Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
ANZI, INTERPELLATA SULL’INDAGINE DEI SERVIZI SEGRETI TEDESCHI, WEIEL A PERSO LE STAFFE E HA DEFINITO I FUNZIONARI DELL’INTELLIGENCE “DISGUSTOSI SPIONI DELLA STASI”, IL FAMIGERATO SERVIZIO SEGRETO DELLA GERMANIA COMUNISTA… ECCO COSA SUCCEDE A NON AVER DEPURATO QUESTA FOGNA ANNI FA
Anche stavolta Alice Weidel ha cercato di aggirare le domande più scomode della Welt.
Ma quando il direttore l’ha incalzata in una videointervista sulle parole d’ordine naziste regolarmente usate dai vertici dell’Afd e sul fatto che il partito sia sotto osservazione dei Servizi segreti, la leader dell’ultradestra ha perso le staffe un paio di volte, in particolare quando il giornalista le ha ricordato che l’organizzazione giovanile Generation Deutschland a fine novembre ha eletto come suo
leader Jean-Pascal Hohm, un uomo da tempo nel mirino dei Servizi perché assiduo frequentatore di estremisti di destra e Identitari.
Weidel, rossa in visto, furibonda, ha definito i funzionari dell’intelligence «disgustosi spioni della Stasi». E quando la Welt le ha chiesto cosa ne pensasse della frase usata per la Generation Deutschland da Bjoern Hoecke, ossia «la gioventù deve guidare la gioventù» — il motto della Gioventù hitleriana — Weidel ha fatto spallucce: «Lui non lo sapeva».
E ha insistito: «Anche “alles fuer Deutschland”: e allora?». Il riferimento è al motto delle SA naziste (“tutto per la Germania”) che Hoecke ha gridato spesso nei comizi, incassando la condanna da un tribunale.
L’intervista ha suscitato un’ondata di indignazione enorme. Il sindacato della polizia ha definito “disumano” il confronto tra l’intelligente federale e la Stasi, il famigerato servizio segreto della Germania comunista, noto per il suo paranoico, pervasivo e crudele apparato di controllo. Un paragone che è anche uno schiaffo alle vittime.
Non solo la Stasi: anche le frasi naziste hanno destato scalpore. Anonymous Deutschland ha fatto sapere di aver denunciato Weidel per aver ripetuto nell’intervista il motto delle SA per cui era già stato condannato Hoecke.
E il segretario generale della Cdu, Carsten Linnemann, ha denunciato la «crescente radicalizzazione» dei leader dell’Afd, Weidel e Tino Chrupalla. Secondo Linnemann, in particolare Weidel si starebbe trasformando sempre di più in un «caso sospetto di estremista di destra».
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
“SERVE ALLARGARE LA PLATEA DELL’ASSEGNO DI INCLUSIONE”
Povertà sempre più dilagante, alto costo della vita, emergenza abitativa e difficoltà nelle cure. Questi gli elementi che emergono dalla conferenza stampa di fine anno della Comunità di Sant’Egidio, che reagisce all’emergenza cronica italiana con delle proposte concrete per contribuire a invertire la rotta. Lo fa presentando anche la nuova edizione della guida “Dove mangiare, dormire, lavarsi“, 276 pagine di indirizzi utili per chi vive per strada e per chi li aiuta. Il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, è partito elencando i dati Istat con 5,7
milioni di italiani (il 9,8% della popolazione) sotto la soglia della povertà assoluta, tra cui 1,283 milioni di minori (il 13,8% del totale). Poi si è parlato dell’aumento dei generi alimentari che hanno conosciuto, dal 2021 ad oggi, un incremento del 25%, mentre gli stipendi lordi a fine settembre 2025, erano ancora inferiori di oltre l’8% rispetto a quelli del gennaio 2021. «Italia e Grecia sono gli unici paesi europei dove i redditi diminuiscono», ha dichiarato Impagliazzo.
L’emergenza abitativa e sanitaria
Non solo povertà, ma anche emergenza casa con un aumento degli affitti che assorbono il 40 per cento del reddito familiare. E la carenza di alloggi popolari non aiuta: la lista di attesa per questo tipo di abitazioni è di circa 650mila nuclei familiari su tutto il territorio nazionale. Infine il 9,9% delle persone ha rivelato di aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste d’attesa, alle difficoltà economiche o alla scomodità delle strutture sanitarie. Sono 5,8 milioni di persone, in aumento a fronte dei 4,5 milioni dell’anno precedente (7,6%).
Le soluzioni secondo Sant’Egidio
Sant’Egidio lancia alcune proposte che giudica urgenti: allargare la platea dei beneficiari dell’assegno di inclusione (ADI), facilitando l’individuazione della fragilità della fascia 18-59 anni, specie per i senza fissa dimora, le persone sole e i nuclei fragili non conosciuti dai servizi sociali, esclusi da questa misura di protezione. Non solo, serve secondo l’associazione rendere più facile l’integrazione del sussidio con redditi di lavoro bassi (lavoro povero); svincolare l’accesso al Sostegno formazione Lavoro dalla procedura per l’assegno di inclusione. E infine
servirebbe finanziare il fondo affitti con un capitale appropriato; allargare il fondo per la morosità incolpevole e ristrutturare le case popolari. Perché molti alloggi, ha precisato Impagliazzo in conferenza stampa, sono al momento inutilizzabili. In conclusione sarebbe utile allargare i rimborsi per le cure odontoiatriche e oculistiche per chi è in povertà assoluta, creando anche centri laddove c’è ampia utenza ma grandi distanze territoriali e pochi mezzi per raggiungerli.
Non è una «Michelin dei poveri»
Sant’Egidio ricorda anche il Pranzo di Natale, «dove sono attese quest’anno 80 mila persone in tutte le città d’Italia, in un evento che è una risposta alla povertà ma anche alla solitudine», ha detto Impagliazzo. E infine ricorda la Guida presentata oggi, che non vuole più essere chiamata «la Michelin dei poveri». Nuovi aggiornamenti, come anche eventuali richieste di aiuto e segnalazioni di persone in difficoltà possono essere comunicati contattando la Comunità. La Guida è pubblicata anche in altre città italiane, come Napoli, Genova, Padova, Milano, altre città europee e a Buenos Aires.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
“TRUMP ODIA L’EUROPA, MA IL SUO DECLINO E’ COLPA NOSTRA”
Inutile girarci attorno, Donald Trump «odia l’Europa». Di più, «volta le spalle al suo
stesso Paese e odia la democrazia». Lo dice a chiare lettere Romano Prodi nel discorso pronunciato all’Ispi per la consegna a lui e a un altro illustre ex premier, Mario Monti, del Premio annuale del think-tank. Incombe lo spettro dell’assalto politico-culturale Usa all’Ue cristallizzato nella Strategia di sicurezza nazionale pubblicata venerdì, e il tema non può che essere al centro delle riflessioni. Prodi è preoccupato, e molto, perché alle spalle di quell’attacco quasi scomposto all’Europa c’è, spiega pensando anche alle trattative sull’Ucraina, la visione di chi mira a impostare il futuro su relazioni privilegiate tra oligarchi, per non dire dittatori. L’odio per la democrazie per l’Ue che l’ha elaborata in un sopraffino quanto incompiuto modello sovranazionale, appunto. Eppure tanto Prodi quanto Monti puntano il dito anche e soprattutto sulle ferite che l’Europa s’è procurata da sola, e che sola può curare. Quello sviscerato nel documento strategico di Trump è un «disprezzo per le lentezze dell’Europa che conosciamo bene pure noi. Ma il suo merito è che ci costringe a lasciare cadere gli scrupoli» sulle riforme da fare, teorizza Mario Monti, oggi senatore a vita.
L’inizio della fine dell’Ue
Prodi la prende più da lontano, riavvolgendo il nastro agli anni in cui alla guida della Commissione europea c’era lui. Ribadisce di sostenere che il più grande successo di quegli anni (1999-2004) fu per lui l’allargamento a Est, non una «esportazione di democrazia, ma il contrario, unico caso nella storia: quei Paesi ci chiedevano di importare la democrazia». E, ricorda, mai in quegli anni Putin ebbe a presentare rimostranze contro l’integrazione nell’Ue dei Paesi post-sovietici: «Le sue remore
era sono solo sull’ingresso nella Nato, con cui io non avevo nulla a che fare». Il declino dell’Ue cominciò subito dopo però, ricorda Prodi, quando nel 2005 i popoli europei – due, tanto bastò – bocciarono il progetto di Costituzione europea partorito con lungo sforzo proprio per sigillare l’apertura a Est in un nuovo formato. «Fu per noi un grande dispiacere, e per l’Ue l’inizio del processo di decadenza, di un lungo declino della forza europea». Anche perché da lì in poi la macchina dell’Ue di fatto si andò appesantendo, le divisioni acuendo. Non s’è mai più riusciti ad affrontare il tema dell’unanimità, vero e proprio «cappio al collo» dell’Unione. E s’è ingolfato il motore franco-tedesco che ha sempre retto le sorti dell’Europa con il contributo dell’Italia. «Per il futuro, se non ricostruiamo quell’unità di azione attiva forte tra Francia e Germania il destino dell’Europa è segnato», ammonisce Prodi.
Il pranzo dal cinese che fece l’Italia «superpotenza» in Europa
C’è però un’altra ragione più intima e personale se entrambi gli ex presidenti del Consiglio versano lacrime amare sull’edificio europeo instabile che Trump e Musk vedrebbero volentieri crollare. Ed è che ai loro tempi, sul finire degli anni ’90, l’apice della potenza europea sugli Usa fu raggiunta grazie a una loro inattesa collaborazione al vertice dell’Ue. Correva l’anno 1999 e Monti, fresco di un mandato da Commissario Ue per il mercato interno in scadenza, faceva già conto di tornare alla Bocconi. Alla presidenza della Commissione era stato indicato infatti un altro illustre connazionale, Prodi appunto, e l’economista dava per certo che nel bilanciamento tra Paesi all’Italia sarebbe rimasto un portafoglio minore. Che lui avrebbe declinato. La sua
portavoce, racconta all’Ispi, fece trapelare quell’intenzione alla stampa. Il giorno dopo Prodi lo chiamò. «Mi invitò a Roma in un modesto ristorante cinese e con abilità straordinaria scodellò per me la funzione di Commissario alla Concorrenza», ricorda Monti. Tutt’altro che di seconda fila, visto che fu da quella posizione che Monti presidiò il mercato europeo, arrivando a comminare nel 2004 una multa che fece storia, quella da 497 milioni di euro contro Microsoft – la superpotenza tech americana di quegli anni – per abuso di posizione dominante.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
DOVRA’ VERSARE 20.000 EURO… SE UNO L’AVESSE MAI DETTO DEGLI EBREI SI FACEVA TRE ANNI DI GALERA
Il giornalista Vittorio Feltri è stato condannato da un giudice del tribunale civile di Torino per il “carattere discriminatorio” di alcune frasi sulle persone musulmane pronunciate nel corso di una puntata del 2024 della trasmissione radiofonica La Zanzara.
Feltri aveva detto in diretta: “Ai musulmani sparerei in bocca, non mi vergogno di considerarli razza inferiore”. Una frase pronunciata in un dibattito sulla morte di Ramy Elgal, il diciannovenne egiziano morto a Milano durante un inseguimento con la polizia.
Il procedimento era stato innescato per iniziativa dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) che, per effetto della sentenza, dovrà ricevere da Feltri 20mila euro.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
SI MOLTIPLICANO LE AZIONI CONTRO MINORANZE E CENTRI CULTURALI, IL GOVERNO CONSERVATORE MINIMIZZA
Raid contro manifestazioni, eventi e concerti. Minacce, pestaggi, aggressioni. Dal luglio
scorso, comunità serba, antifascisti, minoranze, ma anche artisti, intellettuali, giornalisti non allineati in Croazia sono diventati un bersaglio. Perché c’è un’onda nera, che orgogliosa si rifà al regime ustascia, feroce alleato dei nazisti durante la seconda guerra mondiale, e cresce.
Il copione è quasi sempre lo stesso: gruppi di uomini, più o meno giovani, spesso a volto coperto, irrompono in centri culturali, teatri, scandendo il motto ustascia “Za dom, spremni” (“per la patria, pronti”, ndr), devastano, minacciano, picchiano chiunque osi opporsi.
Spalato, Zagabria, ma anche centri più periferici come Sebenico o Velika Goriza, non c’è città che appaia indenne, mentre nel Paese, che vanta l’inflazione più alta dell’Eurozona e tassi di disoccupazione da capogiro in un contesto di endemica corruzione, sale la tensione
Antifascisti in piazza, ma il governo minimizza
Dal 30 novembre scorso, migliaia di persone sono scese in piazza, per chiedere al governo una reazione. “Vogliamo una Croazia di tutti, non un Paese di cui vergognarci”, recita l’appello di artisti e intellettuali, sottoscritto da 260 organizzazioni e oltre 3.400 persone, divenuto manifesto della protesta. “Uniti contro il fascismo”, hanno scandito in piazza i manifestanti, sempre più preoccupati dal movimento che pesca nelle curve, nelle periferie e nelle scuole, con un chiaro richiamo al regime che ha sterminato decine di migliaia di ebrei, serbi, esponenti delle minoranze e antifascisti durante la seconda guerra mondiale.
Ma per il primo ministro conservatore Andrej Plenkovic dell’Unione democratica croata (Hdz), al governo insieme all’estrema destra del Movimento patriottico (Dp), quelle manifestazioni sarebbero state solo “un tentativo di destabilizzare il governo” e i sempre più numerosi attacchi, solo “incidenti locali”. “È triste osservare come lo spazio per la libertà si stia restringendo in Croazia. Le istituzioni attualmente non sono in grado (mi chiedo se lo vogliano davvero) di garantire a tutti coloro che vivono nel Paese uno spazio di libertà “, ha spiegato alla stampa tedesca, Vesna Terseli?, pacifista e direttrice dell’ong Documenta, puntando il dito contro il primo ministro. “Ha responsabilità dirette in questo”.
Il soffocante matrimonio elettorale con l’estrema destra
Eletto per la terza volta nel maggio 2024, Plenkovic ha ancorato la propria maggioranza ai 14 seggi dell’estrema destra di Dp, premiata con tre ministeri di peso e una serie di inedite concessioni, fra cui l’esclusione dall’esecutivo di un alleato storico, il Partito indipendente democratico serbo.
Nel giro di pochi mesi, ricordano gli analisti croati, sono arrivati i tagli ai finanziamenti per settimanali e eventi della minoranza serba, ad ottobre due mini formazioni di estrema destra, Domino e il Partito sovranista croato, hanno chiesto e ottenuto di organizzare in Parlamento un convegno negazionista sugli orrori del campo di concentramento di Jasenovac, dove fra gli 80 e il 90mila ebrei, serbi, antifascisti e rom, fra cui ventimila bambini, sono stati sterminati.
Indignata, la comunità ebraica ha lanciato l’allarme, il Consiglio nazionale serbo, che formalmente rappresenta la minoranza, ha presentato un esposto per violazione della legge che proibisce la “negazione, approvazione o significativa minimizzazione di genocidi e crimini contro l’umanità”, Plenkovic invece si è limitato a tiepide parole di condanna che hanno più preoccupato che rassicurato.
Il concerto ultranazionalista da cui tutto è cominciato
Un brodo di cultura politico – denuncia l’opposizione – che ha preparato e accompagna la crescita della violenza. Per tutti, c’è una data che simbolicamente ha dato il via alla nuova offensiva: il 5 luglio quasi mezzo milione di persone si sono radunate all’ippodromo di Zagabria per ascoltare il controverso cantante ultranazionalista Marko Perkovi? “Thompson”, il fucile che usava durante la guerra dei Balcani, poi diventato il suo nome d’arte. Icona di destra e estrema destra, bandito dai palchi di
diversi Paesi europei per apologia del nazismo, Thompson dal palco ha scandito anche il pezzo, da decenni al centro delle polemiche, che inizia con il motto ustascia “per la patria, pronti”, versione croata del “Sieg heil” nazista.
“Oggi è uno slogan nazionalista anti-establishment. È contro l’élite politica croata post-comunista politicamente corretta. I giovani vogliono gridarlo come qualcosa di sovversivo”, ha minimizzato con la Bbc l’opinionista conservatore Matija Štahan, dando voce alla linea del governo. “È chiaramente uno slogan fascista”, ha ribattuto Mario Maži? il direttore croato dell’ong che lavora per la riconciliazione nei Balcani Yihr (Iniziativa per i Diritti Umani (YIHR) in Croazia. “Come Stato membro dell’UE, la Croazia dovrebbe essere un esempio per il resto della regione, ma non ha fatto i conti con il passato. Si identifica con la parte perdente della Seconda Guerra Mondiale, non riconosce di aver condotto una guerra ingiusta in Bosnia e si rifiuta di riconoscere i crimini sistematici contro i serbi.
Aggressioni sempre più violente, presi di mira anche i ragazzini
“Il concerto del 5 luglio è diventato un caso politico. All’evento erano presenti diversi esponenti del governo, incluso il primo ministro, che alla vigilia dello show non ha esitato a incontrare il cantante insieme ai ministri Davor Božinovi? e Tomo Medved, con tanto di foto celebrative sui social. Qualche settimana dopo sono iniziati gli attacchi, in un crescendo di violenze culminato a novembre, con una cinquantina di persone che ha attaccato le Giornate della cultura serba in un piccolo centro culturale di Spalato, lo stesso è avvenuto pochi giorni dopo a Zagabria. Una squadraccia armata di bastoni ha tentato di aggredire la giovanile
serba di karate che partecipava a un torneo. E adesso si teme che un nuovo concerto di Thompson possa segnare un salto di qualità nel movimento.
A dicembre in programma un altro concerto a Zagabria, l’amministrazione dice no
L’appuntamento è per il 27 dicembre, nuovamente a Zagabria, dove il centrosinistra un mese fa ha approvato una legge che vieta l’utilizzo dei simboli ustascia durante concerti, manifestazioni e altri eventi pubblici che si svolgono in strutture gestite dal Comune. “Questa è una decisione politica che regola l’utilizzo degli spazi gestiti da società e istituzioni di proprietà comunale, introducendo norme in linea con la Costituzione su ciò che è e non è consentito”, ha spiegato il sindaco Tomislav Tomaševi?. Di fatto, una risposta alle richieste del cantante che ha formalmente chiesto di raddoppiare le date in città, con un secondo show all’arena di Zagabria, di proprietà del Comune. “Eventuali permessi per futuri concerti di Thompson – ha tagliato corto il sindaco – dipenderanno da come si svolgerà quello del 27 dicembre”. E più l’appuntamento si avvicina, più cresce la tensione.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
LA MOTIVAZIONE DELLA NORMA È QUELLA DI RECUPERARE RISORSE: SI ISTITUISCE “UN’IMPOSTA SPECIALE DI BOLLO DI 500 EURO” SU OGNI PAGAMENTO CASH “PER UN IMPORTO TRA 5.001 E 10.000 EURO”
Nel 2022 il minimo storico, 1.000 euro, voluto dal governo Draghi. Con l’emendamento di Fratelli d’Italia invece il tetto all’uso del contante tornerà indietro di 35 anni. Infatti 10mila euro corrispondono quasi ai 20 milioni di lire del 1991, quando per la prima volta venne istituita per legge una misura massima per i pagamenti in contanti, per contrastare riciclaggio e finanziamento illecito.
La motivazione della norma nella legge di bilancio è quella di recuperare risorse: si istituisce «un’imposta speciale di bollo, nella misura fissa di euro 500, su ogni pagamento per l’acquisto di beni o servizi effettuato in denaro contante, nel territorio dello Stato, per un importo compreso tra 5.001 e 10.000 euro».
Implicitamente però, a condizione che venga pagata la nuova imposta speciale, si raddoppia il tetto. È il secondo intervento di questo tipo del governo Meloni: il primo, previsto dal Dl Aiuti quater, è stato il passaggio a 5.000 euro dal 1° gennaio 2023.
Le opposizioni non ci stanno: protestano Pd, M5S e anche Avs. «Evidentemente il governo è così disperato e non sa più cosa fare per racimolare risorse», scrive in una nota il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia.
Il giudizio sulla norma è più che negativo: «Quella di Palazzo Chigi non è una scelta neutra. È un messaggio politico. Per raschiare il barile – stigmatizza Boccia – si fa un favore agli evasori, non ai cittadini onesti. Si dà un incentivo all’illegalità, non alla crescita».
Giudizio analogo di Angelo Bonelli, deputato di Avs e coportavoce di Europa Verde: «Portare la soglia a 10mila euro non ha nulla a che vedere con la modernizzazione del Paese: è un favore diretto agli evasori, un incentivo all’economia in nero, un passo indietro nella lotta all’illegalità.
Un provvedimento che facilita il riciclaggio e che diventa, di fatto, un regalo alle mafie. Ennesimo favore alla cultura dell’impunità fiscale che sta distruggendo la giustizia sociale in Italia».
Se il nuovo tetto dovesse passare, non sarebbe possibile andare oltre perché sull’uso del contante è intervenuto l’anno scorso il
regolamento Ue 2024/1624, in vigore dal 9 luglio 2024, secondo il quale per l’acquisto di beni o servizi si potranno usare contanti fino a un massimo di 10mila euro, anche se saranno ammesse soglie nazionali più basse.
Il limite è stato scelto per contemperare le diverse regolamentazioni nazionali, che vanno da Paesi che non applicano alcun tipo di tetto all’uso del contante (dalla Germania all’Ungheria e all’Estonia) a quelli che hanno limiti molto bassi, come Francia, Spagna e Svezia (1.000 euro) e la Grecia (500 euro). Il tetto europeo entrerà in vigore dal 10 luglio 2027.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
CI RISIAMO: UN EMENDAMENTO DEL SENATORE MELONIANO GELMETTI PROPONE DI STANZIARE 8,9 MILIONI DI EURO IN DUE ANNI PER REALIZZARE E GESTIRE “TOURISM DIGITAL HUB”, ENNESIMO PORTALE NAZIONALE PER IL TURISMO
Welcome to meraviglia, specie se si parla della meraviglia dei fondi per il Turismo. La
ministra Daniela Santanchè attende la manovra per passare all’incasso grazie al suo partito Fratelli d’Italia. Un emendamento del senatore meloniano, Matteo Gelmetti, propone di stanziare 8,9 milioni di euro in due anni per la «realizzazione e la gestione del portale nazionale Tourism Digital Hub».
Un altro sito che rischia di fare il paio con Italia.it. Non c’è solo per l’ennesimo portale: Gelmetti vuole dare all’Enit, l’ex agenzia ora società in house nell’ambito del turismo, un altro mezzo milione di euro all’anno per realizzare e creare «segni distintivi
comuni alle “destinazioni turistiche di qualità”», individuati da una commissione ad hoc. Un bottino totale di oltre 9 milioni di euro per il ministero. Da spendere in immagine.
(da agenzie)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
ALDO CAZZULLO: “QUANDO VADO A TEATRO, A 59 ANNI A VOLTE MI TROVO A ESSERE IL PIÙ GIOVANE. LA PRIMA DELLA SCALA IN DIRETTA TV HA PORTATO RAIUNO AI MINIMI STORICI
Sono uno delle decine di milioni di italiani che non è mai stato alla Prima della Scala, per la semplice ragione che, non contando nulla, non sono mai stato invitato. Ciò detto, la Scala è un luogo dell’anima per tutti gli italiani. Evoca Verdi, il Risorgimento, la rinascita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, il ritorno di Toscanini in Italia, il magistero di Abbado e di Muti.
La Scala è, se vogliamo, uno degli ultimi segni dell’egemonia milanese, in un momento in cui il Paese diventa sempre più romanocentrico. Tuttavia, non prendiamoci in giro.
Trovo insopportabile la retorica per cui la lirica è di gran moda, i giovani affollano i teatri… Non è vero. Quando vado a teatro, a 59 anni a volte mi trovo a essere il più giovane. La Prima della Scala in diretta tv ha portato Raiuno ai minimi storici: Sandokan ha fatto il 34%, Shostakovich il 6, e la serata è proseguita ancora peggio scendendo al 5%, cosa che su Raiuno non accade mai.
Semplicemente non possiamo pensare che l’opera sfugga alla distruzione sistematica — provocata dalla Rete — di tutto ciò che l’uomo ha pensato, scritto, dipinto, composto negli ultimi secoli.
La Rete sta cancellando i giornali di carta, il cinema, i dischi, i cd, i dvd, prima o poi cancellerà anche i libri, oltre ovviamente al teatro e appunto all’opera. Certo, le prime della Scala sono anche un fatto mondano.
Nell’Ottocento non si andava all’opera solo per la musica: si cenava, si conversava, si faceva l’amore nei palchi, si faceva politica.
Resta il fatto che l’opera ha connotato la civiltà italiana e occidentale per secoli, e ora sembra aver traslocato a Oriente, adottata dai cinesi e dai sudcoreani, come molte altre cose.
(da Il Corriere della Sera)
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Dicembre 9th, 2025 Riccardo Fucile
“IL MIO OBIETTIVO ERA RILANCIARE UN PROGETTO EDITORIALE SOLIDO E CAPACE. DA ITALIANO, ERA DOVEROSO METTERE SUL TAVOLO UN’ALTERNATIVA ITALIANA”
«Ho messo sul piatto 140 milioni per investire e rilevare il Gruppo Gedi e lo ho fatto
rispettando la tempistica dettata dall’offerente. Ero pronto a rilanciare ancora. E questo perché questo investimento e il mio impegno personale nel realizzarlo è un gesto di amore verso l’Italia, un atto di responsabilità verso il futuro. Ma la proprietà di Gedi alla fine ha fatto una scelta diversa. Che rispetto».
Leonardo Maria Del Vecchio, azionista con il 12,5% di Delfin, la holding a capo dell’impero che ruota intorno a EssilorLuxottica, con la sua Lmdv Capital ha presentato un’offerta al gruppo Gedi, la società editoriale che possiede La Repubblica e La Stampa mentre era in corso la trattativa con il gruppo Antenna dell’armatore greco Theo Kyriakou, che conta un socio finanziario forte come il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, Pif.
Leonardo Maria Del Vecchio, nella sostanza, ha “pareggiato” l’offerta del gruppo greco nel primo giorno utile dopo lo scadere dell’esclusiva, e ha illustrato il progetto che aveva in mente per la società editoriale alla proprietà, rappresentata dalla famiglia Agnelli e dal numero uno del gruppo Exor, John Elkann.
Non è stato sufficiente. Domenica 7 dicembre il gruppo editoriale ha fatto sapere che «Gedi resta impegnata nella trattativa in corso con il gruppo Antenna interessato a La Repubblica e alle altre testate del gruppo editoriale» mentre al momento «non ci sono le condizioni per aprire nuove strade».
Leonardo Maria del Vecchio come nasce questo interesse verso l’editoria?
“Ho sempre pensato di entrare nel mondo dell’editoria non tanto per la profittabilità del business ma perché ritengo che sia essenziale garantire l’informazione autorevole e di qualità di rimanere in una posizione centrale, soprattutto per le nuove
generazioni che non hanno più riferimenti chiari a cui ispirarsi ma sono travolte dal mondo dei social declinato in tutte le molteplici forme, da TikTok ai social media”
Perché ha scelto di investire in un gruppo editoriale come Gedi?
“Gedi, con testate storiche, radio, produzione multimediale, rappresenta un patrimonio. Che non deve essere inteso come un bene da sfruttare nel breve termine, ma piuttosto come un’infrastruttura di democrazia, cultura e partecipazione. Una base solida su cui costruire un progetto altrettanto solido e capace di essere in sintonia con un mondo dell’informazione in continua evoluzione. Da italiano e da imprenditore con fiducia nel Paese, per me era doveroso mettere sul tavolo un’alternativa italiana, che potesse dare continuità al valore dell’informazione”.
Il gruppo Lmdv Capital ha offerto 140 milioni, pareggiando l’offerta del gruppo di Theo Kyriakou ma lo ha fatto solo nel momento in cui il negoziato, in corso da tempo, si era praticamente chiuso su quei valori. Come mai avete deciso di inserirvi con un piano alternativo soltanto alla fine?
“C’era una esclusiva in corso che scadeva il primo dicembre. Solo al termine del periodo di esclusiva, quindi il 2 dicembre, ho ritenuto giusto proporre un’opzione alternativa, fatta da italiani, per l’Italia. Non era una questione economica ma un piano con una visione a lungo termine: un progetto da costruire con cura, con rispetto per le persone, per i giornalisti, per il ruolo sociale dell’informazione. Evidentemente la mia attesa nel formalizzare l’offerta è stata presa come un ritardo. Ma non è così: non appena l’esclusiva è scaduta ho inviato al consiglio di amministrazione l’offerta vincolante”
Ha sentito John Elkann?
Si, ho preso contatto con Elkann dopo aver inviato l’offerta vincolante. La famiglia Agnelli-Elkann ha custodito per tanto tempo un pezzo fondamentale di democrazia, informazione e cultura italiana. L’obiettivo non è cambiare l’anima del progetto ma offrirgli nuova energia, nuovi strumenti, un orizzonte per il futuro. La famiglia Agnelli ha scelto di non dar seguito alla mia iniziativa. E io rispetto la loro scelta anche se non la comprendo fino in fondo.
Voci negli ambienti finanziari riferiscono di un coinvolgimento di Lapo Elkann nell’operazione Gedi, è così?
“No. Sono legato a Lapo da una profonda amicizia, ma in questo progetto mi muovo da solo, nessuna cordata e lui non è coinvolto”
Quali sono i punti chiave del piano Gedi che aveva in mente?
“Innanzitutto l’obiettivo è quello di rilanciare e non di ristrutturare. È un progetto editoriale “integrato”: stampa, digitale, radio, podcast, multimedialità, community, coinvolgimento. Non un’operazione di mera acquisizione, ma un patto di lunga durata con l’Italia: investire in contenuti di qualità, in indipendenza, in pluralismo, volto anche a formare nuove generazioni di giornalisti e comunicatori”
Può indicare il baricentro del progetto, intorno a cosa ruota?
“Le persone. Un gruppo editoriale vive attraverso le sue firme, le sue redazioni, la competenza costruita in decenni. Fondamentale mantenere una linea di continuità per proteggere questo patrimonio: consolidare invece di tagliare; costruire invece di frammentare. Un editore deve partire da qui, non da un foglio excel”
Sareste pronti a rilanciare?
“Certo, e l’ho anche fatto presente alla proprietà. Ma evidentemente la scelta è stata fatta, come comunicato dal gruppo Gedi. Onestamente ho fatto tutto questo perché mi aspettavo una reazione diversa”
Il tentativo di rilevare Gedi arriva in un momento molto delicato per il gruppo Delfin, coinvolto anche nella inchiesta della Procura di Milano sull’offerta lanciata da Mps su Mediobanca. Sul fronte della partita dell’eredità, siete vicini a un accordo per concentrare Delfin nella sola partecipazione industriale in EssilorLuxottica e valorizzare il portafoglio finanziario?
“Questa estate eravamo molto vicini all’accordo. Ma alla fine è saltato tutto perché lo statuto di Delfin impone l’unanimità. La chiusura è solo una questione di tempo. C’è voglia di chiudere la successione e farlo nella migliore maniera possibile”
(da agenzie)
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