Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
L’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA: “IN MOTO LA MACCHINA DEL FANGO”
Berlusconi minaccia i suoi dissidenti: «Guardate come è andata con Fini…». Ecco, presidente Fini, ci
dica lei com’è andata.
C’è stato l’esito totalmente negativo alle elezioni di febbraio. Ne ho preso atto senza attribuire agli elettori la colpa, da quel momento ho riflettuto sugli errori commessi e sulle cose da fare in futuro. Ho dedicato questi mesi a scrivere per Rizzoli un libro che si intitola “Il ventennio” , dove ripercorro la storia del mio rapporto con Berlusconi; lo sto presentando tramite iniziative in tutta Italia. Ho dato impulso alla Fondazione Liberadestra con l’obiettivo di far lievitare la consapevolezza, specie tra i giovani, sui rischi che correrà l’Europa se non saprà rinnovare il suo appeal, oppure sui limiti dello Stato sociale come l’abbiamo conosciuto finora, o su tante altre idee ancora».
È il trampolino per rituffarsi nella politica?
«Se per politica lei intende fondare partiti, oppure bussare alla porta di quelli che già ci sono per ottenere un posto, non ci penso affatto. Men che meno ho intenzione di candidarmi alle prossime elezioni europee».
Che emozioni le suscita quanto accade nel Pdl?
«Mi conferma quanto è vero l’antico detto per cui “il tempo è galantuomo” e i nodi vengono al pettine. Si dimostra una volta di più che la mia polemica non era una ribellione sedata con la forza ma il tentativo di cambiare rotta al centrodestra italiano».
Un tentativo finito male, ne converrà col Cavaliere…
«Non ho difficoltà ad ammetterlo. Il disegno di Monti, mio e di Casini era viziato all’origine, perchè il terzo polo che ci riproponevamo di fare esisteva già , lo rappresentava Grillo. E noi di questo non ci eravamo accorti».
Che altro avete sbagliato?
«Fu un errore presentare la nostra alleanza come obbligata per via del sistema elettorale, con una lista al Senato e tre alla Camera, senza un progetto condiviso e mai una manifestazione in comune. Si diede il senso della disunione. C’è di più. Tanti elettori di destra, che avevano capito e condiviso le ragioni del dissenso con Berlusconi, non ritrovarono nel programma di Monti la destra che loro cercavano. E in effetti, di destra ce n’era ben poca».
Torniamo all’oggi, al dramma di Alfano…
«Capisco la sua angoscia. Lui e gli altri ministri Pdl sono stretti tra l’interesse del Paese e il loro rapporto con Berlusconi, al quale diversamente da me loro devono proprio tutto, mai sarebbero arrivati in Parlamento e men che meno al governo senza il Cavaliere».
Il quale ora pretende le loro dimissioni dal governo…
«Berlusconi fa quello che ha sempre fatto: dà ordini. La natura della sua personalità è incompatibile con opinioni diverse dalla propria. Chi non è d’accordo o viene cacciato o se ne va. Tutta intera la sua filosofia si riassume nella concezione aziendale, o padronale, o proprietaria: ognuno la chiami come vuole. Ma finchè si tratta del Milan e di Mediaset, passi. Non è invece accettabile nel caso di un partito politico».
Le «colombe» Pdl temono il «metodo Boffo», fatto di dossieraggi ai loro danni. Lei può dire di averlo sperimentato…
«Siccome la ferita è ancora aperta, tutto questo mi indigna. Ci sono quelli che solo oggi scoprono l’acqua calda, magari perchè hanno paura di restarne scottati».
Si riferisce ad Alfano?
«A tutti e a nessuno in particolare. Ma chi aveva gli occhi per vedere, già nel mio caso avrebbe dovuto denunciare l’uso di metodi intimidatori che nulla hanno in comune con la libertà dell’informazione. Si va a rovistare nel privato, si mette in moto una macchina del fango, si spargono rappresentazioni calunniose…».
C’è sempre la rivalsa dell’azione legale, non crede?
«Io alla giustizia ho fatto ricorso, e pure qualche giornalista è già stato condannato per diffamazione e sulla famigerata vicenda di Montecarlo, la Procura di Roma ha archiviato la denuncia a mio carico».
Secondo lei, Berlusconi è finito?
«Non è ancora fuori gioco. Nel Paese un consenso, sia pure calante, gli rimane. E sono convinto che lui controlli tuttora i due terzi del partito. Ma l’epilogo del ventennio è alle porte. E lo spazio invaso dal berlusconismo prima o poi verrà occupato da altri. Il mio auspicio è che siano i giovani a farsi protagonisti, perchè non esistono uomini per tutte le stagioni».
Ma perdoni se insisto: è proprio sicuro che la crisi del Pdl non le fa venire voglia di tornare in pista?
«Le ripeto di no, a ripropormi come uomo di partito non ci penso minimamente. Chi come me ha una storia alle spalle, può solo offrire un aiuto con l’esperienza e, se ne possiede, con le idee».
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE MULE’ AMMETTE CHE STA LAVORANDO A UN’INCHIESTA SU ALFANO IN VISTA DEL CONSIGLIO NAZIONALE…E RIECCHEGGIANO LE MINACCE DI BERLUSCONI: “RICORDATI DI FINI”
“Il metodo Boffo è messo in conto, se dissentiremo ne saremo probabilmente vittime, ma non abbiamo paura” le parole di Angelino Alfano, intervistato da Maria Latella su Skytg24, davano già da domenica la misura il clima da big bang, nonostante gli ultimi tentativi di mediazione, che si sta respirando in queste ore dentro il Pdl.
Tra polemiche sui numeri a colpi di tweet (noi siamo di più, voi non sapete quanti siamo noi) e guerre ornitologiche (falchi, falchetti e colombe), uno dei veri incubi del vicepremier ma di tutta la componente dei cosiddetti traditori, è che i giornali di berlusconiana matrice mettano in piedi il cosiddetto metodo Boffo: scavo nel tuo privato e costruisco lo scandalo per costringerti a risponderne di fronte all’opinione pubblica.
Dopo Fini (ricordate il caso della casa di Montecarlo?) potrebbe essere il turno di Angelino Alfano.
A scoprirlo è stato il vicepremier stesso; da un amico fidato ha saputo che un giornalista di Panorama era a caccia di indizi sulla sua vita privata.
E dunque ora la domanda è: che cosa sta cercando il settimanale della Mondadori? Quali scandali? Quali pericolosi retroscena sulla vita del (ormai ex) delfino del Cav?
“Mai fatto dossier contro nessuno – risponde al Messaggero il direttore del Giorgio Mulè – quello che ho chiesto di fare a due bravi cronisti è preparare due ritratti, uno di Alfano l’altro di Fitto in vista del consiglio nazionale di sabato”.
Respinta ogni accusa di dossieraggio dunque: “Quando sento qualcuno (il riferimento è al ministro degli interni, ndr) di questi signori dire che Berlusconi sguinzaglia noi giornalisti come fossimo killer, lo ritengo inaccettabile, falso e inquietante”.
Mulè ha davvero il senso dell’ironia…
(da “Huffingtonpost“)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
DE FANIS E LA SUA SEGRETARIA AI DOMICILIARI: IL POLITICO UTILIZZAVA I FONDI PER SPESE PRIVATE E CCHIEDEVA TANGENTI AGLI IMPRENDITORI DEL SETTORE… UNO HA ROTTO IL SILENZIO DANDO IL VIA ALLE INDAGINI
Erano utilizzati come un bancomat i fondi destinati alla cultura in Abruzzo. 
Un bancomat personale ad uso esclusivo dell’assessore regionale Luigi De Fanis (Pdl), che questa mattina è stato posto agli arresti domiciliari.
Soldi per gli alberghi, soldi per lo champagne (“Lo metto sul conto della Regione…”, dice al telefono dalla Fiera del Libro di Torino), e anche per le amiche della segretaria Lucia Zigarello, pure lei finita ai domiciliari come complice.
Per due dipendenti della Regione il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara Mariacarla Sacco ha disposto l’obbligo di dimora.
I reati contestati sono concussione, truffa aggravata e peculato.
I soldi a disposizione dell’assessorato venivano utilizzati per tutto, tranne che per la cultura.
E così, se da una parte la Regione piangeva miseria e respingeva le richieste di finanziamento di centinaia di associazioni culturali (tra cui anche quella della scrittrice Dacia Maraini) dall’altra l’assessore aveva messo in piedi un sistema per mettersi in tasca i fondi pubblici.
Già , perchè a quei pochi imprenditori della cultura ai quali l’ente concedeva soldi, De Fanis chiedeva tangenti, micro-tangenti, come microscopici erano i fondi di cui disponeva.
E’ stato un giovane imprenditore a rompere il muro dell’omertà intorno a questa vicenda e presentare una denuncia-confessione.
“Le richieste dell’assessore De Fanis di alterare il preventivo e poi di consegnargli del danaro in nero mi hanno profondamente sconvolto…”, ha fatto mettere a verbale Andrea Mascitti davanti agli uomini del Corpo Forestale dello Stato.
Da quel momento sono scattate le indagini coordinate dal procuratore di Pescara Federico De Siervo e del pm Giuseppe Bellelli (lo stesso del processo Sanitopoli che ha portato alla condanna a nove anni e mezzo di Ottaviano Del Turco).
Scrive il gip: “De Fanis risulta dedito a strumentalizzare la propria carica a fini illeciti, predisponendo complesse strategie di procedure amministrative, denotando, pertanto, una pervicace abitualità delittuosa tanto che è altamente probabile che compirà altri reati della stessa specie di quelli posti in essere”. Da qui l’esigenza della custodia cautelare.
Tutto il sistema ruotava intorno a un’associazione culturale utilizzata come “schermo” (Abruzzo Antico) attraverso la complicità di un prestanome.
“Era un sistema di cui diversi funzionari dell’ente Regione erano a conoscenza” precisa il gip nell’ordinanza.
“Il De Fanis quale pubblico ufficiale – si legge ancora – abusando della suddetta qualità di pubblico ufficiale ed arrogandosi illegittimamente il potere decisionale sull’erogazione dei contributi regionali disciplinati dalla l. r. n. 43/1973, attraverso diversi incontri e contatti telefonici avvenuti anche con la Zingariello, poneva Mascitti Andrea, imprenditore impegnato nell’organizzazione dell’evento culturale “Mario Nascimbene Award”, di fronte alla scelta perentoria di seguire le sue indicazioni oppure rinunciare ad organizzare tale evento, e quindi lo costringeva, con la minaccia della mancata elargizione del richiesto contributo regionale, a farsi promettere una dazione di circa 4.000 euro”.
E questo è solo uno dei tanti elementi contestati all’esponente del Pdl.
Giuseppe Caporale
(da “La Repubblica”)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
IN VISTA DEL CONSIGLIO NAZIONALE DI SABATO LITE CONTINUA TRA I BERLUSCONIANI E GLI ALFANIANI…. I PRIMI: “ABBIAMO 600 FIRME”. GLI ALTRI: “NOI 400”. MA IN TUTTO SONO 861
Come separarsi? Questo l’atroce dilemma alfaniano a cinque giorni dal fatidico consiglio nazionale di sabato prossimo.
Dopo l’uno-due pubblico di domenica tra il Senza Quid e il Condannato, la scissione del Pdl è sempre più certa, ora dopo ora.
Da una parte le colombe di governo, sulla linea ribadita ancora una volta ieri dal premier Enrico Letta: “Il cupio dissolvi non porta a niente, bisogna separare la decadenza del governo”.
Dall’altro falchi, lealisti e pitonesse che ostentano numeri schiaccianti per il 16 novembre: più di 600 firme su 861 componenti.
Sulle cifre, gli insulti di giornata tra i due clan registrano un perfido Formigoni che risponde alla sua ex amica Mariastella Gelmini.
A cominciare è stato l’ex governatore lombardo, pluri-inquisito: “In Lombardia dove, ahimè, abbondano falchi e pitonesse, il nostro documento ‘Innovatori’ ha già raccolto la firma del 40% di membri del consiglio nazionale”.
Obietta l’ex ministra dei neutrini e del tunnel tra Svizzera e Abruzzo: “In Lombardia oltre il 70% dei delegati ha scelto di stare con Berlusconi. Formigoni millanta il 40% delle firme, che tristezza”.
Replica finale di Formigoni: “Povera stella, la nostra Gelmini, che nella concitazione di questi giorni non sa più fare i conti. Ma poichè noi abbiamo il 40%, loro non più del 60%”.
Ormai falchi e colombe non fanno che scannarsi via agenzie di stampa.
La Prestigiacomo si scaglia contro Cicchitto “estremista del potere”, e al Senato, si appalesa pure l’ombra di Schifani, Giuseppe Esposito, che accusa di “mezzucci meschini” Mara Carfagna.
In questo bailamme c’è però chi continua a sperare in un colpo di scena stile 2 ottobre, quando B. fece retromarcia sull’esecutivo delle larghe intese.
Le colombe dialoganti vedono in campo ministri come Lupi e De Girolamo.
Il problema è che il Condannato dovrebbe cedere alle condizioni di Alfano. In maniera strategica, assicurando il sostegno al governo anche dopo la decadenza.
In modo tattico, rinviando il consiglio nazionale.
Scenari da fantapolitica dopo l’avvertimento domenicale di Berlusconi all’ex figlioccio: “Ricordati di Fini”.
In ogni caso, i ministeriali sono divisi sul “come separarsi”. Cicchitto, ma anche altri due ministri, Quagliariello e Lorenzin, considerati sotto l’ombrello del Quirinale, sarebbero per la linea dura: disertare il consiglio nazionale e anticipare la scissione parlamentare.
A Palazzo Madama, il nuovo gruppo Popolare, nel senso del Ppe, viaggia secondo le previsioni tra i 35 e i 40 senatori.
In campo anche l’opzione di una scissione nella scissione, con un terzo gruppo distante sia dalle colombe, sia da Forza Italia.
Sulla sponda opposta, tra i governisti, siedono invece lo stesso Formigoni e il calabrese Scopelliti, convinti che nel consiglio nazionale si possa impedire a B. di raggiungere i due terzi necessari per ratificare il passaggio a Forza Italia.
Obiettivo: mantenere in vita e prendersi il Pdl.
Ed è per questo che nelle prossime ore, Alfano, avrà forse l’ultimo faccia a faccia con il Condannato. “Come separarsi?”, appunto.
Mosse e manovre vanno decifrate tutte in questa chiave, compresa l’ipotesi che gli innovatori o governisti possano rivolgere oggi una lettera-appello al Cavaliere.
Al di là dell’esito sul breve periodo, scissione parlamentare e sostegno al governo, i ministeriali sono angosciati dall’appuntamento elettorale della primavera del 2014, le Europee.
Con un Berlusconi populista, anti-euro e “perseguitato” a fare campagna elettorale (ieri a Gerusalemme, il vicepresidente della Lombardia, Mantovani, ha tirato di nuovo fuori il paragone tra B. e gli ebrei), sarebbe difficile, se non impossibile portare il Pdl alfanizzato oltre la barriera del 4 per cento.
Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
IL CAVALIERE TEME LO SHOW DOWN: “LETTA SALVO SE SLITTA IL VOTO SU DI ME”
La paura di Silvio Berlusconi è che saltino adesso tutti i ponti. Che possa ritrovarsi isolato, in un
angolo, all’appuntamento del 27 novembre con la decadenza.
Senza un partito unito, compatto — almeno il suo — alle spalle.
«Sabato io non apro la crisi, non parlerò di governo, farò un appello all’unità », ripete in queste ore. «Io non caccio nessuno in Consiglio nazionale, ma loro non possono pretendere che possa essere cacciato io così».
Il Cavaliere promette una relazione soft, alla quale tuttavia sono davvero in pochi tra i suoi a credere, ormai.
Spera, dice di confidare ancora in un rinvio della seduta di fine mese sulla sua espulsione, magari per lo slittamento del voto a Palazzo Madama sulla legge di Stabilità .
«Loro spostino la seduta del 27 e io mi impegno a sostenere il governo, dopo l’8 dicembre con Renzi sarà il Pd a farlo cadere» è l’ultimo exploit.
Pensieri confusi, propositi quasi da colomba che si accompagnano poi alla decisione di non volere sabato altri a parlare sul grande palco in via di allestimento al Palazzo dei congressi del-l’Eur, kermesse da 150 mila euro.
Nessun altro relatore oltre lui e nessun altro documento da votare, solo quello che sancisce il passaggio a Forza Italia e sul quale i “lealisti” giurano di aver raccolto già oltre 600 firme sugli 860 componenti del Consiglio nazionale (i governativi più di 300, i conti non tornano più da giorni).
Sarà molto difficile che il proposito del leader si realizzi.
Non fosse altro perchè Angelino Alfano, i ministri Pdl e tutta l’area governativa presenteranno proprio oggi un nuovo documento, già firmato da una cinquantina dei 130 membri della direzione del partito.
Per ribadire la linea della «netta separazione» della decadenza dai destini del governo, che andrà avanti, «nell’interesse supremo del Paese ».
Per questa sera alle 19,30 il vicepremier ha già convocato una nuova assemblea di tutti i parlamentari che a lui fanno riferimento, la trentina di senatori (sufficienti a tenere in vita il governo Letta) e la ventina di deputati.
Sul tavolo, soprattutto la decisione finale sul presentarsi o meno sabato al Consiglio nazionale
Alfano non ha deciso ancora. È rimasto molto segnato – ha confidato a più d’uno tra i suoi – da quel paragone fatto da Berlusconi con Fini, il «traditore», che campeggiava ieri su tutti i giornali. Molto dipenderà anche da quel che vorrà fare davvero il Cavaliere, se ammetterà un minimo di dibattito alla tribuna o se metterà ai voti solo il suo documento.
È probabile che alla fine invece il confronto ci sia, con tutti i rischi di degenerazione in stile “Che fai mi cacci» dell’aprile 2010.
Anche perchè ieri sera a “Otto e mezzo” dalla Gruber lo stesso capofila dei “lealisti”, Raffaele Fitto, ragionava sulla necessità che si vada comunque a una resa dei conti («Illogico se non ci fosse un dibattito »), quella mattina.
Certo è che gli ultimi mediatori hanno tentato di convincere Berlusconi ancora ieri: «Presidente, rinvii il Consiglio nazionale, non conviene a nessuno, sarà piuttosto una rovina per tutti», hanno intimato ancora parlamentari estranei a falchi e colombe, ma anche Gianni Letta e infine altri più cari nel pranzo con la famiglia ad Arcore.
Prima e dopo, i consueti breafing con i direttori Mediaset e con i vertici dell’azienda, Confalonieri.
È tutto un mondo che trema, che teme una rottura senza ritorno.
L’addio al governo è un salto nel buio e rischia di esserlo ancor più per un colosso quotato in borsa, è uno dei ragionamenti che il patron si è sentito rifare tra le mura di casa.
Berlusconi tuttavia sembra intenzionato ad andare per la sua strada.
Tanto per cominciare, ha confermato per questa sera la partecipazione alla “festa” dei giovani falchi organizzata da Daniela Santanchè nella sede di Forza Italia a Roma. Parlando ai ragazzi, il leader farà da contraltare all’assemblea dei governativi in corso a cento metri da lì.
Ma poi, soprattutto, non lascia affatto intentata la via di una crisi di governo sulla legge di stabilità (voto finale il 22 novembre al Senato), da far esplodere prima della decadenza.
Non sarà un caso, del resto, se la sua senatrice “ombra”, Maria Rosaria Rossi, ha cofirmato con la collega Bernini un emendamento alla manovra che prevede lo stop alla tassa sulla prima casa anche con il nuovo regime della Tasi.
Come dire, se dovesse essere confermata, Berlusconi non ci starebbe, romperebbe con Letta e Alfano.
E del resto il Brunetta che in serata considerava ormai «finite le larghe intese» è stato un chiaro messaggio, l’ennesimo, a pochi giorni dallo show down di sabato.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Novembre 12th, 2013 Riccardo Fucile
ALCUNI DEGLI INSULTI IN LIBERTA’ LA’ DOVE NON AVREBBERO DOVUTO AVERE CASA: “CINICI, TRADITORI, RICATTATORI, IDIOTI, VERMI, MACCHIETTE”
E questo sarebbe il Partito dell’Amore?
Angelino Alfano: “Il nostro partito non deve finire in mano agli estremisti”.
Alessandra Mussolini: “Alfano traditore e ricattatore, Badoglio aveva più dignità “. Daniela Santanchè: “Alfano si candidi alle primarie Pd”.
Nunzia De Girolamo: “Nel Pdl con la Santanchè? Non voglio morire fascista”.
Michaela Biancofiore: “Dopo la mia epurazione, Alfano non è credibile agli occhi di nessuno”.
Ministri Pdl: “Con noi non funzionerà il metodo Boffo”.
Alessandro Sallusti: “Siete degli stupidi”.
Barbara Saltamartini: “La Santanchè sa fare politica solo insultando, si crede la Le Pen italiana”.
Fabrizio Cicchitto: “La Biancofiore ha con gli altoatesini lo stesso rapporto che Hitler aveva con gli ebrei”.
Michaela Biancofiore: “Se Cicchitto viene il Alto Adige lo prendono a ceffoni”.
Stefania Prestigiacomo: “Alfano cinico e senza schiena dritta”.
Nino Bosco: “Prestigiacomo sfascista”.
Mariastella Gelmini: “I governativi avvelenano il dibattito”.
Jole Santelli: “Sono sorpresa dalla brutalità delle parole della Gelmini”.
Renata Polverini: “Improvvisamente tutti grandi statisti…”.
Raffaele Fitto: “Alfano sceglie una rotta anti-Berlusconi, tradisce sè stesso”.
Nunzia De Girolamo: “Nel Pdl ci sono falchi, colombe, e anche dei vermiciattoli”. Alessandro Sallusti: “Ecco il verme che dà del vermiciattolo all’uccello padulo”.
Esercito di Silvio: “Alfano fondi assieme a Fini il Partito dei Traditori”.
Daniele Capezzone: “Lupi ed Alfano stanno ‘comprando tempo’, è in atto l’assassinio politico del nostro leader”.
Sandro Bondi: “I ministri Pdl sono ambigui”.
Beatrice Lorenzin: “Non accetto un Pdl modello Alba Dorata”.
Maurizio Gasparri: “Dico ad Alfano: alla storia è passato Cesare, non Bruto”.
Fabrizio Cicchitto: “Non entrerò in una Forza Italia di estremisti fatta da estremisti”. Elvira Savino: “Cicchitto come il Marchese del Grillo, ha sempre ragione lui, e gli altri non sono un cazzo”.
Simona Vicari: “I falchi nemmeno sanno cosa siano i valori di Forza Italia del 1994”. Daniela Santanchè: “Cicchitto è una macchietta, uno che fa ridere. Davanti a me non ha mai osato fare una critica”.
Fabrizio Cicchitto: “Lei invece mi fa venire in mente i capponi di Renzo…”.
Daniele Capezzone: “Da Quagliariello un dettame da Zar”.
Gaetano Quagliariello: “Capezzone si crede Rasputin! È un professore di lealismo: prima al centrosinistra, poi al centrodestra”.
Alessandra Mussolini: “Alfano sta con chi accoltella Berlusconi”.
Nunzia De Girolamo: “La guerriglia non ci intimidirà “.
Maurizio Gasparri: “Morire per Silvio sì, per il Twiga no”.
Daniela Santanchè: “Maurizio, una cosa è certa. Non morirai mai di troppo lavoro”. Beatrice Lorenzin, dopo un’intervista di Bondi: “Utilizzano il metodo Boffo, l’unico metodo che conoscono per fare politica”.
Sandro Bondi: “Alludere ad un presunto metodo Boffo, come fa Lorenzin, è esattamente la misura del baratro morale e culturale in cui siamo precipitati”.
Roberto Formigoni: “Ricordo a Bondi che fu Berlusconi a comportarsi male con me”. Renata Polverini: “Formigoni dice idiozie”
Carlo Giovanardi: “Berlusconi e Marina in campo? Neanche per sogno”.
Giancarlo Galan: “Grazie a Giovanardi abbiamo perso le elezioni”.
Fabrizio Cicchitto: “Capezzone fa il magistrato fasullo e fanatico”.
Daniele Capezzone: “Ma cosa accade all’amico Cicchitto? Si crede Gervinho, vola sulla fascia, ma al centro non trova Totti, bensì il duo Formigoni-Giovanardi. Auguri”.
Fabrizio Cicchitto: “Rischiamo un partito di stampo Nordcoreano”.
Alessandro Sallusti: “Cicchitto vigliacco, hai pugnalato Silvio, sei come Scilipoti!”. Fabrizio Cicchitto: “Vigliacco ci sarai te, stalinista! Picchiatore!”.
Sandro Bondi: “Alfano, Lupi, Quagliariello, questi senza Berlusconi sarebbero il nulla, solo delle rape”.
Roberto Formigoni: “La fedeltà è dei cani”.
Silvio Berlusconi: “Siate leali o farete la fine di Fini”.
Angelino Alfano: “Silvio, sappi che non mi farò accoppare dai tuoi killer”.
Wil Nonleggerlo
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