Giugno 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL SENATO VOTA SI’ ALL’ARRESTO 155 A 13, IL PDL NON VOTA… E’ DAVVERO GIUSTIZIA UGUALE PER TUTTI?
Luigi Lusi è in carcere a Rebibbia. Il Senato ha autorizzato l’arresto per l’ex tesoriere della Margherita.
Il voto è arrivato dopo una giornata tesa, con polemiche e interventi “velenosi” in aula.
Poi lo scrutinio palese: 155 i “sì”, 13 i “no” e un astenuto.
E’ la prima volta che i senatori votano nominalmente su una richiesta d’arresto. Il Pdl, come annunciato durante la riunione di questo pomeriggio, ha abbandonato l’emiciclo.
Il primo commento: “Sto vivendo un incubo, voglio rispetto”. Poi aggiunge: “Non ho detto tutto”.
Prima del suo intervento, l’ex tesoriere della Margherita ha rivelato di avere ricevuto tanta solidarietà , “più di quanto possiate immaginare”.
Poi, durante il suo intervento in Aula: “Non intendo sottrarmi alle mie responsabilità e non intendo affatto sottrarmi al processo. Mi si vuole mandare in carcere perchè, parlando con i media, inquinerei il percorso investigativo. Non c’è altra motivazione”.
Ma “il legislatore – ammonisce Lusi – deve tenere distinta l’autorizzazione alla misura cautelare dall’istituto, ancora non previsto, dell’anticipazione della pena”.
Non manca una richiesta: “Non fatemi diventare un capro espiatorio”. L
‘ex tesoriere entra nel merito delle accuse.
Chiamando in causa i vertici della Margherita. “La gestione dei flussi finanziari è stata effettuata per comune assenso al fine di accantonarle per le attività politiche di diversi esponenti del partito”.
Dopo il voto, il messaggio a Rutelli: “ha avuto la decenza di non votare a favore del mio arresto”.
E dopo il voto del Senato, Lusi è un fiume in piena. “Sto vivendo un incubo, voglio rispetto”.
Poi. sulle indagini: “Non ho detto tutto, c’è una marea di approfondimenti da fare”.
L’ex tesoriere aspetterà nella sua villa di Genzano l’ordine di esecuzione dell’arresto che gli sarà consegnato dalla Guardia di Finanza.
Poi l’analisi del voto: “Sulla mia testa si è giocata una partita politica molto ampia”.
Poi aggiunge: “Ho notato che se la Lega non fosse rimasta in aula sarebbe probabilmente mancato il numero legale, così come ho visto che Enzo Bianco ha votato. Almeno Rutelli ha avuto l’intelligenza di non votare”.
Ancora: “Io voglio combattere”. L’ex tesoriere della Margherita, lasciando palazzo Madama, si è congedato dai giornalisti con la frase: “Ora lasciatemi andare dove devo andare”.
Ecco i senatori che hanno votato contro la richiesta di autorizzazione all’arresto nei confronti di Luigi Lusi come risulta dai tabulati del voto.
Per il Pdl: Diana de Feo, Sergio De Gregorio, Marcello Dell’Utri, Marcello Pera, Guido Possa, Piero Longo.
Per il gruppo di Coesione Nazionale: Valerio Carrara, Mario Ferrara, Salvo Fleres, Massimo Palmizio, Riccardo Villari.
Per il Gruppo Misto: Antonio Del Pennino e Alberto Tedesco.
Potrebbe svolgersi già nella giornata di domani l’interrogatorio di garanzia in carcere per il senatore Luigi Lusi.
L’ex tesoriere comparirà davanti al gup Simonetta D’Alessandro, che il 3 maggio firmò il provvedimento con cui chiedeva l’arresto per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.
“L’arresto di Lusi? “Ho sempre detto che senatori e deputati sono uguali agli altri cittadini”. Così il segretario del pd, Pier Luigi Bersani.
Tra i primi a commentare, l’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni. “E’ andata come doveva andare. L’arresto è sempre una brutta cosa ma non c’erano alternative”.
Per Felice Belisario, Idv, “il Pdl ha fatto come Ponzio Pilato: se ne è lavato le mani con un comportamento molto grave. Gli italiani sapranno valutare”.
Il commento del nostro direttore
UNA OCCASIONE PERSA PER METTERE SOTTO ACCUSA IL SISTEMA POLITICO NEL SUO COMPLESSO
Su questa vicenda occorre dire qualcosa controcorrente.
Intanto i partiti hanno votato Sì al carcere per Lusi solo per paura di perdere consensi a favore della demagogia grillina, senza entrare nel merito.
Tale è ormai il timore di perdere voti in primavera, alle imminenti politiche, che avrebbero mandato a Rebibbia anche la propria madre.
Un commento ci sembra sia stato azzeccato, quello di Enzo Carra, Udc, su Twitter: “Il Senato ha votato contro il suo Schettino. Un uomo solo muoia perchè tutti gli altri vivano”.
E’ giustizia quella che fa di Lusi il capro espiatorio di una allegra gestione dei fondi della Margherita quando il suo bilancio era stato contestato da Parisi e altri già un anno fa?
Quando esisteva un collegio di revisori dei conti che non ha revisionato un bel nulla?
Quando in altri tempi si sarebbe detto che Rutelli “non poteva non sapere”? Quando pare dimostrato che centinaia di migliaia di euro sono stati devoluti per finanziare campagne elettorali di altri esponenti della ex Margherita (compresi Rutelli, Franceschini, Bindi e Bianco, a leggere i resoconti sui media)?
Lusi ha fatto i suoi affari illeciti, ma siamo certi che non fosse il terminale di una prassi diffusa?
Questo lo stabilirà il giudice, certo. Ma pare anomala la necessità di arrestare dopo mesi Lusi, quando non vediamo come avrebbe potuto inquinare prove o reiterare il reato, mentre altri suoi ex sodali si sono travestiti da suoi carnefici.
Vogliamo chiederci che giustizia vige in Italia se Lusi deve essere arrestato, mentre Belsito no?
Come mai Lusi deve anticipare la pena a Rebibbia, mentre qualche sera fa abbiamo visto il buon Belsito dilettarsi nella sua discoteca Sol Levante di Lavagna di cui ha acquistato recentemente una quota societaria per centinaia di migliaia di euro?
E i lingotti d’oro, i conti esteri, le cifre non giustificate, i rapporti con la ‘ndrangheta di cui i giudici hanno parlato, non sono aspetti tali da far temere l’inquinamento delle prove?
E l’origine della disponibilità finanziaria di Belsito da dove deriverebbe?
Vorremmo solo capire se esiste un criterio oggettivo nelle valutazioni della “pericolosità sociale” di un imputato oppure no.
Perchè un conto è la richiesta di arresto di un politico per associazione mafiosa, laddove fosse provata, altra cosa il caso Lusi dove sarebbe stato sufficiente un processo per direttissima in modo che uno sconti subito la eventuale pena comminata.
Possibimente verificando eventuali connivenze e complicità .
Altrimenti resta la brutta sensazione che si sia voluto trovare un capro espiatorio, “un uomo solo che muoia perchè tutti gli altri vivano”.
Un occasione persa per “vedere oltre” e chiamare in correità un sistema politico che genera mostri.
Avrebbe potuto essere,. per un nuovo movimento politico, l’occasione di differenziarsi con un’analisi seria e non superficiale.
Non sempre accodarsi al branco è la via giusta: il coraggio politico certe volte alla lunga paga di più.
Ma come diceva don Abbondio “se il coraggio uno non l’ha, non puo certo dimostrarlo”.
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Giugno 21st, 2012 Riccardo Fucile
IL COMUNICATO DI “LIGURIA FUTURISTA”
Liguria Futurista esprime piena e convinta solidarietà a Flavia Perina, per le critiche che
le sono state rivolte, al’interno di Fli, a causa della coraggiosa adesione a iniziative contro l’omofobia.
“Quest’anno – aveva detto Flavia – una netta presa di posizione su questi temi è addirittura più importante che in passato: l’affossamento della legge sull’omofobia in parlamento, il ripetersi di aggressioni omofobe, l’immobilismo italiano in un contesto europeo che punta a diritti di cittadinanza uguali per tutti rendono indispensabili scelte nette. Pertanto Futuro e Libertà sostiene anche quest’anno il Gay Pride”.
A chi si scandalizza per una dichiarazione peraltro in sintonia con le posizioni storicamente espresse da Fli e con quelle di una moderna destra europea, vorremmo porre alcune domande.
Come mai non si sono vergognati di votare in parlamento il respingimento dei profughi in mare, procedura vietata dalle leggi internazionali, che spesso ha determinato l’affogamento di esseri umani e svariate condanne del nostro Paese da organismi sovranazionali ?
Come mai non si sono vergognati di approvare norme razziste con la Lega ?
Come mai qualcuno non ha mai dato spiegazioni su cenette ristrette con attenzionati dalla Dia o soggetti oggi colpiti da mandato di cattura internazionale ?
Di questo si scandalizza semmai l’elettorato di Fli, non certo della solidarietà rivolta a chi reclama diritti civili senza dar fastidio a nessuno.
LIGURIA FUTURISTA
Ufficio di Presidenza
—–
PERINA: “SOSTEGNO AL GAY PRIDE”, MA IN FLI E’ SCONTRO
“Quest’anno – spiega Flavia Perina (deputata di Fli e responsabile per i “diritti civili e integrazione”) – una netta presa di posizione su questi temi è addirittura più importante che in passato: l’affossamento della legge sull’omofobia in parlamento, il ripetersi di aggressioni omofobe, l’immobilismo italiano in un contesto europeo che punta a diritti di cittadinanza uguali per tutti rendono indispensabili scelte nette».
E dunque, «Futuro e Libertà sostiene anche quest’anno il Gay Pride», annuncia l’ex direttore del Secolo d’Italia.
Ma ecco che nel giro di pochi minuti piovono i distinguo, segno che nel movimento nato dallo strappo con il Pdl, su alcuni temi “sensibili”, le posizioni sono diverse e talvolta distanti.
«Con tutto il rispetto per Flavia Perina, la sua è una dichiarazione tutta personale», dice il coordinatore nazionale Roberto Menia.
Posizione condivisa dal vicepresidente del partito, Italo Bocchino, secondo il quale un conto è «battersi per i diritti degli omosessuali, tenendo sempre distinte tali coppie dalla famiglia», e altra cosa è aderire a «sfilate allegoriche spesso di cattivo gusto».
La diretta interessata ribatte che «a quarant’anni dalle prime marce negli Usa sui diritti omosessuali, persino un Paese arretrato come l’Italia potrebbe spostare l’attenzione dalle forme, comunque festose e non violente, al contenuto», a maggior ragione dal momento che «la piattaforma del Gay Pride, nella maggior parte dei punti, è in sintonia con le posizioni storicamente espresse da Fli e con quelle di una moderna destra europea». E in difesa di Flavia Perina arrivano anche le parole di Enzo Raisi: «Trovo oltremodo ambiguo il comportamento di chi l’anno scorso nulla ha detto sulla nostra partecipazione – peraltro non solo appoggiammo l’iniziativa ma partecipammo fisicamente – e oggi reagisce in modo inspiegabile su un tema ampiamente discusso e condiviso all’interno del partito, grazie anche alle posizioni innovatrici espresse pure su questo tema dal nostro presidente Gianfranco Fini».
Ma a far salire la temperatura nel partito è anche la vicenda di Riccardo Lo Monaco, commissario cittadino di Fli a Cagliari, “epurato” nel giro di ventiquattr’ore dal coordinatore regionale Ignazio Artizzu, proprio il giorno dopo aver aderito al Gay Pride.
«Le posizioni del coordinatore regionale sulla causa omosessuale sono note – spiega il “dimissionato” – e se a questo aggiungiamo la mia netta opposizione alla sua linea politica scellerata di appiattimento su Cappellacci e il Pdl nel governo dell’isola, il gioco è presto fatto».
Ed è amara la conclusione dell’ormai ex responsabile cagliaritano: «Omofobia e tirannide sembrano ormai essere le parole d’ordine dentro Futuro e Libertà ».
Insomma, quel che è certo è che la partita per il futuro del “finismo” si gioca anche (e non poco) sulla “questione dei diritti”.
(da “Il Futurista”)
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
IN VENETO IL CARROCCIO CROLLA ALL’11%, I CINQUESTELLE OLTRE IL 26%
Movimento 5 Stelle al 26% nell’indice di fiducia dei cittadini del Nord Est; Lega mestamente all’11% nella sua regione vetrina, dietro Idv (19%), Pd (17%), Sel (13%), Udc e Pdl (12%).
A fidarsi del movimento di Grillo sono soprattutto «uomini di età 25-44 anni, scolarità medio-alta, di professione impiegati, imprenditori, liberi professionisti e disoccupati», insomma tipico ceto medio leghista.
Per ora il clamoroso tsunami è solo un sondaggio curato da Demos per «il Gazzettino» ma chi frequenta il Veneto ci ritrova il malessere di una terra sedotta e abbandonata dal forzaleghismo di governo, forte della leadership regionale di Luca Zaia e, a Verona, di Flavio Tosi, il sindaco padano più famoso d’Italia.
Qualcuno già lo chiama «grilleghismo»: il travaso di consensi dall’ex partito sindacato di territorio, infarinatosi al mulino romano, al M5S col vento in poppa.
Nonostante il governo Monti stia tartassando i ceti produttivi, la Lega all’opposizione crolla nei sondaggi a vantaggio dei grillini, in Veneto più che altrove.
Perchè?
Secondo Demos, per il 44% degli intervistati è proprio la protesta «anti casta» e «anti partiti» il segreto del successo 5 Stelle.
Parola d’ordine simile a quando il Carroccio nacque 25 anni fa.
Solo che nel mazzo da spazzare via questa volta è finita anche la Lega in discredito. «In Veneto il partito è dilaniato», ammette un consigliere regionale del Carroccio. «Domenica i sindaci bossiani, Gianpaolo Gobbo in testa, hanno disertato il No Imu Day».
Lo stesso Tosi è diventato segretario regionale col 57% dei consensi.
Il nuovo corso maroniano nasce debole, crescono le nostalgie leghiste anti lombarde mentre Zaia se ne resta sottocoperta.
Sulla guerra interna s’innesta la crisi politica del partito.
«La gente non la beve più, troppe promesse mancate», tagliano corto dalla Confartigianato regionale.
Lo confermano i sondaggi (4,6% dato nazionale) e gli ultimi voti: il mese scorso a Conegliano la Lega è crollata dal 36,9% del 2010 al 5,6% mentre confrontando Provinciali 2011 su Regionali 2010 ha perso nella culla trevigiana 20 punti (dal 48,5 al 29,5%) e 90mila elettori.
«I nostri associati vogliono risposte concrete sui ritardi di pagamento, le banche che non danno fidi, la disoccupazione», continuano dalla Confartigianato.
E che fa il Carroccio? «Organizza manifestazioni No Imu, ma il giorno dopo, archiviata la propaganda, i suoi sindaci alzano come tutti le addizionali. Il focus è l’economia, non la demagogia…».
L’altro ieri il presidente degli industriali vicentini, Giuseppe Zigliotto, ha persino giustificato la fuga delle imprese.
L’elenco delle doglianze è vecchio di 20 anni: tra queste una «spesa pubblica su cui bisogna intervenire con il machete, non con le forbicine… ».
Risultato: il blocco dei produttori in crisi, cuore dell’elettorato padano, dopo anni è orfano di rappresentanza.
«A sinistra non votiamo, di Monti siamo scettici, non resta che parcheggiarci su Grillo, in attesa che succeda qualcosa…», riassume un importante imprenditore.
Proprio in Veneto il M5S ha eletto i primi 2 sindaci: Roberto Castiglion a Sarego e Alvise Maniero a Mira.
Ma anche dove non ha vinto, come a Verona, ha quasi triplicato i voti sul 2010.
A Belluno li ha più che raddoppiati.
Federico de Lucia del Cise di Roberto D’Alimonte, ha analizzato le tendenze elettorali delle ultime 4 tornate nei 5 comuni in cui i grillini sono andati al ballottaggio.
«Anche negli scorsi anni — scrive – il Pdl era progressivamente calato, ma le perdite erano compensate dalla crescita della Lega», esplosa in tre anni dal 3% al 15%.
Oggi è diverso. «Non solo il Pdl è sceso sotto il 10%» ma il Carroccio «è tornato con rapidità impressionante ai livelli di 5 anni fa».
A sfruttare «questa decomposizione è soprattutto l’incredibile crescita di Grillo, che triplica in 2 anni i voti dal 6 al 19%».
Maroni tutto questo lo sa bene, soffre la concorrenza, e in rete si becca con Grillo. «L’Imu l’ha voluta la Lega. Maroni è un barbaro sognante. Infatti sogna sempre di prenderci per il cu… », provoca il comico su Twitter.
«I suoi insulti mi fanno sorridere», replica l’ex ministro su Facebook.
«Sulla Lega dice le solite falsità , forse è incaz… perchè noi parliamo di cose concrete (Imu, esodati) mentre i suoi grillini a Parma sono ancora impegnati a spartirsi le poltrone… ».
Ecco un antipasto delle Politiche 2013, quando arriverà il redde rationem…
Marco Alfieri
(da “La Stampa“)
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
DECINE DI MILIONI DI EURO DELLA QUOTA IRPEF CHE I CITTADINI DESTINANO ALLA RICERCA E ALLE ONLUS NON SONO MAI STATE RIPARTITE TRA LE ASSOCIAZIONI CHE ORA PROTESTANO PER I LORO FONDI, SENZA CHE IL MINISTERO FORNISCA RISPOSTE
Quest’anno il tuo cinque per mille lo hai destinato allo Stato italiano: che ti piaccia oppure no. 
La quota dell’Irpef che i cittadini possono donare ad associazioni senza scopo di lucro, alla ricerca o ai Comuni ha infatti subito una misteriosa decurtazione di circa 80 milioni di euro, poco meno di un quinto della torta complessiva.
Di più, questa riduzione e le sue motivazioni non sono mai state comunicate in via ufficiale, ma l’ammanco si scopre solo spulciando gli elenchi dei beneficiari del 5 per mille del 2010, l’ultimo anno di cui sono state da poco ripartite le quote.
La scoperta della riduzione, portata alla luce da un articolo del Sole 24 Ore, ha mandato su tutte le furie le associazioni del Terzo settore, che in pochi giorni hanno organizzato una petizione ed una raccolta firme per chiedere spiegazioni al Governo.
Spiegazioni che, nonostante il calibro dei nomi coinvolti e ad alcune settimane dall’inizio della protesta, non sono ancora arrivate.
“Ad oggi abbiamo ripetutamente contattato il Ministero delle Economia che ha affermato di avere sott’occhio la situazione ma di non avere invece risposte. La ragioneria dello Stato si è trincerata dietro un no comment”, spiega Stefano Arduni, caporedattore del settimanale Vita che ha lanciato la petizione.
“Sono fondi che il contribuente destina direttamente alle associazioni e lo Stato dovrebbe fare solo da tramite: è una beffa per tutti i cittadini”.
Controllando i documenti ufficiali, diffusi dall’Agenzia delle Entrate, si scopre che i conti proprio non tornano.
Nel 2010 i fondi distribuiti sono passati a circa 375 milioni di euro complessivi, un calo netto dai 412 milioni del 2009 e dai 397 milioni del 2008.
Colpa della crisi che ha fatto crollare le entrate? Niente affatto.
Il gettito Irpef del 2010 è stato di poco superiore a quello del 2009 e quindi il calo di circa 50 milioni non trova giustificazioni fiscali e si scontra anzi con un aumento costante delle firme nel 5 per mille, passate dalle 14,6 milioni del 2008 alle 15,8 milioni del 2010.
Si arriva così al paradosso che se una onlus ha conquistato più firme rispetto all’anno passato ottiene comunque meno fondi.
L’Associazione per la ricerca contro il cancro ad esempio ha ottenuto nel 2009 quasi 38 milioni di euro grazie a circa 874mila firme.
Nel 2010, nonostante 926mila firme, i fondi incassati sono scesi a poco più di 33 milioni di euro.
Discorso simile per il Wwf, che nel 2009 ha raccolto oltre un milione e centomila euro grazie a 34mila firme e nel 2010 ha portato le firme a 36mila e si è vista ridurre le donazioni a poco più di un milione di euro.
“Se queste riduzioni pesano per le associazioni e le istituzioni più grandi, minano ancora più seriamente il lavoro di quelle piccole e locali”, continua Arduini, “Pensate a una onlus che si occupa del trasporto dei disabili in una città di provincia: una riduzione del 20% dei fondi significa dover lasciare a terra un quinto degli assistiti”.
La raccolte firme promossa da Vita, e a cui hanno aderito Emergency, Save the Children, il Wwf, Medici senza Frontiere e oltre 2.500 tra cittadini ed associazioni, ha scaturito anche due iniziative parlamentari. Il deputato del Pd Andrea Sarubbi ha presentato un’interrogazione alla Commissione affari sociali alla Camera, mentre la collega del gruppo Misto Chiara Moroni ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Economia.
Entrambe le richieste non hanno ad oggi ottenuto alcuna risposta.
Il 2012 si conferma così un anno nero per i rapporti tra Terzo settore e Stato italiano.
Oltre al giallo del 5 per mille infatti, le decisioni del Governo Berlusconi e di quello Monti avevano già azzerato i fondi dell’otto per mille statale da destinare a progetti delle onlus.
I centocinquanta milioni raccolti dallo Stato con l’otto per mille e che, per legge, dovrebbero finanziare interventi umanitari e culturali, sono finiti in edilizia carceraria e aerei della protezione civile.
Magra consolazione, ma almeno quelli si sa dove sono finiti.
Mauro Munafò
(da “‘Espresso”)
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
A PAROLE VOGLIONO IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI, POI LEGA E PDL RIMANDANO LA PRATICA… RICOSTRUITA L’ALLEANZA DEI PATACCARI SULLA DIFESA DELLE POLTRONE
L’Aula del Senato ha accantonato l’articolo 1 del ddl di riforma costituzionale sul taglio del numero dei deputati.
La richiesta è venuta dalla Lega che, con Bricolo e con l’ok del Pdl, ha proposto di affrontare prima le modifiche del Senato e dunque anche gli emendamenti con cui il Carroccio chiede il Senato federale.
Il presidente del Senato Renato Schifani ha però subito voluto chiarire: «Questo non significa che non si torni sull’articolo 1 relativo alla riduzione del numero dei parlamentari. Ne è responsabile la presidenza. Si tratta- dice Schifani- di un accantonamento tecnico, non di merito».
«Rinviare la votazione sulla riduzione del numero dei parlamentari è una decisione gravissima ed è un peccato che considerazioni di bieca politichetta entrino nel dibattito sulla modifica della nostra Carta Costituzionale».
Così il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda è intervenuto nell’Aula del Senato nel corso del dibattito sulle riforme Costituzionali.
«Il rischio -ha affermato- è di mandare al macero un accordo importante, frutto del clima nato intorno alla maggioranza che sostiene il governo Monti e basato sul principio che le grandi regole del gioco, della nostra democrazia, si cambiano insieme, solo a larghissima maggioranza».
«È evidente che se passa il Senato federale, rassegnerò le mie dimissioni da relatore del ddl di riforma della Costituzione – ha annunciato ai giornalisti a Palazzo Madama, il relatore del ddl Carlo Vizzini -. Anche perchè si tratta di uno degli emendamenti respinti ad ampia maggioranza in commissione».
Insomma la solita patacca leghista, con la complicità del Pdl: col 4% di consensi, se si presentano da soli è già tanto che mettano insieme dieci deputati, figurarsi tagliarli pure.
Il nuovo corso di Maroni è iniziato in nome della difesa della poltrona.
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2011 UN MILIONE DI PERSONE SONO FUGGITE DA FAME, POVERTA’ O GUERRA NEI LORO PAESI… SECONDO IL RAPPORTO DELL’ALTO COMMISSARIATO DELLE NAZIONI UNITE PER I RIFIUGIATI, L’ITALIA OSPITA UN DECIMO DELLE PERSONE CHE VENGONO ACCOLTE IN GERMANIA E CONTINUA A NON RISPETTARE LE NORME INTERNAZIONALI
Mai così tanti rifugiati dall’inizio del secolo. 
E l’attuale governo italiano dice Barbara Boldirni, portavoce Unhcr , “non ha preso le distanze dalla pratica dei respingimenti dopo la condanna della Corte Europea per i diritti umani”.
Nel 2011 sono state 800mila le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese.
Il numero più alto dal 2000.
Dal rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che fornisce la mappatura delle migrazioni forzate provocate dalle crisi umanitarie in tutto il globo, emergono dati sconfrotanti.
“Il 2011 ha visto sofferenze di dimensioni memorabili”, ha detto l’Alto commissario Antonio Guterres, “Il fatto che così tante vite siano state sconvolte in un periodo di tempo così breve implica enormi costi personali per tutti coloro che ne sono stati colpiti. Possiamo solo essere grati del fatto che nella maggior parte dei casi il sistema internazionale atto a proteggere queste persone sia rimasto saldo e che le frontiere siano rimaste aperte. Questi sono tempi difficili”.
Tra nuove e vecchie crisi, alla fine del 2011, in tutto il mondo vi erano in totale 42,5 milioni di persone tra rifugiati (15,2 milioni), sfollati interni (26,4 milioni) o persone in attesa di una risposta in merito alla loro domanda d’asilo (895.000).
La cifra complessiva è però inferiore all’anno precedente quando i migranti forzati erano 43,7 milioni.
Questo calo può essere spiegato con l’alto numero di sfollati rientrati nelle proprie case, 3,2 milioni, la cifra più alta da oltre un decennio.
E dopo un calo costante iniziato nel 2004 anche i rimpatri volontari dei rifugiati hanno fatto registrare un incremento: sono stati 530mila, più del doppio rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora la terza cifra più bassa degli ultimi dieci anni.
A livello globale le tendenze più preoccupanti emergono proprio se si confrontano i dati del 2011 con quelli dell’ultimo decennio: nell’Africa sub-sahariana, per esempio, il numero dei rifugiati aveva fatto registrate un calo costante dal 2001 al 2009.
Negli ultimi due anni c’è stata invece un’inversione di tendenza.
Alla fine del 2011 nella regione i rifugiati erano 2,7 milioni, circa mezzo milione in più rispetto all’inizio dell’anno.
A questo fenomeno hanno contribuito inizialmente le violenze politiche in Costa d’Avorio, seguite dal conflitto in Libia e da altre crisi in Sudan e Somalia.
Complessivamente l’Afghanistan si conferma il Paese d’origine del maggior numero di rifugiati (2,7 milioni), seguito da Iraq (1,4 milioni), Somalia (1,1 milioni), Sudan (500.000) e Repubblica Democratica del Congo (491.000).
Contrariamente a quanto si possa pensare la maggior parte dei rifugiati trova ospitalità nei Paesi in via di sviluppo, con le 48 nazioni più povere del mondo che garantiscono accoglienza a 2.3 milioni di rifugiati.
Questo soprattutto perchè la stragrande maggioranza cerca rifugio nei Paesi limitrofi.
Su tutti spicca il Pakistan che accoglie 1,7 milioni di rifugiati. Iran e Siria completano il podio. Tra i Paesi industrializzati il primo Paese è la Germania, dove hanno trovato ospitalità 571mila rifugiati.
L’Italia accoglie in totale 58mila rifugiati, meno di uno ogni mille abitanti contro un rapporto di sette a mille fatto registrare in Germania o di tre, quattro a mille in Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.
Nel 2011, per effetto della Primavera araba, le domande d’asilo sono state oltre 34mila, con un incremento del 240 per cento rispetto all’anno precedente.
“Nel 2010 sono state presentate 10mila domande di asilo, ben al di sotto della media Europea”, spiega Boldrini “era un effetto delle politiche restrittive e dei respingimenti nel mar Mediterraneo, la via dell’asilo. Nello stesso anno la Francia ha ricevuto 44mila domande. Questo nonostante da noi ci si sia spesso lamentati dello scarso impegno europeo. Lo scorso anno i numeri sono tornati in linea con quelli del resto d’Europa. Bisogna tuttavia sottolineare — continua — come la Francia abbia ricevuto nello stesso periodo 52mila domande e la Germania, 45mila.
“Nei primi mesi del 2012 gli arrivi — spiega Boldrini — sono stati invece circa duemila. Si ha però notizia di molte persone, soprattutto somali ed eritrei, in attesa di poter partire, ma impossibilitati a farlo e bloccati sull’altra sponda del mare. Ci sono state anche differenze nell’atteggiamento dell’attuale governo confrontato con quello precendente? Abbiamo assistito a un cambio nel linguaggio e nel modo di affrontare la questione nel discorso pubblico”, conclude la portavoce dell’Unhcr “tuttavia l’attuale esecutivo non ha preso le distanze dalla pratica dei respingimenti dopo la condanna della Corte europea per i diritti umani. E Lampedusa continua a essere dichiarata porto non sicuro, misura altamente discriminatoria perchè riservata ai soli migranti. Inoltre tale provvedimento indebolisce l’intero sistema dei salvataggi in mare. Non essendo infatti più prevista la possibilità di attraccare a Lampedusa, l’effettiva capacità di soccorrere della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza viene compromessa dalla distanza necessaria per raggiungere Porto Empedocle, il che comporta almeno 7-8 ore aggiuntive di navigazione.”
Andrea Pira
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
POTREBBERO ESSERE USATI PER COMPENSARE IL PESO DELLA SPESA PER IL DEBITO… MA IL COMMISSARIO UE RITIENE CHE NON RISOLVA LE CAUSE STRUTTURALI E LA GERMANIA PONE CONDIZIONI
L’Italia non ha bisogno di un salvataggio, sul modello di Grecia, Irlanda o Portogallo, ma con gli altri europei sta discutendo la possibilità di usare le risorse del fondo salvastati per acquistare i titoli dei paesi in difficoltà e quindi abbassare il costo dei loro interessi.
Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti, alla fine del vertice G20.
Il Financial Times aveva anticipato la notizia, scrivendo che durante i colloqui Monti aveva proposto di usare i 440 miliardi del fondo Efsf per acquistare titoli dei paesi dell’Eurozona che hanno problemi.
La cancelliera tedesca Merkel, però, era rimasta fredda.
Il Daily Telegraph ha allargato il tema, scrivendo che Italia e Spagna hanno chiesto un vero e proprio bail-out da 745 miliardi di euro.
«Questa notizia – ha chiarito Monti – è sbagliata. E’ vero invece che, tra le altre opzioni, abbiamo discusso la possibilità di usare le risorse del fondo salva stati per premiare i paesi più virtuosi, come l’Italia, con dei livelli meno abnormi di spesa per l’indebitamento. Di questo continueremo a discutere nell’incontro a quattro che avremo a Roma il 22 di giugno, e poi nel vertice europeo di fine mese».
La soluzione per la crisi europea non era attesa al G20 di Los Cabos, ma qualche passo nella direzione preferita dall’Italia c’è stato.
L’accerchiamento della Merkel ha spostato l’agenda globale verso la crescita, e il documento finale prevede anche interventi per stimolare la domanda interna. Il resto si giocherà nei prossimi dieci giorni, per adottare misure concrete al Consiglio europeo del 28.
Monti ha detto che «ci siamo molto impegnati perchè il documento del G20 riflettesse quella che è anche la posizione italiana, e cioè un maggior accento sulla crescita da porre come necessità ».
Il professore ha invitato a non fare distinzioni tra chi favorisce gli interventi strutturali o sulla domanda: «Il tema del mio discorso è stato il bisogno di un forte rilancio della crescita, ma non a scapito degli equilibri di bilancio. La nostra posizione è dare più spazio agli investimenti pubblici». Il premier ha aggiunto che ritiene «inutile perdersi in dibattiti ideologici tra chi vuole uno stimolo alla domanda e chi politiche strutturali. L’Italia favorisce politiche di offerta strutturalmente corrette, riconoscendo insieme che c’è bisogno di domanda».
La strada da seguire è quella degli «investimenti rispetto ai consumi», e chiede alla Ue che le spese per gli interventi pubblici non siano contabilizzate nel deficit.
La bozza del G20 sposa questa linea, quando dice che «se le condizioni economiche dovessero peggiorare significativamente, quei Paesi che hanno margine di manovra di bilancio sono pronti a realizzare misure fiscali discrezionali a sostegno della domanda interna».
Stesso discorso dove dice che gli europei «sono determinati a muovere speditamente verso misure per la crescita, mantenendo il fermo impegno a realizzare un consolidamento fiscale che va valutato su base strutturale».
Dunque il premier ha notato progressi, nonostante le voci di divergenze con Angela Merkel: «Ognuno in Europa, come una sorta di Gps, si muove riposizionandosi, e le decisioni saranno prese nei prossimi giorni. Un importante avvicinamento è il quadrilaterale a Roma di dopodomani», che riunirà proprio Merkel, Hollande, Rajoy e Monti.
Ma la soluzione della crisi è più Europa, come chiede Roma, anche attraverso nuove misure come la messa in campo del fondo salvastati. §
Uno scudo anti-spread è una sorta di “aspirina” che attenua il dolore ma non risolve la causa. “E’ un paracetamolo finanziario che attenua il malessere, ma non risolve le cause strutturali”: così il portavoce di Olli Rehn sulla proposta italiana di usare il fondo Salva stati Ue per evitare oscillazioni eccessive sugli spread.
“No, non posso confermare”, aveva detto in precedenza il portavoce di Rehn rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di un accordo al G20 per utilizzare l’Esfs in chiave anti-spread: “Non c’è un piano, un quadro formale, solo idee e riflessioni”.
Freddo sull’ipotesi anche il governo tedesco secondo cui l’acquisto di bond da parte del fondo Salva stati “non potrà avvenire senza condizioni”.
La portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, Marianne Kothè ha poi sottolineato che gli strumenti europei anticrisi hanno regole precise che vanno rispettate.
E secondo il regolamento dell’Efsf un’operazione del genere richiederebbe ai paesi beneficiari di sottoporsi alle richieste della Troika con la sottoscrizione di un memorandum da parte dei paesi beneficiari, proprio come avvenuto con Grecia, Irlanda e Portogallo.
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
NELLE TENDE FINO A 47 GRADI, TRASFERITI GLI OSPITI… E’ DURATO MENO DI DUE SETTIMANE IL “CAMPO ROMA” DA 150 POSTI
La situazione era diventata insostenibile: allagamenti, problemi con la rete elettrica, le fognature e
una temperatura che in alcune ore ha sfiorato i 47 gradi.
È durato meno di tre settimane il campo donato dal Comune di Roma agli sfollati di Rovereto di Novi, una delle città in provincia di Modena più colpite dal sisma. Allestite il 30 maggio, le tende regalate dal Campidoglio sono state smontate e rispedite al mittente.
Gli ospiti sono stati trasferiti in una nuova struttura messa in funzione dalla Protezione civile nazionale nel campo sportivo.
Con buona pace del sindaco capitolino, Gianni Alemanno, che a pochi giorni dalla seconda violenta scossa del 29 maggio aveva fatto il giro delle zone rosse, con tanto di caschetto giallo e t-shirt della “sua” protezione civile, promettendo una tendopoli targata Roma Capitale da 240 posti.
In realtà di persone ne sono state accolte poco meno di 150, e, più che un campo sfollati, quello regalato da Alemanno si è rivelato un campo da scout in gita, adatto a una notte o poco più.
“La zona individuata dal Comune di Roma era un’area privata, dichiarata non a norma dalla Protezione Civile”, spiega l’assessore alle politiche sociali di Novi di Modena, Dario Zenoni.
Un terreno in piena periferia, in mezzo al nulla. “Non aveva le caratteristiche per ospitare una tendopoli – continua l’assessore – Mancava tutto, dalle fogne alla pavimentazione. E bastava qualche goccia di pioggia per allagarlo”.
Già al battesimo il Campo Roma non prometteva nulla di buono: gli ospiti, tutte persone con la casa gravemente danneggiata dalle scosse, sono rimasti per tre giorni senza servizi igienici, nè luce, nè acqua.
E nei giorni successivi la situazione non ha fatto altro che peggiorare.
Pozzanghere di fango vicino ai bagni e un’aria soffocante.
La maggior parte degli sfollati non dormiva nelle tende blu in dotazione al ministero dell’Interno per le emergenze, ma in semplici tende da campeggio.
Piccole e prive di teloni per ripararsi dal sole.
Per questo, con il caldo degli ultimi giorni, la temperatura interna ha raggiunto i 47 gradi centigradi. Impossibile dormire e addirittura respirare bene.
Praticamente un inferno, che ha costretto la Protezione civile a correre ai ripari, allestendo in fretta e furia un’altra tendopoli al campo sportivo di Rovereto: 350 posti (di cui al momento 90 occupati) in una zona definita dal Comune “a maggiore ricettività , più vicina al centro e con un comfort abitativo e servizi migliori rispetto a quello precedente”.
Qui, oltre alle cucine gestite dalla Croce Rossa e ai servizi di assistenza psicologica, arriveranno presto anche i condizionatori. Indispensabili per portare un po’ di sollievo a chi, oltre ad avere perso la propria casa, in questi giorni deve fronteggiare un caldo africano.
Di Alemanno, dopo la visita dei primi giorni, si è persa traccia.
A futura memoria della sua tendopoli invece rimangono solo alcuni container abbandonati al sole e i costi dell’allacciamento alla rete elettrica e d’allestimento delle fognature, tutti a carico del comune di Novi di Modena.
Giulia Zaccariello |
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Giugno 20th, 2012 Riccardo Fucile
SEGUONO IDV 7,3% , UDC 6,4%, SEL 6,3%, LEGA 4%, FED. SIN. 2,7%, FUTURO E LIBERTA’ 2,6%, LA DESTRA 1,5%
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