LA NUOVA LEGGE ELETTORALE È INCOSTITUZIONALE: 160 COSTITUZIONALISTI ANDRANNO AVANTI CON I RICORSI ALLA CORTE COSTITUZIONALE
LA SCOMMESSA DELLA MELONI: UNA VOLTA APPROVATA LA LEGGE, ANDARE AL VOTO A MAGGIO PER EVITARE IL GIUDIZIO DI INCOSTITUZIONALITA’ DELLA CONSULTA … LA PROTESTA DEL CIVICO ONORATO SULLE FIRME RICHIESTE PER PRESENTARE LE LISTE (6MILA PER OGNI COLLEGIO)…L’ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA PER CHI ARRIVA AL 42%: NON NE PARLA NESSUNO NEL PD PERCHE’ FA COMODO ANCHE A SCHLEIN
La nuova legge elettorale è incostituzionale? Monta il dibattito anche tra i costituzionalisti. 
Al di là delle opposizioni, 160 costituzionalisti hanno denunciato l’incostituzionalità della legge e andranno avanti con i ricorsi alla Corte Costituzionale. L’obiettivo è che la Consulta si pronunci prima delle prossime elezioni.
La scommessa della Meloni è, però, un’altra. La “Statista della Sgarbatella” punta, una volta approvata la legge elettorale, ad andare al voto a maggio, senza dare tempo alla Corte di intervenire su eventuali ricorsi.
Ma in questo caso la premier deve fare i conti con gli alleati, Forza Italia e Lega, preoccupati dell’exploit di Vannacci e contrari ad andare alle urne nei primi mesi del 2027: vorrebbero più tempo per riorganizzarsi e recuperare consensi.
Alessandro Onorato, leader del PCI (Progetto Civico Italia), scende in piazza per protestare contro l’aumento smisurato delle firme richieste per presentare le liste (6mila per ogni collegio).
Una norma che, in realtà, fa comodo alla destra in funzione anti-Vannacci ma anche alla sinistra che si metterebbe al riparo da eventuali nuovi movimenti (si evoca un nuovo partito di Beppe Grillo) che potrebbero drenare voti preziosi al Campo largo.
La verità è che Meloni ha sbagliato i calcoli su Vannacci. Se avesse seguito la linea del ministro della difesa Guido Crosetto, adesso non si ritroverebbe il cetriolone di “Futuro Nazionale” a inguaiare la sua maggioranza.
Dopo la pubblicazione del libro “Il mondo al contrario”, il generale andava processato e cacciato dall’esercito per insubordinazione. Invece l’ex parà se l’è cavata con un mite procedimento disciplinare: la sospensione dall’esercito per 11 mesi.
Giorgia Meloni ha pensato, infatti, di poter sfruttare l’ascesa del generale per una operazione di maquillage politico: con la nascita di un movimento alla sua destra, lei automaticamente sarebbe diventata più “di centro”. Nessuno avrebbe potuto più accusarla di essere una nostalgica del Ventennio, con un Vannacci a piede libero sulla scena politica.
Le cose sono andate in modo diverso e la Sora Giorgia ora si affanna a trovare il modo di contenere l’ex parà anche attraverso le tecnicalità della legge elettorale.
Altra questione spinosa riguardo al Melonellum resta quella relativa all’abnorme premio di maggioranza: per chi arriva al 42%, è previsto un super premio di 70 deputati e 35 senatori. Avete fatto caso? Non ne parla nessuno, neanche Elly Schlein. Forse perché è convinta di vincere e quel premione di maggioranza le farebbe molto comodo…
La vera incognita, che angoscia l’intero arco parlamentare, è però la data del voto. Le voci corrono e si contraddicono: buona creanza istituzionale vorrebbe che la data venga anticipata alla primavera 2027 con un election day insieme alle comunali di Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino.
I parlamentari avranno maturato il diritto alla pensione e così si eviterebbe la nefasta coincidenza del voto in concomitanza con la legge Finanziaria del 2027. Questa sarebbe l’opzione più facilmente spendibile con il Colle, inoltre un voto anticipato a maggio potrebbe permettere di votare con la nuova legge elettorale prima che la Consulta si esprima su una sua eventuale incostituzionalità.
La soluzione è però la più invisa alla premier, visto che il traino delle comunali sarebbe favorevole al centrosinistra.
(da agenzie)
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