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PONTE SULLO STRETTO, COSA SUCCEDE ORA CHE LA CORTE DEI CONTI HA NUOVAMENTE BOCCIATO IL PROGETTO

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

SI COMPLICA L’ITER DEL PROGETTO, LE MOSSE DEL GOVERNO DIPENDERANNO DALLE MOTIVAZIONI DEI GIUDICI… GLI SCENARI POSSIBILI

La seconda bocciatura da parte delle Corte dei Conti al Ponte sullo Stretto rappresenta un altro duro colpo per Matteo Salvini, che alla fine del mese scorso si è visto negare il timbro di legittimità alla delibera Cipess che ha dato il via al progetto. Quest’ultima, per cui si attende di leggere le motivazioni della sentenza, riguardava l’assegnazione delle risorse e l’approvazione del progetto esecutivo del Ponte, mentre il nuovo no riguarda il terzo atto aggiuntivo che regola i rapporti tra il Ministero dei Trasporti e la società concessionaria Stretto di Messina Spa.
Anche in questo caso, bisognerà aspettare – fino a trenta giorni – per conoscere le motivazioni dei magistrati contabili, ma Salvini è determinato ad andare avanti. Nel frattempo la società Stretto di Messina Spa ha fatto sapere che il prossimo 25 novembre convocherà un Consiglio di amministrazione per capire il da farsi.
Dalle motivazioni dei giudici dipenderanno le mosse del governo. Le prime dovrebbero arrivare entro la fine di
novembre, attorno al 28, mentre per quest’ultime dovremmo attendere metà dicembre. Quel che è certo è che Palazzo Chigi non intende rinunciare al progetto del Ponte e gli scenari possibili sono diversi. A seconda dei rilievi evidenziati dalla Corte e dalla possibilità o meno di sanarli, il ministero dei Trasporti deciderà come muoversi.
I possibili scenari
Inizialmente, si era fatta avanti l’ipotesi di forzare il no della Corte e proseguire con una “registrazione con riserva”. Una procedura tecnicamente possibile, in quanto consentita dalla legge, ma che aprirebbe un nuovo terreno di scontro con la magistratura. Anche per questo motivo, il governo aveva fatto sapere di voler attendere le ragioni dei giudici prima di agire.
L’alternativa, preferibile, sarebbe quella di apportare le correzioni necessarie per superare i rilievi dei magistrati ed eventualmente, ricorrere a una nuova delibera. Cosa che potrebbe rivelarsi più complicata del previsto se le criticità segnalate dai giudici dovessero essere particolarmente gravi. Non solo. Anche se ci trovassimo di fronte a una strada percorribile, seguirla allungherebbe di parecchio i tempi per l’avvio dei cantieri, già in ritardo.
Per il ministro dei Trasporti l’ennesimo stop al progetto “è l’inevitabile conseguenza” del primo ricevuto dalla Corte dei Conti. Anche l’amministratore delegato di Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci parla di una decisione “prevedibile” e connessa alla precedente.
Tuonano invece, le opposizioni. Secondo il deputato M5s Agostino Santillo, il governo “dovrebbe tirare fuori gli attributi e riapprovare l’opera in Cdm”, ma “teme il danno erariale” e dunque “non lo farà”. Il pentastellato ricorda le altre criticità del progetto, che riguardano “i rilievi dell’Ue, il rischio procedura d’infrazione, la direttiva Iropi violata, le 62 prescrizioni della Via-Vas non sciolte, le norme sulla concorrenza bypassate” e parla di “un colabrodo procedurale”. Il leader di Avs, Angelo Bonelli, ha detto di nuovo di essere pronto a “denunciare il governo alla Procura europea se dovesse insistere” sul Ponte. “Ignorare il pronunciamento della Corte significherebbe assumersi responsabilità pesantissime, anche sul piano giuridico”. Dura anche la segretaria Pd Elly Schlein che ha definito il progetto “ingiusto, sbagliato, dannoso e vecchio”.
(da fanpage)

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INVECE DI PENSARE AL GOZZO DI FICO, I PATRIDIOTI FAREBBERO BENE A GUARDARE IN CASA CIRIELLI: LA CORTE DEI CONTI APRE UN FASCICOLO PER DANNO ERARARIALE SULLA KERMESSE, COSTATA 900MILA EURO, ORGANIZZATA DA MARIA ROSARIA CAMPITIELLO, CAPO DIPARTIMENTO DELLA PREVENZIONE ED EMERGENZE DEL MINISTERO DELLA SALUTE E MOGLIE DI CIRIELLI

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

LA MANIFESTAZIONE FU APERTA DAL VICEMINISTRO, CANDIDATO DALLA DESTRA A GOVERNATORE DELLA CAMPANIA: MA COSA C’ENTRAVA?… DE LUCA AVEVA PARLATO DI “EVENTO-MARCHETTA” DI FRATELLI D’ITALIA

Una due giorni, quella degli Stati generali della prevenzione, che è finita sotto la lente della Corte dei Conti. I giudici contabili hanno infatti aperto un fascicolo – per danno erariale e senza indagati – sulla manifestazione, organizzata a Napoli gli scorsi 16 e 17 giugno dal ministero della Salute con un budget di oltre 900mila euro.
Regista dell’operazione era stata Maria Rosaria Campitiello, capa dipartimento della Prevenzione, ricerca ed emergenze sanitarie al dicastero guidato da Orazio Schillaci, nonché moglie del viceministro degli Esteri e candidato del centrodestra alle prossime regionali in Campania, Edmondo Cirielli.
Secondo fonti anonime intervistate dalla trasmissione Piazzapulita, l’evento, rivolto «agli stakeholder di riferimento
del Servizio Sanitario Nazionale, nonché alla popolazione generale», avrebbe rappresentato una sorta di inizio di campagna elettorale per il deputato: Cirielli non solo aveva partecipato alla kermesse organizzata dalla consorte, l’aveva anche aperta.
Impazza la polemica, il viceministro meloniano con delega all’Oms, ex di Alleanza nazionale e con un passato da presidente della provincia di Salerno, aveva dunque ribattuto a chi, come il presidente della regione Vincenzo De Luca, aveva parlato di «evento-marchetta di Fratelli d’Italia». «Si tratta di una sciocchezza, detta in maniera diversa come altri può essere anche un reato di diffamazione e calunnia», aveva risposto Cirielli.
Ma oggi la manifestazione non smette di destare dubbi. Al centro degli accertamenti della Corte dei Conti ci sarebbe anche l’affidamento diretto disposto per gli Stati generali della prevenzione dal ministero della Salute a Kidea srl, l’azienda che a luglio – pertanto qualche mese dopo l’affidamento ottenuto – aveva visto il suo co-fondatore, Raffaele Guarino, rimanere coinvolto nell’inchiesta per appalti truccati e tangenti della procura di Torre Annunziata, meglio nota come “Sistema Sorrento”. Guarino, finito ai domiciliari, era stato rimesso in libertà dal tribunale del Riesame a settembre.
In base a quanto risulta a questo giornale, la società era stata destinataria di un affidamento dall’Ufficio Tutela salute della donna, soggetti vulnerabili e contrasto diseguaglianze (Dgpre), che fa capo al ministero della Salute, di importo concordato pari a 747.735 euro per il «servizio di realizzazione, allestimento
gestione dell’evento “Stati generali della prevenzione, nei giorni 16 e 17 giugno 2025 nella città di Napoli».
Un fatto che era stato al centro pure di un’interrogazione parlamentare rivolta dal Partito democratico al ministro della Salute Schillaci.
«L’organizzazione dell’evento è stata affidata in modo esclusivo, con provvedimento firmato dalla dottoressa Campitiello in data 23 aprile 2025, alla società Kidea S.r.l., giustificando tale scelta con “ragioni di tutela di interessi esclusivi”». scrivono i parlamentari dem.
Che aggiungono: «All’evento, che si è svolto in due giornate, era attesa la partecipazione di seicento invitati e, per centoventi di questi, è stato previsto il soggiorno, per una notte, in un albergo a quattro stelle, mentre per venti invitati è stato previsto il soggiorno, in albergo, per due notti; l’importo complessivo preventivato per la realizzazione dell’evento, sotto il solo profilo di organizzazione logistica, era di 932.000 euro, al netto del costo dell’attività di screening preventivo che avrebbe dovuto accompagnare l’evento, con il coinvolgimento anche della popolazione; i costi dell’evento, sebbene stimati nel loro ammontare complessivo – continuano i democrat – appaiono agli interroganti non solo elevati per un evento di due giorni, ma anche non debitamente circostanziati, con una stima analitica che prenda in considerazione ciascuna voce di spesa».
Per i parlamentari, che sottolineano che per la procedura sarebbe stata «finanziata con gli investimenti pubblici dell’Unione europea con il Pnrr «l’evento, così come si è svolto, è stato
“solo” un convegno che non giustifica in alcun modo, non soltanto l’ammontare della cifra spesa, ma tantomeno l’utilizzo di investimenti pubblici finanziati dalla Ue nel NextGenerationEU, con particolare riferimento alla missione 6 del Pnrr di competenza del Ministero della salute».
Così i dem chiedono – era lo scorso 26 giugno – a Schillaci «per quali motivi siano state utilizzate le suddette risorse per un evento che, al di là del “titolo”, è stato di fatto solo un convegno, considerato che, a quanto risulta agli interroganti, non c’è stata alcuna corrispondenza tra l’investimento fatto, le finalità annunciate e lo svolgimento dell’evento».
E ancora «quale sia la descrizione dettagliata di ciascuna voce di spesa e la conseguente congruità con i servizi resi e quali siano i motivi che hanno portato all’affidamento della gestione dell’evento in via esclusiva alla società Kidea». Il ministro della Salute non pare abbia risposto alle domande su cui, invece, potrebbe presto dare una risposta la magistratura contabile. Una domanda che, invece, potrebbe non avere risposta è la seguente: che c’entrava, in quei giorni di giugno, il viceministro degli Esteri all’evento promosso dal ministero della Salute e organizzato dalla moglie Campitiello?
(da la Repubblica)

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L’EGITTO INAUGURA IL PIU’ GRANDE MUSEO EGIZIO AL MONDO: “AL GEM FINALMENTE L’INTERO TESORO DI TUTANKHAMON”

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

CIFRE RECORD DI VISITATORI: “FINALMENTE UNO SPAZIO ADEGUATO PER LA CIVILTA’ EGIZIANA”

Il cantiere è durato vent’anni, la sua superficie è il doppio di quella del Louvre e del British Museum, il costo ha raggiunto il miliardo di dollari, finanziati dal Giappone e dal Governo egiziano, dodici gallerie, esposti oltre centomila reperti tra cui per la prima volta l’intero corredo funerario di Tutankhamon (quasi 5400 manufatti), che dopo cento anni lascia per sempre il vecchio museo del Cairo.
Il 4 novembre le porte del Grand Egyptian Museum (GEM) hanno aperto ufficialmente i battenti, nel giorno del centotreesimo anniversario del rinvenimento della tomba di Tutankhamon da parte dell’archeologo inglese Howard Carter nel 1922. Non una coincidenza, ma il filo che tesse la trama di una lunga storia che riguarda tutta l’umanità.
Nato per alleggerire e affiancare il vecchio museo del Cairo, inaugurato nel 1902 in piazza Tahrir, il GEM ha l’ambizione di aggiungersi come moderno frammento a un passato imprescindibile – fatto dei fasti faraonici ma anche di un soffocante colonialismo – per consentire all’uomo contemporaneo di prendere coscienza delle sue origini.
Durante la solenne inaugurazione il presidente egiziano Al-Sisi ha esaltato l’impresa come “un nuovo capitolo della storia del presente e del futuro dell’Egitto, nel nome di questa antica patria”. Si concretizza, insomma, il senso di appartenenza: se le generazioni precedenti non lo hanno fatto, quella odierna non può sfuggire a un imperativo ormai urgente, cioè fare i conti con la propria memoria.
Un’eredità complessa da gestire, tra i riti millenari e le esperienze più attuali di tutela e valorizzazione. A spiegarlo è Rosanna Pirelli, docente di Egittologia e Archeologia egiziana all’Università di Napoli L’Orientale. Dal 2008 al 2012 è stata direttrice del Centro Archeologico dell’Istituto Italiano di Cultura al Cairo. Ha partecipato a numerosi progetti di ricerca e scavi, italiani e stranieri, in Egitto e in Italia. In Italia, in
particolare, ha collaborato con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli per il progetto espositivo della collezione egiziana (riaperta nel 2016) ed è attualmente responsabile scientifica di quello nuovo dei reperti egiziani ed egittizzanti pertinenti al perduto tempio di Iside eretto a Benevento nell’anno VIII regno di Domiziano.
Professoressa Pirelli, il primo novembre è stato inaugurato il Grand Egyptian Museum (GEM), perché era così atteso quest’evento?
Un nuovo museo era diventato assolutamente necessario poiché la quantità di reperti accumulatisi nel corso degli anni all’interno di quello storico di piazza Tahrir rendeva ormai indispensabile uno spazio espositivo più appropriato. Il vecchio museo nel cuore del Cairo risultò piccolo già all’indomani della scoperta della tomba di Tutankhamon nel 1922.
Non bastava più?
Ci si rese conto ben presto che i soli due piani del museo progettato dall’architetto francese Dourgnon e inaugurato appena vent’anni prima, nel 1902, non potevano accogliere in maniera adeguata anche i materiali che facevano parte del prezioso corredo funerario di Tutankhamon. I quasi seimila manufatti tra cui la famosa maschera d’oro, contenuti nell’ultima dimora del faraone rinvenuta da Carter, vennero esposti in un’ala abbastanza grande del museo, ma molti furono ammassati ed altri restarono nei depositi. Al contrario, la prima sensazione che si prova visitando il GEM è proprio quella di una narrazione storico-archeologica che si sviluppa finalmente su una superficie
adeguata, restituendo il senso di monumentalità dell’antica civiltà egiziana.
Cosa intende?
Molte statue di faraoni egiziani sono colossali, cioè assai più grandi del naturale. Nel GEM lungo l’ampia rampa di scale, che porta ad un livello superiore vetrato e panoramico con vista sulle piramidi, è collocata una selezione di sculture monumentali con la possibilità per la prima volta di ammirarle non solo di fronte, ma su ogni lato. In genere, nei musei le statue sono addossate alle pareti, ma in questo modo si perde una parte essenziale della scultura egiziana, che è il pilastro dorsale con l’iscrizione incisa.
La visione a tutto tondo della statuaria è così importante?
Mi rendo conto che si tratta di un dettaglio tecnico da egittologo. Il pilastro dorsale è un elemento tipico della statua egiziana che compare già nella IV dinastia durante l’Antico Regno, per divenire meno costante solo a partire dal regno dei Tolomei (una dinastia di origine greco-macedone), quando alcune statue realizzate in uno stile misto greco-egiziano possono anche esserne sprovviste. La possibilità di leggere le iscrizioni sul pilastro è fondamentale per ricostruire il contesto storico e culturale. Al GEM oggi è possibile, anche se, per garantire la stabilità delle statue più grandi, sono stati aggiunti supporti di metallo che a volte coprono parzialmente i testi.
Lei ha già visitato il GEM?
Sì, a maggio scorso nell’ambito di una mia personale ricerca proprio sulla statuaria regale. Il museo è stato in parte aperto al pubblico prima dell’inaugurazione del primo novembre. E le
posso assicurare che, nel momento in cui sono arrivata a Giza, di per sé uno dei panorami più spettacolari al mondo, l’impatto è stato a un tempo emozionale e solenne. Davvero, mi si permetta la similitudine, un’opera faraonica.
Del resto è stato ribattezzato la “quarta piramide”, dopo quella di Cheope, Chefren e Micerino, alle quali è collegato visivamente sebbene distante due chilometri.
Il gigantesco edificio è fortemente scenografico. Ma oltre al senso di grandiosità, alle migliori condizioni di conservazione per i reperti e all’avanzato allestimento museografico, l’interno si presenta sia accogliente grazie a una serie di servizi, come i luoghi per la ristorazione o per l’acquisto di souvenir e libri, sia funzionale alle attività di ricerca e divulgazione per la presenza di sale destinate alle conferenze e di luoghi di studio attrezzati.
Vuole dire che i costruttori, su progetto dello studio di architettura irlandese Heneghan Peng, non si sono limitati a suscitare meraviglia in chi vi entra?
Esatto. È un’architettura concepita per ospitare l’immensa eredità della civiltà egiziana, ma anche per accogliere il moderno visitatore. Gallerie immersive, illuminazione di precisione, un ambiente non più esiguo che dà respiro ad ognuno degli oggetti esposti con una serie di soluzioni interessanti e innovative.
Quali?
Ad esempio la ricostruzione multimediale di una tomba di Beni Hassan nel Medio Egitto. Si entra in uno spazio sulle cui pareti compaiono lentamente scene dipinte, che si illuminano e si colorano tratto dopo tratto, alcune anche movimentate, e che
riproducono il lavoro agricolo o la caccia all’uccellagione. E tutto prende vita davanti ai tuoi occhi, trasportandoti in un passato che così sembra più vicino. Un’esperienza interattiva molto coinvolgente.
La tecnologia che va a braccetto con l’attrazione.
Sì, ma senza dimenticare il lato scientifico.
Perché la cerimonia inaugurale, prevista per il 2012 e data come imminente diverse volte, è stata rimandata per così tanto tempo?
Va da sé che la maestosità dell’opera ha comportato costi elevati e la ricerca di finanziamenti richiede tempo. Ma l’ultimo rinvio, risalente a luglio scorso, è stato addebitato almeno ufficialmente al conflitto di Gaza. Altre battute d’arresto sono state la pandemia di Covid del 2020 e prima ancora i fatti della Primavera araba del 2011. Senza contare il complesso lavoro dietro le quinte in vista dell’inaugurazione.
Il lato scientifico che ha citato prima?
Sì, il progetto ultraventennale ha avuto una gestazione lunga: il materiale archeologico è stato didascalizzato ex novo, sono stati realizzati daccapo i pannelli illustrativi, comprese le mappe e le tavole cronologiche, è stata aggiunta la realtà virtuale. La creazione di un simile apparato esplicativo non è roba da poco. Un impegno enorme che si coniuga con la politica propagandistica dell’Egitto odierno, dove l’inflazione accelera mentre si stanno costruendo grandi strade, nuovi aeroporti, migliori assetti abitativi.Segnali di ripresa in una fase di fragile stabilizzazione, quindi, su cui gravano le numerose incognite del presunto post-guerra tra Israele e Hamas. Questa persistente
vulnerabilità dell’area mediorientale può essere fonte di preoccupazione per il turismo egiziano?
Non si può prevedere la follia della guerra. Questo vale in qualsiasi parte del mondo. Io vado in Egitto dal 1981, ho lavorato lì da sola, vi ho vissuto con la mia famiglia e non ho mai incontrato difficoltà, nemmeno nei momenti di profonda crisi interna che minacciavano la sicurezza dei cittadini. Ma come prevedere il futuro in uno scenario internazionale quale quello odierno?
Ha seguito la solenne inaugurazione, trasmessa in esclusiva mondiale sul social network TikTok, con tanto di spettacolo laser, orchestra sinfonica, fuochi d’artificio, tra figuranti in costume e coreografie fluttuanti? Cosa ne pensa?
No, non l’ho seguita, ma avevo già assistito in streaming all’inaugurazione del viale di sfingi da Karnak a Luxor e conosco il tipo di evento.
A un certo punto sul palco della manifestazione è apparso un ragazzino in abito tradizionale e che reggeva in mano una lanterna, poi è ricomparso incantato di fronte le vetrine delle nuove sale del GEM mentre prendevano progressivamente vita illuminandosi. Sarebbe Hussein Abdel Rasoul, noto come il “water boy” di Howard Carter. Secondo il racconto dell’egittologo Zahi Hawass il dodicenne portava l’acqua agli operai nello scavo di Carter e avrebbe scoperto il primo gradino della tomba di Tutankhamon poi messa in luce. Vera o presunta che sia la storia, questa figura può essere intesa come la celebrazione dell’orgoglio nazionale, cioè un ponte che lega
l’antico al moderno attraverso il riappropriarsi della propria identità di popolo, fino al 1952 ostaggio del colonialismo britannico?
Non avendo seguito l’evento, non saprei dire con certezza, ma propenderei per identificarlo con il giovane Hussein e per due motivi. Innanzitutto l’inaugurazione ufficiale del GEM è avvenuta quando le sale destinate a ospitare il tesoro di Tutankhamon sono state finalmente allestite, un momento che richiama, in qualche modo, l’emozione di una nuova scoperta. Inoltre, considerando che la tomba fu rinvenuta nel 1922, poco più di un secolo fa, l’apertura del museo può essere vista come il più importante evento egittologico per l’Egitto e per il pubblico di tutto il mondo dai tempi della scoperta di Carter.
Il 4 novembre, primo giorno di apertura al pubblico del GEM, sono stati raggiunti i diciottomila visitatori. Da qui la decisione del MoTA (ministero egiziano del Turismo e delle Antichità) di regolamentare gli ingressi dal primo dicembre attraverso la prenotazione solo online. Questa grossa affluenza manterrà intatto il fascino di visitare il più grande museo egizio del mondo e una delle più imponenti istituzioni mai dedicate a una singola civiltà?
Credo di sì, perché gli spazi sono idonei e le opere numerosissime e di grande impatto. Anzi, credo che il nuovo museo attirerà un numero ancora maggiore di studiosi, turisti e appassionati.
Il vecchio museo di piazza Tahrir, che richiamava visitatori per la presenza della maschera d’oro di Tutankhamon, ormai
svuotato ha ancora la sua ragione d’essere?
Proprio l’apertura del GEM e di altri musei regionali è stata l’occasione per ripensare il ruolo e il futuro del museo di piazza Tahrir: il progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” ha condotto a una recente, anche se per il momento parziale, riorganizzazione di questo storico istituto da parte di un consorzio di musei europei guidati dal Museo Egizio di Torino. Gli spazi lasciati liberi dalle opere trasferite al GEM consentiranno al visitatore del rinnovato “vecchio museo” di godere di un numero ancora considerevole di preziose testimonianze della civiltà egiziana, inserite finalmente in ambienti adeguati ed esposte, cercando, quando possibile, di ricreare i contesti di provenienza dei reperti.
“Welcome to the land of Peace”, benvenuti nel Paese della pace, è lo striscione trascinato da un velivolo che ha sorvolato il pubblico dell’inaugurazione di settantanove delegazioni ufficiali provenienti da tutto il mondo. Un messaggio di cooperazione internazionale tra popoli che l’Egitto ha voluto dare in quest’occasione internazionale? Potrà servire nel nostro delicato frangente storico?
Un augurio. Un sogno. Ma, per il momento, un’utopia.
(da Fanpage)

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IL DEPUTATO DI FORZA ITALIA INDAGATO PER BROGLI ELETTORALI IN PUGLIA

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

A VITO DE PALMA CONTESTATI I REATI DCI FALSO IDEOLOGICO, ALTERAZIONE DEL VOTO, INDUZIONE IN ERRORE DI PUBBLICI UFFICIALI

A Taranto ci sono sette indagati per una presunta storia di brogli elettorali alle politiche del 2022. Gli avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati dalla Procura.
Tra i destinatari l’attuale deputato e coordinatore provinciale di Forza Italia Vito De Palma, già sindaco di Ginosa, il consigliere regionale pugliese di FI, Massimiliano Di Cuia (uscente e ricandidato alle elezioni di domenica e lunedi’ prossimi).
Poi quattro componenti del seggio 54 di Taranto e un rappresentante di lista. Il pubblico ministero Mariano Buccoliero contesta ai quattro i reati di falso ideologico, alterazione del voto, induzione in errore di pubblici ufficiali e violazioni della normativa. Nella sezione 54, secondo l’accusa, i cinque componenti del seggio avrebbero agito con un «medesimo disegno criminoso» per modificare l’esito del voto.
Il controllo del voto
Una delle accuse è aver attribuito alla lista di Forza Italia i voti destinati a Fratelli d’Italia. In pratica, secondo l’indagine, 213 voti a Fratelli d’Italia sarebbero stati indicati come voti per Forza Italia, mentre 52 voti a FI sarebbero stati trasferiti a FdI. Questo ha fatto scattare l’elezione a deputato di FI di De Palma al posto di quella di Marcello La Notte, che ha contestato subito il presunto broglio. A seguito poi dell’elezione in Parlamento, De Palma si è dimesso da consigliere regionale. Al suo posto è subentrato come primo dei non eletti di FI Massimiliano Di Cuia.
(da agenzie)

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GEMELLE KESSLER, LA SCELTA DI MORIRE FIANCO A FIANCO: “SI SONO INIETTATE DA SOLE IL SIERO LETALE”

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

IL PORTAVOCE DELLA ASSOCIAZIONE TEDESCA CHE SI OCCUPA DI SUICIDIO ASSISTITO: “LE ABBIAMO SEGUITE CON UN AVVOCATO E UN MEDICO”

Volevano morire insieme e così hanno fatto le gemelle Kessler. Una decisione, quella di ricorrere al suicidio assistito, che le due artiste avevano maturato diverso tempo fa. Per la precisione «anni fa», come ha spiegato a Repubblica Wega Wetzel, portavoce di Dghs (Deutsche Gesellschaft fuer humanes
Sterben), la più antica e grande associazione tedesca che si occupa di suicidio assistito. Dopo un lungo percorso durato mesi, il 17 novembre le gemelle hanno girato la valvola iniettandosi il siero letale: «La data non ha nessun significato particolare, la procedura ha solo bisogno di un po’ di tempo».
La morte delle gemelle Kessler: «Volevano farlo insieme»
«Volevano morire insieme», lo ha ribadito Wetzel sottolineando come le due gemelle fossero davvero inseparabili, in vita e in morte. Nel periodo che precede la morte, ha spiegato la portavoce di gas, «le persone che hanno fatto la scelta vengono accudite da un legale e da un medico, che insieme decidono se ci sono i presupposti». È la stessa trafila che hanno dovuto seguire Alice ed Ellen Kessler.
Il lungo percorso delle gemelle con il medico e il legale
«Hanno ricevuto prima la visita di un legale che doveva assicurarsi che la loro decisione fosse maturata da un tempo sufficiente, che non vedessero alternative, che fosse libera e che non avessero, per esempio, malattie psichiatriche», ha illustrato Wega Wetzel.
«In un secondo momento è andato a trovarli un medico. Anche lui per sincerarsi che le due sorelle avessero maturato una “decisione libera e responsabile“. Poi queste due persone hanno continuato a seguire da vicino le gemelle per accertarsi che non avessero proprio più dubbi».
In Germania, è possibile ricorrere al suicidio assistito solo in determinate situazioni: in particolare bisogna agire di propria spontanea volontà, essere maggiorenni e avere capacità di
intendere e volere. L’assistente non può compiere personalmente l’«azione letale» perché in tal caso sarebbe «eutanasia attiva», che è vietata
La morte indolore delle gemelle Kessler
Il 17 novembre è arrivato il giorno che le gemelle aspettavano da tempo. «Al momento della morte sia il legale sia il medico erano presenti», ha raccontato Wetzel. «È il medico a preparare l’infusione, ma deve essere rigorosamente il paziente a girare la valvola perché le venga iniettata. Lì hanno chiesto alle gemelle per un’ultima volta se avessero ben chiaro cosa stessero per fare, se lo volessero davvero. E hanno fatto una prova tecnica con la soluzione salina». Poi, dopo un ultimo controllo per sincerarsi della loro “libera e responsabile decisione”, le gemelle Kessler «hanno potuto iniettarsi la dose letale. La morte in questi casi avviene subito per arresto cardiaco».
La speranza di Wetzel: «Non c’è solo la Svizzera, si muore con dignità anche qui»
La procedura, dopo la morte, prevede di chiamare immediatamente la polizia, che dovrà sincerarsi che le regole sancite dalla Corte costituzionale tedesca siano state rispettate. Per certificare che sia stato un atto volontario e che nessuno abbia iniettato a terzi il siero fatale, ci sono diversi metodi: «Spesso ci sono dei familiari presenti che poi possono testimoniare che è andata così. Oppure a volte si fanno dei video». Un doppio suicidio assistito che, per il fatto di coinvolgere due personalità molto note, potrebbe accendere un faro su una pratica che deve ancora superare diversi ostacoli legali in molti Paesi europei: «Magari farà capire a molti che non è necessario andare in Svizzera, che si può morire con dignità anche in Germania».
(da agenzie)

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I SUPERMERCATI PAM IL TEST DEL CARRELLO PER I DIPENDENTI: “SE NON SCOPRONO I FURTI VENGONO LICENZIATI”

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

ISPETTORI CHE SI FINGONO CLIENTI NASCONDONO PRODOTTI RUBATI NEL CARELLO DELLA SPESA, SE IL CASSIERE NON SE NE ACCORGE SCATTA IL LICENZIAMENTO

Il primo caso si è verificato a Siena, seguito da due a Livorno. Poi ce ne sarebbero stati anche nel Lazio. Il test del carrello nei supermercati Pam ha portato al licenziamento di tre cassieri. Funziona così: gli ispettori dell’azienda nei panni di finti clienti nascondono prodotti ’rubati’ nel carrello della spesa.
Di fronte al mancato rilevamento del furto da parte del cassiere, scatta la contestazione disciplinare. Fabio Giomi, 62 anni, dipendente del Punto Pam in stazione a Siena è stato cacciato. Ora, come racconta il Quotidiano Nazionale, tocca ai dipendenti degli store di via Roma e del quartiere Corea, a Livorno, finiti anche loro al centro delle contestazioni dell’azienda.
Il test del carrello
Sabina Bardi, responsabile Area Livorno di UilTucs Toscana spiega che «il primo caso riguarda Tommaso, dipendente da circa trenta anni del punto vendita di Corea, sottoposto al ’test carrello’, trasformato però in imboscata. Gli ispettori nascondono dei prodotti, attuano poi vere e proprie provocazioni alla cassa, fanno pressioni psicologiche. Una trappola studiata per indurlo a sbagliare e giustificarne così il licenziamento».
Il secondo invece è quello di Davide, «con oltre 20 anni di anzianità, dipendente del punto vendita in via Roma, bersagliato da contestazioni continue e infondate a nostro parere. Un’escalation disciplinare costruita ad arte, che ha portato al suo allontanamento».
I supermercati Pam
Massimiliano Fabozzi, segretario di Filcams Cgil Siena, spiega che la pratica «mette in difficoltà i lavoratori, che non sono poliziotti. Si tratta di un atto unilaterale e soprattutto, se un cliente nasconde un prodotto e il cassiere non se ne accorge, non
può essere accusato di complicità o licenziato per giusta causa: c’è un problema di democrazia. Giomi tra l’altro era un delegato sindacale». E adesso attende la reintegrazione. Intanto in settimana è previsto un tavolo a Roma con i sindacati nazionali: «Parleremo del ’test carrello’ e delle sanzioni, che sono state fatte insieme ai licenziamenti per casi simili, per le quali c’è una diffida dei sindacati nazionali alla Pam Panorama. Ci stiamo preparando sia all’ipotesi che l’incontro vada bene sia a un’eventuale mobilitazione».
(da agenzie)

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L’UE TAGLIA LE STIME SULLA CRESCITA ITALIANA, FALLITA LA SCOMMESSA DEL PNRR

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

ROMA TORNERA’ FANALINO DI COSA, GLI ALTRI PAESI EUROPEI CRESCERANNO IL DOPPIO DI NOI

La Commissione europea taglia ancora le stime sulla crescita italiana e certifica che, una volta esaurita la spinta del Recovery plan, Roma tornerà fanalino di coda in Europa. A dimostrazione del fatto che la scommessa su cui si fondava il Pnrr – portare l’Italia fuori dal circolo vizioso dello “zero virgola” e mettere in sicurezza la sostenibilità del debito – è stata persa. Nelle previsioni economiche d’autunno Bruxelles rivede al ribasso il Pil di quest’anno (+0,4%, contro lo 0,7% indicato in primavera) e del 2026, che dovrebbe chiudersi a +0,8% dallo 0,9% precedente. Quella stima è lievemente migliore di quella inserita dal governo nel Documento programmatico di finanza pubblica, ma peggio farà solo l’Irlanda (+0,2%). E il valore atteso per il 2027, primo anno post-Recovery, accende un allarme rosso: quell’ulteriore +0,8% è il dato più basso dell’intera Ue che nel complesso viaggerà tra +1,4% (Eurozona) e +1,5% (Ue a 27).
L’Italia rientra nel circolo vizioso
Il commissario agli Affari economici Valdis Dombrovskis ha spiegato che la dinamica “modesta” dell’Italia è oggi sostenuta soprattutto dai consumi delle famiglie e dagli investimenti pubblici di cui il Recovery resta il “principale motore“. Con i vincoli del nuovo Patto di stabilità che irreggimentano la politica di bilancio del governo Meloni – che quel Patto l’ha sottoscritto – la scadenza del Piano rimetterà a nudo l’atavico problema della bassa produttività – e di conseguenza bassa crescita – che gli investimenti e le riforme del Pnrr avrebbero dovuto risolvere.
Tentativo fallito, evidentemente, causa dispersione delle risorse, ritardi nello spendere davvero i soldi, burocrazia e rendicontazioni che hanno finito per contare più dei risultati. Così, nonostante l’attesa di “una ripresa dei finanziamenti e degli investimenti per la coesione” anticipata dallo stesso Dombrovskis e nonostante le facility che dovrebbero consentire di spendere fino al 2029 le risorse residue del Pnrr, riecco il circolo vizioso. Alimentato anche da consumi delle famiglie molto deboli, come ha spiegato il commissario, e “un ulteriore aumento del risparmio precauzionale”. Senza i miliardi di prestiti e sovvenzioni a fondo perduto in arrivo dalla Ue, quest’anno l’Italia sarebbe finita in recessione. A valle del Pnrr tornerà in un equilibrio di bassi stipendi e bassa produttività. A dirlo è il governo stesso: nel Documento programmatico di finanza pubblica i tecnici del Mef stimano la crescita potenziale media nel periodo 2026-2041 (quella che l’Italia può ottenere strutturalmente, al netto del ciclo economico) allo 0,6%, meno
dello 0,8% previsto solo un anno fa nel Piano strutturale di bilancio di medio termine previsto dalle nuove regole europee.
“Il governo Meloni ci riporta fanalino di coda in Europa”, attacca l’eurodeputato M5S Pasquale Tridico, parlando di “bocciatura senza appello delle ricette economiche dell’esecutivo” compresa l’ultima “legge di bilancio da ragioneria“. “Non serve a nulla uscire dalla procedura d’infrazione“, la chiosa, “se si lascia il Paese in rovina”.
La Commissione vede infatti il deficit italiano al 3% nel 2025, al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027, esattamente come indicato dal governo nel Dpb. E in aprile, dati definitivi alla mano, Bruxelles deciderà sull’eventuale chiusura della procedura per deficit. Propedeutica all’attivazione della clausola di salvaguardia che consente di aumentare gli investimenti in difesa senza impatto sul disavanzo rilevante agli occhi della Commissione.
Il confronto europeo
Tornando alla crescita, il confronto europeo è impietoso. Quest’anno Roma fa meglio solo di Finlandia (+0,1%) e Germania (+0,2%). Nel 2026 sarà penultima, davanti alla sola Irlanda. Nel 2027 chiuderà la classifica, dietro la Francia (1,1%) e la Germania (1,2% come Austria e Finlandia). Berlino, dopo un quinquennio di crescita debole, tornerà a muoversi più rapidamente dell’Italia. A sostenere la ripresa tedesca saranno l’espansione della spesa pubblica, la tenuta dei consumi e gli investimenti in edilizia e infrastrutture trainati da una politica di bilancio vistosamente espansiva: deficit al 4% nel 2026 e debito in crescita verso il 67% del Pil. Mentre le esportazioni
continueranno a soffrire per dazi, incertezze globali e domanda estera debole.
Sul fronte opposto della graduatoria si conferma la Spagna, che continua a essere la grande economia dell’Eurozona con il passo più rapido. Bruxelles ha rivisto al rialzo le stime: +2,9% nel 2025 e +2,3% nel 2026, con una crescita sostenuta dalla domanda interna, dalla solidità del mercato del lavoro e dal contributo degli investimenti. Il previsto aumento dell’occupazione, sottolinea Bruxelles, è attribuibile principalmente al continuo afflusso di migranti, che sta ampliando notevolmente la forza lavoro e accelerando il ritmo di creazione di posti. Il tasso di disoccupazione continuerà quindi a scendere: 10,4% nel 2025, poi sotto il 10% nel 2026 e nel 2027. Livelli che la Spagna non vedeva da oltre un decennio, anche se restano tra i più alti della Ue.
I rischi legati a dazi e “bolla dell’AI”
Il quadro tracciato dalla Commissione resta come sempre esposto a rischi significativi. Al netto della geopolitica, i principali sono legati a dinamiche che hanno origine oltreoceano. “A livello globale, le barriere commerciali hanno raggiunto massimi storici”, ha ricordato Dombrovskis. A pesare sono ovviamente i dazi di Donald Trump, pur sub iudice da parte della Corte suprema, e “le risposte da altri attori chiave come la Cina”. Gli esportatori europei continuano a scontare condizioni penalizzanti: “L’aliquota tariffaria media affrontata dagli esportatori Ue verso gli Usa si attesta intorno al 10%”, cioè “significativamente sopra i dazi medi prima che
l’amministrazione Trump entrasse in carica”. Un contesto che pesa su un’economia “altamente aperta”, “suscettibile alle continue restrizioni commerciali e all’incertezza”. Sul fronte finanziario, un altro fattore di instabilità arriva da Wall Street. “La correzione del prezzo dei rischi nei mercati azionari, specialmente nel settore tecnologico statunitense, potrebbe impattare sulla fiducia degli investitori e le condizioni di finanziamento”.

(da Il Fatto Quotidiano)

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A CAUSA DELLA POLITICA ECONOMICA DEL PRESIDENTE AMERICANO ANCHE CHI GUADAGNA PIÙ DI 100 MILA EURO ALL’ANNO È IN DIFFICOLTÀ

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

LE SPESE QUOTIDIANE PER IL CIBO, LA CASA E L’ASSISTENZA SANITARIA SONO AUMENTATE A TAL PUNTO CHE I RICCHI AMERICANI SONO COSTRETTI A RINUNCIARE A QUELLO A CUI ERANO ABITUATI (COME BELLE VACANZE E ALTRI LUSSI) …MA SE ANCHE I PIÙ DANAROSI SONO IN DIFFICOLTÀ, COME SE LA PASSANO LA CLASSE MEDIA E I PIÙ POVERI?

Negli Stati Uniti anche chi ha stipendi a sei zeri risente della MAGAnomics, la ricetta economica del presidente Donald Trump. Secondo un nuovo studio pubblicato ieri da The Harris Poll, un terzo di coloro che guadagnano almeno 100.000 dollari l’anno afferma di essere “in difficoltà o finanziariamente al collasso”.
Inoltre, oltre la metà degli intervistati afferma che il tanto accarezzato “sogno americano” di lavorare sodo per andare avanti sembra sempre più irraggiungibile, “rivelando una generazione di professionisti che hanno ottenuto tutto sulla carta ma si sentono in difficoltà finanziarie”.
A riprova di ciò, molti hanno sottolineato come le spese quotidiane come generi alimentari, alloggio e assistenza sanitaria siano aumentate al punto che vacanze, benessere personale e persino risparmi per la pensione sembrano sempre più spese “belle da avere” piuttosto che un risultato affidabile da ottenere con il duro lavoro.
“Il 10% più ricco sta silenziosamente lottando, quindi cosa succede al restante 90%?”, conclude il rapporto. Il risultato, peraltro, arriva solo due mesi dopo che un altro sondaggio del Wall Street Journal ha rilevato come quasi il 70% delle persone crede che il sogno americano – secondo cui se lavori duro, andrai avanti – non sia più vero o non lo sia mai stato, il livello più alto in quasi 15 anni di sondaggi.
(da agenzie)

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IL SALVINI CHE SI INDIGNA PER LA CORRUZIONE IN UCRAINA È LO STESSO VICEPREMIER DI UN GOVERNO CHE IN ITALIA HA SMANTELLATO IL SISTEMA DI LEGGI PER COMBATTERE LE MALVERSAZIONI?

Novembre 18th, 2025 Riccardo Fucile

IN TRE ANNI L’ESECUTIVO MELONI HA INANELLATO ABOLIZIONE DELL’ABUSO D’UFFICIO, SVUOTAMENTO DEL TRAFFICO DI INFLUENZE ILLECITE, CONDONI A RAFFICA, LIMITI ALLE CONDIZIONI PER LE MISURE CAUTELARI E PER LE INTERCETTAZIONI RITAGLIATI SULLA CASISTICA DEI ‘COLLETTI BIANCHI’, DECRETI LEGGE PER STERILIZZARE INCHIESTE (COME SULLE OLIMPIADI INVERNALI)

Quasi quasi c’è da sperare che la Russia invada anche l’Italia. Non troppo, per carità: giusto quel poco che possa far tornare centrale anche in Italia la preoccupazione riscoperta da Matteo Salvini per «gli scandali legati alla corruzione che coinvolgono il governo ucraino, non vorrei che con i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andasse ad alimentare ulteriore corruzione».
Commovente riscoperta dei guasti delle malversazioni, da parte del vicepremier di un governo e leader di una componente di una maggioranza parlamentare che in patria hanno inanellato abolizione dell’abuso d’ufficio, svuotamento del traffico di influenze illecite, condoni a raffica, limiti alle condizioni per le misure cautelari e per le intercettazioni ritagliati sulla casistica
dei «colletti bianchi», decreti legge per sterilizzare inchieste (come sulle Olimpiadi invernali), spallucce alzate di fronte all’allarme Anac sul 98% di lavori preliminari al Ponte di Messina affidati senza gara, occhi chiusi su imbarazzanti presenze locali in talune liste elettorali.
Per non parlare, a livello invece di relazioni internazionali, della disinvoltura di accordi con cleptocrati di Paesi delegati a chiudere (anche con le cattive ma lontano dai riflettori) il rubinetto dei flussi migratori; della indifferenza al report dell’Ocse sulla mancata attuazione di 23 delle 48 raccomandazioni di due anni prima sugli obblighi dell’Italia rispetto alla convenzione del 1997
Ma si vede che la schizofrenia dell’indignazione per la corruzione, così acutamente percepita solo se si tratta di addirittura subordinarvi il prosieguo degli aiuti all’Ucraina, deve forse essere una nuova forma di «sindrome Nimby» (not in my backyard), stavolta sui water d’oro all’estero anziché in patria su discariche, rigassificatori, inceneritori: importantissima l’anticorruzione, altroché, ma «non nel mio cortile».
(da Corriere della Sera)

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