Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
IL PDL SI RITROVA CON UN PUGNO DI MOSCHE IN MANO E SI ACCONTENTA DEL “RICONOSCIMENTO DEL RUOLO POLITICO DEL CAVALIERE”… PER LA GRAZIA OCCORRE CHE QUALCUNO LA CHIEDA: MA L’ESAME “RIGOROSO” PORTEREBBE A RESPINGERLA…E POI LA GRAZIA NON CANCELLA LA CONDANNA, L’INTERDIZIONE E IL DECADERE DA SENATORE: A CHE SERVE?
Le frasi importanti del messaggio di Napolitano
“Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto”.
«Fatale sarebbe una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica»
«In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta”
“Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale.”
«A proposito della sentenza passata in giudicato va ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto»
“Toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno”
“Non è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche».
Le reazioni di chi non ha capito nulla o fa finta di non capire
Cicchitto
“Quella del Presidente Napolitano è una prima riflessione sul tema drammatico costituito dalla condanna di Silvio Berlusconi e lascia aperti spazi significativi per quello che riguarda il futuro. C’è un esplicito riconoscimento del ruolo politico di Berlusconi . Di conseguenza reputo che bisogna misurarsi con questa prima presa di posizione del Presidente della Repubblica con senso di responsabilità e spirito costruttivo”
Gelmini
“Ci riconosciamo nella nota del Presidente della Repubblica che dimostra come il problema da noi posto dell’agibilità politica di Berlusconi non sia un fatto personale di Silvio Berlusconi ma una questione schiettamente politica. ”
Gasparri
“Il Capo dello Stato dimostra ua grande sapienza politico giuridica. Non a caso è un presidente della Repubblica che è stato eletto due volte. Dal suo comunicato emergono spiragli per un prosieguo positivo della vicenda. Non è una nota di chiusura”.
La reazione di chi ha capito abbastanza
Pittella Pd
“Il presidente Napolitano respinge al mittente ogni indebita pressione escludendo a priori fantasiose quanto incostituzionali azioni dopo il pronunciamento della Cassazione: di una sentenza definitiva non si può che prendere atto e applicarla. Berlusconi se ne faccia quindi una ragione”
La reazione di chi ha capito
Matteo Salvini Lega
“Sento puzza di fregatura”, scrive sul suo profilo Facebook Matteo Salvini, vice-segretario federale del Carroccio.
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Commento del ns. direttore
La nota del presidente Napolitano è un documento di sottile arte politica e nel Pdl solo degli incolti possono dichiararsene soddisfatti.
In pratica Napolitano chiede a Berlusconi di accettare la sentenza (e come conseguenza dimettersi da senatore prima di venire estromesso di autorità ), di non generare alcuna crisi di governo, di rivedere il suo ruolo all’interno del Pdl.
In cambio, a parte il riconoscimento della leadership del partito, non offre un bel nulla: la grazia va chiesta, ma non vuol dire che venga concessa.
Piccolo dettaglio: per ottenere la grazia uno deve assumere l’atteggiamento di chi ammette il reato e cominciare ad espiare la pena, così dice la legge.
Quindi se ne parla a novembre, quando ormai il Cavaliere sarà dichiarato decaduto da senatore e non avrà più alcun scudo contro un eventuale mandato di arresto da parte di altre procure.
Perchè la grazia, fosse anche concessa domani (e Napolitano non lo farà mai) incide sulla espiazione della pena, ma non cancella la condanna e tanto meno l’interdizione o impedisce la decadenza da senatore.
E se si volesse andare subito al voto, Napolitano lo impedirebbe per non creare turbative al Paese e fin quando non verrà cancellato il Porcellum.
Fino all’ultima minaccia: dimettersi e impedire di fatto nuove elezioni.
Gioverebbe al Pdl andare poi al voto con il peso di aver fatto cadere il governo per difendere un condannato in tre gradi di giudizio?
Un partito normale avrebbe già nominato un nuovo Presidente o segretario, ma il Pdl non è notoriamente un partito normale.
In tal senso avranno buon gioco i falchi, a breve, a denunciare la nota di Napolitano come un tentativo di prendere tempo e far rosolare il Cavaliere a fuoco lento.
Ma alternative non ne esistono, salvo la più logica: indire un congresso ed eleggere un nuovo Presidente come accadrebbe in qualsiasi altro partito europeo dove non sono ammessi leader pregiudicati.
E le future sentenze sul caso Ruby e De Gregorio potrebbero prolungare i domiciliari per altri dieci anni ( in caso di condanna infatti verrebbe meno lo sconto di tre anni sul processo Mediaset e andrebbero aggiunti gli attuali sette del caso Ruby e almeno un tre anni per il caso corruzione deputati).
Il Pdl pensa di andare avanti dieci anni così?
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
E SULLA GRAZIA PRECISA: “NESSUNA DOMANDA”
La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, è lo sviluppo di un’azione di governo che, con l’attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell’economia e dell’occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale è procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti più urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo così si può accrescere la fiducia nell’Italia e nella sua capacità di progresso. Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco più di 100 giorni; il ricadere del paese nell’instabilità e nell’incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilità di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.
Ho perciò apprezzato vivamente la riaffermazione – da parte di tutte le forze di maggioranza – del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di là di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.
Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere.
Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto. Ciò vale dunque nel caso oggi al centro dell’attenzione pubblica come in ogni altro.
In questo momento è legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui è giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni già prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed è comprensibile che emergano – soprattutto nell’area del PdL – turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalità che ha guidato il governo ( fatto peraltro già accaduto in un non lontano passato ) e che è per di più rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza. Ma nell’esercizio della libertà di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Nè è accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche.
Intervengo oggi — benchè ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione — in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o “soluzioni” che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.
A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto.
In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi è stata indirizzata cui dovessi dare risposta.
L’articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica può concedere, indica le modalità di presentazione della relativa domanda. La grazia o la commutazione della pena può essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda.
Ma nell’esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l’esclusiva titolarità , il Capo dello Stato non può prescindere da specifiche norme di legge, nè dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonchè dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal già citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso — sulla base dell’istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia — per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull’esecuzione della pena principale.
Essenziale è che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.
E mentre toccherà a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l’ulteriore svolgimento – nei modi che risulteranno legittimamente possibili – della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovrà essere la considerazione della prospettiva di cui l’Italia ha bisogno.
Una prospettiva di serenità e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della società , compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all’ordine del giorno.
Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l’alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell’ascolto reciproco e quelle possibilità di convergenza che l’interesse generale del paese richiede.
Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d’atto di esigenze più che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sarà importante per superare l’attuale difficile momento.
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
“QUEL CHE ACCADE IN ITALIA E’ INCOMPRENSIBILE ALL’ESTERO: IL CAVALIERE E’ UN BUFFONE DELLA COMMEDIA DELL’ARTE”
Agli occhi di un premio Nobel l’Italia di oggi appare come un Paese piccolo piccolo segnato da un
teatrino politico che vede come protagonista “un buffone di corte”.
Lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, in Sicilia per ricevere il premio Tomasi di Lampedusa, interviene anche sull’attualita.
E i suoi sono giudizi senza appello su una politica degradata a culto dell’immagine e dominata dal populismo.
Vargas Llosa, com’è l’Italia vista da lontano?
“Il fenomeno italiano è incomprensibile per uno straniero. Com’è possibile che uno dei Paesi con la più ricca tradizione culturale oggi sia governata dauna classe politica così mediocre? Berlusconi, per esempio, è un personaggio caricaturale, un buffone da commedia dell’arte. Io sono un liberale di destra ma non mi sento certo rappresentato da uno come lui, semmai potevo identificarmi nella destra della Thatcher. Il fatto è che la gente migliore pensa che la politica sia una cosa sporca e il risultato è la politica che abbiamo adesso. Alle nuove generazioni bisogna trasmettere il messaggio che la politica può essere una cosa creativa, uno strumento per dare soluzioni”.
È altrettanto incomprensibile, per uno straniero, il fatto che il dibattito politico italiano sia centrato sul “salvacondotto” a Berlusconi dopo la condanna della Cassazione?
“Non posso entrare nei dettagli perchè conosco poco le vostre vicende ma è chiaro che in qualunque Paese dopo il terzo grado di giudizio una persona uscirebbe dalla scena politica”.
C’è un germe che ha infettato la politica? Nel suo saggio “La società dello spettacolo” lei analizza la decadenza della cultura…
“Il degrado della politica è una conseguenza della scomparsa della cultura tradizionale che serviva a riconoscere i valori, ciò che era buono, brutto, orribile: oggi l’idea della cultura si scambia con quella dell’intrattenimento. Ed ecco che i politici oggi sono istrioni, buffoni, ma non è casuale: i politici oggi devono superare la prova dell’immagine, non quella dell’idea. E i valori oggi sono determinati da due fattori: il successo o l’insuccesso”.
Insomma, se Tomasi di Lampedusa prevedeva un’epoca di iene e sciacalli, oggi è il tempo di comici e giullari?
“Io credo che la democrazia si basi su certe idee e su certi principi. Oggi l’espressione politica che ha più successo è il populismo, che può distruggere le istituzioni, la democrazia, agendo come un virus interno”.
C’è una soluzione?
“Voglio citare Karl Popper che in un saggio scriveva come ai politici si debba chiedere di fare il minor danno possibile. La terribile crisi che sta vivendo l’Europa è la dimostrazione che la politica è enormemente distruttiva”.
Mario Di Caro
(da “La Repubblica”)
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
LA COMPAGLIA AEREA “MERIDIANA” HA REGALATO UN VOLO A/R AL SEGRETARIO NAZIONALE UIL TRASPORTI PROPRIO MENTRE SONO IN CORSO LE TRATTATIVE PER IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEI DIPENDENTI
Ferragosto alle Mauritius con il biglietto gratis, pagato da Meridiana, la compagnia aerea sarda con i conti in rosso che lotta per la sopravvivenza e si appresta a chiedere maggiori sacrifici ai suoi dipendenti.
Difficile che possa essere accaduto a sua insaputa (Scajola docet), ma certo il nome del beneficiario desta più di qualche sospetto: a partire per la meta esotica è infatti Marco Veneziani, segretario nazionale della Uil Trasporti, uno dei principali referenti sindacali assieme ai colleghi di Cgil, Cisl e Ugl nelle trattative per la definizione dei nuovi contratti del settore del trasporto aereo.
Documenti (di volo) alla mano, Veneziani risulta essere partito in vacanza nell’esclusivo arcipelago dell’oceano indiano il 4 agosto scorso assieme a un’altra persona.
Il viaggio di andata e ritorno in classe “Business” su un aereo Meridiana è gentilmente offerto dal management della compagnia aerea sarda.
A dimostrarlo è il biglietto aereo originale, inoltrato dalla segreteria dell’amministratore delegato della compagnia aerea, Roberto Scaramella, che prevede due posti per il volo di andata Roma Fiumicino-Mauritius previsto il 4 agosto e quello di ritorno — Mauritius /Roma — del 19 agosto.
Al signor Veneziani, il biglietto costerà solo 221,40 euro di tasse, mentre normalmente i biglietti andata e ritorno per due in prima classe per le Mauritius non costano meno di 2mila.
Abbiamo provato a contattare il sindacalista per chiedergli conferma del biglietto e domandargli se trovasse corretto accettare un omaggio da quella che dovrebbe essere la controparte nelle trattative sindacali.
Il telefono di Veneziani risulta irraggiungibile. D’altronde si trova in vacanza.
Questo per Meridiana è un periodo decisamente caldo, temperature a parte.
I dipendenti sono in fibrillazione: davanti a loro si prospetta un futuro di cassa integrazione e mobilità .
L’azienda ha già mandato in Cig 1.350 lavoratori, fra piloti e assistenti di volo. Mentre aumenta il lavoro per i colleghi della controllata Air Italy, la compagnia entrata a far parte del gruppo Meridiana dopo la fuoriuscita dell’ex ad Giuseppe Gentile.
Air Italy paga piloti e assistenti di volo il 30 per cento in meno rispetto a Meridiana.
Il sindacato Usb da tempo denuncia il travaso di attività da Meridiana ad Air Italy come un’operazione poco chiara e illegittima posta in essere per abbassare il costo del lavoro senza trattare un nuovo contratto con i dipendenti.
Mentre nelle ultime settimane, nel silenzio più totale, sono andate avanti le trattative di Meridiana proprio con i confederali per la ratifica del nuovo contratto di settore. Come minimo, dunque, questo viaggio per il rappresentante nazionale Uil Veneziani capita in un momento poco opportuno: quel Veneziani che nel 2011 fu il protagonista della clamorosa espulsione dell’intera squadra dei rappresentanti territoriali della Uil Trasporti e delle Rsa delle basi Meridiana di Olbia, Verona e Cagliari, 13 persone in tutto fra Rsa e delegati provinciali, che vennero commissariati dallo stesso Veneziani il giorno dopo la data dell’accordo, per non aver voluto firmare il nuovo patto con l’azienda.
La squadra di delegati — tutti eletti dai lavoratori — venne sostituita da persone nominate direttamente dal segretario nazionale.
Sul biglietto aereo omaggio l’ad di Meridiana, Roberto Scaramella, risponde attraverso l’ufficio stampa: “Escludo di aver dato una gratuità , probabilmente si tratta solo di uno sconto. Oggi, lunedì 12 agosto, il personale non è in ufficio e non è possibile fare una verifica. In ogni caso la policy commerciale dell’azienda è privata come il suo azionariato”.
Costanza Bonacossa
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
“DI SUCCESSIONI NON ABBIAMO BISOGNO, IL LEADER RIMANE SILVIO”… ANCHE VERDINI E BRUNETTA TRA I CRITICI
Maria Elvira detta Marina Berlusconi, futura Cav., era ormai quasi incoronata futura regina del Pdl
(e d’Italia) dall’intero partito-padronale di papà Silvio, quando ieri dal coro di giubilo s’è levata la bocciatura di Fabrizio Cicchitto.
Che promette di avere eco nella futura rinascente Forza Italia.
“Di successioni al momento non abbiamo bisogno, perchè il leader rimane lui, Silvio”, ha detto a La Stampa l’ex capogruppo alla Camera del Pdl.
Cicchitto auspica l’intervento di Giorgio Napolitano, per un atto di clemenza che salvi Re Silvio dalla condanna definitiva a 4 anni di reclusione.
Del resto, ricorda il deputato che spicca tra le colombe del partito di Arcore, anche Napolitano “è stato oggetto di un attacco da Palermo (trattativa Stato-mafia, ndr), da cui si è potuto mettere al riparo per le guarentigie di cui giustamente gode il Presidente della Repubblica”.
Quindi, ricordando al Capo dello Stato e agli alleati del Pd della stravagante maggioranza, che per mantenere “in vita questo Governo è tuttora indispensabile proprio Berlusconi”, Cicchitto boccia la successione a Marina come un “errore qualunque di surrogazione di tipo familiare; darebbe una sensazione di ripiego, laddove l’uomo è saldamente in campo. Semmai il problema è un altro: costruire un partito che sia veramente capace di sostenere il suo leader”.
Insomma Berlusconi deve rimanere al suo posto.
A Cicchitto si uniranno altre colombe.
Nel partito, infatti, l’incoronazione di Marina è più un’idea di alcuni che una decisione collegiale nè soprattutto necessaria.
Già il solitamente riservatissimo (e fedelissimo) Denis Verdini è stato critico: “Il passaggio a Marina? Deve dirlo Berlusconi, ma deve dirlo anche il partito, visto che siamo un partito”.
Mentre l’altrettanto fido Renato Brunetta ha definito l’ipotesi come monarchica, bocciandola decisamente.
“Non mi piacciono le dinastie, nè quelle monarchiche nè quelle repubblicane”.
Ma il capogruppo della Camera ha forse timore che con l’avvento di Marina gli equilibri di potere interni possano cambiare così radicalmente da metterlo in ombra.
Come lui molti.
Un ex ministro che conosce a fondo Silvio, Arcore, Marina e il partito fotografa in forma anonima la situazione: “Ne parla Giuliano Ferrara e ne parlano i giornali, ma è prematuro affrontare l’argomento nel partito perchè l’argomento non esiste”, confida l’oggi senatore del Pdl.
“Il problema si affronterà quando Silvio deciderà cosa fare in futuro. Se ci sarà la necessità di individuare un suo successore, uomo o donna che sia, se ne parlerà . E posso garantire che Cicchitto dà voce a una ampia parte di partito che vorrebbe il tema fosse affrontato con maggior collegialità e non limitato allo squittire di qualche presunta amica di Marina”.
Individuare quale tra le presunte amiche squittisce è difficile, considerato che le donne del Pdl sembrano tutte a favore dell’ascesa della Zarina Marina o la “principessa di ferro”, come l’ha ribattezzata la Frankfurter Allgemeine Zeitung.
La più entusiasta pare la pitonessa Daniela Santanchè, che ancora ieri ha ripetuto (ormai in trans) “ora tocca a Marina”.
La bionda robotica Laura Ravetto ha invece inserito nel suo personale copione televisivo la frase “Marina è l’erede”.
Imitata da Mara Carfagna, seppur con scarsi risultati vista la fuga cui è stata costretta dagli studi del Tg3 incalzata da Bianca Berlinguer.
Più distaccata Lara Comi (“sarebbe un’ottima prospettiva”) mentre Michaela Biancofiore si è spinta in un improbabile paragone tra Marina e il sindaco di Firenze concludendo che la primogenita del Cavaliere “è la nostra Matteo Renzi”.
Da chi comincia a rottamare nel Pdl?
Sicuramente non sarà uno scontro di genere. Almeno non lo è per Cicchitto che confida nell’intervento di Napolitano.
E, dice, “se nessuno può farci nulla” per graziare Silvio allora “prepariamoci al peggio”.
E il riferimento non è a Marina.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
SCARICA DI INSULTI SUL GIORNALISTA CHE GLI HA RICORDATO LA CONDANNA PER TRUFFA AGGRAVATA E CONTINUATA E FALSO AI DANNI DELLO STATO CHE GLI ERA COSTATA UNA CONDANNA A SEI MESI DI CARCERE
Puntata di ‘In Onda Estate’ su La7 dal titolo ‘Fenomenologia di Silvio Berlusconi’, ospiti: Vittorio Sgarbi, David Perluigi (“Il Fatto Quotidiano) e Marianna Aprile (Oggi).
Il critico parte subito con una filippica a difesa di B. e dei suoi fedelissimi, Fede tra questi, tirando dentro in paragoni, a dir poco arditi, persino Pasolini e Biagi.
Il cronista de “il Fatto” replica sottolineando come quella di Sgarbi per B. sia una “solidarietà tra pregiudicati”, vista la condanna per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato inflitta al critico nel ’96. In pratica per tre anni l’ex funzionario ha disertato il suo ufficio alla Soprintendenza di Venezia con false certificazioni.
La pena? Sei mesi e 10 giorni di reclusione e 700 mila lire di multa.
In pratica per tre anni ha disertato il suo ufficio alla Soprintendenza di Venezia con false certificazioni.
Tanto è bastato all’ex deputato liberale per farlo delirare e scaricare insulti verso il giornalista.
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
SUL TAVOLO ANCHE L’ACCETTAZIONE DELLA SENTENZA
Il chiarimento su quello che sarà o non sarà possibile fare per restituire «l’agibilità politica»
di Berlusconi richiesta, quasi pretesa, da tutto il Pdl, arriverà entro Ferragosto.
Oggi o domani infatti Giorgio Napolitano diffonderà una sua dichiarazione, che sta mettendo a punto in queste ore, per dare risposta ai molti interrogativi che il caso della condanna dell’ex premier ha suscitato.
Un lavoro, quello di studio della situazione e di chiarimento dei punti focali della vicenda, che il capo dello Stato aveva già annunciato nel suo incontro con i vertici di Pdl prima e di Pd poi, e che va avanti da diversi giorni.
Il caso è stato esaminato in tutte le sue sfaccettature, tenendo conto della casistica giuridica esistente e assieme della situazione politica delicatissima e tesa che si è venuta creare in questo particolare momento della vita del Paese.
Napolitano, per mettere a punto la sua analisi, ha lavorato a stretto contatto con il suo consigliere per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia, Ernesto Lupo, ex presidente di Cassazione.
E che un suo pronunciamento sia imminente deve essere noto anche all’entourage di Berlusconi, ai suoi consiglieri più fidati che, a partire da Gianni Letta, mantengono rapporti e consultazioni molto strette con il Quirinale in queste ore difficili.
Tanto è vero che proprio ieri ad Arcore, ormai quartier generale stabile di Berlusconi che al momento non intende affatto godersi qualche giorno di relax in Sardegna, si è tenuto un lungo summit fra lo stesso ex premier, Gianni Letta e gli avvocati Longo e Ghedini.
L’argomento sul tavolo è sempre lo stesso: come muoversi per ottenere la migliore condizione possibile per un leader politico che, come ripetono i suoi «rappresenta dieci milioni di italiani» ma da ottobre potrebbe essere costretto agli arresti domiciliari e all’esclusione, con decadenza dalla carica di senatore, da qualunque atto pubblico e politico?
Raccontano che soprattutto da Letta e Coppi sia stata ribadita a Berlusconi la necessità di non alzare i toni, ma anzi di favorire con il suo comportamento – magari anche con le dimissioni da senatore o comunque con la «presa d’atto della condanna» – un percorso che porti alla grazia presidenziale.
Servirebbe sangue freddo, pazienza, la richiesta esplicita di grazia e dunque il silenziatore per i falchi o comunque l’esclusione della linea che porta alla minaccia del voto un giorno sì e l’altro pure.
Un provvedimento di clemenza, grazia o commutazione della pena, a Berlusconi servirebbe anche per evitare guai futuri, gli ha consigliato soprattutto Coppi, e questo perchè se nei prossimi mesi arrivassero altre condanne, almeno non si sommerebbero a quella già esistente.
E però, Berlusconi è parso piuttosto scettico, se non decisamente contrario all’ipotesi di chinare «ancora una volta la testa, dopo averlo fatto tante volte senza alcun risultato, l’ultimo permettendo la nascita del governo».
E questo perchè, è stata l’analisi che pure si è fatta nel vertice, non è detto che l’eventuale «aiuto» che potrebbe fornire Napolitano a Berlusconi con un suo atto di clemenza porti davvero alla «agibilità politica» pretesa dal leader del Pdl.
Infatti, è stata una delle ipotesi prese in considerazione nell’entourage di Berlusconi, il presidente potrebbe eventualmente concedere la grazia o commutare la pena in sanzione pecuniaria, ma magari lasciando intatte le pene accessorie che pure prima o poi saranno decise dalla Corte d’appello di Milano.
Oppure, è ancora il ragionamento che si fa ad Arcore, potrebbe appunto concedere la libertà personale al Cavaliere ma lasciando che la legge Cancellieri-Severino – che prevede decadenza e incandidabilità per pene sopravvenute -, faccia il suo corso.
Il risultato? «Per avere uno sconto di pena di 9 mesi, che tanti in realtà dovrà scontarne effettivamente Berlusconi, rischiamo di legittimare con il nostro sì la sua uscita definitiva dalla politica…», dice uno dei fedelissimi che ha parlato ieri con Berlusconi.
Per questo, in attesa delle parole di Napolitano, Berlusconi continua ad essere amareggiato, nervoso, arrabbiato e – dicono – più vicino alle posizioni dei falchi che a quella delle colombe.
Certo, anche lui sa che «ottenere le elezioni sarà difficilissimo», e continua a dire che «non voglio che mia figlia Marina si candidi, non voglio che la massacrino come hanno fatto con me».
E però la tentazione di rompere resta forte.
A Napolitano tocca ora il delicatissimo compito di fornire risposte che difficilmente, anche se «equilibrate» come si prevede, metteranno d’accordo tutti.
Paola Di Caro
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
LA GIUNTA SI APPRESTA A CACCIARLO DAL SENATO, LE URNE SONO UN MIRAGGIO, E NITTO PALMA SUGGERISCE DI ATTACCARSI AL TAR
Mai come stavolta l’intreccio tra le faccende private di Silvio Berlusconi e la vita del Paese ha prodotto un groviglio praticamente inestricabile: la decadenza dal seggio e la vita del governo, la richiesta di un salvacondotto e la candidatura di Marina, la minaccia del voto anticipato e la decisione della Consulta sull’incostituzionalità del Porcellum shakerate con la sua incandidabilità .
Un bailamme incomprensibile. In attesa della “soluzione alessandrina” al nodo berlusconiano, ecco un piccolo riassunto della situazione.
Ineleggibilità .
A stare alle dichiarazioni del Pd (ieri, per dire, il capogruppo Speranza e il ministro Delrio), per l’ex Cavaliere non c’è speranza di sfangarla: alla fine l’aula del Senato voterà — entro ottobre, pare — la sua decadenza dal mandato parlamentare sulla base del decreto legislativo Severino (è ineleggibile chiunque sia stato condannato a due anni).
Questo in attesa che la Corte d’Appello di Milano riveda la sentenza sull’interdizione dai pubblici uffici, altro motivo di decadenza.
Il salvacondotto.
Il famoso segnale sull’agibilità politica di Berlusconi non arriva e probabilmente non arriverà nemmeno col colloquio tra Gianni Letta e il capo dello Stato previsto domani. Il Quirinale non può e non vuole fare nulla in questo momento: “Analfabetismo istituzionale”, è il commento che venne riservato dal Colle a chi chiedeva la grazia subito dopo la condanna del leader del Pdl.
Incandidabilità .
È la questione che più preme all’ex premier e ai suoi colonnelli: se non sarà in lista al prossimo giro, la sua carriera politica è finita e per i suoi sono dolori (meno voti e una successione che prefigura già l’implosione del partito).
Le speranze, per il nostro, sono al lumicino pure qui.
Ieri il presidente della Giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefà no, è stato netto: “In caso di nuove elezioni Berlusconi non si può candidare”. Il dlgs Severino è infatti molto chiaro: all’articolo 2 prevede che, sempre per una condanna superiore ai due anni, siano gli Uffici elettorali costituiti presso i tribunali (per la Camera) e le Corti d’Appello (per il Senato) a depennare l’incandidabile “in occasione della presentazione delle liste ed entro il termine per la loro ammissione”, “anche d’ufficio”
Il problema è che solo il nome di Silvio Berlusconi sulla scheda è la soluzione che mette tutti d’accordo e per questo i “tecnici” del Pdl stanno studiando le soluzioni possibili: “Quando uno si trova in una situazione di incandidabilità — ha spiegato ieri l’ex Guardasigilli Francesco Nitto Palma — la Corte d’Appello deve sospenderlo dalle liste elettorali, ma si può agire davanti al giudice amministrativo. Alla fine è molto probabile che il Tar respingerà il ricorso visto che la legge Severino sul punto è chiarissima, ma si può fare”.
Tradotto: se si va subito ad elezioni si impedisce alla Giunta un pronunciamento di ineleggibilità , poi si ricorre al Tar contro l’Ufficio elettorale e si chiede di sospendere quella decisione in attesa della sentenza di merito .
Quest’ultima sarà sfavorevole, ma intanto il nome finisce sulla scheda e Silvio può farsi la sua campagna elettorale.
A quel punto, forte dei suoi milioni di voti, Berlusconi invocherà la forza del voto popolare che tutto guarisce.
Un po’ arzigogolato — e quasi impossibile visto che il Tar non è competente sulle elezioni politiche — ma è l’unica possibilità che resta.
A meno che non si dia retta a Calderoli: “Per me è eleggibile e basta”.
Legge elettorale.
È l’altro corno del dilemma del voto anticipato. Napolitano ha già fatto sapere che non si voterà col Porcellum, su cui peraltro pende una decisione della Consulta (9 dicembre), che probabilmente riterrà incostituzionale il premio di maggioranza trasformando così la legge elettorale in un proporzionale puro.
Tra Pd e Pdl, però, non c’è accordo sulle modifiche: i democratici propongono un premio automatico per chi supera una soglia minima di voti (40 o 45%) o, se nessuno la raggiunge, l’assegnazione tramite un ballottaggio tra le prime due liste.
Il centrodestra vuole, invece, solo la soglia minima: con le percentuali di oggi, significherebbe le larghe intese per sempre.
Questo, in ogni caso, comporta che la finestra elettorale più probabile è tra febbraio e marzo 2014, ma con un Berlusconi ormai agli arresti domiciliari e da mesi fuori dal Senato.
Se pure ci fosse un accordo sulla rapida approvazione della nuova legge, diciamo entro ottobre, non si potrebbe comunque votare prima di dicembre, con l’ex Cavaliere sempre nella situazione di cui sopra. In mezzo, per dire, c’è da approvare la Finanziaria.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 13th, 2013 Riccardo Fucile
“VERREBBERO GIORNALISTI DA TUTTO IL MONDO A RACCONTARE LA DYNESTY”…. “RENZI NON SI CANDIDEREBBE”
Nel suo buen retiro in Maremma, «dove si sta un incanto», Giuliano Ferrara sta scrivendo il
copione di un film, con grandi attori e grandi effetti speciali.
È il copione che potrebbe diventare la scena politica dei prossimi mesi e, perchè no, dei prossimi anni.
«Ma pensa che spettacolo, Silvio Berlusconi agli arresti domiciliari che si vendica con il sangue della figlia dell’ingiustizia subita». Ride, si diverte come un matto a raccontare (lo fa quasi tutti i giorni sul suo Foglio) un possibile «grande romanzo politico, di più, sarebbe una tragedia greca, una cosa bellissima: il padre che si vendica attraverso la figlia che vince pure le elezioni. Sarebbe la voie royale per restare testardamente in gioco. Intanto pensa cosa succederebbe già se Marina si candidasse, dicendo la storia di mio padre deve continuare: piomberebbero in Italia giornalisti di tutto il mondo a raccontare la formidabile dinasty berlusconiana. E poi l’incubo…». (adesso Ferrara sghignazza).
L’incubo di chi?
«Ma come l’incubo di chi? Della sinistra no! Immaginati il faccia a faccia Marina Berlusconi-Nicola Zingaretti».
E che c’entra il presidente della Regione?
«Perchè, secondo te Matteo Renzi si candiderebbe? Si andrebbe a rinchiudere nella Torre di Arnolfo e cosa resterebbe da mettere in campo al Pd? Questo è il vero incubo di mezz’estate del Pd. Che spettacolo grandioso! Non so se Marina ne abbia voglia, vedo che smentisce, esattamente come fece il padre nell’autunno del 1993… Attenzione, io non ho informazioni privilegiate da Arcore».
Non hai sentito Berlusconi in questi giorni?
«Guarda, se vuoi fare un’intervista politica hai sbagliato persona. Se vuoi sapere indiscrezioni per fare un retroscena chiama altri. Io ti dico come la penso io, quello che mi auguro accada, poi chissà . Ma al posto degli amici del Pdl o di quello che è diventato, Forza Italia, vedo manifesti in giro per l’Italia, insomma, al loro posto non continuerei a cincischiare, a parlare di grazia, di partito, tessere e cose del genere. Farebbero bene a preparare il lancio della prima premier donna e la sinistra si beccherebbe tra i denti il fenomeno berlusconiano che si prolunga di generazione in generazione. Non starei lì a parlare di soluzione politica, salvacondotti. Lascerei i Franceschini e gli altri del Pd e del Pdl ad almanaccare di cavilli giuridici. La soluzione per sanare la grande ingiustizia inflitta al Cavaliere c’è: la famiglia, come i Kennedy, i Bush, i Ghandi. Marina, la sublime storia di un’avventura berlusconiana che un modesto novelliere della politica come me sta sognando in Maremma».
Quindi Marina perchè si chiama Berlusconi?
«Il contenuto è la persona stessa».
E i contenuti di un progetto politico?
«Il programma è una variabile ma secondaria. La storia è Berlusconi che si perpetua, lo vuoi capire o no? Marina mi piace perchè è un’altra grande storia di una inaudita avventura politica. Silvio offre una figlia alla Patria, appunto come i Kennedy, i Bush, i Ghandi fino a Sonia. Il resto è una politica noiosa, una barba infinita, il fenomeno che è stato Renzi, i convegni democristiani di Lavarone. Tutta roba che non mi intriga. Mi eccita pensare la storia di una ingiustizia e il riscatto del Cavaliere».
In galera o agli arresti domiciliari, però. Non sarebbe fuori gioco?
«Ma come fuori gioco? E’ il massimo del gioco politico, il massimo che si può pretendere dalla vita: la primogenita, manager, volitiva, la goccia del padre, che sta al fianco del padre che risponde ai giornalisti. Loro le chiedono: “suo padre è in galera per frode fiscale». E lei: “mio padre è la vittima di una magistratura politicizzata, è in carcere o agli arresti domiciliari per la sentenza che si chiama Esposito”. E l’Imu? “io che sono una manager conosco bene come vanno le cose dell’economia”. E via così».
Senza partiti.
«Ancora con questa solfa. Con Berlusconi si è passato dalla democrazia dei partiti alle leadership carismatiche».
E Marina ha la stoffa di una leadership carismatica?
«E’ presto per dirlo. Si tratta di metterla alla prova, sperimentarla, ma il solo fatto di sperimentarla sarebbe l’enorme novità di questa estate e dei prossime anni. Su, signori del Pdl, basta cincischiare con gli intrugli della clemenza…».
Non ci credi alla clemenza del Quirinale?
«A me sembra improbabile, forse sarebbe giusto un atto di clemenza, ma mi sembra improbabile».
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa”)
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