MELONI E SALVINI LITIGANO SULLA DATA DELLE ELEZIONI
LA PREMIER SPINGE PER IL VOTO IN PRIMAVERA, IL LEGHISTA CHIEDE TEMPO PER RISALIRE NEI SONDAGGI (O SPROFONDARE DEFINITIVAMENTE)
Matteo Salvini spinge per arrivare alla scadenza naturale della legislatura e votare
nell’autunno del 2027. Giorgia Meloni, invece, starebbe valutando seriamente l’ipotesi di anticipare le elezioni alla primavera del prossimo anno.
Lo rivela Repubblica, secondo cui è nato un battibecco tra i due principali alleati di governo sulla data delle prossime elezioni politiche. Il leader della Lega ne avrebbe parlato alla premier anche nelle ultime ore, ribadendo la convinzione che l’attuale maggioranza possa vincere nuovamente le elezioni.
La premier spinge per un voto in primavera
Per Salvini, arrivare fino alla fine della legislatura significherebbe avere ancora un anno a disposizione per migliorare il quadro politico e recuperare consenso. Innanzitutto quello scivolato verso l’estrema destra di Roberto Vannacci, in costante ascesa nei sondaggi. Ma a Palazzo Chigi il ragionamento sarebbe diverso. Meloni, secondo quanto scrive Repubblica, non sembra intenzionata a seguire la strada indicata dal vicepremier e starebbe prendendo in considerazione un voto anticipato. Tra le date esaminate ci sarebbe soprattutto l’11 aprile 2027. La scelta avrebbe una sua logica nel calendario dell’anno prossimo. La Pasqua cadrà il 28 marzo e il voto arriverebbe quindi due settimane dopo, lasciando alcune settimane di distanza dalle elezioni amministrative, previste tra maggio e giugno.
L’ipotesi election day e la strategia di Palazzo Chigi
A rendere più complessa la decisione c’è proprio il calendario delle amministrative. Nel 2027 saranno chiamate al voto alcune delle più grandi città italiane, tra cui Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Palermo. Palazzo Chigi, sempre secondo il retroscena di Repubblica, avrebbe chiesto a sondaggisti ed esperti di flussi elettorali di valutare i possibili effetti di un unico election day. Il timore iniziale era che un voto amministrativo favorevole al centrosinistra potesse trascinare verso il basso il centrodestra anche alle politiche. Secondo gli esperti consultati, però, questo rischio sarebbe più limitato del previsto. Per Meloni, accorpare le due consultazioni non rappresenterebbe necessariamente uno svantaggio. Ma il ragionamento della premier è un altro: puntare prima alla conferma del governo a livello nazionale e affrontare successivamente la partita delle grandi città.
(da Repubblica)
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