Marzo 26th, 2016 Riccardo Fucile
L’IPR DI ANTONIO NOTO INDIVIDUA L’UNICO CANDIDATO CHE POTREBBE VINCERE AL BALLOTTAGGIO CONTRO I CINQUESTELLE
Un sondaggio rimbalza dalla sede della Casaleggio e associati, nel cuore di Milano, all’ufficio stampa del
gruppo del Movimento Cinque Stelle a Palazzo Madama.
I numeri sono chiari: a Roma Virginia Raggi è sopra il 28 per cento, cinque punti avanti al candidato del Pd Roberto Giachetti, la Meloni al 18-19% è tagliata fuori.
Con l’attuale quadro il ballottaggio è scontato e la vittoria finale quasi. La rilevazione è dettagliata. Analizza ogni possibile scenario.
E individua solo un’ipotesi di sconfitta: tutti i candidati del centrodestra dovrebbero tirarsi indietro e sostenere Alfio Marchini.
Cerchiamo di capire di più da Antonio Noto, il direttore di Ipr Marketing.
Lo interroghiamo con una domanda netta: Virginia Raggi sarà sindaco di Roma?
Il sondaggista tira fuori i suoi numeri e conferma il quadro: «Ha solo una possibilità di perdere. Con Marchini sostenuto da tutta l’area di centrodestra. Oggi questa sfida finirebbe 53 a 47»
Per ora tutti giocano coperti ma Gaetano Quagliariello, ieri ministro per le riforme e oggi il più ascoltato consigliere di Marchini, spiega una operazione che, giorno dopo giorno, prende forma:«Marchini è al 12 per cento, se Berlusconi rinuncia a Bertolaso e porta il suo attuale 10…». Siete al 22?
«No, siamo almeno al 26 perchè essere candidato vincente garantisce un valore aggiunto».
I Cinque Stelle possono solo aspettare. Anche Marchini per ora sta alla finestra .
Il pressing vero non è ancora partito, ma dentro Fi cresce il fronte che spinge per un accordo largo.
Minzolini, senatore berlusconiano ma anche giornalista con la passione del retroscena e dell’analisi, spiega il senso politico dell’operazione: «Roma può trasformarsi in un laboratorio. L’idea è vincere Roma per poi puntare al voto nazionale: sindaco e poi premier. La sfida? Unire tutto il centrodestra su Marchini, uno capace di recuperare voti nel serbatoio di centro dove siamo oggettivamente più deboli».
Nella roccaforte romana di Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi osserva le mosse e studia gli ultimi sondaggi. Minzolini, uno che conosce bene e da tempo il Cavaliere, spiega così gli attuali umori: «Lui oggi è ancora su Bertolaso. È convinto che quasi metà dei romani è deciso a non votare e che l’ex numero uno della Protezione civile è quello che più degli altri può pescare nel serbatoio dell’astensione. Ma Berlusconi non può accettare di restare fuori dal ballottaggio e se i numeri non dovessero cambiare vedo probabile una svolta su Marchini».
Oggi nessuno è però pronto al passo indietro. Nemmeno Berlusconi.
Ma Gugliemo Vaccaro, ieri deputato del Pd e oggi candidato di Marchini nella corsa al Campidoglio, insiste nel pressing: «Marchini era anche la sua scelta iniziale. Per vincere. Ora ha la possibilità di riaprire una partita già chiusa. Se il centrodestra resta fermo su 4 candidati, i Cinque Stelle hanno vinto. Se Berlusconi torna su Marchini si riapre tutto. Si creano le condizioni per vincere a Roma, per costruire un nuovo polo”
Arturo Celletti
(da “L’Avvenire”)
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Marzo 25th, 2016 Riccardo Fucile
DISASTRO CENTRODESTRA: MELONI 15%, MARCHINI 9%, BERTOLASO 8%… IRRAGGIUNGIBILI RAGGI 26% E GIACHETTI 24%… ENTRO 10 GIORNI ALLEANZA CON MARCHINI
La partita del centrodestra a Roma non è ancora chiusa.
L’uscita di Guido Bertolaso su un suo possibile passo indietro in favore di Marchini — “Se verrà appurata la mia impossibilità di arrivare al ballottaggio” — è il frutto dei ragionamenti politici che si stanno facendo in queste ore all’interno del partito azzurro.
I sondaggi arrivati questa settimana sul tavolo di Berlusconi sono impietosi per l’ex capo della protezione civile, che non va oltre l’8 per cento.
Più basso di Giorgia Meloni, al 15 e anche di Alfio Marchini, al 9 per cento.
Un disastro generale per il centrodestra, nessun candidato va oltre i partiti che lo sostengono.
Giachetti è dato al 24 per cento e Raggi al 26, praticamente già al ballottaggio.
Un altro rilevamento è stato commissionato per la prima settimana di aprile: se Bertolaso non dovesse recuperare, allora nel partito azzurro si valuterà il da farsi. Quello che non si capisce, però, è perchè Bertolaso lo abbia dichiarato pubblicamente, dando l’idea di un rompete le righe ancora prima della battaglia.
“Incomprensibile”, viene definita l’uscita del candidato azzurro nel resto del centrodestra. A meno che non si tratti della sua ennesima gaffe: Bertolaso si sarebbe fatto scappare quei ragionamenti che a Palazzo Grazioli e nel partito si fanno già da un paio di settimane.
Oppure potrebbe trattarsi di una mossa apposita per preparare il terreno a una sua uscita dal campo in maniera onorevole.
Venerdì, intanto, da Forza Italia si è cercato di blindare il candidato.
“Con Bertolaso si va avanti fino alla fine senza alcun dubbio”, dice Silvio Berlusconi. “Bertolaso è assolutamente determinato ad andare avanti, bisogna unire le forze intorno a lui”, gli fa eco Maurizio Gasparri.
“Io non ho detto che voglio convergere su Marchini. Non starò all’angolo e gioco per fare il sindaco, non il city manager”, sostiene invece il candidato forzista. Che poi sfida gli avversari: “Facile fare campagna elettorale essendo parlamentari. Dimettetevi”.
Gianluca Roselli
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 25th, 2016 Riccardo Fucile
COME AVEVAMO ANTICIPATO DIECI GIORNI FA, SI VA VERSO UN’INTESA CHE VALE IL 22%… L’INTERVISTA A BERTOLASO LO CONFERMA
L’ex numero uno della Protezione civile, il Mister Wolf che ha servito nove governi di centrodestra e
centrosinistra, va avanti nella sua campagna elettorale per Roma.
Ma per la prima volta, in questa intervista al Corriere, paventa l’ipotesi di «una convergenza», prima del voto, con un altro candidato: «Alfio Marchini. Mi pare un candidato simile a me, un candidato civico, che in questi ultimi anni, a Roma, ha fatto un’opposizione concreta dimostrando di essere libero».
Sta dicendo quindi che lei e Forza Italia possiate finire per sostenere Marchini?
«Chiariamoci. Io sono in campo, continuo la mia campagna elettorale. Poco fa, camminando per strada, mi hanno fermato almeno la metà delle persone che ho incrociato. Mi dicono di andare avanti, qualcuno ha detto che va a votare solo se sono in campo io, altri mi hanno addirittura chiesto il numero di telefono. Però…».
Però
«Fino a che ci sono le condizioni per andare avanti, è ovvio che non mi ritirerò. Però non sono certo il tipo a cui piace andare a sbattere contro un muro. Di conseguenza, se nel corso delle settimane si dimostrasse l’impossibilità di arrivare al ballottaggio, si potrebbe trovare una convergenza con un candidato che abbia le mie stesse caratteristiche “civiche”».
Alfio Marchini.
«È l’unico candidato che mi somiglia. È stato in consiglio comunale negli ultimi tre anni, dimostrando di essere molto attento alla città . E poi, a prescindere dalle chiacchiere sulle idee della sua famiglia, è sempre stato al di fuori delle logiche della politica e dei partiti. Lo stimo moltissimo».
In questo caso, lei farebbe il city manager di Marchini?
«La convergenza con Marchini è un’ipotesi che avrebbe verificata nelle prossime settimane. Quanto alla storia del city manager, le rispondo subito. Non lo farò».
E la candidatura della Meloni?
«Tra le cose da verificare ci sono anche le prossime mosse della Meloni e di Salvini. Voglio verificare se entrambi tornano sulla mia posizione. Perchè io, sulla loro, non ci vado».
E se il tandem Meloni-Salvini…
«Parliamoci chiaro. L’unica figura con cui in questo momento si potrebbe immaginare un modus operandi comune è Marchini. Nel frattempo, sia chiaro, io vado avanti per la mia strada».
Che cosa le dicono i sondaggi?
«Mi crede se le dico che non c’è nessun sondaggio?».
Dicono tutti che…
«Non credo molto ai sondaggi che vengono commissionati dai partiti. Perchè temo che, spesso, siano fatti per soddisfare il committente e dirgli quello che vuole sentirsi dire. È questo il motivo per cui mi fido solo dei miei personalissimi sondaggi».
E quali sarebbero?
«Li elaboro da solo, girando per strada a piedi o con la mia macchinetta. La quantità delle persone che mi fermano è impressionante».
Come sono, quindi, i suoi sondaggi?
«Sono molto positivi. Molto».
Salvini e Meloni hanno detto che, in caso di ballottaggio tra M5S e Pd, voterebbero per i primi. E quindi per Virginia Raggi. Lei ha paura dei grillini alla guida del Campidoglio?
«Su molti temi, come la legalità , devono avere voce in capitolo. Ma non hanno alcuna esperienza per amministrare il Campidoglio. Non sono pronti».
Tommaso Labate
(da “il Corriere della Sera“)
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Marzo 23rd, 2016 Riccardo Fucile
PRESENTAZIONE A ROMA CON LA PRESENZA DI BERLUSCONI: “IO SONO COME BATMAN, AVANTI TUTTA”
Ticket? Primarie? A Guido Bertolaso non interessano. “Ne parlano altri, è una situazione imbarazzante e
quasi ridicola questo continuo cambiamento di rotta e direzione. C’era un candidato che era stato individuato dai tre partiti con sondaggi favorevoli. Per le primarie siamo anche fuori tempo massimo. Io vado avanti”.
L’ex capo della Protezione civile e candidato sindaco per il centrodestra a Roma va dritto per la sua strada.
“Inoltre – ha aggiunto – i miei sondaggi, ovvero i contatti con i romani, sono positivi. Giro in bici o con la mia utilitaria e nessuno mi ha menato o insultato”.
E ha chiesto “di anticipare il più possibile la data delle elezioni in modo tale da iniziare subito a lavorare, a tripli turni, durante i mesi estivi quando il traffico è meno intenso, sulle opere più urgenti: le strade, la pulizia e il tpl”.
Ribadisce il suo appoggio Sivio Berlusconi, convinto che Bertolaso sia l’uomo giusto per Roma. “In questa città bisogna fare una rivoluzione e per farla ci vuole un rivoluzionario: non si può pensare che chi ha fatto solo politica può affrontare una impresa così”, ha detto il leader di Forza Italia aggiungendo: “Non mi sento pugnalato da Meloni e Salvini. Berlusconi è come Batman, ha la corazza di kevlar. Questa situazione nel centrodestra serve solo a creare confusione e a favorire Pd e 5 Stelle. Vale la pena ricordare che fummo io, Salvini e Meloni a chiedere a Bertolaso di rinunciare alla sua missione in Africa e a candidarsi. Roma è la nostra capitale, non può essere lasciata nella crisi e nel degrado. A Bertolaso abbiamo detto che lo ritenevamo l’unico capace di risollevare Roma. Quando per un capriccio si rompe l’accordo, si rischia di fare un regalo sul piatto d’argento agli avversari, davvero da non crederci”.
Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus,.
Poi in visita al comitato promotore per Guido Bertolaso sindaco di Roma, Berlusconi ha aggiunto: “Francamente non abbiamo mai considerato un ticket tra Guido Bertolaso e Giorgia Meloni, e per il modo in cui c’è stato posto non dobbiamo nemmeno spendere parole per dire perchè. Penso che i cittadini romani siano persone di buonsenso e dunque possono superare le antipatie per questo o quel partito per guardare agli interessi di Roma: Bertolaso non è un politico, si presenta con una sua lista civica con personalità di livello elevato e sarà sostenuto da Fi e da altri partiti. Mi aspetto un voto plebiscitario per lui”.
Ma Berlusconi è anche convinto che “nessuno dei due, nè Marchini nè Meloni, può sperare minimamente di arrivare al ballottaggio. Confido nel buon senso – ha aggiunto – spero che con il tempo gli altri candidati si possano aggregare al nostro candidato visti i sondaggi che gli diranno chiaramente l’impossibilità di arrivare al ballottaggio”.
A proposito di ballottaggio, Bertolaso ha precisato: “In quel caso, non potrei votare nè Giachetti nè Raggi perchè, per Roma, entrambi sarebbero un grosso problema: uno perchè rappresenta la vecchia politica e l’altra rappresenta i giovani ma non ha esperienza in gestione amministrativa e posso garantire che mettere a posto l’amministrazione capitolina è molto peggio di dieci terremoti messi insieme”.
E ancora. “Quelli come Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno un unico obiettivo: risolvere il problema personale della loro carriera politica, presente e futura – attacca Bertolaso – Pur di riuscirci, producono le capriole più strane, come hanno fatto con me. Ma io non torno indietro, ora meno che mai”.
Poi rivolgendosi a Giorgia Meloni ha spegato: “Ognuno è libero di fare quel che vuole. Lei ha deciso di scendere in campo ed è una scelta da rispettare. Io ero sceso in campo due mesi prima anche su richiesta sua e quindi continuo. Poi vedremo cosa succederà nelle prossime settimane. Saranno i romani a dire chi vogliono avere come sindaco”.
L’ex capo della Protezione civile ha parlato anche di Roma e dell’attuale stato di sicurezza dopo gli attentati di Bruxelles: “Da un punto di vista della sicurezza l’Italia è ben attrezzata, a Roma c’è un prefetto in gamba, forse il migliore in Italia, è un questore eccellente. Se anche i vigili fossero coinvolti nel controllo e nella sicurezza” e non fossero “emarginati, sarebbe meglio, devono entrare a pieno titolo in questo meccanismo”.
Roma deve migliorare, per Bertolaso. “Vedo una città avvilita, umiliata e rassegnata, devastata da mille problemi, che deve ripartite e ritrovare l’orgoglio di essere la Capitale d’Italia. Oggi è un Comune di periferia e lo trovo inaccettabile”.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 22nd, 2016 Riccardo Fucile
“LA MELONI HA RINNEGATO LE SUE ORIGINI, OGNUNO DOVREBBE AMMETTERE IL PROPRIO PERCORSO DI VITA”… “NELLA MIA LISTA CIVICA MAGISTRATI, PREFETTI E UFFICIALI DEI CARABINIERI PER RIPRISTINARE LA LEGALITA'”
«Se ogni tanto magari nelle settimane passate ho avuto qualche tentennamento l’ho dovuto
immediatamente fugare perchè mi rendevo conto che Berlusconi ha investito su di me e io non posso certo deluderlo. Io sono leale, a differenza di altri».
Dopo aver incassato, ieri, l’ennesimo atto di fiducia dell’ex premier che ha respinto la richiesta di Giorgia Meloni di sacrificarlo sull’altare dell’unità (perduta) del centrodestra, Guido Bertolaso attacca avversari e gli alleati dell’altro ieri.
«Tirino fuori un contenuto, se mi dimostrano che non sono in grado di risolvere i problemi dei romani lo faccio subito un passo indietro. Altrimenti si diano da fare per costruirsi un’agenda e parlino dei problemi concreti».
Intanto promette: con me sindaco da Roma i topi spariranno nel giro dell’estate.
Ha sentito la Meloni: Bertolaso, ha detto, non scalda i cuori.
«Ma che le devo dire, qui ogni giorno se ne inventano una nuova. Chi è che gliel’ha detto che non scaldo i cuori, ha misurato la temperatura dei romani? Non scalderò i cuori però 45.000 persone sono andate ai gazebo una settimana fa a dire che erano d’accordo con il mio programma e con la mia candidatura. Mi sono un po’ stufato delle chiacchiere, tutte le battute di queste settimane su Bertolaso che non è del centrodestra, che non va contro i rom, sono solo una serie di affermazioni campate in aria che servono a giustificare le capriole che hanno fatto».
Lei non pensa al passo indietro?
«Io adesso sono un manager, di fatto un civico, che si candida con l’appoggio di Forza Italia ma senza neanche essere un componente di Forza Italia, per quello che mi riguarda è la situazione ideale perchè con quello che è capitato forse mi sono anche liberato di qualche viso eccessivamente ingombrante. Mi viene da ridere leggendo che qualcuno dice che io sono uno che divide, chi lo dice mente sapendo di mentire»
Di ingombrante c’è anche il passato fascista della Meloni citato da Berlusconi?
«Vedo che la Meloni ha rinnegato quelle che sono le sue origini, non è neanche carino secondo me far finta di non guardarsi indietro e riconoscere la propria storia, perchè ognuno dovrebbe avere almeno la responsabilità di ammettere il proprio percorso politico oltre che quello di vita».
Parliamo di Roma. La procura ha appena aperto un’inchiesta sullo scandalo ratti, il prefetto Tronca ha appena divulgato i dati vergognosi sui mancati affitti incassati dal Comune per gli immobili del centro.
«Per eliminare i topi mi basta il periodo estivo, con procedure di gara trasparenti ma rapidissime si può fare anche con il codice degli appalti. Ci sono anche aziende private che hanno una competenza straordinaria, lavorano all’estero ma hanno la loro base operativa a Roma. Poi il problema lo risolveremo alla radice quando inizieremo a fare una vera raccolta differenziata. Togliendo i cassonetti elimineremo quelle scene apocalittiche che oggi si vedono in giro per Roma, con i topi e i gabbiani che lottano per spartirsi il boccone».
E sugli immobili?
«A Tronca e Gabrielli credo che dovremmo fare un monumento, perchè tengono in piedi una barca che sta affondando. Mentre il Pd che loda il commissario con Giachetti ha una coda di paglia lunga fino a Ostia. Comunque il lavoro di Tronca è una base straordinaria di partenza per chi arriverà in Campidoglio, per incominciare anche lì a fare pulizia».
Chi farà parte della sua squadra? Finalmente può farci qualche nome?
«Nella lista civica ci saranno personaggi illustri e competenti, che hanno lavorato soprattutto nella pubblica amministrazione. Mi riferisco a magistrati, prefetti e ufficiali dell’Arma, della polizia e della Finanza in modo che anche sotto il profilo della legalità possa essere garantita la massima trasparenza».
Martino Villosio
(da “il Tempo”)
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Marzo 21st, 2016 Riccardo Fucile
LA MAPPA AGGIORNATA DI DOVE SI SONO ACCASATI
Potrebbero ricordare gli ex Dc e gli ex socialisti che si sono salvati dalle indagini di Tangentopoli e agli
albori della seconda repubblica hanno trovato casa in Forza Italia, nel Pds, in An o nel Ppi.
Senza più un grande partito di riferimento come era appunto Alleanza nazionale, gli ex An sono sparsi un po’ ovunque.
E lo si sta vedendo nel caos del centrodestra romano, dove sono proprio loro i protagonisti della disintegrazione della coalizione.
Sparsi un po’ in tutti i partiti del centrodestra, spesso sono loro la fonte di divisione, perchè da quelle posizioni continuano a combattersi come facevano una volta nelle sezioni del Movimento sociale o di An.
Prendiamo la Lega, per esempio. Che a Roma non vale più del 2 per cento (secondo gli ultimi sondaggi) e non ha alcuna classe dirigente.
Ora, a parte il responsabile Gian Marco Centinaio, che non è romano e come primo lavoro fa il capogruppo leghista in Senato, nel Carroccio salviniano si sono via via aggregati alcuni personaggi di spicco della destra capitolina.
Come Barbara Saltamartini, ex An, che nelle sue peregrinazioni è passata anche da Fi e Ncd, per poi sbarcare alla corte salviniana.
Altra esponente donna di primo piano è Souad Sbai, che invece aveva lasciato il Pdl per Futuro e libertà di Gianfranco Fini.
Dell’ex leader di An c’è anche il suo ex capo di gabinetto, Salvatore Sfrecola.
Ma nel Carroccio ritroviamo pure Fabio Sabbatani Schiuma, uno degli esponenti di spicco di quella che fu la destra sociale: era lui l’organizzatore, qualche sera fa, di una cena romana in onore di Marion Le Pen, in visita nella Capitale.
Poi ci sono gli altri.
Fratelli d’Italia, naturalmente, di ex An è piena, visto che il partito si rifà direttamente a quella tradizione.
Qui, oltre a Ignazio La Russa, il regista dell’operazione Meloni è Fabio Rampelli, ex consigliere regionale ora deputato, da anni uno dei punti di riferimento della destra capitolina. Dove Rampelli è famoso per aver dato vita ai Gabbiani, ovvero i suoi seguaci, un tempo considerati una sorta di setta: nelle riunioni si mettevano in cerchio a recitare e cantare inni.
Rivale storico di Rampelli è sempre stato Andrea Augello che, dopo essere uscito da Ncd, ora è il king maker della lista di Alfio Marchini.
E con lui Augello si è portato tutta la sua corrente laziale che, nella capitale e nella regione, vanta un bel po’ di voti e all’epoca fu determinante per la vittoria alla Pisana di Renata Polverini e al Campidoglio di Gianni Alemanno.
E proprio l’ex assessore alla Cultura della giunta Alemanno, Umberto Croppi, oggi lo ritroviamo addirittura dall’altra parte della barricata, a sostegno di Roberto Giachetti. E, se l’ex radicale dovesse farcela, per Croppi potrebbe riaprirsi la porta di un assessorato.
Poi naturalmente c’è Francesco Storace. L’ex leader della destra sociale ed ex governatore regionale ormai sembrava sulla via del tramonto, e invece ha deciso di rimettersi in gioco, candidandosi.
E al suo fianco ha trovato molti ex An con cui da tempo nemmeno si parlava più: Gianfranco Fini, Gianni Alemanno, Italo Bocchino e Roberto Menia.
Quelli che qualche mese fa tentarono il colpaccio per prendersi la maggioranza dentro la Fondazione An (che gestisce soldi e beni immobili dell’ex partito), sconfitti dall’asse tra La Russa e Gasparri.
Infine c’è Forza Italia. Dove restano due vecchi missini come Maurizio Gasparri e Altero Matteoli, fedeli ancora al vecchio ex Cavaliere, ma ormai consiglieri assai poco ascoltati dal leader.
Mille sfumature di nero, dunque, a Roma.
Cui vanno aggiunti anche alcuni personaggi dell’estrema destra che spostano pochi voti ma fanno capire come sia radicata l’anima nera all’interno delle viscere della Capitale: Simone Di Stefano, candidato al Campidoglio di Casa Pound (che ha rotto l’alleanza con Salvini e si presenta da sola) e Alfredo Iorio, candidato di un rinato Movimento sociale che fa riferimento alla vecchia sezione del Msi di Via Ottaviano. Proprio quelli che, guidati da Roberto Fiore, hanno duramente contestato i membri della Fondazione An qualche mese fa all’Hotel Ergife.
Gianluca Roselli Palazzi
(da “Formiche”)
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Marzo 20th, 2016 Riccardo Fucile
IL SUO ORIGINALE PROGRAMMA: “PULIRE, RINOVARE E CHIUDERE LE BUCHE”
Abruzzese di nascita e candidato a sindaco di Roma. Ex operaio immigrato in svizzera, entrato in
Parlamento nel 2006 con l’Italia dei Valori, oggi è Senatore della Repubblica con Forza Italia.
Segni particolari: in Corea del Nord è un mito, Kim Jong-un lo stima e lui ha visitato più voltr più volte quel paese facendosi “ambasciatore” nei momenti di maggiore tensione tra la Corea del Nord e l’Occidente.
Chi è? Si chiama Antonio Razzi – chi non lo conosce! – e ieri ha annunciato la sua discesa in campo nella corsa elettorale per il nuovo sindaco di Roma.
Senatore, glielo chiedo alla Antonio Di Pietro: ma che c’azzecca lei nella sfida per diventare sindaco di Roma?
«Guardi, c’azzecco eccome. E posso dare un contributo importante. Io ritengo che la città sua degradata e per me che vengo dalla Svizzera ogni volta che vedo qualcosa che non va mi viene l’orticaria: ma perchè – mi ci arrabbio – non la facciamo come la Svizzera questa bellissima Roma. Senza la mondezza per le strade, con le buche tappate e i trasporti che funzionano. Qui c’è da cambiare del tutto l’andazzo dell’amministrazione».
Il programma del Razzi sindaco?
«Anzitutto bisogna far sparire la munnezza, va tolta. Non è possibile che nelle strade della città più bella del mondo ci sia questa sporcizia. Non funziona. Tra l’altro, se si riuscisse a fare un buon servizio sui rifiuti si potrebbero anche abbassare le tasse comunali, a cominciare da quelle sulla spazzatura, che sono troppo alte per i cittadini. Vede Lenzi, io non mi capacito».
Di cosa senatore?
«Non è possibile che uno non possa guardare le bellezze di Roma e debba guardare per terra mentre cammina, per non cadere dentro una buca, rischiando di farsi male. Io quando passeggio per strada a Roma guardo sempre il selciato» .
Ha già pronto il Razzi slogan per le elezioni?
«Roma deve tornare. Deve tornare la Capitale del mondo. Sulla cultura e anche sui servizi. Molti turisti, io parlo bene tedesco e girando per la città mi capita di incontrarne, sento che imprecano sulle cose che non vanno in questa nostra città ».
Ma perchè i romani dovrebbero mettere una croce su Razzi sindaco?
«Anzitutto le dico che a Roma ci sono quasi 500mila abruzzesi residenti, e quando incontro qualcuno di loro per strada, che mi riconosce, mi sento dire: ‘Ma perchè a Roma non ti candidi tu paisà ?’. Io questa Roma la farò funzionare perchè vengo da una mentalità diversa, la mentalità del lavoro visto che sono 52 anni che lavoro».
Adesso le chiedo di essere un po’ cattivo. Diamo i voti ai suoi sfidanti. Giorgia Meloni?
«La Meloni? È una amica, abbiamo fatto pure varie iniziative insieme. Ma non mi va che una volta dica che no, perchè è incinta, e un’altra cambi idea e dica si. Non mi va che vogliono far fare una brutta figura al presidente Silvio Berlusconi. Non è giusto».
Di Guido Bertolaso cosa pensa?
«Bertolaso l’ho apprezzato dopo il terremoto de L’Aquila, per il lavoro che ha fatto. E’ un tecnico. Ma ora per lui con Razzi in campo sono cazzi. Lo dico con ironia».
Perchè sottolinea l’ironia?
«Perchè non facessero loro ironie alla Maurizio Crozza, che mi imita su La7, ma si confrontassero con me. Io in Svizzera ho amministrato la Federazione degli abruzzesi, oltre 27mila iscritti. Perchè per governare una città , e guidare delle persone, ci vuole “la coccia”, la testa come si dice in dialetto abruzzese».
Il candidato del Pd, Roberto Giachetti?
«Giachetti, te lo dico da amico: come sindaco non ti ci vedo. Io conosco anche Roberto, ma per fare il sindaco di Roma servono le palle quadrate. Io mi sono candidato e non ho paura di niente».
L’imprenditore Alfio Marchini?
«Ma guarda, è romano, dovrebbe conoscere la città . Ma Roma è Roma, e lui non è che sia onnipotente. Insomma, Non vedo neppure lui».
Della candidato 5 Stelle, Virginia Raggi, cosa mi dice?
«Che è una bella donna. Ma Roma ha un sacco di problemi e c’è da faticare, da rimboccarsi le maniche. No».
Andiamo a destra: Francesco Storace?
«Ha una buona parlantina ma non bastano le parole».
Al nord: Flavio Tosi, sindaco di Verona?
«Tosi, lascia che te lo dica: Roma non è Verona. A Verona, c’è l’Arena e ci sono Giulietta e Romeo, a Roma c’è il Colosseo. Un’altra cosa».
A sentir lei, l’unico che va sembra lei medesimo. Ma Antonio Razzi da dove comincerebbe una volta eletto?
«Comincerei dal riqualificare e valorizzare tutte le opere d’arte. Bisogna intervenire. Dico grazie anche a Diego Della Valle, per il contributo al restauro del Colosseo, ma c’è da fare ancora molto. Tante meraviglie di Roma, vanno riqualificate. E ricodificate. Con una premessa. Per valorizzare, anzitutto via la munnezza, via le buche – i sanpietrini vanno controllati metro per metro e va fatta la manutenzione. E poi far funzionare i trasporti. Roma deve tornare e con Razzi tornerà ».
Massimiliano Lenzi
(da “il Tempo“)
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Marzo 19th, 2016 Riccardo Fucile
“NON CONOSCO DI STEFANO”… “LA PRIMA VOLTA CHE SEI ENTRATA IN UNA SEDE DEL MSI, LA PORTA TE L’HO APERTA IO E ABBIAMO FATTO POLITICA INSIEME PER ANNI”
Attenzione a non far arrabbiare i camerati di Casa Pound. 
Simone Di Stefano non ha apprezzato per niente che Giorgia Meloni, candidata sindaco a Roma, abbia detto di non essere mai stata fascista e, soprattutto, di non conoscerlo.
Lui, su Facebook, la smentisce: «Ricordi Giorgia? La prima volta che sei entrata in una sede del Msi la porta te l’ho aperta io. E abbiamo fatto militanza insieme per due anni». Di Stefano ironizza: «Governare con i moderati fa perdere la memoria».
Al di là della querelle su chi sia stato o meno fascista (cosa che peraltro interessa poco) la Meloni sta inanellando una serie di gaffes non da poco.
Prima cerca di prendere le distanza da Alemanno, ma viene smentita dall’ex sindaco che snocciola i nomi di esponenti di FdI “imposti” dalla Meloni come assessori o presidenti di partecipate nella giunta Alemanno.
Ora finge di non conoscere Di Stefano col risultato di venire clamorosamente smentita dal candidato sindaco di Casa Pound, suscitando i commenti della base dei “fascisti del terzo millennio”: “Meglio soli che accompagnati da infami e traditori. Schiena dritta e orgoglio sempre. Lei non ti conosce? Simone, fregatene. Giorgia è solo borghesia patrimoniale improduttiva, ci sono i combattenti fedeli all’ideale e i traditori”.
Va ricordato che la candidatura autonoma di Di Stefano segna la fine dei rapporti con la Lega di Salvini.
Confidiamo abbiano compreso che in certi casi le porte, più che aprirle, sia opportuno chiuderle.
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Marzo 19th, 2016 Riccardo Fucile
TENTATIVO DI DIALOGO CON SEL E TRE LISTE DI APPOGGIO
«Ragazzi, qua si mette male ». Roberto Giachetti è preoccupato.
Forse per la prima volta da quando, tre mesi fa, decise di accettare l’invito di Renzi a correre per il Campidoglio, ha realizzato che l’impresa è più complicata del previsto.
Non che non ne fosse consapevole: la traumatica caduta della giunta Marino, la rottura dell’alleanza con Sel e i tormenti interni al Pd facevano già presagire che la strada sarebbe stata in salita.
Ma la campagna on the road per le primarie e l’implosione del centrodestra gli avevano restituito la speranza di una rimonta possibile
Fino agli ultimi, impietosi sondaggi: tutti concordi nel fotografare la grillina Virginia Raggi al ballottaggio e poi vincente contro qualunque candidato, con un tasso di astenuti e di incerti concentrato specialmente fra gli elettori del centrosinistra.
«Dobbiamo trovare il modo di recuperare, di riconquistare il nostro popolo, altrimenti al secondo turno ci asfaltano», ha sussurrato ieri il vicepresidente della Camera al termine dell’ennesima giornata di passione.
«So bene quanto sia difficile, che ci portiamo dietro anche il peso dei nostri errori», ha poi spiegato a Radio24, «ma ripeto: se questa storia va avanti c’è bisogno di una rottura totale con il passato, a cominciare dalle liste elettorali»
Un incubo, la fuga dalle urne, da cui Giachetti teme di svegliarsi sconfitto.
Scenario così realistico da impensierire pure il Nazareno. Dove i dati romani sulla disaffezione al voto sono stati letti come un campanello d’allarme.
Perchè «se il caos nel centrodestra avvantaggia noi, coi quattro candidati che finiranno per neutralizzarsi a vicenda» – o, per dirla con Orfini, «noi pensiamo alla città , non ai giochetti di politica nazionale messi in atto dagli altri partiti» – la vera incognita è cosa accadrà al ballottaggio.
Quando «ci sarà la corsa a far perdere il Pd». Tutti coalizzati, destra e sinistra, sulla candidata a 5 stelle.
Una questione da affrontare subito, dunque. Parola d’ordine: mobilitare gli elettori di centrosinistra delusi o tentati dall’astensione.
Come? Innanzitutto facendo professione di ottimismo: «Sei mesi fa il Pd era dato per perso, con i sondaggi che dopo Mafia Capitale ci davano al 16%», ha ribadito ieri il candidato sindaco. «Adesso tutti gli indicatori dicono che la partita è contendibile».
Ovvero: «È tosta ma ce la giochiamo », riassume la renzianissima Lorenza Bonaccorsi.
E poi cercando di aprire un canale con la sinistra che ha puntato su Stefano Fassina.
Perchè se il candidato ex pd resta ostile a ogni ipotesi di riconciliazione, c’è invece una parte di Sel – che a Roma governa con i democratici in Regione e nei municipi – per nulla rassegnata alla rottura dell’alleanza.
Obiettivo di Giachetti: disarticolare quell’area, come a Milano e Bologna. In attesa di capire cosa farà l’ex sindaco Marino: scenderà in campo oppure no
Due perciò le strategie pensate per strizzare l’occhio alla sinistra extra-Pd. Intanto una lista arancione con dentro movimenti, associazioni e pezzi di Cgil da tempo non più in sintonia coi dem, oltre ai fuoriusciti di Sel.
E poi una lista Pd con qualche nome forte, anche della minoranza, che per Orfini dovrebbe essere guidata da Fabrizio Barca, l’uomo che ha mappato i circoli e fatto pulizia.
Infine coinvolgendo, specie nella stesura del programma, parlamentari tutt’altro che renziani come Walter Tocci e simboli dell’ex giunta Marino, a cominciare dal giudice Alfonso Sabella.
Due liste cui ne verranno affiancate altre tre: una radicale, in omaggio all’antica appartenenza di Giachetti, messa in piedi dal giovane segretario Riccardo Magi.
Una cattolica organizzata dall’ex dc Beppe Fioroni insieme all’ex leader Cisl Raffaele Bonanni. E una del sindaco, con esponenti di richiamo della società civile
Uno schema tuttavia a rischio per i malumori della stessa minoranza, che si sente trascurata. «Nel partito c’è molta preoccupazione », rivela l’ex sfidante alle primarie Roberto Morassut, «la campagna elettorale è ferma, fatichiamo a trovare una linea di combattimento e un percorso unitario. Orfini si dia una svegliata ».
Con il bersaniano Nico Stumpo ad avvertire: «O Giachetti decide di allargare, inaugurare una gestione collegiale su liste e programma, oppure non si va da nessuna parte».
Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
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