Ottobre 30th, 2015 Riccardo Fucile
COME CANDIDATO SINDACO IL PREFERITO E’ DI BATTISTA CON IL 30% DEI CONSENSI, MENO PERO’ DEL SUO PARTITO
Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 stelle, è il sindaco che i romani vorrebbero
per la loro città .
Lo rivela un sondaggio dell’Istituto Demopolis condotto per la trasmissione “Otto e Mezzo” su La7.
Tre romani su 10 vedrebbero bene Di Battista con la fascia tricolore, seguito da Giorgia Meloni, indicata dal 27% degli intervistati.
Il 21% cita l’imprenditore Alfio Marchini, mentre il 20% vorrebbe Alfonso Sabella, il magistrato chiamato a svolgere il ruolo di assessore alla Legalità nella Giunta Marino. Percentuali oggi inferiori registrano altri possibili candidati.
In pochi mesi è cambiato in modo significativo anche il peso dei partiti: se si votasse oggi per il consiglio comunale capitolino, secondo il barometro politico Demopolis, il Movimento 5 Stelle otterrebbe il 33%, doppiando di fatto il Pd, in netto calo di consensi, attestato oggi al 17%.
Tra il 10 e l’8 per cento si posizionano tre liste di fatto personali: Fratelli d’Italia della Meloni, la lista Marchini e la lista Marino. Al 7,9%, in crollo, Forza Italia; al 4% Salvini.
Con gli altri partiti su percentuali inferiori.
Siginificativo il 53% di chi ritiene che all’origine della crisi in Comue vi sia stata “l’onestà ,l’intransigenza e l’estraneità al sistema da parte di Marino”.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 30th, 2015 Riccardo Fucile
ANCHE LEOLUCA ORLANDO E DE MAGISTRIS SI SCHIERANO CON IL SINDACO DI ROMA
«Guardi, guardi qui». Leoluca Orlando si apparta un momento e mostra il telefonino. «È l’ultimo sms che ci siamo scambiati con Ignazio. Io gli avevo detto – mesi fa, dopo la seconda ondata di arresti romani – che doveva dimettersi, per non diventare la foglia di fico di un Pd verdinizzato. E quando venne fuori la storia delle note spese gli scrissi, da amico, che aveva sbagliato. Ma il 20 ottobre, guardi qui, ho cambiato idea: Ignazio andò dal magistrato, mi scrisse che aveva avuto la conferma di non essere neanche indagato, e che dunque stava riflettendo se ritirare le dimissioni. Gli scrissi: a questo punto la vera discontinuità  è ritirarle, le dimissioni; che vengano a sfiduciarti». Poi «Luca» (come lo chiama Marino negli sms) aggiunge la nota di colore: «Deve sapere che io e Ignazio siamo come due fratelli. Siamo entrambi politicamente e spiritualmente figli del cardinal Pappalardo».
Forti dunque di tale benedizione continuiamo a indagare – tra i sindaci italiani riuniti nell’assemblea dell’Anci – se Marino sia, tra i primi cittadini, un corpo estraneo almeno quanto lo è nel Pd, e la prima cosa che si nota è questa: i più critici con lui, o i più restii a esprimersi, sono i sindaci del Pd.
Luigi De Magistris, che ha appena risolto una situazione ancora più difficile, con l’assoluzione in appello, commenta: «Io penso che Marino abbia fatto moti errori, e ingenuità . Ma credo sia persona onesta, non è neanche indagata, perchè doveva dimettersi senza neanche un passaggio istituzionale in Consiglio? Il Pd se vuole mandarlo via si prenda la responsabilità di farlo politicamente, non come se una giunta eletta democraticamente fosse cacciata a furor di popolo».
Il grilino Pizzarotti – diverso dalle campagne del Movimento romano o del direttorio – fa questo ragionamento: «Esistono dei passaggi istituzionali, e Marino ha fatto bene e ricordare che si passa di lì. Un sindaco non può essere mandato via in tv, o con le campagne di piazza».
Fantastico, detto da uno pur sempre del Movimento cinque stelle, il partito della piazza, e delle campagne, e ormai (anche) della tv.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
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Ottobre 30th, 2015 Riccardo Fucile
FORZA ITALIA CONTRO FRATELLI D’ITALIA: “HANNO ANSIA DA PRESTAZIONE ELETTORALE”
Tutti contro tutti nel centrodestra romano.
Della coalizione che solo tre anni fa governava con Gianni Alemanno ormai sono rimaste soltanto macerie.
A scatenare la bagarre è stata l’intervista de Il Tempo a Fabrizio Ghera, capogruppo di Fratelli d’Italia, che accusava i suoi ex alleati di «aver fatto da stampella a Ignazio Marino» e di sostenere «un candidato sindaco che voleva fare le primarie con il Pd». Non l’ha presa bene Dario Rossin, vicecapogruppo di Forza Italia, che ha inviato una dura nota nei confronti del collega: «Comprendiamo l’ansia da prestazione da campagna elettorale – dice l’ex consigliere de La Destra – che sta assalendo qualche collega del centrodestra romano, disposto anche a dire corbellerie pur di guadagnare un titolo sui quotidiani».
Rossin ricorda a Ghera «la lettera di cui sono stato primo firmatario protocollata insieme ad altri 12 colleghi di opposizione per richiedere alla presidente dell’Assemblea capitolina di convocare Aula, che molto probabilmente costringerà Marino e il Pd allo scontro diretto in Consiglio. Lettera che gli esponenti di Fratelli d’Italia si sono rifiutati di sottoscrivere, perchè non avevano alzato per primi la mano come fa lo scolaretto modello».
In realtà le parole di Ghera avrebbero infastidito tutti.
Sveva Belviso, ex vicesindaco e oggi in Altra Destra, era sul punto di inviare un comunicato, poi fermato «per quieto vivere», mentre anche Davide Bordoni, capogruppo di Forza Italia, preferisce «non aggiungere paglia sul fuoco».
(da “il Tempo”)
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Ottobre 30th, 2015 Riccardo Fucile
MARCHINI E FITTIANI SALVERANNO IL CARRO DI ORFINI? DICANO IN CAMBIO DI COSA
«Ha fatto la supercazzola, diceva che eravamo venticinque senza quelli di destra e invece
eccoci qua, siamo ridotti a cercare la baby sitter per il figlio di una consigliera della Lista civica che adesso sembrerebbe bloccata a casa; in più c’è uno dei nostri che è ricoverato e in questo momento pare stia inseguendo il primario dell’ospedale per farsi autorizzare ad uscire… ma quindi i numeri non c’erano, no?, e allora è con le destre che firmiamo le dimissioni?».
Nove e trenta della sera, il consigliere Pd racconta solamente una parte dello psicodramma che va in scena al Nazareno: il Pd che vuole far cadere il sindaco Pd, sì, ma c’è molto di più. Perchè per dire addio a Marino senza farlo parlare in Aula servono altri consiglieri, sei alleati improvvisati, possibilmente non legati all’amministrazione Alemanno.
Una ricerca che va avanti fino a sera.
Era nata proprio male la giornata, forse: all’ora di pranzo il gruppo dem si incontra per preparare l’incontro dell’indomani con il sindaco Marino, in quel momento ancora dimissionario, e quando arriva la notizia del dietrofront del marziano, deciso a non lasciare più il Campidoglio, «allora Orfini è sbiancato, ci ha detto “cosa volete che vi dica, fatemi capire”. Noi siamo rimasti impietriti, Valeria Baglio era commossa, e lui se n’è andato».
Va a palazzo Chigi, Orfini, e quando torna al Nazareno scatta la conta, la ricerca dei sei «alleati» necessari.
Sia chiaro: i vertici del Pd negano qualunque complicazione, «i 25 consiglieri disposti a dimettersi ci sono eccome, è tutto fatto». L’obiettivo è chiudere la partita in serata: al Nazareno arrivano le pizze, qualcuno preferisce andare ad aspettare al ristorante.
Della lista Marchini firmerebbe Alessandro Onorato: «Ora non rimane che capire se ci stanno quelli del Pd…».
Alla fine, quindi, rischia di diventare decisiva la firma di Roberto Cantiani, ex Forza Italia e adesso Ncd: «Un momento magico. Non sono prove di larghe intese, per far cadere Marino firmerei con chiunque».
E poi nella lista pd ci sono Ignazio Cozzoli, già civica per Alemanno, e Francesca Barbato, entrambi con Raffaele Fitto.
«Ma non hanno mai avuto alcuna responsabilità nella gestione di Alemanno, neanche c’erano», ripetono al Nazareno.
I consiglieri dem – che pure hanno accettato la scelta del partito – per tutto il giorno sono pieni di dubbi, sensi di colpa e di incoerenza: «Io insieme a quel fascista non posso firmare…».
Quindi, a sera, ecco la decisione: trovate le 25 firme ma meglio aspettare il ritorno in città di Alfio Marchini – che pare aver «lavorato» per raggiungere la quota necessaria, tanto da promettere un posto in lista ai consiglieri disposti a firmare le dimissioni con il Pd – meglio dare qualche ora di convalescenza ad Athos De Luca, e sperare che, per una volta, non ci siano sorprese.
Alessandro Capponi
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 30th, 2015 Riccardo Fucile
MA QUOTA 25 NON PARE FACILE DA RAGGIUNGERE
Quattro giorni prima della scadenza del due novembre, il colpo di scena tanto atteso è arrivato: Ignazio Marino ha ritirato le dimissioni. «Ritengo ci sia un luogo sacro per la democrazia che è l’aula e sono pronto a confrontarmi con la maggioranza, a illustrare cose positive, errori e visione per il futuro», ha annunciato intestandosi il primato di voler essere l’anti-Renzi a sinistra.
La partita, senza culminare in scontro in aula sulla sfiducia, potrebbe terminare oggi: il Pd avrebbe pronte 25 firme di consiglieri disposti a dimettersi per far decadere sindaco e giunta.
QUOTA 25
Ora che succederà ? Riuscirà il Pd a far decadere Marino? Servono 25 nomi.
Dei 19 consiglieri dem molti non vogliono ingoiare l’amaro calice di dimettersi con altri sei colleghi, di cui quattro dei campi avversi.
La discussione ieri è stata tesa. A sera il Pd faceva i conti: ai 19 si aggiungerebbero altri sei nomi, di cui uno indigesto perchè del Pdl.
Dell’opposizione altri due della Lista Marchini e Mino Dinoi del Misto, che però in serata nega di esser tra i dimissionari.
Gli altri sono della maggioranza, Parrucci di Centro democratico, la Celli della Lista Marino.
Nessuna certezza, ma si litiga fino all’ultimo, alla fine Orfini è convinto di avere le firme in tasca. Anche se la procedura prevede che firmino in 25, tutti assieme, in comune le loro dimissioni che solo a quel punto produrrebbero l’effetto dovuto.
Tra gli eletti Pd monta la rabbia, tre giorni fa avevano detto che per dimettersi volevano che Renzi ci mettesse la faccia, non vogliono fare la parte dei killer senza copertura di peso.
L’IRA DI RENZI
Inutile dire che a Palazzo Chigi sanno perfettamente come stanno le cose, sono consci dei rischi e le parole di Lotti, «non ho nulla da aggiungere a ciò che dice Orfini» confermano che tutta la partita è in mano sua, insomma il premier non intende intervenire e gli ribadisce fiducia fino all’ultimo tornante. È Orfini che sta costruendo le condizioni per produrre le dimissioni dei 25 consiglieri, questa cosa va fatta velocemente, sia per evitare la convocazione del consiglio comunale dove Marino farebbe il suo show contro il Pd, sia per dare il senso che si riesce a chiudere la telenovela entro oggi. E pure se viene negato, il premier ha più di una ragione per esser irritato, perchè tutto questo balletto non fa che diminuire le possibilità di riconquistare la capitale, dunque va chiuso al più presto. Insomma si spera che la exit strategy di Orfini, che sta procurando molti maldipancia, funzioni.
LA DOPPIA INCHIESTA
A far aumentare la tensione si riaccende il fronte giudiziario. La procura di Roma ha smentito ieri la notizia della richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla Onlus Imagine che coinvolge Marino, notizia diffusa dal suo legale.
Il chirurgo sarebbe infatti indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato. L’inchiesta mira a chiarire se l’Imagine Onlus, da lui fondata per portare aiuti sanitari in Honduras e Congo, si sia mossa con correttezza.
Mentre oggi Repubblica scrive che Marino sarebbe indagato per la vicenda degli “scontrini”. Secondo quanto riporta il quotidiano , la Procura di Roma gli avrebbe consegnato mercoledì un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta per peculato e concorso in falso in atto pubblico.
Le indiscrezioni sull’iscrizione di Marino nel registro degli indagati arrivano dopo che il 19 ottobre, per quattro ore, lui aveva cercato di chiarire davanti ai pm la correttezza di quelle cene, degli scontrini e di tutte le spese effettuate con la carta di credito intestata al Comune di Roma.
Ma si tratta di voci non confermate in entrambi i casi.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile
ALTRO CHE SOCCORSO A RENZI E ORFINI: IL PD I 25 SE LI TROVI DA SOLO, SE CI RIESCE
Sulla vicenda dimissioni di Marino qualche domanda gli italiani dovrebbero cominciare a
porsela.
La prima: per quale ragione il sindaco di Roma dovrebbe essere cacciato per una storia di 20.000 euro di scontrini contestati e per la quale non è indagato, quando abbiamo un premier che ha speso milioni di soldi pubblici quando era presidente della provincia di Firenze in viaggi e cene e nessuno dice nulla?
Con la differenza che Marino ha pubblicato gli scontrini, mentre ai consiglieri comunali di Firenze è impedito persino di accedere alle ricevute di Renzi sindaco.
La seconda: al netto dei giudizi che ognuno può avere sull’operato di Marino come primo cittadino, non è singolare l’attacco concentrico al sindaco da parte dei poteri forti e dei media?
Che certi equilbri di Mafia capitale vadano ripristinati e Marino rappresenti un ostacolo?
Perchè lo stesso trattamento non è stato riservato agli scontrini di Renzi?
La terza: che le critiche al sindaco di Roma arrivino da certi settori della destra romana, ampiamente collusa con il sistema delle tangenti e del malaffare è un aspetto che non si può sottacere.
Per usare un termine caro a Giorgio Almirante questa gente andrebbe fucilata due volte, per il danno di immagine che ha causato a un intero mondo politico di gente onesta e perbene, altro che vederla ancora pontificare.
La quarta: questo autolesionismo destrorso di urlare “al voto, al voto”, porterà questi sprovveduti a far vincere i Cinquestelle, gli unici che, non avendo ancora governato, possono godere di un minimo di credibilità (Grillo e Casaleggio permettendo).
Il centrodestra romano è una discarica, prima pensino a depurare le acque interne e tra dieci anni si ripresentino con le analisi in regola.
La quinta: dai sondaggi on line de “Il Corriere della Sera” e “la Stampa” emerge quanto noi sosteniamo da tempo, ovvero che gli elettori sono più intelligenti dei politici (di destra o di sinistra che siano).
Il 56-58% ritiene che Marino abbia fatto bene a ritirare le dimissioni.
Solo così il partito di Renzi imploderà tra le sue contraddizioni, altro che fare la ruota di scorta dei piddini.
Lo diciamo a quei cazzari che hanno in mente di regalare a Orfini i 6 voti che mancano per impedire a Marino di presentarsi in aula.
Salvo che non abbiano qualche losco interesse nella manovra a sostegno.
Mafia capitale è viva e lotta insieme a loro?
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Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile
IN REALTA’ CI SONO PERSINO DUBBI SUI 19 CONSIGLIERI PD… E PERCHE’ MARCHINI DOVREBBE FIRMARE? IN CAMBIO DI COSA?
Matteo Orfini gli aveva promesso che al suo ritorno dalla trasferta in America Latina avrebbe trovato il Campidoglio ‘liberato da Ignazio Marino’. E invece…
Matteo Renzi arriva a Palazzo Chigi a metà giornata. Cuba e l’incontro con Raul Castro sono ormai alle spalle, finito tutto il tour tra Cile, Perù, Colombia e L’Avana, appunto.
Ricordi sicuramente felici se paragonati al caos che trova a Roma, nel frattempo declassata dal suo fedelissimo Raffaele Cantone a capitale che di “morale” non ha niente, meglio Milano.
Marino non solo non ha liberato il Campidoglio, ma è sempre più asserragliato. Sembra che abbia aspettato il ritorno del premier in Italia per annunciare: “Ritiro le dimissioni”. Schiaffone. Renzi mastica amaro.
A sera però è convinto di avere i 25 consiglieri capitolini disposti a dimettersi tutti insieme davanti al notaio per far decadere sindaco e consiglio comunale. Fine della storia. O forse no. La rete intanto si scatena nella satira: segno che la telenovela è andata avanti un po’ troppo.
Il gelo e l’irritazione di Renzi, chiuso con i suoi a Palazzo Chigi, sono alle stelle. Questa storia si sta trascinando per troppo tempo, per i gusti del presidente del Consiglio.
“Io sto con Orfini”, ha detto ieri sera da L’Avana, per confermare la fiducia nel commissario romano che però non riesce ancora ad ‘acchiappare’ l’affare Marino.
E con lui Renzi aprirà la partita quando questa storia sarà finita. Anche se oggi non manca lo sfogo con Orfini. Il quale, è il ragionamento del premier, non ci ha preso sull’apertura di una fase due a Roma, non ci ha preso sulle dimissioni e chissà se ora va bene sui 25 pronti a dimettersi. Chissà .
Il caso Marino, anzi il ‘caos Marino’ sfugge dalle mani di tutti. Anche quelle di Renzi, che oggi, tornato a Roma, si tuffa nella questione, una delle più spinose che abbia dovuto gestire da quando è segretario e premier.
Renzi tiene i fili da Palazzo Chigi, mentre il commissario del Pd Roma si chiude in una riunione-fiume con i 19 consiglieri capitolini del Pd al Nazareno.
Obiettivo: dimissioni di massa. Ma, per l’appunto, nemmeno questo risultato sembra essere a portata di mano, nonostante l’esercizio di ottimismo che trapela immancabile da Palazzo Chigi.
A sera, al Nazareno ancora non hanno finito: a un certo punto, arrivano le pizze. Stasera si cena al partito, c’è ancora da discutere.
Ce ne vogliono 25 per far decadere il consiglio comunale.
Dopo il ritiro delle dimissioni di Marino, dal Pd si scatena la caccia ai consiglieri di opposizione disposti a dimettersi.
Ma a sera lo scouting è ancora in corso, ancora incerto. Comunque, stando alle notizie diffuse dalla cerchia vicina al premier-segretario, ai 19 consiglieri del Pd si unirebbero Daniele Parrucci di Centro democratico e Svetlana Celli della Lista civica Marino, entrambi in maggioranza. Per l’opposizione a dimettersi sarebbero Alfio Marchini e Alessandro Onorato della Lista Marchini, Mino Dinoi del gruppo misto e Roberto Cantiani del Pdl.
Il piano delle dimissioni contestuali scatterebbe al massimo domani.
Renzi però vuole stare sicuro. Vorrebbe arrivare ad una squadra di 26 consiglieri disposti a rassegnare le dimissioni, proprio per avere certezza che il piano di ammutinamento del sindaco vada in porto.
Anche perchè tra gli stessi 19 del Pd emergono dubbi: c’è il rischio che qualcuno possa sfilarsi.
C’è chi, parlando a taccuini chiusi, dice di voler andare comunque in aula a sentire il sindaco, per “correttezza istituzionale”.
E c’è chi è imbufalito per un accordo dato per fatto ma in realtà ancora in alto mare: “Un bluff: i 25 non ci sono…”.
E persino nei circoli renziani del Pd si chiedono perchè mai Marchini — per dire — o altri dell’opposizione dovrebbero dimettersi in massa togliendo così le castagne dal fuoco dei Dem.
Cosa ci guadagnano? E’ presto per parlare di accordi sulle prossime amministrative: il caso Marino è ancora un tunnel per ora senza uscite certe e sicure per Renzi e per il Pd.
Dunque, perchè? Già , perchè?
Il punto è che il ‘caos Marino’ tracima dentro il Pd, come una frana che aggiunge detriti su detriti, tensioni su tensioni.
Non c’è solo la spaccatura dei 19 consiglieri capitolini. Ora i dubbi su tutto l’affaire Marino emergono nero su bianco anche nella minoranza Dem.
Scrive Gianni Cuperlo su Facebook: “Per interrompere una sindacatura votata da 600mila cittadini debbono sussistere ragioni solide e politicamente insuperabili. Quelle ragioni un partito ha il dovere di spiegarle, dibatterle nei suoi circoli e confrontarle nella sede istituzionale (il consiglio comunale), dove ascoltare le ragioni dell’amministrazione, esporre i motivi di una sfiducia e assumersi le proprie responsabilità davanti alla città . Questa è la sola via che rende trasparente una decisione sottraendola alla logica di scelte consumate nella trattativa tra due o quattro persone…”.
Sempre più difficile. Se i 25 non ci sono, il piano B è provare con una mozione di sfiducia. Ma a quel punto l’interrogativo è: il Pd riuscirà a votarla in aula insieme all’opposizione?
Un passo delicato, anche se riuscisse. Con Marino che avrebbe buon gioco a denunciare le ‘larghe intese’ attrezzate per farlo fuori, un Pd che ricorre ad ogni mezzo pur di metterlo alla porta. Intorno a questa storia c’è troppo spargimento di sangue, politico s’intende.
Tra i renziani spunta un’ombra di piano B: se non si riesce a mandar via Marino ora, lo si fa sul bilancio capitolino, a fine anno.
Così le amministrative non si terrebbero più a primavera, ma slitterebbero.
Non un male per un Pd che non solo non riesce a far dimettere un suo sindaco, ma che è ancora in panne sulla ricerca del prossimo candidato.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile
MARINO: “NON CE LA FARANNO SENZA L’AIUTO DELLA DESTRA E INIZIERA’ UN’ALTRA PARTITA”
Al Nazareno si sentono le urla. Matteo Orfini, categorico: “Forse qua non ci siamo capiti. Chi
non segue le indicazioni del partito non sarà ricandidato”.
Di fronte, i consiglieri comunali del Pd. Discussione accesa. Perchè non tutti i 19 si vogliono dimettere.
Al Campidoglio, Ignazio Marino è gasato. Convinto che il tentativo fallirà : “Non ce la fanno a raggiungere quota 25 senza la destra. E se non ce la fanno inizia tutta un’altra partita”. Spiegazione, per i non addetti ai lavori: Orfini, a questo punto, vuole evitare che Marino possa arrivare in aula.
Per farlo, occorre che si dimetta in blocco la maggioranza del consiglio, 25 consiglieri.
Ecco, la caccia è partita. All’interno del Pd il gruppo non è compatto.
Ma pure gli altri. Alfio Marchini — la sua lista è rappresentata da lui e da Onorato — ha fatto sapere: “Se sono 25 bene, allora ci dimettiamo e lo mandiamo a casa. Sennò ci vediamo in Aula”.
Al buio non si dimette nessuno. Perchè se un consigliere comunale si dimette, subentra chi in lista gli stava dietro.
Ignazio Marino è già andato a vedere le liste: “Tra quelli che subentrano ce ne sono parecchi che non sono più del Pd”.
E, prosegue il ragionamento, se entrano in consiglio a quel punto non vogliono più uscire.
25 o morte, è la posizione di Orfini. Senza Forza Italia e destra.
Che a questo punto gioca, tra l’altro, ad allungare i tempi perchè questa storia logora il Pd: “È chiaro — dice Roberto Giachetti — che loro puntano ad andare in Aula. Ogni giorno questa storia porta valanghe di fango su di noi”.
Esausto, Orfini è alla battaglia della vita. Perchè era stato proprio lui ad assicurare a Renzi, prima del viaggio cubano: “Quando torni non trovi più Marino. Non ritirerà mai le dimissioni”.
Non solo Marino le ha ritirate, ma è pronto a tutto.
Convinto che andrà in Aula, lì inizia tutt’altra partita. Ai suoi ha consegnato un crescendo: “Se arriviamo in aula, cambia tutto. Che fanno, votano le mozioni con i partiti di Mafia Capitale? A quel punto io mi candido. Il consenso me lo hanno dato i romani e loro me lo tolgono. Non mi fanno correre alle primarie? Faccio una lista civica”.
Al Campidoglio Marino è già in modalità elezioni. Al Nazareno, il pallottoliere è sul filo. Gli spifferi dicono che Fonti del Pd, riferiscono che, pronti a dimettersi, oltre ai 19 consiglieri del Pd ci sarebbero i due della lista Marchini, Daniele Parrucci di Centro democratico, Cantiani del Pdl, Svetlana Celli e Cosimo Dinoi e Sveva Belviso, ex vicesindaco di Alemanno, ora del misto.
Il problema è che il Pd, al momento, è diviso. Gli altri aspettano.
E dicono: “O mi assicurate che siamo 25 o niente”.
Attenzione. Il regolamento prevede che, per far cadere Marino, i 25 protocollino le dimissioni contemporaneamente. Altrimenti, dal notaio.
(da “Huffingtonpost“)
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Ottobre 29th, 2015 Riccardo Fucile
ORA VEDIAMO SE RIESCE A TROVARE 25 CONSIGLIERI CHE SI DIMETTANO SAPENDO CHE MOLTI DI LORO NON VERRANNO RIELETTI… E RENZI TORNERA’ DA CUBA E LO TROVERA’ ANCORA AL SUO POSTO
Sul Campidoglio lo scontro diventa frontale. 
Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha infatti ritirato le dimissioni che aveva presentato il 12 ottobre al culmine della polemica su scontrini e rimborsi di pranzi e cene.
Ma la questione ora è diventata tutta politica.
La mossa di Marino, che era nell’aria ormai da giorni, è una sfida aperta al proprio partito che gli ha ritirato la fiducia ormai da diverse settimane e in particolare al segretario e presidente del Consiglio Matteo Renzi.
La scadenza dei 20 giorni per ritirare le dimissioni sarebbe caduta al 2 novembre.
La decisione di Marino arriva quasi in contemporanea, infatti, con la richiesta del presidente del Pd e commissario cittadino del partito Matteo Orfini che — con piene deleghe di Renzi — ha chiesto ai consiglieri comunali di rimettere il mandato in modo da far decadere l’Assemblea capitolina e quindi il primo cittadino.
Una mossa per “togliere ossigeno” all’ipotesi di ritiro delle dimissioni di Marino che però ora da ipotesi è diventata realtà .
Tra i consiglieri presenti all’incontro con Orfini la presidente del consiglio comunale Valeria Baglio, Orlando Corsetti, Cecilia Fannunza, Michela Di Biase, Valentina Grippo, Giovanni Paris, Giulia Tempesta, Daniela Tiburzi e il consigliere di Centro Democratico Daniele Parrucci.
Il vertice tra Orfini e consiglieri democratici arriva all’indomani dell’incontro, avvenuto a casa del vicesindaco uscente Marco Causi, tra il primo cittadino e lo stesso Orfini. Un faccia a faccia non risolutivo e in qualche tratto drammatico.
Per far decadere il sindaco, tuttavia, non bastano i 19 consiglieri del Pd (che con l’esponente di Centro democratico diventano 20), ma bisogna arrivare a 25 quindi bisognerebbe che si aggiungessero anche rappresentanti di Sel e delle opposizioni, mentre è improbabile che questa scelta venga fatta dai 5 consiglieri eletti con la Lista Marino.
Ma anche i vendoliani non sembrano convinti: “Marino ha il dovere di andare in Aula a fare le sue comunicazioni in base alla scelta che ha fatto — ha detto il segretario cittadino, l’ex parlamentare Paolo Cento — È un’idea di buonsenso e non comprendo perchè il Pd non percorra una strada democratica di trasparenza per la città ”.
Anzi, secondo il capogruppo di Sel Gianluca Peciola, “il Pd e le altre forze politiche si stanno prendendo una responsabilità importante perchè di fatto è una sfiducia che avviene ad opera di un intervento del governo e di Renzi per motivi che hanno a che fare con la gestione politica del Giubileo, perchè Marino non è politicamente controllabile”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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