Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
E QUALCUNO A PONENTE SOTTOLINEA: “HANNO ESCLUSO SCAJOLA PER DARE SPAZIO A MINASSO CHE HA AMICIZIE CON IL CLAN PELLEGRINO”
Il gran rifiuto di Claudio Scajola rischia ora di far franare l’intero Pdl ligure, divenuto una
polveriera, dopo il ritiro della candidatura dell’ex ministro dell’Interno e dello Sviluppo Economico, avvenuta quando l’ex ministro ha capito che c’erano troppe riserve sul suo nome, e la scelta da parte dei vertici del partito nazionale di marginalizzare gli scajoliani.
E ora i fedelissimi dell’ex ministro si domandano se ha ancora senso sostenere il partito.
A cominciare dal senatore Franco Orsi, che era quarto nella lista per il Senato, quindi con probabilità nulle di elezione, e che ora ha deciso di ritirare la candidatura.
“Ritiro la mia candidatura perchè con quei capi lista (Capezzone prima e ora Minzolini al Senato, Sandro Biasotti ed Eugenio Minasso alla Camera) non ci sentiamo rappresentati.
Non farò il gregario. Mi sento tradito dal partito e con me altri candidati si ritireranno. Sono liste assurde. Tra una settimana decideremo cosa fare prima del voto. Per quelle valutazioni abbiamo ancora tempo per decidere”.
No anche dal senatore uscente Gabriele Boscetto (terzo al Senato), ma pare per motivi personali, che sarà sostituito probabilmente da Walter Torassa (direttivo Pdl imperiese).
Venti di rivolta e di scissione arrivano anche da La Spezia: “O i vertici cambiano le liste o sarà guerra totale”, dice il coordinatore Giacomo Gatti che aveva indicato Luigi Morgillo, vicepresidente del Consiglio regionale ligure, candidato.
Lo stesso Morgillo annuncia che domani lascerà il partito e formerà un nuovo gruppo in Regione.
Da Savona il presidente della Provincia Angelo Vaccarezza fa sapere che indicherà agli amici chi votare. “Il Pdl è un partito che purtroppo non ha il rispetto di chi lotta tutti i giorni sul territorio. Mi auguro che Berlusconi guardi più in basso”.
E il terremoto si propaga fino a Imperia, la città di cui Scajola è stato sindaco, dove l’avvocato Piera Poillucci, ritira la candidatura per la Camera e attacca il collega di partito Eugenio Minasso, n.2 della lista. “Hanno rinunciato a Scajola perchè era finito sotto inchiesta, ma forse ai vertici del Pdl non è noto, come ho appreso all’udienza del processo contro i componenti della famiglia Pellegrino (indagati per ‘ndrangheta) che qualche esponente del mio partito aveva amicizie chiacchierate con loro”.
Insomma gli scajoliani sono in rivolta ed è difficile non pensare che nell’immediato futuro non ci siano fratture nette.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
TRA I FANS DI COSENTINO
S’erano tanto amati. Almeno, fino alla rabbia cupa di ieri sera. Che spezza l’abbraccio tra Berlusconi e i Cosentinos.
Nel Pdl partenopeo monta il clima da ammutinamento.
Basta la notizia che Berlusconi sposerà ormai la linea dura, che anche gli eterni «impresentabili» della Campania come i deputati uscenti Nicola Cosentino e Luigi Cesaro, come Marco Milanese e Amedeo Laboccetta, sono fuori lista.
Passa ancora un’ora e arriva un’altra versione: Cosentino è certamente fuori, Cesaro sicuramente in lista.
È sera quando decine di esponenti del Pdl si precipitano in città da varie aree della Campania ed esplode la rabbia a piazza Bovio, nella sede del partito.
Insulti verso i coordinatori e il Cavaliere.
«Vedranno come reagirà la Campania ».
Sette esponenti locali annunciano il ritiro delle candidature, ritenute «certe».
Sono i sindaci di Capua Carmine Antropoli, di Alvignano Angelo Di Costanzo, di Maddaloni Antonio Cerreto, e poi il preside di facoltà Federico Alvino, i consiglieri Pasquale Giacobbe e Marco Mansueto, l’ex colonnello Antonio Crimaldi.
E intanto Cesaro non si sbilancia sul proprio destino ma parla anche a difesa di Cosentino.
«Bastava dircelo prima. Questo lo potevano fare. Non portarci fino all’ultimo giorno e poi cambiare idea».
Sbarrare la strada al Parlamento per Cosentino, Milanese, Laboccetta e Cesaro significa, per i «rivoltosi», non solo «stroncare senza motivo la carriera politica di chi ha dato tanto a Berlusconi», ma esporre i due parlamentari al rischio di arresti, sull’onda di inchieste antimafia.
Cosentino è stato sottosegretario all’Economia. Cesaro presidente della Provincia fino a qualche mese fa: si è dimesso per candidarsi al Parlamento. Proprio Cesaro sottolinea: «Io però non ho alcun provvedimento pendente».
Eppure c’è un’inchiesta in corso da anni che potrebbe produrre, in teoria, un ordine di arresto. «Non temo niente. Sono serenissimo. Non ho neanche ricevuto un avviso di garanzia. E ricordo che sono stato prosciolto da una recente indagine».
Sì, ma è indagato dal pool antimafia di Napoli insieme con i suoi fratelli e quell’istruttoria magari è andata avanti. «Massima fiducia nella magistratura. Poi, certo, i pentiti di camorra possono dire quello che vogliono».
E la voce che questo colpo di teatro fosse preordinato, che il coordinatore Denis Verdini era nella parte e ora si dimetterà per un ruolo da supermanager già concordato?
«Girano tante voci. Ma io e Nicola continuiamo a fare politica».
Gli ultimi sondaggi darebbero un 2% in più al Pdl se facesse pulizia nelle liste: possibile?
«Così dicono anche a me. Ma non bisogna perdere la calma».
Sono le otto quando, nella sede Pdl, arrivano decine di persone.
Sindaci, consiglieri, capigruppo. Sfoghi, tensioni, c’è chi sembra davvero smarrito. Cosentino è livido ma determinato a non fare passi falsi.
Anche perchè, se dovesse restare fuori dal Parlamento, il 16 marzo finirebbe in carcere con ben due ordinanze di custodia.
Ecco perchè è disposto a trattare fino all’ultimo. Anche a cercare un’altra via d’uscita: magari in un’altra lista.
Tra i più indignati, Ciro Falanga, già deputato di Forza Italia, oggi candidato al Senato per il Pdl e vicecoordinatore nazionale dei Cristiano popolari: «Mi chiedo quale cultura e quale garantismo ispiri il Pdl se un’indagine deve uccidere una carriera politica. Sono basito».
C’è anche chi non trova di meglio che prendersela con Francesca Pascale, la nuova fidanzata dell’ex premier, già rivale acerrima di Cosentino: «Vuoi vedere che anche lei c’ha messo lo zampino?».
Conchita Sannino
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Gennaio 21st, 2013 Riccardo Fucile
LO SCUDO DEL SENATO, IN CASO DI CONDANNA DEFINITIVA, NON BASTEREBBE COMUNQUE, TANTO VALE ANDARSENE
Finisce qui: ritiro la mia candidatura”. 
Dopo mesi di trattative con il Cavaliere e di messaggi lanciati anche a mezzo stampa (come quando sul Fatto ricordava a Silvio Berlusconi che le loro storie sono profondamente intrecciate) il senatore Pdl Marcello dell’Utri annuncia a voce bassa la più inaspettata delle sue scelte: “Silvio continua a dirmi che possiamo trovare una soluzione, che c’è tempo fino a lunedì sera. Ma ho deciso: non mi presento alle elezioni”
Senatore Dell’Utri, come l’hanno convinta a tirarsi indietro?
Ci ho riflettuto bene. Il Pdl sta salendo nei sondaggi, la vittoria non è impossibile, ma è improbabile. Non voglio fare da capro espiatorio, non voglio che si dica: “Abbiamo perso per colpa di Dell’Utri”.
L’ha già detto al Cavaliere?
Sì. Ne abbiamo parlato fino a stamattina (ieri, ndr). Ora devo comunicarlo alla mia famiglia, non lo sa ancora nessuno.
Lei ha sempre ammesso di essere un “senatore per legittima difesa”. Cos’è cambiato?
La verità è che siamo al capolinea. Se non fossi stato in Parlamento, è vero, sarei già finito in galera. Ma ora non serve più a niente.
In che senso?
Se mi condannano definitivamente non c’è scudo che tenga, neanche quello parlamentare.
Tanto vale andarsene ora. In Senato ci sono stato già anche troppo, e poi non ho mai avuto la vocazione politica. Mi occuperò d’altro.
In passato ha detto al Fatto che dopo un po’ a Santo Domingo si annoia. Se la sua condanna venisse confermata in appello e Cassazione, sarebbe pronto a trasferirsi lì.
Ribadisco: posto bellissimo, ma non si deve esagerare. Dopo un paio di settimane non ne posso più di Santo Domingo. E poi mi hanno già sequestrato la casa e bloccato i conti in banca. Verrei sicuramente estradato.
Prima dell’ultima sentenza in Cassazione, però, si trovava lì. Molti hanno pensato che preparasse la latitanza.
Invece ci ero solo andato in vacanza. Pensando che fosse l’ultima.
Pochi giorni fa il Procuratore generale ha chiesto 7 anni di reclusione per via dei suoi “rapporti mai interrotti” con Cosa Nostra.
Quelle sono le teorie di Ingroia. Io sono ottimista, spero che i giudici capiscano che quelle accuse non esistono.
Sette anni sono lunghi. Si sta rassegnando all’ipotesi di passarli in carcere?
Spero non succeda, ma cosa vuole che sia? Sono abituato a cose forti. Non ho paura.
Anche Claudio Scajola si è ritirato. “Non sopporto più esami sulla mia moralità ”, ha detto.
Io non lo dico. Sono immunizzato, le critiche non mi toccano proprio.
Col Pdl ha chiuso?
E’ da tanto che non mi occupo direttamente del partito. Forse potrei riprendere in mano i Circoli del Buon Governo, ma non ho più tutta questa voglia di continuare.
Come reagirà se altri inquisiti invece verranno messi in lista?
Conosce la storia di Papa Paolo IV e del vescovo Sipontino? Erano grandi amici, compagni di seminario. Eppure quando il Papa nominava i cardinali lasciava sempre fuori il suo amico, che ci rimaneva malissimo. E sa cosa disse il Papa, che aveva file di aspiranti cardinali alla sua porta?
Cosa?
Se non nomino nemmeno il mio amico Sipontino, perchè’ mai dovrei fare cardinali voi?”. E così si liberava di tutti i questuanti.
Sa che ci saranno scene di isteria collettiva degli “impresentabili” nel Pdl dopo questa sua intervista?
Eh eh. Ma Berlusconi, proprio come Paolo IV, potrà rispondere: “Se non candido nemmeno Dell’Utri, voi cosa volete da me?”.
Ma lei cosa ci guadagna? Cosa le ha promesso il Cavaliere?
Il mio è un gesto di amicizia. Certo che non mi conviene, ma dopotutto, ripeto, la storia è arrivata alla fine. E’ il momento di chiudere. La mia candidatura non serve più a nessuno. Nemmeno a me.
Cosa le mancherà di più del Senato?
La biblioteca: l’unica cosa seria che c’e’ in Parlamento.
Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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