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ALEMANNO DAL K2 AL KO: “IL PIANO ANTINEVE ESISTE, NON MI SERVE NULLA”

Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI ROMA DISSE NO ALLA PROTEZIONE CIVILE: NEI COLLOQUI CON GABRIELLI LE SOTTOVALUTAZIONI E I RITARDI DEL CAMPIDOGLIO

Che gli uomini “spalino”. Che donne, vecchi, bambini “non escano di casa per andarsi a fare le foto”.
Ogni disfatta ha un suo bollettino da consegnare alla Storia.
E quando il sindaco Gianni Alemanno invita con tono perentorio a “raggiungere i quattro centri di distribuzione pale” prima che arrivi il gelo, la città  capisce che è tutto finito.
Meglio, che nulla è mai iniziato.
Perchè in quel si “salvi chi può”, la resa certifica un abbandono che si fa arrogante.
E per giunta bugiardo.
Come uno Schettino qualunque di fronte al suo naufragio, il sindaco perde la testa, rovescia il tavolo. Se la prende con i romani che “non mettono le catene”. Accusa la Protezione civile di previsioni meteo errate.
Evoca il complotto contro la città  eterna, “regolarmente informata in ritardo” delle calamità  che Iddio le riserva.
È uno spettacolo raggelante, che Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, chiosa a “Repubblica” così: “Sono un uomo delle istituzioni e provo un’amarezza infinita. Pur di proteggere se stesso e dissimulare le proprie responsabilità , c’è un sindaco pronto a distruggere il lavoro e la credibilità  di un intero sistema di Protezione civile. È incredibile”.
Già , ma di incredibile c’è soprattutto come è nata questa Caporetto.
Ci sono le comunicazioni tra Comune e Protezione civile, e almeno un atto interno del Gabinetto del Sindaco,che Repubblica ha raccolto e che documentano come Roma è stata abbandonata a se stessa.
Il vertice di giovedì
Bisogna dunque tornare indietro di qualche giorno.
Alle 19.30 di giovedì 2 febbraio, quando Gianni Alemanno entra negli uffici della Protezione Civile accompagnato da Tommaso Profeta, l’uomo responsabile della sicurezza e dei piani di protezione civile della città .
Gabrielli ha convocato il Comitato nazionale tecnico per discutere e aggiornare i piani per l’emergenza che ha colpito il centro-nord.
È un tavolo dove normalmente non vengono invitati gli enti locali. Ma questa volta, quello che sta per abbattersi su Roma consiglia la presenza del sindaco, dei rappresentanti della provincia (l’assessore alla sicurezza Ezio Paluzzi) e della Regione (il dirigente generale Luca Fegatelli).
Ad Alemanno, insomma, non sfugge il motivo per cui è stato convocato.
Anche perchè, il sindaco sa bene che la città  che amministra è l’unica a non avere ancora, ad otto anni dall’entrata in vigore della direttiva che lo impone, un “centro funzionale” per il monitoraggio delle condizioni ambientali.
Per sapere che tempo farà , Alemanno ha due soli strumenti: il televideo e la Protezione civile.
Il bollettino che gli viene consegnato è chiaro.
I meteorologi prevedono per venerdì 3, fino all’alba del 4, “precipitazioni combinate” pari a 35 millimetri d’acqua. Con una postilla ovvia.
Se sarà  acqua o neve, dipende da dove si collocherà  lo “0” termico.
Alemanno, che per giunta è un alpinista, dovrebbe sapere che quei 35 millimetri d’acqua, se trasformati in neve, significano 35 centimetri.
E, almeno giovedì sera (al contrario di quanto dirà  poi), la questione sembra essergli chiara. Si lascia infatti con Gabrielli con un impegno e una scommessa guascona: “Caro prefetto, allora ce la giochiamo con un grado.
Venerdì osserveremo la temperatura. Se raggiungiamo lo “0” in città , faccio partire il “piano neve””.
Il capo della Protezione civile prende atto, ma insiste.
Gli chiede se non ritenga opportuno allertare comunque il “Sitema nazionale di protezione civile”. Quello che consente di far affluire a Roma da altre parti del territorio nazionale, mezzi e risorse aggiuntive per fronteggiare l’emergenza.
Alemanno ringrazia, ma declina: “Il piano c’è, non ho bisogno di nulla”.
Il fax che svela la menzogna
Il sindaco, del resto, in quelle ore ha una sua coerenza.
Sa così bene quello che sta per precipitargli sulla testa ed è così convinto di poter fare da solo che il pomeriggio del 2 ha disposto la chiusura delle scuole per venerdì e sabato.
Ma c’è di più. Conosce a tal punto quale emergenza si avanza che martedì 31 gennaio, il suo Tommaso Profeta (l’uomo che è con lui alla Protezione civile), ha inviato alle 3000 associazioni di volontariato della città  una comunicazione ufficiale che invita alla immediata mobilitazione.
Leggiamo: “In riferimento all’informativa di condizioni meteo avverse protocollo RK 206/2012 e il possibile peggioramento della situazione meteo con rischio neve a quote basse, dalla serata del 31 gennaio, si ritiene indispensabile l’attivazione di presidi per far fronte alle eventuali esigenze di Protezione Civile, connesse all’assistenza alla popolazione”.
l sindaco chiede “a partire dalle 23 del 31 gennaio, fino a cessate esigenze”, squadre di 4 volontari che verranno pagati a forfeit (20 euro ciascuno).
Le tre telefonate
È solo nella notte tra venerdì e sabato, quando comprende che il suo “piano neve” forse non è mai neppure partito, che Alemanno è aggredito dal panico.
Alle 20 chiama una prima volta Gabrielli. “Per caso avete delle lame (gli spazzaneve ndr.)?”. Una domanda non solo tardiva, ma inutile, visto che il Dipartimento non ha mezzi propri.
Alle 23, una seconda chiamata. “Ho bisogno di 50 tonnellate di sale”.
E se possibile, questa nuova richiesta è ancora più surreale della prima, perchè su Roma nevica ormai da oltre 12 ore e il sale, lo sa chiunque, va sparso prima che la neve attecchisca sull’asfalto.
Intorno alla mezzanotte, l’ultimo grido di chi sta naufragando: “Mi dia l’esercito”, chiede Alemanno a Gabrielli confondendolo con il Prefetto, l’unico per legge autorizzato a far uscire mezzi e uomini dalle caserme.
Il “bollettino” che non c’ è
Il resto è noto.
Fino all’ultima mossa.
Una nuova ordinanza di chiusura delle scuole per lunedì, basata sul “bollettino meteorologico” dell’Aeronautica militare.
Dovrebbe essere lo schiaffo ai meteorologi della Protezione civile.
È invece l’ultimo grottesco fotogramma della disfatta.
Perchè – come confermano alla Protezione civile – non esiste nessun bollettino dell’Aeronautica per lunedì.
Ma solo una telefonata del sindaco a un ufficiale di guardia.

(da “la Repubblica”)

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QUALCOSA NON VA: SUPERBUROCRATI TUTTI RICONFERMATI, RESTANO I DIRIGENTI DI TREMONTI

Febbraio 5th, 2012 Riccardo Fucile

DA BEFERA A GABRIELLA ALEMANNO NESSUNO SI MUOVE… EPPURE MONTI AVEVA SOSTENUTO: “CI SONO MOTIVI DI GRANDE ALLARME” IN MERITO ALLE SPESE PAZZE DELL’AGENZIA DEL TERRITORIO, DIRETTO DALLA SORELLA DEL SINDACO DI ROMA

Decine di migliaia di euro per cene, regali, gioielli, voci incredibili come oltre 3 mila euro per uova di struzzo decorate da regalare a Natale, tutto pagato dal ministero del Tesoro di cui l’Agenzia del Territorio è parte importante.
Ma l’allarme non era poi così grande, visto che il Consiglio dei ministri ha confermato al suo posto Gabriella Alemanno.
Assieme a lei anche tutto il resto della dirigenza di massimo livello del ministero dell’Economia, dal ragioniere generale dello Stato Mario Canzio a Fabrizia Lapecorella, direttore generale delle Finanze, a Raffaele Ferrara a capo dei Monopoli di Stato e l’ormai celeberrimo Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate (il suo attivismo nelle ultime settimane ha di certo favorito la riconferma).
Eppure era l’occasione giusta, la meno traumatica, per un po’ di ricambio: la legge sullo spoil system prevede che i massimi dirigenti amministrativi, quelli che rispondono direttamente ai ministri, decadano assieme al governo che li ha indicati.
Poteva essere il momento per Monti, che è anche ministro dell’Economia ad interim, di rinnovare la squadra. E invece niente.Gabriella Alemanno resta al suo posto.
“Ha presentato un ottimo lavoro sulle case fantasma”, dicono dal governo per motivare la riconferma.
Non risulta ci sia stata alcuna sanzione, neppure un richiamo, per gli eccessi della Alemanno: le spese di rappresentanza, come ha rivelato Marco Lillo sul Fatto il 27 dicembre, sono passate dagli 80 mila euro del 2009 a un milione nel 2010 fino, stando alle stime, un milione e mezzo nel 2011.
Ma la Alemanno non si tocca.
Non per la parentela (è la sorella di Gianni, sindaco di Roma e leader di una delle fazioni del Pdl), quanto perchè a lei è stato delegato uno dei progetti più ambiziosi del governo Monti, la riforma del Catasto.
Sarà  annunciata ufficialmente in uno dei prossimi Consigli dei ministri.
Intanto la Alemanno sta lavorando sulle case abusive per attribuire loro d’ufficio una rendita catastale, primo passaggio di una revisione più ampia che Monti giura sarà  a saldo zero (qualcuno pagherà  di più, altri avranno sconti).
Le nomine al Tesoro sono cruciali per due ragioni.
Prima: Monti è ministro, ma in via XX Settembre non ha molto tempo di andare.
Alla testa del ministero c’è di fatto Vittorio Grilli, viceministro (da poco effigiato con pari dignità  del premier sul sito del ministero).
Grilli è l’ex direttore generale di Giulio Tremonti, promosso viceministro, ma che finora ha fatto il possibile per garantirsi la possibilità  di tornare alla poltrona di direttore (assai meglio pagata) in caso di crisi di governo.
Finora Monti non ha nominato alcun direttore generale, nonostante da più parti arrivino pressioni in questo senso.
Ultimo Francesco Giavazzi, economista della Bocconi che in un editoriale del Corriere della Sera due giorni fa ha ribadito che non si può lasciare acefala la struttura amministrativa di un colosso come il ministero del Tesoro.
In via XX Settembre oggi regna Vincenzo Fortunato, il potentissimo capo di gabinetto uscito di fatto vincitore dalla competizione con Marco Milanese, deputato Pdl e fino a pochi mesi fa principale collaboratore di Tremonti, poi travolto da un’inchiesta giudiziaria e rimasto fuori dal carcere solo grazie allo scudo della Camera che l’ha salvato.
I tecnici del Tesoro sono rimasti basiti quando Monti non ha dato alcun cenno di voler sostituire Fortunato, garantendo invece la continuità  totale con il governo precedente. Cambiare i ministri conta, ovvio.
Ma se tutta la potente struttura sotto di loro, che incide sulle nomine, le spese, i testi legislativi e così via, resta la stessa, una certa continuità  è garantita.
E a Monti, il compromesso, tutto sommato va anche bene purchè gli lascino fare le riforme che ha in mente.

Ste. Fel.
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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ROMA PIU’ VIOLENTA DI NAPOLI: ALLA CAPITALE LA MAGLIA NERA PER L’USURA

Gennaio 10th, 2012 Riccardo Fucile

DAL RAPPORTO “LE MANI DELLA CRIMINALITA’ SULLE IMPRESE” EMERGE UNA CITTA’ MENO SICURA… NEL 2011 RAPINE AUMENTATE DELL’11%… OGNI GIORNO IN ITALIA 50 AZIENDE CHIUDONO A CAUSA DELLO STROZZINAGGIO

Roma è sempre più violenta. Tra omicidi, estorsioni, regolamenti di conti, usure e rapine, la Capitale è diventata una città  sempre meno sicura, più violenta di Catania, Palermo, Napoli o Reggio Calabria, capoluoghi a forte radicamento mafioso.
Va a Roma, inoltre, il triste primato di capitale dell’usura.
A lanciare l’allarme è Sos Impresa e Confesercenti nel XIII rapporto ‘Le mani della criminalità  sulle imprese’.
La rapina del 4 gennaio nel quartiere di Tor Pignattara ha inaugurato il 2012 “confermando lo stato di emergenza sicurezza in cui versa Roma, da almeno cinque anni. La lunga scia di sangue dell’anno appena conclusosi ha contato 20 sparatorie e 30 omicidi. Più di quanti se ne siano verificati a Catania, Palermo, Napoli o Reggio Calabria”, denuncia il rapporto.
E a questi gesti eclatanti bisogna aggiungere il numero di altri reati, dall’omicidio alle lesioni, aumentati nel 2010 e nel 2011.
In particolare l’anno scorso le rapine a Roma sono aumentate dell’11% e “i principali obiettivi dei rapinatori sono diventati quegli esercizi commerciali che non possono contare su forme di controllo quali vigilanti o casseforti, o che non pagano il pizzo”. Dal rapporto, poi, emerge che “la violenza investe le periferie e le borgate, ma anche il centro storico e quartieri più ricchi come Prati, l’Eur e i Parioli.
“Sicuramente la lunga scia di sangue – rileva Sos Impresa – non può essere imputabile ad un’unica regia criminale. Probabilmente ci troviamo di fronte ad organizzazioni diverse che si contendono il ricco territorio della Capitale”.
A Roma, poi, “malgrado le rassicurazioni e le firme di patti di vario genere, l’ondata di conflitti a fuoco non accenna a smorzarsi e la paura cresce tra tutti gli strati sociali. A questo bisogna aggiungere la scarsità  di uomini e mezzi in dotazione delle forze dell’ordine”.
Infine, sul fronte dell’usura, il Lazio e la Capitale sono tra i più colpiti dal fenomeno. Secondo Sos Impresa sono circa 28mila (pari al 32%) il numero di commercianti del Lazio coinvolti in fatti usurai. Roma, in particolare, “è da decenni il luogo per eccellenza dell’usura”.
L’usura costringe alla chiusura 50 aziende al giorno e ha bruciato in un anno circa 130mila posti di lavoro, denuncia il rapporto che sottolinea come il fenomeno, ”alimentato dalla crisi economica”, assuma dimensioni sempre più preoccupanti: i commercianti vittime sono 200mila, ma le posizioni debitorie sono almeno il triplo, e il numero degli strozzini è lievitato da 25mila a oltre 40mila.
Sono 190mila le imprese che negli ultimi tre anni hanno chiuso i battenti per debiti o usura: l’indebitamento medio delle imprese ha raggiunto i 180mila euro, quasi raddoppiato nell’ultimo decennio, e continuano a crescere anche i fallimenti, che dopo il +26,6% del 2009 hanno raggiunto il +46% nel primo trimestre del 2010, con un trend che farà  superare largamente le 12mila chiusure.
In soffitta o quasi la figura del vecchio ‘cravattaro’ crescono gli usurai dalla faccia pulita, ”dalle società  di servizi e mediazione finanziaria a reti strutturate e professionalizzate, fino a soggetti legati a organizzazioni mafiose”.
Ed è proprio questo, denuncia il rapporto, il cambio di mentalità  più allarmante: ”Molti boss non considerano più spregevole tale attività , anzi il titolo di usuraio mafioso si inserisce compiutamente in quell’economia corsara, immensamente ricca e altrettanto spregiudicata, priva di regole e remore”.
La ‘Mafia spa’ muove un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro, con un utile che supera i 100 miliardi, al netto degli investimenti.
Una sorta di grande ‘holding economica’, insomma, sottolinea Confesercenti.
“Si parla di ‘Mafia spa’, come l’abbiamo ribattezzata nel 2006, per fare riferimento alla grandezza e alla potenza economica delle organizzazioni criminali – spiega Lino Busà , presidente di Sos Impresa – e quest’anno diamo un dato in più: 65 miliardi di liquidità  in possesso di questi clan. In un momento in cui non c’è liquidità  per nessuno, le mafie hanno grandi disponibilità . Risorse che vengono investite in continuazione, con una crescita enorme del patrimonio mafioso”.
Il solo ramo commerciale della criminalità  mafiosa sfiora i cento miliardi di euro, pari a circa il 7% del pil nazionale.
Una massa enorme di risorse che, ogni giorno, vengono trasferiti dai commercianti ai malavitosi. In Italia le imprese subiscono quasi un reato a minuto, per un totale di 1.300 reati al giorno.
“Il fenomeno è molto ampio, va al di là  del commercio. Abbraccia il mercato di produzione, a volte in modo quasi completo, come in alcune regioni del sud, ma anche in molti territori del settentrione. Solamente l’usura, che spesso viene considerata un ‘reato minore’, ha il controllo di duecentomila imprenditori italiani, osserva Marco Venturi, presidente di Confesercenti. La mafia oggi si fa impresa, agisce su più livelli e in modo trasversale rispetto alle componenti della società “.

(da “La Repubblica”)

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ROMA, LITE SU VIA ALMIRANTE: ALEMANNO FA IL PESCE IN BARILE E DONNA ASSUNTA SI INFURIA

Gennaio 4th, 2012 Riccardo Fucile

PROTESTANO L’ANPI E LA COMUNITA’ EBRAICA, CONTRARIO IL PD… MA IN ALTRE 200 CITTA’ ITALIANE, ANCHE A GUIDA CENTROSINISTRA, SONO STATE INTITOLATE STRADE AL LEADER DEL MSI SENZA CHE NESSUNO SOLLEVASSE OBIEZIONI

“Almirante può fare a meno della strada intitolata a Roma se il sindaco Alemanno non protesta contro chi vuole impedirlo”.
Parola (per ora) di   Assunta Almirante, moglie dello storico leader dell’Msi intervistata questa sera nella trasmissione “Roma Anch’io”, in onda su RadioIes 99.8.
“Giorgio – ha aggiunto – ha strade anche dai comunisti, ha la bellezza di 200 strade in Italia. A me la cosa non interessa e chi non vuole farlo, come Alemanno, bè non fa nulla. Quando il Sindaco avrà  bisogno di qualcuno, se il buon Dio mi darà  vita, saprò rispondergli. Io questa cosa non la perdonerò al sindaco: se faccio una richiesta la faccio in una casa in cui mi accettano. Sono stati bravi quelli che hanno voluto una strada per Togliatti e l’hanno avuta”.
Siamo alle solite.
Da una parte c’è una via che non esiste, da intitolare a Giorgio Almirante.
Dall’altra una strada che c’è già  nel cuore del quartiere Tuscolano: si chiama Acca Larentia, luogo simbolo per la destra.
Un vicolo dove il 7 gennaio del 1978 tre militanti del Msi furono assassinati da un commando di estrema sinistra.
A tre giorni dall’anniversario, tanto per non istigare gli animi, interviene l’Anpi di Roma chiedendo da un lato al prefetto di vietare il corteo commemorativo, dall’altro al sindaco Alemanno di ritirare la proposta di intitolare una strada al leader del Msi.
Alemanno non dice nulla: di “via Giorgio Almirante” aveva parlato all’inizio del suo mandato, poi più nulla.
Fino a novembre del 2010 quando sostenne che la titolazione di una via “ci sta, ma non deve essere elemento di divisione”.
A giudicare dalle polemiche il momento pare ancora lontano.
L’assessore alla cultura al Campidoglio Dino Gasperini precisa: “Nessuno ha mai approvato nessuna dedica di vie al segretario dell’Msi”
La polemica era iniziata con una nota dell’Anpi: “La manifestazione organizzata il 7 gennaio a Roma dai gruppi neofascisti romani e nazionali, in occasione dell’anniversario degli omicidi di Acca Larentia (1978), mette a forte rischio la sicurezza della capitale, rischiando di alimentare l’odio politico e di trasformarsi in un evento mediatico di apologia del fascismo e dell’antisemitismo”.
Non solo: l’Associazione Nazionale dei Partigiani di Roma “invita inoltre fermamente il sindaco Gianni Alemanno a ritirare la proposta di intitolare una strada a Giorgio Almirante”.
Per il Pd interviene il consigliere comunale Massimiliano Valeriani:   “Sulla toponomastica il Pd di Roma ha cercato di individuare una strategia condivisa, ma senza alcun risultato. La propensione del sindaco, che sembra più un capofazione che un primo cittadino”.
Per la Comunità  parla il presidente Riccardo Pacifici: “Siamo felici di prendere atto dell’impegno assunto dal sindaco Alemanno di tenere conto delle sensibilità  espresse non solo dalla nostra comunità , ma anche da chi condivide i valori dell’antifascismo. Le vie si dedicano – ha concluso – solo a uomini meritevoli di tale prestigioso riconoscimento. Sapere che la commissione toponomastica non ha discusso l’argomento non significa che domani non possa essere riproposto. Per questo continuiamo ad esprimere la nostra opposizione di fronte a questa scelta e per questo facciamo appello al Presidente della Repubblica Napolitano affinchè tali riconoscimenti – indipendentemente dalle amministrazioni in carica – non dipendano dall’umore delle commissioni di turno ma dall’analisi storico politica”.

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COME MORETTI SPUTTANA I SOLDI DEGLI ITALIANI: BUTTATO IL VAGONE EXTRALUSSO, LA CABINA “EXCELSIOR” ABBANDONATA AL DEGRADO SUI BINARI A ROMA CON VELLUTI, RADICA, DOCCIA E SPAZIO BAR

Gennaio 3rd, 2012 Riccardo Fucile

MENTRE PER GLI 800 DIPENDENTI “TAGLIATI” NON C’E’ FUTURO, LE FERROVIE SPUTTANANO MILIONI DI SOLDI PUBBLICI… UNA DELLE 20 CARROZZE COSTATE 15 MILIONI DI EURO E’ DIVENTATA A ROMA UN RIFUGIO PER BARBONI: MORETTI VERGOGNATI!

Metri, solo poche centinaia di metri separano l’Italia di chi difende mille euro di stipendio da chi sputtana milioni di soldi pubblici.
Roma, via Prenestina: i ferrovieri del servizio “treni notte” dal 24 novembre hanno occupato una palazzina di Trenitalia; poco più avanti giace la prestigiosa cabina Excelsior, un cadavere abbandonato con i suoi velluti, la radica, spazio bar, doccia e pure le suite.
Lorenzo, Roberto, Claudio, Giuseppe, Simone e Mario (alcuni degli 800 lavoratori delle aziende Rsi, Servirail ex-Wagon Lits) nell’edificio diventato il loro avamposto di lotta riordinano invece la stanza dove vivono e dove hanno deciso di rimanere perchè per loro l’accordo firmato a Milano, nel palazzo della Regione Lombardia il 30 dicembre, non ha valore. “Scatole cinesi di appalti su appalti che in questo caso riguarderebbero comunque solo i colleghi lombardi” spiega Roberto Scarbotti sfogliando le quattro pagine che Cgil e Filt-Cgil non hanno firmato.
Lo schema finale del verbale sul cosiddetto “piano di tutela” dei lavoratori parla unicamente di una regione e della possibile collocazione di 161 dipendenti.
E degli altri? “Non c’è traccia e nessuno sembra volersene interessare” prosegue Giuseppe Maggiolini che ripete come la vicenda dei “treni notte” vada gestita dal governo e non tanto sul piano regionale.
I ferrovieri hanno scritto ai ministri Passera, Fornero e al presidente Napolitano promettendo che continueranno la loro protesta.
Loro cercano di difendere il diritto di lavorare mentre a poca distanza c’è la carrozza simbolo del peggio il cui nome evoca grandi successi: Excelsior appunto, i cui costosissimi interni sono stati immortalati in un video..
Questa carrozza, ora diventato rifugio di senza tetto, è solo una delle 20 costate milioni di euro (circa 15) che oggi non solo non circolano più ma sono state abbandonate al degrado.
Pensare che solo il 22 aprile 2008, alla stazione centrale di Milano, in pompa magna ne avevano presentate ben 4 frutto di un restyling.
Gli uffici stampa parlavano di una nuova proposta viaggio del gruppo Fs, adeguatamente pubblicizzata prima dei ponti di primavera durante i quali erano attesi oltre 2 milioni di viaggiatori: “Ambienti realizzati con arredi e soluzioni tecnologiche all’avanguardia, come ad esempio un sistema di comunicazione con l’operatore di bordo, un sistema di videosorveglianza”.
Tante parole, soldi buttati, tutto finito nelle immagini della Excelsior in via Prenestina.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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LA CARICA DEI DIPENDENTI DEL COMUNE DI ROMA: SONO 62.000 E CRESCONO ANCORA

Dicembre 28th, 2011 Riccardo Fucile

TRA COMUNE E MUNICIPALIZZATE, LA CAPITALE SUPERA L’ENEL O FINMECCANICA TRASPORTI… NELL’ERA ALEMANNO ASSUNZIONI A PASSO DI CARICA

C’è un’azienda locale che quanto a occupati se la gioca con le più grandi imprese nazionali pubbliche e private.
È il Comune di Roma. Dall’alto dei suoi 62 mila dipendenti (stima per difetto), non teme confronti con colossi bancari del calibro di Intesa San Paolo, che ne occupa 70 mila entro i confini nazionali, e arriva a guardare dall’alto perfino la Finmeccanica, che tocca i 45 mila.
Per non parlare dell’Enel. I 37.383 dipendenti che il gruppo elettrico ha in Italia eguagliano il numero di quelli (37 mila secondo una valutazione contenuta nel sito Internet di Roma Capitale) che lavorano nelle società  controllate o partecipate dal Campidoglio.
Una cifra già  di per sè sbalorditiva, ma che va ad aggiungersi ai 25.141 stipendi pagati direttamente dal Comune.
Resta il dubbio se a questa cifra si debbano poi sommare le 1.409 persone che nel 2008 risultavano «fuori ruolo»: in tal caso si andrebbe ben oltre il totale di 62 mila.
Che è comunque un numero enorme. Per avere un’idea, sono gli abitanti di una città  come Viterbo.
Vero è che in base alla pianta organica il solo Comune dovrebbe retribuire oltre 5 mila persone in più.
Ma è altrettanto vero che il numero dei dipendenti del Campidoglio, escludendo ovviamente quelli delle società  partecipate, risulta nettamente superiore alla media nazionale.
Secondo l’Ifel, il centro studi dell’Associazione dei Comuni, in tutta Italia i dipendenti comunali sono 459.591, con una proporzione di 7,59 per ogni mille abitanti. A Roma ce ne sono invece 9,10.
Si potrà  ribattere che stiamo parlando della capitale del Paese, con esigenze certamente non paragonabili a quelle dei piccoli centri.
E che, per fare il caso di un’altra grande città , i dipendenti del Comune di Milano non sono meno dei romani, in proporzione agli abitanti.
Al 30 settembre del 2010 erano 16.097, cioè 12,15 per ogni mille abitanti. Ma con una differenza, in confronto al Campidoglio.
Perchè in quattro anni i dipendenti comunali di Milano sono diminuiti di quasi 1.500 unità . Mentre a Roma, al contrario, gli organici hanno continuato a gonfiarsi. Soprattutto nelle municipalizzate.
Il Comune di Roma ha 21 partecipazioni dirette in società  e altri organismi. Ma il portafoglio è molto più grosso.
Perchè attraverso le proprie società  il Campidoglio detiene altri 140 pacchetti azionari. In una galassia tanto vasta c’è posto per tutto.
Perfino per una compagnia assicurativa: la Adir, Assicurazioni di Roma. Caso unico in tutta Italia, dove anche lo Stato ha abbandonato questo settore da un bel pezzo.
E poteva allora mancare una società  costituita appositamente per capire quello che succede nelle municipalizzate?
È stata creata nel 2005 (sindaco Walter Veltroni) con il compito di analizzare i documenti e i programmi aziendali. Ragion per cui al suo amministratore Pasquale Formica, già  capo dello staff dell’ex assessore al Bilancio Maurizio Leo, difficilmente può essere sfuggito quanto accaduto in questi ultimi anni.
Da quando si è insediata l’amministrazione guidata da Gianni Alemanno le assunzioni sono andate avanti a passo di carica.
Le cronache dei giornali si sono a lungo soffermate sulla «parentopoli», com’è stata battezzata la stagione che ha visto approdare nelle società  della Capitale stuoli di congiunti, amici o colleghi di politici e sindacalisti.
Senza che però sia mai stata fatta realmente chiarezza sulle dimensioni di un fenomeno, di cui quella «parentopoli» era solo l’aspetto più patologico, che ha distinto negli anni della crisi il Comune di Roma come l’unica grande azienda italiana che assumeva a quei ritmi.
Altro che blocco del turnover nel pubblico impiego: porte sbarrate (o quasi) nei ministeri, porte spalancate nelle società  per azioni comunali.
Si può calcolare che il personale delle aziende che fanno comunque capo al Campidoglio sia cresciuto dal 2008 al 2010 di almeno 3.500 unità .
Alla fine dello scorso anno l’Atac aveva 12.817 dipendenti: numero paragonabile a quello dell’Alitalia.
Rispetto a due anni prima ce n’erano 684 in più, e a dispetto di una situazione economica da far accapponare la pelle.
Dal bilancio consolidato 2010 emergeva chiaramente un buco dell’ordine di grandezza di un miliardo di euro.
A 701 milioni di perdite «portate a nuovo», cioè accumulate negli anni precedenti e mai ripianate, si sommava una perdita d’esercizio di 319 milioni. E questo a fronte di un capitale sociale di 300 milioni.
I dipendenti dell’Ama, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti, erano invece 7.840. In due anni l’incremento è stato del 24%: fra il 2008 e il 2010 gli organici sono aumentati di 1.518 unità .
Nel bilancio dello scorso anno figuravano crediti verso utenti e aziende per la tassa sui rifiuti non pagata per la bellezza di 743 milioni di euro: poi svalutati a «soli» 436 milioni.
I debiti con le banche toccavano 620 milioni, che per un’azienda che non si occupa dello smaltimento finale e non ha quindi il problema degli investimenti relativi non è certamente uno scherzo.
Sempre al 31 dicembre del 2010 i dipendenti della Roma Multiservizi, quasi tutti operai precari, erano diventati 3.683, ovvero 68 in più del 2008.
È una società  che ha in appalto alcuni servizi particolari, come la pulizia delle scuole. Il Comune di Roma ne controllava attraverso l’Ama il 36%, in società  con due soggetti privati.
Si tratta della Manutencoop (Lega delle cooperative) e della Veneta, ciascuna titolare del 32%. Ma secondo il sito della società , consultato ieri, la quota del Campidoglio sarebbe ora salita al 51%.
I posti di lavoro sono aumentati anche all’Acea, l’azienda dell’elettricità  e dell’acqua, l’unica quotata in Borsa e ancora controllata dal Comune di Roma.
Alla fine del 2010 erano 435 in più a confronto con il 2008.
La società  amministrata da Marco Staderini, ex presidente dell’Inpdap stimatissimo dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, paga 6.822 stipendi. Non tutti in Italia.
Qualcuno a Santo Domingo, dove ha sede l’Acea Dominicana, qualche altro in Colombia, dove si trova il quartier generale di Aguazul Bogotà …
Anche se il motivo per cui una municipalizzata controllata dal Comune di Roma debba andare a investire dall’altra parte dell’Oceano Atlantico continua a rimanere uno dei più grandi misteri del nostro tempo.
Del resto, anche l’Ama non aveva forse tentato l’avventura internazionale, andando incontro a una disfatta in Senegal, dove la raccolta dei rifiuti nella capitale Dakar è costata svariati milioni ai contribuenti romani?
Soltanto considerando le tre principali aziende del Comune, Atac, Ama e Acea, si totalizzano 27.479 posti di lavoro: 2.637 in più rispetto al dicembre del 2008.
La crescita è del 10,6%. Nessuna società , però, ha battuto il record inarrivabile di Risorse per Roma.
È l’«advisor», testuale dal sito Internet aziendale, «dell’amministrazione capitolina nelle attività  di supporto per la realizzazione dei progetti di pianificazione territoriale urbanistica, rigenerazione urbana e valorizzazione immobiliare, promozione dello sviluppo locale e marketing territoriale..». Ebbene, per svolgere questa missione cruciale ha a libro paga 565 persone. §
Ben 338 (il 148,9%) più di quante ne avesse nel 2008, quando i dipendenti erano 227.

Sergio Rizzo
(da “Il Corriere della Sera”)

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LA CASTA DELLA POLVERINI: OLTRE AI NUOVI VITALIZI, I POSTI D’ORO NELLA AZIENDE ESTERNE ALLA REGIONE

Dicembre 24th, 2011 Riccardo Fucile

I BERLUSCONES RIMASTI FUORI DALLE ELEZIONI PER LA BOCCIATURA DELLA LISTA SONO STATI SISTEMATI… SEI SONO STATI COLLOCATI IN AZIENDE SATELLITE DELLA REGIONE LAZIO

Il pacco firmato Regione Lazio è complicato.
La manovra dei vitalizi per assessori esterni e consiglieri decaduti nasconde tagli e tasse per 1,4 miliardi di euro.
Come incartare i sacrifici (per i cittadini) con i privilegi (per i politici).
Eppure il governatore Renata Polverini mette su il viso del dispiacere, quel senso di pudore nel chiedere euro ai cittadini, sempre e comunque ai cittadini: “Era l’unica possibile”.
Già , mica poteva lasciare senza pensione la Giunta oppure i tre consiglieri del centrodestra transitati per sbaglio in Regione?
Il regalo farà  contento il sindaco Giovanni Di Giorgi che, nervosamente, deve scegliere la poltrona giusta: resta nel Consiglio laziale o si dedica al comune di Latina?
Un dilemma e un sollievo: qualsiasi decisione prenda Di Giorgi, il vitalizio è garantito a 50 anni con una riduzione del 5 per cento, a 55 al 100 per cento.
Nessun dubbio, però, sui rincari: aumentano le imposte (+ 0, 33 % Irpef), la benzina con un’accisa inedita (20 centesimi al litro), il bollo per l’automobile (+ 10 %).
Mentre calano i fondi per il sociale e le opere pubbliche (-100 milioni di euro). Com’era? “L’unica manovra possibile”.
Peccato che il centrosinistra suggeriva al Governatore di vietare un mal costume tipico di una regione grossa, indebitata e spendacciona: un dirigente pubblico deve rispettare un tetto massimo di stipendio senza cumulare l’incarico in corso con il vitalizio regionale.
Non conosciamo la risposta perchè l’ex sindacalista si è rifiutata di rispondere ai partiti di opposizione: rischiava di bombardare l’alleanza con il Pdl che si regge sui favori reciproci e il potere condiviso.
Il mandato Polverini ha un difetto di nascita: la lista dei berlusconiani rimase fuori perchè presentata in ritardo, e dunque i cacicchi locali, non eletti, andavano sistemati.
Quelli che sommano lo stipendio pubblico con il vitalizio già  maturato in banca o in tasca.
Ecco i sei candidati trombati in partenza e ora, momentaneamente, occupati in aziende satelliti della Regione Lazio.
C’è l’imprenditore Luigi Celori, 54 anni, a spasso con una rendita di tre legislature: è stato nominato presidente di Autostrade del Lazio, superati mesi di inattività  politica.
C’è Tommaso Luzzi, 61 anni, per 15 anni in Regione: si è accontentato di Astral, una società  che pulisce e asfalta le tangenziali e i raccordi.
C’è il socialista Donato Robilotta, 56 anni, commissario straordinario di Ipab Sant’Alessio, un centro per ciechi che gestiva un imponente patrimonio immobiliare.
C’è Bruno Prestagiovanni, 54 anni, commissario straordinario di Ater Roma, un carrozzone che assegna le case pubbliche.
C’è Massimiliano Maselli, 44 anni, presidente di Sviluppo Lazio, dove transitano bandi di gara e studi scientifici.
C’è Erder Mazzocchi, 43 anni, commissario straordinario di Arsial, l’agenzia regionale per l’agricoltura.
I magnifici sei incassano un degno e meritato stipendio pubblico, servono serenamente le istituzioni sapendo di incassare (in futuro o adesso) un sostanzioso vitalizio.
I magnifici sei, soprattutto, assicurano l’esistenza politica di Renata Polverini. Al traguardo di una serie di nomi e scrivanie,
fra le proteste cestinate e negate, c’è un’ultima idea che i partiti di opposizione hanno presentato al governatore: perchè confermare il rimborso chilometrico per i consiglieri?
Vi può suonare stonato, ma i rappresentanti laziali, se abitano a 15 chilometri dal palazzo regionale, recuperano un quinto di un pieno di benzina.
I 71 consiglieri laziali vengono pagati per il mandato in Regione (indennità ), per essere presenti in aula (diaria), per raggiungere il palazzo (rimborso), per presiedere o partecipare in commissione (e sono venti).
Però, va detto che la Polverini ci ha provato.
Voleva fare una manovra con meno tasse ai cittadini e più tagli ai politici.
Il Governatore ha deluso i cronisti che speravano in un ripensamento sui vitalizi: “Niente passo indietro. Da due giorni siamo in linea con le altre Regioni. Avevamo una discriminazione che colpiva solo i nostri assessori esterni, abbiamo messo le cose a posto”.
E il Codacons che fa ricorso contro la manovra?
“Che devo fare?”, ha risposto la Polverini.
Se sapesse cosa fare, sarebbe il governatore del Lazio che toglie ai ricchi e dà  ai poveri, non viceversa.
O forse, caspita, è proprio lei?

Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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E “FORTUNELLO” ANGELINO TROVO’ CASA IN CENTRO A ROMA A 485 EURO AL MESE

Dicembre 23rd, 2011 Riccardo Fucile

L’EX MINISTRO ALFANO HA ABITATO PER TRE ANNI IN UN APPARTAMENTO VICINO A PIAZZA NAVONA PAGANDO MENO DI UN TERZO DEL PREZZO DI MERCATO… IL LOCATORE E’ OGGI COINVOLTO IN UNA INCHIESTA PER EVASIONE FISCALE E RICICLAGGIO

Il più fortunato è stato sicuramente Claudio Scajola: Diego Anemone gli pagò parte dell’ormai mitica casa con vista Colosseo senza che lui ne sapesse nulla.
Giulio Tremonti si è dovuto accontentare soltanto di un affitto in pieno centro a Roma preso a nome del suo collaboratore Mauro Milanese.
Angelino Alfano, invece, a quanto pare l’affitto lo ha pagato di tasca sua, ma è stato davvero fortunatissimo.
Per quasi tre anni, fino al 2008, l’attuale segretario del Pdl ha occupato un alloggio di circa 60 metri quadri a Roma, in via del Paradiso, a metà  strada tra Campo de’ Fiori e piazza Navona a un prezzo decisamente conveniente: 485 euro al mese.
E dire che gli affitti, in quella zona centralissima della Capitale, sono piuttosto altini: per un bilocale in via dei Chiavari – a poche centinaia di metri da via del Paradiso – ci vogliono 1.500 euro; per sessanta metri in piazza Farnese, invece, il prezzo lievita fino a 1.800.
La notizia – raccontata per primo da Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera – salta fuori da un’inchiesta per evasione fiscale, truffa ai danni dello Stato e riciclaggio del pool reati finanziari della Procura di Milano, che ha notificato l’atto di chiusura delle indagini agli interessati.
Tra questi figura Roberto Saija, imprenditore nel campo energie rinnovabili, il quale, tramite la la società  Immobiltel a lui riconducibile, risulta aver preso in leasing l’appartamento di Campo de’ Fiori dalla banca milanese Italease.
Quest’ultima risulta proprietaria di due immobili (uno da 1,5 vani, l’altro da 3,5 vani, categoria A10 “studi e uffici privati”), in via del Paradiso 41.
Uno di questi è stato dato in affitto dal febbraio 2006 alla fine del 2008 all’allora deputato del Pdl Angelino Alfano, allo straordinario prezzo di 485 euro al mese.
Il locatore Saija non nega di aver affidato l’appartamento all’ex ministro della Giustizia, motivando il fatto con la scelta di una persona fidata.
L’imprenditore, infatti, dichiara di conoscere da molto tempo Alfano, il quale avrebbe occupato la casa per pochi giorni alla settimana, impegnadosi a lasciarla subito in caso di necessità .
Una disponibilità  evidentemente meritevole di un canone di affitto pari, in media, a meno di un terzo di quanto un normale cittadino sarebbe tenuto a pagare.
Alcuni negozianti ricordano bene Alfano: “Abitava qui – racconta il tabaccaio – lo vedevamo spesso. à‰ andato via poco prima di diventare ministro”.
Altri sono arrivati dopo: “Mai visto Alfano – racconta il pasticciere – ma se trovate chi gli ha affittato una casa in via del Paradiso a quel a quel prezzo portatemelo. Magari ne ha una anche per me…”.

Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NEL 2010 MILIONI DI EURO DELLA LEGGE MANCIA A 95 ENTI RELIGIOSI: SOLO IL 7,95% FINISCE IN CARITA’ AI PAESI POVERI

Dicembre 7th, 2011 Riccardo Fucile

NEL 2011 AL VATICANO OLTRE 750 MILIONI DI EURO… ANCHE OLTRETEVERE UNA CASTA COME QUELLA DEI PALAZZI DEL POTERE POLITICO?
.
I negoziatori della revisione concordataria del 1984, evidentemente consapevoli del papocchio che andavano allestendo, avevano previsto la possibilità  di una revisione dell’aliquota: era stato stabilito che l’8 per mille potesse diventare, per esempio, il sette o il nove, a seconda dell’andamento del suo gettito e delle spese reali della Chiesa.
Il compito di monitorare la situazione, e introdurre ogni tre anni gli aggiustamenti eventualmente necessari, era stato affidato, come nella migliore tradizione, a una commissione bilaterale.
Fin da subito, se ne sono ovviamente perse le tracce….
Ma ci sono tanti modi di mungere lo Stato ed è sperabile — ma non è detto — che Monti riesca a introdurre qualche salutare taglio.
Il primo comma dell’articolo 6 dei Patti Lateranensi del 1929 stabilisce che l’Italia deve assicurare al Vaticano “un’adeguata dotazione d’acqua di proprietà ”.
Come puntualmente avviene da allora con i 5 milioni di metri cubi consumati annualmente all’interno delle sacre mura.
Nel frattempo, il Vaticano ha pure cominciato a smaltire le acque di scarico attraverso la rete dell’Acea, di cui ha però puntualmente ignorato gli avvisi di pagamento.
Così, quando nel 1999 la società  si è quotata in Borsa, per evitare grane con i piccoli azionisti lo Stato è intervenuto una prima volta ripianando un debito vaticano di 44 miliardi.
Cosa che ha dovuto fare nuovamente nel 2005, mettendo ancora mano al portafogli, questa volta per 25 milioni di euro.
Il Vaticano si ostina, infatti, a non considerare la bolletta dell’Acea.
Per loro è semplicemente straniera.
Così, alla fine, la pagano gli italiani, che non possono dire altrettanto.
Se qualche volta tratta e incassa in prima persona (ha conquistato uno sconto perfino sul canone Tv per gli apparecchi degli istituti religiosi), ancora più spesso il Vaticano manda avanti gli enti-satellite o le strutture locali .
Che ricevono immancabilmente un’accoglienza festosa.
Da parte dei politici di ogni sponda.
Basta vedere quali strade hanno preso nel 2010 i circa 200 milioni del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, istituito nel 2008 e meglio noto in Parlamento come “legge mancia”.
Una tranche (51 milioni e 575 mila euro) l’ha distribuita il 30 luglio 2010, la commissione Bilancio di Montecitorio, che ha individuato 494 soggetti meritevoli e bisognosi.
Novantacinque dei quali, guarda un po’, nel mondo della Chiesa.
Per esempio: l’Arcidiocesi di Bologna (30 mila euro per la manutenzione della curia), la Confraternita Maria S.S. Assunta nella cattedrale di Palermo (50 mila euro per la chiesa di Maria S.S. Addolorata del Cristo Morto), la Congregazione missionari della divina redenzione di Visciano (50 mila euro per il potenziamento del Villaggio del fanciullo di Torre Annunziata e altri 70 mila per il recupero del complesso S. Maria degli Angeli), la Congregazione missionari della Sacra Famiglia di Castione di Loria (50 mila euro per il recupero di un fondo agricolo con specie vegetali autoctone arcaiche) e la Congregazione suore gerardine di Sant’Antonio Abate (50 mila euro per la messa in sicurezza della casa di riposo per anziani e indigenti).
Poi: la Diocesi di Gubbio (20 mila euro per il restauro della chiesa di Cipolleto), la Fondazione Madonna dello scoglio di Santa Domenica di Placanica (200 mila euro per la sistemazione del sagrato), la Fondazione Spazio Reale della parrocchia di San Donnino di Campi Bisenzio (50 mila euro per il recupero dell’area Spazio Reale), l’Istituto Immacolata di Lourdes delle suore francescane di S. Chiara (20.000 euro per il restauro della croce dipinta), e la parrocchia Cuore immacolato di Maria di Formia (50 mila euro per la ristrutturazione dell’oratorio Villaggio Don Bosco) e via continuando. In un elenco che diventa davvero senza fine se si tiene conto anche dei provvedimenti nazionali ad hoc.
Come i 50 milioni di euro assegnati in un biennio all’Università  campus biomedico (made in Opus Dei) dalla finanziaria 2003.
I due milioni e mezzo elargiti dalla Protezione civile (e che ci azzecca, direbbe Di Pietro) per il raduno di Loreto dell’Azione cattolica (14 maggio 2004).
Fino al milione di euro regalato dalla finanziaria 2004 a Radio Maria (il cui progetto editoriale recita: “Diffondere il messaggio evangelico in comunione con la dottrina e le indicazioni pastorali della Chiesa cattolica e nella fedeltà  al Santo Padre, usando tutte le potenzialità  del mezzo radiofonico”) e Radio Padania. Spiccioli, comunque, rispetto ai 3 miliardi e 500 milioni di lire stanziati dallo Stato per il Giubileo del Duemila….
E ancora, la legge sul finanziamento agli oratori approvata dalla Regione Friuli Venezia-Giulia il 22 febbraio 2000 (e prontamente imitata, nell’ordine, da Lombardia, Piemonte, Molise, Puglia, Liguria, Campania, Calabria, Lazio e Abruzzo).
Cogliendo fior da fiore, troviamo i 3 miliardi di lire stanziati il 9 febbraio 2001 dal Veneto per gli edifici di culto “che siano testimonianza di tradizioni popolari e religiose”; il mezzo miliardo, sempre di lire, della Basilicata “per la realizzazione di opere di culto e di ministero pastorale” (1° marzo 2001); i 2 miliardi della Calabria per la disciplina urbanistica dei servizi religiosi (2 maggio 2001); i 50 milioni di euro stornati ancora in Veneto dal Fondo speciale per il disinquinamento delle acque di Venezia a favore della curia patriarcale (15 febbraio 2004).

Stralcio da: “I senza Dio”, un’inchiesta sul Vaticano del giornalista de L’Espresso Stefano Livadiotti. In libreria

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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