Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PROFESSORE SI RISVEGLIA DAL LETARGO, IERI A FAVORE DI SILVIO, OGGI CONTRARIO
Mario Monti, leader di Scelta Civica, attacca il governo sull’Imu, definendo l’intenzione di abolirla
un «cedimento di Enrico Letta e del Ministro Saccomanni, di cui ho in grandissima stima, e del Pd alle pressioni del Pdl».
«L’Europa – spiega dai microfoni di Omnibus su La7 – chiedeva da tempo che l’Italia introducesse una tassazione per la prima casa, non per un sadico gusto di far pagare di più ai cittadini ma per poter ridurre semmai la tassazione sul lavoro, stimolando la produttività . Il Governo ha scelto una strada diversa, quella di arrendersi alla forte pressione del Pdl».
Per Monti «si avrà , se ho capito bene, un successo politico del Pdl, un’apparente soddisfazione per i proprietari di case e tutti i cittadini finiranno a pagare tutto questo con piccoli aumenti a piccole tasse e l’aumento dei tassi d’interesse».
E ha poi concluso affermando: «Il Governo è guidato da un partito, con il Pd pronto ad accondiscendere alle pressioni, anche se non le condivide, del Pdl e con Scelta Civica che non ha i numeri per impedire questa evoluzione. Tutto questo dà la sensazione, all’interno e all’esterno del Paese, che anche se c’è un Governo, si accettano pressioni che non hanno molto senso dal punto di vista economico e civile», conclude Monti.
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTARE, AVVOCATO CASSAZIONISTA, NON CI STA A PASSARE PER DISSIDENTE
Aperturisti, anime belle, colombe: li si chiami come si vuole, ma un fatto è ormai chiaro: nel Movimento 5 Stelle è ricominciata la caccia al dissidente.
Il post di Beppe Grillo sul ritorno alla urne con l’attuale legge elettorale ha segnato una nuova spaccatura nei pentastellati che, dopo il Restitution day di inizio luglio, le polemiche sulla diaria e le espulsioni (volontarie e non), sembravano aver ritrovato la loro compattezza politica.
Compattezza che in queste ore è andata di nuovo perduta.
Dopo aver definito ‘anime belle’ i parlamentari al lavoro per modificare la legge elettorale prima del ritorno alle urne, il megafono del Movimento ha scagliato una nuova bordata sui suoi onorevoli che si erano dimostrati critici all’idea di rivotare col Porcellum.
Questa volta l’attacco è arrivato attraverso una poesia della senatrice Paola Taverna, ospitata proprio dal blog di Beppe Grillo alla voce ‘commenti’.
Ma il creativo uso della poesia per redarguire i meno fedeli alla linea ha trovato stavolta un eletto disposto a rispondere pubblicamente a Grillo e senza affidarsi ai commenti di retroscena tanto facili da smentire il giorno dopo.
Sul proprio profilo Facebook il senatore 5 Stelle Francesco Molinari ha ribattuto con una dettagliata nota al comico genovese, definendo i suoi ragionamenti “un errore”, un “tatticismo”, un “suicidio politico”
Il senatore in questione, avvocato cassazionista, risulta dai dati di OpenPolis tra i più presenti in Aula con oltre il 90% di votazioni partecipate e appena l’1,84% di voti ribelli rispetto al gruppo pentastellato: non esattamente il profilo tipico del dissidente insomma.
Qui sotto riportiamo integralmente la nota pubblicata da Molinari su Facebook, col titolo ‘Una questione di coerenza’.
Non sono… un’anima bella ma pensare di voler andare a nuove elezioni con il Porcellum, fosse anche una provocazione, è una pericolosa contraddizione per chi non l’ha MAI accettato.
Pensare che questa legge infame – come chi l’ha creata e proposta – possa essere funzionale al nostro MoVimento, da quale sia il punto che la si voglia guardare, è frutto proprio di quella politica che combattiamo, perciò, rappresenta un errore ; o esser stati questi mesi in quelle Aule ha cominciato a modificare geneticamente qualcuno tra NOI che ora usa la TATTICA politica tanto cara a D’Alema, invece che parole di verità ?
L’unico effetto benefico – come detto in altra occasione – di immediate elezioni sarebbe il blocco del losco tentativo di modifica della Costituzione ; ma si tratterebbe di pagare un prezzo assai costoso per la Nazione e per il suo Popolo che vive, anzi, sopravvive alla giornata.
Noi dobbiamo cambiare la politica e non farci cambiare da questi politicanti !
Non esiste un solo motivo – per i nostri principi, almeno – per cui questa legge ignobile possa favorire l’avvento del cambiamento che vogliamo, ciò seguendo un discorso di concreto buon senso.
Mauro Munafò
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
L’APPREZZAMENTO DEL QUIRINALE…EPIFANI SCEGLIE LA CAUTELA ANCHE SULL’IPOTESI DI UN LETTA BIS
La partita non è ancora chiusa. E nonostante il conto alla rovescia verso la riunione della giunta
del Senato proceda inesorabilmente, nel dibattito sulla decadenza di Silvio Berlusconi potrebbe inserirsi un nuovo elemento
Al Colle, ovviamente, si muovono sempre sulle direttrici tracciate da Giorgio Napolitano nella nota del giorno prima di Ferragosto.
Ma, sempre dal Quirinale, filtra adesso la voce secondo cui il presidente della Repubblica avrebbe «letto con attenzione» e «apprezzato» l’intervista rilasciata due giorni fa da Luciano Violante al Corriere .
La stessa in cui l’ex presidente della Camera aveva delineato i margini («È legittimo») di un possibile ricorso alla Corte costituzionale rispetto alla partita sulla decadenza del Cavaliere.
In casa Pd, il primo punto è sempre quello: mantenere la linea della fermezza.
Ma tenere allo stesso tempo sono le valutazioni che vengono fatte al Senato, un occhio sugli eventuali «fattori esterni» che possono influenzare il dibattito sulla giunta per le elezioni del Senato, che il 9 settembre avvierà la procedure di voto sul Cavaliere.
E, soprattutto, chiamarsi tatticamente fuori dal dibattito che si è aperto sul Letta bis. «Noi non stiamo valutando nessuna nuova maggioranza ma stiamo cercando di fare le cose che il Paese chiede», ha detto ieri Guglielmo Epifani alla televisione del partito, Youdem
Dal Nazareno, insomma, guardano con attenzione ai possibili risvolti che possono esserci nel rapporto col Pdl. Senza mollare la posizione della fermezza, ovviamente.
Ma incassando gli «effetti» che il «lodo Violante» ha prodotto sul Pdl
Sull’ipotesi che la Consulta intervenga sulla legge Severino nel Pd c’è prudenza.
«Non mi metterei a discutere con Violante di Costituzione», sorride il senatore Giorgio Tonini. «Però, non dimentichiamo che se il Parlamento considera una legge incostituzionale la strada maestra è sempre la stessa: cambiarla».
Altra cosa, aggiunge il senatore, è se «Berlusconi riuscisse a dimostrare che quella legge non produce la sua decadenza. Ma questo deve dimostrarlo»
La questione è aperta.
Non a caso l’ex parlamentare democratico Umberto Ranieri, da sempre considerato vicino a Napolitano, aveva paventato al Mattino che, sulla decadenza dell’ex premier, «il Senato potrebbe sollevare la questione davanti alla Consulta».
Il Pd non farà il primo passo. Ma rimane cauto.
«Quella di Violante sembra una riflessione, aperture non ne vedo», ha messo a verbale ieri il capogruppo al Senato Luigi Zanda.
«Tutte le opinioni sono autorevoli, ma in questo caso siamo una forza politica ed è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario sono quelle che dobbiamo riconoscere come nostre », ha aggiunto il responsabile Organizzazione Davide Zoggia
Cautela e attenzione, insomma.
Per un Pd che deve ancora sbrogliare il nodo del congresso.
Ma che aprirà le porte della sua festa nazionale, che andrà in scena a Genova, anche ai ministri del governo Letta che vengono dal Pdl. A cominciare da Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin.
Tommaso Labate,
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
AD OGGI “COPERTA” SOLO LA RATA DI GIUGNO, DEL RESTO SI PARLERà€ A OTTOBRE
“Ancora una notte di lavoro e la portiamo in porto”. Gaetano Quagliariello inclinava all’ottimismo nella serata di ieri sulla questione Imu.
Per come sembrano mettersi le cose, però, più che altro il ministro pidiellino avrebbe potuto dire “ancora una notte di lavoro e poi un altro rinvio”.
Il Consiglio dei ministri di oggi — ammesso che si tenga, visto che mentre andiamo in stampa non è stato ancora convocato ufficialmente — dovrebbe sancire infatti l’ennesimo spostamento in avanti del problema.
O meglio: verrà sterilizzata la rata di giugno (che costa 2,6 miliardi di minori introiti) sulla prima casa e i terreni agricoli; per quella di dicembre — altri due miliardi — se ne dovrebbe riparlare invece a ottobre, con la legge di Stabilità , quando saranno definiti anche natura e gettito della famosa service tax che dovrebbe sostituire tanto l’Imu che la Tares (rifiuti e servizi comunali).
Ai sindaci intanto, ieri arrivati allarmatissimi a palazzo Chigi, è stato assicurato che slitterà a fine anno il termine per approntare i bilanci, in modo da avere chiaro quali risorse avranno a disposizione.
Il presidente Anci Piero Fassino ha messo comunque le mani avanti: “Ci è stato garantito che lo Stato coprirà in ogni caso l’intero gettito stimato per il 2013”.
Non solo dell’imposta sugli immobili deve però occuparsi il Tesoro.
Il ministro Fabrizio Saccomanni sta infatti cercando anche di trovare le risorse per “coprire” le missioni militari all’estero (sono finanziate fino a + settembre, servono 400 milioni di euro circa) e l’ultima tranche della Cassa integrazione (altri 600 milioni).
Il nodo, al solito, sono le coperture economiche.
Persino Renato Brunetta all’ora di cena sembrava ammansito: “Ci sono ancora un po’ di problemi, ma pensiamo di riuscirci”.
Come si sa da giorni, al Tesoro stanno mettendo insieme un’operazione di vero e proprio bricolage per arrivare almeno ai tre miliardi e mezzo che servono per arrivare sereni fino a ottobre: i maggiori introiti Iva dovuti al pagamento dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione (1,5-2 miliardi), qualche taglio mirato, il solito lavorio su bolli e accise, l’eterna maggiore tassazione sui giochi (le slot machine in particolare) che già fa alzare grida di dolore tra le industrie del settore.
Forse si consoleranno se entrerà nel provvedimento una delle opzioni messe sul tavolo dai tecnici per recuperare qualche soldo.
Tra le ipotesi messe sul tavolo dal Tesoro infatti — spiegano fonti governative — ci sarebbe anche un minicondono mascherato sul contenzioso proprio in materia di giochi.
I dettagli non sono al momento disponibili, ma la previsione sarebbe in singolare coincidenza con la chiusura — attesa a brevissimo — dello storico conflitto tra Corte dei Conti, Monopoli e società concessionarie sulla famosa multa da 98 miliardi.
Quella cifra non esiste più: il ricalcolo dell’infrazione ha portato la magistratura contabile a condannare le aziende ad un risarcimento di tre miliardi (l’80% degli introiti) e i Monopoli ad un danno erariale di 2,5 miliardi.
Ora, però, potrebbe venir fuori il condono mascherato (forse mini, ma magari no)
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PIANO SALVEZZA CERCA UN VARCO AL QUIRINALE
Commutare solo la pena accessoria. Ossia, solo l’interdizione dai pubblici uffici. 
È questa la carta segreta che gli uomini di Silvio Berlusconi vogliono giocare in queste ore.
Il Cavaliere, impressionato anche dagli effetti rovinosi di una crisi (per ora solo minacciata) sui titoli delle sue aziende quotate in Borsa, ha dato carta bianca a Gianni Letta per verificare se questa strada sia concretamente praticabile.
La “mission” però è piuttosto complicata. E sta irritando il Quirinale.
Che già prima di Ferragosto aveva avvertito esplicitamente che non avrebbe più tollerato forme di pressione su qualsiasi tipo di atto di clemenza
L’operazione infatti consiste non solo nel convincere Napolitano a garantire con quest’ultimo stratagemma “l’agibilità politica” del leader del centrodestra, ma anche nel persuadere Palazzo Chigi e soprattutto il Pd a prendere un po’ di tempo.
E già , perchè per attivare questo «nuovo meccanismo» – che verrebbe avviato con una richiesta formale degli avvocati di Arcore – bisognerebbe aspettare che la Corte d’appello di Milano emetta la sua decisione proprio sull’interdizione.
La sentenza è prevista per i primi giorni di ottobre. Fino ad allora, quindi, gli “ambasciatori” del Pdl devono trovare il modo di non rendere operativa la decadenza in base alla legge Severino. In sostanza allungare i tempi d’esame nella Giunta per l’immunità e nell’aula del Senato.
In effetti la procedura già prevede delle tappe che non possono essere bypassate e che di fatto portano al voto finale, quello in aula, per metà ottobre. Ma potrebbe non essere sufficiente.
Per questo l’intero centrodestra sta insistendo per il ricorso alla Corte costituzionale sull’interpretazione delle norme varate dall’ex Guardasigilli.
Ipotesi che già in tre precedenti occasioni la Giunta di Palazzo Madama aveva teoricamente ammesso pur bocciandola al momento del voto.
Al di là del giudizio di merito che la Consulta darebbe sul ricorso, comunque, si prenderebbe tempo.
«E se il Quirinale decidesse nel frattempo di poter concedere la grazia o la commutazione della sola pena accessoria – chiedono gli uomini di Berlusconi – come farebbe il Senato a esprimersi poi contro una scelta del presidente della Repubblica anche se in riferimento ad un’altra legge?». Ossia, come potrebbe la Giunta votare per la decadenza se il Colle fosse intervenuto nel frattempo a favore della cosiddetta “agibilità politica”?
In quel caso, infatti, Berlusconi sconterebbe la pena principale agli arresti domiciliari – e questo secondo le colombe berlusconiane potrebbe convincere il Pd – ma continuerebbe la sua attività di parlamentare
Questa soluzione però impone alcune precondizioni.
A cominciare dal fatto che il Pdl non dovrebbe staccare la spina al governo Letta.
Non è un caso allora che lunedì il leader del centrodestra abbia dato un bel colpo di freno ai “falchi” del suo partito.
Anche perchè il pressing della famiglia (che ieri sera ha visto a cena), di Fedele Confalonieri e di Gianni Letta sta incrinando alcune delle certezze del Cavaliere. L’andamento in Borsa del titolo Mediaset ha confermato le paure di Marina, del presidente del Gruppo e pure di Ennio Doris
Non è nemmeno un caso che nelle ultime ore Enrico Letta sia tentato di accedere alle richieste del Pdl sull’Imu.
Abolirla per tutti (almeno per quest’anno) ad eccezione degli immobili di lusso. Perchè la partita Imu è ormai strettamente intrecciata alla decadenza del Cavaliere. Sarebbe insomma un altro modo per prendere tempo
Per il Partito democratico, però, la partita rischia di essere scivolosissima.
A meno che non sia il capo dello Stato (che però nel comunicato del 13 agosto aveva riferimento solo alla pena principale) a offrire un gancio cui appendere il “salvataggio” del Cavaliere.
Il presidente del Consiglio, d’intesa con Napolitano, ripete da giorni che «sarebbe una follia andare a elezioni in autunno». Anzi, per l’inquilino del Colle è impossibile
Ma sia il premier sia il segretario Pd non sono disposti ad accettare trattative su «percorsi opachi». Solo alcune voci «autonome» tra i democratici si sono dichiarate disponibili a un dialogo.
Anche la suggestione di una nuova maggioranza non persuade del tutto il Colle e nemmeno il segretario democratico Epifani.
Il M5S non viene considerato affidabile e debole la pattuglia dei presunti dissidenti Pdl.
Il capo del governo e il leader pd temono che i venti senatori di cui si parla in queste ore, al momento della verità si riducano drasticamente non ottenendo, in cambio del «tradimento», garanzie su una futura rielezione.
E comunque si tratterebbe di una maggioranza ingestibile e risicatissima, costretta a far convivere Pd, Scelta civica, Sel e i fuorisciti del centrodestra.
«A quel punto – dicono a Largo del Nazareno – meglio votare». Mettendo in campo Matteo Renzi
Semmai qualcuno, anche dentro il Pdl, si sta interrogando sulla possibilità di sfruttare ora la situazione per dare corpo ad un nuovo centrodestra “deberlusconizzato”.
Ma le paure che attraversano quel partito sono spesso insormontabili e soprattutto manca, al momento, un leader che si assuma la responsabilità di dire – come qualche ministro di centrodestra ha fatto riservatamente in questi giorni – «tra Berlusconi e l’Italia, questa volta scelgo l’Italia»
La soluzione alternativa dunque è prendere tempo.
Far passare i giorni significherebbe spostare l’asticella del voto del prossimo autunno. E a Palazzo Chigi fanno già di conto: perchè la data ultima per sciogliere le Camere e aprire le urne nel 2013 è stata già fissata nei colloqui informali avuti dalle massime istituzioni: il giorno limite è il 15 ottobre.
Se lo si supera, la consultazione elettorale deve in ogni caso slittare al 2014.
C’è già chi invoca un precedente – molto lontano – di voto congiunto per le europee e per il parlamento nazionale (3 e 10 giugno 1979).
La partita è ancora lunga, e l’arbitro più importante resta il presidente della Repubblica.
Claudio Tito
(da “La Repubblica“)
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
MARIO MONTI E LAMBERTO DINI S’AGGIUNGONO ALLA COMPAGNIA DI GIRO CARA AL COLLE CHE VA OFFRENDO SALVATAGGI A BERLUSCONI A MEZZO STAMPA
Capito che Giorgio Napolitano è della partita, ora scendono in campo le riserve della Repubblica. Era fatale.
Da ieri il reparto “Scudi umani” della nuova Guardia repubblicana, oltre alla solita compagnia di giro in vorticoso scambio di interviste incrociate, può schierare a difesa di Silvio Berlusconi anche Mario Monti e Lamberto Dini, due economisti-politici a loro agio nelle meglio sale convegni europee e non solo.
È curioso perchè entrambi, sfruttando un senso di superiorità impermeabile ai risultati elettorali, mettono giù la faccenda con un’impudicizia a suo modo deliziosa.
Sono gli alfieri del realismo e del pensiero mainstream: per i nostri Candide questo è il migliore dei mondi politici possibile, salvaguardarlo vale qualunque prezzo, anche quello del ridicolo
IL DINI
L’ex direttore generale di Bankitalia porta nel dibattito in corso il dono di una razionalità superiore: “In questo momento la priorità è evitare la crisi di governo. Se questo è l’obiettivo, guadagnare tempo è essenziale. Avere sei mesi-un anno di tempo in più è importantissimo per mettere l’Italia al riparo dalle speculazioni finanziarie”, ha spiegato all’AdnKronos.
D’altronde, è la chiusa filosofica, “talvolta, in politica, guadagnare tempo è una variabile importantissima che può fare la differenza”.
Stabilito questo, come farlo è un problema, diciamo, secondario: Dini propende per il ricorso alla Consulta, opzione che avrebbe anche il vantaggio che alla fine l’ex Cavaliere sarebbe comunque finito (“dopo, se le norme sono applicabili, a Berlusconi non resterà che ritirarsi in buon ordine”)
IL PATRIOTA
La lunga intervista di Mario Monti al Foglio, come certe Bibbie medievali, avrebbe bisogno di un commento più lungo del testo stesso.
Lo spazio, però, è quel che è, dunque tradurremo subito brutalmente le dodicimila e dispari battute del pezzo: se vi serve un leader per il centrodestra post-berlusconiano, eccomi.
Ovviamente , il professore non è così volgare e magnanimamente aspetta di venire invocato, intanto si esercita a parlare di “sinistra illiberale” e invoca il “lascito di Berlusconi alla politica”.
Ma lui, ci si chiederà , cosa ha da offrire? Semplice.
Lui ci mette una buona parola per la grazia con Giorgio Napolitano e per il rinvio in Giunta col Pd e poi mette a disposizione di tutti quel pò-pò di credibilità internazionale.
E se Silvio dice no? Catastrofe: “Se non riusciremo a disintossicare la leadership politica del paese, non credo che l’opinione pubblica salverebbe qualcuno, falchi o colombe che siano”.
Difficile? Macchè. Io, dice Monti, ho imposto a milioni di italiani la recessione e nessuno ha detto niente, qua si tratta solo di convincere un po’ di parlamentari. Che sarà mai?
I TEATRANTI
In tournèe nei migliori quotidiani italiani c’è una straordinaria compagnia di giro: recitano con grande convinzione , va detto, variazioni attorno al tema del perdere tempo.
Umberto Ranieri, assai appetibile per via dei suoi legami col capo dello Stato, ieri si esibiva sul Foglio dopo il fortunato debutto sul Mattino.
La tesi era la solita — la legge Severino va mandata alla Consulta — con aggiunta di minacce di sfracelli elettorali per chi volesse arrivare alla rottura, Pdl o Pd che siano, e di un’esca profumata per Berlusconi: nel tempo che guadagniamo, butta là il nostro, dovremo “condurre una battaglia politica e culturale sulla riforma della giustizia”. Grande ascesa, invece, per Pier Ferdinando Casini, che passa dai palcoscenici di provincia del Nuovo quotidiano di Lecce alla ribalta nazionale di Repubblica: rinvio alla Corte costituzionale pure lui.
Piero Ostellino, che s’esibisce stabilmente sul Foglio, costruisce una mitopoiesi su Tangentopoli e pare sostenere che Berlusconi, come Craxi, sia stato “condannato perchè non poteva non sapere”.
Il che dimostra che la registrazione del giudice Antonio Esposito è tanto citata quanto non ascoltata: “È ‘na stupotaggine”, aveva spiegato nella sua lingua.
Il Corriere della Sera, invece, ieri mandava in scena Giampaolo Galli, deputato Pd ed ex Confindustria .
Forse è stato un errore dei responsabili del cartellone visto che Italia Oggi aveva già lanciato con successo il quasi omonimo e altrettanto deputato Pd Carlo Galli.
Il risultato è lo stesso: rinvio alla Consulta o alla Corte Ue della Severino.
Il socialista Enrico Buemi, invece, si rivolge direttamente alle agenzie di stampa, mettendosi per questa via a disposizione di tutti i media. La tesi pare già sentita: Consulta
LO ZIO
Ha il pregio della nettezza la posizione di Maurizio Paniz, avvocato del Pdl che occupa un posto d’onore nella storia parlamentare per come spiegò alla Camera come e quanto Ruby Rubacuori, showgirl sbarazzina, fosse nipote di Mubarak, statista eccentrico.
Paniz ha studiato, ha riflettuto e ora annuncia che “la soluzione c’è: Berlusconi può continuare a essere senatore, perchè l’interdizione e la decadenza non sono efficaci nei confronti dei parlamentari”.
Ci voleva tanto?
Marco Palombi
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
DEDICATO ALLE MACCHIETTE DI OGGI CHE PARLANO DI VALORI IDENTITARI, SALVO INDOSSARE LA LIVREA DA MAGGIORDOMO ALLA CORTE DI UN PREGIUDICATO
L’immagine della destra farlocca berlusconiana è tutta nella tragicomica farsa che sta andando in
scena da giorni: il Cavaliere pareggia le elezioni promettendo di restituire l’Imu del 2012 e di eliminare la tassa per il 2013.
Otto milioni di italiani si fidano e lo votano: non vedranno mai la somma versata per il 2012, nonostante la promessa “piuttosto ve la restituisco di tasca mia”, e per ora non hanno pagato solo la prima rata del 2013.
La media pro-capite della tassa è di circa 200 euro a testa, basterà aumentare l’accise sul tabacco o sugli alcolici, oppure inglobare l’Imu nella nuova Tarsu e la somma risparmiata da una parte gli sarà fottuta dall’altra.
Contenti loro, contenti tutti?
Manca un piccolo dettaglio identitario della destra farlocca: la battaglia dei 72.000.
Di che si tratta?
In soldoni il governo propone di eliminare l’Imu, salvo a chi possiede case di lusso, in pratica l’85% sarebbe esente, il 15% pagherebbe.
Giustamente qualcuno a sinistra si ricorda per una volta le proprie origini e si chiede per quale motivo uno che ha un mega-attico in centro non dovrebbe pagare l’Imu.
E sapete quante sono, secondo i dati ufficiali comunicati dal ministro Dal Rio, le case di lusso in Italia? Appena 72.000, appunto.
La destra farlocca che ha preso 8 milioni di voti (come la sinistra patacca) invece che considerare equa la soluzione che fa?
Dice no perchè deve tutelare i 72.000 milionari, alla faccia dei poveracci che l’hanno votata.
E chi rappresenta questa destra farlocca meglio di un frodatore del fisco condannato in via definitiva a 4 anni di galera?
Facciamo un salto nel passato, primi anni del fascismo, siamo a Genova dove opera Gerolamo Gaslini, il re degli oli vegetali, il cui nome è legato alla costruzione dell’ospedale pediatrico intitolato alla figlia Giannina, morta undicenne nel 1917.
La storia è poco nota ai non genovesi: dal 1927 al 1942 Gaslini dichiara al fisco 37 milioni di utili in totale.
Poco più di due milioni l’anno nei primi dieci anni.
Quando Mussolini seppe che un controllo fiscale aveva accertato una enorme evasione fiscale da parte dell’imprenditore, lo convocò e gli offrì una sola alternativa.
Costruire a sue spese un ospedale per bambini all’avanguardia nel mondo per curare i piccoli senza distinzione di fede, razza (meditate, razzistelli, meditate…) e classe sociale (riflettete pseudo-fascistelli da bar…), per fare ricerca scientifica e formare medici e infermieri a quel compito particolare.
Il tutto al “modico” costo di 64 milioni dell’epoca, il doppio degli utili dichiarati (non delle tasse pagate) in 16 anni da Gaslini, cifra che dovette cacciare sul’unghia.
E la struttura venne inaugurata nel 1938 (non come gli ospedali che il Cavaliere da dieci anni ci racconta di voler costruire in Africa, tanto per capirci).
Ah già , dimenticavamo: Mussolini, primo in Europa, costruiva le case popolari, non tassava i poveri per esentare i ricchi.
Forse la differenza sta qua.
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