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ECCO I PROCESSI CHE SALTERANNO CON LA RIFORMA: DA PENATI A BERLUSCONI, DA TARANTINI A PAPA

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

LE NUOVE NORME SULLA CORRUZIONE RIDURRANNO I TERMINI DI PRESCRIZIONE…I RISCHI MAGGIORI DALLA MODIFICA DEL REATO DI CONCUSSIONE E DALLE NUOVE PENE PREVISTE

Dal caso Tarantini, al Rubygate. Ma anche altro.
Dalla bufera sul Cardarelli e sui primari accusati di taglieggiare i pazienti per operarli, per finire al “Sistema Sesto”.
L’inchiesta in cui l’ex leader lombardo del Pd, Filippo Penati, è accusato di aver preteso sostanziose mazzette dagli imprenditori.
Non è un colpo di spugna la riforma approvata ieri, ma avrà  comunque conseguenze su diversi processi importanti.
Il principale riguarda proprio Penati, a cui la procura di Monza contesta i reati più gravi fino al 2002.
Per la concussione saremmo di fronte a una prescrizione già  certa (i processi dovrebbero concludersi entro l’anno e non più nel 2017).
E lo stesso criterio verrà  applicato per chi ha la medesima accusa. L’introduzione dell’articolo “319 quater”, disciplina infatti la “concussione impropria”, prevedendo pene fino a un massimo di 8 anni.
In questo caso, i tempi di prescrizione si riducono di un terzo rispetto alla vecchia concussione, dando un’importante sforbiciata di tempo soprattutto per i numerosi dibattimenti in corso.
Il sistema Sesto
L’approvazione del ddl anticorruzione farebbe saltare un intero pezzo dell’inchiesta sul “Sistema Sesto”, su cui indagano i pm della procura di Monza, Walter Mapelli e Franca Macchia: il filone sulla riqualificazione delle aree Falck.
Sarebbero coperte da prescrizione le accuse a Filippo Penati, a Giordano Vimercati e agli uomini delle coop rosse: il vicepresidente del Consorzio cooperative costruttori, Omer Degli Esposti, e i due consulenti che sarebbero stati imposti al proprietario dell’area, Giuseppe Pasini.
Ma mentre le coop rosse sarebbero totalmente salve – per fatti tra il 2000 e il 2004 – nulla eviterà  il processo a Penati per gli altri capi d’imputazione: le presunte tangenti per la terza corsia dell’autostrada A7 e per i finanziamenti illeciti alla sua associazione “Fare Metropoli”.
Il Rubygate
Cinque anni in meno per celebrare il processo Ruby e un'”insidia” che potrebbe essere utilizzata dai legali del Cavaliere per tentare di smontare l’accusa.
È questa la principale conseguenza al Tribunale di Milano del decreto anticorruzione. Per il Rubygate, le modifiche riguardano la concussione.
Il processo non rischia uno stop, ma la prescrizione si accorcia al 2020.
Potrebbe, però, offrire un'”insidia”, spiegano fonti della procura, nel caso i difensori di Berlusconi volessero dare un’interpretazione estensiva alla riforma coinvolgendo anche il funzionario della questura che fece rilasciare Ruby.
Per le indagini per concussione, invece, il pool   per i reati sulla pubblica amministrazione teme che l’introduzione di una pena massima di 8 anni di carcere, possa indurre gli imprenditori a evitare di denunciare.
Il caso Cardarelli
La riforma della concussione potrebbe avere effetti anche sull’inchiesta in corso a Napoli nei confronti del primario di Ortopedia Paolo Iannelli.
Il nucleo centrale delle contestazioni si riferisce all’ipotesi secondo la quale il primario (che nega) avrebbe indotto degenti dell’ospedale Cardarelli a lasciare il presidio sanitario pubblico per la clinica privata Villa del Sole.
Bisognerà  vedere adesso come, dopo l’approvazione definitiva del nuovo testo, le condotte configurate dai pm Curcio e Woodcock come concussione dovranno essere riformulate e con quali conseguenze sul procedimento. In Procura, dove ieri si è insediato il nuovo capo, non si sbilanciano e attendono il testo definitivo.
La P4
A Napoli è in corso il processo di primo grado nei confronti del deputato del Pdl Alfonso Papa, imputato di concussione e altri reati nel giudizio originato dall’inchiesta denominata P4.
Al parlamentare, che respinge le accuse, viene contestato di aver imposto a tre imprenditori il pagamento di alcune utilità  (soggiorni in albergo, regali) in cambio di notizie e interventi su vicende giudiziarie.
Anche in questo caso le nuove norme attualmente allo studio delle Camere potrebbero avere effetti negativi sul procedimento, tenuto conto ad esempio che il pacchetto introduce la nuova figura di reato del “traffico di influenze”.
Secondo fonti della Procura, a Napoli dal 2007 al 2011 sono state iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di concussione circa 1700 persone, ben 592 nel 2008.
La sanità  pugliese
C’è anche un filone della maxinchiesta sul “sistema Tarantini” fra i processi a rischio prescrizione, con l’approvazione del ddl sulla nuova concussione.
Ed è quello relativo agli “affari” del noto imprenditore barese con il primario di Neurochirurgia del Policlinico di Bari, Pasqualino Ciappetta. Secondo l’accusa, tra il 2006 e il 2009, Tarantini avrebbe accontentato il primario mettendo a disposizione auto e autista, pagando viaggi e persino il conto di salumerie o di cene consumate in rinomati ristoranti.
A spese di Tarantini anche i 15 ricorsi che il professor Ciappetta voleva presentare per chiedere l’annullamento di multe. In cambio il neurochirurgo avrebbe favorito Tarantini scegliendo, sulla base del principio dell’infungibilità , le protesi da lui fornite.
Le nomine Asl
La nuova concussione, quella che fino ad oggi era definita “per induzione”, influirà  anche nel processo per lo scandalo sulla cosiddetta “cupola Tedesco”.
Secondo la Procura di Bari, la struttura guidata dal senatore Alberto Tedesco, tra il 2005 e il 2009 avrebbe pilotato le nomine di dirigenti di Asl pugliesi e la nomina di quelli amministrativi e sanitari, in modo da dirottare gare di appalto e forniture verso imprenditori a lui legati da interessi economici ed elettorali.
Tedesco, che insieme agli altri imputati potrebbe ora ottenere sconti dalla nuova normativa, sarebbe intervenuto “attivamente sui direttori generali e sui dirigenti per nominare quali primari persone di sua fiducia e destituire persone che non obbedivano ai suoi ordini”.

Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)

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TICKET, SI STUDIA UN’ALTRA SBERLA PER I PIÙ DEBOLI

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

BALDUZZI SMENTISCE LA SMENTITA… INCONTRO AL MINISTERO PER IL RIORDINO DEI RINCARI PER I PAZIENTI GIA’ APPROVATI NEL 2011 DA BERLUSCONI

Questi benedetti tecnici si attirano grane e polemiche anche quando non hanno colpa. Ci si riferisce alla questione dei ticket sanitari, esplosa in faccia al ministro Renato Balduzzi.
Cronaca: ieri il nostro ha pensato bene di fare una riunione con esperti e politici che si
occupano di sanità  per illustrare una riforma del sistema dei ticket.
Oggi, a parte gli esenti, si paga tutti uguali, mentre la proposta che dovrebbe essere inserita nel nuovo Patto della Salute 2012-2015 — andrà  presentato entro ottobre — prevede una modulazione in base al reddito: o si paga il ticket al massimo fino al 3 per mille dei propri guadagni (ad esempio, 90 euro per 30 mila l’anno) oppure si stabilisce un sistema con sei scaglioni (esenti fino a 12 mila euro l’anno e da lì in poi ticket da 10 a 180 euro per i day hospital, da 10 a 200 euro per i ricoveri ).
Gli introiti, secondo indiscrezioni non confermate, sarebbero quasi cinque miliardi nel prossimo biennio.
Apriti cielo.
I politici presenti sono inviperiti: non metterete altri ticket, se vi servono i soldi tagliate piuttosto le spese militari, sbotta Ignazio Marino del Pd.
Il ministero della Salute, impaurito, smentisce subito: “Queste ipotesi non hanno alcun fondamento operativo”, le avevano elaborate gli uffici tecnici quando c’era ancora Berlusconi e il ministro “non le ha mai prese in considerazione”.
Poi, passata qualche ora, Balduzzi e i suoi devono essersi ricordati perchè avevano fatto quella riunione: non sono loro che vogliono aumentare i ticket nel 2013, è che sono i ticket a essere già  stati messi a bilancio e votati dal centrodestra con la manovra del luglio 2011 di Tremonti e Berlusconi.
In quel sacro testo, è scritto che il comparto sanità  deve risparmiare 8 miliardi nei prossimi due anni, dei quali 2,2 li metteranno i cittadini proprio coi ticket.
Raggiunta questa consapevolezza, il ministero della Salute ha smentito la smentita: la riunione c’è stata perchè vogliamo ovviare “all’insostenibilità  dell’impatto sociale” di quanto stabilito dal Cavaliere nel luglio scorso, per questo studiamo i ticket “correlati al reddito”.
Su questo Balduzzi, bontà  sua, “auspica che si possa aprire una seria e pacata discussione”.
È a questo fine, allora, che riportiamo alcuni dati di una ricerca del Censis diffusa giusto ieri: per il 58% degli italiani la spesa per la sanità  (visite mediche, dentista, analisi e accertamenti diagnostici) è aumentata del 18% nel 2011 proprio grazie ai ticket su farmaci, visite mediche specialistiche, analisi e radiografie.
Cosa succederebbe, quindi, con i nuovi ticket?
Ne dà  un’idea una ricerca del Ceis di Tor Vergata: se gli incassi aumenteranno di 2 miliardi, a legislazione vigente si impoveriranno 42 mila famiglie, con un’applicazione progressiva alla Balduzzi il numero si riduce a 7.500.
Certo, si parla sempre di creare nuovi poveri.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LO STUPRATORE VA IN VACANZA AGLI ARRESTI DOMICILIARI: L’INGIUSTIZIA DOPO LA VIOLENZA

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

LO STUPRATORE DELL’AQUILA DOPO AVER MASSACRATO UNA RAGAZZA VENTENNE, ABBANDONANDOLA SVENUTA AL GELO IN UN LAGO DI SANGUE, SE NE TORNA A CASA… IN ALTRI PAESI “MENO EVOLUTI” LO AVREBBERO CASUALMENTE TROVATO IMPICCATO IN CARCERE

Dopo tre mesi e mezzo di detenzione va agli arresti domiciliari, perchè cade l’accusa di tentato omicidio (tesi originale questa), quell’essere inqualificabile (uno, tre… non si è capito) che ha selvaggiamente violentato, percosso, e quasi ammazzato una ragazza di 20 anni fuori da una discoteca vicino L’Aquila.
Sono indignata, disgustata nel constatare che non cambia mai nulla, che di fronte a chi dichiara l’accondiscendenza della vittima, c’è sempre un altro che gli crede, la storia è piena di casi come questo, e non importa se l’ospedale dichiara di aver ricucito lesioni esterne e interne inferte con una spranga di ferro, con dettagli raccapriccianti che non si possono raccontare, per buongusto, per pudore, per rispetto.
Non importa constatare la quasi morte per assideramento della vittima perchè abbandonata nuda, sanguinante, priva di sensi, sulla strada, come neanche un cane meriterebbe, trovata per caso e salvata da un ragazzo della discoteca (o dal proprietario… non è chiaro) mentre rientrava a casa.
Non importano le ferite sul corpo, nè tantomeno, figuriamoci, quelle inferte nell’anima, che segneranno per sempre la sua vita, non importa… è una donna e le donne si sa provocano, istigano, portano jeans troppo stretti, gonne troppo corte, tacchi troppo alti, e non possono permettersi di dire di no, di avere sul più bello un semplice ripensamento, quando la bestia si sveglia, non ci si tira più indietro, si ha il dovere di soddisfarla, altrimenti si rischia che l’uomo, che come si sa è cacciatore, si trovi nella condizione di non riuscire più a controllare la sua furia, furia che avrebbe saputo dominare se quella “figlia di Satana” non lo avesse provocato.
La decisione presa dal giudice avvalora l’antica idea che la donna debba pagare per aver scatenato nell’uomo un istinto primordiale che la civiltà , l’educazione con molta fatica ha cercato di modificare, facendo di lui, di fatto, la vittima e non il carnefice.
Mi sembra già  di sentire l’ennesimo vicino, parente, amico o amica (ahimè), che testimonierà  di averlo sempre considerato un bravo ragazzo… un ragazzo “normale” (sono sempre “normali” questi mostri), o di sentire l’ennesimo avvocato che si appellerà  all’ennesimo giudice (maschio) di turno, pregandolo di non essere troppo severo, scongiurando una condanna eccessiva che potrebbe rovinare per sempre un giovane così “normale”, per quello che si può definire un errore, una ragazzata. (Quante volte l’abbiamo sentito!)
Siamo nel 2012 e stiamo ancora a questo punto… che immensa tristezza!!!!!!!!! Voglio manifestare tutta la mia solidarietà  a questa ennesima sorella sfortunata, abbandonata per l’ennesima volta da una giustizia ingiusta.

Fiorella Mannoia
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A GENOVA TRA MUSSO E MONTELEONE ORA VOLANO GLI INSULTI: “SEI UN TRAFFICONE”. “E TU UN IMBROGLIONE”

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

SCONTRO DOPO LA SECESSIONE DELL’UDC DALLA LISTA CIVICA… MUSSO: “BASTA FURBETTI DI PARTITO INSIEME A ME”…MONTELEONE: “NON RISPONDO AI SALTIMBANCHI”

Più che gli stracci, in “zona Musso” da ieri volano insulti e rancori. Tra il leader ligure Udc Rosario Monteleone e il candidato sindaco sostenuto dal Terzo Polo nella corsa contro Marco Doria, Enrico Musso, da qualche giorno è guerra aperta.
E ieri è intervenuta l’artiglieria pesante.
“La vicenda dei furbetti di Monteleone mi ha insegnato una cosa – scrive il senatore in una lunga nota – di non candidare mai più nelle mie liste iscritti ai partiti”.
“Musso non faccia la verginella – risponde il presidente dell’assemblea regionale Rosario Monteleone – rifletta piuttosto sul suo lungo perigrinare nei partiti e non mi faccia la morale. La verità  è che ha perso il lume della ragione e pure quello della vergogna”.
“Il caso Monteleone insegna che di questi vecchi politicanti e delle loro astuzie si deve fare a meno – rincara Musso.
E sul “vecchio politicante” Monteleone sembra non riuscire a   trattenere il livore. “Quando lui era consigliere comunale – precisa – io avevo le braghe corte”.
Storia di un amore finito, forse neppure mai iniziato.
Coabitazione per convenienza, parrebbe piuttosto. Dalla durata breve, brevissima.
La prima verità  è che Enrico Musso si è sentito tradito. Il casus belli si inserisce nella mossa a sorpresa di Alfonso Gioia e Paolo Repetto, esponenti Udc candidatisi alle amministrative nella lista Musso.
Dopo l’elezioni a Tursi, i due hanno fondato un gruppo autonomo del quale Musso è stato informato soltanto a decisione presa.
In risposta Enrico Musso che starebbe preparando una nuova lista civica per il Senato ripartendo ancora dal suo serbatoio di sostenitori Oltremare, chede scusa agli elettori “per aver ingenuamente ospitato nella lista civica persona che hanno finto di condividere il nostro programma e il nostro codice etico, ma avevano premeditato orientamenti politici e morali diversi”, e assicura che mai più si farà  ingannare dai politici di professione.
“Hanno approfittato della buona fede dei miei elettori per abbandonare immediatamente e senza motivo le liste grazie alle quali sono stati eletti”, sostiene Musso riferendosi all’Udc –   per creare nuovi gruppi, occupare nuove posizioni da capogruppo a spese dei contribuenti e svincolarsi”
“Questa vicenda – continua Musso – deve insegnare molto a tutti noi: basta con i traffichini e i trafficoni che per fare carriera obbediscono al loro capo partito venendo meno agli impegni assunti con gli elettori!”
Quindi la chiosa finale: “Finchè la politica non si libererà  di certi personaggi, mi impegno a non presentare nelle future liste civiche di Oltremare persone iscritte a partiti politici, salvo previe diissioni dagli stessi. Io stesso mi dimetterò dal Partito liberale Italiano che pure non ha propri rappresentanti eletti e non gestisce posizioni di potere”.
Ora, chi pensa che Monteleone abbia risposto con stile e distacco sbaglia di grosso.
“Chi dice questo? – esordisce –   il grande trasformista, saltimbanco, prestigiatore e politicamente parlando imbroglione Musso? La persona che ha presentato una lista civica dove erano presenti ben otto partiti che hanno fatto la campagna elettorale per lui sotto tutti i punti di vista? Il consulente per anni di tutte le giunte di centrosinistra? L’elettore alle primarie per Romano Prodi nel 2006, folgorato dai soldi di Berlusconi nel 2007? Il capolista di una lista bloccata nominato nel 2008 al Senato? Evidentemente ha perso il lune della ragione e sta dicendo un sacco di fesserie. Le fesserie, come è mia abitudine da tempo, preferisco non commentarle”

(da “Il Secolo XIX”)

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IL PATTO SEGRETO TRA ITALIA E LIBIA PER FERMARE I MIGRANTI: SI CONTINUANO A VIOLARE I DIRITTI UMANI

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

LE PERSONE E LA DIGNITA’ CHE NON HA PREZZO… LA DENUNCIA DI AMNESTY INTERNATIONAL: “L’ITALIA CONTINUA A RESPINGERE I MIGRANTI E RISPEDIRLI IN LIBIA, VIOLANDO I TRATTATI INTERNAZIONALI”

Un nuovo accordo tra l’Italia e la Libia sull’immigrazione è stato firmato in gran segreto   il 3 aprile scorso dalla ministra dell’Interno Annamaria Cancellieri e il leader del Consiglio nazionale   di transizione Mustafa Abdul Jalil che è al potere nel Paese nordafricano dopo la caduta del colonnello Muhammar Gheddafi.
Lo denuncia Amnesty International in un rapporto pubblicato a Bruxelles dal titolo “Sos Europe” sull’impatto dei controlli in materia di immigrazione sui diritti umani.
”Nonostante le rimostranze di Amnesty International e altri gruppi sulle violazioni dei diritti umani — è scritto nel documento -il 3 aprile del 2012 l’Italia ha firmato un nuovo accordo con la Libia per limitare il flusso dei migranti. I termini dell’accordo non sono stati resi noti. Un comunicato stampa si limitava a dare la notizia senza fornire ulteriori dettagli sulle misure decise o denunciare la terribile situazione di migranti e rifugiati nel Paese” .
Già  all’indomani della visita effettuata a Tripoli da Cancellieri, Amnesty International Italia aveva scritto al ministro dell’Interno   rinnovando le preoccupazioni per lo sviluppo degli accordi tra Italia e Libia, in considerazione della negativa situazione dei diritti umani nel paese nordafricano, con particolare riferimento ai maltrattamenti di migranti subsahariani, ritenuti collettivamente, assieme ai libici di pelle nera, lealisti pro-Gheddafi o sanzionati da uno status d’immigrazione irregolare.
Nella lettera, Carlotta Sami, direttrice di Amnesty International Italia, chiedeva alla ministra di rendere pubblico il testo dell’accordo ricordandole le assicurazioni ricevute nel corso di un incontro il 15 marzo scorso circa la trasparenza delle negoziazioni.
Secondo Amnesty l’intesa dà  alle autorità  italiane il diritto di respingere i migranti e rispedirli in Libia.
Ma questi termini rappresentano una violazione della Convenzione europea sui diritti umani perchè non contengono le tutele adeguate per chi fugge dalla sua patria: “L’Italia — si legge nel rapporto -, nella migliore delle ipotesi, ha ignorato la terribile situazione dei migranti. O, nella peggiore delle ipotesi, si è mostrata disponibile a passare sopra agli abusi dei diritti umani in nome del proprio tornaconto politico interno”.
Nel 2011, si legge nell’ultimo rapporto sui diritti umani di AI,   almeno 1500 persone sono affogate tentando di raggiungere l’Europa e quelli che sono riusciti a traversare il mare non hanno di certo trovato una calda accoglienza.
E’ noto che i rifugiati dall’Eritrea o dalla Somalia rischiano di subire abusi e persino torture una volta rientrati a Tripoli. Molti di loro vengono accusati di aver lavorato come mercenari per le truppe pro-Gheddafi.
Lo scorso febbraio la Corte Europea dei diritti umani aveva condannato l’Italia per i respingimenti in mare.
La sentenza riguardava il caso   Hirsi Jamaa e altri, ossia il ritorno forzato in Libia nel 2009 di 11 somali e 13 eritrei (insieme ad altre 200 persone) a bordo di navi italiane. I migranti non avevano avuto alcuna possibilità  di presentare richiesta di protezione.
L’Italia aveva sostenuto che l’operazione era un salvataggio e che gli accordi bilaterali con il Paese avevano dei precedenti nel diritto internazionale.
Ma per la Corte chiunque salga a bordo di una nave italiana deve essere soggetto alla Convenzione dei diritti umani. Al tempo il governo Monti aveva accettato la sentenza e si era impegnato al “rispetto assoluto dei diritti umani e alla salvaguardia della vita degli uomini in mare”.
Secondo Amnesty International al momento è impossibile “una qualsiasi collaborazione con la Libia in materia di controllo dell’immigrazione, giacchè nel paese mancano anche le minime garanzie nei confronti dei diritti e delle libertà  fondamentali”.
L’Ong ha già  chiesto più volte al governo italiano che qualsiasi forma di cooperazione con la Libia abbia come presupposto un miglioramento dei diritti umani nel paese, sia trasparente e subordinata all’impegno e alla capacità  delle due parti di rispettare appieno i diritti umani di richiedenti asilo, rifugiati e migranti, e risulti in linea con il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale dei rifugiati; il governo utilizzi i propri rapporti diplomatici privilegiati con la Libia per chiedere alle autorità  di Tripoli di stabilire al più presto la base legale della presenza dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati in Libia, attraverso un memorandum d’intesa che consenta lo svolgimento di attività  di protezione quali registrazione, determinazione dello status di rifugiato e visita ai luoghi di detenzione; fermare le uccisioni illegali e altri attacchi violenti; porre fine agli arresti e alle detenzioni arbitrarie; prevenire la tortura e altri trattamenti disumani e degradanti; ripristinare lo stato di diritto, anche combattendo il razzismo e la xenofobia e attuando un processo di disarmo e di smantellamento degli organismi responsabili delle violazioni dei diritti umani.
Ora si attende la risposta del premier Monti e della ministra Cancellieri.

Monica Ricci Sargentini
(da “Il Corriere della Sera”)

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IL COMMISSARIO BONDI PROPONE IL TAGLIO ALLE SCORTE DEI POLITICI DELLA CASTA IN NOME DELL’ETICA PUBBLICA

Giugno 14th, 2012 Riccardo Fucile

INVIATO IL TUTTO AL COMITATO INTERMINISTERIALE…IL PACCHETTO COMPLETO PUNTA A RISPARMIARE 5 MILIARDI DI EURO

Il commissario Enrico Bondi propone una ”ricognizione” di tutte le scorte di polizia e carabinieri, in modo da arrivare a una drastica riduzione.
C’è anche questa valutazione nella relazione presentata dal tecnico chiamato per i tagli alla spesa dal governo di Mario Monti.
Bondi ha inviato la proposta al comitato interministeriale guidato dal presidente del Consiglio. La mission è di recuperare dai tagli circa cinque miliardi di euro, ma di questa montagna di risparmi all’acquisto di beni e servizi che si ricaverebbero attuando le misure identificate da Bondi, quelli che deriverebbero dal taglio delle scorte non sarebbero moltissimi.
Tuttavia il Commissario, che all’epoca del risanamento di Parmalat girava su una Fiat Uno e alloggiava in una pensione a tre stelle, ha sottolineato che al di là  dei milioni risparmiati si tratterebbe di una questione di etica pubblica.
Infatti dai primi riscontri sembra che godono di una scorta anche personalità  che non corrono alcun rischio per la propria sicurezza.
Nel nostro paese sono poco più di 550 le persone sottoposte a scorta o tutela.
Ad esse sono dedicati oltre 2mila uomini delle forze dell’ordine e militari che quotidianamente si alternano nei servizi di protezione.
I numeri aggiornati sugli scortati sono stati forniti nel corso della riunione del 17 maggio scorso del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto al Viminale dal ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri.
In quell’occasione c’è stata una revisione del quadro tutelati, all’indomani dell’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, rivendicato dagli anarchici e degli attentati alle sedi di Equitalia.
Il ministro aveva confermato “l’esigenza di mantenere alto il livello di attenzione e di vigilanza, rafforzando i dispositivi di sicurezza nei confronti di obiettivi sensibili e di persone esposte a specifico rischio”.
Le indicazioni sulle personalità  da proteggere arrivano dalle prefetture sul territorio all’Ucis (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale) che dispone le misure di tutela.
Queste ultime sono diverse a seconda del livello di protezione che richiede il personaggio da tutelare.
Si va dal primo livello, indicato come “rischio imminente ed elevato”, che impiega fino a tre auto blindate e sei agenti, fino al quarto livello, di “basso rischio”, che prevede un’auto non blindata e un autista.
Le scorte lievitano — secondo quanto lamentano sindacati di polizia — anche perchè è difficile toglierle: ad esempio, a chi ha un incarico istituzionale viene assegnata la tutela; ma capita spesso che, una volta cessata dalla carica, la persona continui a godere della scorta.

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MONTI: “SI’ A CESSIONI DEL PATRIMONIO PUBBLICO”

Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile

IL PREMIER A BERLINO RACCOGLIE LA FIDUCIA DELLA GERMANIA E ANTICIPA L’IDEA DI COME TROVARE I SOLDI NECESSARI AD AFFRONTARE LA CRISI

Mario Monti è a Berlino per ricevere un premio, il ‘Responsible Leadership Award’.
Ma è la crisi internazionale a dominare i discorsi nella cerimonia.
“L’euro ha bisogno dell’Italia – dice il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble – La zona euro ha bisogno del successo nelle riforme di Roma e di un’Italia forte”.
E poi loda “i notevoli progressi dell’Italia negli ultimi sei mesi” e “il programma ambizioso portato avanti dal presidente del Consiglio”.
“Sono convinto – continua – che le attività  economiche italiane avranno una ripresa nel 2013 se si continuerà  sulla strada del consolidamento fiscale e delle riforme strutturali”. Una promozione piena per il capo del governo italiano e per i suoi sforzi da quando è alla guida del Paese.
“Grazie Wolfgang, credo che tu sia il miglior esempio di leadership europea”, ha risposto Monti definendo   Schaeuble un “mentore”.
Il primo ministro italiano ha sottolineato che “proprio come la leadership deve essere esercitata e valutata nel tempo, nell’interesse delle generazioni future, credo che debba essere esercitata e valutata anche nello spazio, oltre confine, in un’Europa di cui vogliamo aumentare l’integrazione.
Ogni leader nazionale deve tenere presente quale sarà  l’impatto delle sue azioni in un contesto più ampio”. Poi ha lanciato un messaggio alla Germania: “Non bisogna creare deficit, ma l’austerità  non è sostenibile nel lungo periodo”.
E ancora: “La disciplina fiscale e la crescita devono procedere di pari passo”. ”Noi siamo anche la locomotiva della crescita”, ha ribattuto Schaeuble, sottolineando che la Germania non è contraria alla crescita.
Il governo tedesco cerca a sua volta di tenere fede ai suoi impegni interni, ha detto, cercando ad esempio di ridurre il suo deficit.
Nessuna nuova manovra per l’Italia.
Sui conti pubblici ”abbiamo fatto un po’ di più di una manutenzione, ma un pesantissimo intervento.
Non occorrerà  una seconda manovra quest’anno, ma l’azione di disciplina di conti pubblici dovrà  procedere”.
Poi il primo ministro ha aggiunto: “Il sistema italiano non è fragile, ha aspetti che sono più fragili di altri, in particolare il debito pubblico, ma altri più solidi di altri sistemi. Non sarei sicuro quali fra i sistemi bancari italiano e tedesco sia più solido. Il sistema italiano ha un elevato debito pubblico, ma uno scarso debito privato di famiglie e imprese. L’Italia ha punti di forza e di debolezza e noi italiani tendiamo a oscillare troppo fra momenti di euforia irresponsabile e una depressione eccessiva”.
Tobin tax.
A chi gli chiede della Tobin tax, Monti risponde che “potrebbe avrebbe senso”, ma “dovrebbe essere introdotta “nell’Europa a 27”, sottolineando che una tassa del genere ha senso in un contesto che sia il “più ampio” possibile.
Patrimonio pubblico.
“Una cessione di quote del patrimonio pubblico? Non solo non la escludo, ma la stiamo preparando”, ha detto Monti, spiegando che “stiamo preparando la cessione di una quota dell’attivo del settore pubblico, sia immobiliare che mobiliare, anche del settore locale”.
Lavoro
Il premier italiano ha anche parlato del problema del lavoro nel nostro Paese: “In italia abbiamo un mercato del lavoro troppo protetto per gli occupati e non protetto e impenetrabile per i giovani” e i non occupati.

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DDLI ANTICORRUZIONE: CONDANNATI NON CANDIDABILI, MA DAL 2018

Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile

IL GOVERNO OTTIENE LA FIDUCIA SUL TESTO, MA IDV E FLI CONTESTANO CHE NON SI APPLICHI DA SUBITO… IL GOVERNO GARANTISCE CHE LO FARA’

L’aula della Camera ha votato la prima, la seconda e la terza fiducia preliminare al governo sul ddl corruzione.
Dopo aver dato il proprio ok all’articolo 10 sull’incandidabilità  dei condannati, la Camera ha votato a favore anche sull’articolo 13 e sul 14, che prevede la «corruzione tra privati» e include l’aumento, voluto dal Pd, delle pene, nel minimo e nel massimo, per la corruzione.
I voti a favore sono stati 430, 70 quelli contrari, 25 gli astenuti.
L’ARTICOLO 13
Numerose modifiche al codice penale, tra cui un aumento delle pene per il reato di peculato, portato da tre a quattro anni.
È ridefinito, poi, il reato di concussione che diventa riferibile al solo pubblico ufficiale.
Nuova formulazione dell’attuale reato “corruzione per un atto d’ufficio”, sanzionato più severamente con la reclusione da uno a cinque anni, anzichè da sei mesi a tre anni.
L’INCANDIDABILITA’ DEI CONDANNATI
L’articolo 10 che ha passato l’esame della fiducia stabilisce che il Governo è delegato ad adottare, entro un anno, un decreto legislativo per disciplinare l’incandidabilità  di chi ha una condanna definitiva.
Un’incandidabilità  alla carica di membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della Repubblica, oltre che per qualsiasi altra carica elettiva di enti regionali o locali, e per le cariche di presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei consorzi, aziende speciali e comunità  montane.
La norma, però, secondo Fli e Idv, non si applicherà  alle prossime elezioni nel 2013 ma scatterà  dal 2018.
Un’interpretazione non condivisa dai parlamentari del Pd Giovanelli e Ferranti: «L’incandidabilità  in conseguenza di sentenze definitive di condanna può essere applicata già  alle prossime elezioni politiche del 2013 se il governo eserciterà , come è sicuramente possibile, la delega in tempo utile».
LA CONFERMA DEL GOVERNO
Una conferma alla tesi del Pd arriva dal ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi:«Con il testo approvato oggi, il Governo è in grado di esercitare la delega a partire dal giorno successivo all’approvazione della legge e in questo modo i nuovi divieti sarebbero di immediata applicazione.
Il termine della delega è un termine massimo».
E anche la Severino conferma: «Cercheremo di accelerare al massimo e di legiferare sull’incandidabilità  dei condannati entro il 2013.
Il tempo di un anno previsto nell’articolo 10 del disegno di legge anticorruzione – ha spiegato – è il termine massimo».
LE VOTAZIONI
Fli non ha partecipato al primo voto di fiducia, votando a favore invece nelle due successive votazioni.
Il Pdl invece ha votato sì «per responsabilità » ma il ddl scontenta soprattutto il Popolo della libertà  che ha già  annunciato la richiesta di cambiamenti al prossimo passaggio del provvedimento in Senato.
Dal partito democratico c’è invece l’ok: «Questa legge è un passo avanti e questo passo avanti lo sottolineeremo con la fiducia».
Molto critico il leader dell’Idv Antonio Di Pietro: «Siamo qui a discutere di due specifici articoli di legge su concussione e corruzione: il 317 e il 319 del codice penale».
Articoli, ha ricordato Di Pietro «grazie ai quali fu fatta l’inchiesta Mani Pulite».
La norma che più ha fatto discutere è infatti quella che contiene la nuova concussione per induzione (che diventa “Induzione indebita a dare o promettere utilità “): è stata ribattezzata salva-Penati dal Pdl per la riduzione degli anni di prescrizione.
Con la nuova legge, vengono puniti sia il pubblico ufficiale e l’incaricato di pubblico servizio (da 3 a 8 anni), sia il privato che dà  o promette utilità  (fino a 3 anni). «Ma così si favorisce l’omertà » ha aggiunto Di Pietro.
IL VOTO FINALE
Il voto finale del ddl è previsto per giovedì. E per consentire a tutti i deputati di seguire con calma la seconda gara degli Europei dell’Italia contro la Croazia, prevista per le 18, la Camera farà  gli straordinari.
La conferenza dei capigruppo ha stabilito infatti che l’assemblea rimanga a esaminare gli articoli restanti (dal 15 al 20) e i 16 ordini del giorno depositati.
Il tutto per accelerare i tempi e arrivare domani alle 12 con le dichiarazioni di voto e alle 13 il voto finale.
Insomma già  prima di pranzo gli onorevoli saranno in viaggio con trolley al braccio per assistere, almeno per quanto riguarda gli appassionati, alla sfida che potrebbe essere decisiva per il passaggio del turno.

Antonio Castaldo e Corinna De Cesare
(da “Il Corriere della Sera)

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PER DOCUMENTARSI: ECCO GLI ARTICOLI ANTICORRUZIONE APPROVATI DALLA CAMERA

Giugno 13th, 2012 Riccardo Fucile

TUTTE LE NOVITA’ DEI   PROVVEDIMENTI CHE HANNO GENERATO TANTE POLEMICHE

Art. 10: condannati non più candidabili

L’articolo 10 contiene la delega al governo per disciplinare, entro un anno, l’elezione di quanti hanno ricevuto una condanna definitiva.
A chi ha commesso reati gravi, come quelli di mafia e quelli contro la Pubblica amministrazione, sarà  preclusa la possibilità  di ricoprire la carica di parlamentare europeo, deputato e senatore o presentarsi alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali.
Non solo, è previsto anche il divieto di essere nominato presidente o componente del Cda dei consorzi, dei Consigli e delle Giunte delle unioni di Comuni, delle aziende speciali e degli organi esecutivi delle Comunità  montane.
Le condanne per l’incandidabilità  dovranno essere passate in giudicato, per gli altri reati sono previste quelle oltre i tre anni.

Art. 13: nuova concussione e “traffico di influenze”
Le nuove norme prevedono che il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che abusi della sua funzione o dei suoi poteri, inducendo a dare o a promettere indebitamente allo stesso pubblico ufficiale o ad una terza persona denaro o altra utilità  è punito con la reclusione da 3 a 8 anni.
Per quel che riguarda il “traffico di influenze illecite” si stabilisce che chiunque, fuori dai casi di concorso in altri reati, «sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio», sia punito con la reclusione da uno a 3 anni. Identica pena è prevista per chi dia o prometta denaro o altri vantaggi di carattere patrimoniale.
La pena viene aumentata nel caso in cui chi indebitamente fa dare o promettere denaro o altri vantaggi patrimoniali ha la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio.
La condanna è ulteriormente accresciuta nel caso in cui i fatti siano commessi in relazione all’esercizio di attività  giudiziarie.

Art. 14: concussione tra privati
Con le nuove norme viene introdotto il reato di corruzione tra privati, punito con la reclusione d uno a 3 anni, raddoppiati in caso di società  quotate, attraverso la modifica dell’articolo 2635 del codice civile sulle disposizioni penali in materia di società  e consorzi.
«Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o della promessa di denaro o altra utilità , per sè o per altri, compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al loro ufficio o degli obblighi di fedeltà , cagionando nocumento alla società , sono puniti -si legge nel testo approvato dalla Camera- con la reclusione da uno a tre anni».

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