SULLA MANOVRA GIÀ VOLANO STRACCI E NUMERI NELLA MAGGIORANZA. DOPO L’APPROVAZIONE DEL DOCUMENTO PROGRAMMATICO DI FINANZA PUBBLICA CHE SMONTA LE AMBIZIONI DEI PARTITI DI CENTRODESTRA, IL TURBOSALVIANO CLAUDIO BORGHI, VA ALL’ASSALTO DI MELONI E GIORGETTI, INVITANDOLI A “FREGARSENE” DI SCENDERE SOTTO IL 3% DEL DEFICIT, E INDICA FLAT TAX E QUOTA 64 COME MISURE IMPRESCINDIBILI PER LA LEGA… LA LISTA DEI DESIDERI DI FORZA ITALIA PREVEDE DI DETASSARE LE TREDICESIME E ISTITUIRE UN CASHBACK DEL 19% SULLE SPESE SANITARIE
SCHLEIN E CONTE, PER UNA VOLTA ALLINEATI, ALL’ATTACCO SUI 14 MILIARDI DI AUMENTO DELLE SPESE MILITARI (BASTA ARRENDERSI SUBITO, A CHE SERVONO LE ARMI?)
Di famiglie, armi e altre “sciocchezze”. Nel day after dell’approvazione del Documento programmatico di finanza pubblica, il turbinio della politica italiana fa quello che abitualmente gli riesce bene: travolge numeri e cautele, piegandole a varie necessità elettorali.
L’«elevata incertezza» del contesto globale – con due conflitti e tensioni geopolitiche – «peggiora leggermente» le prospettive dell’inflazione «nel breve periodo» e richiede all’Italia di rafforzare la resilienza del sistema Paese in materia di energia e difesa, si legge infatti nel testo già trasmesso alle Camere che fa da pilastro alle richieste di maggiore flessibilità rivolte a Bruxelles dalla premier per gestire gli effetti dell’aumento dei prezzi sui costi fissi sostenuti dalle casse pubbliche.
«I mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto», prosegue il documento, rivedendo al rialzo per il 2026 la crescita all’1% e incasellando il rapporto deficit/Pil al 2,9 (in realtà 3,4% sommando la flessibilità).
Gli scenari pre crisi del 2008 evocati dal viceministro Maurizio Leo e prontamente smentiti dopo reprimenda presidenziale, trovano insomma solo parziale conferma. Eppure, le simulazioni di Giancarlo Giorgetti e dei tecnici del Mef, nello scenario più avverso, ipotizzano una perdita dello 0,3% di Pil tra 2027-2028 con la prosecuzione dello shock energetico in corso con il conflitto in Medio Oriente.
Grossomodo lo scostamento di bilancio da quasi 29 miliardi di euro per il biennio (circa 8 in meno di quelli ipotizzati in precedenza) che Meloni ha chiesto al Parlamento di approvare nell’ambito della flessibilità già ottenuta dalla Ue.
Quei 14,4 miliardi che, in pratica, sono le uniche risorse da non finanziare perché in deficit. Quelle con cui si pensa, per famiglie e imprese, a interventi sull’energia, con investimenti sulle rinnovabili e misure per favorire l’uso del trasporto pubblico da parte degli studenti.
Mentre resta sullo sfondo lo sforzo necessario a uscire dalla procedura d’infrazione il prossimo anno, il voto in Aula sulla proposta di scostamento è atteso il 15 ottobre, ammesso che questo giovedì non ci siano sorprese sulla legge elettorale, minacciata dallo scrutinio segreto a cui dovrà sottoporsi.
Il calendario del ciclo di bilancio poi avanzerà rapido, con il Documento programmatico che il governo inoltrerà a Camere e Commissione Ue prima di aprire le danze sulle misure che comporranno alla fine la legge di Bilancio e che già agitano la maggioranza.
Mentre FdI evoca prudenza e prova a garantire che nonostante si tratti dell’ultima manovra del governo non ci saranno «bandierine» elettorali, il leghista Claudio Borghi torna a invocare coraggio. «E non significa essere imprudenti, ma muoversi in anticipo rispetto a possibili future recessioni», spiega, indicando flat tax e Quota 64 come misure imprescindibili per il Carroccio, e invitando Meloni e Giorgetti a «fregarsene» di scendere sotto il 3% del deficit.
La linea di Forza Italia – come la Lega alle prese con un’identità politica da difendere e con i tumulti interni – prevede di detassare le tredicesime e istituire un cashback immediato del 19% sulle spese sanitarie. La lista dei desideri, insomma, è lunga.
E comprende anche l’idea di zero tasse per gli under 30 e la cedolare secca al 5% per chi affitta la propria casa a lungo termine avanzate dai Maurizio Lupi. […]
«Quattordici miliardi di aumento delle spese militari, indebitando il futuro del Paese. Con la sanità allo stremo e gli stipendi troppo bassi mangiati dall’inflazione al 4%, pare che per Meloni la priorità sia battere il record storico di aumento della spesa militare», si porta avanti la segretaria dem Elly Schlein.
Una posizione che, almeno stavolta, è condivisa con il leader M5S Giuseppe Conte: «Il carrello della spesa è sempre più caro, le bollette e i carburanti sono alle stelle, la pressione fiscale è al record e la crescita dell’Italia è al lumicino. E il governo cosa fa? Fa uno scostamento e trova 14 miliardi da mettere sulle armi di spesa aggiuntiva. È pura follia».
(da La Stampa)
—
Leave a Reply