SE QUEST’ESTATE IL VOSTRO VOLO VERRA’ CANCELLATO RINGRAZIATE TRUMP E NETANYAHU, A CAUSA DELL’AUMENTO DEL COSTO DEL CARBURANTE, LE COMPAGNIE AEREE TAGLIANO I VOLI IN EUROPA: LUFTHANSA CANCELLA 20MILA TRATTE A CORTO RAGGIO (COSÌ RISPARMIA 40 MILA TONNELLATE DI CARBURANTE)
L’AMMINISTRATORE DELEGATO DI RYANAIR, MICHAEL O’LEARY: “FINCHÉ TRUMP GESTIRÀ COSÌ MALE LA SITUAZIONE IN MEDIO ORIENTE, I PREZZI RESTERANNO ALTISSIMI”… SE IL BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ CONTINUASSE, SAREBBERO A RISCHIO IL 10-20% DELLE FORNITURE DELLA COMPAGNIA – KLM TAGLIA 160 PARTENZE, DELTA AIRLINES CANCELLA IL 3.5% DEI VOLI
Il prezzo dei carburanti corre, il mondo inizia a fermarsi. I primi segnali riguardano già
le compagnie aeree, colpite da settimane di una guerra che ha paralizzato i rifornimenti lungo la rotta più critica del pianeta: lo Stretto di Hormuz, fondamentale in particolare per il jet fuel, che ha un processo di raffinazione più complesso e la cui dipendenza dal Medio Oriente è difficilmente arginabile. Per centellinare le riserve, Lufthansa ha tagliato 20mila voli a corto raggio, perlopiù affidati alla divisione regionale CityLine, programmati fino a ottobre: in questo modo risparmia 40mila tonnellate metriche di carburante.
Nelle stesse ore, Ryanair prova a rassicurare i passeggeri nel breve termine. L’azienda ha spiegato che non ci sarà nessuna cancellazione a maggio: forniture garantite fino a fine mese. Ma il tono del suo amministratore delegato Michael O’Leary è tutt’altro che sereno.
«Su giugno non abbiamo certezze – ha avvertito -. Finché Donald Trump gestirà così male la situazione in Medio Oriente, i prezzi resteranno altissimi». Se il blocco dello Stretto continuasse, sarebbero a rischio il 10-20% delle forniture della compagnia, su cui la guerra è già «costata 50 milioni di dollari in più di carburante ad aprile».
Un altro anno intero con il barile a 150 dollari (ieri il Wti era a 92 dollari al barile, il Brent a 101) porterebbe il conto a «circa 600 milioni» – e questo nonostante
Ryanair avesse già acquistato a valori calmierati l’80% del proprio fabbisogno nei mesi precedenti
Tra i Paesi europei, il più esposto è il Regno Unito, che si rifornisce storicamente dal Kuwait. «Se il petrolio resta a questi livelli – dice O’Leary -, a ottobre o novembre alcune compagnie aeree europee potrebbero fallire»
Il quadro delle cancellazioni però ormai è globale. E poco importa se nel frattempo, da Ita ad American Airlines, le compagnie inaugurano nuovi scali nel pieno della crisi. L’allarme non è più un’ipotesi. Klm ha tagliato 160 partenze a maggio, circa l’1% delle rotte europee, dichiarando che un numero crescente di collegamenti «non è più economicamente sostenibile».
EasyJet prevede una perdita ante imposte tra i 620 e i 640 milioni di euro nel primo semestre 2026. Delta Air Lines taglia il 3,5% della propria rete per recuperare un miliardo di dollari. Ma i vettori del Golfo sono i più colpiti, perché nell’epicentro del conflitto.
Secondo gli analisti di Cirium, l’1 marzo Emirates, Etihad, Qatar Airways hanno cancellato almeno il 30% dei voli in un solo giorno. Bruxelles ha risposto presentando un vademecum per correre ai ripari.
(da agenzie)
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