Giugno 18th, 2012 Riccardo Fucile
LASCIA LA GIUNTA GUIDATA DAL SUO EX COLLEGA DI PROCURA PER CONTRASTI SULLE SCELTE OPERATE DAL SINDACO…AL CENTRO DELLA QUERELLE PERSONAGGI CHIACCHIERATI
Uno strappo, una lacerazione profonda nella compagine di Palazzo San Giacomo. L’addio di Narducci lascia un vuoto e apre un fronte.
Da tempo in Comune si moltiplicano i malumori verso l’amministrazione per alcune scelte.
In testa, i rapporti del Comune con il top manager Alfredo Romeo, già coinvolto nel 1993 in Tangentopoli (quando ammise di pagare alcuni politici definendoli “cavallatte” a caccia di mazzette), quindi arrestato e poi scarcerato e scagionato nel tormentato procedimento Global Service.
Romeo e la sua holding vantano un credito con Palazzo San Giacomo di circa 50 milioni di euro e hanno di recente stipulato nuovi accordi che prevedono anche interventi in una zona dove sorge proprio l’albergo dell’imprenditore.
Ma c’è dell’altro, come il caso di Raphael Rossi, stimato e capace consulente per l’interminabile questione rifiuti, andato via anche lui dopo essersi rifiutato di assumere circa una ventina di persone nell’Asìa, l’azienda che si occupa dello smaltimento dell’immondizia.
Questo, e anche altro, ha scatenato numerosi malumori.
Nelle scorse settimane Narducci e de Magistris hanno “duellato” a suon di dichiarazioni poco amichevoli.
Il magistrato di Calciopoli (che di recente ha dato alle stampe un libro proprio sulla vicenda giudiziaria che ha come primo imputato Luciano Moggi) in una intervista a “Repubblica” aveva già lasciato capire di essere sul punto di mollare manifestando il suo dissenso per alcune decisioni e strategie del Comune
Oggi la conferma di quella che era una sua chiara intenzione.
Ma Narducci, che ormai possiamo definire ex assessore comunale alla Legalità , non potrà tornare a fare il pm a Napoli dopo il suo impegno in politica.
Se vorrà , come è probabile, rientrare in magistratura, dovrà farlo in un altro distretto giudiziario.
Intanto il Comune perde un sicuro protagonista e il suo addio, è già una certezza in queste calde giornate a Palazzo San Giacomo, non passerà inosservato.
In giunta e nel consiglio comunale i mal di pancia cominciano a essere ripetuti.
Giovanni Marino
(da “La Repubblica“)
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Giugno 18th, 2012 Riccardo Fucile
NEL MAGAZZINO MILITARE OCCUPATO DAL GIUGNO DEL 2003: GLI APPARTAMENTI RICAVATI DIVIDENDO I VOLUMI CON IL CARTONGESSO… STORIE DI ORDINARIA POVERTA’ ED EMARGINAZIONE NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI
Altro che Porto Fluviale. Questo ex magazzino militare all’inizio di via Ostiense, appena
dopo il cavalcavia ferroviario, è un porto oceanico.
Sono approdati marocchini, peruviani, moldavi, tunisini, rumeni, equadoregni, senegalesi, gente da mezzo mondo.
Anche italiani come Manuela, 32 anni, due figli meticci (Kine e Leo, 4 e 2 anni) che si è fatta casa dai tempi dell’occupazione nove anni fa.
Un centinaio di famiglie, decine di bambini che vanno a scuola.
La più piccola è Manel, una ricciolina romano-marocchina di un anno, esibita con orgoglio da zia Zora.
Le occupazioni saranno una sessantina, in tutta la città . Oltre duemila famiglie.
Questa dell’Ostiense, 46 mila metri cubi su mezzo ettaro, fu attuata nel giugno 2003 quando il Coordinamento di lotta per la casa decise un’azione sullo stabile abbandonato da anni.
Erano duecento nuclei famigliari, poi ridotti col tempo.
Tra un anno il ministero della Difesa metterà l’immobile all’asta per fare quattrini.
L’acquirente potrà aumentare i metri cubi di un terzo trasformando tutto in appartamenti, negozi, uffici.
«Non vogliamo andarcene – dice Sara, 22 anni – resisteremo con tutte le nostre forze».
Forse è bene ricordarsi di queste migliaia e migliaia di persone in gran parte pienamente integrate nella società romana (operai, badanti, artigiani) ma costrette a vivere nell’edilizia perduta, talora importanti insediamenti che hanno perso una funzione.
Le case popolari non si costruiscono più, sul social housing si parla molto ma si fa ben poco. Le pubbliche amministrazioni fanno finta di subire un torto, ma tollerano perchè così si tampona un problema.
E che problema: la casa.
Qui se la sono arrangiata col cartongesso, ricavandola dagli spazi interni del magazzino, percorso al secondo e terzo piano perfino da una rotaia.
Hanno fatto un bagno con doccia per ciascuna, le tubature a regola d’arte, la corrente elettrica distribuita secondo le necessità .
La comunità si autoregola: nessuna violenza verbale o fisica, niente droghe.
Una volta la settimana, assemblea guidata da un «direttivo» nominato a rotazione per mandare avanti l’«unitè d’abitation» senza intoppi.
C’è una coloratissima sala da the aperta al pubblico («per scambiare conoscenze e mettere in movimento idee») che si affaccia sulla strada, un grande ambiente per le riunioni dove c’è anche una piccola area per pregare Allah, i lunghi e oscuri corridoi dove si affacciano le «case» e il Cortile, lo spazio esterno al centro della «ville radieuse», tanto per andare sul contrappasso.
Lo scenario è povero, sgarrupato.
Ma quando si entra a casa di Manuela o di Buochra, una quarantenne di Marrakesh, c’è un ambiente dignitoso, pulito e a cui non manca l’essenziale.
Spesso non chiudono la porta.
Roberto Suarez, 43, peruviano, studia sociologia e fa il facchino d’albergo: «Stando insieme siamo molto cresciuti: ora abbiamo un forte spirito sociale e pensiamo che questo ex magazzino debba subire una trasformazione esemplare per tutto il quartiere».
Abdul, marocchino sui 40, da tempo covava certe idee su questo casermaccio in cui tanti sorridono: ed ha appena scritto un libretto col computer dal titolo «Mi piace questo posto» che regala «solo a chi lo merita».
I «fluviali» organizzano spesso presentazioni di libri, dibattiti, fanno skill share (condivisione di abilità , un progetto social che viene da Boston), aperitivi, party: e così mettono insieme qualche soldo per la manutenzione. Il pomeriggio mentre i ragazzi giocano a pallavolo, si chiacchiera bevendo the e assaggiando dolci di ogni Paese.
«Qui abbiamo imparato a socializzare la sofferenza individuale» dice qualcuno che esalta l’atmosfera di buona convivenza costruita nel grande fabbricato. Non sarà proprio radiosa, ma questa mini-borgata in piena città , sovrastata dalla ferrovia, pare alludere ad una serena alternativa al modo di vivere stressante ed infelice al quale sembriamo tutti tendere”.
Margherita, ingegnere sarda trentenne, sta facendo in questa comunità il suo dottorato di urbanistica.
Con Gaetano ha realizzato un mediometraggio (50′), «Good buy Roma», che parla della valorizzazione dell’ex magazzino e del diverso modo di vivere che si è venuto a creare in via del Porto fluviale.
Il film è stato premiato in tanti festival di settore e sta girando per il mondo nel circuito underground.
È un cinema di denuncia e di speranza, che piace perfino in Nuova Caledonia.
Giuseppe Pullara
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 18th, 2012 Riccardo Fucile
IN ITALIA TRE MILIONI DI PERSONE VIVONO IN UNA CONDIZIONE DI POVERTA’ ASSOLUTA, OVVERO NON POSSONO ACCEDERE AI BENI E SERVIZI ESSENZIALI… ALTRI OTTO MILIONI SONO IN UNA CONDIZIONE DI POVERTA’ RELATIVA…QUANDO UNA DESTRA MODERNA E CIVILE VORRA’ RAPPRESENTARLI?
In Italia oltre 3 milioni di persone vivono in una condizione di povertà assoluta – ovvero non riescono ad accedere ai beni e servizi essenziali – e altri 8 milioni sono in una condizione di povertà relativa.
E, forse anche per colpa della crisi, si registra un calo della tensione solidaristica.
La società è più dura con tutti, soprattutto verso i più deboli.
È lo spaccato che emerge dalla prima sessione dei lavori degli “Stati generali degli amici dei poveri”, che si tiene a Napoli.
Un confronto a tutto campo sul tema “Chiesa di tutti e particolarmente dei poveri”, a 50 anni dal Concilio Vaticano II, tra i rappresentanti di 160 movimenti e associazioni di volontariato che operano in Italia promosso dall’arcidiocesi di Napoli, dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Comunità “Giovanni XXIII”.
La povertà è diffusa, ha denunciato il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo e non risparmia nemmeno i minori.
Ma soprattutto in questa fase di crisi bisogna evitare «l’eclissi della cultura della solidarietà » perchè «se non si è solidali si finisce per avvertire i mondi dei poveri, come ingombranti, se non minacciosi».
«Si ha la sensazione che l’esclusione si vada affermando quasi come un’attitudine corrente, mentre svanisce sempre di più il senso di debito sociale», ha detto ancora con forza Impagliazzo.
Per il direttore della Caritas italiana, monsignor Francesco Soddu, «prima ancora di una risposta ai bisogni materiali il povero chiede il riconoscimento effettivo della propria dignità di persona, del diritto di persona, del diritto ad un vita normale e decorosa».
E – avverte il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo del capoluogo campano – è possibile e necessaria una alternativa alle chiusure e all’egoismo.
Le povertà non sono tutte uguali.
In Campania, in particolare, ha detto il vescovo ausiliare di Napoli, Antonio Di Donna, c’è una specifica questione, che è quella «dei diritti».
E ricordando le parole del cardinale Bagnasco ha detto «che occorre lavoro, lavoro e lavoro».
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Giugno 18th, 2012 Riccardo Fucile
LA PRIMA DOMANDA DEI CINQUESTELLE ELETTI IN COMUNE A GENOVA: “QUANTI CELLULARI GRATIS AVREMO E QUANDO?”… UNA TESTIMONE: “ERANO AMAREGGIATI QUANDO HANNO SAPUTO CHE SPETTAVA SOLO AL CAPOGRUPPO”
La vicenda è stata riportata dal “Secolo XIX”: ne parliamo solo perchè è giusto capire, al di là del
legittimo voto di protesta, a chi si assegna certe volte in buona fede il proprio voto.
Possiamo permettercelo perchè in passato non abbiamo fatto sconti a nessuno, in primis all’area di centrodestra o presunta tale.
Non è la prima volta che trattiamo il tema dei grillini eletti in Comune a Genova (quattro più il candidato sindaco Putti), evidenziando un curriculum poco legato alle origini del movimento Cinquestelle, ma piuttosto al comitato “No gronda” e il loro legame con il presidente Pd della Regione Liguria Claudio Burlando.
Con la elezione di Marco Doria, abbiamo ritenuto di poter commentare che Burlando si è scelto il sindaco (facendo fuori la Vincenzi e la Pinotti in un colpo solo) e anche l’opposizione di comodo (grillini), passando poi per un accordo con l’Udc che, dopo aver fatto eleggere i propri consiglieri nella lista Musso, presto si trasferirà armi e bagagli nella giunta di centrosinistra (come in Regione).
Ma torniamo ai “magnifici cinque” cinquestellati, eletti in nome della lotta ai privilegi della Casta, come trombeggia Beppe Grillo dalle colline di Sant’Ilario.
Ebbene leggiamo che “la prima cosa che hanno chiesto appena affacciati in consiglio comunale sono stati i telefonini. “Quanti ne avremo e quando?” hanno sussurrato agli impiegati comunali. Gli illusi pensavano di averne diritto uno a testa, così addio spese di sim. Che amara sopresa scoprire che la casta di Tursi non era poi così luccicante. Niente da fare, il cellulare comunale lo riceverà solo Paolo Putti, il capogruppo. Specie dopo che è andato a male il tentativo di piazzare Muscarà nella commissione elettorale. Una giovane impiegata li ha descritti così: “Sembravano davvero amareggiati, quando l’hanno saputo”. Muscarà e gli altri rivoluzionari dovranno continuare a comprarsi le prepagate”.
Questi sono gli uomini nuovi, lontani dalle tentazioni del potere, che dovrebbero “cambiare il Paese”?
Cosi è, se vi pare.
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Giugno 18th, 2012 Riccardo Fucile
CON CARTA INTESTATA DEL SENATO, SCRIVE ALL’UFFICIO CONTRAVVENZIONI DEL COMUNE DI ROMA: “L’AUTO OGGETTO DELLA CONTRAVVENZIONE ERA TEMPORANEAMENTE SPROVVISTA DELL’AUTORIZZAZIONE DI TRANSITO CHE NON HO POTUTO RINNOVARE A CAUSA DI CONTINUI IMPEGNI”
“Io sottoscritto Sen. Maurizio Gasparri, Presidente del Gruppo Parlamentare ‘Il Popolo della Libertà ‘ presso il Senato della Repubblica…”.
La lettera comincia così, piena zeppa di maiuscole.
Ma non ha niente a che vedere con il ramo del Parlamento che ha sede a Palazzo Madama o con il partito che alloggia in via dell’Umiltà .
Riguarda una Mercedes classe A, che viaggia per le strade della Capitale ed è intestata ad Amina Fiorillo. La moglie del senatore Maurizio Gasparri.
La lettera è datata 22 marzo 2012 e indirizzata all’ufficio Contravvenzioni del Comune di Roma.
Gasparri e famiglia abitano nel centro storico e hanno preso alcune multe perchè si sono dimenticati di rinnovare il pass per la zona a traffico limitato.
Hanno chiesto l’archiviazione dei verbali e fatto valere il loro diritto di residenti autorizzati. Ma il senatore ha preferito non procedere come un cittadino qualsiasi.
Ha scritto ai vigili su carta intestata del Senato, ha illustrato lo scranno su cui sedeva e ha tenuto a precisare che “l’autovettura oggetto della contravvenzione era temporaneamente sprovvista dell’autorizzazione al transito, che non mi è stato possibile rinnovare tempestivamente a causa di continui e ripetuti impegni in diverse parti d’Italia correlati al mio mandato istituzionale”.
Talmente avvezzo alla tiritera da metterla in mezzo anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
Lui, però, al telefono non capisce il punto.
Spiega e rispiega com’è andata la vicenda: “Sono residente in centro storico, la macchina è di mia moglie, io a volte la uso a volte no: il permesso era scaduto, mi sono arrivate le multe, adesso aspetto di capire quanto e come bisogna pagare…”. Nessuno gli contesta la dimenticanza, ma lui insiste: “I residenti hanno un permesso che viene rinnovato con scadenze anomale, tipo ogni tre anni, quindi non è come l’assicurazione, o il bollo… quando scade non c’è neanche un avviso al titolare. Mia moglie non l’ha rinnovato, può capitare, e quindi, in attesa di pagare…”.
Il senatore ha fatto ricorso, come avrebbe fatto chiunque.
Su questo siamo d’accordo: “Non c’entra niente il fatto di essere parlamentare, non ho il permesso in qualità di parlamentare, ho il permesso come residente. Non è che non ne avevo il diritto, è che non l’avevo rinnovato”.
Il punto è chiarissimo, ma perchè usare la carta intestata del Senato? “Non è questo il problema, quello che mi chiederanno di pagare pagherò , quella lettera non è tesa a procacciarsi un ingiusto vantaggio: se uno voleva fare una cosa non regolare non è che si metteva a fare una lettera, giusto no?”.
Sarebbe bastato presentarsi come Maurizio Gasparri, residente in via tal dei tali… “Io sono quello che sono, mica mi devo vergognare di quello che sono nè devo chiedere un privilegio per la mia posizione. Sono un senatore, uso la carta intestata, che devo fa’? Non credo che per questo faranno valutazioni di alcuna natura, guardi… la procedura è assolutamente corretta, la risposta potrà essere negativa, ci atterremo a quello che sarà ”.
In attesa di vedere come andrà a finire, non resta che affidarsi al presagio del senatore: “Non credo che mi daranno una risposta perchè sono Gasparri”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
SAMARAS, IL LEADER DI NEA DIMOKRATIA: “GOVERNO AL PIU’ PRESTO, RISPETTEREMO GLI IMPEGNI”… BATTUTA LA SINISTRA RADICALE DI SYRIZA
“Oggi i greci hanno scelto di restare legati all’Europa. Questa è una vittoria per tutta
l’Europa”. Così il leader di Nea Dimokratia, Antonis Samaras, ha commentato la vittoria nelle elezioni legislative davanti a giornalisti di mezzo mondo radunati nel centro stampa di Atene.
Il leader dei conservatori “pro euro” ha aggiunto che Nea Dimokratia ha intenzione di formare “prima possibile” un governo.
“Sono sollevato – ha detto Samaras – per la Grecia e per l’Europa. Appena possibile formare un governo”. “Chiedo a tutti i partiti che hanno lo stesso obiettivo, tenere la Grecia in Europa, di unirsi per formare un governo solido – ha aggiunto Samaras -. Rispetteremo le nostre firme e gli impegni presi dalla Grecia e lavoreremo per far uscire il Paese dalla crisi. Non si mette in alcun dubbio l’appartenenza della Grecia all’Europa”.
Quando è stato scrutinato oltre il 50% dei seggi, Nea Dimokratia è oltre il 30,35%, mentre Syriza è poco oltre il 26%, terzo il Pasok con il 12,65%.
A seguire i Greci Indipendenti 7,45 %, Alba Dorata 6,95%, Sinistra democratica 6,05%, partito comunista Kke 4,46%.
Vincendo le elezioni, i conservatori ottengono i 50 seggi del premio di maggioranza.
Al momento, Nea Dimokratia avrebbe 130 seggi, Syriza 70 e il Pasok 34. Conservatori e socialisti, insieme, avrebbero dunque la maggioranza dei seggi sui 300 disponibili in Parlamento.
Superato dalla sinistra radicale di Syriza e punito dagli elettori, il Pasok di Evangelos Venizelos diventa comunque decisivo per assicurare una maggioranza in Parlamento.
Il leader dei socialisti ha annunciato di essere favorevole a un governo di coalizione insieme a Nea Dimokratia, spingendosi anche oltre, alla proposta di un governo di “corresponsabilità ” sostenuto da quattro partiti: Pasok, Nea Dimokratia, Syriza e il piccolo Dimar, la sinistra democratica.
Ma Syriza, che avrebbe voluto ridiscutere da zero le misure fissate dalla Trojika, pur ammettendo la sconfitta, non entrerà nel governo guidato da Nea Dimokratia.
Lo ha affermato il leader Alexis Tsipras che ha chiamato al telefono Samaras per congratularsi subito dopo i primi risultati del voto, come ha reso noto il suo portavoce, Panos Skourletis.
“Il risultato elettorale odierno è un successo per noi perchè abbiamo avuto contro forze interne ed esterne alla Grecia, quindi ne siamo orgogliosi – il commento di Tsipras -. Syriza è un partito che si batte contro il memorandum. Comunque, parlando al tefono con Antonis Samaras, gli ho detto che in base ai risultati odierni egli è libero di formare il governo che riterrà più opportuno per il Paese. Noi saremo presenti come opposizione. E siamo anche sicuri che la validità e la giustizia delle nostre posizioni sarà confermata dai futuri sviluppi. Lunedì ad ogni modo tutto cambierà e per la Grecia sarà un nuovo giorno”.
Dora Bakoyannis, dirigente di Nea Dimokratia, ex ministro degli esteri ed ex sindaco di Atene, ha rivendicato dopo le prime proiezioni la vittoria del suo partito.
Lo hanno riferito radio di Atene. “Siamo il primo partito – ha detto la Bakoyannis – è venuta l’ora di formare un governo di unione nazionale per uscire dalla crisi”.
Dall’esito di questo voto dipendeva non solo il futuro del Paese ma anche le prossime mosse dell’Eurozona. I greci erano chiamati a scegliere tra “il rispetto degli impegni” , come ha detto ieri il cancelliere tedesco Angela Merkel, o la rinegoziazione dei termini del prestito di salvataggio che ha comportato l’imposizione di severe misure d’austerità .
Le elezioni sono state convocate dopo il fallimento del voto del 6 maggio, che non ha garantito a nessun partito una maggioranza sufficiente per formare il governo.
In quell’occasione l’astensione era stata altissima: non aveva votato 40% degli aventi diritto.
In base ai dati del ministero dell’Interno di Atene, nella tornata odierna ha votato il 60,34% degli aventi diritto, quindi ancora alto l’astensionismo.
Gli aventi diritto sono quasi 10 milioni, su una popolazione di circa 11 milioni
(da “La Repubblica“)
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
SECONDO LE PRIME STIME, I SOCIALISTI OTTERREBBERO TRA I 312 E I 326 SEGGI, UMP E NC TRA I 212 E 234 SEGGI, IL FRONT NATIONAL 2 SEGGI… FUORI A SORPRESA LA EX MOGLIE DI HOLLAND E LA LEADER DELL’ESTREMA DESTRA
Si profila una vittoria netta per il partito socialista francese nel secondo turno delle elezioni legislative francesi.
Il partito del presidente Hollande avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta: tra i 312 e i 326 seggi contro i 289 minimi.
Sono le prime stime del secondo turno fornite dagli istituti Sofres e Csa. L’Ump e Nc avrebbero ottenuto tra 212 e 234 seggi e il Fronte nazionale entrerebbe in Parlamento per la prima volta dagli anni ’90 con due seggi. Scongiurato dunque il pericolo di una “coabitazione” tra Parlamento ed Eliseo.
L’affluenza risulta in lieve aumento rispetto a una settimana fa: 21,4 per cento contro il 21 di domenica scorsa.
Gli occhi erano puntati su La Rochelle dove la ex candidata socialista alle presidenziali, Sègolène Royal – ex compagna di Hollande – è stata battuta dal dissidente del Ps, Olivier Falorni appoggiato dalla première dame, Valerie Trierweiler, con un tweet che aveva scatenato mille polemiche.
Prima ancora che l’esito fosse ufficiale, la Royal ha ammesso la sconfitta con una dichiarazione pesante: “Mi dispiace di non poter dare loro una bella vittoria che sarebbe stata possibile se non avessimo avuto un candidato dissidente – ha detto – il risultato di questa sera è il risultato di un tradimento politico”.
Quanto al famoso tweet, Sègolène si toglie un “sassolino”: “Penso che non abbia facilitato le cose, potrei dire pudicamente”.
Il secondo caso sotto osservazione è il successo del Fronte nazionale.
Il Fn dovrebbe mandare in parlamento due deputati, ma è comunque un risultato dato che il sistema maggioritario a doppio turno penalizza fortemente i partiti minori.
A sorpresa, però, Marine Le Pen resta fuori.
La leader del Fonte nazionale è stata battuta ad Henin Beaumont dal candidato socialista Philippe Kemel.
La differenza tra i due sarebbe di pochi voti e lo staff della Le Pen ha annunciato che potrebbe chiedere il riconteggio. I due neoparlamentari sarebbero la nipote di Marine Le Pen, Marion Marèchal-Le Pen, eletta a Carpentras, che a 24 anni sarebbe la più giovane deputata del parlamento; e Gilbert Collard, candidato del ‘Rassemblement bleu marine’, eletto al secondo turno nella circoscrizione di Gard.
E intanto la stampa anticipa le strategie future del nuovo presidente francese. Francois Hollande ha un’arma segreta per superare la crisi: un ‘Patto per la crescita in Europa’ da 120 miliardi di euro il cui testo di 11 pagine ha inviato giovedi ai leader europei – tra cui Mario Monti – e che calerà sul piatto del vertice Ue del 28 e 29 giugno a Bruxelles.
Si tratta, scrive ‘Le Journal du Dimanche’, che ne ha ottenuto una copia, di una serie di misure per la crescita “ad effetto immediato”.
Il presidente ha ipotizzato di rilanciare l’economia Ue tramite alcuni “grandi cantieri”, dal digitale alle fonti energetiche rinnovabili.
“Alcune misure di crecita ad effetto rapido, nella misura di 120 miliardi di euro, dovrebbero essere decise dal Consiglio europeo di giugno”, scrive Hollande, e “dovrebbero essere sviluppate entro la fine dell’anno con la creazione, in particolare, di una tassa sulle transazioni finanziarie e accompagnate da misure in favore dell’occupazione, soprattutto in favore dei giovani”.
I 120 miliardi proverrebbero da tre fonti: i fondi europei strutturali dell’Ue, per 55 miliardi, dalla Banca europea degli investimenti altri 60 miliardi, 4,5 miliardi infine grazie ai “project bonds”.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
DOVEVANO ESSERE IMPIEGATI NELLA RICOSTRUZIONE DEI LUOGHI COLPITI DAL SISMA, MA I CINQUE MILIONI DI EURO SONO ANCORA FERMI NEI FORZIERI DELLE BANCHE
Gira e rigira, sono finiti alle banche i 5 milioni di euro arrivati via sms dopo il
terremoto dell’Aquila sotto forma di donazione.
E la loro gestione è stata quella prevista da qualsiasi rapporto bancario: non è bastata la condizione di “terremotato” per ricevere un prestito con cui rimettere in piedi casa o riprendere un’attività commerciale distrutta dal sisma.
Per ottenerlo occorreva — occorre ancora oggi — soddisfare anche criteri di “solvibilità ”, come ogni prestito.
Criteri che, se giudicati abbastanza solidi, hanno consentito l’accesso al credito, da restituire con annessi interessi.
I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati.
Anche se quei soldi erano stati donati a loro.
Il metodo Bertolaso comprendeva anche questo. È accaduto in Abruzzo, appunto, all’indomani del sisma del 2009.
Mentre Silvio Berlusconi prometteva casette e “new town”, l’ex numero uno della Protezione civile aveva già deciso che i soldi arrivati attraverso i messaggini dal cellulare non sarebbero stati destinati a chi aveva subito danni, ma a un consorzio finanziario di Padova, l’Etimos, che avrebbe poi usato i fondi per garantire le banche qualora i terremotati avessero chiesto piccoli prestiti.
E così è stato.
Le donazioni sono confluite in un fondo di garanzia bloccato per 9 anni.
Un fondo che dalla Protezione civile, due mesi fa, è stato trasferito alla ragioneria dello Stato. La quale, a sua volta, lo girerà alla Regione Abruzzo.
E di quei 5 milioni i terremotati non hanno visto neanche uno spicciolo.
Qualcuno ha ottenuto prestiti grazie a quel fondo utilizzato come garanzia, ma ha pagato fior di interessi e continuerà a pagarne. Altri il credito se lo sono visto rifiutare.
L’emergenza
Bertolaso, allora, aveva pieni poteri. Come capo della Protezione civile, come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ma soprattutto nella veste di uomo di fiducia del premier Silvio Berlusconi.
I primi soldi che Bertolaso si trovò a gestire furono proprio i quasi 5 milioni donati dagli italiani con un semplice messaggio del cellulare.
Ma lui, “moderno” nella sua concezione di Protezione civile, decise che i milioni arrivati da tutta la penisola sarebbero stati destinati al post emergenza e alle banche, non all’emergenza.
Questo aspetto non venne specificato al momento della raccolta, ma Bertolaso avevailpoteredidecidere a prescindere.
Spedì poi un suo emissario alla Etimos di Padova, consorzio finanziario specializzato nel microcredito, che raccoglie al suo interno, attraverso una fondazione, molti soggetti di tutti i colori, da Caritas a Unipol.
I numeri
Quello che è successo in questi 3 anni è molto trasparente, al contrario della richiesta di donazione via sms che non precisò a nessuno dove sarebbero finiti i soldi.
Nemmeno a un ente, la Regione Abruzzo che, paradossalmente, domani potrebbe usare quei soldi per elicotteri o auto blu.
La Etimos, accusata nei giorni scorsi su alcuni blog di aver gestito direttamente il patrimonio, ci ha sì guadagnato, ma non fatica ad ammettere come sono stati usati i soldi: dei 5 milioni di fondi pubblici messi a disposizione del progetto dal dipartimento della Protezione civile, 470 mila euro sono stati destinati alle spese di start-up e di gestione del progetto, per un periodo di almeno 9 anni; 4 milioni e 530 mila euro invece la cifra utilizzata come fondo patrimoniale e progressivamente impiegata a garanzia dell’erogazione dei finanziamenti da parte degli istituti di credito aderenti.
Intanto sono state 606 le domande di credito ricevute (206 famiglie, 385 imprese, 15 cooperative).
Di queste 246 sono state respinte (85 famiglie, 158 imprese, 3 cooperative) mentre 251 sono i crediti erogati da gennaio 2011 a oggi per un totale di 5.126.500 euro (famiglie 89/551mila euro, imprese 153/4 milioni 233mila e 500 euro, cooperative 9/342mila euro).
Infine 99 domande sono in valutazione (68 famiglie, 28 imprese, 3 coop).
Gli aiuti e le banche
Al termine dell’operazione quello che è successo è semplice: i soldi che le persone hanno donato sono serviti a poco o a niente.
Non sono stati un aiuto per l’emergenza, ma — per decisione di Bertolaso — la fase cosiddetta della post emergenza.
Che vuol dire aiuti sì, ma pagati a caro prezzo. Le persone si sono rivolte alle banche (consigliate da Etimos, ovviamente) e qui hanno contrattato il credito.
Ma chi con il terremoto è rimasto senza un introito di quei soldi non ha visto un centesimo. Non è stato in grado neppure di prendere il prestito perchè giudicato persona a rischio, non in grado di restituire il danaro.
Che fine han fatto gli sms?
I terremotati sono stati praticamente esclusi. Se qualcosa hanno avuto lo hanno restituito con un tasso d’interesse inferiore rispetto agli altri, ma pur sempre pagando gli interessi.
Chi ha guadagnato sono le banche, sicuramente, e la Regione Abruzzo che, al termine dei 9 anni stabiliti, si troverà nelle casse 5 milioni di euro in più.
Vincolati? Questo non lo sappiamo.
Ne disporrà come meglio crede, sono soldi che entreranno nel bilancio.
La posizione di Etimos
Fino a oggi, scoperto il metodo Bertolaso, il consorzio finanziario Etimos si è preso le accuse. Ma il presidente dell’azienda padovana aspiega che il loro è stato un lavoro pulito e trasparente. “Se qualcuno ha mancato nell’informazione”, dice il presidente Marco Santori, “è stata la Protezione civile che doveva precisare che i soldi erano destinati al post emergenza e non all’aiuto diretto. Noi abbiamo fatto con serietà e il risultato è quello che ci era stato chiesto”
Emiliano Liuzzi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 17th, 2012 Riccardo Fucile
DI FRONTE A POCHE CENTINAIA DI PERSONE A VERONA, L’UNICO EX MINISTRO DEGLI INTERNI CONDANNATO PER RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE SPARA CON LA PISTOLA AD ACQUA: “GUERRA CONTRO IL GOVERNO”… POI TORNA A CUCCIA DA ALFANO
La Lega Nord parolaia dichiara “una guerra istituzionale” al governo e apre il dialogo con il Pdl.
Ma chiede al Pdl di “staccare la spina” all’esecutivo. Solo così i due partiti potranno “ricominciare a parlare” e a spartirsi poltrone.
“Oggi inizia una guerra istituzionale contro il governo”, ha detto Roberto Maroni dal palco del ‘No Imu day’ , in piazza dei Signori a Verona, davanti a poche centinaia di persone, spiegando che oggi “è la protesta dei sindaci, dei cittadini, degli amministratori contro una tassa ingiusta ed è una protesta che si manifesta attraverso azioni concrete ma non finisce oggi con l’Imu: oggi è un giorno simbolico, perchè domani si paga l’Imu ma la protesta continuerà diventerà più forte in autunno”.
Insomma domani paghiamo perchè non si sa mai…poi continuiamo ad abbaiare alla luna: gran rivoluzionario l’unico ministro degli Interni della Repubblica con alle spalle una condanna a sei mesi per resistenza a pubblico ufficiale.
“I nostri sindaci violeranno il patto di stabilità : questa è l’azione che noi faremo per contestare il patto di stabilità che penalizza i sindaci del nord, i sindaci della Padania”, ha aggiunto Maroni.
Bene così verranno commissariati e ce li togliamo dalle palle.
“Oggi comincia un’azione di protesta concreta di guerra istituzionale contro il governo – ha bleffato Maroni- per denunciare le malefatte di un governo che tassa i cittadini, che spreme i cittadini del nord per rifinanziare la Salerno-Reggio Calabria” (come se a percorrerla non fossero poi i padagni in cerca di mare non inquinato)
Maroni ha aggiunto che se il segretario del Pdl Angelino Alfano voterà contro il decreto sviluppo, “la Lega riprenderà a parlare” con l’ex alleato.
Insomma la nuova Lega è pronta di nuovo a vendersi al Pdl in cambio di poltrone.
Maroni, ha ribadito come il provvedimento presentato ieri sia “un decreto con 80 miliardi di balle” (chi meglio di lui se ne intende di balle, in effetti…)
Dal palco del ‘No Imu Day’ parla anche lo zombi Umberto Bossi che dice: “Lo scandalo che ha squassato la Lega Nord prima delle elezioni amministrative è in realtà un attacco dello Stato”.
Certo, a suo figlio è stato lo Stato a dirgli di fottersi i soldi della Lega, come no.
Bossi ha aggiunto: “La Lega e i cittadini del Nord si metteranno in strada verso la secessione”.
Speriamo, cosi finiscono in galera, ma purtroppo non si sono mai visti dei miliardari rischiare il proprio status sociale per la rivoluzione armata.
“Troppo facile aver fatto cadere Berlusconi – ha spiegato Bossi – quando il bilancio andava bene, quando c’eravamo noi i conti quadravano ( quelli della sua famiglia di certo, n.d.r.). Noi non avremmo toccato le pensioni e le case della gente. E’ stato un errore di Berlusconi non aver detto no al governo dei professori”.
Infatti se siamo nella bratta è grazie al fatto che, negli ultimi dieci anni, per ben otto hanno governato personaggi come Bossi.
Il senatur infine ha preferito non commentare il ‘nuovo corso’ della Lega Nord, con Matteo Salvini e Flavio Tosi segretari rispettivamente in Lombardia e Veneto.
“Vedremo, vedremo”, si è limitato a dire Bossi.
Non si fida neanche lui.
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