Giugno 25th, 2012 Riccardo Fucile
SUL QUOTIDIANO BRITANNICO UN DURO ATTACCO AL GOVERNO TECNICO….IL PREMIER VIENE INVITATO A SFIDARE I PARTITI CHE COMUNQUE LO FARANNO CADERE… “RESTARE IN CARICA IMPOTENTE NON AIUTERA’ NE’ L’ITALIA NE’ L’EURO”
La luna di miele tra Mario Monti e la stampa anglosassone è finita da tempo.
Ma ora il quotidiano britannico Times arriva ad avvertire il premier italiano: “Meglio le elezioni anticipate che l’impotenza”.
In un’analisi firmata da Bill Emmott, si scrive che Monti è troppo cauto e cresce il rischio che i populisti euroscettici possano approfittarne per scalzarlo.
Il quotidiano londinese dunque invita il premier ad “abbandonare la cautela”, perchè “restare in carica impotente non aiuterà nè l’euro nè l’Italia”.
Monti deve “sfidare i partiti che vogliono farlo cadere”.
L’alternativa è quella di “restare aggrappato”, di “barcollare ai tempi supplementari” e poi di “perdere ai rigori”, tanto per usare una metafora calcistica di assoluta attualità .
Emmott prevede che i partiti della “strana maggioranza” probabilmente faranno cadere Monti e aggiunge che elezioni anticipate potrebbero dissipare la nebbia politica, spingendo dei potenziali esordienti ad opporsi a “Messer Grillo” e a “Berlusconi per determinare il futuro dell’Italia”.
Il giornale britannico punta anche su alcuni “newcomers” che potrebbero essere “il giovane sindaco di firenze Matteo Renzi, un ammiratore di Blair, o l’ex banchiere e membro del governo Monti, Corrado Passera”.
Una cosa nell’analisi di Emmott risulta indiscutibile: il nostro Paese ora è centrale. “Dimenticata la Grecia, messa da parte la Spagna, “il futuro dell’euro verrà deciso dall’Italia, il paese che torna ad essere il punto cruciale dell’Europa e della interminabile crisi economica mondiale”.
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Giugno 25th, 2012 Riccardo Fucile
LA SUA ULTIMA ESTERNAZIONE (“FLI CON GLI EX AN? SAREBBE AUSPICABILE”) HA FATTO INCAZZARE QUELLA POCA BASE DI FLI CHE ANCORA NON ERA RIUSCITO A DISTRUGGERE….PER LUI “UN MONDO POLITICO E CULTURALE CHE PRIMA ERA UNITO SI E’ DIVISO SOLO PER UNA DIVERSA PERCEZIONE SU BERLUSCONI”…. PER LUI TUTTE LE ALTRE DIFFERENZE (SU TEMI COME LA LEGALITA’, LA LOTTA ALLA MAFIA, LE LEGGI AD PERSONAM, I CONFLITTI DI INTERESSE, UNA CONCEZIONE NON ECONOMICISTA DELLA SOCIETA’, L’AIUTO AI PIU’ DEBOLI, I DIRITTI CIVILI, L’ACCOGLIENZA DI IMMIGRATI E PROFUGHI, LA LOTTA ALLA CORRUZIONE) SONO SOLO CAZZATE
Gli anatemi lanciati in questi due anni contro le truppe berlusconiane
impediscono ai futuristi di lanciarsi in dichiarazioni d’amore.
Ma la strada di un ritorno a destra è ormai quella che sta battendo la pattuglia dei falchi del partito.
“Un accordo elettorale con questo Pdl non avrebbe senso» è il pensiero di Italo Bocchino.
Ma «se il PDL prendesse le distanze dal modello verticistico che finora ne ha condizionato le scelte, per quanto riguarda una serie di questioni, in futuro sarebbe anzi auspicabile».
Qualcosa più di un’apertura, una vera e propria sterzata nella linea politica del partito, che investe anche il rapporto di incondizionato sostegno finora coltivato con l’esecutivo.
Bocchino apre alla possibilità di una “nuova An” che rioccupi la parte destra dello schieramento politico italiano.
Le condizioni? Solo che scompaia Berlusconi e che ci sia un “ricambio generazionale”.
Ma ormai è più di uno spiraglio: rifare la destra di domani partendo da quella di ieri.
Per Italo Bocchino infatti l’unico problema che impedirebbe una riconciliazione dei finiani con gli ex An sarebbe “la diversa percezione su Berlusconi”.
«L’ha diviso – continua Bocchino – secondo una diversa percezione su Berlusconi e sul berlusconismo».
Per questo, continua il numero due dei finiani, «sarebbe auspicabile che superato questo momento, soprattutto in un quadro di rinnovamento generazionale, possa esserci una destra di nuovo unita».
Per Bocchino tutte le altre differenze emerse su temi come la legalità , la lotta alla mafia, le leggi ad personam, i conflitti di interesse, il monopolio Tv, una visione non economicista della società , la tutela della scuola pubblica, uno Stato laico, i diritti civili, la cittadinanza, il rispetto dei diritti di immigrati e profughi, la lotta alla corruzione, una politica economica e sociale a favore dei ceti deboli, sono tutte cazzate.
Aveva ragione Berlusconi insomma a parlare di questioni personali e che all’origine della nascita di Fli non vi sarebbe stato alcun motivo di “contenuti diversi”.
Quindi si può tornare insieme a La Russa e Gasparri, Santanchè e Matteoli, Alemanno e Meloni, Verdini e Cosentino, Brunetta e Gelmini senza problemi.
Dopo aver sfasciato Fli con una politica clientelare degna della peggiore DC, dopo aver assicurato “protezione” a personaggi sputtanati per frequentazioni equivoche, dopo aver fatto parlare di sè più i rotocalchi che i cronisti politici, oggi Bocchino viene a indicarci la via della restaurazione, flirtando con razzisti e arrivisti, puttanieri e becerume vario.
C’è solo un modo per difendersi: appellarsi a Napolitano perchè nomini questo insigne statista senatore a vita.
Pare sia l’unica speranza di toglierselo dai coglioni.
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
BOSSI PERDONATO DALLA BASE: “IL SENATUR HA ANCORA FIUTO: LO AVEVAMO ABBANDONATO IN UN BOSCO ED E’ TORNATO CON DUE TARTUFI”… IL KLU KLUX KLAN PROTESTA CONTRO TOSI: “TROPPO A DESTRA PER NOI”
Con i suoi 39 iscritti, di cui ben 21 incensurati, la Lega Nord tenta di tornare al centro della scena politica.
Lo fa con un’idea nuova e geniale: dicendo ai suoi militanti di non pagare le tasse, e specialmente l’Imu.
Per questo ha organizzato a Verona un No Imu Day, al quale però non si sono presentati molti leghisti che avevano capito al telefono “No Imu gay”: “Noi con quelli lì non ci mischiamo”, aveva fatto sapere Borghezio.
La protesta contro l’Imu è stata l’occasione per riunire intorno a un tavolo i grandi nemici che siedono ai vertici del partito.
Così chi era presente ha potuto osservare la scena della pace storica siglata tra Maroni e Bossi.
Una pace raggiunta faticosamente, a costo di gesti anche forti.
Maroni ha imposto a Bossi di fare tre giri del tavolo su una gamba sola, gli ha schiacciato gli occhiali sotto un tacco e l’ha costretto a servire ai tavoli travestito da crociato.
Poi l’ha abbracciato e gli ha detto: “Ti perdono, vecchio, ma vedi di stare al tuo posto, se no ti trasferisco a pulire i cessi a Lampedusa”.
Bossi ha dichiarato alla stampa: “Visto? Comando ancora io!”.
Ma, secondo i più acuti osservatori, i guai interni della Lega non sono finiti. Ora la minaccia per Maroni arriva proprio da Tosi e dal suo “modello Verona”. E’ lo stesso Tosi a spiegare la componente del suo movimento: “Anni fa Bossi disse ai fascisti che li avrebbe cercati casa per casa. Ecco, io l’ho fatto per invitarli ai miei comizi”.
Così in piazza a Verona gridando di non pagare l’Imu c’erano: qualche leghista bossiano, qualche leghista maroniano, un plotone di SS, due battaglioni di ustascia croati, la tifoseria del Verona Calcio, il Ku, Klux Klan, Il Fronte Afrikaans per un Sudafrica bianco e una rappresentanza di nazisti greci.
Alla fine del comizio Bobo Maroni, molto applaudito, ha parlato dell’unità del partito e ha ringraziato il segretario uscente Umberto Bossi che “per il suo eccellente comportamento in questa fase — ha detto Maroni — oggi avrà doppia razione di crocchini”.
Alessandro Robecchi
(da “il MisFatto”)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PDL ORA RISCHIA LA SCISSIONE: DOPO L’USCITA DI SILVIO A FIUGGI, ALFANO E’ STATO MESSO IN DIFFICOLTA’…. L’AUTOCANDIDATURA DEL CAVALIERE NON E’ PIACIUTA A TUTTO IL GRUPPO DIRIGENTE
Al ritorno in campo di Berlusconi è contrarissima l’intera «cupola» del Pdl. 
«Non era nei patti», gli ribatte (con rare eccezioni) il gruppo dirigente.
«Aveva preso l’impegno di fare l’allenatore, mica il centravanti», protestano veementi gli amici di Alfano.
Al quale alcuni tra i più indignati hanno suggerito di dimettersi, visto che è impossibile dirigere il partito avendone contro il Fondatore, un gesto estremo di coerenza e di dignità politica. Però Angelino prova a mantenere i nervi saldi, sa che non è il momento dei colpi di testa: la gente normale poco apprezzerebbe una lite intestina mentre l’Italia ha ben altri guai.
Dunque per ora Alfano si limita a rammentare che le primarie, con cui scegliere il candidato premier, sono «un’iniziativa presa in comune con Berlusconi».
Sottinteso che non può rimangiarsi la parola così in fretta, occorre un briciolo di serietà . Concetto ribadito da Cicchitto e da Gasparri, da Fitto e da Quagliariello, da Alemanno a La Russa (quest’ultimo stamane sulle colonne del «Giornale»), insomma dalla guardia pretoria del Segretario.
Per un affetto quasi filiale, o per non confliggere proprio adesso, Alfano arriva a far finta di non aver capito le parole dette da Silvio due giorni orsono a Fiuggi, e ancor più la mimica del Cavaliere, da cui si percepiva una voglia matta di tornare in gioco.
«Se Berlusconi deciderà di scendere in campo, lo dirà oltre ogni forzatura giornalistica», rimanda la resa dei conti Alfano.
Idem sull’Europa, «non ha mai proposto di uscirne», pure questa è una «forzatura dei giornali…».
Tesi argomentata pure da Bonaiuti, in garbata polemica con Casini.
Sotto il coperchio però la pentola ribolle.
A tal punto che nei prossimi mesi potrebbe accadere di tutto. Perfino l’impensabile.
Ad esempio che Berlusconi, contrastato con durezza dal «Politburo» Pdl, prenda contatto con la realtà e, per la prima volta nella sua vita, accetti la «deminutio» da padre-padrone a padre-nobile.
Oppure il rovescio, può succedere che il braccio di ferro si concluda con una seconda scissione, dopo quella di Fini.
E con l’ esodo verso altri lidi di un consistente gruppo parlamentare, sicuramente gli ex di An (la Meloni è in prima linea nella contestazione di liste composte da gente giovane che Silvio ha pescato chissà dove).
Insomma, un terremoto politico dagli esiti difficili da calcolare anche solo per quanto riguarda la tenuta del governo.
L’ipotesi della scissione esiste eccome; ne parlano, off the record, autorevoli protagonisti del campo berlusconiano e dell’altra fazione.
Una fenditura verticale si è ormai aperta anche nei gesti, nelle ritualità .
Quando Berlusconi venerdì ha intrattenuto con il suo show alla Grillo i giovani del Pdl, la sala di Fiuggi era grande e l’ufficio stampa modernamente dotato di schermi al plasma; ieri, per Alfano («il povero Angelino» come ormai lo ribattezzano le vestali del Cavaliere) sala più modesta e niente schermi al plasma, che Silvio si è riportato ad Arcore.
Sulla carta, ma solo sulla carta, viene ipotizzata una terza via, un grande rassemblement dell’area moderata, una federazione aperta a chiunque ci voglia stare, dal Pdl alle liste civiche, con Berlusconi nel ruolo di tessitore.
Ma ciò richiederebbe un gioco delle parti politicamente raffinato, un’arte della mediazione che mal si concilia con i personaggi messi in campo dal Cavaliere, al quale notoriamente piacciono i caratteri vulcanici tipo gli Sgarbi, le Santanchè, i Verdini, i Brunetta, i Galan, tutti dalla parte sua.
Bersani la butta in barzelletta, «Berlusconi è alla caccia di un nome nuovo di un formaggio, ha rifiutato il mio suggerimento “W la mamma”» motteggia il segretario Pd.
Da seguire martedì prossimo la Direzione del partito già convocata da Alfano; e, prima ancora, l’assemblea dei gruppi parlamentari di Camera, del Senato, del Parlamento europeo che si riuniranno dietro Montecitorio, in via di Campo Marzio.
Nella circostanza si comincerà a capire chi sta con chi, e come potrà finire.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
NIENTE GIUNTA A UN MESE DAL TRIONFO ELETTORALE: FILOSOFIA DELLA LENTEZZA O INCAPACITA’ A GOVERNARE?
L’ incertosa di Parma.
Pizzarotti ha inventato la politica a km zero, la politica che non si muove.
A un mese dal trionfo elettorale, Federico Pizzarotti, il sindaco copertina del Movimento 5 Stelle, il primo grillino a capo di una città capoluogo, non è ancora riuscito a completare la sua giunta.
Se la prende con calma, molta calma, come se i problemi di quella città fossero un prosciutto da affettare con voluttuoso abbandono.
Non si capisce infatti se la nuova giunta della città ducale si ispiri volutamente a una filosofia della lentezza – la slow politics, la Decrescita Felice – o mascheri solo nell’incertezza l’incapacità di chiudere la partita.
Insomma, Pizzarotti e i 5 Stelle sono dei boy scout incompetenti o i nipotini di Maria Luigia e di un nuovo Ducato di Parma?
Tutto è cominciato con il caso Tavolazzi, chiamato in un primo tempo alla carica di direttore generale del Comune.
Ma Valentino Tavolazzi non piaceva a Grillo. E sono scoppiate le polemiche: Pizzarotti è un burattino nelle mani di Grillo, Grillo è un burattino nelle mani di Gianroberto Casaleggio, il guru che sta dietro il Movimento, il conte Mosca dei grillini.
Intanto il buco di circa 600 milioni lasciato dall’amministrazione precedente aspetta. L’assessore designato per il Welfare, Fabio Fabbro, esponente del volontariato, ha per ora declinato l’offerta.
Parma prende tempo, non ha fretta, c’è sempre un piatto di caplèt che aspetta.
Poi l’ultima grana: l’assessore all’Urbanistica Roberto Bruni è stato costretto a dimettersi a nemmeno 24 ore dalla nomina.
Aveva alle spalle un fallimento con strascichi sul territorio: una macchia non tollerabile per chi ha sempre fatto dell’intransigenza le chiavi del successo.
I curriculum non bastano per governare una città , il cui clima sembra ora fondarsi sull’incertezza.
Succede quando, nell’attesa del Messia («Cercasi Gesù» è un film di Comencini interpretato da Grillo), ci si accorge che anche il Messia genovese è lì, da una vita, che attende se stesso.
Aldo Grasso
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
DA MARY POPPINS AI RIGHEIRA, ICONE POST… ANCHE LA GENERAZIONE DI D’ALEMA E VELTRONI SI RICHIAMAVA A CINEMA O MUSICA
Mary Poppins, per quanto antica, appare decisamente post. E pop. Una icona
non nuova, ma rinnovata.
Tradizionale, ma non tanto da essere menzionata, citata e proiettata nel discorso di un aspirante leader di partito.
E invece due minuti di Matteo Renzi sono stati interamente dedicati a lei, a Mary Poppins.
Tra una parabola sulla Polaroid e una citazione dei Righeira.
Con Renzi il Pd, piaccia o no, assume una coloritura post-ideologica. E non si lascia alle spalle solo l’ideologia pesante e totalizzante, quella dell’èra dei Togliatti e dei De Gasperi, o dei Berlinguer e dei Moro.
No, anche quella, moderna, disinvolta, dinamica, «di tendenza» di una generazione politica, quella di Veltroni ma anche di D’Alema, che ai simboli della cultura politica più tradizionale affiancava richiami al mondo «moderno» del cinema e della canzone.
Veltroni rilanciò l’«I care» di don Milani e l’omaggio alla tradizione liberal-azionista con la visita torinese a Norberto Bobbio.
Ma non risparmiava citazioni e riferimenti a McEwan, o a De Gregori.
Con Renzi la mescolanza tra i due piani, tra la dimensione pop e quella più consona al vecchio stile del discorso, si assottiglia fino a scomparire del tutto.
Ha cominciato con Fosbury, l’atleta che ha rivoluzionato la tecnica e lo stile (e l’efficacia) del salto in alto in atletica leggera: lo avevano preso per pazzo con quel salto di spalle, poi ogni record venne sbriciolato grazie a un movimento che sarebbe diventato naturale e imprescindibile per tutti gli atleti impegnati in quella specialità .
Per parlare di innovazione e di coraggio, la vecchia ideologia, pur resasi moderna e dinamica, avrebbe senza dubbio citato Steve Jobs.
Renzi no: è andato direttamente all’atletica leggera. E va al calcio quando dice che nessuno è indispensabile, figurarsi una classe politica che è incapace di farsi da parte.
Parla di Guardiola che lascia il Barcellona di Messi e Iniesta. E pensa a Bersani (oltre che ai maggiorenti del partito) a suo avviso privi del coraggio di Guardiola.
Va direttamente ai Righeira, simboli del disimpegno canoro anni Ottanta, per criticare i parlamentari (D’Alema, Veltroni, Bindi, Marini) che sono entrati al tempo dei Righeira, un secolo fa: «L’estate sta finendo, il loro mandato no».
Cita Aldo Biscardi, nientemeno.
Un personaggio della vecchissima televisione ma è con l’immagine televisiva che la generazione di Renzi è venuta su. È vero.
Menziona un politico, un premio Nobel per la pace che ha conosciuto le vessazioni del regime birmano ed è un simbolo della battaglia contro l’oppressione: Aung San Suu Kyi.
Ma è un riferimento sufficientemente non circostanziato dal punto di vita ideologico per consentirne una fruizione ecumenica e universalistica.
Ma prima di tutto cita la Polaroid, simbolo un po’ vecchiotto della fotografia pre-digitale, che ebbe un successo gigantesco nella generazione che precede quella di Renzi, che ha conosciuto l’onta dell’obsolescenza, ma che ha saputo rinnovarsi per non soccombere del tutto.
Messaggio: la sfida delle novità tecnologiche va affrontata con coraggio, altrimenti ci si inabissa nell’inutilità , nella marginalità , in un oggetto di antiquariato se non addirittura in una cianfrusaglia da dimenticare in cantina. E poi l’attore citato: Fabio Volo. Il simbolo di un nuovo cinema, non Bertolucci o addirittura Fellini.
Con i partiti all’antica ci si industriava a costruire Pantheon, ascendenze, paternità , gallerie di personaggi che dessero il senso di un «progetto» culturale e politico fatto anche di tradizioni: tradizioni da superare, ma mai da dimenticare.
Con Renzi questo sforzo sembra invece destinato all’inconcludenza o alla frustrazione. L’essere contemporanei è diverso dall’essere moderni (è uno dei dogmi del post-moderno).
E diventa impossibile prevedere quale tra i mille personaggi della televisione e della musica «leggera» e dell’oggettistica commerciale verrà preso a modello e messo su un piedistallo.
Un lavoro di bricolage più che di sistematizzazione ideologica.
Un bagaglio leggero che lascia negli armadi le armature pesanti del «vecchio» discorso politico. Può piacere o non piacere, ma forse è il salto generazionale decisivo.
Con la musica dei Righeira.
Pierluigi Battista
(da “Il Corriere della Sera”)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
HA 25 ANNI, E’ UNA PROMESSA DEL CALCIO PALESTINESE E VERSA IN CONDIZIONI GRAVISSIME NEL CARCERE DI RAMLEH… DA TRE MESI IN SCIOPERO DELLA FAME PER PROTESTARE CONTRO UNA DETENZIONE ILLEGALE CHE DURA DA TRE ANNI
Togliere il pallone a un bambino, per distruggere i suoi sogni e con loro quelli di un intero popolo.
Mahmoud Sarsak, 25 anni, giovane promessa del calcio palestinese e della nazionale, versa in condizioni gravissime nel carcere israeliano di Ramleh: da tre mesi sta facendo lo sciopero della fame, per protestare contro una detenzione illegale che dura oramai da oltre tre anni.
I medici spiegano che alcuni suoi organi sono danneggiati irreversibilmente e, se anche Mahmoud dovesse essere liberato a breve, non potrà comunque tornare a giocare a calcio. Ma quello che importa a questo punto è che al ragazzo, ancora in attesa di processo dopo tre anni di carcere, sia restituita almeno la libertà .
La storia di Mahmoud Sarsak è infatti paradigmatica delle sofferenze di un intero popolo.
Nato a Rafah, nella parte meridionale della Striscia di Gaza, Mahmoud inizia a giocare da bambino per strada e viene notato dagli osservatori della squadra locale, il Rafah Sport Club, di cui in breve diventa la stella.
Poco più che adolescente diventa il centravanti titolare, e a suon di gol si guadagna il posto nella nazionale palestinese.
Grazie al suo status privilegiato di calciatore della nazionale Mahmoud, a differenza degli altri bambini con cui giocava a pallone per strada, può uscire dalla Striscia di Gaza: viaggia in Egitto, Iraq, Qatar e Norvegia.
Ma proprio inseguendo un pallone che rotola oltre i confini imposti ai palestinesi di Gaza, il 22 luglio 2009 è arrestato dalle autorità israeliane mentre si appresta a oltrepassare la frontiera del valico di Erez.
Da allora comincia l’odissea.
Mahmoud, accusato senza prove da Israele di essere un combattente illegale jihadista, è infatti sottoposto al regime di “detenzione amministrativa”: un’assurdità etica e giuridica per cui lo stato di Israele tiene in carcere chiunque voglia, sulla base di un semplice sospetto, e senza dover produrre alcuna prova. In quanto Israele sostiene che, se fossero rivelati indizi o prodotte prove, si metterebbero in pericolo le forze armate israeliane che conducono le indagini.
Questo provvedimento di carcerazione per sospetto, senza necessità di prove, può essere reiterato all’infinito dal Ministero della Difesa di Israele.
E a Mahmoud è stato rinnovato per ben sei volte.
Mai sottoposto a processo, mai accusato formalmente con prove se non con il generico sospetto di essere un “combattente“, mai formalizzati ai suoi avvocati i capi di accusa, alla sesta volta che si è visto reiterare la “detenzione amministrativa“, il 19 marzo scorso Mahmoud Sarsak ha cominciato lo sciopero della fame.
Anat Litvin, portavoce dei medici israeliani in difesa dei diritti umani, si è detto molto preoccupato per le condizioni di salute del detenuto, che potrebbero precipitare da un momento all’altro.
La scadenza dell’attuale provvedimento di detenzione è infatti fissata per il 22 agosto, ma Mahmoud, che ha già perso quasi 30 chili e i cui organi sono danneggiati irreversibilmente, non è detto che a quella data ci arrivi.
Il 3 giugno Mahmoud ha lanciato un appello e da allora in molti, nel mondo del calcio di solito così restio a prendere posizioni, si sono schierati per chiederne l’immediata liberazione.
Lo hanno fatto il sindacato internazionale dei calciatori professionisti FIFPro e addirittura il presidente della Fifa Blatter, che ha inviato una lettera ufficiale ai vertici del calcio israeliano. Diversi giocatori spagnoli tra cui Gurpegui (Athletic Bilbao), Paredes (Zaragoza), Là³pez (Atletico Madrid) e Puà±al (Osasuna), hanno scritto una lettera aperta sul Diario de Navarra.
E’ intervenuto anche il leggendario calciatore Eric Cantona, che insieme al regista Ken Loach e al linguista Noam Chomsky, ha scritto alle autorità britanniche e alla Uefa.
Tace invece l’Italia del calcio, ma non è una novità .
Sarebbe ora che anche i nostri pallonari e i loro dirigenti si mobilitassero per sostenere la drammatica situazione del ragazzo.
E per estensione di un popolo dove ai bambini, come a Mahmoud è stato impedito di segnare, è reso sempre più difficile sognare.
Luca Pisapia
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL LEADER TIBETANO A MIRANDOLA PER ESPRIMERE SOLIDARIETA’ ALLA POPOLAZIONE E’ STATO ACCOLTO CON ENTUSIASMO… DONA ALTRI 50.000 DOLLARI ALLA CROCE ROSSA: “VOGLIO AIUTARE”
Lo hanno atteso sotto il sole. 
Centinaia di persone volevano stringergli le mani e lui non si è sottratto.
Il Dalai Lama è arrivato nelle zone del terremoto in Emilia Romagna. La guida spirituale dei buddisti ha fatto tappa a Mirandola, dove è entrato nella zona rossa e ha salutato gli sfollati ospitati nel campo Friuli.
Poi una preghiera speciale per le vittime del sisma.
Il Dalai Lama, ha incontrato questa mattina alcuni terremotati a Mirandola, nel modenese. Verso mezzogiorno, accompagnato dal presidente della Regione Emilia-Romagna Vasco Errani e del sindaco di Mirandola Maino Benatti, il leader religioso del Tibet si è recato nella tendopoli gestita dalla Protezione civile del Friuli.
«Ero a Udine quando ho sentito del terremoto nella vostra zona – ha detto il Dalai Lama – Molte persone sono morte, ci sono state diverse distruzioni anche di industrie e sapendo di non poter fare nulla” fisicamente in quel momento ho fatto una preghiera per tutti voi. Alla prima occasione di poter venire a salutarvi sono venuto».
Poi rivolgendosi agli sfollati ha sottolineato: “Vedendo questa distruzione ho provato profondo dispiacere. In passato ho visitato altri posti dove ci sono stati disastri naturali e ho sempre convinto le persone a pensare al futuro».
Il Dalai Lama ha annunciato che donerà altri 50.000 dollari alle popolazioni terremotate: «Non era giusto venire a mani vuote in un posto colpito da questo disastro. Prego per voi, dovete costruire il futuro», ha aggiunto il leader tibetano.
Già al momento dell’annuncio della visita a Mirandola, lo staff del Dalai Lama aveva reso nota una prima donazione di 50.000 dollari alla Croce Rossa dell’Emilia-Romagna per le operazioni di soccorso.
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Giugno 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI FIRENZE RIGHEIRA LE CANTA A D’ALEMA, VELTRONI, BINDI E MARINI : “L’ESTATE STA FINENDO, I MANDATI NO, ORA BASTA ,TOCCA A NOI” (CIOE’ A LUI)
È partita la sfida del «rottamatore» Matteo Renzi a Bersani.
In contemporanea con la riunione nazionale dei segretari di circolo a Roma, il sindaco di Firenze ha dato il via al nuovo Big bang, chiamando a raccolta i suoi Mille, amministratori e sindaci da tutta Italia, in attesa della «vera» convention per le primarie che Renzi ha già annunciato si terrà in autunno.
IL SINDACO: «PIACERE A DESTRA NON E’ UN DELITTO»
Dal palco il sindaco Matteo Renzi lancia un messaggio a Bersani: «Noi non usciremo dalla dinamica della vecchia politica, se non uscendo da qui e dicendo non candidiamo un io ma candidiamo un noi. Se ci saranno primarie, se saranno aperte e libere e se uno di noi ci sarà , come credo, se avremo perso noi dal giorno dopo saremo al fianco di chi le avrà vinte». Continua: «Mi dicono: ma tu piaci a quelli di centrodestra? Pescare tra quelli di là è l’unica condizione per non riperdere le elezioni. Piacere all’altra parte politica non è un delitto».
E poi fa partire la canzone dei Righeira: «L’estate sta finendo, il loro mandato no: c’è gente come D’Alema, Veltroni, Rosi (Bindi, ndr), Marini: avete fatto molto per il paese, per l’Italia, per il partito. Adesso anche basta», ha detto Renzi, riferendosi ai loro mandati in Parlamento, mentre lo Statuto del Pd consente «al massimo tre mandati».
E alla domanda: come si sente nel Pd, risponde: «A casa mia. Ma ci sentiamo maggioranza nel Pd».
GLI AMMINISTRATORI SUL PALCO
A Firenze sono arrivati oltre mille amministratori accreditati, in oltre 300 hanno pronta la foto «simbolo» chiesta dal sindaco nella sua eNews per introdurre i loro interventi: ne solo previsti solo 80 al massimo, di 5 minuti.
A moderare gli interventi ci sono Giorgio Gori, Matteo Richetti e Davide Faraone.
Il primo a intervenire è il sindaco di Finale Emilia Fernando Ferioli: «Dobbiamo aprire un lungo capitolo contro la burocrazia che blocca i Comuni», dice con un video messaggio inviato alla convention.
«Questa burocrazia ci paralizza – ha insistito – eppure sono i comuni, siamo noi, sul territorio, a conoscere le tutte le situazioni, le emergenze, le priorità . Dobbiamo dire basta».
«Con il terremoto – ha aggiunto Ferioli – abbiamo perso in mezz’ora 1000 anni di civiltà ; ma la solidarietà dei Comuni è stata ed è ancora fortissima.
A ROMA I CIRCOLI DEL PD
In contemporanea, a Roma, si tiene l’assemblea dei circoli Pd.
Un «caso» che ha fatto ironizzare i rottamatori, «è la terza volta che accade»: ma sono comunque contenti per la risposta anche dalla Toscana, persino da Grosseto, terra «bersaniana» del Pd, partirà un pullman.
Mentre pare che quello organizzato dai democrat per Roma, sia stato annullato. Motivo: poche prenotazioni.
E dopo il «dossier» al veleno del Pdl su Matteo Renzi, smentito dallo stesso portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, un altro attacco arriva al sindaco, alla vigilia del nuovo Big Bang: questa volta dal Pd.
«Renzi è un ex portaborse, diventato poi sindaco di Firenze per miracolo, per le divisioni interne al Pd fiorentino. Una figura minoritaria nel partito, ripete a pappagallo alcune ricette della destra, è fuori tempo massimo. Ma non credo andrebbe con Berlusconi, è lontano anche dal suo populismo».
IL FLASH MOB FUORI DAL PALA CONGRESSI
Un flash mob, in pratica un’ora di concerto di circa 60 musicisti dell’orchestra e del coro del Maggio musicale fiorentino, davanti al Palazzo dei Congressi di Firenze, prima dell’inizio di «Big Bang. Italia Obiettivo Comune».
Gli orchestrali, vestiti come quando vanno sul palco, e con dello scotch nero sulla bocca, hanno eseguito musiche di Verdi, Mozart, Puccini, Ravel e l’Inno di Mameli; poi, hanno lasciato volare in cielo palloncini neri.
Durante il flash mob gli orchestrali hanno scandito slogan come ‘Renzi bluff’ e ‘Colombo a casà , riferendosi alla sovrintendete del Teatro Francesca Colombo.
Anche sui palloncini sono state scritte frasi contro sindaco e sovrintendete. L’iniziativa è stata organizzata da Fials e Uil per denunciare la situazione del Teatro e, hanno spiegato i manifestanti, «per dire «no» alla cassa integrazione». «Quello che sta accadendo in Teatro – ha detto Marco Salvatori della Fials – è il completo fallimento della politica del sindaco Matteo Renzi e del presidente della Regione Enrico Rossi».
LO SCONTRO CON FASSINA
La vigilia del Big Bang si infiamma dopo le dichiarazioni di Stefano Fassina.
Il responsabile economia del Pd attacca il sindaco di Firenze parlando a La Zanzara su Radio 24: «Renzi? Una figura minoritaria nel partito, ripete a pappagallo alcune ricette della destra, è fuori tempo massimo. Ma non credo andrebbe con Berlusconi, è lontano anche dal suo populismo».
E scende sul personale: «Io a differenza sua – dice ancora Fassina- ho avuto una lunga esperienza professionale fuori dalla politica. Lui è un ex portaborse, diventato poi sindaco di Firenze per miracolo, per le divisioni interne al Pd fiorentino».
Renzi risponde non prendendolo troppo in considerazione. Prima lo irride di fronte ai 300 già arrivati ieri all’incontro organizzativo a piazza Adua: «Vi leggo una dichiarazione di Fassina, che non è la moglie di Fassino».
Poi, attacca: «Io mi fido di Bersani, molto meno di chi gli sta intorno».
E su Twitter prosegue: «A chi insulta rispondiamo con un sorriso».
(da “Il Corriere Fiorentino”)
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