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INTERVISTA A MARCHINI: “MELONI OSTAGGIO DEL SUO PASSATO E BERTOLASO PUO’ FARE SOLO IL TECNICO”

Aprile 11th, 2016 Riccardo Fucile

“IL VECCHIO CENTRODESTRA NON ESISTE PIU’, L’UNICA PROPOSTA CREDIBILE E’ LA MIA LISTA”

È la Lista Marchini l’unica alternativa credibile per Roma, tuttavia sarebbe ben lieto di trovare un’intesa con il candidato di Forza Italia Guido Bertolaso, purchè quest’ultimo accetti un ruolo puramente tecnico, seppur supportato da un ampio consenso politico. Parole e pensiero di Alfio Marchini, candidato sindaco della Capitale.
L’imprenditore apprezza le ripetute aperture effettuate nei suoi confronti dall’ex capo della Protezione Civile.
L’ultima ieri nel corso del programma In Mezz’Ora , dove, intervistato da Lucia Annunziata, Bertolaso dice: «Marchini è un altro candidato che ha una storia più simile alla mia. A Roma un binomio Bertolaso-Marchini sarebbe formidabile. Bertolaso sindaco e Marchini presidente del Consiglio comunale. Lui ha già  esperienza di Assemblea capitolina, c’è stato per tre anni».
Bertolaso – che spiega come avrebbe voluto essere un candidato unitario, specificando però di non «aver spaccato io il centrodestra» – aggiunge che con Marchini «non c’è trattativa in corso» ma lascia aperto più d’uno spiraglio aggiungendo: «Magari ci sarà  nei prossimi giorni, sulla base dell’esperienza del caso Passera a Milano».
Bertolaso ribadisce di non aver intenzione di ritirarsi ma, con Marchini, condivide l’idea sui partiti tradizionali: «Roma è stata terremotata dalla cattiva politica che in questi anni l’ha massacrata. Io non assolvo nessuno, nè centrodestra nè centrosinistra, e mi domando dove erano tutti questi signori che oggi parlano di legalità , pulizia, ripristino dei mezzi pubblici, negli anni passati. Non possiamo certo assolvere la giunta Alemanno e gettare la croce addosso al solo Ignazio Marino, che pure è stato imbarazzante».
Pensieri più volte rimarcati dallo stesso Marchini con i ripetuti attacchi a quel consociativismo ci cui sarebbero stati caratterizzati i rapporti tra maggioranza e opposizione negli ultimi anni.
Alfio Marchini risponde alle domande de Il Tempo sulla situazione della campagna elettorale in vista delle amministrative a Roma, ponendo alcuni paletti fermi: non ha intenzione di fare passi indietro, tiene aperto il dialogo con Bertolaso e Storace e a Giorgia Meloni chiede un gesto da leader, cioè il ritiro per convergere su un candidato unitario.
Marchini, ieri Bertolaso, ospite di In Mezz’Ora da Lucia Annunziata, ha attaccato centrosinistra e centrodestra indicandoli come corresponsabili di anni di mal governo. Accordo con lei in vista?
«Bertolaso ha confermato che il vecchio centrodestra non esiste più e che oggi a Roma l’unica proposta credibile è la Lista Marchini. Non posso che apprezzare»
Le ha anche mandato una proposta di alleanza. Cosa risponde?
«Porte aperte a chi con il proprio impegno ed esperienza vuole contribuire alla rinascita di Roma. La Lista Marchini lo fa da tre anni. Ma prima si studi il programma che presenteremo questo pomeriggio. Basta parlare di astrazioni politiche».
In caso di accordo comunque uno solo potrà  essere sindaco. E l’altro cosa farebbe nel caso?
«Bertolaso ha dimostrato nella sua vita di non essere attaccato alle poltrone o ansioso di riconoscimenti formali. È un uomo che si realizza nell’azione. Nella risoluzione delle emergenze. Ma per farlo bisogna prima esser capaci anche di creare le condizioni e il consenso politico. Altrimenti si va a sbattere come Marino…».
Ma Bertolaso ha ben altra esperienza rispetto al chirurgo. Non trova?
«Assolutamente sì, ma è un tecnico puro. Ha sempre dato il massimo quando ha avuto le spalle coperte da una solida delega politica e credo che sia lui il primo ad esserne consapevole. In passato era garantito dal presidente del Consiglio di turno e domani dovrà  esserlo dal sindaco»
Cosa intende dire con il suo slogan «liberi dai partiti?».
«Che voglio liberare le risorse e le migliori energie di questa città  soffocate per decenni dai partiti. Non li demonizzo ma a Roma i fatti dicono che la destra e la sinistra hanno fallito. Devono aprire alle energie della società  civile».
E lo stanno facendo?
«No. Si arroccano sempre più per difendere il loro fortino di privilegi e inefficienze. Se non si aprono verranno travolti e allo tsunami grillino che lascerà  macerie dovrebbero preferire la nostra rivoluzione civile per cambiare davvero Roma»
La Meloni sostiene di essere il candidato più forte nel centrodestra ma il dialogo, con lei e Bertolaso non è mai decollato. Per colpa di chi?
«Umanamente la Meloni mi sta simpatica. Ma la sua grande debolezza è di essere organica a chi in passato ha gestito da protagonista questa città . Anche per questo non voleva candidarsi e per di più incinta. Su questo ultimo dettaglio, però, la hanno messa nelle condizioni umane di non poter non gettare il guanto di sfida. Ora deve dimostrare di essere un vero leader nazionale».
Come?
«Prendendo l’iniziativa per una sintesi che vada oltre il vecchio centrodestra e il legittimo interesse del suo partito. Ha l’occasione per riscattare una gestione di questi mesi un po’ confusa. Ma non credo lo farà ».
Dall’intesa con Bertolaso a Roma che da sempre è metafora del Paese, potrà  nascere una nuova coalizione nazionale?
«Quando il candidato di Berlusconi punta il dito anche sul centrodestra per il fallimento di Roma e indica nella lista Marchini l’unico interlocutore credibile, si è già  oltre i vecchi schemi politici nati a Roma nel 1993».
Parliamo dei problemi di Roma. Bertolaso le da atto di essere un uomo del fare. Cosa fareste insieme in caso di vittoria?
«La mia priorità  è ridurre subito le tasse recuperando risorse nelle mille inefficienze. Sono tre anni che studio ogni dettaglio contabile e industriale. Si può e si deve fare. Su questo sbagliano clamorosamente sia la Raggi che Meloni. L’economia è ferma e continuare a pagare la spesa corrente con patrimonio e tasse vuol dire solo comprare tempo per un fallimento inevitabile. E nel frattempo, stiamo dissanguando cittadini e imprese. Basta».

Daniele Di Mario
(da “il Tempo”)

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BERTOLASO A “IN MEZZ’ORA” SEDUCE ALFIO MARCHINI E DICE LA VERITA’ SULLA MELONI: “ORA SFRUTTA PURE LA GRAVIDANZA”

Aprile 10th, 2016 Riccardo Fucile

“I SONDAGGI REALI MI DANNO ALLA PARI CON LA MELONI, VADO AVANTI COME UN TRENO”… UNICA ALLEANZA POSSIBILE CON MARCHINI… “GIACHETTI E MELONI SI DIMETTANO DAL PARLAMENTO E CORRANO SENZA PARACADUTE SE HANNO CORAGGIO, COMODO MANTENERE LO STIPENDIO”

Guido Bertolaso tende la mano ad Alfio Marchini per conquistare Roma.
Un’operazione politica che guarda più al centro che alla destra per il candidato sindaco di Forza Italia, che prova nel corso di In Mezz’Ora, su Raitre, a raffreddare le voci sull’imminente ritiro della sua candidatura, frutto della divisione interna al partito che lo sostiene, e rilancia la corsa al Campidoglio proponendo un ticket a Marchini.
E Alfio replica su Twitter, limitandosi ad affermare che le parole di Bertolaso confermano la bontà  del progetto per Roma della Lista Marchini .
Appare da escludere invece un raccordo fra Guido Bertolaso con Giorgia Meloni, dal momento che l’ex numero uno della Protezione civile riserva parole molto critiche alla leader di Fratelli d’Italia, accusandola di utilizzare la sua gravidanza per fare campagna elettorale e raccogliere maggiori consensi.
Bertolaso ripercorre le tappe che hanno portato alla sua candidatura.
“Per poche ore sono stato il candidato unitario del centrodestra. Berlusconi mi chiamò l’8 gennaio insieme a Meloni e Salvini, sono venuti tutti e tre per dirmi di candidarmi, perchè sono un uomo del fare e vogliamo tutti che Roma torni ad essere la città  che merita di essere. Poco dopo la mia dichiarazione sui rom, Salvini ha avuto il mal di pancia e ha cambiato idea” spiega Bertolaso, con riferimento alle sue parole contrarie alle ruspe per i rom, da lui definiti “vessati”.
“Sono una categoria vessata dalla storia, questo è un dato di fatto – ribadisce Bertolaso – Oggi sono i romani che sono vessati, anche dal problema dei rom, a loro volta vittime di una disorganizzazione totale della città  di Roma. Le ruspe le hanno già  usate contro i rom, li hanno sfollati e loro hanno preso armi e bagagli e si sono spostati da un’altra parte della città . Ma serve più intelligenza. Il mio programma è tolleranza Zero contro l’impressionante degrado. E nel degrado ci sono anche i rom”.
A seguito della rottura con Salvini, prosegue poi Bertolaso, si sono tenute le “gazebarie” a cui hanno partecipato 47 mila romani.
“Con il clima di antipolitica che c’è oggi – sottolinea – è stato non dico un plebiscito, ma un risultato incredibile”.
Eppure “il giorno dopo la Meloni ha deciso di candidarsi. Io volevo essere un candidato unitario, ma non sono io divisivo, ma sono loro che si sono divisi”.
D’altra parte, prosegue Bertolaso, “io non guardo in faccia nessuno, non accetterei un vice presidente per l’equilibrio fra i partiti, nè un presidente dell’Acea nominato solo sulla base di una tessera politica”.
Bertolaso sente ancora il sostegno di Forza Italia e definisce “bizzarra” l’ipotesi di un benservito da Silvio Berlusconi.
“Ieri abbiamo fatto una riunione e mi hanno ribadito il loro appoggio” spiega l’ex numero uno della Protezione Civile, che esclude quindi un ritiro della sua candidatura. “Sarei un’ipocrita se dicessi che non c’è problema. Ci sono quelle situazioni di attenzione e piccoli mal di pancia tipici della definizione delle liste elettorali”.
Bertolaso rilancia quindi e propone una soluzione politica come quella trovata a Milano fra Stefano Parisi e Corrado Passera.
“È una bella operazione che mi risulta abbia fatto il presidente Berlusconi. Può essere che lui sia capace di trovare un punto di incontro anche su Roma. Può essere – afferma Bertolaso – che Alfio Marchini, che è un candidato simile a me, possa benissimo venire con noi. Un binomio Bertolaso-Marchini in cui io faccio il sindaco e lui fa il presidente del Consiglio Comunale, visto che ha esperienza di questo, sarebbe formidabile. Non c’è una trattativa, magari ci sarà  nei prossimi giorni anche alla luce del caso Passera. Marchini è un valore aggiunto di questa città . Se Bertolaso si mette al cruscotto della macchina per farla funzionare bene e Marchini, che è anche lui indipendente ma ha esperienza di Consiglio Comunale e lo gestisce, che è determinante per il sindaco…”.
Quanto ai sondaggi, Bertolaso riferisce di essere “dentro una forchetta tra il 16 e il 18 per cento. Se non sono davanti alla Meloni, sicuramente siamo pari. Io dico che vado avanti secondo quello che è il mio programma. Se si spacca il centrodestra, non sono io a farlo, sono loro a dividersi. Io mi sento candidato dei romani e sono ottimista, non mi sono candidato per partecipare. Qui abbiamo davanti il dramma di Roma. Io sono abituato a vincere”.
Non manca una replica velenosa a Giorgia Meloni, che oggi ha parlato della sua candidatura da donna incinta come “battaglia simbolica sulle donne e il diritto al lavoro sempre”. “Questa è strepitosa” risponde Bertolaso, già  fortemente criticato per aver detto che la Meloni non poteva candidarsi in quanto donna incinta.
“Quando ho detto che Giorgia doveva fare la mamma, mi sono limitato a ripetere quello che disse al Family Day. Disse di non potersi candidare perchè era incinta. Ho solo ribadito quello che aveva detto lei un mese prima. Se invece ora vuole sfruttare questa bellissima vicenda per portare un po’ di voti dalla sua parte e fare campagna elettorale…”
Che Bertolaso guardi più al centro che alla destra lo si capisce anche dalle forte critiche che ha rivolto alla Giunta guidata da Gianni Alemanno.
“Roma è terremotata dalla politica degli ultimi anni e non assolvo nessuno da questa affermazione. Non possiamo buttare la croce solo su Marino per questo, Marino è stato imbarazzante ma anche la Giunta Alemanno ha le sue responsabilità . Qualcuno parlerà  di una mia nuova gaffe. Ma ritengo sia cosi'”.

(da “Huffingtonpost”)

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ROTTURA TOTALE TRA BERLUSCONI E LEGA-FDI: FALLITO L’ULTIMO TENTATIVO DI ACCORDO ANCHE SU BOLOGNA E TORINO

Aprile 7th, 2016 Riccardo Fucile

LA GHISLERI SMENTISCE UN SONDAGGIO CHE GLI ERA STATO ATTRIBUITO… UN SONDAGGIO DEMOPOLIS DA’ RAGGI 28%, GIACHETTI 23%, MELONI 19%, BERTOLASO 12%, MARCHINI 12%

Guido Bertolaso non si tocca. Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di ritirare il suo candidato sindaco di Roma. Almeno non per il momento.
Così mentre il partito romano litiga sulle liste municipali, il Cav blinda Bertolas
«Non ci sarà  nessun cambio di cavallo a – spiega un fedelissimo del leader azzurro – Non c’è nessun tentennamento di Berlusconi su Bertolaso». Anzi, in FI c’è la convinzione che sia in atto una campagna «tesa a indebolire la candidatura di Bertolaso e a minare la credibilità  di Berlusconi, anche utilizzando degli pseudo-sondaggi che poi, come ha fatto oggi Alessandra Ghisleri, vengono addirittura smentiti».
In effetti la sondaggista esclude, sia attraverso le agenzie di stampa sia con una nota ufficiale inviata alle redazioni da Euromedia Research, di aver effettuato rilevazioni su Roma, definendo «non associabili a noi» i dati riportati ieri da Il Tempo e dal Corriere della Sera .
«Noi di Euromedia – dice la Ghisleri a Un Giorno da Pecora su RadioDue – non abbiamo fatto il sondaggio, di cui parlano i giornali, che darebbe Bertolaso al 6%. Lo smentisco, non è un sondaggio a noi attribuibile».
La Ghisleri spiega che consegnerà  a Berlusconi il sondaggio su Bertolaso «prima di consegnare le liste, entro il 20 aprile».
Una rilevazione Demopolis resa noto ieri sera da Otto e mezzo su La7 dà  Virginia Raggi favorita al 28%, seguita da Roberto Giachetti al 23%, Giorgia Meloni al 19%, mentre Marchini e Bertolaso si attesterebbero su un 12%.
Se Bertolaso e Marchini si unissero, quindi, raggiungerebbero Giacchetti.
Fonti di FI raccontano di un Cav amareggiato per la situazione e irritato con chi ha deciso di non condividere fino in fondo le sue scelte.
L’intenzione è quella di non trattenere nessuno: chi vuol lasciare FI lo faccia.
Ad oggi dunque Bertolaso e l’ex capo della Protezione civile vanno avanti insieme. «Si sono visti anche ieri sera – spiega un dirigente di FI – e Berlusconi ha chiesto di preparare un calendario di iniziative pubbliche alla quali parteciperà  in prima persona insieme a Bertolaso. Oggi escono i manifesti del candidato».
Intanto, il tavolo della coalizione di Bologna presieduto da Altero Mattioli si chiude ancora senza accordo, con l’alleanza prossima a spaccarsi nelle altre città  al voto. L’ultima mediazione fallisce in mattinata, quando al tavolo nazionale delle alleanze elettorali Matteoli propone il via libera sulla candidata leghista a Bologna, Lucia Borgonzoni, in cambio del sostegno di Carroccio e FdI all’azzurro Osvaldo Napoli a Torino e alla candidatura dell’imprenditore Gianni Lettieri a Napoli.
Offerta rifiutata sia dagli sherpa leghisti sia dal partito di Giorgia Meloni, determinati a chiedere in cambio il passo indietro di Bartolaso per la corsa al Campidoglio.
Dal popolo delle libertà  a quello dei veti e dei ricatti.

(da “il Tempo”)

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LA MELONI CI RIPENSA: “NO A MARCHINI VICESINDACO”, LE COMICHE CONTINUANO

Aprile 5th, 2016 Riccardo Fucile

BERLUSCONI PENSA AL MILAN E SNOBBA SALVINI… NESSUNO FA UN PASSO INDIETRO

«Non abbiamo mai parlato di un ticket Meloni sindaco con Marchini vicesindaco». Due giorni dopo lo scenario che aveva disegnato la possibilità  di un «piano-exit strategy» con Giorgia Meloni candidato sindaco unico del centrodestra, che prevedeva l’innesto di Guido Bertolaso come city manager con il colpo di scena di Alfio Marchini in veste di vicesindaco, arriva l’ennesimo dietrofront di Fratelli d’Italia.
Cambia anche l’atteggiamento della Lega che dopo aver per settimane definito Bertolaso inadeguato oggi dice che “andrebbe benissimo come city manager, non andava bene come candidato sindaco, ma lo reputiamo un esponente del fare, un uomo con delle caratteristiche molto utili per Roma in altre funzioni».
Altro che giravolte, qua si rischia una cervicale cronica.
Tra l’altro la Lega deve ancora decidere se presentare una propria lista e farsi contare o inserire esponenti salviniani all’interno della lista civica di appoggio alla Meloni.
Insomma i balletti nel centro-destra continuano, ogni candidato chiede un passo indietro dell’altro per il bene di tutti.
La leader di FdI conferma l’incontro tra Salvini e Berlusconi. “Vedremo, penso che ci incontreremo nei prossimi giorni. Ci faremo due chiacchiere”, ma fa intuire che la sua candidatura non è minimamente in discussione.
Anche Guido Bertolaso (Fi) va avanti come una ‘ruspa’, di certo non ha intenzione di ritirarsi: “Resto candidato anche senza Forza Italia”.
Parla Antonio Tajani, tra coloro che hanno in mano il dossier su Roma: “Non possiamo cancellare la nostra parola e l’impegno preso con Guido Bertolaso. Ci hanno chiesto il bagno di folla, i gazebo… Tocca ad altri fare un passo indietro”, dice il vicepresidente del Parlamento europeo in un’intervista al Corriere della Sera.
Intanto l’ex Cav sembra occuparsi più del Milan che della Capitale. Dopo il funerale di Cesare Maldini nella basilica milanese di Sant’Ambrogio, Berlusconi è tornato ad Arcore dove ha pranzato con l’amministratore delegato Adriano Galliani, “un vecchio amico” come lo ha definito lui, e con Arrigo Sacchi.
Per quanto riguarda invece gli appuntamenti sul fronte politico “l’agenda è bianca”, fa sapere il suo staff, nonostante Salvini abbia detto di essere “a disposizione” per un incontro con il leader di Forza Italia.
Se il nome resta quella della Meloni, fanno capire da Forza Italia, non ci sono margini di trattativa.

(da agenzie)

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TAJANI: “MELONI, BASTA CAMBIARE IDEA”

Aprile 4th, 2016 Riccardo Fucile

“FACCIA CHIAREZZA NEL SUO PARTITO, NON SI PUO’ MUTARE OPINIONE OGNI GIORNO”

«Noi abbiamo suggerito prima Alfio Marchini, e la Meloni ha detto no. Poi la Meloni si era messad’accordo con tutti noi per Guido Bertolaso e aveva iniziato a girare Roma con lui, poi però ha cambiato idea. Adesso arriva questa proposta (lei sindaco, Marchini vice, Bertolaso city manager…n.d.r.) … L’unità  del centrodestra è un patrimonio per cui occorre lavorare, ma non può essere il frutto di decisioni estemporanee».
Antonio Tajani, romano, esponente moderato di Forza Italia e vicepresidente del Parlamento europeo non intende «fare polemica» con Giorgia Meloni.
Ma una cosa ci tiene a precisare: «Pacta sunt servanda. C’è stato un documento sottoscritto. Sono stati la Lega e FdI a cambiare idea. La politica è anche regole. Si deve essere seri».
Meloni propone ciò in nome dell’unità  del centrodestra.
«Il centrodestra, come le ho detto, era unito su Bertolaso. Se aveva interesse a candidarsi la Meloni doveva dirlo subito: sarebbe stata candidata. Ma non è che lo può a fare adesso a campagna di fatto iniziata, cambiando posizione più volte. Doveva dirlo all’inizio ma ha sempre detto che non ne aveva intenzione. Insomma, dovrebbero fare chiarezza al loro interno. Noi abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare per l’unità  del centrodestra: dai vertici ai gazebo. Ma l’unità  non vuol dire annientarsi e scomparire: perchè mi sembra che i sondaggi danno Fratelli d’Italia e Forza Italia alla stessa percentuale a Roma».
A proposito di sondaggi. Gli ultimi danno Guido Bertolaso molto dietro.
«Siamo a bocce ferme. Ancora occorre far conoscere le sue qualità  e il programma. Noi abbiamo scelto un candidato che non è esponente di partito: scelta fatta nella direzione della richiesta che c’è nel Paese di un profilo che sia espressione della società  civile, che abbia dimostrato di saper fare e non impegnato in altri ruoli. Bertolaso, insomma, farà  solo il sindaco. Mi sembra invece che l’appello della Meloni abbia l’obiettivo di cercare di rafforzare la sua posizione e la sua lista».
È vero ciò che si vocifera, ossia che in fondo ci sperate ancora in un ticket con Alfio Marchini?
«Marchini è un candidato che a noi piaceva, lo abbiamo detto fin dall’inizio. È un’espressione civica che poteva allargare i confini del centrodestra, a noi andava bene. Poi Fratelli d’Italia ha detto no. Detto ciò in questo momento mi sembra più forte Bertolaso che Marchini. Ma io faccio l’appello al tutto il centrodestra, perchè sono convinto che la partita si vince al centro».
Con Guido Bertolaso candidato?
«Assolutamente sì»

Antonio Rapisarda
(da “il Tempo”)

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INTERVISTA A MARCHINI: “ALLA FINE RESTEREMO SOLTANTO IN DUE”

Aprile 3rd, 2016 Riccardo Fucile

“CON TRE SFIDANTI PIU’ STORACE SI METTE IN SCENA LA FIERA DELL’EGO”

«Io, Bertolaso, Meloni Storace…».
A un certo punto dell’intervista con il Corriere della Sera, Alfio Marchini si concede un sorrisetto e un sospiro. E dice: «Vedrà  che il quadro generale evolverà  e si esemplificherà ».
E ancora: «Il tema per tutti non è fare un passo indietro ma farne due avanti verso la vittoria e la costruzione di qualcosa di nuovo, politicamente innovativo e di prospettiva. Con tre candidati più Storace si rischia di mettere in scena la fiera dell’ego. E lo dico da esperto della materia».
Quindi, aggiunge, «di quattro candidati ne rimarranno in campo al massimo due».
Nel giorno dell’inaugurazione del quartier generale della sua lista col «Grande cuore», Alfio Marchini lancia un segnale chiaro. Che ha, come punto d’arrivo, una ricomposizione dell’area moderata che corre per Roma. E che porti a meno candidati di quelli che ci sono.
Il sondaggio di Pagnoncelli sul Corriere della Sera la dà  lontano dal ballottaggio. Sempre se i blocchi rimarranno questi. Ma rimarranno questi?
«I sondaggi non sono ancora attendibili soprattutto per candidati civici, che non hanno un marchio come i partiti nazionali. E consideri che non abbiamo ancora presentato le liste».
Ci saranno novità  tra i candidati?
«Il quadro si semplificherà  nei prossimi giorni».
Come sta preparando la campagna?
«Tre anni fa feci una scelta di campo equidistante da tutti, con un avversario ben definito che era Alemanno. Fu una campagna più semplice».
E oggi?
«Dal giorno delle dimissioni di Marino, sto cercando di contribuire a costruire a Roma una alternativa al M5S e al Pd che abbia il segno della discontinuità . E ci sono ancora tutte le condizioni e il tempo per realizzare quel progetto».
Chi sono gli elettori di Marchini?
«Tre anni fa erano per il 70% di area ex centrosinistra. Oggi per l’80% vengono dall’area ex centrodestra. Aver mantenuto lo stesso livello di consensi è stato miracoloso. Ora va completata l’opera».
Difficile, con così tanti moderati in campo… Non le pare?
«È giunto il tempo del dialogo e del buon senso. Non mi considero un moderato ma un estremista del buon senso. E questo buon senso lo utilizzerò per garantire a Roma un governo solido e il più ampio possibile».
Quindi vuole riunire il centrodestra?
«La realtà  ci dice che centrodestra e centrosinistra sono esplosi. Erano vecchi schemi ormai superati. Bisogna andare oltre. Il civismo deve ossigenare la politica perchè questa è l’ultima speranza contro il populismo».
Berlusconi-Marchini contro Meloni- Salvini?
«Non credo ci sia in Italia uno spazio per una grande forza lepenista come in Francia. Credo piuttosto che sia giunto finalmente il tempo di far nascere una destra liberale e sociale che si confronti con una sinistra progressista. Siamo ancora alla politica degli ex. A prescindere dal fatto che siano fascisti, ex comunisti o ex democristiani…».
Berlusconi e Bertolaso le hanno mandato molti messaggi. Alleanza in vista?
«Ripeto, vedrà  che il quadro generale evolverà  e si esemplificherà ».
Sia più esplicito.
«Nessuno dei partecipanti coltiva il gusto autolesionista della sconfitta. A partire da Berlusconi, che non mi sembra sia afflitto da questa sindrome».
Difficile che Berlusconi torni sulla Meloni, dopo tutto quello che è successo.
«A 80 anni non mi sembra abbia alcuna intenzione di abdicare. Ancor meno di firmare una resa».
Quindi Bertolaso farà  un passo indietro?
«Il tema per tutti non è fare un passo indietro ma farne due avanti verso la vittoria e la costruzione di qualcosa di nuovo, politicamente innovativo e di prospettiva. Con tre candidati più Storace si rischia di mettere in scena la fiera dell’ego. E lo dico da esperto della materia».
Si sbilanci e faccia una previsione.
«Di quattro candidati, al massimo ne resteranno due. Per ora non mi chieda di più. Non ci sarà  un ballottaggio tra Pd e grillini, che criticano tanto le primarie e confezionano la scelta della Raggi seguendo un manuale di marketing politico. A Roma nel 1993 nacque il vecchio bipolarismo, a Roma nel 2016 si definiranno gli schemi politici dei prossimi dieci anni».
Addirittura
«Se il Pd perdesse Roma per mano dei 5 stelle, sarebbe una pericolosa prova generale per il referendum di autunno su cui il Renzi ha puntato tutto».

Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera”)

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SONDAGGIO IPSOS: A ROMA RAGGI BATTEREBBE TUTTI AL BALLOTTAGGIO

Aprile 2nd, 2016 Riccardo Fucile

PARTITI: M5S 29,8%, PD 24,8%, FDI 11,8%, FORZA ITALIA 11%, SINISTRA 6,2%, LEGA NORD 3,6%, LISTA MARCHINI 3,4%, NCD 2,2%, LA DESTRA 0,9%

Il Movimento 5 Stelle capeggia la graduatoria con il 29,8% delle preferenze, in crescita rispetto a tutte le consultazioni precedenti.
A seguire il Pd con il 24,8%, in forte calo rispetto alle Europee (quando ottenne il 43,1%) e in calo più contenuto rispetto alle precedenti comunali (26,3%%, quando però la lista Marino ottenne il 7,4%).
A seguire Fratelli d’Italia (11,8%) e Forza Italia che si attesta a 11%.
A sinistra Sel (3,6%) e Si (2,6%) ottengono lo stesso risultato di Sel alle europee (6,2%).
Quindi, Lega Nord (3,6%) e Lista Marchini (3,4%).
Nello scorso mese di febbraio aveva destato molta sorpresa la dichiarazione della senatrice Taverna secondo la quale a Roma ci sarebbe stato un complotto per far vincere il Movimento 5 Stelle.
Sembrava una provocazione, come se i principali partiti di fronte al compito improbo di amministrare la capitale d’Italia si stessero impegnando per non vincere.
I risultati del sondaggio odierno, realizzato presso un campione rappresentativo di elettori romani, sembrerebbero confermare il presagio dell’esponente pentastellata.
Giudizi negativi sulla qualità  della vita
Roma appare una città  fortemente provata, e non solo dalla vicenda dell’inchiesta Mafia capitale. Più di un romano su due (56%), infatti, esprime un giudizio negativo sulla qualità  della vita nella propria zona di residenza laddove il confronto con le altre città  metropolitane evidenzia che due residenti su tre (61%) si esprimono positivamente.
A tre mesi dalle elezioni abbiamo testato notorietà  e gradimento dei diversi candidati che potrebbero contendersi la poltrona di sindaco e gli orientamenti di voto.
Come sempre si ricorda che si tratta di una fotografia istantanea che ritrae gli attuali rapporti di forza tra i contendenti e non la prefigurazione dell’esito finale delle elezioni. Inoltre va sottolineato che le interviste si sono concluse prima dell’annuncio della mancata candidatura del sindaco uscente Ignazio Marino che, viceversa, compare nel sondaggio.
Il gradimento
Riguardo al gradimento è interessante osservare che con la sola eccezione di Virginia Raggi per la quale i giudizi positivi (27%) prevalgono di 2 punti su quelli critici (25%), per tutti i candidati il saldo è negativo, in particolare per Storace (-53%), Marino (-51%), Bertolaso (-42%), Fassina (-37%) e Razzi (-36%).
D’altra parte le vicende politiche recenti e le dinamiche che hanno portato alle diverse candidature hanno acuito tensioni all’interno degli elettorati delle aree politiche.
In particolare nel centrodestra dove con ogni evidenza appare in corso una competizione per la leadership nazionale. Salvini sostiene Giorgia Meloni, osteggiando sia la candidatura di Bertolaso, fortemente sostenuta da Berlusconi, sia quella «civica» di Alfio Marchini.
Raggi prima
Virginia Raggi al momento si colloca in testa alla graduatoria delle intenzioni di voto con il 27,5% delle preferenze, seguita da Roberto Giachetti (22,5%), Giorgia Meloni (20%) e, più staccati, Guido Bertolaso (12%) e Alfio Marchini (6,5%).
Il sindaco dimissionario Ignazio Marino che, come detto, non si candiderà  è accreditato del 4%.
L’area «grigia» costituita da astensionisti (36,3%) e incerti (15,5%) è molto ampia e riguarda poco più di un romano su due.
Ballottaggi
Virginia Raggi oggi prevale contro tutti i possibili competitori: nettamente contro Bertolaso (59,8% a 40,2%), abbastanza nettamente contro Giachetti (55,4% a 44,6%) e di misura contro Meloni (50,9% a 49,1%).
Sfiducia
Il quadro che emerge, quindi, è piuttosto articolato. Raggi e il Movimento 5Stelle sono in testa ma fatica ed emergere un orientamento univoco.
Nessuno sembra convincere la maggioranza dei romani della bontà  delle proprie scelte e della possibilità  di un cambiamento.
E, d’altra parte, con il commissario Tronca sono emerse altre vicende che hanno indignato molti romani, dagli appalti pubblici alla vicenda delle case comunali date in affitto a canoni bassissimi, talora nemmeno riscossi.
Metter mano all’amministrazione di Roma è un compito difficile e ingrato che probabilmente comporterà  scelte impopolari.
Molti si domandano se non sarebbe stato utile prolungare la durata del commissariamento anzichè andare ad elezioni. Roma è una città  ferita.
Chiunque vincerà  le elezioni è chiamato non solo a cambiare profondamente la situazione ma dovrà  porsi il problema di riportare serenità  e ridare alla popolazione un senso di appartenenza e un orgoglio che sembrano mancare da troppo tempo.

Nando Pagnoncelli
(da “il Corriere della Sera”)

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MARINO: SE AVESSI SEGUITO IL PD, ORA SAREI IN CELLA”

Marzo 30th, 2016 Riccardo Fucile

L’EX SINDACO: “IO CONTRO LE LOBBY, RENZI CI SI SIEDE A TAVOLA”

E’ il giorno di Ignazio Marino. Che ne ha per tutti durante la presentazione del suo libro “Un marziano a Roma” presso la sede della Stampa estera.
Ha attaccato il Partito democratico: “Se avessi seguito tutti i consigli del Pd forse mi avrebbero messo in cella di isolamento”.
Ma soprattutto il premier Renzi: “Roma bisognava sganciarla dalle lobby, mentre Renzi preferisce sedersi a tavola con le lobby”.
Non è una resa dei conti: “Raccogliere dati, studiarli e archiviarli fa parte dei compiti di un professionista. Il libro è un’analisi per capire il perchè abbiamo tante difficoltà  nei trasporti, perchè si è permesso che si costruisse in luoghi senza strade e asili, del come si sia arrivati a un tale debito nel 2008. E perchè tutto questo deve essere fermato – ha detto Marino – Non è una resa dei conti. È un libro che ho iniziato a scrivere a metà  mandato in cui spiegavo come mi ero concentrato inizialmente sul risanamento dei conti e nella seconda parte del mandato avremmo di nuovo investito. Purtroppo il governo Renzi, nel momento in cui avevo terminato l’opera di risanamento economico, ha ordinato ai consiglieri del Pd di dimettersi. Il capo del governo ha preferito riallacciare il rapporto con le lobby”.
Le lobby
“Dovevamo sganciare Roma dalle lobby, ma Renzi preferisce sedersi ai tavoli con le lobby. Avevo grandi aspettative nei suoi confronti nel momento in cui lui aveva un ruolo politico nazionale. Pronunciava parole in cui mi riconoscevo, come quelle sulle liberalizzazioni delle aziende che al Comune non servivano o sulle scelte delle persone da fare sulla base dei curricula. Da quella affermazioni siamo passati alle scelte dei direttori Rai e delle reti. Se l’avesse fatto Berlusconi molti giornali si sarebbero ribellati”.
Il “marziano di Roma”
Marino ha dato la sua versione anche sulle gelide parole del Papa dopo le polemiche del viaggio a Filadelfia. “Sia chiaro, Marino non l’ho invitato io”, aveva sillabato ai giornalisti Bergoglio in aereo di rientro dagli Usa, ma anche qui l’ex sindaco ha offerto una sua lettura: “Ho avuto una piacevole conversazione con Papa Francesco durante la quale ho ripercorso in termini severi la mia visione dei fatti. Non va attribuito a lui ciò che va attribuito a Renzi e al Pd anche se alcuni hanno voluto interpretare le sue parole come un via libera contro Marino per potersi liberare di questa figura scomoda. L’incontro si è tenuto a febbraio. Abbiamo stabilito che avrei raccontato gli incontri avuti con lui e che lui avrebbe letto il testo prima della pubblicazione”.
Si ricandida o no?
Non risponde sul suo futuro e sulla sua eventuale ricandidatura alle prossime elezioni di Roma, in programma a giugno. “Non è questa la sede per annunci e io non faccio nessun balletto. Non detto sì nè ho detto no. Non è l’argomento del giorno, ma il lavoro va certamente completato in questa città . Non ci sono unti dal Signore, ma spero ci possano essere candidati di statura molto più elevata di quelli che si sono presentati fino ad ora”.
Ha sbagliato addirittura il nome di Giachetti, il candidato sindaco del centrosinistra, chiamandolo Riccardo invece di Roberto: “Non lo conosco personalmente – si è poi giustificato – mentre Virginia Raggi (M5s) sì”.
Quindi non ha sciolto le riserve sulla sua candidatura, ma ci ha scherzato sopra: “E’ vero che il mio libro si intitola ‘Un marziano a Roma’, ma non sono ancora pronto a trasferirmi su Marte…”.
Sindaco per 28 mesi
Marino ha ripercorso i poco più di due anni del suo mandato, fino allo scandalo degli scontrini che ha provocato il terremoto in Campidoglio e le sue dimissioni. Ma senza spiegare nel dettaglio, non rispondendo nel merito e accusando ancora Renzi: “Ritengo di non aver nulla di più da spiegare di quel che ho fatto. Quando verrò chiamato spiegherò a proposito di questi 12mila euro che mi vengono imputati. Mi piacerebbe che la stessa trasparenza venisse utilizzata dal capo del governo che – lo leggo sui giornali – ha speso in un anno come presidente della provincia di Firenze (che è più piccola nella capitale) 600mila euro in spese di rappresentanza, rapidamente archiviate dalla magistratura contabile”.
Di nuovo attacco frontale a Renzi. “Parigi riceve dal governo nazionale 1 miliardo all’anno per gli extra costi della città … Londra riceve 2 miliardi… Occorrono investimenti sulla Capitale, ma bisogna amarla la Capitale, evidentemente il nostro capo del governo non ama Roma”.
I guastatori in Campidoglio
Marino ha difeso le sue scelte e giustificato alcune mosse: “Per l’ultimo rimpasto di giunta (quello di luglio 2015 con l’estromissione di Sel, ndr) mi sono fidato dei consigli di Matteo Orfini che sosteneva di averne discusso con il capo del governo. Io ho condiviso questa scelta e me ne assumo la responsabilità , non mi aspettavo che alcuni degli assessori nominati fossero arrivati lì con il compito di guastatori”.
E sugli attuali rapporti con il Pd ha osservato: “Io ho la tessera del Pd dell’anno 2015. Quest’anno non l’ho ancora rinnovata, ma l’anno non è ancora terminato. Io mi sento democratico nell’animo, e non rinuncio all’idea che anche nel nostro paese possano esistere finalmente due forze, conservatori e riformisti. Il partito che io ho fondato è diverso dal partito che c’era, che aleggiava in questa città  nei mesi di ottobre e novembre, un partito dove tutti i circoli sono stati chiusi dove c’è un commissario, dove i consiglieri comunali hanno ricevuto l’ordine di dimettersi senza venire in aula a confrontarsi con il loro sindaco. Il Pd non esiste”.
Non solo. Per l’ex sindaco “in questo momento noi abbiamo non un governo di centrosinistra ma di centrodestra, con Alfano e Lorenzin di Ncd, e al Senato l’appoggio di Verdini. E il fatto che per due anni e mezzo Roma abbia ricevuto meno della metà  del denaro dato a Milano per il trasporto pubblico, è indice che non c’è stata una piena collaborazione dal governo nazionale e da quello regionale”.
Questione Mafia Capitale.
“Quando iniziò la vicenda nel dicembre 2014 ed era evidente che nè io nè la mia Giunta avevamo nulla a che fare con quel mondo, l’allora vicesindaco Luigi Nieri mi disse ‘perchè non ti dimetti adesso, verrai rieletto a furor di popolo nella primavera 2015′. Io ho ragionato come avrei fatto in sala operatoria: ero vicinissimo a chiudere per la prima volta il bilancio preventivo del 2015 entro il 2014 e dovevo buttare la città  in una campagna elettorale solo perchè io ne avrei avuto un grande vantaggio? Ho scelto di chiudere il bilancio 2015 entro il dicembre 2014”.
Ha parlato poi del suo successore, il commissario starordinario Francesco Paolo Tronca: “E’ stato indicato monocraticamente da un capo del governo non eletto dal popolo. Non posso giudicarlo, le azioni del prefetto sono riconducibili al governo, è semplicemente un esecutore”.

Valeria Forgnone
(da “La Repubblica”)

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GIACHETTI SUPERA LA RAGGI, LA MELONI STACCATISSIMA: L’ULTIMO SONDAGGIO

Marzo 27th, 2016 Riccardo Fucile

SONDAGGIO SCENARI POLITICI: GIACHETTI 26,6%, RAGGI 25%, MELONI 17,7%, BERTOLASO 10,5%, MARCHINI 8,9%, FASSINA 6,4%, STORACE 4%

Per la prima volta Roberto Giachetti, candidato sindaco Pd a Roma, supera nelle preferenze Virginia Raggi, candidata del Movimento 5 stelle.
Lo riporta un sondaggio svolto per HuffPost da ScenariPolitici-Winpoll.
Giachetti ottiene infatti il 26,6% dei consensi, mentre Raggi si ferma, non lontana, al 25%.
Al terzo posto, staccata di quasi 10 punti, la candidata di Fratelli d’Italia e Lega Nord, Giorgia Meloni al 17,7%.
Arrancano invece le candidature di Guido Bertolaso, Alfio Marchini e Stefano Fassina. L’ex capo della protezione civile sostenuto da Silvio Berlusconi è fermo al 10,5%.
Non decolla nemmeno il civico Marchini che si attesta all’8,9%.
Male il candidato della Sinistra Fassina che raccoglie solo il 6,4%.
Storace raccoglie il 4%, Rienzi lo 0,5%, Iorio lo 0,4%,
La somma di Bertolaso e Marchini potrebbe quindi toccare il 19,4%, superando pertanto la Meloni.
Se poi si aggiungesse a loro anche Storace si arriverebbe al 23,4%, molto vicino al possibile ballottaggio.

(da “Huffingtonpost”)

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