Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
PER IL COMMISSARIO UE, IL PROSCIUGAMENTO DEI FINANZIAMENTI ALL’ECONOMIA HA PORTATO LO SPREAD ALLE STELLE
«Nell’autunno 2011 il governo di Berlusconi ha deciso di non rispettare più gli impegni»
su riforme e risanamento dei conti presi con l’Ue e il «risultato è stato il prosciugarsi» dei finanziamenti al paese, con lo schizzare dello spread. Portando poi alla «crisi» politica e al governo Monti.
Così il commissario Ue Olli Rehn in un audizione all’Europarlamento.
IL CASO ITALIA
Rehn ha parlato di Berlusconi per spiegare i rischi che si corrono nel non seguire una politica di risanamento dei conti, soprattutto nei Paesi con i conti pubblici meno in ordine.
Il commissario finlandese ha affermato che quanto avvenuto in Italia «tra l’agosto e il novembre 2011» rappresenta «un esempio concreto».
Spiega Rehn: «Nell’estate del 2011 l’Italia aveva fatto promesse di risanamento dei conti. Inizialmente l’Italia ha rispettato gli impegni, la Banca centrale europea è intervenuta e il costo del finanziamento pubblico è sceso, ma poi il governo di Berlusconi ha deciso di non rispettare gli impegni e il risultato è stato il prosciugamento dei finanziamenti, che ha soffocato la crescita economica e ha portato alla fine del governo Berlusconi», ha detto Rehn
L’EUROPA
Per proseguire con il «riequilibrio dell’economia europea» che è ora «in corso», ha sottolineato il commissario Ue agli affari economici illustrando le priorità delle politiche economiche per il 2013,«dobbiamo mantenere il ritmo delle riforme economiche».
Allo stesso tempo «dobbiamo proseguire con il consolidamento fiscale, in quanto ci sono ricerche accademiche e prove empiriche che dimostrano come un debito al 90-100% del pil ha un serio e negativo impatto sulla crescita», ha continuato Rehn, sottolineando che «sfortunatamente negli ultimi 4 anni in Europa il debito è salito dal 77% a circa il 90% per quest’anno e il prossimo».
Questo «peso sulla crescita» implica che «non c’è alternativa a un consolidamento intelligente differenziato anche paese per paese a seconda dello spazio di manovra fiscale».
Per realizzare le riforme, Rehn ha ricordato l’idea proposta dal rapporto sul futuro dell’Unione economica e monetaria di un «meccanismo di solidarietà » per aiutare e incentivare i paesi a sostenerne i costi insieme agli «impegni vincolanti»
(da “il Corriere della Sera“)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
SONDAGGIO TECNE’: VITTORIA DEL CENTROSINISTRA IN LOMBARDIA, PROSSIMO IL TRAGUARDO DI QUOTA 158, MA I MARGINI SONO RISTRETTI IN VARIE REGIONI E L’ESITO E’ SEMPRE INCERTO
Se autosufficienza è parola magica per la coppia Pier Luigi Bersani-Nichi Vendola, per allontanare lo spauracchio di una vittoria elettorale a metà , l’ultimo sondaggio Tecnè per Sky dovrebbe far sorridere i due leader di centrosinistra.
‘Dovrebbe’, perchè nei fatti quella che si profila dai numeri sarebbe la riedizione di un film già visto, nel 2006, con l’Unione di Romano Prodi: la coalizione guidata dal segretario Pd sarebbe infatti a un solo punto da quota 158, il “magic number” in grado di controllare il Senato (dove il premio di maggioranza è regionale).
Un controllo risicato, che aprirebbe inevitabilmente a un’alleanza (o quantomeno una stretta collaborazione) con i montiani (dati a quota 36).
Un risultato che il centrosinistra raggiungerebbe riuscendo, secondo il sondaggio Tecnè, a imporsi soprattutto nella regione più in bilico di tutte, la Lombardia (dove sono in palio 49 seggi).
Qui il centrosinistra arriverebbe al 32,9% (27 seggi), il centrodestra (Pdl, Lega e altri) al 31,4% (12 seggi); seguono i montiani e il Movimento 5 stelle.
E se il Veneto resterebbe saldamente in mano al centrodestra (al 37,3%, 14 seggi contro 5) l’altra sopresa potrebbere essere la Sicilia recentemente conquistata alla regionali da un’alleanza Pd-Udc: qui, secondo Tecnè, il centrodestra sarebbe sì in vantaggio, ma di molto poco: 28,1% contro 27,6%, con il Movimento 5 stelle addirittura al 21,1% (e Monti al 17,4%).
“In realtà — spiega Alessandro Chiaramonte, politologo del Cise-Luiss e professore a Firenze — queste differenze, che appaiono ampie in termini di numeri e di seggi, possono dipendere da scarti di voto piccolissimi.
Vincere o perdere in Lombardia oggi è questione di una manciata di voti, così in Sicilia o in Campania. Può essere questione di poche migliaia di voti, lo zero virgola qualcosa”.
E qui si spiegherebbero gli inviti alla desistenza, di qualche settimana fa, da parte del Pd, nei confronti di Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, che a livello nazionale, al Senato, è accreditata di un 4,8% (zero seggi), ma che in Sicilia ha sicuramente un seguito che va oltre il dato nazionale (vedi Leoluca Orlando a Palermo).
“Pochi voti di differenza — dice ancora Chiaramonte — possono fare un’enorme differenza al Senato, rendendo il centrosinistra o autosufficiente o dipendente da qualche altro alleato, plausibilmente Monti”.
Per questo secondo il politologo “il centrosinistra farà un tentativo di richiamo al voto utile a suo favore, soprattutto tra gli elettori della lista Ingroia. Tatticamente è giusto che lo faccia, anche una minima parte di quei voti possono fare la differenza al Senato. Così come il Pd ricorderà agli elettori che hanno una certa responsabilità , perchè votando per Rivoluzione civile, che non ha chance di ottenere seggi (perchè c’è una soglia di sbarramento dell’8% in ciascuna regione), quei voti rischiano di non contare”.
Uno scenario, quello del sondaggio Tecnè, molto diverso da quello prefigurato solo venerdì da una rilevazione dell’Istituto Piepoli per La Stampa, che dava numeri molto più bassi per il centrosinistra, almeno al Senato: 143 seggi contro i 97 del centrodestra, i 38 di Monti e i 27 del Movimento 5 stelle. In Lombardia, in particolare, Bersani avrebbe 13 seggi (11 Pd e 2 Sel) contro i 27 di Berlusconi (13 Pdl e 14 Lega).
Parità , invece, in Lombardia, risulterebbe da un altro sondaggio, condotto da Quorum e pubblicato sul portale Tiscali.it: 34,4% per la coalizione di centrosinistra, 34,4% per la coalizione di centrodestra, con Monti al 14,4% e Grillo al 9,8%.
Numeri che sembrano grandi ma che in realtà sono racchiusi in poche manciate di voti.
Diversamente dal 2006, quando il centrosinistra a guida Prodi aveva 158 seggi e nessuno con cui allearsi, oggi ci sono i montiani.
Il professore, secondo Chiaramonte, “potrebbe essere un elemento di moderazione e in quanto tale di stabilità . È una terza forza che irrompe e rompe il bipolarismo.
Monti chiederà voti a sinistra e a destra per essere decisivo al Senato.
Per successo relativo bastano 35-40 senatori, che potrebbero essere il pacchetto decisivo per la maggioranza”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
OPERAZIONI FINANZIARIE PER CASSA, MILIARDI CHE VIAGGIANO PER IL MONDO, PREZZI CHE LIEVITANO DI 4 MILIARDI IN DUE MESI
L’inchiesta su Mps trova nuovi spunti e segue nuove tracce. 
Quelle di tanti soldi, troppi per l’acquisto di Antonveneta per esempio. Ma non solo. Ci sono i miliardi che viaggiano da una parte all’altra dell’Europa e arrivano fino in Asia, operazioni finanziarie complessissime corrisposte per cassa, dunque cash, mancanza di una “due diligence” formale, prezzi che lievitano di 4 miliardi in due mesi, una montagna di operazioni sui derivati, da sempre un rischio per gli investitori, che potrebbero celare aggiustamenti di bilanci e nascondere la verità agli organi di controllo, nuove ipotesi di reato che si affacciano sulla scena: più la procura di Siena scava sull’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi, più la partita diventa complessa e ampia.
Al vaglio l’ipotesi di truffa ai danni degli azionisti.
A cominciare dai reati contestati agli indagati, che sarebbero meno di dieci, tra cui ci sarebbe anche l’ex presidente di Monte Paschi di Siena Giuseppe Mussari (notizia mai confermata ma neppure mai smentita): i magistrati — anche alla luce delle carte arrivate da Milano sui derivati dell’operazione Alexandria con la banca Nomura — starebbero infatti valutando se sia ipotizzabile anche il reato di truffa ai danni degli azionisti.
Un’ipotesi, questa, che andrebbe ad aggiungersi a quelle già avanzate di manipolazione del mercato, ostacolo alle funzioni dell’autorità di vigilanza, aggiotaggio.
Ma i pm vogliono soprattutto capire come sia stato possibile che in soli due mesi il prezzo di Antonveneta sia schizzato dai 6,6 miliardi pagati dal Banco Santander ai 9,3 (più oneri vari che hanno fatto salire il prezzo definitivo a 10,1 miliardi circa) tirati fuori da Mps.
Ai quali vanno aggiunti almeno altri 7,9 miliardi di debiti Antonveneta, che l’istituto senese si è accollato.
Quel che è certo, perchè documentato, è che in soli 11 mesi — dal 30 maggio 2008 al 30 aprile 2009 — il Monte ha effettuato bonifici per oltre 17 miliardi.
Soldi che sono finiti ad Amsterdam, Londra e Madrid.
L’elenco dei bonifici è agli atti dell’inchiesta e già sul primo versamento si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti: il 30 maggio partono da Siena 9 miliardi e 267 milioni a favore di Abn Amro Bank con sede ad Amsterdam, che il Banco Santander — si legge nel documento informativo relativo all’acquisizione di Antonveneta inviato alla Consob da Mps — ha nominato “soggetto venditore titolare di diritti e obblighi derivanti dall’accordo” Si tratta infatti di una cifra maggiore, anche se di poco, dei 9 miliardi e 230 milioni pattuiti al ‘closing’ per l’acquisizione.
Il secondo bonifico parte lo stesso giorno ed è destinato al Banco Santander di Madrid, per un importo complessivo di 2,5 miliardi.
Il 31 marzo 2009 partono altri due bonifici, uno da un miliardo e mezzo e l’altro da 67 milioni, entrambi a favore del Banco Santander di Madrid.
I restanti quattro bonifici vengono disposti da Mps il mese successivo, il 30 aprile. I primi due, ancora una volta, sono a favore del Banco Santander e riportano uno l’importo di un miliardo e l’altro di 49 milioni; gli ultimi due, da 2,5 miliardi e da 123,3 milioni, sono a favore di Abbey National Treasury Service Plc di Londra.
Sono soprattutto questi ultimi due ad interessare gli inquirenti perchè si tratterebbe di cifre che, secondo qualcuno, sarebbero successivamente rientrate in Italia usufruendo dello scudo fiscale.
Ma le domande non finiscono qui.
Anche perchè è lo stesso Monte dei Paschi, nei documenti ufficiali, ad avanzare qualche perplessità sull’operazione.
Nel documento inviato alla Consob, nell’analizzare i rischi connessi ai risultati economici di Antonveneta, la banca senese affermava che “Banca Antonveneta potrebbe continuare a non generare risultati economici positivi, con possibili effetti negativi sull’attività e sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria dell’Emittente e del Gruppo”.
E’ possibile, ci si chiede in procura, che con una simile valutazione venga pagato un prezzo così alto?
Ma c’è un altro elemento.
“Bmps — si legge sempre nel prospetto informativo — non ha effettuato una formale ‘due diligence’ finalizzata all’aggiustamento del prezzo di acquisizione”, anche se ha avuto modo di controllare i bilanci di Antonveneta. Nè, tantomeno “sono state redatte perizie di stima ai fini della determinazione del prezzo”.
Dunque l’operazione è stata effettuata senza che il Monte abbia verificato dall’interno la contabilità di Antonveneta.
Perchè? I magistrati ne chiederanno conto ai vecchi vertici di Rocca Salimbeni.
Verifiche fiscali su altre operazioni.
Sul tavolo dei magistrati anche i documenti relativi di due verifiche fiscali che hanno interessato altrettante operazioni fatte dal Monte.
La prima riguarderebbe la vendita portata a termine nell’autunno 2011 di Palazzo dei Normanni a Roma, l’ex sede delle esattorie.
La seconda verifica fiscale, già conclusa nel 2012, avrebbe invece interessato una plusvalenza di 120 milioni scaturita dal rastrellamento, nel 2005, da parte di Mps di azioni Unipol, quando il gruppo assicurativo era impegnato nella scalata alla Bnl, poi non andata in porto.
La vendita di Palazzo dei Normanni sarebbe stata chiusa a 142 milioni, e non 130 come sempre stato detto.
Lo storico edificio, non lontano dal Colosseo, sorge su un’area di circa 6000 metri quadrati, con una superficie di 36 mila metri quadri.
L’edificio venne ceduto dal Monte a un fondo immobiliare gestito da Mittel. La verifica si concentrerebbe anche sulla velocità con cui venne chiusa la trattativa con l’acquirente direttamente dai vertici del Monte.
Tra le ipotesi, che sarebbero al vaglio degli inquirenti, anche quella direttamente collegata al bilancio della banca che, grazie alla vendita ‘veloce’, venne chiuso in utile. Senza contare che Immobiliare Sansedoni, società partecipata del Monte e incaricata della vendita, avrebbe avuto in mano offerte migliori ma le cui trattative rischiavano di protrarsi per le lunghe.
Vero è che anche il mercato immobiliare, in quel periodo, era già quasi ai minimi e da tempo il Monte aveva messo in vendita il palazzo senza riuscire a trovare un acquirente.
La seconda verifica, chiusa nel 2012, avrebbe evidenziato una serie di competenze errate nella registrazione dei bilanci.
In sostanza, il Monte grazie alle operazioni sul mercato sui titoli di Unipol avrebbe ottenuto una plusvalenza di 120 milioni di euro, portati a tassazione nel 2006 anzichè nel 2005, quando — secondo le indagini — fu effettuato l’acquisto.
Non un semplice escamotage fiscale ma un’operazione, questa, che avrebbe consentito a Mps di ottenere un consistente vantaggio fiscale, con un risparmio del 95% grazie a una modifica del Testo unico.
La Fondazione pronta a farsi da parte. Incontro Draghi Grilli.
Intanto la Fondazione Mps sembra pronta a farsi da parte per sopravvivere.
E’ questa la situazione in cui si trova l’ente senese, primo azionista storico della banca, a una anno e passa dalla dura ristrutturazione di oltre un miliardo di debiti. L’indicazione è emersa dalla bozza del documento programmatico non ancora reso noto, in cui viene scritto che Palazzo Sansedoni è disposto a scendere sotto la soglia del 33,5% per garantirsi la “sopravvivenza” e l’equilibrio finanziario.
Un orientamento che, di fatto, andrebbe a combaciare con l’auspicio del presidente del Monte, Alessandro Profumo, da tempo disponibile a far entrare nuovi azionisti nella compagine azionaria della banca più antica del mondo, purchè di lungo periodo. Su questo è tornato l’amministratore delegato, Fabrizio Viola, che in un incontro con la stampa estera ha precisato che discussioni aperte non ce ne sono.
Ieri potrebbero aver parlato della banca e aver ricostruito i fatti degli scorsi anni il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli e il presidente della Bce, Mario Draghi.
Il numero uno dell’Eurotower ha fatto tappa infatti a Milano e incontrato il titolare di Via XX Settembre, oggi atteso alla Camera per riferire sulla questione di Rocca Salimbeni.
Sui temi dell’incontro le bocche restano cucite ma non si esclude che Mps sia stato quello centrale. Draghi all’epoca dei fatti era alla Banca d’Italia e fu proprio lui ad autorizzare l’acquisto di Antonveneta e a monitorare da vicino il Monte fino al suo passaggio a Francoforte.
Intanto il tema centrale della vicenda resta l’operazione su Padova, il boccone troppo grosso e mai digerito dalla banca che nel 2007 pagò 10 miliardi al Santander per rilevarla.
Un argomento al vaglio della magistratura senese che sta indagando su presunte tangenti insieme al caso dei derivati che provocherà una perdita di oltre 700 milioni. Viola ha precisato di non avere evidenze di casi di corruzione in questo ambito anche se, intervistato a ‘Porta a porta’, ha detto “non li avrei spesi” quattro miliardi in più per comprarla dagli spagnoli.
“Più che altro non avrei comprato Antonveneta tutta per cassa”. Commenti sul tema derivati sono arrivati invece da Profumo.
Secondo il presidente la grande massa di titoli di Stato in portafoglio, che ha comportato la richiesta di 3,9 miliardi di Monti Bond, è stata comprata “per coprire le perdite dell’operazione Alexandria” e “sono questi titoli che ora generano perdite”. “Si tratta di operazioni interconnesse” all’acquisto di Antonveneta, ha concluso. L’esame del portafoglio dovrebbe passare al vaglio del Cda di Mps mercoledì 6 febbraio.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
NEL PDL UN MOMENTO DI ALTA POLITICA: DOPO LE VAJASSATE IN PARLAMENTO, FOTO RICORDO A NAPOLI CON LA NIPOTE DEL DUCE IN BRACCIO A MARA
Presentazione delle liste Pdl all’Hotel Ramada di Napoli: Alessandra Mussolini salta letteralmente in braccio a Mara Carfagna.
E sono sorrisi, parole di stima reciproca.
Miracoli della politica.
Solo 2 anni fa le due esponenti del Pdl si affrontavano a colpi di «vajassa» e «ministruccia cretina», dopo lo scatto malandrino della nipote del duce che immortalò Mara a colloquio con il tordo di Fli Italo Bocchino, fresco di scissione dal Cavaliere.
La Carfagna, sollecitata dai cronisti, è poi corsa in soccorso di Berlusconi: «Come al solito è stata estrapolata una frase (sul fascismo, ndr) ed è stato montato in caso».. «Berlusconi ha specificato il suo pensiero. Il fascismo è da condannare già per il solo fatto di aver introdotto le leggi razziali e soffocato la democrazia», sottolinea la Carfagna e il giudizio di Berlusconi sulla dittatura «è stato inequivocabilmente negativo».
Argomento spinoso: è necessario un coordinatore di origine campana per il Pdl, come chiesto anche da Caldoro?
«Lo auspichiamo per una rivendicazione di orgoglio e dignità della classe dirigente del territorio. Ma questo – dice Carfagna – non significa alcun attacco al coordinatore Nitto Palma. Ci sono tanti esponenti del partito in Campania che hanno le carte in regole per ricoprire quell’incarico ma Nitto Palma deve restare al suo posto per tutto il tempo che sarà necessario, anche dopo le elezioni».
E, infine, su Nicola Cosentino: «Non ho mai nascosto il fatto che fosse un avversario politico ma la sua vicenda umana è particolarmente delicata e di certo non gioirei assolutamente se si decidesse per una carcerazione preventiva di cui non esistono assolutamente i presupposti».
Dopo questa sintesi del Mara-pensiero ora gli italiani possono dormire sonni tranquilli.
(da “il Corriere del Mezzogiorno“)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
GLI ESPERTI: IL PD PERDE QUALCOSA A VANTAGGIO DI GRILLO E INGROIA, NON DI BERLUSCONI E MARONI… LA COALIZIONE PD – SEL SEMPRE CON SETTE PUNTI DI VANTAGGIO
Una lieve flessione del Pd, forse solo temporanea. 
Con voti che potrebbero traghettare non tanto verso i principali avversari, Monti o Berlusconi, ma piuttosto in direzione di forze nuove e «vergini» di legami di potere, come il Movimento 5 Stelle di Grillo e Rivoluzione civile di Ingroia.
I sondaggisti alle prese con le rilevazioni questo prevedono: che l’affaire Monte dei Paschi di Siena possa incidere, ma solo leggermente, sulle percentuali del Pd, partito che ha una vicinanza storica all’istituto senese
«Non ho ancora fatto un sondaggio dopo il caso Mps, perchè temo che il forte umore mediatico possa falsare i dati, mentre tra qualche giorno le percentuali saranno più puntuali», premette Roberto Weber dell’Istituto Swg.
«Ma il paragone che mi viene subito alla mente è con la vicenda Unipol, nel 2005 (il tentativo di scalata alla Bnl, ndr). Anche allora, ricordo, il vantaggio a favore del centrosinistra era semi-incolmabile: con quella storia, Berlusconi cominciò invece a pareggiare le elezioni dell’anno dopo. Questa volta però ci sono differenze: intanto, il panorama non è bipolare, ma estremamente frammentato, i voti che eventualmente usciranno dal Pd non andranno necessariamente al centrodestra. E poi c’è stata la reazione di Bersani».
Se ci attaccano li sbraniamo, ha detto.
Dice che funziona?
«Ha trasmesso uno sdegno emotivo forte, e, nello stesso tempo, è stato intimidente. Questo doppio registro funziona. Allora, ai tempi del caso Unipol, non ci fu una reazione così».
Per questo, «e anche perchè le banche non godono della fiducia della pubblica opinione, che può quindi avere la tendenza ad attribuire a loro tutta la colpa», secondo Weber «un decremento del Pd può esserci, ma non un tracollo».
Chi ha già rilevato un calo dei democratici, in un sondaggio realizzato giovedì scorso, è l’Istituto Demopolis.
Li ha fotografati al 29%, per la prima volta sotto il 30% dai giorni delle primarie.
Ma, ci tiene a precisare il direttore Pietro Vento, «è difficile dire se sia solo effetto di un’offerta politica più competitiva oggi rispetto al mese scorso, o se sia anche conseguenza dell’impatto del caso Mps».
I numeri di Demopolis sono comunque ancora favorevoli a Bersani: la forbice della coalizione Pd-Sel con il centrodestra di Berlusconi e Maroni resta di sette punti, 34,5% a 27,5%.
Terminerà le sue rilevazioni oggi anche Fabrizio Masia, dell’Istituto Emg.
Ma una percezione già la può dare: «Penso che la questione Monte paschi possa avere un piccolo effetto negativo sul Pd, di uno o due punti: ma se anche così fosse, potrebbe essere un fenomeno di breve periodo che viene riassorbito da una buona strategia comunicativa».
Molti fattori, ragiona Masia, possono ancora incidere: «Ad esempio come viene comunicata la notizia. Dire che sono stati dati soldi a una banca è diverso dal dire che sono stati prestati e dovranno essere restituiti con gli interessi… La percezione dell’opinione pubblica dipende anche da questo».
Importante anche, ricorda il direttore di Emg, «la capacità del Pd di comunicare estraneità alla vicenda. La linea corretta è quella di mostrarsi sicuri senza eccedere in aggressività ».
E se qualche elettore dovesse abbandonare il Pd, dove porterà il proprio voto?
«Credo nè a Monti nè a Berlusconi, ma all’astensionismo o ai movimenti di protesta, come il Movimento di Grillo o Rivoluzione civile di Ingroia», valuta Masia.
Stessa riflessione di Weber: «Se questa faccenda fa perdere voti al Pd, li guadagna Grillo. Lui è strepitosamente bravo a interpretare e sceneggiare l’insofferenza, ed è il più credibile: può dire “io sono fuori da tutto, io con tutto questo non c’entro niente”».
E Vento sottolinea un altro fattore da non dimenticare: «Solo il 57% degli elettori ha già fatto una scelta definitiva. Uno su cinque non ha ancora deciso, mentre il 23% dichiara un voto ma dice che potrebbe cambiare idea nelle prossime settimane. Di fatto, assistiamo a una liquidità del mercato elettorale mai registrata prima».
Francesca Schianchi
(da “La Stampa“)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
E POI CI SONO GLI IMPROPONIBILI CHE NON MOLLANO MAI…. IL TERZO ELENCO
Prosegue l’elenco degli impresentabili del Pdl, tra inquisiti, imputati e condannati.
Tolti Cosentino, Dell’Utri e Scajola, non ricandidati, “il partito degli onesti” (copyright Alfano) resta una finzione: con la puntata di oggi sono 56, infatti, i nomi del centrodestra (Pdl e alleati) che hanno guai con la giustizia.
Il record dei procedimenti riguarda soprattutto il Cavaliere.
Questo non è un mistero.
Subito seguito dal banchiere Denis Verdini, il fedele sherpa che ha curato la compilazione delle liste.
L’altro giorno l’ex berlusconiano Guido Crosetto ha detto: “Verdini non andava candidato come Cosentino. Solo che lui comanda”.
Accanto agli impresentabili ci sono poi gli improponibili: quei candidati che non hanno problemi giudiziari ma che sono finiti in lista per i demeriti più vari.
ALLEATI IMPRESENTABILI/3
Salvino Caputo (Senato Sicilia).
Candidato di Fratelli d’Italia-Centrodestra Nazionale, la formazione di Giorgia Meloni nata da una scissione nel Pdl. Condannato in Appello a un anno e 5 mesi per tentato abuso d’ufficio.
William Casoni (Senato Piemonte).
Candidato di Fratelli d’Italia. Indagato per concorso in abuso d’ufficio nello scandalo sulla riscossione del bollo auto. Tra le carte dell’inchiesta un soprannome: “L’uomo del 10 per cento”
Agostino Ghiglia (Camera Piemonte 1). Candidato di Fratelli d’Italia.
Condannato a nove mesi di reclusione senza condizionale, nel 1986, per aggressione a due studenti.
Emanuele Locci (Camera Piemonte 2).
Condannato dalla Corte dei Conti, insieme all’ex giunta di Alessandria, per un danno erariale di 7,6 milioni di euro.
Massimiliano Motta (Senato Piemonte). Candidato di Fratelli d’Italia. Condannato nel 1986 per lo stesso reato di Ghiglia.
IMPROPONIBILI PDL/3
Lucio Barani (Senato Campania, Senato Lombardia).
Da sindaco di Aulla, provincia di Massa Carrara, fece erigere un busto di Bettino Craxi e cambiò il nome della piazza centrale: da Matteotti a Martiri di Tangentopoli. Alla Camera gira sempre con un garofano all’occhiello.
Deborah Bergamini (Camera Emilia Romagna).
Berlusconi la mandò alla Rai dove avrebbe organizzato la “Struttura Delta” per favorire Mediaset. Per lo scandalo lasciò la Rai.
Maurizio Bianconi (Camera Toscana).
Ha proposto di eliminare le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova.
Sandro Bondi (Senato Lombardia).
Ex comunista, poeta di corte. Da ministro dei Beni Culturali fece ottenere un contratto al figlio, Fabrizio Indaco, della compagna-deputata Manuela Repetti. Aveva promesso di lasciare il seggio.
Cinzia Bonfrisco (Senato Veneto).
Ha firmato un emendamento per salvare le pensioni d’oro della pubblica amministrazione
Michela Vittoria Brambilla (Camera Emilia Romagna).
La rossa del Cavaliere. Tra le meno amate di Forza Gnocca: di lei si parla in termini irriferibili e volgari nelle intercettazioni della P4 (il faccendiere pregiudicato Bisignani, amico di Letta, Gelmini e Prestigiacomo).
Annagrazia Calabria (Camera Piemonte 1).
In quota Forza Gnocca. Partecipò alla festa in costume di Carlo De Romanis, quella con le maschere da maiali che secondo Fiorito sarebbe stata pagata con i soldi della Regione Lazio.
Maria Rosaria Carfagna (Camera Campania 2).
Ex prediletta del Capo. Disse B.: “È così bella che se non fossi già sposato la sposerei”. La moglie Veronica Lario pretese le scuse con una lettera a Repubblica.
Disse Nicole Minetti al telefono con Barbara Faggioli: “Facciamo come la Carfagna. A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento, perchè lui dice me le sono levate dai coglioni, lo Stato le paga lo stipendio”.
Elisabetta Casellati (Senato Veneto).
Da ex sottosegretaria ha mantenuto la scorta, anche in vacanza a Cortina d’Ampezzo, dove si trovava la Guardasigilli Paola Severino.
Per loro due, in totale, venti agenti alloggiati in un albergo da 200 euro a notte (più una diaria-rimborso di 100 euro) per 15 giorni.
Fiorella Ceccacci (Camera Lazio 1).
Ex attrice di Tinto Brass.
Elena Centemero (Camera Lombardia 2).
Ex insegnante dei figli del Cavaliere.
Fabrizio Cicchitto (Camera Lazio 1).
Ex piduista.
Francesco Colucci (Senato Lombardia).
Siede in Parlamento dal 1972. È stato il primo condannato per voto di scambio, assolto in Cassazione. Nel suo archivio furono trovati i nomi di 3.500 raccomandati.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
UNICA MISURA CHE POTREBBE ESSERE CONDIVISA E’ L’AMNISTIA.. STRETTA SUI GIUDICI E LEGGI AD PERSONAM: CONCEZIONI OPPOSTE
Al capezzale della giustizia, schiacciata da cifre da terzo mondo, si prefigura uno scontro
epocale tra i partiti del futuro Parlamento.
Che il malato sia gravissimo è fuor di dubbio.
Saranno i magistrati, durante le cerimonie d’apertura dell’anno giudiziario in Cassazione e nei distretti, a confermarlo.
Il Guardasigilli Paola Severino ha già anticipato dati fortemente depressivi, a partire dagli anni necessari per un processo penale (7) e per uno civile (5).
Che nei prossimi cinque anni si litigherà sulle toghe è altrettanto evidente.
La destra insiste sulle misure anti-giudici già cavalcate nella passata legislatura. Il centrosinistra vuole abolire le leggi ad personam di Berlusconi.
L’unica misura che potrebbe vedere tutti (tranne la Lega) d’accordo è l’amnistia, per sfollare le carceri e sgombrare i tavoli dei magistrati.
Ma sui reati, c’è da scommettere, salterà anche quel fantomatico accordo.
Il Pdl: Magistrati da punire stop alle intercettazioni
Una sola cartella per capovolgere i capisaldi della giurisdizione. In testa c’è «la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti».
Storico cavallo di battaglia del Cavaliere.
Segue un altro mantra, «una vera responsabilità civile dei giudici».
Il terzo punto è scontato: «Norme più liberali e garantiste su intercettazioni e divieto di pubblicarle».
Tutto quello che Berlusconi non è riuscito a fare quando era al governo lo ripropone adesso nel programma del Pdl.
C’è la sostanza della famosa «grande grande grande riforma costituzionale», come l’aveva battezzata l’ex premier.
E ci sono le singole leggine ad personam. L’inappellabilità delle sentenze quando l’imputato viene assolto.
La mano morbida con la carcerazione preventiva, per evitare che tanti politici inquisiti rischino di finire in cella.
Rispunta pure il famoso “processo lungo” in cui il Pdl si copriva col giusto processo per ampliare il potere delle difese. A cominciare proprio da quelle di Berlusconi.
Lista Monti: Lotta alla corruzione il primo impegno
Monti l’ha detto più volte.
La legge anticorruzione è uscita «annacquata» per via del compromesso imposto dal Pdl.
A Giulia Bongiorno, candidata per Monti al Senato e naturale referente per la giustizia del nuovo polo, quella legge non è mai piaciuta.
A parte il capitolo «mollissimo» sull’incandidabilità («la mia proposta sì che avrebbe fatto piazza pulita degli impresentabili»), l’anticorruzione si è fermata sulla porta del falso in bilancio da riportare alla formula pre-Berlusconi e dell’auto-riciclaggio da inserire.
Sì a una nuova prescrizione «per evitare che porti all’estinzione ».
Va «ripensata nei tempi morti» dice Bongiorno che però boccia l’ipotesi Grasso: «Si può bloccare con l’inizio del processo solo se poi il processo stesso ha tempi certi». Lei comincerebbe ad allungare quella dei reati corruttivi.
Per evitare carceri affollate servono «più misure alternative».
L’amnistia «come mossa una tantum non è fattibile».
Segnale sulle intercettazioni, «va fatta una legge che eviti di pubblicare quelle private».
Il Pd: Cirielli e falso in bilancio via le norme pro-Silvio
Il cavallo di battaglia delle ormai ex toghe che stanno nel Pd – ultimo arrivato, per giunta in pole position, l’ex procuratore antimafia Piero Grasso – è cancellare le leggi ad personam.
Via la Cirielli (prescrizione accorciata, benefici ridotti ai detenuti), via il falso in bilancio (la pena passa da 5 a due anni), ma via pure leggi che, dice Grasso, «sono solo una fabbrica di detenuti» come la Bossi-Fini (immigrazione) e la Fini Giovanardi (droga).
Nettissimo «no» ad altri scudi che, «in qualsiasi momento del processo », fermino le pendenze giudiziarie del Cavaliere.
Subito la riforma della prescrizione, «che va bloccata non appena parte il processo». «Rafforzamento drastico » della legge anti-corruzione.
Norme nuove per punire l’auto-riciclaggio e per ampliare la punibilità del voto di scambio politico-mafioso.
Misure più forti per il sequestro, la confisca, il riuso dei beni della mafia.
Freddezza sull’amnistia. Dice Grasso: «Sì, ma solo “dopo” molti altri interventi strutturali». Che è come dire no.
Rivoluzione civile: Carceri e incandidabilità le vere emergenze
Rivoluzione civile dell’ex procuratore aggiunto Antonio Ingroia rompe il tabù dell’: «Sono favorevole a un provvedimento di clemenza che dia una soluzione all’emergenza delle carceri purchè non abbia lo stesso scopo delle amnistie fatte da Berlusconi per salvare impuniti e potenti».
Sulla prescrizione la proposta è tranchant: «S’interrompa quando inizia il processo, inizi a decorrere appena si ha notizia dell’esistenza del reato».
Leggi ad personam «tutte abrogate ». Introdurre subito l’auto-riciclaggio e rendere «più ampio ed efficace il 416ter».
Marcia indietro sulla concussione mediante induzione: «Va ripristinata la punizione con pena severa senza far rispondere dello stesso reato il privato che dà i soldi». Linea duri sugli incandidabili: «Ci vorrebbe una legge che escluda Berlusconi e Dell’Utri. Sarebbe l’unica ad personam accettabile. Via i condannati o rinviati a giudizio per reati gravi».
Liana Milella
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
APPELLO DELLE IMPRESE ALLA POLITICA: “SERVE UNA SVOLTA, SENZA NOI NON C’E’ FUTURO”
Trentamila imprenditori si mobilitano in 80 città italiane per chiedere alla politica, a chi guiderà il Paese nella prossima legislatura, la riduzione della pressione fiscale, nuovo credito, semplificazione burocratica, investimenti per le infrastrutture.
Rete imprese Italia (che riunisce Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani, in tutto 2,5 milioni di aziende e 14 milioni di occupati) ha presentato la sua agenda per il rilancio.
«Alzano la voce di centinaia di migliaia di imprese per chiedere una svolta nella politica economica del Paese», ha detto Carlo Sangalli, presidente di turno di Rete Imprese.
«Senza di noi non c’è futuro per l’Italia», ha aggiunto.
SCOMPARE UN’IMPRESA AL MINUTO
Le imprese, ha affermato ancora il leader di Confcommercio, lanciano «una richiesta di futuro» perchè durante il 2012 ha chiuso «un’impresa al minuto» e perchè senza impresa «non c’è futuro e non c’è la salvezza dell’Italia».
Bisogna reagire alla politica dell’austerità , ha insistito, perchè «con il solo rigore ‘al passo di caricà non si va lontano».
È ora di portare «alla ribalta delle decisioni politiche – ha spiegato – le ragioni della crescita e dell’equità , tenendo insieme – in Europa e in Italia – dinamicità dell’export e tonicità della domanda interna, politica industriale e politica per i servizi».
VIGILEREMO SULLE PROMESSE
Per Rete Imprese «l’Italia è un Paese più povero, in cui il Pil e consumi pro capite hanno fatto un balzo all’indietro di circa quindici anni».
Per questo, ha affermato ancora Sangalli, «chiediamo alla politica di non mettere in liquidazione le imprese».
Secondo Sangalli la progressiva riduzione della pressione fiscale promessa ora dal premier Monti «fa piacere agli imprenditori perchè da tanto tempo la chiedono», ma i programmi proposti dai vari schieramenti politici non devono essere «stagionali».
«Ci fa piacere – ha rilevato – che molti politici stiano raccogliendo tante delle istanze che portiamo avanti, però ci auguriamo e vigileremo che non siano programmi stagionali e cioè che terminata la campagna elettorale restino in un cassetto.
IVA E CREDITO
Nel dossier di 30 pagine di Rete Imprese al primo punto figura la riduzione della pressione fiscale (in particolare archiviazione dell’Iva, razionalizzazione dell’Irpef, taglio dell’Irap, revisione della riscossione coattiva); rilievo anche al nodo del credito alle imprese, oltre al proseguimento dell’azione di semplificazione, sviluppo del mercato del lavoro (lancio del nuovo apprendistato, sostegno al welfare contrattuale bilaterale, stop a solidarietà impropria tra i settori, con la revisione dei versamenti per l’indennità di malattia a carico di comparti, come commercio e artigianato, il cui tiraggio è basso).
ENERGIA E INFRASTRUTTURE
E ancora, necessità di investimenti in infrastrutture ed energia; nuove politiche industriali dei servizi; sostegno allo sviluppo dell’internazionalizzazione delle imprese, sviluppo della leva turismo.
La mobilitazione dell’organizzazione che conta coinvolge oggi 80 piazze in tutt’Italia. L’intervento di Sangalli è stato seguito da oltre 300 associazioni territoriali e oltre 30mila imprenditori.
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 29th, 2013 Riccardo Fucile
I FURBETTI DICHIARANO BASSI REDDITI NON SOLO PER AVERE ASSEGNI, MA ANCHE PER OTTENERE IL POSTO IN ASILI E MENSE, BORSE DI STUDIO E BUONI LIBRO
Oltre 3.500 falsi poveri, 1.047 falsi invalidi, oltre 1.200 dipendenti pubblici che avevano il
doppio lavoro, frodi previdenziali e assistenziali per 103 milioni, danni al Servizio sanitario nazionale per 72 milioni.
Sono i dati principali della lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione condotta dalla Guardia di Finanza che nel 2012 ha intensificato i controlli per garantire che i fondi pubblici siano impiegati effettivamente per il rilancio dell’economia. Complessivamente nel 2012 la Guardia di finanza ha scoperto frodi ai finanziamenti comunitari e nazionali e danni erariali per un totale di 6,5 miliardi.
Nel 2012 la Guardia di finanza ha scoperto in tutta Italia 3.556 «finti poveri», una media di quasi 10 al giorno.
Si tratta di persone che hanno «indebitamente beneficiato di prestazioni sociali agevolate» come l’accesso ad asili nido e altri servizi per l’infanzia, la riduzione del costo delle mense scolastiche, i buoni libro per studenti e le borse di studio, i servizi socio-sanitari domiciliari e le agevolazioni per servizi di pubblica utilità , luce, gas o trasporti.
Poco meno di 15mila gli interventi effettuati.
Le frodi previdenziali ed assistenziali sono costate invece alle casse dello Stato 103 milioni e hanno portato alla denuncia di 9.632 persone.
Fondi che sono andati ai 1.047 falsi invalidi e ai 3.297 falsi braccianti agricoli o sono stati spesi per pagare la pensione a soggetti morti da tempo (395 casi), gli assegni sociali (569 casi) ed altre tipologie di sostegno (655 casi).
Quanto alle truffe al Servizio sanitario nazionale, è stato accertato un danno all’erario di 72 milioni e sono stati effettuati 2.550 controlli che hanno portato alla denuncia di 1.781 soggetti.
Infine, gli uomini della Guardia di Finanza hanno effettuato quasi mille verifiche tra i dipendenti pubblici, segnalandone 1.274 per incompatibilità o doppio lavoro. Complessivamente sono state erogate sanzioni per 15 milioni
Complessivamente sono stati 1.431 i controlli per verificare i danni all’erario dello Stato effettuati dalla Guardia di Finanza su iniziativa e per conto della Corte dei Conti. Oltre ai 5,1 miliardi di danni accertati, sono stati verbalizzati 5.802 soggetti.
Quanto alle frodi ai finanziamenti nazionali e dell’Unione europea, sono state aperte 2.800 indagini che hanno consentito di scoprire 1,1 miliardi di fondi pubblici percepiti indebitamente.
I truffatori denunciati nel 2012, ai quali sono stati sequestrati beni mobili, immobili, valuta e conti correnti per un totale di 348 milioni, sono stati oltre 4.600.
argomento: Costume, denuncia | Commenta »