Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
SCONTRO TRA LE DUE ANIME DEL GRUPPO…I SIMPATIZZANTI DEL CONS. REG. FAVIA ACCUSANO I TRE CONS. COM. DI BOLOGNA
Una resa dei conti sul web.
Così gli esponenti del Movimento 5 stelle emiliano romagnolo si fanno la guerra, riportando a galla tutte le questioni che da mesi dividono e agitano il Movimento di Beppe Grillo.
Dall’espulsione del consigliere Valentino Tavolazzi fino alla cacciata del gruppo di Cento, da giorni attivisti ed eletti si stanno scambiando una serie di accuse reciproche, scrivendole nero su bianco sul forum online del meet up di Bologna.
Rivelazioni senza censure, con tanto di dossier e conversazioni private, raccolte in una discussione intitolata “Spy game”, che mette in luce le divergenze interne, in particolare quella tra il consigliere comunale bolognese Massimo Bugani e quello regionale Giovanni Favia.
A dare il via al dibattito è un post al veleno, scritto dal moderatore della pagina Renato Padoan.
“C’è qualcuno che crede di poter fare il bello e il cattivo tempo all’interno del Movimento 5 stelle. Contatta Beppe Grillo e lo staff del blog e gli fornisce informazioni false e fuorvianti, scatenando reazioni inaccettabili dall’anima pura del Movimento e dai suoi attivisti”.
Il riferimento, si scopre dopo alcuni interventi, è a Massimo Bugani, sospettato di agire nell’ombra contro altri esponenti del Movimento. In particolare contro Giovanni Favia e contro quei militanti più critici nei confronti del duo Grillo-Casaleggio.
Secondo Padaon sarebbe stato l’ex aspirante sindaco di Bologna a mettere al corrente Casaleggio della candidatura di Tavolazzi a direttore generale di Parma, tirando in ballo anche Favia.
Così come sarebbe stato sempre Bugani a inviare a Grillo alcuni stralci di una conversazione in chat tra alcuni consiglieri a 5 stelle, in cui veniva espresso più di qualche dubbio sul comportamento del blogger genovese e del suo guru Casaleggio.
L’intervento di Padoan scatena i simpatizzanti di Grillo: in poche ore la pagina si riempie di decine di interventi. Una cascata.
Ma Padoan trova sponda soprattutto nell’ex consigliere rumena Antonia Dejeu, fuoriuscita dal Movimento dopo la presa di posizione di Grillo sul diritto di cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia.
Nel suo post rincara la dose e allarga lo scontro anche a un altro consigliere di Palazzo d’Accursio, Marco Piazza, rivelando una conversazione risalente a fine gennaio. “Quel giorno tutti gli attivisti sono a conoscenza della mia intenzione di ritirarmi. Marco Piazza mi chiede di pensare al fatto che Giovanni Favia avrebbe gongolato perchè non lo avrei più contrastato”.
Dejeu snocciola poi altri retroscena.
“Marco poi mi ripete una frase che Massimo Bugani mi aveva già detto in precedenza: stringi i denti, aspetta uno o due mesi, abbiamo parlato con Casaleggio che risolverà il problema Favia con un post sul blog, tra un mese”.
Passano alcune ore e Piazza decide di difendersi: “Nè io nè Massimo siamo delle spie, non complottiamo e non ordiamo trame con Casaleggio e Beppe (che io personalmente ho sentito una sola volta al telefono) non tramiamo contro Giovanni, nè contro Tavolazzi nè contro Cento. E non ho inoltrato niente a Beppe o a Casaleggio, nè la chat ne nient’altro, non ho la più lontana idea di chi possa essere stato”.
Ma questo non basta a frenare malumori e veleni. E mentre Giovanni Favia si sfila, specificando di essere disinteressato a “queste diatribe da Guerra dei Roses in salsa a 5 stelle”, Bugani parla invece di un dossier.
“Io non ho niente da nascondere — scrive il consigliere di Bologna su Facebook — Chi vuole venire a toccare con mano un meraviglioso dossierino reale e non inventato ad arte (su chi invece parecchie cose da nascondere le ha) può venirmi a trovare quando vuole”.
Giulia Zaccariello
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
RISULTAVA CIECO ASSOLUTO, MA GUIDAVA LA BICI SENZA USARE NEANCHE LE MANI
Scoperto e denunciato un falso invalido che per 35 anni è riuscito a simulare cecità assoluta.
Si tratta di un cinquantenne di Manduria (Ta), smascherato dai militari della Guardia di Finanza.
L’uomo, che aveva ottenuto nel 1977 il riconoscimento della condizione di «cieco assoluto», percepiva da allora una pensione come invalido civile, erogata dall’Inps.
I finanzieri hanno appurato che in realtà l’uomo conduceva una vita del tutto normale.
E’ risultato infatti in grado di passeggiare in completa autonomia per le vie cittadine, attraversare gli incroci stradali, districarsi tra le auto in sosta, soffermarsi dinanzi alle vetrine dei negozi e, addirittura, condurre un motociclo.
Alcuni filmati effettuati dai finanzieri hanno documentato, tra l’altro, una sorta di “prova di equilibrismo” del falso cieco: il tarantino è stato ripreso mentre conduceva una bicicletta con una sola mano, trasportando nell’altra un voluminoso pannello di legno.
Le indagini hanno evidenziato che, nel solo periodo compreso tra il 1999 ed il 2012, il falso invalido ha percepito un trattamento pensionistico pari complessivamente a circa 180.000 euro. Sono attualmente in corso ulteriori accertamenti tesi a determinare la somma complessivamente erogata dall’ente previdenziale negli anni precedenti al 1999.
Il falso invalido è stato denunciato all’autorità giudiziaria per il reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello stato.
La stessa autorità giudiziaria ha disposto il sequestro dei beni immobiliari e delle disponibilità finanziarie del truffatore per un valore congruo a risarcire l’erario.
Ma ci chiediamo: chi ha attestato e avallato la sua finta cecità per tutti questi 35 anni?
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA: “AUTOGOL PRENDERE TEMPO SULLE LISTE PULITE, FUTURO E LIBERTA’ LA PROSSIMA SETTIMANA PRESENTERA’ UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE FARA’ SCALPORE”
Ha deciso la nuova mossa quando era ancora in aula. 
La prossima settimana Giulia Bongiorno, finiana, presidente della Commissione Giustizia della Camera, presenterà una proposta di legge destinata a far scalpore, lo stop a candidature di condannati.
Il governo lo vuole fare per delega, lei lancia un appello ai colleghi perchè si approvi subito.
Mesi di liti e poi un dato che emerge su tutti: i deputati votano il rinvio delle liste pulite.
Non lo condivido e Fli non ha votato la fiducia sul punto. Il rigore non può essere ad intermittenza. Deve valere per tutti e per ogni parte della legge. Le eccezioni non sono ammesse.
E’ un regalo alla Casta?
Di sicuro depotenzia la riforma: non basta inasprire le pene per sconfiggere la corruzione. Possiamo combatterla efficacemente solo se in parallelo pretendiamo pulizia all’interno dei partiti
Il futuro del ddl è incerto. Fini dubita che vedrà la luce. Intanto che si può fare?
Non attendere. Io presenterò subito una proposta di legge per le liste pulite. Faccio un appello a tutti: è il momento della svolta. Diamo priorità assoluta a questa legge impegandoci ad approvarla entro l’autunno.
Cicchitto lancia un ultimatum al governo: niente più fiducie sula giusitzia. E’ la fine dell’anticorruzione?
Questo atteggiamento ostile del Pdl rafforza le mie preoccupazioni
Con la prescrizione accordata si attua uno degli obiettivi del Cavaliere: processi che muoiono più in fretta. Perchè non si è opposta?
Sono una garantista, ma sono stata etichettata come giustizialista perchè, con Angela Napoli, ho chiesto a Severino di rendere il testo molto più rigoroso. Occorre essere determinati a combattere la corruzione.
Il nuovo reato di induzione che sostituisce la concussione lo considera meno grave? Può risolversi in un colpo di spugna?
Vengo da una terra in cui a qualcuno basta alzare un sopracciglio per ottenere ciò che vuole. A volte non si ha nemmeno necessità di minacciare. E’ uno dei profili della legge che avevo chiesto di modificare. Aggiungo che la biforcazione normativa tra concussione e induzione comporterà inevitabili effetti sulla prescrizione: la concussione per induzione subirà una riduzione dei tempi
Lei è un avvocato di grido. In questa veste crede che la legge giovi più allo Stato che insegue i criminali o ai criminali che cercano di sfuggirgli?
Non è una “salva qualcuno”. E non è un inciucio. Forse trattandosi di un governo tecnico ci si sarebbe potuto attendere una riforma più organica e incisiva. Non si può combattere la corruzione senza rimodellare in modo radicale il falso in bilancio.
E’ un passo avanti che però resta segnato da troppe timidezze e lacune.
Liana Milella
(da “la Repubblica”)
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
“SONO IL PUNTO DI RITROVO PER GLI IMMIGRATI” E’ LA GIUSTIFICAZIONE DEL SINDACO DI TERNO D’ISOLA (BG)… PER I RAZZISTI GLI IMMIGRATI DEVONO SOLO LAVORARE (POSSIBILMENTE IN NERO) E POI CHIUDERSI IN CASA?
E’ polemica a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, dove le opposizioni accusano l’amministrazione comunale leghista di aver rimosso due panchine da piazza Sette Martiri perchè utilizzate da un gruppo di immigrati.
Le minoranze, composte da gruppi di centrosinistra ma anche da liste civiche, lo dicono chiaro in un volantino: “Gli amministratori leghisti tolgono le panchine perchè si siedono gli extracomunitari. Razzismo, incapacità di gestire l’ordine pubblico, illegalità . Basta con la Lega padrona”.
Le due panchine rimosse erano vicino a un kebab e facevano da punto di ritrovo per un gruppo di magrebini.
Per il sindaco leghista, Corrado Centurelli, “non si tratta di razzismo, protestino quanto vogliono. Queste sono solo polemiche strumentali. Le due panchine si trovavano in un punto in cui la piazza si restringe. E spesso il ritrovo di un gruppo di immigrati impediva il passaggio delle persone. Ho preso una decisione che mi è stata richiesta dalla gente. Ci attaccano solo perchè stiamo amministrando bene”.
Le opposizioni parlano di una “Lega che sa solo distruggere e non costruire. Il Carroccio continua a condurre una battaglia antistorica contro gli immigrati. I cittadini stranieri sono già parte della società bergamasca”.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Giugno 15th, 2012 Riccardo Fucile
LE MISURE PER RILANCIARE L’ECONOMIA ALL’ESAME DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI…OBIETTIVO RECUPERARE 30 MILIARDI DA INVESTIRE NELLA RIPRESA…. INCENTIVI PER LE IMPRESE E DEROGHE PER I COMUNI
Il decreto sviluppo oggi all’esame del consiglio dei ministri contiene una serie di misure che negli
auspici del governo dovrebbero stimolare la crescita.
Il testo arriva con due settimane di ritardo rispetto alle previsioni e con un rinvio legato alla mancanza di copertura finanziaria di alcuni interventi e una breve polemica tra il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera e il viceministro del Tesoro, Vittorio Grilli.
Superati questi ostacoli, la nuova bozza, secondo quanto trapelato finora, contiene intanto alcune modifiche ai limiti della Legge di stabilità , consentendo ad esempio la defiscalizzazione delle somme investite in infrastrutture.
L’articolo 6 del decreto consentirebbe poi ai Comuni di utilizzare i crediti di imposta sui dividendi delle società che gestiscono servizi pubblici locali per la realizzazione di opere infrastrutturali.
Altra ipotesi è il riprstino dell’Iva su cessioni e locazioni di nuovi immobili rimasti invenduti, mentre in tema di edilizia, lo sconto Irpef per le ristrutturazioni passerebbe dal 36 al 50% con il tetto della spesa su cui effettuare la detrazione raddoppiato da 48 mila a 96 mila euro fino al 30 giugno del 2013.
Per gli interventi di risparmio energetico, invece, il bonus scenderebbe dal 55 al 50% per le spese sostenute dall’1 gennaio al 30 giugno 2013.
Il decreto conterrebbe inoltre l’esenzione per tre anni della tassa Imu sugli immobili invenduti. Sul tema della riqualificazione urbana, verrebbe varato un Piano nazionale per le città , con cui realizzare interventi mirati nelle aree urbane degradate anche attraverso un sistema di incentivi alla costruzione di alloggi e scuole.
Un capitolo importante riguarda gli incentivi alle imprese, recuperati anche attraverso la cancellazione di oltre 40 norme nazionali.
Le risorse ottenute attraverso revoche e abrogazioni confluiranno nel fondo unico per la crescita che dovrebbe poter contare da subito su 300 milioni.
Altri 300 milioni arriveranno da vecchi fondi della programmazione negoziata, mentre circa un miliardo potrà derivare dal fondo rotativo per le imprese (Fri) della Cassa depositi e prestiti, e un altro miliardo dalle revoche della legge 488 del 1992, resa operativa dal 1996, che disciplinava gli incentivi per le imprese nelle aeree economiche ritenute depresse. Il credito di imposta non riguarderà gli investimenti, ma solo le assunzioni di personale qualificato con un limite pari a 200mila euro ad impresa.
Secondo le indiscrezioni, verrebbe inoltre cancellata la norma che consente di erogare contributi direttamente dal ministero dello Sviluppo economico alle imprese tramite le associazioni di categoria.
Le risorse saranno concentrate sui consorzi per l’internazionalizzazione e le camere di commercio all’estero.
Il decreto sviluppo dovrebbe contenere poi una serie di misure relative alla Giustizia, a partire dal tetto massimo di 6 anni alla durata dei processi e dai limiti fissi ai risarcimenti. Il testo prevedrebbe anche misure per disincentivare gli eccessi di ricorsi in Cassazione.
Per sbloccare le infrastrutture energetiche, si prevederebbe infine una sorta di surroga tra istituzioni con l’intervento della Presidenza del consiglio nel caso di inerzia delle amministrazioni regionali che devono concedere il via libera. Un altro tema affrontato dal decreto riguarderebbe la trasparenza della pubblica amministrazione.
Indiscrezioni riguardano pure la revisione della spesa.
Il commissario Enrico Bondi, nominato con il compito di proporre i tagli alla spesa pubblica, ha l’obiettivo di far risparmiare allo stato 5 miliardi quest’anno (un miliardo verrebbe investito nelle zone terremotate) e altri 9 nel 2013.
Tra i provvedimenti allo studio, c’è il taglio delle scorte che avrebbe però un valore più simbolico che materiale rispetto ai risparmi possibili.
Le personalità sotto tutela sono 585. La loro protezione, solo a Roma, prevede l’impiego di 400 automobili delle forze dell’ordine e di oltre mille persone addette alla sicurezza.
Il capitolo più corposo dei provvedimenti di spending review riguarderebbe invece il taglio di alcune centinaia di società e agenzie pubbliche con il conseguente spostamento di personale, insieme alla riduzione delle direzioni e dei dipartimenti dei ministeri accompagnata da un forte ridimensionamento delle strutture burocratiche locali a partire dalle province che dovrebbero essere abolite gradualmente. Complessivamente i tagli ai ministeri dovrebbero portare nei prossimi anni a un risparmio di 30 miliardi.
(da “La Repubblica“)
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Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile
EQUITALIA SFRUTTA IL DIVIETO DI RICEVERE L’IMPORTO DELLA PREVIDENZA IN CONTANTI…PER LEGGE POTREBBE PIGNORARE SOLO UN QUINTO DELLA SOMMA, MA EQUITALIA FA I CAZZI CHE VUOLE
Non c’è un modo più gentile di metterla: Equitalia sta bloccando i conti correnti di molti pensionati, anche per debiti abbastanza bassi, finendo per commettere una sostanziale violazione della legge.
Lo denuncia in una interrogazione parlamentare il deputato pugliese del Pd, Dario Ginefra, ma lo conferma una storia raccontata un mese fa dall’agenzia Ansa e al Fatto Quotidiano da fonti interne dell’Inps.
In sostanza, la società di riscossione — con la complicità di banche e uffici postali — impedisce a gente che ha l’unico introito di una pensione media (diciamo intorno ai mille euro) di accedere ai propri soldi finchè non è definita la sua posizione col fisco, innescando così un circolo vizioso per cui il pensionato poi si indebita, ad esempio con una finanziaria, peggiorando ancora di più la sua posizione e subendo nuove richieste di pignoramento.
C’è un problema: questo finisce per determinare una situazione sostanzialmente illegale.
A stare all’articolo 545 del codice di procedura civile, infatti, stipendi e pensioni non sono soggetti a sequestro e pignoramento, se non per il massimo di un quinto del totale e comunque facendo salvo il minimo Inps (430 euro al mese).
Così si è sempre fatto, che la richiesta venisse dall’erario o da un privato, solo che adesso questa prassi viene violata dal combinato disposto tra due recenti provvedimenti: da una parte l’ampliamento dei poteri discrezionali di sequestro per gli enti riscossori, dall’altra il divieto di percepire in contanti emolumenti e pensioni sopra i mille euro lordi, che ha costretto quasi tutti i pensionati ad aprire un conto corrente o postale (anche solo il cumulo tra assegno di dicembre e pensione, infatti, quasi sempre supera i mille euro).
Questi depositi, comunque, sono conti come tutti gli altri e i loro gestori privati — banche o Poste — non sono tenuti a tutelare le fonti che li alimentano.
Così le richieste di pignoramento di Equitalia non arrivano più alla fonte (stipendio o pensioni ), ma a valle, sul conto, che è più facilmente attaccabile perchè gli istituti di credito non hanno alcun interesse ad opporsi.
Risultato: il correntista si trova di botto separato dai suoi soldi, anche da quelli che continuano a venirgli accreditati.
Sarebbe grave anche se si trattasse di un solo caso, ma non è così: le proteste continuano ad arrivare agli sportelli degli enti previdenziali — l’Inps come l’ex Inpdap — che, dal canto loro, sono assai preoccupati visto che sanno qual è la situazione.
Loro stessi, infatti, stanno disponendo un gran numero di pignoramenti, ci raccontano, perchè la crisi sta colpendo soprattutto i pensionati: s’indebitano in maniera massiccia e altrettanto massicciamente perdono la capacità di ridare i soldi a chi glieli presta. “Dal governo vorrei sapere — ci spiega Dario Ginefra — se è vero, come risulta a me, che Equitalia (approfittando di una legge che aveva tutt’altro intento) stia avviando procedure esecutive su quote impignorabili di pensioni e stipendi e cosa voglia fare l’esecutivo per impedirlo”.
Che cosa vogliano fare Monti, Fornero e Befera non si sa ancora, che la cosa sia vera basti a dimostrarlo il primo caso divenuto pubblico, avvenuto a Catanzaro già un mese fa e denunciato dall’associazione dei consumatori Codici: “Equitalia è stata informata dagli interessati della situazione — raccontano — ma ha disatteso le loro richieste. I pensionati, inutilmente, hanno anche comunicato alla società che le pensioni erogate erano l’unico mezzo di sostentamento per i propri nuclei familiari”.
Ricorrere al giudice? Mica facile: i soldi sono bloccati e non possono nè pagare l’avvocato , nè, per soprammercato, accedere al gratuito patrocinio.
Perchè? Ma perchè hanno un reddito da pensione…
Codici parla di “norme di dubbia costituzionalità ” e ha avviato un’azione legale a sue spese, ma la decisione rischia comunque di arrivare troppo tardi.
“Non manca molto — ci racconta un dirigente Inps — al partire della valanga e allora la situazione rischia di essere davvero drammatica”.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile
BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA ALL’ASSESSORATO REGIONALE E IN DIVERSI OSPEDALI….”ACCORDI PER PILOTARE L’ASSEGNAZIONE DI PROGETTI AD ALTO CONTENUTO TECNOLOGICO….VENTOTTO INDAGATI
Per presunte irregolarità nell’assegnazione di progetti di sperimentazione clinica, la guardia di
finanza ha effettuato una ventina di perquisizioni: nel mirino anche alcune aziende ospedaliere.
Gli indagati sono 28: fra loro c’è il potente direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina, braccio destro del governatore Roberto Formigoni, sotto inchiesta per turbativa d’asta.
Le perquisizioni sono state effettuate anche all’ospedale Niguarda a Milano e in quelli di Lecco, di Busto Arsizio e Saronno.
L’inchiesta, nella quale sono indagate una trentina di persone – nei confronti delle quali sono ipotizzati a vario titolo i reati di associazione per delinquere, turbativa d’asta, rivelazione del segreto d’ufficio e peculato – è coordinata dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dal pm Carlo Nocerino.
Le indagini riguardano principalmente presunti accordi per pilotare l’assegnazione di progetti di sperimentazione clinica ad alto contenuto tecnologico finanziati dalla Regione Lombardia.
Sono di diversi milioni di euro, ma meno di dieci, i finanziamenti regionali stanziati (e in alcuni casi già erogati dalla Regione Lombardia) nell’ambito degli accordi stipulati tra aziende private e ospedali pubblici per la sperimentazione di apparecchiature scientifiche ad alta tecnologia.
Tra le persone finite sotto inchiesta ci sono manager di aziende private, tra cui la General Electric, e i direttori sanitari delle aziende ospedaliere nel mirino degli inquirenti: Pasquale Cannatelli, direttore generale del Niguarda; Armando Gozzini, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Busto Arsizio (dalla quale dipende l’ospedale di Saronno) e Ambrogio Bertoglio, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Lecco. I progetti di sperimentazione sono tre e riguardano le apparecchiature per l’home care, gli ecoscopi e l’emodinamica.
Sotto inchiesta anche i responsabili del servizio di Ingegneria clinica delle aziende ospedaliere. I progetti di sperimentazione riguardano gli anni 2010 e 2011: due sono ancora in corso di assegnazione e uno è già stato assegnato.
“Invece di evocare complotti o attacchi militari alla sua giunta, Formigoni ammetta che il sistema ha mostrato delle falle e, se ancora è in grado, faccia proposte per riformarlo”, commentano Alessandro Alfieri, vicesegretario regionale del Pd, e Gianantonio Girelli, responsabile Salute e welfare del Pd.
“Non entriamo nella questione delle indagini, certo le seguiamo con preoccupazione e allarme – dicono in una nota –
Politicamente invece abbiamo più volte denunciato come nella sanità lombarda i meccanismi e le procedure che devono garantire trasparenza e controlli efficaci non siano adeguate all’ingente quantità di risorse assegnate a enti pubblici e privati, spesso con margini di discrezionalità eccessivi”.
E l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, esprime totale fiducia nella magistratura auspicando che faccia presto per chiarire la bufera che ha investito la sanità lombarda.
“Bisogna arrivare al giudizio – ha detto Bresciani – non con continui rimandi. I cittadini hanno bisogno di risposte, sanno che la sanità lombarda funziona perchè si curano qui e non vanno all’estero, ma se ci sono episodi di corruzione occorre buttare fuori le mele marce.
E io questo l’ho sempre detto”.
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Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile
BLITZ NOTTURNO GRAZIE AD UN EMENDAMENTO… RIAVRANNO DIARIA E INDENNITA’ DI CARICA INVARIATI RISPETTO AGLI IMPORTI DEL 2011
Come Penelope e la sua tela. Di giorno ricamava, la notte disfaceva.
L’escamotage dei consiglieri della Regione Sardegna somiglia molto a quello della moglie di Ulisse.
Gli stipendi cancellati dal referendum di giorno sono tornati aumentati col voto notturno.
Quindi i consiglieri regionali della Sardegna hanno lavorato gratis solo per 20 giorni, cioè dal 25 maggio scorso, quando è stato pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione Sardegna, l’esito dei referendum del 6 maggio scorso, tra i quali quello che abrogava l’indennità di consigliere regionale. Ma da mercoledì a tarda sera si sono «riassegnati» lo stipendio grazie ad un emendamento.
RIASSEGNATO LO STIPENDIO
Il Consiglio regionale sardo ha infatti approvato (presenti 66, votanti 60, sì 63, 3 astenuti), con un emendamento al Dl 327/A su «Integrazione alla legge regionale 4 agosto 2011, n. 16 (Norme in materia di organizzazione e personale), relativa ai contratti di collaborazioni coordinate e continuative», il nuovo stipendio dei consiglieri regionali. Così si Twitter impazza l’hashtag #Regionesardegnavergogna. «Il politico perde il pelo ma non il vizio» oppure «L’indennità se la sono fatta rimborsare…ma non ne usciranno indenni» sono tra i commenti più sobri.
IL QUANTUM
I consiglieri regionali della Sardegna riavranno stipendi, diaria e indennità di carica, sostanzialmente invariati rispetto agli importi aggiornati al 2011.
Apparentemente sono apportati tagli alle varie voci (indennità di carica, diaria e contributo per i gruppi) compresi fra il 20 e il 30%, ma i parametri su cui sono applicati sono indennità e rimborsi spese in vigore al 31 dicembre 2003, immediatamente successivi a un aumento di stipendio dei parlamentari (cui è agganciato quello dei consiglieri regionali), entrato in vigore nell’autunno precedente. L’emendamento assegna ai consiglieri regionali le indennità di base attribuite nel 2003, che era pari a circa 9.263 euro (secondo dettagliate fonti di stampa dell’epoca), mentre la cifra del 2011 era di 9.023 euro.
I tagli dichiarati, invece, riguarda l’indennità di carica riconosciuta a partire dai vicepresidenti di commissione fino alla presidenza del Consiglio regionale (-30%), la diaria (-20%) e i contributi ai gruppi (-20%).
La norma, approvata nella notte all’unanimità , non tocca, per esempio, le spese di segreteria e cancelleria, quelle per i cosiddetti «portaborse», confermate a 3.352 euro. La cifra è rimasta la stessa dal 2003 a ora.
A conti fatti, i consiglieri regionali non dovranno sostenere particolari «sacrifici», come dimostra il confronto fra gli importi del 2003 e quelli attuali.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile
I RILIEVI DI BONGIORNO A SEVERINO, LA SFIDA TRA VICARI E FERRANTI SUI FAVORI AI BIG INDAGATI: TRA CODICI, REATI E TERMINI DI PRESCRIZIONE
È una legge che tratta un mondo tipicamente maschile – la corruzione, la concussione, il peculato, i
condannati in Parlamento che sono perlopiù uomini – capace però di muovere grandi passioni in tre donne parlamentari, e pure in un ministro donna (il suo è uno staff quasi tutto rosa), che a tratti si sono scontrate anche tra di loro.
E come sempre Giulia Bongiorno – avvocato, deputata di Fli, presidente della commissione Giustizia – parla chiaro: «Al ministro Paola Severino faccio un applauso per la pazienza e la perizia con cui ha saputo condurre in porto questo testo difficile. Pdl e Pd li puoi mettere d’accordo su tutto, sull’economia e magari sul testamento biologico, ma non sulla giustizia… Per questo, alla fine, c’è voluta la fiducia… Ma al ministro dico anche che se vuole lasciare il segno deve correggere in fretta questa asimmetria tra le norme più restrittive per i comuni cittadini e il divieto di incandidabilità che riguarda noi politici. Perchè così facendo, rinviando il problema con delega al governo, rischiamo di non arrivare in tempo per le elezioni del 2013».
Giulia Bongiorno ha un figlio piccolo e per non lasciarlo solo troppo a lungo fa avanti e indietro molte volte al giorno tra la Camera e casa sua, che dista poche decine di metri dal Palazzo. Tuttavia l’avvocato Bongiorno, che certo non può essere accusata di assenteismo, non è sfuggito un passaggio del testo di cui ha discusso anche con il suo maestro, il professor Franco Coppi: «Non riesco a capire perchè il ministro abbia voluto eliminare gli incaricati di pubblico servizio dal reato di concussione per induzione».
Presto detto – le ha replicato a distanza il ministro, che in questi giorni non nega di essere felicemente «distratta» dalla nascita della sua terza nipotina -: perchè l’incaricato di pubblico servizio non ha lo stesso potere del pubblico ufficiale quando si tratta di esercitare da solo la concussione per induzione.
Ma questo garbato botta e risposta è stato superato da uno scontro a distanza tra la senatrice Simona Vicari (Pdl) e la deputata Donatella Ferranti (Pd). La Vicari – già sindaco di Cefalù, fedelissima di Alfano ma anche di Schifani, mamma di due figli, sposata due volte – ha preso di mira il nuovo reato di concussione per induzione che «riduce la pena del reato contestato a Filippo Penati e quindi riduce i termini di prescrizione».
Ma come, incalza la Vicari, «proprio il Pd che ci ha accusato tante volte di fare le leggi ad personam , di cui forse dovremmo pentirci, ora si comporta allo stesso modo?».
E dunque sul caso Penati, ancora una volta tocca alla Ferranti portare la croce per tutto il partito che praticamente l’ha delegata a gestire la pratica: lei – magistrato dal 1981, segretario generale del Csm tra il 2005 e il 2008 – non si stanca di ripetere le sue ragioni: «L’abbassamento della pena per la concussione spacchettata è dovuto all’emendamento del governo; il Pd è l’unico partito che in commissione ha presentato un emendamento per portare al pena massima da 8 a 10 anni; è vero poi che l’emendamento è stato ritirato ma per essere ripresentato in Aula quando non si sapeva che la fiducia lo avrebbe congelato».
Instancabile, la Ferranti non molla la sua missione anche quando dice che «il giudice del riesame di Penati non ha configurato la concussione ma la corruzione: e per questo reato un mio emendamento, avversato dal Pdl, ha alzato le pene e quindi la prescrizione».
(da “Il Corriere della Sera“)
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