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ALFANO E QUEL “NO” CHE STUPI’ SILVIO

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

IL RIFIUTO DELLA VICEPRESIDENZA DI FORZA ITALIA:”NON CHIEDO NULLA”

Alfano ha pensato che, declinando la sua offerta, Berlusconi capisse quanto tiene alla sua richiesta
Ed è così che l’altra sera, dicendo no alla vicepresidenza di Forza Italia ha detto sì all’unità  del partito, a cui il Cavaliere tiene in questa fase sopra ogni cosa. «Presidente, non chiedo nulla per me», l’ha interrotto subito Angelino: «Sgombriamo il campo da questo falso problema».
Sono tanti i motivi per cui il vicepremier si è deciso al passo che ha meravigliato l’interlocutore.
Un po’ perchè non voleva e non vuole che la proposta sembri un ricatto (da parte sua) o un regalo (da parte di Berlusconi), un po’ perchè «è un modo per agevolare la mediazione nel partito» del Cavaliere, «togliendo ogni pretesto che possa creare elementi di disturbo», e un po’ perchè la proposta – inserita così nel negoziato – snatura quel rapporto a cui Alfano continua a tenere.
Angelino aspetta che Berlusconi «senta» di fare ciò che l’altra sera prometteva di fare
Ecco l’elemento psicologico che affiora, in una discussione durante la quale il vicepremier non ha fatto concessioni per rappresentare al Cavaliere la propria lealtà , a suo dire diversa da quella del capo dei lealisti, Fitto, «che lei deve aver eletto a portavoce, visto che ha annunciato le sue scelte di convocare l’ufficio di presidenza e di anticipare il Consiglio nazionale».
E ieri Berlusconi – ricevendo la Gelmini e la Carfagna – ha convenuto che «Angelino non ha torto».
Che sia stata una botta di gelosia o una reazione politica, poco importa, ciò che Alfano ha chiesto è che nella futura Forza Italia sia garantita la «tutela» delle aree che la comporranno e la chiarezza sulla linea da seguire
Sebbene l’incontro sia stato interlocutorio, sebbene si siano ripromessi di vedersi la prossima settimana, il vicepremier deve aver ricevuto rassicurazioni se ieri si diceva «fiducioso in un esito positivo», anche per aver sentito il Cavaliere parlare «per la prima volta» dell’esecutivo con toni che prefigurano «un orizzonte più ampio»: «D’altronde non è pensabile che la stabilità  del governo venga tradita un mese dopo essere stata confermata. D’altronde la linea di Berlusconi è stata sempre quella di tenere separate – con indignazione e talvolta con legittimo disprezzo – le sue vicende personali dalle vicende politiche»
E non c’è dubbio che Alfano sia schierato a difesa di Berlusconi nella sfida della decadenza, ma chiede che «la linea sulle larghe intese, linea vincente voluta dal presidente, sia confermata dal partito».
Invece il documento votato dall’ufficio politico del Pdl contiene una «sfumatura non chiara», laddove prima si parla del confronto – «necessario» – sulla finanziaria «e un paragrafo dopo si considera un eventuale voto negativo verso Berlusconi sulla decadenza una cosa “inaccettabile”, prefigurando così scenari di crisi».
È vero, la stabilità  non è un valore in sè, è vero «il Paese può amare o meno un esecutivo di larghe intese, ma di sicuro non ama l’horror vacui della crisi».
È questo il caposaldo di chi rappresenta l’area degli «innovatori», «una classe dirigente che – volendo riaffermare la linea moderata di Berlusconi – in questa fase di inevitabile contesa nel partito si è forgiata. E in questi giorni di tempesta, nonostante sia stata sottoposta a operazioni di terrorismo mediatico, non si è fatta intimidire ma si è rafforzata».
Questa area «va tutelata» al pari delle altre, attraverso meccanismi statutari che devono essere introdotti nella futura Forza Italia.
Alfano ha proposto a Berlusconi di inserire due coordinatori con compiti e funzioni nella definizione delle liste elettorali.
Non è stata la richiesta di una minoranza, gli innovatori si considerano «maggioranza nel partito», dunque nel Consiglio nazionale, e sostengono di aver superato «quota trenta» al Senato
Su questo punto il vicepremier ha esortato il Cavaliere a fare attenzione ai numeri, perchè chi ha fatto di conto in sua vece si è già  sbagliato altre volte «mettendola a repentaglio, presidente».
Non voleva essere una dimostrazione di muscoli, quella di Alfano, nè un modo per forzare il suo interlocutore, la prova è stata in quel suo declinare «l’offerta personale» per accogliere «la richiesta politica» dell’unità  sotto il vincolo della chiarezza.
Le prove che attendono il governo non sono facili, Alfano è «preoccupato» per le tensioni che si stanno creando sul caso in cui è stato coinvolto il Guardasigilli, e intanto aspetta la decisione di Berlusconi, convinto anche che «si vada ristabilendo» quel rapporto messo alla prova nell’ultimo mese.
Ma non c’è scarto, non c’è idea di scissione in Angelino: «Nessuno osi separare ciò che venti anni di militanza hanno unito».
È un messaggio ai lealisti che gli danno del «traditore», così come a quegli «innovatori» che meditavano il divorzio.
Ma è anche, anzi soprattutto, un segnale a Enrico Letta…

Francesco Verderami
(da “Il Corriere della Sera”)

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SVELATI TUTTI GLI STUDI SEGRETI PER LA DISCESA IN CAMPO DI MARINA

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

OSTACOLI, VANTAGGI E PROGRAMMA

Nessun dettaglio viene trascurato per preparare la discesa in campo di Marina Berlusconi. Le tappe tradizionali della successione dinastica saranno tutte rispettate, dall’avvelenamento dei fratelli al matrimonio concordato con un altro leader del centrodestra mondiale (i più accreditati, dopo l’uscita di scena di Bokassa, sono Vladimir Putin e Marine Le Pen).
GLI OSTACOLI
Lo staff di esperti che assiste l’Infanta non si nasconde gli ostacoli, quasi tutti derivanti dallo scomodo paragone con una figura paterna così importante.
Riuscirà  per esempio Marina a indossare scarpe con i tacchi altrettanto alti?
O a molestare con uguale spontaneità  i leader maschi durante i summit internazionali? O a raccontare con naturalezza le barzellette ormai tanto care all’opinione pubblica italiana, come quella sulle mestruazioni delle suore, quella sulla fellatio tra gorilla, o sul negro che si crede un ebreo?
E quali effetti speciali dovrà  adottare per far dimenticare agli elettori le straordinarie trovate di suo padre, dal vulcano finto alle boule dell’acqua calda per gli ospiti riempite di brodo di carne, dal reggiseno di ermellino offerto in dono alla Regina Elisabetta al presepe vivente interpretato da attori dell’Actor’s Studio regalato al papa nel 1997 e tutt’ora esposto in Vaticano?
Insomma, come si fa a garantire agli italiani l’ineguagliabile tasso di burinaggine al quale Berlusconi li ha abituati?
QUESTIONE GIUDIZIARIA
Ecco il vero punto dolente, che tanto preoccupa l’entourage della signora. Marina è incensurata: come può fare presa nell’elettorato di suo padre?
Tra i possibili rimedi, convincerla a rapinare la sede centrale della Banca d’Italia a volto scoperto e in favore di telecamera, in modo da garantirle finalmente un mandato di cattura, e aprire anche lei l’esaltante capitolo della persecuzione giudiziaria.
Ma qualcuno obietta che sarebbe molto difficile riconoscerla da un frettoloso filmato in bianco e nero: nella sola Milano sono più di 20 mila le donne tra i trenta e i novant’anni con i connotati identici a quelli di Marina dopo essersi sottoposte a lifting.
Si è fatto avanti un chirurgo estetico della nouvelle vague, che nei suoi rifacimenti facciali si ispira a Picasso e si dice in grado, con un solo intervento, di rendere Marina inconfondibile.
Ma è una strada troppo macchinosa. L’altra soluzione sarebbe proporre l’onestà  come un valore: ma sarebbe ancora più macchinoso.
I VANTAGGI
Dalla parte di Marina ci sono, però, anche innegabili vantaggi.
Per esempio deve mantenere solo quattro persone: una coppia di domestici filippini, un personal-trainer cosacco e l’autista Ambrogio.
Nel libro paga del padre le persone da mantenere sono invece più di 2 mila, e non tutte escort, come vorrebbe far credere la propaganda di sinistra.
Ci sono infatti, tutte scrupolosamente annotate, anche le categorie “donnine”, “attricette”, “amichette”, “entraineuses”, “massaggiatrici”, “cocottes”, “prostitute”, “baldracche” e “senatori”.
Il budget personale di Marina è dunque infinitamente inferiore a quello del padre, e permetterà  alla nuova leader di riversare tutte le risorse economiche di famiglia nell’attività  di partito.
Secondo indiscrezioni avrebbe già  ordinato, per ciascuna delle migliaia di sedi di Forza Italia sparse nel territorio, posate da pesce, secchielli per il ghiaccio e uno schiaccianoci d’argento, tutti oggetti ritenuti indispensabili per rimarcare la nuova attenzione del centrodestra per le donne.
IL PROGRAMMA
Meno tasse, minore presenza dello Stato, tagli alla spesa pubblica, snellimento della burocrazia, misure che favoriscano le imprese: sono gli stessi identici punti di suo padre nel 1994.
Vent’anni dopo conservano intatta la loro validità  perchè, una volta al governo, Berlusconi non ha messo in pratica neppure una virgola di quel programma, per poterlo consegnare, vent’anni dopo, ancora intatto a sua figlia Marina.

Michele Serra
(da “La Repubblica”)

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MA ALFANO RESISTE: “IL PARTITO E’ DIVISO, NON COMANDI SOLO TU”

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

BERLUSCONI PUNTA A SPACCARE IL FRONTE DEI DISSIDENTI PRIMA DELLA SUA DIPARTITA

Nel giorno del suo compleanno (ieri ha compiuto 43 anni) Alfano ha tentato l’ultima disperata mediazione con Berlusconi.
Ieri sera ha varcato ancora una volta il portone di Palazzo Grazioli per ribadire al Cavaliere che la decadenza da senatore non deve portare alla crisi di governo.
E che Forza Italia deve rinascere su un patto chiaro, un patto che vede al comando la diarchia Berlusconi-Alfano.
Ormai ci sono due componenti del partito: «Una si riconosce in te, un’altra si riconosce in me. La convivenza si può reggere su una regola statutaria che garantisce entrambi. Non ci può essere un potere totale di una delle due componenti, anche perchè non è vero che la stragrande maggioranza del Consiglio nazionale sta solo da una parte. In ogni caso non intendo firmare il documento votato dall’ufficio di presidenza».
Documento che ha segna il ritorno a Forza Italia attraverso l’azzeramento di tutte le cariche del partito, a cominciare da quella del segretario, come aveva chiesto Fitto insieme a falchi e lealisti.
Ma Berlusconi vuole che Alfano firmi quel documento.
Un ultimo appello prima della rottura definitiva. Un appello che ieri sera l’ex premier ha fatto al suo ex delfino per non dividere il partito e regalare un vantaggio alla sinistra che «mi sta pugnalando e sbattendo fuori dal Parlamento».
Raccontano di ponti d’oro ad Angelino: l’assicurazione che sarà  lui il candidato premier del centrodestra e l’uomo forte della nuova Forza Italia.
Racconti che non corrispondono a quanto Berlusconi ha veramente detto al suo interlocutore. In ogni caso si tratterebbero di promesse alle quali Alfano non crede più.
Il vicepremier vuole sentire altro: una parola definitiva sulla tenuta del governo, cosa che l’ex premier non promette. Anzi, pensa di passare all’opposizione un minuto dopo il voto sulla decadenza.
Ieri Berlusconi ha rilanciato sulla legge di stabilità . Vuole una modifica profonda di alcune parti, soprattutto per quanto riguarda le tasse sulla casa. «Se la risposta di Palazzo Chigi sarà  soddisfacente, allora continueremo a sostenere il governo», ha detto Berlusconi, senza però spiegare come è possibile conciliare questo aspetto con il problema della decadenza.
Alfano ha lavorato molto sul fronte della legge di stabilità . In oltre due ore di vertice a Palazzo Chigi con Letta e Saccomanni ha cercato di trovare una soluzione sulla service tax che possa andare bene al Cavaliere.
Il premier e il ministro dell’Economa vogliono aiutare il vicepremier, cercano di non offrire il fianco agli attacchi dei falchi, ma le modifiche alla legge di stabilità  non saranno tali da accontentare il leader del Pdl.
La verità  è che Berlusconi sa benissimo che non può ottenere ciò che vuole.
Sa altrettanto bene che la dead line per lui rimane la decadenza. E su questa trincea che aspetta tutti e continua a chiedere ad Alfano il massimo del sacrificio e di lealtà : le dimissioni da ministro, anche se gli altri ministri non dovessero farlo.
Ecco allora qual è la vera operazione che l’ex premier sta tentando: spaccare il fronte dei dissidenti, spezzare il filo che lega Angelino al resto dei governativi duri e puri, convincerlo di non seguire la linea di Quagliariello e Cicchitto.
Firmare il documento votato dall’ufficio di presidenza e il passaggio a una Forza Italia d’opposizione è un modo per metterlo con le spalle al muro.
Il comunicato di ieri in cui il Cavaliere invoca l’unità  serve a tentare di sfilare la sua giovane promessa alla fronda interna, assorbire una parte dei senatori Pdl che il 2 ottobre hanno firmato la mozione di fiducia a Letta.
Infatti il punto è questo: questi senatori, che tra l’altro crescono di giorni in giorno, terranno botta?
Tutto dipende dalle garanzie che Alfano dà  sulla durata del governo fino al 2015. Garanzie che dipendono da cosa farà  Renzi: se dovesse puntare alle urne, riuscendo nell’impresa, coloro che seguiranno Alfano si troverebbero bruciati.
È l’atroce dubbio che Berlusconi ha instillando nella mente dello stesso Alfano. E che fa dire a Gasparri «ma chi glielo fa fare ad Angelino di seguire i professionisti del nulla? Ha 43 anni, ha una vita davanti. Se la legge di stabilità  non viene migliorata lui si troverà  ad avere spaccato il partito, scontentato i nostri elettori e perso l’occasione di rientrare alla grande in Forza Italia».

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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MA UN MINISTRO NON PUO’ AVER AMICI

Novembre 2nd, 2013 Riccardo Fucile

CASO CANCELLIERI: NON BISOGNA DARE L’IMPRESSIONE CHE ESISTANO ITALIANI DI SERIE A E ALTRI DI SERIE B

Sarà  certamente vero, come assicura la Procura di Torino, che se Giulia Maria Ligresti è stata scarcerata, non lo è stata per l’intervento del ministro Cancellieri.
Però la storia non è bella.
E soprattutto non è una di quelle storie di cui abbiamo bisogno in questo momento di – come si usa dire – «disaffezione alla politica».
I fatti sono questi. Nel luglio scorso, praticamente l’intera famiglia Ligresti finisce agli arresti nell’inchiesta sulla compagnia assicurativa Fonsai.
Agli arresti Salvatore Ligresti, il capostitite, e tre suoi figli, tra cui Giulia Maria.
Per quest’ultima ci sono parecchie preoccupazioni, perchè in passato ha sofferto di anoressia. Come potrà  reggere al carcere? Il 17 agosto Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti, parla al telefono con Antonino, il cognato, e dice che il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, sua vecchia amica, «potrebbe fare qualcosa per Giulia».
Il 28 agosto le porte del carcere, per Giulia, si aprono.
Grazie a un intervento dall’alto? Alcune telefonate tra la Fragni e il ministro lo fanno sospettare. Lei, Annamaria Cancellieri, viene interrogata dai magistrati torinesi e conferma di essersi interessata, di avere «sensibilizzato i due vice capi dipartimento del Dap (…) perchè facessero quanto di loro stretta competenza per la tutela della salute dei carcerati».
È stato, spiega ancora, «un intervento umanitario». E senza alcuna violazione di legge.
Certamente sarà  così, nessuna violazione della legge. Ma la storia, dicevamo, è brutta lo stesso. O almeno imbarazzante. Perchè?
Annamaria Cancellieri è una specie di incarnazione di quel che gli italiani chiedono, anzi pretendono, dopo tanti anni di malcostume politico: una figura super partes, al servizio delle istituzioni e non di una parte politica.
Così è sempre stata: ha fatto il prefetto, poi il commissario a Bologna e a Parma, amministrando (bene) i Comuni in sostituzione di giunte e di sindaci travolte da scandali.
Quando, terminato il commissariamento a Bologna, il Pdl le chiese di candidarsi a sindaco, lei rispose di no, per non perdere la sua imparzialità .
È stata ministro dell’Interno in un governo tecnico, quello di Monti; e lo è della Giustizia in uno di larghe intese. Sempre senza essere «in quota» a nessuno.
La stima che si è conquistata, Annamaria Cancellieri se l’è meritata: e non è un caso se il suo nome è a un certo punto circolato perfino per il Quirinale.
Quando è diventata Guardasigilli, ha preso subito a cuore la condizione dei carcerati, e s’è data da fare, per quanto ha potuto, per alleviarne le sofferenze.
Se dice che il suo intervento in favore di Giulia Maria Ligresti era motivato dalla preoccupazione per le condizioni di salute, c’è da crederle.
Però, c’è un però. Annamaria Cancellieri è appunto amica da decenni di Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti; e suo figlio, Piergiorgio Peluso, è stato dirigente della Fonsai. Così quelle telefonate e quell’intervento – per legittimo e ininfluente che possa essere stato – dà  agli italiani l’impressione che come al solito ci sono cittadini (in questo caso detenuti) di serie A ed altri di serie B, senza alcuna suocera o zio amici del ministro.
Si dirà  che le impressioni non sono fatti. È vero. Ma fino a un certo punto.
Mai come in questo periodo la politica ha bisogno che perfino la moglie di Cesare sia al di sopra di ogni sospetto: troppi scandali o scandaletti, favoritismi e raccomandazioni, troppe buone parole e dì che ti mando io hanno indotto gli italiani a pensare che sia tutto uno schifo, anche peggio di quello che è.
Per questo, anche se si è intervenuti in favore pure di altri detenuti, quando chiama un’amica bisognerebbe rispondere «agli altri sì ma a te no, proprio perchè sei mia amica».
Oggi viene richiesto, a chi è in politica, un supplemento quasi disumano di impeccabilità .

Michele Brambilla
(da “La Stampa”)

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