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PROVE TECNICHE DI RICONCILIAZIONE: FINI E ALEMANNO NEL CANTIERE DEL METRO’ DELLA LINEA B1 A ROMA

Novembre 15th, 2011 Riccardo Fucile

SOPRALLUOGO CONGIUNTO DEI DUE EX LEADER DI AN IN PIAZZA ANNIBALIANO PER VERIFICARE L’ANDAMENTO DEI LAVORI…ALEMANNO: “AUSPICO   GRANDE RICOMPOSIZIONE DEL CENTRODESTRA”

Prove tecniche di ricostruzione. In cantiere.
«Auspico che ci sia una grande ricomposizione del centrodestra attraverso il Pdl, una ricostruzione che metta insieme tutti quelli che si sentono alternativi alla sinistra» dice il sindaco di Roma, Gianni Alemanno , durante la visita al cantiere della metro B1 di piazza Annibaliano in compagnia di Gianfranco Fini, leader di Fli e presidente della Camera.
Caschi di protezione e i giubbetti catarifrangenti per scendere a 40 metri di profondità : l’incontro istituzionale, programmato da tempo, ha lasciato lo spazio anche a rimpianti e nostalgie dell’ultima ora.
In piazza Annibaliano, infatti, c’erano anche numerosi fotografi e residenti.
Nella folla anche un arzillo sostenitore di Fini che ha chiesto la riconciliazione con Alemanno. «A presidè, ve posso rivedè ‘nsieme?» chiede.
«Eh, stiamo qui», nicchia con un sorriso la terza carica dello Stato.
Poco dopo, mentre i due scendono giù a livello dei binari per percorrere loro un tratto della nuova linea, il sostenitore di Fini torna all’attacco.
Sfrutta la presenza di fotografi e cameramen e afferra Fini e Alemanno prendendoli sottobraccio.
«Scattatece ‘na foto – chiede, guardando prima l’uno e poi l’altro – Finalmente, che momento!», ribadisce a più riprese.
«Sono i cosiddetti militanti di base», ironizza subito dopo il presidente della Camera.
Intanto, però, durante il sopralluogo Fini e il primo cittadino parlottano tra di loro, per la gioia del supporter del presidente che confida nella riappacificazione.
«Sono soddisfatto di come sono andati i lavori. Siamo riusciti a rispettare i tempi e i costi. A febbraio del prossimo anno i cittadini andranno su questo tratto della metropolitana che nel 2013 tutto il tratto sarà¡ completato» ha dichiarato il sindaco.
«Si tratta di un passaggio fondamentale per la mobilità¡ della nostra città¡ – ha spiegato ancora il sindaco di Roma Gianni Alemanno – in tutti questi anni abbiamo garantito i finanziamenti. Anche nel 2011 abbiamo stanziato altri 150 milioni per comprare le vetture. Uno sforzo notevole, in larga parte supportato da Roma Capitale».
La metropolitana di Roma, sottolinea il presidente della Camera, «non è soltanto un’opera che abbellirà  la città , ma può essere presa a esempio in una dimensione generale» grazie alla «collaborazione che vi è stata tra le istituzioni. Si sono alternate delle amministrazioni- ricorda Fini- ma l’amministrazione Alemanno non ha pensato di azzerare, cancellare o rivedere il lavoro della Giunta precedente che era di diverso colore politico. C’è stata collaborazione tra le amministrazioni capitoline e le altre autorità  statali».
E poi, conclude, la collaborazione «con i cittadini che, dopo un iniziale e più che comprensibile fase di timore, quando hanno visto che le cose si facevano sul serio e si rispettavano i tempi, hanno preso atto che le cose si possono fare bene e si può migliorare la qualità  della vita in una città  così complessa. C’è una eccellenza italiana, nel senso pieno del termine, di cui nonostante tanti problemi dobbiamo essere fieri».

(da “Il Corriere della Sera”)

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SCAJOLA E GLI EX DC TRATTANO SULLE POLTRONE FUTURE, ALTRO CHE RIVOLTA

Ottobre 11th, 2011 Riccardo Fucile

COMPLOTTO AL COLOSSEO: L’ARCHITETTO DI FORZA ITALIA E’ POCO CREDIBILE COME CONGIURATO

La voce dell’ex ministro era risuonata limpida e gioviale nel mio auricolare: “Buongiorno, Telese! Ma lo sa che lei è un bel figlio di puttana?”.
E poi ecco la risata sonora — inconfondibile — di Claudio Scajola.
Di solito i giornalisti occultano questo lato non del tutto gradevole del loro lavoro, quello in cui si incassano le “lodi” per gli articoli pubblicati.
Io su Scajola ne avevo scritti almeno quattro dotati di un contenuto per lui “sensibile”. Ognuno di questi avrebbe potuto farmi guadagnare l’epiteto.
Per esempio: ero nella sede del ministero delle Attività  produttive la mattina dell’indimenticabile conferenza stampa di dimissioni.
Quel giorno in cui aveva pronunciato la frase: “Se dovessi acclarare di abitare in una casa che è stata in parte pagata da altri (…) i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l’annullamento del contratto di compravendita”.
C’era da immaginarseli i legali di Scajola che inseguivano le venditrici, le ormai celeberrime sorelle Papa, per convincerle a riprendersi l’appartamento con vista sul Colosseo.
Adesso Scajola sorrideva, e diceva cose inversamente proporzionali alla gravità¡ delle parole che aveva appena pronunciato su di me: “Lei è un bel figlio di puttana, davvero! E voi del Fatto mi avete levato la pelle, con un’operazione di chirurgica ferocia. Sa perchè vi rispetto, malgrado tutte le terribili cose che avete detto e scritto di me, tra lei, Lillo e non parliamo nemmeno di Travaglio?”.
Scajola aveva già  pronta una sua risposta.
Ero tutt’orecchi ad ascoltarla: “Perchè voi — aveva detto sicuro l’ex ministro — non avete secondi fini. E quando io le avrò spiegato tutto quello che ho trovato nelle carte, sarete proprio voi de Il Fatto a riabilitarmi davanti all’opinione pubblica! Perchè siete figli di puttana, certo, ma anche intelligenti. E soprattutto, al contrario di altri, privi di secondi fini e onesti”.
Nei giorni in cui avveniva questa conversazione Scajola stava tornando in campo per la terza (o quarta volta) in vita sua, con l’indimenticabile associazione Cristoforo Colombo.
Sembrava euforico.
Se svelerò il piccolo retroscena di quella telefonata, dunque, è perchè da quando i giornali scrivono che sarà  proprio lui — Scajola — il Dino Grandi del berlusconismo, l’uomo che propizierà  il cambio di regime, quelle parole che mi ero appuntato riaccendono la mia inquietudine.
Di sicuro, quello di cui Scajola si era convinto in quelle ore, ha a che fare con quello che sta facendo oggi.
E quindi devo trascrivere anche il tono di spavalderia con cui ripeteva: “Io ho passato mesi senza dormire. Ho riletto ogni singola carta di quell’inchiesta, e oggi non ho alcun dubbio: qualcuno ha provato a fregarmi!!”.
Per completare il quadro, bisogna dire che Luigi Crespi, il sondaggista che fu il demiurgo di Silvio Berlusconi, oggi fa anche il suo consulente per l’immagine (mestieri che bisognerebbe indagare meglio).
Da Mara Carfagna a Gianfranco Fini, a Stefania Prestigiacomo, a Lino Miccichè, metà  del Parlamento è (o è stato) nel suo portafogli .
E il cliente più complesso l’avevo scoperto prima dell’estate quando Crespi — cui certo non difetta il senso del teatro — mi aveva detto al telefono: “Ti passo un amico, eh eh…”. Scajola, appunto.
Quella mattina gli avevo chiesto come poteva pensare che qualcuno avesse potuto mettere in piedi una macchinazione tanto complicata solo per colpire lui.
E Scajola aveva risposto: “Questo deve dirmelo lei! Ma sta di fatto che se nemmeno i magistrati hanno ritenuto di dover indagare…”.
Evidentemente in quei giorni il deputato del Pdl era convinto che non sarebbe stato rinviato a giudizio (come invece è accaduto, nemmeno un mese fa) per la casa di via del Fagutale.
E così mi bombardava con i suoi rovelli: “Ma si rende conto? I soldi sarebbero stati affidati a un corriere che in passato aveva truffato il suo padrone? Per fare l’operazione avrebbero usato assegni circolari? Le sorelle Papa non hanno detto mai di aver avuto i soldi da me?”.
A quel punto lo avevo interrotto: “Ma scusi, lei nega o no che quei 900 mila euro siano finiti dentro il rogito del suo appartamento?”.
A questo punto l’ex ministro aveva fatto una pausa: “Mi crede se le dico sul mio onore che quei soldi io non li ho mai visti?”.
Allora gli avevo detto: “Però lei sa bene che c’erano. Quindi l’unica possibilità  sarebbe che lei è stato vittima di un gigantesco complotto”.
Lo dicevo per schiacciare l’ex ministro su un’ipotesi paradossale e assurda. E invece di nuovo Scajola era rimasto per un attimo in silenzio: “Questa parola la sta usando lei. Ma guardi che è lo stesso dubbio che attanaglia me! Si chieda però a chi è convenuto fare fuori un ministro dell’Interno come il sottoscritto!”.
Avevo chiesto a Scajola se stava provando a convincermi che il caso della sua casa al Colosseo fosse un complotto ordito nel centrodestra.
Lui a questo punto aveva dismesso la maschera del democristiano ridanciano, per indossare quella dello statista corrucciato: “Mi creda. È la stessa domanda che mi sto facendo io”.
Adesso, nelle ore in cui molti a sinistra sono pronti ad ammazzare il vitello grasso pur di conquistare un voto contro Berlusconi, bisogna non dimenticare che Scajola è stato l’architetto di Forza Italia, il ministro dell’Interno che si vantava di aver dato disposizione di sparare a Genova (“fui costretto a dare l’ordine di sparare se avessero superato la zona rossa”), che è davvero la stessa persona che aveva definito una vittima delle Br come Marco Biagi “un rompicoglioni”.
E che è anche il principale beneficiario , come ha dimostrato una bella inchiesta di Corrado Formigli, della tratta Albenga-Roma, istituita purtroppo a nostra insaputa, sovvenzionata con denaro pubblico ed efficacemente ribattezzata “Scajola Airlines” per l’indubbio servizio reso all’allora ministro imperiese.
Il giorno delle dimissioni Mattia Feltri, disse di lui: “Correva un grande rischio. E ha preferito passare per imbecille piuttosto che per ladro. Dopotutto è peggio”.
Io invece mi sono convinto che forse c’è una possibilità  che Scajola abbia ottenuto davvero quella casa come una regalia, e senza averne piena contezza.
Sarebbe un caso incredibile.
Ma se Scajola dovesse risultare più imbecille che ladro non sarebbe un buon viatico per la politica italiana.

Luca Telese blog

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POLVERINI E TOSI:”BERLUSCONI DIMETTITI”, MA LUI INSISTE: “HO SALVATO L’ITALIA”

Settembre 12th, 2011 Riccardo Fucile

IL GOVERNATORE DEL LAZIO E IL SINDACO DI VERONA “LICENZIANO” IL PREMIER, ALEMANNO LI SEGUE A RUOTA…NEL CENTRODESTRA SI ALLARGA LA FASCIA DEGLI SCONTENTI CHE ORA ESCONO ALLO SCOPERTO…PER ALFANO “E’ SCONFITTISMO, POSSONO ACCOMODARSI IN PANCHINA”

Silvio Berlusconi perde i pezzi.
Oggi due nomi di peso della sua maggioranza lo invitano esplicitamente a farsi da parte: Renata Polverini, governatore della Regione Lazio eletta dal Pdl, e Flavio Tosi, sindaco di Verona con grande seguito nella base leghista.
Pochi giorni fa il medesimo invito era arrivato dal senatore Beppe Pisanu, uno dei fondatori di Forza Italia.
L’ultima puntata dello scandalo escort spinge in superficie il malcontento che cova nel centrodestra.
Anche se può contare su una maggioranza numerica in Parlamento, il premier “deve fare un passo indietro”, afferma Polverini in un’intervista al Messaggero.
Perchè “le vicende che hanno coinvolto Berlusconi nell’ultimo periodo ne hanno minato la credibilità  e la reputazione”, continua, e questo si traduce “in un serio problema di credibilità  per il Paese”.
Il governatore del Lazio rivela che all’interno del Pdl sono tanti a pensarla così, ma non hanno il coraggio di fare outing: “Ne parlano, è vero in segreto. Ma è diverso affermarlo alla luce del sole, dirlo in faccia”.
A dirglielo in faccia è il leghista Tosi, sulle pagine del Corriere della Sera: ”Un ciclo è concluso. La cosa migliore sarebbe che Berlusconi decidesse di farsi da parte. Ma non nel 2013: il prima possibile”.
Le colpe del premier, secondo Tosi, sono da ricercare in una “gestione della finanziaria piuttosto ondivaga”   e nelle sconfitte rimediate ai   referendum e a Milano”.
Per il sindaco di Verona, andare alle elezioni politiche oggi sarebbe “una cosa da pazzi”. Neppure un governo tecnico lo convince, dunque “ci vorrebbe una svolta dentro la stessa maggioranza”, che così facendo potrebbe conquistare “nuovi consensi”.
Ma una cosa è certa: non si può tirare a vivacchiare per un anno e mezzo”.
Da motore a zavorra: questa la parabola del Cavaliere secondo un numero sempre più consistente di rappresentanti del centrodestra.
In tarda mattinata arriva la replica del segretario del Pdl Angelino Alfano, ospite ad Atreju, la festa dei giovani del partito, che se la prende “il nichilismo e lo sconfittismo” di certi “scambi di interviste sui giornali” dove si fa “a gara a chi dà  la martellata più forte”.
Chi non sta con Berlusconi è fuori, dice in sostanza: “Chi ci crede gioca la partita, chi non ci crede si metta a bordo campo e faccia giocare chi ha voglia di vincere”.
La “questione della premiership” è rimandata “a fine 2012, inizi 2013″, cioè alla fine naturale della legislatura.
Tutti i candidati di rango inferiore, invece, d’ora in poi dovranno sottoporsi alle primarie: ”Entro il mese di settembre — spiega Alfano — al tavolo delle regole affermeremo il principio che tutti i nostri candidati, a sindaco, a presidente provincia, devono avere l’indicazione popolare. L’idea e’ che si deve passare dal ‘calati dall’alto’ allo ‘spinti dal basso’, questo e’ il capovolgimento di prospettiva su cui lavoriamo”.
Ma a manovra economica allarga il campo degli scontenti del centrodestra.
E’ semplicemente “drammatica” per il sindaco di Roma Gianni Alemanno, Pdl, intervenuto ad Atreju insieme al collega milanese Giuliano Pisapia, di Sel (qui il video).
Senza giri di parole, Alemanno ha spiegato che se non verrà  cambiata “il servizio di trasporto pubblico sparirà ”.
Poi il sindaco si getta nel dibattito innescato da Polverini e Tosi e aggiunge il suo benservito al Cavaliere: ”Penso che per il 2013 ci sia bisogno di fare le primarie, per individuare un nuovo candidato”, dice ai cronisti durante una visita al parco acquatico Zoomarine.
I toni sono quelli che si rivolgono a un capo che va in pensione: “L’importante è che vada avanti il Pdl e il suo progetto politico, ovviamente siamo tutti grati a Berlusconi per aver fondato il partito”.
Berlusconi va avanti per la sua strada, apparentemente impermeabile agli squilli di rivolta. Torna a parlare nel giorno del decimo anniversario degli attentati negli Stati Uniti contro le Torri gemelle e il Pentagono, in un audiomessaggio pubblicato sul sito dei Promotori della libertà .
Che si conclude con un accenno al caso escort.
E cioè, secondo il Cavaliere, alle “infinite falsità  che vengono scritte in questi giorni, anche su di me come persona”. Ma il suo intervento parte dalla “crisi economica”, che “è stata insieme al terrorismo il dato preminente, saliente di questo decennio”.
Da qui la difesa d’ufficio della manovra approvata nei giorni scorsi al Senato, che definisce “la più equa possibile”. Il “necessario rigore” del provvedimento è stato chiesto “dall’Europa e dalla Bce” e “imposta in tempi molto stretti dai mercati”.
Sintesi finale: ”Abbiamo salvato i nostri conti, abbiamo salvato i risparmi dei cittadini italiani, abbiamo salvato l’Italia”.

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LA EX SINDACALISTA A CAPALBIO CON LA SCORTA

Agosto 19th, 2011 Riccardo Fucile

LA POLVERINI DOPO LA GITA A RIETI IN ELICOTTERO STAVOLTA VOLEVA SFONDARE SUL BAGNASCIUGA… ARRIVARE IN AUTO SULLA BATTIGIA SA DI CAFONAL: TANTO VALEVA ARRIVASSE SU UNA MOTOVEDETTA DELLA CAPITANERIA DI PORTO

Aridaje. Renata Polverini l’ha fatto ancora.
Lunedì di ferragosto a Capalbio, simbolica enclave di sinistra, gita al mare con la deputata Melania Rizzoli (Pdl) e il marito Angelo.
La governatrice del Lazio, un tempo finiana e per un attimo berlusconiana, frantuma un mito: sfila tra i granelli di sabbia che ispirarono gloriose entrate in campo e meste uscite di scena per politici, scrittori e intellettuali rossi.
Con il suo stile, inconfondibile.
Il lido “Ultima Spiaggia” di Capalbio ha un viottolo che trasforma il deputato in grisaglia in bagnante con il costume.
Qui il parcheggio, lì l’ombrellone.
Duecento metri, trecento per esagerare.
Durante quei passi rilassanti il potere sveste l’abito di casta.
Soltanto i fornitori del ristorante e i disabili con l’accompagnatore possono superare la catena all’ingresso.
Angelo Rizzoli fatica a camminare, e prosegue a bordo con la moglie Melania e l’ospite Polverini.
Un’auto di scorta del presidente inchioda davanti ai parcheggiatori — racconta il sito dell’Espresso — sorpresi perchè la catena sia attaccata al paletto.
Loro devono seguire la Polverini persino sul bagnasciuga con le ruote di una berlina, non a piedi: “Chi devo chiamare? Io ho l’obbligo di stare con il vigilato”.
E poi parole appuntite, un po’ di tensione.
Un bel battibecco con chi riceve da anni magistrati e ministri e indica un pertugio per il posteggio.
La Polverini è già  al tavolo vista mare per un pranzo con amici e colleghi.
Forse ignora, forse dimentica: “Il presidente ha saputo. Non vuole commentare, però”, dice la portavoce.
Tutto normale.
Come per l’elicottero che la Protezione civile usa per spegnere gli incendi, ma che la Polverini ha noleggiato un mese fa per inaugurare la fiera del peperoncino di Rieti.
Nemmeno per la traversata sul lago di Bracciano aveva un risposta, doveva correre dall’amico Guglielmo Rositani a Rieti e poi rientrare per una cena con la Coldiretti.
L’ex sindacalista ha un mantra del tipo: “Io sono io, e voi…”.
E dunque disse: “Non c’è nulla da chiarire e mi meraviglia la vostra enfasi. Io sono il presidente regionale, se ritengo di utilizzare un mezzo veloce, per due situazioni diverse, posso farlo. Non gravo sul denaro pubblico”.
A scuola di politica nel salottino cartonato di Ballarò, in teoria la Polverini predica benissimo.
In una recente intervista, annunciando di aver rinunciato a un paio di fuoriserie tedesche per una modesta monovolume Fiat, la governatrice soffriva il peso di avere una scorta: “Quattro agenti, due per turno che salgono in macchina con me. Me li hanno assegnati dopo la vertenza Alitalia e qualche minaccia ricevuta. Non mi piace il codazzo”.
Con un’analisi da sinistrorsi proprio da “Ultima Spiaggia”, l’episodio di Capalbio spiega il significato di “codazzo”: un amministratore al mare, pur con la legittima scorta, evita di praticare l’essere casta.
Dieci giorni fa, tanto per pensare a un vizio, ecco la governatrice che circumnaviga l’isola di Ponza con un gommone e due uomini di scorta.
Una scena che gli americani potrebbero ambientare nella baia di New York per l’ennesimo film di azione, ma la Polverini era a Ponza, tremila abitanti a largo di Latina.
La questione politica, seria, è il presidente del Lazio in trasferta.
Appena lascia l’ufficio in Regione e inforca la Fiat Ulysse verso il raccordo che circonda la capitale, la Polverini colleziona figure memorabili: in campagna elettorale a Genzano, sfoggiando la sua dialettica istituzionale, cercò il confronto pacifico con un gruppo di contestatori.
Così: “Nun me faccio mette paura da una zecca come te” .
Eppure con il piglio di chi conosce le congiunture economiche e politiche, mentre la sanità  laziale stramazza tagliando i posti letto negli ospedali, la Regione Lazio butta via 15 milioni di euro per la pubblicità  aerea dei “prodotti di origine controllata e garantita” locali.
Tra elicotteri, gommoni e Fiat Ulysse non è facile tenere la bussola.
E succede.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CASA TREMONTI, LAVORI OMAGGIO DA 200MILA EURO

Agosto 2nd, 2011 Riccardo Fucile

IL PROPRIETARIO INCASTRA MILANESE: “COSI’ AVEVANO L’ALLOGGIO GRATIS”

Eccolo il verbale che inchioda Marco Milanese e che imbarazza Giulio Tremonti.
Porta la data del 7 luglio e contiene le dichiarazioni di un cinquantenne nato a Città  di Castello che in molti conoscono nei palazzi romani.
Si chiama Alfredo Lorenzoni ed è il segretario generale del Pio Sodalizio dei Piceni, l’uomo incaricato di gestire le pratiche di affitto dei pregiati immobili romani di questa antica Confraternita di marchigiani.
Lorenzoni ha raccontato tre cose importanti al pm Vincenzo Piscitelli che indaga su Marco Milanese a Napoli.
Innanzitutto ha detto chiaramente che i lavori di ristrutturazione effettuati e mai pagati dal deputato Pdl nella casa di via Campo Marzio 24 a Roma valgono più di 200 mila euro e non 52 mila come sostengono all’unisono Milanese e il costruttore Angelo Proietti, indagati a Roma per corruzione dal pm Paolo Ielo proprio per la ristrutturazione a sbafo.
Inoltre Lorenzoni ha ricordato che il primo preventivo presentato dalla società  di Proietti, la Edil Ars, ammontava addirittura al doppio: 400 mila euro. Questa somma mostruosa anche per il rifacimento di un appartamento d’epoca al centro di Roma, nella logica accusatoria, sarebbe stata utile a prolungare la permanenza gratuita nell’appartamento di Tremonti e Milanese. Se fosse stata accettata da Lorenzoni, Marco Milanese avrebbe potuto offrire gratis al ministro la sua magione romana senza tirare fuori un euro per tre anni e non per i 17 mesi ottenuti.
La terza cosa che ha detto Lorenzoni al pm Piscitelli è che per lui quella casa in cerca di autore era destinata non a Milanese ma a Tremonti.
Una dichiarazione che mette in serio imbarazzo il ministro e rende sempre urgente la sua convocazione come testimone davanti ai pm che indagano su Milanese.
Sono troppi i dubbi e le incongruenze tra le sue dichiarazioni e i verbali di testimoni e indagati.
A partire da quelli di Alfredo Lorenzoni. Il segretario generale dei Piceni viene convocato la prima volta a Napoli da Piscitelli il 28 giugno.
Al pm che gli chiede conto della casa di via Campo Marzio risponde: “Il contratto è stato stipulato il primo febbraio 2009. Il canone di locazione è stato stabilito in 8.500 euro mensili (…) concordammo contrattualmente con il Milanese l’esecuzione a suo carico di lavori per una cifra complessiva di 200 mila euro (conteggiati secondo il nostro prezzario ) dal cui ammontare andava mensilmente scomputato il canone di locazione fino al raggiungi mento di quell’ importo. Mi consta che i lavori siano stati effettivamente eseguiti”.
Peccato che i lavori non siano mai stati pagati da Milanese.
Come scoprono i magistrati che convocano il costruttore Proietti per chiedergli perchè.
Anche perchè la società  Edil Ars ha fatto lavori senza gara per 5 milioni di euro con la Sogei, una società  informatica controllata dal Ministero dell’economia, solo nel 2010.
Proietti ha la risposta pronta: “i lavori sono stati fatti solo per 52 mila euro, come contabilizzato nel mio bilancio”.
E perchè non sono stati pagati?
“Milanese mi diceva che avrebbe pagato tutto alla fine dell’intervento complessivo di 200 mila euro. Quando il responsabile del Pio Sodalizio, Lorenzoni”, precisa Proietti al Fatto, “venne a vedere i lavori eseguiti, io gli feci notare che valevano solo 52 mila euro, ma lui disse che avremmo ultimato l’intervento dopo”.
Evidentemente le due versioni erano dissonanti.
E quella di Proietti puntella perfettamente la difesa di Milanese alla Camera: “i lavori di restauro effettivamente eseguiti ammontano a soli 50.000 euro; l’affitto che io avrei dovuto corrispondere avrebbe dovuto essere scalato dall’ammontare delle spese per il restauro, peraltro effettuato solo in minima parte; il Ministro ha corrisposto, quale partecipazione all’affitto dell’immobile, a partire dalla seconda metà  del 2008, la somma mensile di circa 4 mila euro, corrispostemi settimanalmente”.
Insomma, l’importo dei lavori effettivamente realizzati è determinante.
Ecco perchè il 7 luglio Alfredo Lorenzoni viene riconvocato da Piscitelli.
”In relazione ai lavori di via Campo Marzio 24 confermo che la stima di quelli necessari, da effettuare secondo il nostro prezziario, ammontava a circa 250 /260 mila euro”, spiega ai pm Lorenzoni “in precedenza l’Edil Ars aveva presentato per quell’appartamento, su incarico del nuovo inquilino, un preventivo per circa 400 mila euro che noi non prendemmo neanche in considerazione perchè sproporzionato. Non erano previsti lavori di consolidamento statico ma di manutenzione ordinaria. Questo preventivo di fatto rifiutato fu restituito all’Edil Ars. (…) lo ho verificato che i lavori -per quel che ricordo durati circa quattro mesi -sono stati effettivamente realizzati anche a un livello medio alto (di fattura e di materiali impegnati). l
n sostanza la tipologia di lavori per noi ritenuti necessari e conteggiati secondo quel computo prima descritto è stata integralmente realizzata senza trascurarne o differirne nessuno degli stessi. lo ci sono stato più volte (sei o sette volte) e comunque l’appartamento è venuto molto bene”.
Altro che “romanella” come aveva definito in dialetto romanesco il lavoro fatto alla bell’e meglio Proietti.
Ma chi era il beneficiario di tutti questo giro di lavori, canoni scomputati e contratti?
Anche su questo Lorenzoni parla chiaro: “Confermo che fu Proietti a dirmi per la prima volta che l’appartamento era destinato ad essere abitato dal Ministro Tremonti. Fu lo stesso Milanese a confermarmi la circostanza e poi io stesso in diverse occasione dei miei accessi all’interno dello stabile, ne ho avuto conferma anche perchè la presenza del Ministro non passa inosservata per la presenza della scorta”.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LAZIO, I SOLDI PER LA PUBBLICITA’ SI’, QUELLI PER I PAZIENTI MAI

Luglio 27th, 2011 Riccardo Fucile

LA POLVERINI SPENDE 15 MILIONI DI EURO DI PUBBLICITA’ ATTRAVERSO AEREI ED ELICOTTERI ADDOBBATI CON LE ICONE DELLA REGIONE, MENTRE L’OSPEDALE SANTA LUCIA RISCHIA DI CHIUDERE…ANCHE FINI IERI IN VISITA ALLA STRUTTURA

Chissà  cosa penseranno i pazienti, piccoli e grandi, ricoverati al Santa Lucia quando vedranno sfrecciare nei cieli della Capitale roboanti aerei o elicotteri addobbati con le icone della Regione Lazio.
I bimbi (quelli che saranno nelle condizioni di farlo) forse saluteranno con la manina.
Non sapranno che, per pubblicizzare il Colosseo o l`Agro Pontino, la presidente Polverini spende 15 milioni di curo in tre anni, cinque dei quali in soli tre mesi del 2011.
Eppure, quando uno dei migliori istituti in Italia per la riabilitazione neuromotoria (accreditato presso la Regione) chiuderà , forse anche quei pazienti si interrogheranno sulle scelte incomprensibili della politica laziale.
Lo farà  sicuramente il giornalista Lamberto Sposini, ricoverato lì da qualche giorno dopo l`emorragia cerebrale che lo ha colpito a fine aprile pochi minuti prima di andare in onda.
Per volere della famiglia, l`istituto non diffonde bollettini medici, ma da quando è stato trasferito le sue condizioni sembrano migliorare.
La Fondazione Santa Lucia (che è anche un Ircss, Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) ha maturato un credito nei confronti della Regione Lazio di oltre 90 milioni di curo. Non solo colpa della Polverini, per carità , visto che tutto è cominciato con l`ex presidente Marrazzo.
Ma proprio lei, che in campagna elettorale si era spesa con tanto di maglietta per sostenere l`istituto, non solo non ha la minima intenzione di onorare quel debito, ma continua a tenere 2500 pazienti (la media annua dei ricoverati), 750 dipendenti e 450 studenti appesi alle commesse mensili.
La Regione eroga (“ma finora siamo stai pagati solo su protesta”, sottolinea il direttore generale, Luigi Amadio) tre milioni e 200 mila curo ogni mese, soldi che dovrebbero servire apagare i dipendenti, i fornitori e a garantire gli standard elevati di qualità  (anche attraverso la ricerca scientifica) e che invece bastano a malapena per gli stipendi.
“Il livello delle prestazioni non è sceso e ci siamo impegnati a corrispondere con puntualità  i salari – prosegue Amadio -, ma accumuliamo debiti con i fornitori. Per cui ogni mese quel credito di 90 milioni aumenta”.
E questo nonostante una quarantina di ricorsi al Tar e due decreti ingiuntivi del Tribunale di Roma (per sei milioni di curo).
Quando finalmente un giudice riuscirà  a imporre il pagamento, il danno erariale per la Regione sarà  tale che forse anche la Corte dei conti avrà  qualcosa da ridire.
La governatrice, nel giugno scorso, ha annunciato al mondo di aver elargito al Santa Lucia 48 milioni di curo.
Se fosse vero, mancherebbero giusto i 15 spesi per la pubblicità  a garantire al Santa Lucia la sopravvivenza annua.
Ma invece, secondo la Fondazione, non sono arrivati neanche quei 48:   “La Regione ha corrisposto i tre milioni e 200 mila curo al mese in sette tranche, per un totale che supera di poco i 22 milioni”, fanno sapere dalla direzione.
Forse allora la presidente ha fatto una gran confusione, o non è stata bene informata: per il 2010 la Regione aveva proposto alla Fondazione un contratto di remunerazione di 51 milioni, a fronte dei 65 richiesti.
Un contratto che non è mai stato firmato dall`amministrazione.
Eppure per l`istituto si sono spesi anche tanti politici.
Oggi sarà  la volta del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che visiterà  l`ospedale, ma in passato si sono interessati del-la sorte del centro il Campidoglio, la commissione Affari sociali di Montecitorio, quella parlamentare presieduta dal senatore Pd, Ignazio Marino, le opposizioni in consiglio regionale.
Rispondendo a un`interpellanza urgente della deputata udc Anna Teresa Formisano, il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha confermato di aver incontrato quattro volte la direzione del Santa Lucia e ha annunciato di individuato una soluzione condivisa.
Notizia confermata dal dottor Amadio che, pur non volendo entrare nel dettaglio, ha spiegato che si tenterà  un convenzionamento extra budget regionale con l`Inail e con il ministero della Difesa.
Ma è chiaro che, fino a quando non si metterà  tutto nero su bianco, tra i 325 posti letto dell`ospedale regna lo sconforto.
Chi vive a Roma dalle parti della sede della Regione Lazio ormai ci è abituato: una volta al mese incorre nelle proteste di pazienti in carrozzina, personale e amministrazione del Santa Lucia. Vanno a bussare alla porta della Polverini e della commissione Sanità .
Ma si vede che sbagliano giorno.
Forse la prossima volta, alzando gli occhi al cielo, potranno salutare la governatrice impegnata in qualche giro d`onore.

Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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VOLO CON L’ ELICOTTERO DELLA PROTEZIONE CIVILE: PER LA POLVERINI “NON C’E’ NULLA DA SPIEGARE, SE SERVE LO USO ANCORA”

Luglio 24th, 2011 Riccardo Fucile

L’ARROGANZA DELLA CASTA: PER PRESENZIARE ALLA MARKETTA DELLA SAGRA DEL PEPERONCINO A RIETI, A DIFFERENZA DI ALTRE AUTORITA’, LEI HA CHIESTO L’USO DEL VELIVOLO DESTINATO A SPEGNERE GLI INCENDI BOSCHIVI COME DA CONTRATTO… INVECE CHE CHIEDERE SCUSA PRETENDE PURE DI AVERE RAGIONE: POVERA RENATA, IL POTERE TI HA DATO ALLA TESTA

“Io sono io, e voi…”. Lei è Renata Polverini. Lei è il governatore del Lazio.
Lei può: prendere un elicottero della Protezione civile per un comizio e un rinfresco per la Festa del peperoncino di Rieti e rifiutarsi per due volte di spiegare. Anzi, rivendica: “Non c’è stato un uso improprio. Lo userò ancora se avrò bisogno di conciliare, da presidente, la mia presenza in più contesti”. I
niziate a far girare le eliche, la Polverini è pronta per l’imbarco.
E per chi insiste, la risposta è perentoria: “Non c’è nulla da chiarire e mi meraviglia la vostra enfasi. Io sono il presidente regionale, se ritengo di utilizzare un mezzo veloce, per due situazioni diverse, posso farlo. Non gravo sul denaro pubblico”.
In coda a un ragionamento tortuoso, ecco che la Polverini, a sua insaputa, svela il segreto del suo viaggio nella città  di Guglielmo Rositani, consigliere di amministrazione Rai e presidente dell’Accademia reatina del peperoncino.
Il governatore ha raggiunto Rieti da Castel Fusano a bordo di un velivolo AS 350 B3 di Heliwest, assieme a quattro persone, due assistenti e due piloti.
Ai 70 chilometri che separano la sede regionale di Roma e il palazzo Papale di Rieti, la Polverini ha aggiunto i 27 per Castel Fusano.
Da cinque anni, ai tempi di Piero Marrazzo, la Heliwest di Asti rafforza la flotta dei mezzi antincendio a disposizione della Protezione civile laziale.
Il primo appalto è del 2006, rinnovato per 3 milioni di euro quasi in automatico nel 2009 e in scadenza l’anno prossimo.
La Heliwest dirotta 6 elicotteri nel Lazio durante l’estate, la convenzione è dal 15 giugno al 31 agosto.
Il bando di gara definisce con precisione l’accordo con l’azienda piemontese: “Consiste nel servizio aereo di spegnimento incendi boschivi sull’intero territorio laziale”.
Non c’è scritto che uno o più elicotteri siano riservati al governatore.
La società  di Asti, però, aveva offerto a Marrazzo dei trasporti di cortesia.
L’ex governatore ha sempre declinato per opportunità : può l’autore di una gara d’appalto ricevere un favore da chi partecipa e poi vince correttamente la commessa milionaria?
La Polverini può.
Rileggiamo: “Non gravo sul denaro pubblico”.
Sarà  perchè l’elicottero è noleggiato con milioni di euro per spegnere incendi, non per sedare la sete di chi s’ingozza di ‘nduja a Rieti.
E un attimo fa, per contrastare la casta, ieri rifletteva: “Sì ai tagli per le commissioni: sono troppe”.
Mentre l’AS 350 B3 volava su Roma con il governatore che doveva rientrare per una cena con la Coldiretti, ironia di una terribile ironia, due velivoli più piccini combattevano le fiamme sull’autostrada per Rieti.
Tra roghi veri e roghi culinari, la Heliwest pensava che la Polverini avesse ordinato il mezzo, il più potente, per visionaria l’area. Semplicemente: voleva evitare il traffico creato dai volontari della Protezione civile oppure arrivare puntale all’aperitivo di casta con l’amico Rositani, il ministro Paolo Romani (Sviluppo economico), i sottosegretari Roberto Rosso (Agricoltura) e Alfredo Mantica (Esteri).
La casta non resiste: dai voli di Clemente Mastella per un Gran premio a Ignazio La Russa per un partita dell’Inter.
Atterrata all’aeroporto Ciuffelli di Rieti con il picchetto d’onore del sindaco Giuseppe Emili, l’ex sindacalista è corsa in centro per un paio di tarallini e un vinello leggero in Prefettura.
Un po’ di energia per scandire parole solenni: “Rieti è il centro agricolo più grande d’Europa. Vi abbraccio”.
E via con le pale che girano.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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UNA SPOLVERATA DI PEPERONCINO PER LA POLVERINI VALE UN ELICOTTERO DAL COSTO DI 15.000 EURO

Luglio 22nd, 2011 Riccardo Fucile

PER PRESENZIARE ALLA KERMESSE ORGANIZZATA DA ROSITANI (PDL) “RIETI CUORE PICCANTE”, LA PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO OPTA PER UN ELICOTTERO DELLA PROTEZIONE CIVILE…LE STRADE ERANO TRAFFICATE MA, A QUEL PUNTO, NON POTEVA STARSENE A CASA?

Il peperoncino ha buoni effetti terapeutici: anestetico, afrodisiaco, antibatterico.
Ma provoca irritazione ai politici, un terribile vuoto di memoria e una profonda crisi d’identità .
Con la solennità  del luogo e la tenacia di una ex sindacalista, ieri mattina nel palazzo regionale, Renata Polverini ha invocato le forbici di casta: tagli ai privilegi spropositati, ai soldi spesi male, ai trattamenti speciali.
Un urlo: “Basta”. E che cavolo!
Con lo stesso completo verde oliva pugliese, il presidente del Lazio ha chiesto un passaggio a un elicottero noleggiato dalla Protezione civile per spegnere gli incendi durante l’estate.
La giornata era ancora lunga: la Polverini doveva tagliare — e stavolta l’ha fatto davvero — il nastro per la prima fiera campionaria di “Rieti cuore piccante”, una passione di Guglielmo Rositani, ex senatore di Alleanza nazionale e ora consigliere Rai devoto al Cavaliere, fondatore e presidente dell’Accademia reatina del peperoncino.
Alle ore 18, la Polverini atterra con un po’ di ritardo all’aeroporto Ciaffulli, un’auto con il sindaco Giuseppe Emili aspetta a motori spenti.
Ma i più nervosi sono i camerieri che osservano il rinfresco in Prefettura, un omaggio per le autorità  in trasferta con le fuoriserie di Stato: il ministro Paolo Romani, i sottosegretari Roberto Rosso (Agricoltura) e Alfredo Mantica (Esteri), i consiglieri Rai, Antonio Verro e Alessio Gorla.
Nessuno ha il coraggio di afferrare le bruschette con la ‘nduja prima che le mani di Romani e Polverini possano graffiare la tavolata, mentre la gente guarda spaesata il palazzo Papale vuoto, dove — dicono i manifesti — Rositani e istituzioni apriranno le danze.
La Polverini e Rositani lasciano senza esitazioni la Prefettura e quei prodotti tipici, quelle 400 specialità  di peperoncino, che soltanto a Rieti puoi trovare.
à‰ impossibile capire se la Polverini che annuncia i risparmi di casta sia la stessa Polverini che ordina un elicottero per la festa del piccante.
Non risponde: “Non ho nulla da spiegare. Pago tutte le spese che faccio, non scoprirai nemmeno una cena a mio carico. L’importante è che non vado con i soldi pubblici, vai tranquillo caro”.
L’affettuoso “caro” del presidente regionale è accompagnato da spintoni e insulti di Rositani: “Vada via, cretino, altrimenti la prendo a schiaffi. Non ha capito? Le do uno schiaffo”.
Non è facile condannare il volo del presidente Polverini, più di 15 mila euro per un viaggio di 60 chilometri, la strada statale Roma-Rieti è un girone dantesco con curve bastarde, code irritanti, fameliche prostitute e simpatici autostoppisti.
E non provate a suggerire il treno diretto.
Arriverà , abbiate fede: a Rieti l’aspettano dai tempi di Giovanni Giolitti.
Una speranza rinvigorita negli ultimi vent’anni con le promesse proprio di Rositani che, calabrese di Varapodio (ora è sindaco), sul miraggio ferroviario ci ha costruito una carriera politica.
Tra enormi peperoni rossi e verdi di polistirolo, piantine messicane che decorano la piazzetta, ieri era il giorno di Rositani.
Una gloria cercata con passione, e forza: la Rai ha annullato il Consiglio di amministrazione per l’invito a casa Rositani, qualcuno ha colto al volo (la Polverini in senso letterale), qualcuno ha declinato (il direttore generale Lei).
In piedi sul palchetto davanti ai porticati, come se fosse un comizio di Totò, Rositani raduna e mostra a una folla (modesta, in verità ) i grandi di Roma che visitano la città  di Rieti.
Paolo Romani ha una faccia stanca e dubbiosa.
Del tipo: io che ci faccio qui?
L’agenda del ministro era strana: una cerimonia ad Herat in Afghanistan e un intervento per “Rieti cuore piccante”.
Non è preparatissimo: “Dobbiamo fare ricerca sul peperoncino per le nostre industrie”. Il sindaco Emili è onesto: “Non mi piace il peperoncino, però possiamo investire”.
La Polverini scalda il pubblico come fosse in concerto: “Rieti è il centro agricolo più grande d’Europa. Questo fine settimana entrerà  nella vostra storia”.
Ma è ancora il sindaco Emili a stupire: “Ringraziamo i rappresentanti esteri. E in particolare l’ambasciatore dello Zimbabwe. Applausi”.
Come, come? Il Paese che ispirò una battuta telefonica di Mauro Masi: “Le pressioni per bloccare Annozero… nemmeno nello Zimbabwe”.

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TREMONTI QUALCOSA DEVE SPIEGARE AI SUOI ELETTORI

Luglio 11th, 2011 Riccardo Fucile

INTERROGATO DAI MAGISTRATI IL 16 DICEMBRE, TREMONTI, NONOSTANTE SIA STATO INFORMATO SULLE ATTIVITA’ ILLECITE DI MILANESE, NON MUOVERA’ UN DITO PER DIMISSIONARE IL SUO UOMO DI FIDUCIA…ANZI PER SETTE MESI CONTINUERA’ AD ABITARE NEL LUSSUOSO APPARTAMENTO MESSOGLI A DISPOSIZIONE GRATUITAMENTE DA MILANESE

Giulio Tremonti deve alcune spiegazioni ai cittadini che lo hanno eletto e gli hanno messo nelle mani l’economia italiana.
Partiamo da una data fondamentale: il 16 dicembre 2010.
Quel giorno Tremonti viene sentito come testimone dal pm Piscitelli che gli comunica due notizie importantissime:
1) il suo braccio destro al quale ha affidato i rapporti con la Finanza è indagato — proprio dalla Finanza – per corruzione;
2) Milanese si è fatto regalare da un imprenditore nei guai con la Finanza un orologio Patek Philippe del valore di circa 20 mila euro “per il ministro Tremonti”.
Il ministro nega di averlo mai ricevuto e mostra al magistrato il suo Swatch.
O Tremonti mente oppure da quel preciso istante ha il fondato sospetto che il suo braccio destro lo ha venduto, facendolo passare per corrotto.
Nonostante quella mattina i quotidiani pubblichino le intercettazioni dell’imprenditore dell’orologio, Paolo Viscione, che dice: “vengo ricattato dalla politica, da questo Milanese per questa storia qua, che si fotte i soldi”, Tremonti non fa nulla.
Anche quando Milanese pochi giorni dopo dichiara a Conchita Sannino di Repubblica: “ammesso e non concesso che abbia ricevuto dei regali da Viscione, che male c’è?”. Milanese resta il suo braccio esecutivo sulla Finanza e sulle nomine nelle società  partecipate, proprio i due poteri pubblici che – secondo i magistrati napoletani – Milanese si sarebbe venduto ottenendo Ferrari, gioielli, viaggi e un milione di euro.
Ma Tremonti non si limita a una colpevole inattività .
Dopo avere saputo dai pm il 16 dicembre che tipo era Milanese, resta dentro la casa pagata 8.500 euro al mese dal suo braccio destro indagato per corruzione.
Tremonti vive a sbafo di Milanese che si dimetterà  solo il 27 giugno.
Non per l’inchiesta per corruzione. Ma perchè ha puntato il dito contro il generale Michele Adinolfi per la fuga di notizie in favore di Bisignani.
Giulio Tremonti dovrebbe spiegare agli italiani il suo comportamento dopo l’interrogatorio del 16 dicembre.
– Perchè dopo quell’incontro illuminante con i pm lascia Milanese al suo posto?
– Perchè, dopo avere appreso che Milanese lo ha venduto, sulla storia dell’orologio non lo mette alla porta?
– Perchè accetta di vivere a sbafo facendosi pagare sette mesi di canone più spese per complessivi 64 mila euro da un possibile corrotto?
– Perchè lascia quell’appartamento solo dopo la richiesta di arresto, quando la storia diventa pubblica?

Dopo l’interrogatorio del 16 dicembre avrebbe dovuto accettare da Milanese solo una lettera di dimissioni, non un appartamento nel centro di Roma.

Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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