Destra di Popolo.net

SONO 4.500 I MILIARDI DI EURO DI AIUTI DI STATO CHE LA UE HA CONCESSO ALLE BANCHE

Giugno 10th, 2012 Riccardo Fucile

UN MARE DI SOLDI CHE NON HA GENERATO SVILUPPO… ORA TOCCA ALLE BANCHE SPAGNOLE RICEVERE TRA 40 E 80 MILIARDI

“Tra il 2008 e il 2011 la Commissione europea ha approvato aiuti di Stato a favore delle banche per 4.500 miliardi di euro”.
A rendere pubblica questa cifra impressionante è stato il Commissario Ue al Mercato interno Michel Barnier alla presentazione della proposta della Commissione di prevenzione e gestione delle crisi bancarie.
Una montagna di soldi che equivale al 37% del Pil dell’intera Unione europea.
E dopo tre anni di aiuti a pioggia la crisi bancaria è tutt’altro che risolta.
La prossima sulla lista degli aiutini è la spagnola Bankia, che insieme ad altri istituti del Paese sembra aver bisogno di almeno 40 miliardi di euro.
Nel frattempo imprese e aziende chiudono e i cittadini di mezza Europa fanno i conti con tagli e tasse aggiuntive.
Le cifre le dà  il Commissario Barnier a Bruxelles.
Mille miliardi di euro sono le perdite subite dalle banche europee tra 2007 e 2010 (8% del Pil dell’Unione), 4500 gli aiuti di Stato concessi dalla Commissione europea agli istituti di credito (37% del Pil).
A questo bisogna aggiungere una contrazione del 6% della produzione totale dell’Ue (dati Eurostat) dovuta principalmente alla crisi finanziaria.
Insomma il quadro è perfetto.
Una cosa ormai è evidente a tutti: questa crisi economica nasce, si sviluppa e continua in seno all’attuale sistema bancario internazionale.
Colossi del calibro di Bear Sterns e Lehman Brothers (Stati Uniti) e Northern Rock, HBOS e Bradford and Bingley (Gran Bretagna) hanno causato un’ondata di crisi globale che ha investito tutto il mondo e che continua ad effetto domino.
Inutili gli interventi europei a suon di cash a RBS, Bradford e Lloyds (Gran Bretagna), KBC Group (Belgio), Bayern LB e Commerzbank (Germania), Allied Irish Banks e Bank of Ireland (Irlanda) e Cajasur (Spagna).
La crisi passa da istituto a istituto, da Paese a Paese, ma stenta ad estinguersi.
Un’indiscrezione pubblicata oggi dal quotidiano spagnolo Abc riferisce che secondo il Fondo monetario internazionale Fmi servirebbero tra i 40 e 80 miliardi di euro per il salvataggio delle banche spagnole, prime fra tutte Bankia, il quarto istituto di credito del Paese.
23 i miliardi che Madrid, dopo aver tagliato ormai da per tutto (comprese regioni e ministeri), si appresta a iniettare nel circuito creditizio nazionale.
E dire che gli aiuti di Stato, in tutti gli altri settori dell’economia reale, sono vietati dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea.
Questo perchè, secondo Bruxelles, “favorendo alcune imprese a scapito dei concorrenti, questi aiuti di Stato possono falsare la concorrenza”.
Ecco allora che il 30 marzo scorso, ad esempio, l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia Ue per un pacchetto di finanziamenti concessi ad alcuni albergatori sardi, dichiarato illegittimo da Bruxelles e mai recuperato da Roma.
Oppure ecco la condanna di 30 milioni di euro arrivata nel novembre 2011 per non aver recuperato gli aiuti per contratti di formazione lavoro elargiti a centinaia di aziende in forma di sgravi fiscali.
Ma questo discorso per le banche non vale. Alcune deroghe, infatti, autorizzano “gli aiuti che siano giustificati da obiettivi di comune interesse, ad esempio gli aiuti destinati a servizi d’interesse economico generale”.
Vallo a dire a chi ha dovuto chiudere l’attività  per fallimento o a chi per pagare l’Imu dovrà  fare i salti mortali.
Eppure quando a Francoforte Mario Draghi si è rifiutato di tagliare ulteriormente i tassi d’interesse della Bce (oggi al record storico dell’1 per cento) qualcuno si è arrabbiato. Come se le aste trimestrali dell’Eurotower a prezzi stracciati fossero poco, soldi intascati a miliardi dagli istituti di credito nei mesi scorsi e senza alcun vincolo.
C’è arrivato perfino Tremonti, che lo scorso febbraio attaccava: “Se sei un Governo devi pagare il 5-6% ma la Banca Centrale Europea alle banche regala capitali all’1%. Con quell’1% per tre anni le banche possono fare quello che vogliono. E’ chiaro che se regalano i soldi per un po’ stai ancora in piedi”.
Eppure a qualcuno ieri questo 1 per cento d’interesse è sembrato troppo.
“Non deve più ripetersi che a pagare per le banche siano i contribuenti”, ha detto ieri Barnier. E menomale.
Proprio per questo la Commissione europea ha presentato ieri una proposta di prevenzione e gestione di eventuali crisi bancarie proponendo un modello europeo. Prevenzione, gestione coordinata, supervisione dell’Autorità  bancaria europea e fondi di salvataggio finanziati dalle banche stesse (anche se qui ci si è limitati ad un misero 1 per cento dei depositi coperti in dieci anni).
“La crisi finanziaria ha avuto un costo elevato per i contribuenti”, ha osservato argutamente Barnier.
“Dobbiamo dotare le autorità  pubbliche degli strumenti necessari per gestire adeguatamente eventuali future crisi bancarie. In caso contrario, toccherà  ancora una volta ai cittadini pagare il conto, mentre le banche continueranno ad agire come prima, sapendo che, se necessario, saranno nuovamente salvate”.

Alessio Pisanò
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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GENOVA BLUCERCHIATA IN FESTA: LA SAMP RITORNA IN SERIE A

Giugno 9th, 2012 Riccardo Fucile

argomento: Politica | Commenta »

POTERI MORTI

Giugno 9th, 2012 Riccardo Fucile

IL RICHIAMO AI POTERI FORTI CHE “REMANO CONTRO” E’ UN CLASSICO ALIBI DELLA POLITICA ITALIANA

Non è vero, come asseriscono i calunniatori, che il governo dei tecnici sia noioso e funereo.
Da un po’ di tempo anzi ha preso a far ridere.
Prendete il premier, per gli amici Bin Loden, l’uomo che modestamente voleva “salvare l’Italia” e, già  che c’era, pure di “cambiare gli italiani”.
L’altro ieri s’è molto lagnato perchè “il mio governo e io abbiamo sicuramente perso l’appoggio di quelli che gli osservatori ci attribuivano, colpevolizzandoci: i cosiddetti poteri forti. Non incontriamo i favori di un grande quotidiano e della Confindustria”.
Ma tu pensa: uno che è stato, nell’ordine, docente, rettore e presidente della Bocconi, consulente del governo De Mita, consigliere d’amministrazione di Fiat e Comit, commissario europeo al Mercato interno e poi alla Concorrenza, membro dei gruppi Bruegel, Bilderberg, Trilateral e Atlantic Council, advisor di Coca Cola, Goldman Sachs e Moody’s, editorialista del Corriere, e ora è senatore a vita, presidente del Consiglio e ministro del Tesoro, parla di poteri forti.
E non guardandosi allo specchio, ma cercando i colpevoli del fallimento del suo governo.
Così, oltre a suscitare l’ilarità  generale, fa un altro passo verso il linguaggio dei politici dai quali doveva salvarci: quelli che qualunque cosa accada, anche un foruncolo o un’unghia incarnita, danno sempre la colpa ai “poteri forti”. Uno dei primi a evocarli — scrive Gian Antonio Stella — fu Rino Formica nel 1991, per squalificare i referendum di Segni che minacciavano la casta della Prima Repubblica: “La sinistra che appoggia i referendum rischia di lavorare per il Re di Prussia, ovvero per quei poteri forti che male han digerito l’affermarsi di grandi partiti popolari”.
Poi esplose Tangentopoli, e tutti i ladroni fecero a gara ad affibbiare al molisano Di Pietro oscure regìe di poteri forti italiani, ma anche angloamericani.
Craxi denunciò “manovre per dare al Paese una democrazia di facciata ancora più debole, di fronte ai poteri forti, di quelle latino-americane”. Il sindaco-cognato Pillitteri puntò il dito contro chi “sta prendendo in mano, forse gratis, Milano e l’Italia: una grande alleanza tra i poteri forti, come massoneria, Opus dei e grandi famiglie”.
Gli immancabili “poteri forti” divennero un alibi pràªt à  porter per chiunque finisse nei guai: dal cardinal Giordano coinvolto in storie di usura, al ciclista Cipollini escluso dal Tour, ad Al Bano ostracizzato da Sanremo.
Nell’estate ’94, quando il neonato governo B. era già  alla frutta perchè B. si faceva i cazzi suoi e Bossi lo stava mollando, il vicepremier Tatarella (An) strillò ai “poteri forti ostili al governo e abituati a strumentalizzare la sinistra” e frullò insieme “Confindustria, Mediobanca, Chiesa, massoneria, Csm, Consulta, servizi, Opus dei, gruppi industriali ed editoriali”, trascurando il fatto che B. era dentro quasi tutti.
Da sinistra partirono strali, ma due anni dopo D’Alema ripetè la tiritera (“I poteri forti non vogliono che la politica prenda forza, hanno un interesse strutturale a tenerla sotto pressione”): intanto rendeva omaggio a Mediaset e si inumidiva le slip al cospetto di Cuccia.
Fazio intercettato mentre tresca coi furbetti del quartierino? “Mi han bloccato i poteri forti”.
E Ricucci: “A me m’han rovinato perchè ho toccato i poteri forti”.
Persino Moggi, beccato a ordinare arbitri à  la carte e a pilotare campionati, lacrima: “Ho agito così per non essere vittima dei poteri forti”.
Il tutto dalla tolda della Juventus, noto potere debole.
L’anno scorso Brunetta sente puzza di cadavere dalle parti del padrone e gioca d’anticipo: “Il nostro governo con la riforma della scuola e della giustizia s’è messo contro i poteri forti”.
Infatti di lì a poco spira, rimpiazzato dal nuovo campione dei poteri forti, Monti, che però se ne sente abbandonato dopo otto mesi appena. Guarda caso mentre il suo governo non ne azzecca più una.
Intendiamoci: i poteri forti esistono eccome, ma in bocca ai nostri politici assumono tutt’altro significato.
Che si traduce così: “Oddio, non mi sento tanto bene”.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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L’EX AUTISTA DEL TROTA: “QUEL VIZIATO DI RENZO BOSSI, TRA DONNE, FESTE E BALLE AL PADRE”

Giugno 9th, 2012 Riccardo Fucile

LA MADRE: “COME TI HO FATTO METTERE IN REGIONE TI FACCIO ANCHE TOGLIERE”…IL FRATELLO MINORE: “PREFERISCI STARE IN MEZZO ALLE PUTTANE INVECE CHE STUDIARE, DEVI FINIRLA DI PRENDERE PER IL CULO LA LEGA E LA TUA FAMIGLIA”

“Tu sei presente solo dove ci sono auto di lusso e troioni di alto bordo, sei un bugiardo che ci vuole prendere tutti per il culo”. La sfuriata di Roberto Bossi al fratello Renzo è una delle fotografie della famiglia di Gemonio scattate da Oscar Morando, ex autista del Capo prima e del Trota poi, e riprodotte nel libro “Ero l’autista dei Bossi e mi hanno lasciato a piedi”, in libreria per Aliberti.
In 140 pagine Morando ripercorre in una sorta di diario l’anno trascorso assieme alla famiglia di Gemonio, dove si è trasferito da Tenerife su richiesta della Lega per seguire da vicino il Senatùr e poi il rampollo Renzo.
Ma il 29 gennaio 2011, ricostruisce nel libro Morando, il Trota rischia di perdere la successione: la madre Manuela Marrone e Rosi Mauro, “vere anime del partito”, sono deluse da Renzo e gli chiedono conto del suo impegno in Regione Lombardia e sul territorio di Brescia, dove è stato eletto.
La madre è perentoria: “Di buoni risultati non ne stai dando e come ti ho fatto mettere in Regione ti faccio anche togliere”.
Anche Rosi Mauro affonda: “O cambi registro o dobbiamo prendere dei provvedimenti”.
Ma è il fratello Roberto il più critico. “Preferisci stare in mezzo alle puttane piuttosto che studiare come sto facendo io… è ora che tu la finisca di prendere per il culo la Lega e la tua famiglia”.
Il giorno dopo, racconta Morando, ci sarà  un altro incontro senza Renzo.
Rosi Mauro e Manuela Marrone chiedono a Roberto cosa vuole fare: “Qui dobbiamo capire se possiamo contare anche su di te, visto e considerato certi comportamenti di tuo fratello”.
Il passaggio di consegne non è avvenuto. Roberto al momento frequenta Agraria e studia, a differenza del fratello.
Nessuna finta laurea in Albania nè multe o macchine a spese del partito. Ma si è divertito a tirare gavettoni con candeggina contro un militante di Rifondazione comunista ed è stato condannato a pagare 1.400 euro.
Nulla rispetto alla vita che conduce Renzo raccontata nel libro.
Il Trota è “un ragazzino viziato”, “non è vero che studia quando può e che fa l’università : sono balle che vuol far credere a suo padre”, preferisce “donne e festini”.
Morando racconta di un viaggio a Bratislava dove in albergo Renzo trova ad accoglierlo in camera “una bella coniglietta locale”.
Mentre nella casa di Milano dove viveva il rampollo, scrive sempre l’ex autista, “spesso si facevano festini”.
Morando racconta di doverlo svegliare spesso e di trovarlo più volte in condizioni pietose.
“Ti ricordi le due ballerine spagnole di ieri?”, “una nottatona”.
Renzo si “sente una calamita per le donne ma sa di non essere una bellezza” però non spreca occasioni.
Le due fidanzate che si alterna in un anno non bastano e nella ricerca di compagnia nuova “finisce anche incastrato in una paparazzata con altre ragazze”.
Le foto finiranno sulle riviste di gossip, mentre la sua carriera politica sfumerà  inesorabilmente.
“Viziato, pretese un’Audi A3”, “adorava i massaggi, discoteche, lusso”.
Morando deve essere l’ombra di Renzo, per “aiutarlo a diventare un uomo — gli dicono Rosi Mauro e Manuela Marrone — e per tenerlo lontano dai guai”.
Ma poi il Trota “si ribella e mi fa terra bruciata, mi ha fatto licenziare da Belsito e mi sono ritrovato in mezzo a una strada: ero il suo giocattolo e il giocattolo si era rotto”.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ALFANO STILA DOCUMENTI: IN AUTUNNO CI SARANNO LE PRIMARIE NEL PDL PER LA LEADERSHIP

Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile

BERLUSCONI: “NESSUN NUOVO PARTITO, SERVE SEGNALE DI COMPATTEZZA”

Un documento in sei punti «per andare avanti con forza e affermare il fatto che nel nostro paese ci sono due grandi aree storiche e della nostra il protagonista è Berlusconi».
È l’annuncio del segretario del Pdl Angelino Alfano durante l’ufficio di presidenza del partito. «Questa è una riunione importante – ha aggiunto Alfano – perchè segna una traccia su tante cose. Abbiamo tenuto una linea coerente da novembre ad oggi, adesso, a maggior ragione, abbiamo lo sguardo proiettato al futuro».
Nel documento che il Pdl sta limando nel corso dell’ufficio di presidenza del partito sono previste anche le primarie per la premiership.
L’indiscrezione è stata confermata da Claudio Scajola in mattinata. Fin da giovedì l’ipotesi era sul tavolo dei vertici del Pdl, ora arriva la conferma: le primarie per scegliere il candidato premier del partito in vista delle elezioni del 2013 si terranno in autunno.
Nel corso della riunione del Pdl, Alfano ha criticato i giornali di area, per cui si è detto amareggiato: «Guardate per esempio pagina 9 del Giornale e pagina 10 di Repubblica, i titoli sono simmetrici».
Il riferimento è all’ipotetico “blitz” dello stesso Alfano sulla scelte delle liste, scelta su cui si sarebbe imposto il veto di Berlusconi.
L’ex premier ha colto l’occasione dell’ufficio di presidenza per rinnovare la fiducia e l’affetto ad Alfano e per sottolineare i passi da fare nei prossimi giorni: occorre un segnale di compattezza e il Pdl è realmente compatto, ha sostenuto l’ex premier.
«Nessuna nuova formazione – ha poi tenuto a ribadire Berlusconi – conosciamo l’esperienza di chi è uscito dalla casa madre e si è perso nel nulla» ha aggiunto, con un riferimento all’ex alleato Gianfranco Fini.
Oltre alle primarie per l’individuazione del candidato premier e per il programma, Alfano ha annunciato anche forme di consultazioni on line con gli elettori, presentazione di una serie di proposte economiche per favorire la crescita, riforma presidenzialista e riforma del sistema elettorale.
Un punto, quest’ultimo, affrontato anche da Pierluigi Bersani che ha raccolto la sfida del segretario del Pdl per verificare, in tre settimane, se c’è l’accordo sulla legge elettorale.

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ESTATE, TEMPO DI MELONI: “IL PARTITO CAMBI ENTRO GIUGNO O FONDIAMO LA NUOVA DESTRA”

Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile

FRUTTI DI STAGIONE NEL PDL, RICOMPARE L’EX MINISTRO: “O SI MUTA RADICALMENTE O SIAMO PRONTI A RIORGANIZZARCI CON GLI EX AN”

Alla fine la fusione fra i liberali (ex Forza Italia) e i nazionalisti (ex Alleanza nazionale) sembra non reggere la vertiginosa perdita di consenso dell’unico collante che permetteva questa fusione, il carisma di Silvio Berlusconi.
Il fondatore del partito, artefice di tanti successi elettorali e altrettanti fallimenti governativi, sembra essere diventato un peso per la formazione più importante del centrodestra, il Pdl, reduce dal tracollo delle amministrative di giugno e oggetto di sondaggi impietosi.
Il 3 giugno l’osservatorio Demos-Repubblica dava il partito al 17,4% (contro il 29,8 del settembre 2010) e la popolarità  di Berlusconi a fondo classifica: 22,8% contro il 52,1 del premier Mario Monti.
Complici forse anche le elezioni in Grecia, dove il partito Alba dorata ha ottenuto buone percentuali di consenso sfruttando l’appeal del richiamo identitario (che sfocia però nel filo-nazismo), l’ex ministro Giorgia Meloni ha preso coraggio e, intervistata dal Messaggero, ha dichiarato: “Bisogna sgombrare il campo dalle indiscrezioni che ogni giorno parlano di casting per under 40 o di liste civiche guidate da show-men”.
In effetti l’ex titolare della Gioventù ha un buon curriculum da spendere: non solo l’età  (ha 33 anni) molto al di sotto della media dei suoi colleghi deputati, ma anche l’esperienza politica sin dall’adolescenza.
Unica “pecca”, agli occhi degli elettori, essere rimasta ministro proprio nell’ultimo governo Berlusconi anche dopo la scoperta del famigerato “bunga bunga”.
La pupilla di Ignazio La Russa dà  un’ultimatum al suo partito: “O si cambia radicalmente entro giugno e si smette di discettare ancora di assurde scomposizioni in liste e partitini, o anche la nuova destra è pronta a riorganizzarsi e coloro che provengono da An si sentono più attrezzati di altri”.
Lei che insieme al presidente della Calabria Scopelliti (indagato per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico) aveva proposto una mozione al Pdl per un “codice etico” del partito (requisiti di moralità  e incompatibilità  con le cariche elettive), oggi rilancia la proposta con la richiesta di introdurre “il 100 per cento di democrazia e di meritocrazia per selezionare una nuova classe dirigente che guardi al merito”.
Al segretario Angelino Alfano la presidente di Giovane Italia prova a dare un consiglio: “Faccia il 40enne non il democristiano e ristrutturi davvero il partito proponendo agli italiani una politica nuova basata su alcune proposte forti e concrete”.
Poi in chiusura, l’ex dirigente di Azione Giovani stempera i termini: “La destra può benissimo essere rappresentata all’interno del Pdl purchè non ci facciano sentire ospiti nella casa che abbiamo contribuito a fondare”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PDL E PD IN FUGA DALLA REALTA’

Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile

IL PDL IN 4 ANNI HA PERSO IL 20% DI VOTI, IL PD L’ 8%: ORMAI INSIEME RAPPRESENTANO MENO DI UN ITALIANO SU DUE

I sondaggi si susseguono impietosi. L’ultimo in ordine di tempo (a cura dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli) conferma una tendenza che pare da mesi inarrestabile.
Rispetto alle ultime elezioni politiche del 2008 il Pdl è ormai più che dimezzato (dal 37,4 al 17,2) e il Pd in forte calo, dal 33,2 al 25%.
I due ex «partitoni», che all’epoca della sfida tra Berlusconi e Veltroni calamitavano assieme il consenso di quasi tre italiani su quattro (70,6%), oggi rappresentano meno di un italiano su due (42,2).
Il crollo è di quasi trenta punti percentuali (28,4), inimmaginabile fino ad ancora un anno fa: e sotto le macerie sono rimaste sepolte non solo leadership e governi ma anche – come testimoniano le cifre – quella fallimentare forma di bipolarismo che ha di fatto plasmato il sistema politico italiano.
È da qui, forse, che bisognerebbe ripartire per salvare il salvabile, prima che sia troppo tardi.
E invece quella cui si assiste è una vera e propria fuga dalla realtà .
Minacce (non si capisce bene rivolte a chi) di elezioni anticipate, in una situazione che è se possibile – ancor più difficile di qualche mese fa; operazioni di puro marketing politico nel centrodestra, con metamorfosi fatte di cambi di nome e liste civiche dietro le quali mascherare l’impresentabile; impacci strategici, di rotta e di alleanze nel centrosinistra, che pare sul punto di riaprire una autoreferenziale, stantia e poco interessante battaglia sulle primarie: come, quando e aperte a chi.
Una fuga dalla realtà  destinata a fallire, perchè la realtà  (le difficoltà  economiche, la sofferenza sociale, la depressione crescente) è troppo ingombrante per lasciarsi metter da parte con qualche escamotage.
Si era immaginato che la crisi del governo Berlusconi, la resa della politica e l’avvento dei tecnici potessero trasmettere al sistema dei partiti la scossa necessaria per fare quel che andrebbe fatto per ridisegnare l’intero sistema: invece niente.
Si era poi scommesso che questo sarebbe accaduto dopo le ultime (e drammatiche, per i partiti) elezioni amministrative: niente nemmeno dopo quel voto, che pure ha segnato l’esplosione del movimento di Grillo e un’ulteriore crescita dell’astensione.
Oggi il quadro è quello della paralisi, con il centrodestra in piena dissoluzione e inchiodato al palo dalle ubbie e dalle incertezze di Silvio Berlusconi, e il centrosinistra che – sentendosi già  vincitore delle prossime elezioni – è tutto un fremito di riposizionamenti, mosse tattiche e regolamenti di conti.
Nei giorni duri dell’arrivo dei tecnici a Palazzo Chigi, le forze politiche avevano promesso che «mentre Monti governa noi ci dedicheremo alle riforme necessarie a modernizzare e rendere competitivo il Paese».
Fu fatto anche l’elenco di ciò che veniva considerato prioritario…
E’ un elenco che gli italiani conoscono purtroppo a memoria: nuova legge elettorale, riduzione dei parlamentari, più poteri al governo, un nuovo bicameralismo, una legge sui partiti…
Non si è fatto assolutamente nulla di quanto promesso: e mentre la clessidra scandisce implacabilmente il passar del tempo, in piena fuga dalla realtà  c’è chi ha proposto (il Pdl di Berlusconi) di andare oltre, di far di più, di trasformare in pochi, pochissimi mesi l’Italia in una Repubblica semipresidenziale…
A onor del vero, bisogna dire che stavolta quasi nessuno ci è cascato: nemmeno all’interno dello stesso Popolo della libertà .
La paralisi, dunque.
E l’irresistibile tentazione di fuggire da una difficile realtà .
Ma non si pensi che dentro questa sempre meno sopportabile melassa intanto nulla accada: infatti si difendono parlamentari da richieste d’arresto, se ne eleggono altri senza alcuna competenza in istituti di controllo e garanzia, si irride alla pazienza dei cittadini chiedendo loro l’invio di curriculum che non vengono neppure esaminati e si erode, si mina, l’operatività  del governo, forse la cosa peggiore possibile in un momento così.
I partiti svolgono (dovrebbero svolgere) un ruolo importante, in un sistema democratico: nessuno lo nega. Sarebbe ora, però, di tornare a dimostrarlo.
L’ultimo sondaggio Ipsos assegna a Beppe Grillo il 20% dei consensi, e dice che il 42% degli italiani non sa se e chi votare.
Sono cifre che dovrebbero far tremare le vene ai polsi di centrodestra e centrosinistra.
Ma nulla accade, non c’è reazione, nessuna voglia di riscatto e di riscossa.
E alla fine, in fondo, è proprio questo quel che preoccupa di più…

Federico Geremicca
(da “La Stampa”)

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I RIBALTONISTI DALLA MEMORIA CORTA E IL SENSO DI IRRESPONSABILITÀ: SE IL VUOTO POLITICO DIVENTASSE UNA VORAGINE

Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile

QUALCUNO FINGE DI NON RICORDARE IL BARATRO FINANZIARIO IN CUI ERA AFFACCIATA L’ITALIA A NOVEMBRE…IL FALLIMENTO DEL CENTRODESTRA ALL’ORIGINE DELLA NECESSITA’ DEL GOVERNO MONTI

In un’Italia con la memoria corta, selettiva e un po’ furbesca, il ricordo del baratro finanziario sul quale il Paese era affacciato nel novembre dello scorso anno si è già  sbiadito.
E le difficoltà  e i limiti che il governo tecnico di Mario Monti sta incontrando e mostrando tendono a diventare una sorta di schermo dietro il quale nascondere il passato recente.
Ci si dimentica che la maggioranza anomala formatasi allora non è la causa ma la conseguenza del fallimento della coalizione di centrodestra; e che la decisione di dare vita ad un esperimento difficile, richiestoci dall’Europa come polizza di assicurazione a nostro favore, fu sofferta e insieme inevitabile.
I partiti la accettarono, e la sostennero con senso di responsabilità , perchè nessuno era in grado di offrire un’alternativa di stabilità ; e perchè il voto anticipato avrebbe probabilmente inferto un colpo definitivo alla credibilità  italiana sia rispetto agli alleati europei che ai mercati finanziari.
Il fatto che le sorti della moneta unica siano incerte come mai è accaduto in questi anni non capovolge nè smentisce il punto di partenza.
E tende a presentare come pericolose scorciatoie le tentazioni di elezioni a ottobre, spuntate in spezzoni del Pdl e del Pd e non smentite finora con sufficiente convinzione dai rispettivi leader.
Non scorciatoie verso la stabilità , ma verso una nuova stagione di incertezza.
L’aspetto più inquietante è che affiorano mentre ci si avvicina alla riunione del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno prossimi: quella che dovrà  definire il futuro dell’euro, e nel nostro piccolo anche il ruolo che l’Italia di Monti è riuscita faticosamente a recuperare presso le altre cancellerie occidentali e la Casa Bianca.
Approdare all’appuntamento avendo alle spalle una maggioranza che neppure finge più di voler sostenere il presidente del Consiglio fino al 2013, sarebbe un’autorete.
Ma in gioco non c’è soltanto una questione di immagine e di proiezione internazionale. Viene da chiedersi quale tipo di Parlamento emergerebbe da una consultazione ravvicinata e traumatica.
È difficile non vedere che si arriverebbe alle urne per la rinuncia soprattutto dei partiti maggiori ad assumersi fino in fondo la responsabilità  di alcune riforme definite ineludibili proprio da loro. Non solo.
Una delle ragioni per le quali si asseconderebbe la deriva elettorale, si dice sotto voce, è quella di impedire che si gonfi la bolla dei partiti estremisti. La miopia di un argomento del genere, tuttavia, è evidente.
Certificare un’interruzione della legislatura in una fase cruciale della vita economica e istituzionale aggiungerebbe fallimento a fallimento.
E travolgerebbe l’argine che comunque Monti ha eretto intorno ai conti pubblici italiani. Il pesante declassamento di ieri della Spagna è un monito: il governo di Madrid è stato appena legittimato da un voto popolare.
Attenzione, dunque, a non trasformare il vuoto politico di oggi in una voragine, che chiunque potrebbe sfruttare nel modo più imprevedibile.
Nessuno può pensare di sottrarsi a un compito duro che richiede pazienza, umiltà  e produce impopolarità .
Vale per Monti, per i suoi ministri; e ancora di più per i partiti che lo sostengono.

Massimo Franco
(da “Il Corriere della Sera”)

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ARRIVA LA GIOVENTU’ ZERO-POSITIVA, (DELLA) VEDOVA DEL LIBERISMO DEI SALOTTI BUONI E IN ATTESA DEL PASS DI MONTEZEMOLO

Giugno 8th, 2012 Riccardo Fucile

PROVENGONO DAL TERZO POLO, NON HANNO INTENZIONE DI ANDARSENE, VOGLIONO “SUPERARE QUESTI PARTITI” E DEVONO ANCORA DECIDERE PER QUALI   POLTRONE “COMPETERE” DA GRANDI… TRA GLI INVITATI ESPONENTI UDC, DI ITALIA FUTURA E UNO DI FLI

Hanno scelto il nome Zero+ (Zeropositivo) perchè secondo loro siamo “all’anno zero della politica italiana”.
Ma quando si sentono definire i “formattatori” del Terzo Polo si arrabbiano e rispondono che quel partito “non è mai nato” e che i partiti della Seconda Repubblica “non sono più formattabili, ma vanno superati”.
Sono un gruppo di giovani attivisti politici di Fli, Udc, Api, Pri che, insieme altri ragazzi non iscritti ad alcuna forza politica, con un passaparola sui social media si sono autotassati e autoconvocati per sabato 9 giugno a Roma, presso la Domus Talenti.
“Fare politica – si legge nel manifesto che circola su Facebook – non si esaurisce più nei partiti, soprattutto in quelli della Seconda Repubblica, che stanno sprecando persino l’occasione di un governo tecnico per compiere le scelte coraggiose e difficili e che appaiono agli occhi dell’opinione pubblica inconcludenti e autoreferenziali”. L’obiettivo, dicono i promotori di Zero+, è “contribuire a far nascere anche in Italia un soggetto politico autenticamente riformatore, alternativo tanto alla sinistra di Vasto, che al PdL o al qualunquismo grillino”.
Tra i pochi parlamentari che prenderanno la parola vi sono Roberto Rao (Udc)tto Della Vedova ed il candidato del Terzo Polo a Genova, Enrico Musso.
“Porte aperte solo agli esponenti dell’attuale classe dirigente che scelgono di favorire e non ostacolare il cambiamento”, spiega il 23enne Lorenzo Castellani, studente Luiss
tra i promotori dell’iniziativa.
Tra i tanti invitati spiccano i nomi del direttore di Italia Futura Andrea Romano, della politologa Sofia Ventura, dell’esperto della Rete Stefano Quintarelli, dell’economista del gruppo NoisefromAmerika Alberto Bisin e di Matteo Achilli, ventenne inventore del social network Egomnia.
“Noi – osserva Piercamillo Falasca, animatore con Della Vedova del think tank Libertiamo   –   crediamo che esista in Italia uno spazio elettorale enorme per una forza liberaldemocratica, se qualcuno trovasse il coraggio di rischiare”.
La formula è quella del barcamp, con interventi di 5 minuti ciascuno, parlamentari inclusi.
“Daremo la parola a tante figure simbolo dell’Italia che chiede inclusione e competizione”, spiega la blogger Simona Bonfante.
Avanti con la gara allora, tra un biscottino e un the: la priorità  dell’Italia in questo momento è sicuramente quella di vendere più salotti di qualità .

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