Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
L’IDEA DI FORZARE SUBITO PER LE URNE…VERTICE AD ARCORE E L’IPOTESI DELLE DIMISSIONI IN MASSA
La tensione è sempre più alta, e la fine del governo sembra a un passo. 
Stretto tra la pressione dei falchi che lo spingono a rompere gli indugi, e delle colombe che gli fanno intravvedere uno spiraglio, una via possibile per limitare i danni della sentenza Mediaset che comunque non potrà non avere conseguenze sulla sua vita personale e politica, Silvio Berlusconi è un fiume in piena.
E ieri sera, quando ad Arcore ha ricevuto, in compagnia dei figli, Angelino Alfano per capire da lui, in un delicatissimo faccia a faccia, quali margini reali esistano per ottenere quel «riconoscimento» delle sue ragioni, del suo status di perseguitato, delle sue ragioni che vede talmente evidenti da non poter credere che non gli siano riconosciute, il clima era da allarme rosso
Raccontano che fin dal mattino il Cavaliere fosse d’umore pessimo.
Convinto, dalla lettura dei giornali, che nessuno spiraglio si stesse aprendo – nè per volere del Pd nè del Quirinale – per garantirgli intanto un voto contrario alla decadenza in giunta per le Elezioni, e poi un provvedimento di grazia, di commutazione della pena, un gesto che possa riabilitarlo agli occhi del mondo e non costringerlo a lasciare la politica dalla porta di servizio.
Ma le parole del dalemiano Latorre favorevole al sì alla decadenza, poi durante la giornata quelle del ministro Delrio, assieme alla convinzione che gli hanno comunicato per tutta la giornata i più falchi tra i suoi fedelissimi che «Enrico Letta sta forzando perchè sa già che, se cade il governo, o Napolitano gli ridà l’incarico o comunque sarà lui a guidare il Pd al voto, per questo non ci concederà niente», lo hanno fatto sbottare
Dicono che, a sentirlo ieri, la strada da imboccare sarebbe solo una: forzare per arrivare al voto subito.
Perchè come da giorni gli sta dicendo la Santanchè «dai nostri contatti con i grillini sappiamo che anche loro vogliono andare al voto», perchè «è ancora possibile, se si vota subito, che tu presidente possa candidarti in prima persona».
Perchè insomma non ci sarebbe più niente da perdere, o si ottiene qualcosa di concreto subito (e qualcuno, come Verdini, ancora riterrebbe possibile «convincere» qualche esponente della giunta per le Elezioni a votare contro la decadenza), oppure se si devono fare «pasticci» per strappare solo qualche settimana in più di tempo, allora «è inutile impantanarci».
E perchè, numeri mai indifferenti per il Cavaliere, sondaggi concordi darebbero in chiaro vantaggio (da 1,5 a 5 punti) il Pdl sul Pd, con vittoria netta se si andasse alle urne con il Porcellum
Insomma, Berlusconi ieri è tornato a valutare anche l’ipotesi estrema: le dimissioni di massa dei suoi deputati, se Napolitano insistesse a non voler sciogliere le Camere. Perchè appunto il voto sarebbe l’extrema ratio per provare a resistere, quando tutto venga a mancare, nonostante le immense difficoltà che ci sarebbero per ottenerlo, per gestirlo, per vincerlo.
Ed è proprio su queste difficoltà che l’ala morbida, capeggiata da Alfano, sta tentando in queste ore di spiegargli, per farlo arrivare al vertice previsto per domani ad Arcore senza decisioni drammatiche già prese.
È proprio su questi tasti, sulla necessità di estrema cautela che ha battuto ieri sera Angelino Alfano: «Le elezioni non sono affatto scontate, tutt’altro. Napolitano farà di tutto per non concederle, visto che è quello che ha sempre detto», ha insistito il segretario, spiegando quello che per tutto il giorno hanno ripetuto le colombe del partito: per andare al voto subito bisognerebbe sciogliere le Camere entro la fine di settembre, tempi quasi impossibili.
E comunque, sono convinti i moderati del Pdl, il capo dello Stato potrebbe perfino dimettersi per impedire che si vada al voto con una legge elettorale che potrebbe ricreare una situazione balcanica quale quella delle scorse elezioni.
E nel frattempo Berlusconi, che dal 15 ottobre potrebbe essere ai domiciliari, cosa farebbe
Ma non solo: se anche si riuscisse miracolosamente ad andare al voto, ha continuato a spiegargli Alfano, facendo saltare l’Imu, portando di fatto con la caduta del governo all’aumento dell’Iva «noi cosa diremmo ai nostri elettori? quale sarebbe la nostra campagna elettorale? Solo un referendum sulla giustizia, in tempi di crisi e disoccupazione?».
Insomma, il dubbio insinuato non è di poco conto, mentre l’alternativa sarebbe ardua ma percorribile: insistere con il Pd per avere tempo in giunta, e su Napolitano perchè a quel punto, anche se fosse già arrivata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, possa concedere un atto di perdono, grazia o commutazione della pena.
Chiaro, l’agibilità politica per il Cavaliere non sarebbe mai più quella di prima, ma il clima, gli consigliano le colombe, cambierebbe.
E lui potrebbe rimanere leader morale del centrodestra. Peccato però che Berlusconi ad oggi non veda garanzie. Ci creda poco. Sia in un travaglio che nessuno ancora sa dire a cosa porterà .
Perchè se con la pancia ha deciso, con la testa sta ancora ragionando.
In un quadro che si fa di ora in ora più drammatico.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
IL PD GLI DARà€ TEMPO PER DIFENDERSI IN GIUNTA…COSàŒ SI CHIUDE LA FINESTRA ELETTORALE DEL 2013
Prendere tempo. L’unica strategia partorita da tutti coloro che danzano attorno alla cosiddetta agibilità politica di Silvio Berlusconi, lui compreso, è questa.
Una soluzione non c’è, prendiamo tempo.
Solo che le aspettative dietro quelle settimane che si potranno ricavare attraverso qualche tecnicismo nella Giunta delle Elezioni in Senato sono assai diverse.
Il Quirinale, per dire, che ieri è tornato al centro della scena grazie ad una sfilata di ministri ricevuti da Giorgio Napolitano, ha un’unica intenzione: chiudere la finestra elettorale d’autunno. Per questo ci tiene a dare l’idea di essere attivo sul fronte delle preoccupazioni di Silvio Berlusconi e del governo: il capo dello Stato, infatti, ieri prima s’è fatto relazionare da Enrico Letta sul suo colloquio con Alfano; poi ha ricevuto Annamaria Cancellieri — che aveva giusto in mattinata ribadito la sua preferenza per l’amnistia — per parlare di carceri e provvedimenti sulla giustizia; infine s’è intrattenuto con Fabrizio Saccomanni, reduce da una riunione tecnica sull’Imu a palazzo Chigi.
Insomma Napolitano — l’unico davvero in grado di dare qualcosa all’ex Cavaliere grazie ai suoi superpoteri costituzionali — ha passato il 22 agosto in un tour simbolico sui temi più cari a Silvio: la sua persona, la giustizia, la tassa sulla casa.
Tutto programmato, tutto già previsto, eppure le fragili speranze di vita del governo dei quarantenni esistono solo finchè esiste l’allergia al voto di Giorgio Napolitano.
Il responso del Colle dopo questa giornata particolare, pare, è che il governo potrebbe perfino farcela.
Nel frattempo, ad ogni buon conto, anche dentro al Pd ci si comincia a convincere che guadagnare un po’ di tempo non è una brutta idea.
Niente rinvii sine die della decadenza di Berlusconi e nemmeno improponibili ricorsi alla Corte costituzionale, ma qualcosa bisognerà pur concedere: la Giunta, ha detto ieri Giorgio Tonini alla Stampa, “ha il dovere di garantire un approfondimento serio, una discussione che non lasci il dubbio di una decisione affrettata”; e Luciano Violante, stavolta su Repubblica , sostiene che Berlusconi “deve avere tutte le possibilità di difendere le proprie ragioni”.
Non si parla di tempi biblici: tra bocciatura della relazione di Andrea Augello il 9 settembre, nomina di un nuovo relatore, audizioni e discussioni in punta di diritto si può arrivare tranquillamente a fine ottobre.
A quel punto non si può più votare nel 2013 e alle Camere sarebbe già cominciata la sessione di bilancio: a quel punto,con una Finanziaria aperta e senza prospettive di voto fino al gennaio/febbraio 2014, le probabilità di una crisi al buio sarebbero assai minori anche in caso di cacciata dell’ex Cavaliere da palazzo Madama.
Vuoi per la possibilità di convincere qualche gruppo di transughi grazie alla principe tra le leggi di spesa (o con qualche posto di sottogoverno), vuoi perchè Napolitano potrebbe a quel punto sbilanciarsi su una commutazione dell’intera pena, compresa quella accessoria che arriverà l’anno prossimo.
C’è una domanda a cui non c’è ancora risposta, nemmeno dopo il colloquio — non confermato — tra il presidente ad honorem delle colombe Pdl, Gianni Letta, e il capo dello Stato: perchè Berlusconi dovrebbe accettare di essere sostanzialmente messo fuori gioco senza alcuna garanzia sul suo futuro.
E, infatti, l’intervista rilasciata a Tempi e diffusa ieri non pare lasciare spazio a mezzo misure: “Se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?”, mette a verbale l’ex premier.
Non fosse stato chiaro, il nostro parla di “una sentenza infondata, ingiusta, addirittura incredibile” e sostiene che per salvarlo ci sono “molte strade”: basta seguire la Costituzione e il buon senso.
Anche Angelino Alfano, prima di presentarsi a rapporto ad Arcore, è tornato sul tema: “Chiedo al Pd che in Giunta non dia un voto contra personam. Vogliamo che la vicenda della decadenza venga trattata come se riguardasse uno dei loro senatori”.
Su questo punto, però, la risposta del Pd è sempre picche: oltre il rinvio di qualche settimana non si va: “Agli ultimatum basta rispondere con un principio molto semplice: non si barattano legalità e rispetto delle regole con la durata di un governo. Mai”, dice il ministro Dario Franceschini; “non potremo che votare la decadenza”, sostiene pure il collega (renziano) Graziano Delrio.
La soluzione, insomma, non c’è: “Secondo me finisce male. Con una crisi al buio in un momento delicatissimo”, prevede una fonte governativa democratica. Anche nell’inner circle berlusconiano, infatti, c’è già chi si prepara alla guerra: l’idea circolata in questi giorni è di fermare tutto per un po’ e far coincidere la sottrazione della fiducia al governo Letta con il lancio pubblico di Forza Italia a fine settembre.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ESCLUSO UN “MOTU PROPRIO” DI NAPOLTANO SENZA DOMANDA… PRECEDENTI, NORME, LA COSTITUZIONE STESSA VANNO IN DIREZIONE OPPOSTA ALLE SPERANZE DI BERLUSCONI
Berlusconi ha parlato direttamente con Napolitano per chiedergli la grazia? Suoi
emissari lo hanno fatto?
Fino a oggi la grazia è un chiacchiericcio affidato ai retroscena politici. Se ne fa un gran parlare, gli amici, i consiglieri più intimi, gli avvocati di Berlusconi ripetono da giorni che la grazia è “un atto necessario e dovuto” e che il capo dello Stato avrebbe dovuto già firmarla per l’ex premier il giorno dopo la sua condanna
Berlusconi in persona intende chiederla?
Il Cavaliere non intende affatto chiederla. Per due ragioni. Ritiene che se lo facesse ciò equivarrebbe a un’ammissione di colpevolezza che è lontana da lui anni luce. In secondo luogo, la domanda comporterebbe una sorta di umiliazione, sarebbe una diminutio, presenterebbe Berlusconi davanti all’opinione pubblica come un uomo in ginocchio, piegato dalla condanna, costretto a chiedere una via d’uscita che egli è convinto gli spetti di diritto.
È possibile che il presidente conceda la grazia al Cavaliere senza che questi faccia domanda?
È del tutto escluso che Napolitano si muova con una grazia “motu proprio”, come si chiama in gergo un gesto di clemenza che prescinde dalla domanda del condannato, prevista dal comma 4 dell’articolo 681 del codice di procedura penale che disciplina i provvedimenti di grazia. È stato lo stesso Napolitano a escludere in modo tassativo questa possibilità quando, il 13 agosto, ha diffuso un messaggio destinato a Berlusconi nel quale scriveva esplicitamente che “nessuna domanda mi è stata indirizzata” e che il presidente della Repubblica non può prescindere “dalla prassi seguita in precedenza” in base alla quale, negli ultimi anni, “è stata ritenuta essenziale la presentazione di una domanda”
Chi può presentare la domanda?
Può farlo il diretto interessato, o il suo avvocato, o ancora la sua famiglia. Nel caso del direttore del Giornale Alessandro Sallusti fu il suo legale Ignazio La Russa a rivolgersi al presidente della Repubblica.
Che tipo di grazia serve a Berlusconi?
Il leader del Pdl avrebbe bisogno di una grazia “totale”, cioè di un atto che cancelli non solo la condanna a 4 anni per frode fiscale per il processo Mediaset, ma anche la pena accessoria, cioè l’interdizione dai pubblici uffici, stimata in 5 anni in primo e secondo grado, e che la Corte di appello di Milano dovrà ricalcolare dopo la richiesta della Cassazione. Il pg della Suprema Corte Antonello Mura ha chiesto 3 anni
Napolitano può cancellare l’interdizione?
Il capo dello Stato ha già scritto nel suo messaggio che “un eventuale atto di clemenza individuale inciderà sull’esecuzione della pena principale”. Quindi ha escluso che possa eliminare l’interdizione. Il codice penale, all’articolo 174 che disciplina la grazia, stabilisce che il decreto deve prevederlo esplicitamente
La legge Severino, e quindi la decadenza e successiva incandidabilità del leader Pdl, può essere risolta con un provvedimento di grazia?
L’eventuale grazia non avrebbe alcuna influenza sul destino di Berlusconi in quanto senatore e su una sua futura candidatura. Egli, anche graziato, deve lasciare il Senato e non potrà essere candidabile per i prossimi sei anni.
Si può dare la grazia per garantire l’agibilità politica?
Sul punto, ovviamente, non esiste giurisprudenza.
Napolitano può commutare la pena di Silvio in un corrispettivo economico come ha fatto per Sallusti?
Il presidente può farlo, ma Berlusconi deve comunque chiedere la grazia. Ovviamente, il leader del Pdl deve valutare l’impatto negativo in Italia e all’estero di un politico e potente e ricco tycoon che, per un reato grave come il suo, finisce per “comprare” la sua libert�
Il Cavaliere, per essere graziato, deve cominciare a scontare la pena o la grazia può intervenire prima che scelga tra domiciliari e affidamento ai servizi sociali?
È sufficiente leggere i codici per capire che la grazia non può prescindere da un avvio di pena scontata. Berlusconi invece pensa esattamente il contrario.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
ORA NEL MIRINO C’E’ LETTA: “FA IL DURO CON ME PER BATTERE RENZI”…ALFANO CONTRO LA CRISI: “SE ROMPIAMO E RESTA L’IMU GLI ITALIANI CI PUNIRANNO”
«Io pretendo un risarcimento politico, non mi interessano questi giochetti sul rinvio del voto in
giunta». Berlusconi l’ha ripetuto ieri sera ad Arcore a uno sconfortato Angelino Alfano, entrato in udienza con la speranza di convincere il Cavaliere che qualcosa nel fronte del Pd si sta effettivamente muovendo.
Ma il tempo delle mediazioni scorre troppo lento per chi vede avvicinarsi sul calendario la data della propria uscita definitiva di scena. Il Cavaliere non ci sta. E se la prende ora anche con Enrico Letta: «Mi ha deluso, non è più neutrale»
Nonostante i ministri Lupi e Quagliariello si stiano dannando per convincere «gli amici del Pd» a concedere il sospirato approfondimento costituzionale sulla legge Severino, che eviterebbe il 9 settembre un «drammatico» voto nella giunta di palazzo Madama.
Nonostante lo stesso Denis Verdini gli abbia sussurrato in un orecchio che «almeno tre o quattro membri della giunta non sono mozzaorecchi e si possono convincere ».
Nonostante gli spiragli e le tante mediazioni in corso, Berlusconi sembra sempre più convinto di far saltare il tavolo.
E da ultimo, appunto, ha smesso di fidarsi anche del «nipote di Gianni»
Già l’aveva messo nel mirino per i suoi silenzi, come se la questione della condanna di «un signore grazie al quale lui siede a palazzo Chigi» non lo riguardasse.
Ma quando ieri sera Alfano gli ha riferito del rifiuto di Letta di farsi carico del «dramma umano e politico» del leader del Pdl, invitando a mantenere separato il destino del governo dalla vicenda «tecnica» del voto sulla decadenza da senatore, il Cavaliere è sbottato.
E ha ripetuto quanto lo avevano già sentito dire martedì pomeriggio ad Arcore durante la riunione del vertice del partito.
Parole di fuoco e sospetti pesanti sulle intenzioni di Enrico Letta: «Fa il duro perchè ha deciso di giocarsi la sua partita contro Renzi per la premiership».
I falchi, trovando un varco aperto, in quell’occasione avevano stillato altre gocce di veleno nel suo orecchio. Insinuando il dubbio sui reali progetti del premier che, secondo la disamina dei vari Capezzone, Verdini e Santanchè, potrebbe trarre vantaggio da una crisi del suo governo, comunque arrivato a un impasse, e ricompattare dietro di sè tutte le correnti del partito democratico ostili al sindaco di Firenze.
«Con le elezioni anticipate salterebbe il congresso, i bersaniani si terrebbero il partito e Letta potrebbe aspirare a vincere le primarie cucendosi al petto la medaglia di quello che ti ha mandato agli arresti».
Veleni che hanno trovato un terreno permeabile in Berlusconi, da settimane sospettoso di tutto e di tutti.
Arrivato persino a guardare di traverso chi insiste troppo nel proporgli la strategia del rinvio davanti alla giunta e l’ipotesi di un ricorso incidentale davanti alla Corte costituzionale.
Anche perchè allungare i tempi dell’esame sulla presunta non retroattività della legge Severino renderebbe ancora più difficile il ricorso al voto anticipato.
Che nel suo “cronoprogramma” potrebbe arrivare giusto il 24-25 novembre, con una speranza di vittoria affidata alla risalita del Pdl «in tutti i sondaggi disponibili»
Eppure il Cavaliere, se da una parte preferisce dare ascolto ai falchi e pretende senza mezzi termini che Napolitano gli cancelli la pena trasformandola in una multa, tiene aperto anche uno spiraglio per consentire alle colombe di esperire fino all’ultimo tutte le strade possibili.
È la promessa che ha fatto ieri sera ad Alfano.
Anche perchè il ministro dell’Interno si è presentato ad Arcore con argomenti solidi. Uno su tutti, l’-Imu.
«Se il governo tra una settimana abolisce per decreto l’imposta noi che facciamo? Con la crisi di governo il decreto non verrebbe convertito e gli italiani dovrebbero pagare la prima e la seconda rata. E darebbero la colpa a noi. Cioè a te»
L’altro punto dirimente della faccenda è quello dell’atteggiamento del capo dello Stato.
Dopo averne discusso a lungo con Maurizio Lupi durante una cena al Meeting di Rimini, il segretario Pdl ha ribadito al Cavaliere una convinzione diffusa tra le colombe che tengono aperto il canale di comunicazione con il Colle: Napolitano non scioglierà mai le Camere ad appena sei mesi dal voto.
Non senza aver prima fatto l’impossibile per cambiare la legge elettorale e arrivare almeno alla primavera del prossimo anno.
E se anche il Pdl dovesse togliere il sostegno all’esecutivo, con le dimissioni dei ministri, il capo dello Stato rimanderebbe Letta di fronte alle Camere per trovare una maggioranza e andare avanti.
Con o senza Berlusconi.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2013 Riccardo Fucile
QUANDO TUTTI FINGONO DI STUPIRSI CHE BERLUSCONI POTESSE ESSERE CONDANNATO
A leggere la stampa e a sentire i tg, si direbbe che il sentimento dominante di gran parte dei politici e giornalisti sia lo stupore.
Nessuno s’aspettava che B., un uomo che vive nell’illegalità fin dalla più tenera età , fosse condannato.
Eppure, senza le sue leggi vergogna, lo sarebbe stato già diversi anni fa, quando fra l’altro aveva l’età per finire in galera.
Il più stupito per la condanna di B. è B.: dopo sette prescrizioni, due reati amnistiati, tre delitti cancellati dalla sua depenalizzazione del falso in bilancio, due insufficienze di prove, 40 leggi ad (suam) personam e un indulto, senza contare i processi che non subì prima di entrare in politica perchè corrompeva i giudici e la Guardia di finanza affinchè chiudessero gli occhi sui suoi crimini, non riesce proprio a capacitarsi che i giudici siano riusciti a condannarlo una volta: infatti se ne sta asserragliato nella villa di Arcore, senza parole e senz’altre vie d’uscita che gli appelli a chi l’ha sempre salvato (Napolitano e il Pd).
I dirigenti del Pdl che, conoscendolo da almeno vent’anni, sanno benissimo chi è, sono altrettanto stupiti che un delinquente del genere sia stato condannato: non se l’aspettavano, tant’è che otto mesi fa votarono e usarono in campagna elettorale la legge Severino che dichiara decaduti e ineleggibili i condannati, e fino a un mese fa ripetevano che la sentenza Mediaset non avrebbe avuto ripercussioni sul governo: la condanna di un colpevole non l’avevano proprio messa in conto.
Anche Napolitano è stupito: tant’è che solo quattro mesi fa legò indissolubilmente la sua rielezione alla nascita di un governo di larghe intese fondato sull’alleanza fra il Pd e il partito di un signore già condannato a 4 anni in appello e in attesa della Cassazione di lì a pochi mesi.
Ed è stupito pure il Pd: infatti ad aprile fulminò Prodi e scartò Rodotà , cioè gli unici presidenti che avrebbero agevolato un governo coi 5 Stelle e non con B.; poi riconfermò Napolitano, cioè il candidato di B. al quale fece pure scegliere il premier del governissimo, il nipote di Gianni Letta: insomma si consegnò spensieratamente mani e piedi a un tipo condannato in appello per frode fiscale e in primo grado per la telefonata di Fassino, imputato in primo grado per il caso Ruby e indagato a Napoli per aver comprato senatori per rovesciare il governo Prodi.
E ora si meraviglia non solo perchè uno dei suoi processi è finito in condanna.
Ma anche e soprattutto perchè B. pretende il salvacondotto come premio di fedeltà al governo. Ma davvero Napolitano e il Pd pensavano che B. sostenesse il governo Letta per senso delle istituzioni, per spirito di sacrificio, per risolvere i problemi del Paese, per garantire agli italiani un futuro migliore e non per farsi, come sempre, i cazzi suoi?
Siccome non c’è limite allo stupore, nel Pd è tutto un pigolare inviti ed esortazioni al Pdl perchè si trasformi da partito padronale in forza democratica, abbandoni il capo al suo destino e lo rimpiazzi non si sa bene con chi.
Naturalmente molti di questi stupori sono finti.
B. & C. sapevano benissimo che uno dei processi poteva finire male per lui. Infatti sono entrati al governo per ricattarlo in cambio dell’impunità al capo.
Anche Napolitano, che è tutto fuorchè fesso, era ben conscio che poteva finire così: ma ha accettato cinicamente la situazione per restare sul Colle, magari nella segreta speranza che i giudici si lasciassero intimidire dai suoi moniti e salvassero un’altra volta il puzzone (il presidente Esposito e gli altri giudici che hanno optato per la condanna hanno avuto un coraggio da leoni, infatti ne stanno pagando il fio).
Il solo stupore che potrebbe essere tragicamente autentico è quello di certi dirigenti del Pd (esclusi i ricattati e i comprati): a furia di leggere sul Corriere e sugli altri house organ dell’inciucio che B. non è poi così brutto come lo si dipinge, che i suoi processi sono frutto non dei suoi reati ma della guerra civile, che bisogna pacificarsi con lui e altre menate da magliari, hanno finito col crederci.
Più che stupiti, sono stupidi.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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