Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
QUANDO PER GRILLO IL PORCELLUM ERA “UNA LEGGE ELETTORALE INCOSTITUZIONALE”
Il Movimento Cinque Stelle annuncia una grande mobilitazione in difesa della Costituzione,
perchè (cito testualmente) un “Parlamento illegittimo di nominati” non può modificare la Carta.
Per i grillini il Parlamento è illegittimo perchè eletto attraverso “una legge elettorale incostituzionale” (parola di Beppe Grillo, novembre 2011).
Da ciò si può trarre una prima conclusione: i cinque Stelle vogliono legittimamente conquistare la maggioranza in un Parlamento che però sarebbe ancora (lo dice il capo supremo) un Parlamento illegittimo.
La seconda conclusione — se la logica ha ancora un senso — è che per Grillo la costituzionalità o meno di una legge elettorale dipende da chi vince o perde le elezioni.
Un po’ come Rodotà , che quando si comportava bene era una straordinaria occasione per il Paese e al primo cenno di dissenso è diventato un vecchio bacucco e traditore della causa.
La replica grillina è già prestampata. “Noi abbiamo la nostra proposta ma non la fanno passare, quindi si voti col Porcellum”.
Eppure qualcuno prima o poi spiegherà che in politica non funziona come all’asilo, dove uno batte i piedi e frigna finchè gli altri non gli danno la bambolina.
In politica, quando non si ha la maggioranza assoluta, le proposte si confrontano con quelle degli altri e si cercano seriamente dei compromessi.
Altrimenti si fanno solo chiacchiere.
Ma si sa, l’orrore del compromesso è il mainstream per eccellenza dei Cinque Stelle. Il grande alibi che Grillo e compagni spacciano per strategia, mentre è solo un modo furbetto di lucrare un consenso assai utile alla propaganda e ininfluente per il Paese.
Marco Bracconi
(da “La Repubblica“)
argomento: Grillo | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
A PARTE UNA TASSA SUI GIOCHI E TAGLI IMPRECISATI ALLA SPESA, MANCANO DUE MILIARDI: DIRANNO DOVE INTENDONO PRENDERLI TRA UN PAIO DI MESI…CRITICHE DAI SINDACATI E DAGLI IMPRENDITORI
Un Consiglio dei ministri relativamente breve ha dato il via libera ai provvedimenti annunciati nel pomeriggio. “È un decreto in quattro punti – ha spiegato il presidente del Consiglio Enrico Letta – Cassa integrazione, Esodati, misure per la casa e gli affitti e Imu. Per gli ammortizzatori sociali arriveranno 500 milioni di euto, 700 milioni per gli esodati (una platea di circa 6-7 mila persone).
Per quanto riguarda l’Imu viene cancellata soltanto la prima casa e le coperture sono inserite per decreto.
Sulla seconda rata c’è un accordo ma non le coperture, che verranno specificate nella legge di stabilità di autunno che dovrebbe varare la nuova Service Tax.
La nuova imposta, interamente a gestione comunale, sostituirà di fatto l’Imu dal 2014. Avrà una doppia componente, una includerà la Tares e l’altra la componente dei servizi.
La base imponibile – ha precisato il ministro Saccomanni – sarà calcolata in base alla superficie o alla rendita catastale e graverà anche sugli inquilini nel caso delle abitazioni date in locazione.
La coperta è corta, le coperture di più: cortissime.
Per questo, alla fine, l’accordo che si profila sull’Imu è soltanto a metà .
Le risorse racimolate dal ministro Saccomanni per cancellare l’Imu potrebbero bastare, ora, a scongiurare il pagamento della prima rata rinviata a giugno.
Sulla seconda ci sarebbe solo un accordo politico, ma non la garanzie finanziarie per assicurare già da adesso l’abolizione sic et simpliciter dell’imposta sulla prima casa.
Quello che Alfano e Berlusconi dimenticano di dire (ovvero che al posto dell’Imu ci sarà una nuova tassa), lo spiega il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini: “Abbiamo superato l’Imu sulla prima casa con l’introduzione di una tassa finalmente davvero federale e affidata all’autonomia dei comuni”.
Concetto approfondito da Enrico Letta in conferenza stampa: “Dal 2014 l’Imu non ci sarà più. Dal primo gennaio 2014 nasce la Service tax, che al suo interno comprenderà la Tares.
Come verrà finanziata, quindi, la rata di dicembre?
“Nel decreto che accompagnerà la legge di stabilità , il 15 ottobre, saranno indicate le coperture della seconda rata dell’Imu perchè alcune coperture si svilupperanno nelle prossime settimane”, ha detto Letta, che ha ipotizzato un aumento delle tasse sui giochi per coprire il mancato gettito, da finanziare anche con tagli delle spese e iniezione di altri 10 mld di debiti della Pa.
Alla conferenza stampa ha preso parte anche Fabrizio Saccomanni, il cui ministero poche settimane fa aveva pubblicato un documento molto critico sulle conseguenze “inique” della cancellazione dell’Imu.
Un giornalista della stampa internazionale, in conferenza stampa, ha chiesto proprio a Saccomanni come si possano conciliare quelle posizioni con la scelta fatta. Saccomanni ha risposto così: “Quel documento non esprimeva la posizione del Tesoro, ma descriveva solo i possibili scenari”.
Il risultato dell’operazione Imu è tutto riassunto nella risposta che Enrico Letta ha dato a una domanda dei giornalisti: “Quanto durerà il governo?”. “Durata indeterminata“, ha ironizzato Letta senza esitare.
Nel coro di approvazione non entrano però alcune voci: quella della Cgil, che riconosce al Cdm “primi atti, sia pur utili e importanti, ma che lasciano irrisolti i temi della cassa integrazione e degli esodati. I fondi sono totalmente esigui, servono a coprire solo l’immediata emergenza”.
Non solo, il sindacato mette l’accento su altre priorità da affrontare: “Si ripropone il tema di una restituzione fiscale al mondo del lavoro e delle pensioni in modo forte. Per la Cgil a questo punto non ci potrà essere una legge di stabilità senza una risposta fiscale al lavoro e alle pensioni”.
Ma se viene sciolto il nodo Imu “solo per il 2013 perchè aumentare tasse che nessuno toglierà , come le accise o le tasse sulle seconda casa?”, chiede il leader della Uil Luigi Angeletti e avverte che, se sarà poi necessaria una “rimodulazione nel 2014 la copertura non può che essere una tantum. Io temo invece che si vadano ad aumentare accise che poi resteranno, e mi sembra la soluzione peggiore possibile”.
Di una decisione deludente parla il presidente di Rete Imprese Italia Ivan Malavasi: “Siamo delusi. Il governo non ha ritenuto di alleggerire l’Imu alle imprese.
I capannoni, i laboratori, i negozi, le botteghe per quest’anno rimangono equiparati alle abitazioni di lusso e continueranno a pagare fino all’ultimo euro”, afferma.
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
“PROMESSO E REALIZZATO” SCRIVE BERLUSCONI, DIMENTICANDO DI STACCARE L’ASSEGNO DI 4 MILIARDI PER IL 2012… BASTA CAMBIARGLI IL NOME E LA TASSA NON C’E’ PIU (COME LE COPERTURE)
“Terminata la riunione del Consiglio dei Ministri. “Missione compiuta! Imu prima casa e
agricoltura 2013 cancellata. Parola Imu scomparira’ dal vocabolario del futuro”. Esulta su su twitter il vicepremier Angelino Alfano.
“Promesso. Realizzato -scrive in una nota Berlusconi – sull’Imu sulla prima casa e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole abbiamo mantenuto gli impegni. E l’etica in politica è mantenere la parola data. In campagna elettorale – si legge nella nota – ci eravamo impegnati a eliminare l’Imu. Non era un impegno tra i tanti, ma un punto cardinale, pratico e simbolico, del programma con cui a febbraio abbiamo ottenuto molti milioni di voti e che per questo abbiamo voluto come scelta qualificante negli accordi che hanno portato alla formazione del governo di larghe intese”.
Ma arriva la risposta di Zoggia (Pd): “Berlusconi, Gasparri e compagnia sono senza vergogna. I provvedimenti di oggi sono stati varati dallo stesso governo che fino a poche ore fa il Pdl voleva far cadere per sottrarre Berlusconi alla condanna definitiva inflittagli dalla magistratura dopo 3 gradi di giudizio. Ricatti tentati ma respinti dal Pd. Senza dimenticare che le tante tasse che gli italiani hanno dovuto pagare sono state il risultato del disastro economico provocato dell’incompetenza del governo Berlusconi”
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO COME BERLUSCONI RESTERA’ IN CIRCOLAZIONE PER ALMENO ALTRI DUE ANNI
“Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assediarle e rovesciarne lo Stato senza operazioni prolungate”.
Bisogna leggere la plurimillenaria opera del grande generale e filosofo cinese Sun Tzu, autore de L’Arte della Guerra, per avere la fotografia esatta della piega presa dal dibattito sulla decadenza da senatore del pregiudicato Silvio Berlusconi.
Senza aver sparato un solo colpo il Cavaliere è a un passo dalla vittoria.
Intimoriti dal volteggiare dei falchi, blanditi dal tubare delle colombe, ammaliati dal sibili ricattatorii della Pitonessa, i sempre più teorici avversari dell’ex premier paiono prepararsi alla ritirata.
L’annuncio è stato significativamente dato da due dei supposti dieci saggi di Giorgio Napolitano.
Secondo Valerio Onida (saggio in quota Sel) e Luciano Violante (saggio in quota Pd) la legge Severino sulla decadenza dei condannati va sottoposta all’esame della Corte Costituzionale.
Entrambi sono certi che la norma, approvata pochi mesi fa dal parlamento quasi al completo, sia perfettamente legittima.
Tutti e due spiegano che non è una legge penale e che quindi ha valore retroattivo.
Ma con salto carpiato aggiungono che sollevare un’eccezione davanti alla Consulta non sarebbe una “dilazione”, ma l’applicazione della Costituzione.
Anzi, spiega Violante, Berlusconi tanto che c’è potrebbe pure rivolgersi pure alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.
Lasciamo ad altri il dibattito sulla questione giuridica.
I pareri in proposito si sprecano e sono nel 99 per cento dei casi concordi nell’affermare che la giunta per le immunità del Senato non può sollevare la questione davanti alla Corte.
Anche perchè un parlamento che impugna una legge chiarissima appena fatta entrare in vigore è materia da esperti in malattie mentali, non da tecnici del diritto.
Più interessante è invece capire la strategia seguita dal Cavaliere frodatore del fisco per tentare di uscire dai guai.
Un piano che, se realizzato, potrebbe permettergli di restare a Palazzo Madama, non per mesi, ma per anni.
La manovra ideata prevede più tappe.
Il ricorso alla Consulta, che tanto piace agli uomini più vicini al Colle, se otterrà il via libera parlamentare partirà infatti solo a metà autunno.
Tenuto conto dei tempi della Corte difficilmente verrà esaminato prima della tarda primavera o dell’estate del 2014.
E anche se verrà respinto ci vorranno poi altri mesi per votare la decadenza.
Ipotizzare che il Cavaliere arrivi al 2015 ancora indossando il laticlavio non è insomma troppo sbagliato.
Contemporaneamente, come fatto balenare dallo stesso Berlusconi durante il vertice di Arcore di sabato 24 agosto, l’ex premier chiederà l’affidamento in prova ai servizi sociali. In questo modo la Corte di Appello di Milano e poi la Cassazione che dovranno stabilire la durata della sua interdizione dai pubblici uffici saranno costrette a venirgli incontro.
Visto il suo buon comportamento l’interdizione non sarà più di tre anni (il massimo consentito), ma molto inferiore. Forse un anno o un anno e mezzo.
Anche qui poi ci vorrà un voto dell’assemblea per arrivare alla decadenza.
Ma già in passato – è accaduto nel caso del forzista Gianstefano Frigerio condannato per corruzione, concussione, finanziamento illecito e ricettazione — i parlamentari hanno finito per ritenere estinta l’interdizione dai pubblici uffici dei propri colleghi pregiudicati “in conseguenza dell’esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali”.
Non c’è quindi ragione per ritenere che Berlusconi subisca un trattamento diverso da quello di Frigerio.
A quel punto si entra in nuovi affascinanti scenari: è divertente (o agghiacciante, a seconda dei punti di vista) immaginare cosa accadrà se il Senato dovesse calendarizzare il voto sul Berlusconi interdetto dai pubblici uffici prima di quello sul Berlusconi decaduto a causa della legge Severino.
Da una parte i colleghi gli diranno che può restare con loro perchè ormai riabilitato, dall’altra dovranno (o dovrebbero) espellerlo in virtù di norme ideate per tutelare la reputazione delle istituzioni infangate dalla presenza di condannati al loro interno.
Lo faranno con facilità ? Dubitare è lecito.
Più semplice è credere che assisteremo a nuove settimane di snervanti discussioni, magari in attesa della Corte europea dei diritti dell’Uomo, i cui tempi sono ancora più lunghi rispetto a quelli della Consulta.
Certo, Berlusconi ha anche altri processi in corso.
Nel 2014 si dovrebbe, per esempio, celebrare l’appello per il caso Ruby. Ma questo, per il momento, non è un problema. Anche in caso di conferma della condanna in secondo grado la Cassazione non si esprimerà prima del 2015 o forse anche più in là , visto che i reati contestati non si prescrivono.
Il tempo che voleva, insomma, l’ex premier sente di averlo ormai quasi in tasca.
Per questo adesso ha ordinato ai suoi di tacere.
Dal Colle il segnale che chiedeva, tramite Violante e Onida, è arrivato.
Ora spera in quello del Pd. Ma non ha fretta.
Bisogna lasciar lavorare la Giunta. I generali impazienti, insegna Sun Tzu, perdono le guerre. E lui almeno quelle politiche da vent’anni a questa parte è abituato a vincerle. Di solito per la momentanea assenza del nemico.
Peter Gomez
argomento: Berlusconi | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
MONTI APRE ALLA GRAZIA SMENTENDO LA LEGGE DEL SUO GOVERNO, VIOLANTE E FIORONI PERORANO IL RICORSO ALLA CONSULTA… IL 9 SETTEMBRE LA SEDUTA NON DECIDERA’ NULLA
“Sì alla grazia, se Berlusconi si ritira dalla vita politica”. Parola di Mario Monti, ora solo senatore,
ma fino a ieri firmatario, da premier, della legge anticorruzione ‘colpevole’ di voler far decadere il Cavaliere.
Oggi, però, l’ex rettore della Bocconi spinge per la via d’uscita morbida dall’impasse, al pari di un altro ‘insospettabile’, quel Luciano Violante che, pur rispettando la linea del Pd, ha confermato che occorre “decidere dopo aver ascoltato le difese”.
La questione è sempre quella: il rinvio alla Consulta della legge Severino-Monti sul caso Berlusconi per farne slittare la decadenza.
E il diretto interessato? Non rimane a guardare: oltre a ‘silenziare’ i suoi per evitare altre polemiche e favorire il dialogo con i pontieri del Pd, deposita in Giunta una lettera in cui annuncia il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro l’applicazione della norma in questione.
“Guadagnare tempo”: la strategia del Pdl funziona
La strategia pidiellina del prender tempo per trovare una soluzione politica alla fine politica di Silvio Berlusconi, quindi, continua ad ottenere risultati.
Uno su tutti: la seduta della Giunta per le elezioni e le immunità , in programma il 9 settembre, con tutta probabilità non sarà quella decisiva per mettere la parola fine sulla decadenza da senatore del Cavaliere.
Un pronostico che fino a qualche giorno fa era difficile anche da immaginare.
Il motivo dell’inversione di rotta? Il grimaldello giuridico del Pdl (l’incostituzionalità della legge Severino) continua a trovare sponde, non solo negli ex alleati del Pd ma anche in parlamentari di altri schieramenti.
Un ponte, quello tra Pdl e avversari, rinvigorito dai pareri pro veritate dei giuristi di area Berlusconi.
Sei, al momento, le relazioni depositate alla presidenza della giunta per le elezioni del Senato: tra queste, anche quella a firma dei costituzionalisti Beniamino Caravita di Toritto, Giuseppe de Vergottini e Nicolò Zanon e un’altra vergata dal componente del Csm Giorgio Spangher.
Il contenuto è univoco: la legge Severino è una norma “intrinsecamente irragionevole” perchè mette in contrasto potere giudiziario e potere politico.
“O è incostituzionale la legge o è incostituzionale il decreto legislativo” hanno scritto i tre giuristi perchè — come ha fatto sapere il Pdl — “una legge ordinaria, come la ‘Severino-Monti’, non può violare il diritto all’elettorato passivo tutelato dalla Carta“.
Quello che è valso per oltre casi precedenti in cui nessuno ha sollevato ricorsi, ora non vale più per il Cavaliere.
Oltre ai sei pareri pro veritate, tra i documenti depositati in giunta anche una lettera scritta da Silvio Berlusconi, in cui il Cavaliere annuncia il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro l’applicazione della legge Monti-Severino.
Quella dei pareri pro veritate, del resto, è una carta che i berlusconiani caleranno sul tavolo nel momento opportuno per rinviare il parere della Giunta e prender tempo.
Il 9 settembre, raccontano da Palazzo Grazioli, il relatore Andrea Augello terrà il suo intervento. Se la sua proposta finale dovesse essere bocciata dalla maggioranza della Giunta a quel punto bisognerà nominare un nuovo relatore e si aprirà la procedura di contestazione.
Questo significa che bisognerà convocare una nuova udienza pubblica con annesso slittamento del voto.
E qui entrano in ballo le relazioni in questione.
Dopo l’intervento del relatore, infatti, qualche senatore azzurro potrebbe (condizionale d’obbligo) chiedere di adottare i pareri pro veritate di costituzionalisti e giuristi di fama.
Che vuol dire altre sedute, altro tempo utile a disposizione in attesa dell’uscita delle motivazioni della sentenza della Cassazione su Mediaset e qualche margine in più di trattativa.
Tra i democratici Fioroni appoggia lodo Violante
Sul piano giuridico, quindi, il Cavaliere ha ancora qualche freccia nella sua faretra.
Un dato di fatto che sta avendo anche ripercussioni politiche. Il muro erto dal Pd sulla questione decadenza, infatti, non è granitico come vogliono far sembrare da Largo del Nazareno.
Qui, infatti, tengono ancora banco i discorsi sul ‘lodo Violante’, con il fronte di coloro che vogliono cercare di salvare il governo a ogni costo che s’ingrandisce ogni giorno.
Violante, dal canto suo, a Repubblica Tv ha risposto alla netta chiusura di Epifani. “Rispetto la linea del partito, ma bisogna decidere dopo aver ascoltato le difese” ha detto il ‘saggio’ del Pd, la cui proposta — non è un mistero — è piaciuta non poco al Colle, sempre favorevole alla pacificazione ormai perduta nelle larghe intese.
“Se ci fossero i presupposti potrebbe essere legittimo il ricorso alla Corte Costituzionale o, per altre ragioni, alla Corte di giustizia del Lussemburgo. Se ci fossero i presupposti, ripeto” sottolinea Violante, spiegando che la “posizione del Pd” in merito al voto sulla decadenza è “quella del segretario Epifani”.
“La mia è un’opinione personale” precisa Violante.
Che poi aggiunge: “Epifani ha anche detto giustamente che Berlusconi ha il diritto di difendersi e se ha diritto di difendersi, gli altri hanno il dovere di ascoltare e decidere dopo aver ascoltato la difesa”. Quanto alle indiscrezioni su un possibile ‘interesse’ del Colle sulla sua posizione, Violante taglia corto: “Non ne so nulla”.
Al fianco del saggio del Pd, si schiera l’ex ministro Beppe Fioroni, che chiede al partito di non essere prevenuto nei confronti di Berlusconi.
“Se il Pdl dispone di elementi di chiarimento, seri e che non siano nè sotterfugi nè banali perdite di tempo, allora non cambierebbe molto decidere il 9 settembre o più in là ” dice a Formiche.net l’ex democristiano, che valute “le parole di Violante come un’opinione seria a sostegno dell’idea che si possano concedere approfondimenti a chi abbia dubbi, se i dubbi sono reali. D’altra parte questa è una posizione perfettamente compatibile con quella di chi ha, dalla propria parte, la certezza delle singole convinzioni”.
Fioroni, tuttavia, non vuol sentire parlare di salvataggio “perchè ci metterebbe su un binario fuorviante”, avverte.
A caldeggiare la via d’uscita o almeno il rinvio della fine del Cavaliere non c’è solo Violante, ma anche altri rappresentanti politici di ogni schieramento.
Detto di Pierferdinando Casini (che spinge per il rinvio del caso Berlusconi alla Corte costituzionale), spingono per la pacificazione con il Pdl anche Lamberto Dini e, come detto Mario Monti.
Il primo parla chiaro: “In questo momento la priorità è evitare la crisi di governo. Se questo è l’obiettivo, guadagnare tempo è essenziale” spiega l’ex direttore di Bankitalia, secondo cui “avere sei mesi-un anno di tempo in più è importantissimo per mettere l’Italia al riparo dalle speculazioni finanziarie”.
“Come principale forza di maggioranza — è il ragionamento di Dini — il Pd è pienamente coinvolto e allora potrebbe non ostacolare il ricorso alla Corte Costituzionale affinchè stabilisca, come ha suggerito anche Luciano Violante, la costituzionalità e l’applicabilità delle norme della legge Severino. Dopo di che — conclude l’ex premier — se le norme sono applicabili, a Berlusconi non resterà che prendere atto e ritirarsi in buon ordine, altrimenti il Cavaliere potrà restare in Parlamento“.
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
I RISULTATI DEL SONDAGGIO LA STAMPA-CEIS: “POCHI TIFANO PER L’ABOLIZIONE TOTALE, SOLO IL 12,8%”
Imu o non Imu, questo è il problema.
Nelle stanze della politica non si parla d’altro ma, almeno a giudicare dai risultati dell’indagine condotta da LaStampa.it, non è l’imposta sugli immobili a togliere il sonno agli italiani.
Toccherà al consiglio dei ministri di oggi decidere sul destino della tassa della discordia, introdotta dal governo Berlusconi nel marzo del 2011 – non doveva riguardare la prima casa e sarebbe entrata in vigore solo dal 2014 – poi anticipata dall’ex premier Mario Monti.
L’esenzione totale sulla prima casa costerebbe alle casse dello Stato quattro miliardi di euro, senza contare che per scongiurare l’aumento di un punto percentuale dell’Iva almeno fino alla fine dell’anno serve un altro miliardo.
La partita è delicata: per il centrodestra l’abolizione della tassa è la condizione fondamentale per la sopravvivenza dell’esecutivo guidato da Enrico Letta.
Ma che ne pensano gli italiani?
Secondo i dati elaborati dal Ceis di Tor Vergata, dei più di 1000 lettori che tra luglio e agosto hanno risposto al questionario della Stampa, il 60% ritiene necessario un intervento del governo, mentre il 40% preferirebbe pagare la tassa sulla prima casa e destinare ad altro il gettito Imu.
Tra chi chiede di ridurre l’imposta, appena il 12,8% sogna un’abolizione totale: un dato ancor più sorprendente se si considera che circa l’80% degli intervistati è proprietario di una o più case.
La stragrande maggioranza desidera una riduzione, ma limitata: potendo disporre dei quattro miliardi della manovra, il 90% preferirebbe destinare meno di due miliardi alla diminuzione del prelievo.
Tra questi il 23% vorrebbe abbassare l’imposta solo per chi ha una casa di scarso valore, considerando anche il numero degli abitanti, il 20% vorrebbe che gli sgravi si calcolassero sul reddito Irpef, il 17% in base all’Isee.
Se il 14% è favorevole a esentare dal pagamento solo chi è più in difficoltà , un altro 10% vorrebbe invece ridurre l’imposta dello stesso importo per tutti, senza tener conto di reddito e valore catastale.
Chi si dice favorevole a un intervento sull’Imu sono per lo più lavoratori dipendenti e pensionati, con un reddito familiare netto tra i 20mila e i 40mila euro l’anno, con un minore livello di istruzione e peggio informati sui reali importi della tassa.
Ma se per un giorno i lettori potessero vestire i panni del ministro del Tesoro, a che cosa destinerebbero i 2 miliardi di euro raccolti con l’Imu?
Come ormai da mesi ripetono senza sosta – e pare anche senza ottenere granchè – commercianti, artigiani, liberi professionisti e piccoli imprenditori, al primo posto, con oltre il 50% delle risposte, c’è la riduzione delle pressione fiscale sui redditi di famiglie e imprese.
Il 16,7% degli intervistati ha scelto di destinare il tesoretto immaginario all’istruzione, seguita da sanità (7%), riduzione del debito pubblico (9%), assistenza sociale (3,5%) e un programma di aiuti per le famiglie in affitto (2,3%).
Protagonista indiscussa della politica, l’Imu non sembra quindi una priorità .
«Un altro dato interessante riguarda l’informazione economica: oltre il 70% di chi ha optato per un intervento del governo, ha un’idea errata e sovrastimata dell’Imu media pagata dagli italiani, in particolare tra chi vorrebbe eliminarla del tutto – commenta Vincenzo Atella, direttore del Ceis di Tor Vergata -. Quella che il nostro laboratorio di lettori della Stampa ci sottopone è un’agenda economica molto diversa da quella della politica. La scelta di abolire l’Imu è sostenuta da una frazione molto piccola, le risorse si vorrebbero concentrare altrove. E se anche gli italiani nel complesso la pensassero così? Non sarebbe interessante saperlo?».
(da “La Stampa“)
argomento: casa | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PROFESSORE SI RISVEGLIA DAL LETARGO, IERI A FAVORE DI SILVIO, OGGI CONTRARIO
Mario Monti, leader di Scelta Civica, attacca il governo sull’Imu, definendo l’intenzione di abolirla
un «cedimento di Enrico Letta e del Ministro Saccomanni, di cui ho in grandissima stima, e del Pd alle pressioni del Pdl».
«L’Europa – spiega dai microfoni di Omnibus su La7 – chiedeva da tempo che l’Italia introducesse una tassazione per la prima casa, non per un sadico gusto di far pagare di più ai cittadini ma per poter ridurre semmai la tassazione sul lavoro, stimolando la produttività . Il Governo ha scelto una strada diversa, quella di arrendersi alla forte pressione del Pdl».
Per Monti «si avrà , se ho capito bene, un successo politico del Pdl, un’apparente soddisfazione per i proprietari di case e tutti i cittadini finiranno a pagare tutto questo con piccoli aumenti a piccole tasse e l’aumento dei tassi d’interesse».
E ha poi concluso affermando: «Il Governo è guidato da un partito, con il Pd pronto ad accondiscendere alle pressioni, anche se non le condivide, del Pdl e con Scelta Civica che non ha i numeri per impedire questa evoluzione. Tutto questo dà la sensazione, all’interno e all’esterno del Paese, che anche se c’è un Governo, si accettano pressioni che non hanno molto senso dal punto di vista economico e civile», conclude Monti.
argomento: Monti | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PARLAMENTARE, AVVOCATO CASSAZIONISTA, NON CI STA A PASSARE PER DISSIDENTE
Aperturisti, anime belle, colombe: li si chiami come si vuole, ma un fatto è ormai chiaro: nel Movimento 5 Stelle è ricominciata la caccia al dissidente.
Il post di Beppe Grillo sul ritorno alla urne con l’attuale legge elettorale ha segnato una nuova spaccatura nei pentastellati che, dopo il Restitution day di inizio luglio, le polemiche sulla diaria e le espulsioni (volontarie e non), sembravano aver ritrovato la loro compattezza politica.
Compattezza che in queste ore è andata di nuovo perduta.
Dopo aver definito ‘anime belle’ i parlamentari al lavoro per modificare la legge elettorale prima del ritorno alle urne, il megafono del Movimento ha scagliato una nuova bordata sui suoi onorevoli che si erano dimostrati critici all’idea di rivotare col Porcellum.
Questa volta l’attacco è arrivato attraverso una poesia della senatrice Paola Taverna, ospitata proprio dal blog di Beppe Grillo alla voce ‘commenti’.
Ma il creativo uso della poesia per redarguire i meno fedeli alla linea ha trovato stavolta un eletto disposto a rispondere pubblicamente a Grillo e senza affidarsi ai commenti di retroscena tanto facili da smentire il giorno dopo.
Sul proprio profilo Facebook il senatore 5 Stelle Francesco Molinari ha ribattuto con una dettagliata nota al comico genovese, definendo i suoi ragionamenti “un errore”, un “tatticismo”, un “suicidio politico”
Il senatore in questione, avvocato cassazionista, risulta dai dati di OpenPolis tra i più presenti in Aula con oltre il 90% di votazioni partecipate e appena l’1,84% di voti ribelli rispetto al gruppo pentastellato: non esattamente il profilo tipico del dissidente insomma.
Qui sotto riportiamo integralmente la nota pubblicata da Molinari su Facebook, col titolo ‘Una questione di coerenza’.
Non sono… un’anima bella ma pensare di voler andare a nuove elezioni con il Porcellum, fosse anche una provocazione, è una pericolosa contraddizione per chi non l’ha MAI accettato.
Pensare che questa legge infame – come chi l’ha creata e proposta – possa essere funzionale al nostro MoVimento, da quale sia il punto che la si voglia guardare, è frutto proprio di quella politica che combattiamo, perciò, rappresenta un errore ; o esser stati questi mesi in quelle Aule ha cominciato a modificare geneticamente qualcuno tra NOI che ora usa la TATTICA politica tanto cara a D’Alema, invece che parole di verità ?
L’unico effetto benefico – come detto in altra occasione – di immediate elezioni sarebbe il blocco del losco tentativo di modifica della Costituzione ; ma si tratterebbe di pagare un prezzo assai costoso per la Nazione e per il suo Popolo che vive, anzi, sopravvive alla giornata.
Noi dobbiamo cambiare la politica e non farci cambiare da questi politicanti !
Non esiste un solo motivo – per i nostri principi, almeno – per cui questa legge ignobile possa favorire l’avvento del cambiamento che vogliamo, ciò seguendo un discorso di concreto buon senso.
Mauro Munafò
argomento: Grillo | Commenta »
Agosto 28th, 2013 Riccardo Fucile
L’APPREZZAMENTO DEL QUIRINALE…EPIFANI SCEGLIE LA CAUTELA ANCHE SULL’IPOTESI DI UN LETTA BIS
La partita non è ancora chiusa. E nonostante il conto alla rovescia verso la riunione della giunta
del Senato proceda inesorabilmente, nel dibattito sulla decadenza di Silvio Berlusconi potrebbe inserirsi un nuovo elemento
Al Colle, ovviamente, si muovono sempre sulle direttrici tracciate da Giorgio Napolitano nella nota del giorno prima di Ferragosto.
Ma, sempre dal Quirinale, filtra adesso la voce secondo cui il presidente della Repubblica avrebbe «letto con attenzione» e «apprezzato» l’intervista rilasciata due giorni fa da Luciano Violante al Corriere .
La stessa in cui l’ex presidente della Camera aveva delineato i margini («È legittimo») di un possibile ricorso alla Corte costituzionale rispetto alla partita sulla decadenza del Cavaliere.
In casa Pd, il primo punto è sempre quello: mantenere la linea della fermezza.
Ma tenere allo stesso tempo sono le valutazioni che vengono fatte al Senato, un occhio sugli eventuali «fattori esterni» che possono influenzare il dibattito sulla giunta per le elezioni del Senato, che il 9 settembre avvierà la procedure di voto sul Cavaliere.
E, soprattutto, chiamarsi tatticamente fuori dal dibattito che si è aperto sul Letta bis. «Noi non stiamo valutando nessuna nuova maggioranza ma stiamo cercando di fare le cose che il Paese chiede», ha detto ieri Guglielmo Epifani alla televisione del partito, Youdem
Dal Nazareno, insomma, guardano con attenzione ai possibili risvolti che possono esserci nel rapporto col Pdl. Senza mollare la posizione della fermezza, ovviamente.
Ma incassando gli «effetti» che il «lodo Violante» ha prodotto sul Pdl
Sull’ipotesi che la Consulta intervenga sulla legge Severino nel Pd c’è prudenza.
«Non mi metterei a discutere con Violante di Costituzione», sorride il senatore Giorgio Tonini. «Però, non dimentichiamo che se il Parlamento considera una legge incostituzionale la strada maestra è sempre la stessa: cambiarla».
Altra cosa, aggiunge il senatore, è se «Berlusconi riuscisse a dimostrare che quella legge non produce la sua decadenza. Ma questo deve dimostrarlo»
La questione è aperta.
Non a caso l’ex parlamentare democratico Umberto Ranieri, da sempre considerato vicino a Napolitano, aveva paventato al Mattino che, sulla decadenza dell’ex premier, «il Senato potrebbe sollevare la questione davanti alla Consulta».
Il Pd non farà il primo passo. Ma rimane cauto.
«Quella di Violante sembra una riflessione, aperture non ne vedo», ha messo a verbale ieri il capogruppo al Senato Luigi Zanda.
«Tutte le opinioni sono autorevoli, ma in questo caso siamo una forza politica ed è evidente che le parole pronunciate dal nostro segretario sono quelle che dobbiamo riconoscere come nostre », ha aggiunto il responsabile Organizzazione Davide Zoggia
Cautela e attenzione, insomma.
Per un Pd che deve ancora sbrogliare il nodo del congresso.
Ma che aprirà le porte della sua festa nazionale, che andrà in scena a Genova, anche ai ministri del governo Letta che vengono dal Pdl. A cominciare da Gaetano Quagliariello, Maurizio Lupi e Beatrice Lorenzin.
Tommaso Labate,
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Giustizia, PdL | Commenta »