“L’OMOTRANSFOBIA UCCIDE”: SOTTO UN SOLE DA BOLLINO ROSSO SCHLEIN LANCIA FENDENTI CONTRO IL GOVERNO: “IL NOSTRO PAESE È TRA QUELLI PIÙ RETROGRADI SUL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI LGBTQ+”
IL RICORDO DI MIRKO MORICONI: “MIRKO AVEVA DECISO DI CHIAMARSI MICHELANGELO ANDREONI ED È STATO UCCISO INSIEME ALLA MADRE A COLPI DI FUCILE DAL PADRE”… AL CORTEO CARTELLI CONTRO ROBERTO VANNACCI
È la prima cosa che dice non appena, a sorpresa, sale sul carro del Pd: «L’omotransfobia uccide e purtroppo ha ucciso anche Mirko». Sulla venticinquesima edizione del Pride, sotto un sole da bollino rosso, si allunga l’ombra dell’omicidio di Camaiore, ricordato con un minuto di silenzio.
Ed Elly Schlein non può che ricordarlo: «Mirko aveva deciso di chiamarsi Michelangelo Andreoni ed è stato ucciso insieme alla madre a colpi di fucile dal padre». E affinché tragedie simili non accadano più, ricorda la segretaria Pd, serve una legge: «Bisogna che società e politica riflettano, perché qualcuno ancora si chiede che senso abbia fare i Pride». E qualcuno, incalza, «ancora si stupisce del perché noi vogliamo una legge contro l’odio, control’omobilesbotransfobia».
C’era il ddl Zan, «ma è stato affossato in Parlamento». Non è solo questione da codice penale, ma di cultura da «cambiare», in un’Italia dove «l’odio e la discriminazione delle persone Lgbtqia+ portano alla violenza».
Lo dicono anche i numeri, quelli della classifica di Ilga Europe che vede l’Italia al 36esimo posto su 49: «È come se ci fosse ancora un muro che divide l’Europa — spiega Schlein — , e il nostro Paese è tra quelli più retrogradi sul riconoscimento dei diritti Lgbtq+». Poi arriva la stoccata al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e al suo «pessimo ddl», espressione di una maggioranza «che fa passi indietro», perché «fa il contrario di quello che servirebbe — la prevenzione del bullismo in ogni forma — limitando fortemente e addirittura nei primi anni di scuola proibendo l’educazione all’affettività, alle differenze al rispetto». [
Sul trenino di Arcigay sventolano le bandiere rainbow, subito dietro arriva il carro di Agedo, l’associazione dei genitori, coperto di palloncini colorati e cuori rosa. Lo striscione dice: «Genitori e figli, insieme siamo forza, colore e bellezza». Almeno qui è così ed è bello sentirlo dire.
Non mancano i cartelli contro Roberto Vannacci. Tra una bandiera arcobaleno, una transgender, una palestinese e una ucraina, il tema torna sempre lì: alle aggressioni, alla paura a volte di tenersi per mano, alla richiesta delle persone transgender di non diventare bersaglio politico. I messaggi si rincorrono da un cartello all’altro.
(da Repubblica)
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