parlamentari.
I pentastellati hanno inviato una lettera ai presidenti delle due camere, Laura Boldrini e Piero Grasso, dove chiedono di “prendere atto della loro volontà e di trovare il modo con cui si possa applicare, a tutti i portavoce del MoVimento, la legge Fornero”. Come è evidente però una lettera non è una legge e i Presidenti delle Camere non potranno fare nulla a riguardo perchè andrebbero contro la legge.
Non è poi così vero che i 5 Stelle rinunciano ai privilegi una volta giunti a 67 anni d’età perchè chiedono «di dirottare i nostri contributi alle casse di appartenenza di ogni singolo parlamentare o all’Inps per chi non aveva aperta una posizione previdenziale prima di entrare in Parlamento».
Insomma nemmeno i 5 Stelle sono disposti a rinunciare ai contributi (quelli sì sostanziosi) versati in questi 5 anni di “lavoro”.
Del resto visto che alcuni di loro prima di entrare in Parlamento avevano un reddito pari a zero rinunciare del tutto ai privilegi della casta sarà sembrato uno spreco.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
CI SONO MOLTE REGOLE CURIOSE E IN CONTRASTO CON I PRINCIPI DEL MOVIMENTO
Beppe Grillo pubblica sul suo sito le regole per la candidatura a premier del MoVimento 5 Stelle.
Il candidato, spiega il blog, sarà anche il “designando Capo della forza politica che depositerà il programma elettorale sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle per le prossime elezioni”.
Queste sono le regole per la candidatura:
Possono proporsi quale Candidato Premier tutti gli iscritti al sito www.movimento5stelle.it che, alternativamente:
— abbiano esperito un mandato da portavoce nell’ambito di Consigli Circoscrizionali, Consigli Comunali, Consigli provinciali del Trentino Alto Adige, Consigli Regionali e del Parlamento Europeo, nonchè quale Sindaco, oppure, qualora con il primo mandato in corso, abbia termine naturale del mandato entro il 28 febbraio 2018;
— siano stati eletti alla Camera ed al Senato in occasione delle consultazioni elettorali del 2013; e che non si siano dimessi durante l’esercizio del mandato, non abbiano cambiato gruppo consiliare e/o parlamentare, siano in possesso dei requisiti previsti per le cariche elettive meglio indicati nella nota 4, 4° periodo, del Regolamento (consultabile a questo link http://www.movimento5stelle.it/regolamento/4.html), che non abbiano tenuto condotte in contrasto con i principi, valori, programmi, nonchè con l’immagine del MoVimento 5 Stelle, del suo simbolo e del suo Garante, siano attualmente parti ricorrenti e/o parti attrici in giudizi promossi avverso il MoVimento 5 Stelle e/o il suo Garante;
e non abbiano mai partecipato a elezioni di qualsiasi livello con forze politiche diverse dal MoVimento 5 Stelle; che non siano mai stati iscritti ad alcun partito
Ai candidati a conoscenza di indagini o procedimenti penali verrà richiesto un certificato rilasciato ai sensi dell’art. 335 del c.p.p., nonchè i documenti relativi ai fatti contestati ed una breve relazione illustrativa dei fatti con autorizzazione espressa alla pubblicazione di tali atti nell’ambito dello spazio riservato a ciascun candidato.
Il blog di Grillo spiega che potranno essere candidati soltanto gli eletti del M5S negli enti locali o in parlamento, ma poi cita per i requisiti di candidatura quelli della nota 4 del regolamento, che tra l’altro recita: “Costituiscono in ogni caso requisiti essenziali ed inderogabili per candidarsi sotto il simbolo del MoVimento 5 Stelle in qualsiasi tipo di elezione, a livello comunale, delle province autonome, regionale, nazionale ed europea: — non ricoprire cariche elettive come consigliere circoscrizionale, comunale, provinciale, regionale, parlamentare italiano o europeo, e non essersi dimessi dalla stessa carica“.
Grillo spiega poi che possono candidarsi solo coloro
…che non abbiano tenuto condotte in contrasto con i principi, valori, programmi, nonchè con l’immagine del MoVimento 5 Stelle, del suo simbolo e del suo Garante, siano attualmente parti ricorrenti e/o parti attrici in giudizi promossi avverso il MoVimento 5 Stelle e/o il suo Garante
E quindi esclude automaticamente chi ha tenuto condotte in contrasto con “il Garante” del M5S — inutile ricordarvi chi è il garante — e chi ha agito in giudizio contro il M5S. Con questa mossa Beppe esclude anche chi ha agito in giudizio e — magari ha avuto ragione in tribunale — contro di lui, anche solo per farsi riammettere dopo un’espulsione ingiusta e nel frattempo riconosciuta come tale dal MoVimento davanti al giudice.
In pratica sta escludendo in maniera insensata chiunque si sia azzardato a far valere i propri diritti.
C’è poi da registrare la lontananza tra le regole per il candidato premier e l’articolo 7 del Non Statuto del MoVimento 5 Stelle.
Secondo le regole odierne infatti potranno candidarsi anche indagati o rinviati a giudizio mentre le regole del Non statuto prevedevano che per l’uso del simbolo del M5S — e il candidato premier lo dovrà per forza utilizzare — bisognava “non avere alcun procedimento penale a proprio carico, qualunque sia la natura del reato contestato”.
Non si capisce, infine, in base a quale regola o articolo dello Statuto Grillo abbia potuto decidere non tanto la procedura per la selezione, quanto i requisiti di partecipazione.
Ma visto che si tratta di una corsa con un vincitore già designato, queste piccolezze non daranno tanto fastidio a chi voterà su Rousseau.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 15th, 2017 Riccardo Fucile
UN DEPUTATO M5S FA PRESENTE AL LEADER IN TOUR CON CANCELLERI CHE LA VISITA A UN’AZIENDA E’ INOPPORTUNA: “PER IL CONSENSO CI STIAMO VENDENDO L’ANIMA”
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica racconta di uno aneddoto che vede protagonisti Alessio
Villarosa e Luigi Di Maio nella chat dei parlamentari 5 Stelle.
Tutto parte dal tour elettorale di Giancarlo Cancelleri e dall’idea di visitare l’azienda Agrumigel, inserita nel programma di Di Maio e Cancelleri con la dizione “incontro azienda agricola agrumi”.
«Luigi, mi dicono che andrete a visitare un’azienda nel mio paese, l’Agrumigel. A saperlo, magari vi avrei mandato lo schifo che hanno fatto nel nostro territorio e vari reati commessi».
Il deputato Alessio Villarosa – nella chat dei parlamentari 5 stelle – si rivolge al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio. Ha saputo che nel tour programmato in Sicilia insieme al candidato governatore Giancarlo Cancelleri c’è un’impresa di Barcellona Pozzo di Gotto che lui considera del tutto fuori linea rispetto agli ideali propagandati dal Movimento.
E allega i link dei giornali on line che danno la notizia dei guai giudiziari dell’amministratore, di recente mandato a processo per un’evasione fiscale da quasi mezzo milione di euro.
Lo stesso imprenditore, Salvatore Imbesi, già consigliere comunale del Pdl, ha subito diversi sequestri delle sue attività : l’ultimo, nel marzo scorso, riguardava un terreno trasformato secondo l’accusa in una discarica abusiva.
Il candidato premier non risponde. Altri parlamentari appoggiano Villarosa.
Tra gli ortodossi, l’accusa è serissima: «Per il consenso ci stiamo vendendo l’anima», dice un deputato.
«Prima la difesa degli abusivi, ora le visite alle aziende indagate per inquinamento ambientale. Anche quest’estate, l’uscita di Cancelleri sull’abusivismo di necessità ci aveva lasciato di sasso. E nessuno che si prenda la briga di ascoltare anche noi».
La visita era in effetti programmata. Alle tredici di ieri. È inserita nel programma di Di Maio e Cancelleri con la dizione: «Incontro azienda agricola agrumi», ma a sera salta senza spiegazioni.
Di Maio non vuole ripetere errori già fatti in passato: la foto con il fratello di un boss sotto processo per la Terra dei fuochi (era in un ristorante dopo un’iniziativa – ha spiegato poi – non aveva idea di chi fosse).
L’altra con Dino Tredicine, re dei camion bar romani (Di Maio era in piazza per una protesta contro la direttiva Bolkestein, anche quella volta non sapeva chi gli stesse accanto).
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
SI VOTA IL 23 SETTEMBRE, MA LA BASE NON SA ANCORA CHI SONO I CANDIDATI E COME SI VOTERA’ PERCHE’ GRILLO E CASALEGGIO VOGLIONO SCORAGGIARE LA COMPETIZIONE INTERNA
Mancano dieci giorni all’incoronazione di Luigi Di Maio a candidato Premier per il MoVimento 5 Stelle ma ancora gli attivisti pentastellati non sanno come si voterà e se ci saranno altri candidati.
Beppe Grillo e Davide Casaleggio non hanno ancora detto infatti quali saranno le regole della competizione e chi potrà prendervi parte.
In teoria — anche in ossequio al principio dell’uno vale uno — tutti potrebbero farlo, indipendentemente dalle chance di vittoria.
Ma fino ad ora anche a causa della mancanza delle regole nessuno sfidante è venuto allo scoperto
Quali sono le regole per decidere il candidato premier del M5S?
Sono ormai quasi cinque anni che per i giornali Luigi Di Maio è “il candidato premier in pectore del MoVimento”. E pare che ora se ne sia convinto pure lui.
Ma è mai possibile che questo ragazzo che non ha mai lavorato in vita sua e che non è nemmeno riuscito a laurearsi sia l’unico leader che il partito di Grillo riesce ad esprimere?
E poi: come mai sia nel Regolamento che nel Non Statuto non è previsto in modo chiaro come scegliere il candidato Premier?
L’unico indizio è che a decidere sarà di volta in volta il Capo Politico (cioè Grillo, non eletto da nessuno) in accordo con il Comitato d’Appello (nominato da Grillo) e solo in ultima istanza l’assemblea degli iscritti.
Le regole relative al procedimento di candidatura e designazione a consultazioni elettorali nazionali o locali potranno essere meglio determinate dal capo politico del MoVimento 5 Stelle, d’intesa con il comitato d’appello, in funzione della tipologia di consultazione ed in ragione dell’esperienza che verrà maturata nel tempo. Laddove il comitato d’appello non abbia espresso parere favorevole, le regole dovranno essere approvate dall’assemblea degli iscritti con votazione in rete.
Nel frattempo Di Maio ha già annunciato che presto rivelerà la squadra dei ministri del suo governo e studia lavora da Presidente del Consiglio andando a Cernobbio a dire che il M5S non è contro l’euro e non è nemmeno populista.
Il popolo a 5 Stelle attende il 23 settembre, quando al termine del raduno di Rimini verrà annunciato il nome del candidato alla Presidenza del Consiglio. Ma a Rimini ci sarà la classica festa del M5S e non una convention o un’assemblea.
Nel MoVimento infatti di assemblee non se ne fanno e men che meno di congressi. Ma come si fa a decidere per un candidato piuttosto che un altro se non sulla base di un confronto tra le proposte?
Il punto è che nel M5S non possono esistere differenze e proposte di governo diverse. Il programma di governo è stato già elaborato in Rete e sarà uguale sia che il candidato Premier si chiami Luigi Di Maio o Roberto Fico.
Se non ci possono essere divergenze programmatiche cosa resta?
Quelle sul modo di intendere la linea del partito, ad esempio. C’è chi lo vorrebbe ancora legato al movimentismo, sono i duri e puri rappresentati da Fico.
E chi invece lo vuole “di governo” e ha già buttato a mare molte cose del vecchio M5S.
Ma c’è un problema: la linea del partito non la decide il candidato premier nè la decidono gli eletti (o gli attivisti). Le decidono gli unici due che non sono eletti da nessuno: Beppe Grillo e Davide Casaleggio.
E su quella non ci sono discussioni, votazioni e nemmeno assemblee.
Perchè Roberto Fico non si candida?
Le votazioni, ammesso e non concesso che si tengano, dovranno essere annunciate con almeno 24 ore d’anticipo, pena il rischio di ricorsi e annullamenti. A quanto pare lo Staff vuole rinviarle il più possibile per scongiurare il rischio “hacker” ed evitare che la piattaforma Rousseau possa essere bucata proprio nel momento cruciale.
Ma se non ci sono candidati ad eccezione di Di Maio e non ci sono regole per presentare la candidatura la votazione probabilmente sarà semplicemente come una delle tante già viste nel MoVimento.
Qualcosa come «Volete che sia Luigi Di Maio il candidato Presidente del Consiglio indicato dal MoVimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche?». Se fosse così si confermerebbe che gli attivisti sono solo portatori sani di click e non di democrazia.
Eppure Fico, anche se oscurato dall’ubiquità mediatica di Di Maio, avrebbe delle chance.
È ancora molto popolare nella base del M5S e nei meetup e di sicuro sarebbe in grado di raccogliere consensi.
Ma candidarsi così — temono alcuni — potrebbe solo legittimare una farsa. Una volta sconfitto poi cosa resterebbe da fare a Fico?
Potrebbe pure correre il rischio di non essere candidato alle politiche e di dover tornare al suo vecchio lavoro.
C’è poi un altro aspetto: mettersi contro Di Maio sarebbe come mettersi contro i vertici del MoVimento. E questo nel M5S non ha mai portato a nulla di buono.
Ci vuole un attimo per essere accusati di essere contro i principi del M5S e finire fuori. Ce lo ha insegnato il Metodo Genova applicato da Grillo dopo la vittoria di Marika Cassimatis alle comunarie per consentire a Pirondini di essere il candidato sindaco del M5S.
Se una cosa del genere accadesse a livello nazionale gli oppositori di Di Maio verrebbero messi alla porta senza troppi complimenti.
C’è infine un’ultima ragione per cui nel M5S la scelta del candidato premier (sarebbe bellissimo avvenisse per acclamazione direttamente a Rimini) non è una questione di votazioni: Grillo non può permettersi che il partito si divida sulla scelta del leader. Innanzitutto perchè il leader è lui e in secondo luogo perchè così il MoVimento diventerebbe un partito come gli altri fatto di correnti e fazioni.
E cosa c’è di meglio che nascondere la realtà sotto il tappeto e sperare che le prossime politiche servano a resettare le componenti scomode della classe dirigente del M5S?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
IL LEGALE CHE VINCE TUTTE LE CAUSE A TUTELA DEI DISSIDENTI GRILLINI: “IN SICILIA IL GIUDICE CI DARA’ RAGIONE, POI TOCCA A ROMA E A ROUSSEAU”
Il Movimento 5 stelle torna in tribunale. I magistrati di Palermo hanno sospeso l’esito delle
regionarie siciliane che hanno incoronato Giancarlo Cancelleri, agitando i vertici pentastellati. E dietro all’ennesima tegola giudiziaria c’è anche questa volta Lorenzo Borrè, l’avvocato di Roma che ha finora permesso il reintegro degli attivisti espulsi dal M5S, vinto il ricorso a Genova della candidata sindaco Marika Cassimatis, e dettato oggi uno stop improvviso alla corsa in Sicilia.
Borrè, lei era iscritto al Movimento. Ora ne è diventato la più grossa spina nel fianco. Cosa è successo?
«Sono stato iscritto dal 2012 al 2016 e credevo nel M5S quando aveva ancora consensi da prefisso telefonico, ma ho avuto una serie di delusioni. Adesso quell’esperienza è diventata fondamentale per il mio lavoro: se si deve entrare nei meandri giuridici del partito di Grillo si deve conoscerli dall’interno e conoscerne le evoluzioni fin dal principio».
La chiamano “l’avvocato dei dissidenti”. Le piace come soprannome?
«Ma no, sembra che la mia sia una ossessione contro i Cinque stelle e invece non è così. Parallelamente faccio anche un lavoro da avvocato slegato dalle questioni politiche. Poi, più che “dei dissidenti”, mi chiamano “il Garante del Movimento”. O meglio, “il Garante in seconda istanza”, visto che il primo dovrebbe essere Beppe Grillo. Questo soprannome lo preferisco, anche perchè mi hanno detto che quando Grillo ha sentito che mi chiamavano così, è sbottato dalla rabbia».
E adesso regala a Grillo anche un altro grattacapo in Sicilia. È ottimista sull’esito del ricorso?
«Sì, sono molto ottimista. Il giudice ha già fatto dei rilievi importanti e approfondito la questione. Otto pagine alle quali si aggiungeranno il 18 settembre i contraddittori degli altri 62 candidati. Poi il 19 tornerò a Roma per un’altra questione legata ai Cinque stelle».
Cosa succede a Roma?
«Si affronta la sospensione, decisa dai probiviri, della consigliera comunale del M5S di Roma Cristina Grancio. Le è stato contestato di aver fatto iniziative, dichiarazioni e atteggiamenti contrari al Movimento. È la prima volta che sento qualcuno contestare un “atteggiamento” da quando ho finito di fare il militare. Tra due o tre settimane dovremmo avere un risultato. Ma con i Cinque stelle non finirà lì…».
Che intende?
«Ho ricevuto mandato da una decina di iscritti al Movimento, provenienti da tutta Italia, per presentare un esposto al garante della Privacy in merito all’hackeraggio del sito del Movimento avvenuto a luglio».
Su che basi vi rivolgerete al Garante?
«Sto ancora studiando le carte, ma i miei assistiti vorrebbero sapere se e perchè l’associazione Rousseau tratta i dati personali degli iscritti al Movimento 5 stelle senza che loro abbiano mai consapevolmente autorizzato l’associazione. E se siano state utilizzate tutte le tutele necessarie per evitare che i loro dati venissero hackerati. Anche perchè l’associazione Rousseau è un soggetto terzo rispetto al Movimento».
(da “La Stampa”)
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Settembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
“GUARDATI LE SPALLE, TORNA NELLE FOGNE”: LA DEMOCRAZIA DIRETTA SI MANIFESTA COME SEMPRE
Ieri il tribunale di Palermo ha sospeso le Regionarie M5S accogliendo il ricorso di Mauro Giulivi.
Oggi lo stesso Giulivi su Facebook denuncia le minacce di morte che ha ricevuto:
Si è passati da una storia che poteva risolversi con una telefonata alle minacce di morte! E’ veramente triste leggere così tanto odio, così tanta disinformazione, così tanta ignoranza. Il tutto per cosa? Perchè un comune cittadino cerca di far valere un proprio diritto?
“Ti aspettiamo a Rimini”, “Torna nelle fogne”, “Guardati le spalle”
Sputare odio senza conoscere i fatti, senza conoscere le persone, senza conoscere la legge. A questo profondo odio si contrappone l’amore e il rispetto dei tanti che privatamente mi stanno dando il loro sostegno dimostrando onestà intellettuale e rispetto per me e la mia famiglia. Ringrazio i “Grazie”, i “Non mollare”, i “Se hai bisogno di qualcosa chiamami”. Dare il giusto peso alle cose, è questo il “segreto”. Spegnete per un attimo il router, tornate alla vita offline.
Anche nello status pubblico di ieri, quando si è diffusa la notizia dell’accoglimento del ricorso da parte del giudice, i commenti nei confronti di Giulivi non erano tenerissimi.
La maggior parte dei commentatori è rimasta scandalizzata dal fatto che Giulivi abbia portato in tribunale il MoVimento 5 Stelle (cosa nota da mesi, tra l’altro) e per nulla stupita invece del fatto che il tribunale abbia riconosciuto che i diritti di Giulivi siano stati violati dal M5S.
Anzi, in molti lo hanno accusato di arrivismo politico e di essere un cercatore di poltrone perchè ha cercato di candidarsi nel M5S, mentre coloro che oggi sono candidati nel M5S appaiono invece evidentemente come dei benefattori dell’umanità . Sic transit gloria mundi.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 13th, 2017 Riccardo Fucile
CASO SICILIA, IL PADRONE DEL M5S NON SA CHE FARE… SE FA RIENTRARE GIULIVI RISCHIA ALTRE CAUSE, SE GLI DICHIARA GUERRA RISCHIA DI PERDERLA
Ilario Lombardo sulla Stampa oggi ci racconta che dopo la sospensione delle Regionarie M5S in
Sicilia volute dal giudice per il caso di Mauro Giulivi, Beppe Grillo è nervosetto.
Un po’ perchè odia i remake e invece si trova sempre davanti gli stessi avversari a Napoli, a Roma, a Genova e in Sicilia (e perde).
Un po’ perchè vive un dilemma del prigioniero niente male:
In questo film, poi, Grillo ha di fronte a sè sempre lo stesso antagonista: Lorenzo Borrè, avvocato che, dopo Napoli, Genova e adesso la Sicilia, è specializzato nel vincere la cause contro i 5 Stelle e mandare in crisi i suoi leader.
Grillo ne ha abbastanza di tutto questo ma sa anche che una deroga alle decisioni imposte, anche per una sola persona, potrebbe tirarsi dietro un fiume di altri ricorsi.
La scelta tra le due alternative che gli hanno prospettato gli avvocati non è semplice. Perchè se accetta di trovare quella che definiscono «una soluzione amichevole» con Giulivi (traduci: sospendere il provvedimento disciplinare, riammetterlo nel M5S e permettergli una candidatura futura magari in Parlamento), il M5S salverebbe le regionarie siciliane, perchè l’attivista ritirerebbe la denuncia, ma allo stesso tempo aprirebbe un’altra falla.
Perchè da tutta Italia altri attivisti sospesi si rivolgerebbero ai giudici, nella speranza di rientrare in gioco:
Se invece Grillo dovesse andare davanti al giudice con l’intenzione di sostenere che «è nelle sue prerogative di garante e capo politico» dichiarare come «legittima» la squadra di candidati votati dalla rete lo scorso 9 luglio, il comico si esporrebbe alle stesse accuse subite a Genova: il voto online è una farsa perchè tanto decidono tutto Grillo e Casaleggio.
Che fare dunque? Tenendo presente anche che mancano solo dieci giorni alla festa di Rimini dove Luigi Di Maio sarà incoronato candidato premier?
Oggi gli avvocati delle parti si sentiranno per tentare un ultimissimo accordo, pur sapendo che Grillo d’istinto vorrebbe far fuori ogni piantagrane, soprattutto uno come Giulivi, fidanzato della parlamentare Chiara Di Benedetto, sospesa per il caso firme false di Palermo e considerata vicina alla fronda ortodossa di Riccardo Nuti (altro deputato in via d’uscita dal M5S) e Roberto Fico.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
SE IL TRIBUNALE DARA’ RAGIONE A GIULIVI LE PRIMARIE POTREBBERO ESSERE DA RIFARE
Uno stop, l’ennesimo, che guasta il clima dell’investitura ad aspirante premier 5Stelle di Luigi Di Maio. Proprio in Sicilia, dove i grillini sentono la vittoria possibile, i giudici di Palermo hanno congelato la candidatura di Giancarlo Cancelleri a governatore dell’isola.
Il responso, dopo il ricorso presentato dall’attivista Mauro Giulivi escluso dalle ‘regionarie’, dovrebbe arrivare dopo il 18 settembre, proprio in concomitanza con Italia 5 Stelle.
In Sicilia, a meno di due mesi dal voto per le regionali e a 25 giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle liste, i pentastellati rischiano dunque di dover ripartire da capo se il tribunale dovesse bollare come non valide le ‘regionarie’ pentastellate celebrate per scegliere i candidati.
Nello staff M5s si sta già riflettendo su cosa fare, anche perchè la sentenza potrebbe arrivare proprio a ridosso della proclamazione del candidato premier in programma durante ‘Italia 5 Stelle’.
Un’altra festa che rischia di essere rovinata da pasticci giuridici che sempre di più hanno al centro le primarie e il metodo di voto, che per i 5Stelle doveva essere il fiore all’occhiello.
E invece il caso Palermo, che si aggiunge a quello di Napoli con la riammissione di un attivista espulso e a quello di Genova riguardante Marika Cassimatis, vincitrice delle comunarie poi annullate, getta una nuova ombra sull’intero meccanismo.
Così un post di Beppe Grillo pubblicato in mattinata ha provato a buttare acqua sul fuoco chiarendo che il Movimento sarà presente in Sicilia ma sarà anche rispettata la sentenza dei giudici. Ciò potrebbe tradursi in primarie bis, un evento assolutamente inedito.
Sta di fatto che la notizia del procedimento disciplinare avviato in maniera “non corretta” a carico dell’attivista palermitano Mauro Giulivi e tenuto sotto osservazione dai giudici rischia di mandare il Movimento nel caos.
Tra l’altro la vicenda scoppia proprio mentre il candidato premier in pectore si trova in Sicilia, nella costa tirrenica messinese, per continuare la campagna elettorale al fianco di Cancelleri, che a questo punto è da considerarsi un candidato congelato.
Il giudice del Tribunale di Palermo, Claudia Spiga, ha infatti deciso di sospendere l’esito del voto on-line sulla piattaforma Rousseau e di conseguenza anche l’investitura di Cancelleri a candidato governatore, avvenuta il 9 luglio al castello a Mare di Palermo con Beppe Grillo e Davide Casaleggio sul palco.
Ripercorrendo i fatti, Mauro Giulivi, che ora chiede di ripetere le regionarie da cui è stato escluso, è risultato tra i più votati alle comunarie di Palermo ma quando è stato invitato a formalizzare la candidatura firmando l’accettazione del un codice di comportamento necessario per potere andare in lista si è rifiutato.
L’attivista palermitano, compagno della deputata Chiara Di Benedetto, considerato vicino a Riccardo Nuti sospeso da M5s per il caso delle firme false, chiede però del tempo per visionare il documento. A questo punto il 23 maggio lo staff chiede “chiarimenti” sulle motivazioni che hanno spinto Giulivi a non firmare.
Il 29 giugno una mail inviata dallo staff di Milano comunica all’attivista l’esclusione dalle ‘Regionarie’ per via di un procedimento disciplinare pendente nei suoi confronti, appunto quello riguardante le comunali Palermo.
Quella comunicazione finisce nelle motivazioni del provvedimento emesso oggi dal giudice, che definisce la nota a firma dello staff “certamente impugnabile”. L’attivista “non ha frapposto un rifiuto alla sottoscrizione del codice etico”: da qui “l’inconfigurabilità – scrive il giudice Spiga – dell’illecito disciplinare” contestato all’attivista”.
La mail del 23 maggio non comunica, secondo i giudici, alcun provvedimento disciplinare a Giulivi ma si limita a chiedere “un chiarimento” sulle motivazioni che lo hanno spinto a non firmare il codice di autoregolamentazione.
Secondo il giudice quella mail “non può qualificarsi come atto di contestazione di illecito disciplinare”, anzi è da derubricare a “normale scambio dialettico all’interno del movimento”. “Manca”, inoltre, il riferimento alle conseguenze disciplinari derivanti dalla mancata firma del codice.
L’accettazione del codice, inoltre, secondo il giudice “è da qualificarsi come requisito di completamento del procedimento delle ‘Regionarie'”. Secondo il giudice, quindi, la decisione di escludere Giulivi ha una “evidente capacità lesiva del diritto all’elettorato passivo” dell’attivista palermitano.
Da qui la decisione: “sussiste quindi il fumus della richiesta di sospensione”. Il Movimento è difeso anche questa volta dal legale di Beppe Grillo, l’avvocato Andrea Ciannavei, in stretto contatto con Luigi Di Maio, tanto che proprio pochi giorni fa si sono incontrati a Roma.
Per adesso ciò che è certo è che il giudice ha sospeso l’esito delle ‘Regionarie’ in attesa di entrare nel merito della questione.
Ciò avverrà il 18 settembre, dal momento che il tribunale ha disposto “l’integrazione del contraddittorio”.
Ed è così che cinque giorni prima della probabile investitura di Luigi Di Maio, si avrà il responso su cosa accadrà in Sicilia, se saranno o meno annullate le ‘regionarie’.
Se sarà tutto da rifare l’immagine del Movimento nazionale rischia di essere minata.
(da “Huffingtonpost“)
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Settembre 12th, 2017 Riccardo Fucile
DISPOSTA LA PUBBLICAZIONE SUL SITO INTERNET DEL M5S
Con provvedimenti cautelare interlocutorio il giudice ha sospeso le Regionarie del M5S in Sicilia rinviando la casa al 18 settembre per l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei candidati classificatisi in posizione utile per entrare in lista.
Claudia Spiga ha così accolto totalmente le richieste di Mauro Giulivi assistito dagli avvocati Lorenzo Borrè e Riccardo Gentile, escluso della Regionarie M5S in quanto sospeso secondo lo staff.
Nel provvedimento il giudice “dispone la sospensione l’esecuzione della determina dello Staff del MoVimento 5 Stelle di esclusione di Mauro Giulivi dalla partecipazione alle primarie per le elezioni dei candidati alle elezioni regionali siciliane comunicata il 29 giugno 2017”, “dispone la sospensione dell’esecuzione delle determine di individuazione dei “candidati più votati” alla “regionarie” siciliane pubblicate sul sito internet del MoVimento 5 Stelle in data 4 e 9 luglio 2017” e infine dispone l’integrazione nel contraddittorio nei confronti dei soggetti indicati in dette ultime delibere come utilmente collocati per la candidatura alle elezioni regionali. Nella prossima udienza, fissata per il 18 settembre, il provvedimento potrebbe essere ritirato.
Nel provvedimento il giudice scrive:
Poichè non risulta (nè è stato allegato) che detta adesione dovesse intervenire prima della candidatura proposta on line, e al contrario risulta che nella precedente procedura per le comunarie detta adesione è stata richiesta solo all’esito delle primarie, e poichè il Giulivi è stato escluso da detta procedura, senza formalizzazione di alcun invito alla relativa sottoscrizione, deve escludersi la sussistenza della causa ostativa alla candidatura (mancata sottoscrizione del c.d. codice etico) prospettata dall’associazione resistente.
Nè vale in senso contrario richiamare la mancata sottoscrizione del c.d. etico previsto per le comunarie in quanto così facendo si svolgerebbe una non ammissibile prognosi ex ante sulla futura determinazione del candidato al riguardo.
D’altra parte anche in detta ipotesi, sulla base della corrispondenza intercorsa tra le parti (cfr e-mail del 7 e 13 febbraio e 30 maggio 2017 del Gulivi), non pare configurabile un rifiuto alla sottoscrizione del codice di comportamento da parte dell’associato.
Va quindi accolta, inaudita altera parte, sussistendo il periculum in mora per le ragioni poc’anzi esposte, la domanda cautelare di sospensione degli effetti delle determine di individuazione dei candidati utilmente collocati per la candidatura alle liste regionali.
Deve contestualmente disporsi l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei soggetti indicati in dette ultime delibere come utilmente collocati per la candidatura alle elezioni regionali, onerando il ricorrente del relativo adempimento. In ragione del numero dei litisconsorti e della innegabile esigenza di rapida definizione del procedimento, sussistono i presupposti per prescrivere ex art. 151 c.p.c., che la notifica del ricorso e del presente decreto siano eseguite mediante pubblicazione sul sito internet del MoVimento 5 Stelle.
La soluzione più probabile per la vicenda è che a breve il M5S rifaccia le Regionarie per il solo comune di Palermo consentendo la partecipazione alla competizione anche a Giulivi.
Ma contro questa tesi c’è il fatto che il tribunale ha sospeso entrambe le votazioni: anche quella per Cancelleri governatore.
Giulivi non è un semplice iscritto M5S: oltre a essere il compagno della deputata Chiara Di Benedetto, Giulivi è stato anche l’amministratore del meetup Il Grillo di Palermo: lui, insieme ad altri, aveva presentato una denuncia contro ignoti per la validazione di account di alcuni che erano stati protagonisti del servizio delle Iene sulle firme false di Palermo.
Giulivi si definiva ironicamente “uno dei pochi Nutiani” (ovvero, vicini al deputato Riccardo Nuti) “rimasti al mondo”.
Giulivi ha la bella idea di candidarsi come consigliere alle Comunarie di Palermo che vedranno successivamente la sconfitta dei “monaci” e la vittoria della new wawe palermitana, con Salvatore Ugo Forello che sarà candidato sindaco dopo aver vinto il ballottaggio con il poliziotto Igor Gelarda.
Arriva all’undicesimo posto sui 40 disponibili con 62 voti di preferenza e può legittimamente ambire a un posto in Consiglio comunale. Qui però accade il patatrac.
Giulivi, di cui il candidato sindaco Ugo Forello e tutto il M5S siciliano conoscono perfettamente i precedenti, viene infatti invitato a firmare il “Codice di comportamento per i candidati ed eletti del MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Palermo 2017”.
«In pratica — racconterà lui successivamente su Facebook — si chiedeva, con un preavviso di 2 ore e 30 minuti, di recarmi presso una fantomatica sede e firmare un documento, mai letto prima, indispensabile per confermare la mia candidatura. Dal momento che ho “sfortunatamente” un lavoro, non ho potuto nè leggere, nè recarmi in via Scrofani entro le ore 20».
Giulivi invia alle 23 e 07 dello stesso giorno una mail allo staff in cui spiega di non aver potuto arrivare in tempo all’appuntamento e poi — povero ingenuo o raffinato troll — pretende addirittura di poter visionare il codice di comportamento che vogliono fargli firmare.
«Dopo aver inviato la mail — racconta sempre lui — mi sono accorto che l’attuale candidato sindaco del M5S, l’Avv. Ugo Forello, mi aveva estromesso dai canali interni di comunicazione, già alle ore 21:03. In pratica, dopo appena un’ora dalla scadenza dei termini per firmare l’importantissimo codice di comportamento, ero già stato scaricato dal “candidato sindaco”. L’esclusione mi è stata anche conferma da un’agenzia di stampa, uscita nella stessa serata, con i nomi dei 40 candidati tra i quali “curiosamente” non figurava il mio».
Giulivi a quel punto fa la fine di tanti prima di lui: non riceve più risposte dallo staff; torna a scrivergli ma nessuno se lo fila. Dopo qualche giorno prende atto del fatto che è stato escluso dalle candidature del MoVimento 5 Stelle al comune di Palermo ma decide di lasciar perdere e di non ricorrere in tribunale, forse anche per quieto vivere. A giugno però si riapre la corsa e stavolta ci sono le Regionarie, ovvero la competizione per decidere chi sarà il candidato governatore e i candidati consiglieri alla Regione Siciliana. Giulivi torna a presentare la sua candidatura ma dieci giorni dopo lo staff gli scrive per fargli sapere che non può candidarsi.
“Ciao Mauro, abbiamo notato che hai accettato la candidatura per le regionali siciliane, tuttavia uno dei requisiti per avanzare la propria candidatura è il non avere procedimenti disciplinari in corso ovvero di non aver ricevuto sanzioni disciplinari da parte degli organi del MoVimento 5 Stelle negli ultimi 6 mesi. A tuo carico risulta un procedimento in corso con il Collegio dei Probiviri. Viene quindi meno uno dei requisiti per la candidatura. Pertanto ti comunichiamo che sei stato rimosso dall’elenco dei candidati. Un saluto Lo Staff”, gli scrivono.
Giulivi non ha ricevuto la comunicazione dell’apertura di un procedimento disciplinare nei suoi confronti, come prescrive il regolamento di Beppe Grillo e come accaduto, in una vicenda diversa, alla consigliera comunale romana Cristina Grancio. Il candidato contesta la decisione e spiega di non aver ricevuto alcuna sanzione disciplinare chiedendo il reintegro nella lista. Ovviamente viene bellamente ignorato e il 4 luglio le primarie si svolgono regolarmente incoronando, qualche giorno dopo, Giancarlo Cancelleri come candidato governatore.
E intanto nel M5S palermitano serpeggia qualche malumore, visto che tutto questo nasce da un errore di Ugo Forello e dalla sottovalutazione di un caso che è esploso poi. Esattamente come le firme false.
(da “NextQuotidiano”)
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