GUERRA DI POTERE NEL CARROCCIO. SALTA, PER TIMORE DI CONTESTAZIONI, IL RITIRO LEGHISTA A TREVISO E IL PARTITO RESTA SPACCATO. GLI ANTI SALVINIANI LAMENTANO CHE NELLO STATUTO “NON ESISTA LA MOZIONE DI SFIDUCIA PER IL SEGRETARIO” (L’ALTERNATIVA È CHE LA RICHIESTA DI DIMISSIONI “PARTA DA UN CONGRESSO STRAORDINARIO CHE PERO’ DEVE ESSERE CHIESTO DALLA METÀ PIÙ UNO DEGLI AVENTI DIRITTO”)
SALVINI, “BLINDATO” SOTTO IL PROFILO DEI NUMERI, RILANCIA LA CABINA DI REGIA PER SBARRARE LA STRADA AL CAMBIO DI STATUTO DEL PARTITO (CHIESTO DA ZAIA E DAGLI ALTRI GOVERNATORI LEGHISTI) – IL PROSSIMO APPUNTAMENTO DELICATO È IL RADUNO A PONTIDA, IL 20 SETTEMBRE. E TRA I MILITANTI CIRCOLA UN MEME CON FOTO DI SALVINI E LA SCRITTA: “SE C’È LUI, IO NON CI SARÒ”
Era nata male, rischiava di finire peggio. E così la due giorni di «ritiro» della Lega che avrebbe dovuto svolgersi il 4 e 5 luglio vicino a Treviso è stata rinviata. Senza una data. Senza un luogo.
Il responsabile degli enti locali leghisti Stefano Locatelli ha diffuso una nota dettagliatissima per spiegare il perché. La prossima settimana «si terrà una nuova riunione del Tavolo dei Territori della Lega», la cosiddetta cabina di regia voluta da Matteo Salvini per placare le turbolenze interne della Lega e sbarrare la strada al cambio di statuto del partito che era stato chiesto da Luca Zaia e dagli altri governatori leghisti. Poi, prosegue Locatelli, «seguiranno altre due riunioni programmate», mentre «nelle prossime settimane» si svilupperanno «proposte
operative».
Al termine «di questo percorso di approfondimento e una volta definito il quadro delle proposte elaborate dal Tavolo» sarà convocato il «ritiro».
Il fatto è che quando era stato annunciato per la prima volta, il «ritiro» aveva gettato nello sgomento i salviniani per il rischio (o la certezza) di contestazioni. E aveva per contro mobilitato gli anti salviniani.
Fatto sta che il prossimo appuntamento delicato è Pontida, il 20 settembre. Ieri sui telefonini di molti militanti circolava un meme con foto di Salvini e la scritta: «Se c’è lui, io non ci sarò».
E poi: «Sempre che dopo l’assemblea di Treviso non annulli per paura anche il raduno». Salvini tira dritto, ritiene che i giornali parlino di «realtà virtuali contro alla vita reale di cui mi occupo» e ieri si è occupato di quello che più gli interessa, la sicurezza nelle stazioni: «Io militarizzerei le stazioni, altro che togliere i militari dalle strade».
Resta che il partito è profondamente lacerato. Gli anti salviniani sottolineano come nello statuto «non esista la mozione di sfiducia per il segretario, presente invece a tutti i livelli». L’alternativa è che la richiesta di dimissioni «parta da un congresso straordinario che deve essere chiesto dalla metà più uno degli aventi diritto». Difficile, se non impossibile.
Dal punto di vista dei numeri, Salvini è forte: «Blindato» dicono.
Ma parecchie province sono commissariate. Salviniano è ovviamente tutto il partito al Centro Sud, a partire da Simonetta Matone a Roma, al campano Gianpiero Zinzi, al pugliese Roberto Marti. Sono commissariate, e dunque ipso facto salviniane, le Regioni Sicilia e Calabria. Oltre allo stesso Veneto. Mentre meno schierati, anche se non sempre in linea con il segretario, due pesi massimi come i ministri Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli.
La previsione di un leghista di altissimo rango è che «Salvini non mollerà. Punta di rimanere comunque alla guida di quel che resta della Lega, massacrata da Vannacci e da chiunque abbia qualcosa da offrire a chi sa di non avere più chance». Con riflessione sibillina: «Si fa meno fatica a creare un partito da zero».
(da Corriere della Sera )
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