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SONDAGGIO PIEPOLI: LA FINANZIARIA DI RENZI PIACE AL 64% DEGLI ITALIANI, SOLO IL 31% ESPRIME UN GIUDIZIO NEGATIVO

Ottobre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

SOLDI ALLA SANITA’ E MENO TASSE I PROVVEDIMENTI CHE RACCOLGONO AMPI CONSENSI

La legge di Stabilità  è un evento molto importante e riscuote un gradimento elevato da parte dell’opinione pubblica: i due terzi degli italiani la gradiscono, in particolare coloro che dicono di votare per il centrosinistra, ma non solo.
Sanità , taglio delle tasse e pensioni sono i provvedimenti che gli italiani apprezzano di più (la ricerca è stata eseguita dall’Istituto Piepoli su un campione di 505 casi).
Più in dettaglio tra le misure contenute nella nuova legge di Stabilità  e più gradite dagli italiani ci sono: il finanziamento di 2 miliardi in più per la Sanità , il blocco dell’aumento dell’Iva, le misure anti-povertà  e l’introduzione della quattordicesima per le pensioni più basse.
Se a questo aggiungiamo il taglio dell’Ires, la diminuzione del canone Rai e la chiusura di Equitalia, ci accorgiamo che, quando il governo promuove la riduzione delle tasse o l’abolizione di istituzioni che con la loro stessa presenza generano tasse, diventa in ogni caso più popolare e quindi più gradito all’opinione pubblica. In definitiva: poco meno di sette italiani su dieci accettano le nuove norme e quindi più in generale la legge si conferma di forte gradimento.
L’effetto sui ministri
Il gradimento della legge di Stabilità  ha ripercussioni positive sul profilo di immagine dei ministri che l’hanno creata: in primo piano Pier Carlo Padoan (Economia) che guadagna ben 4 punti di popolarità , Giuliano Poletti (Lavoro) che ne guadagna cinque, Marianna Madia (Pubblica Amministrazione) e Beatrice Lorenzin (Sanità ) che ne guadagnano due ciascuna, mentre l’unico che resta stabile nella popolarità  è il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, forse meno gettonato degli altri a causa della sua presenza ancora marginale nella mente degli Italiani.
Una nota di sintesi ai profili d’immagine dei protagonisti della legge è che quasi tutti i ministri risultano essere determinati e onesti.
Il più idoneo al voto risulta essere Pier Carlo Padoan che è anche il designato come produttore per tutti di un migliore futuro.
Quanto al ministro più vicino alla gente Giuliano Poletti risulta il più gettonato.
Forse qualcuno dirà  che ho dimenticato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ma lo conservo per ultimo nell’elenco dei vincenti in quanto ha vinto bene: non solo ha guadagnato tre punti personali in popolarità  ma ha superato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che da alcune settimane aveva un punteggio superiore a lui. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha guadagnato un punto di popolarità  questa settimana sigillando quindi con la propria presenza positiva l’onda piuttosto positiva nei confronti del governo.
I partiti
Passando dal particolare al generale, cioè dai singoli eventi e dalle singole leggi allo «stato dell’opinione pubblica» nel suo insieme, ci accorgiamo che c’è una forte costanza attraverso il tempo nelle «quote di mercato» dei partiti.
Il centrodestra, che nel 2013 e nel 2014 aveva totalizzato poco più del 31%, in questo momento è tra il 32 e il 33%. Il centrodestra risulta essere come trend piuttosto stabile e in ogni caso inferiore alle medie riportate durante i governi precedenti all’attuale.
Quanto al centrosinistra nel suo insieme è passato da una media del 38% a mezzo punto in più, una vera inezia. Reputiamo che questa stabilità  nella leadership possa consolidarsi nei prossimi mesi.
E il Movimento 5 Stelle? Sempre in una media 2013-2014 aveva intorno al 23% e adesso supera il 26%. Attenzione però.
Il trend di lungo periodo è ingannevole: qualche settimana fa, prima della «rinuncia alle Olimpiadi del 2024», il Movimento 5 Stelle e i suoi rappresentanti avevano quote percettibilmente più elevate di oggi.
Nicola Piepoli
(da “La Stampa”)

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BREXIT: LE GRANDI BANCHE BRITANNICHE SI PREPARANO A LASCIARE IL REGNO UNITO NEL 2017

Ottobre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

L’ANNUNCIO DEL DIRETTORE DELLA BRITISH BANKERS ASS. ALL’OBSERVER

Le grandi banche britanniche lasceranno il Regno Unito a inizio 2017, a causa dei crescenti timori sui futuri negoziati per l’uscita del Paese dall’Unione europea.
Ad affermarlo è Anthony Browne, direttore della British Bankers’ Association (Bba), citato dall’Observer.
Le piccole banche, ha aggiunto, stanno invece pianificando di trasferirsi fuori dal Paese entro Natale.
Browne avverte che «il dibattito pubblico e politico al momento ci sta portando nella direzione errata». Una fonte vicina al ministro per la Brexit, David Davis, ha detto al giornale che sia lui, sia il cancelliere dello Scacchiere Philip Hammond, la scorsa settimana hanno offerto garanzie sulla loro determinazione a garantire lo status della City, centro finanziario di Londra.
Browne ha affermato che «stabilire barriere a commercio e servizi finanziari» sarà  «un ostacolo» per tutti. Tutta l’Europa, dice, soffrirà  nel caso che Londra scelga una «Brexit dura».
Ha messo in guardia: «La maggioranza delle banche internazionali ora ha dei gruppi di lavoro per vedere quali operazioni trasferire per garantire di poter continuare a servire i clienti, la data entro cui devono farlo, e come farlo nel miglior modo possibile».
Secondo l’esperto, «molte banche più piccole pianificano di concretizzare i trasferimenti prima di Natale», mentre «i più grandi intendono cominciare nel primo trimestre del prossimo anno».

(da “Huffingtonpost”)

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LO CICERO PLACCA LA RAGGI: “MI HA SFRUTTATO, PER ME TRE MESI D’INFERNO”

Ottobre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

IL RUGBISTA ERA STATO INDICATO COME FUTURO ASSESSORE ALLA SPORT: “SONO SERVITO PER LA CAMPAGNA ELETTORALE, POI SONO SPARITI SENZA NEANCHE IL CORAGGIO DI DARMI UNA SPIEGAZIONE”

“Io ho dato il mio contributo alla campagna della Raggi, che ha sfruttato la mia persona durante tutto il periodo elettorale: fino all’ultimo sono stato indicato come futuro assessore allo Sport. Ho avuto un grave danno d’immagine”. Lo afferma il rugbista Andrea Lo Cicero in un’intervista a Repubblica.
“A campagna elettorale terminata non hanno mantenuto la parola data ed io mi sono visto tagliato fuori senza alcuna motivazione seria. Deludendo anche coloro che hanno votato per il M5S perchè credevano in me”, dice Lo Cicero.
“Credo sia normale chiedersi che gioco hanno fatto sulla mia pelle. Rispetto alle promesse ricevute, non ho avuto alcun riscontro. Solo parole e tre mesi d’inferno”.
Adesso “continuo a occuparmi del sociale: a novembre partirò per il Camerun e in Italia ho la mia onlus ‘Terra dei bambini’ per la riabilitazione dei piccoli disabili mediante l’utilizzo degli asini”, racconta Lo Cicero.
“Ho un’azienda agrituristica a Nepi, dove una giornalista, che sostiene di essere stata aggredita da me, è entrata senza autorizzazione, invadendo la mia privacy. Che ormai non esiste più. Questa vicenda – dichiara – mi ha creato dei problemi: da allora ho ricevuto tanti no; diversi rapporti di lavoro si sono interrotti a causa delle notizie, spesso false o montate ad arte, uscite su di me. Prima di allora, non avevo mai avuto rapporti con loro, mi hanno dato del grillino, ma io proprio non li conoscevo. Ero stato chiamato a ricoprire un ruolo tecnico”

(da “Huffingtonpost”)

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SFIDA A MESSINA DENARO: “IO, TUA CUGINA, TI DICO CHE LA MAFIA NON DA’ FUTURO”

Ottobre 23rd, 2016 Riccardo Fucile

LA MOGLIE DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA CIMAROSA ROMPE CON IL BOSS: “SONO I MAFIOSI CHE DEVONO ANDARSENE, IO NON MI NUOVO DA QUI”

Mesi fa, era solo una voce appena sussurrata che arrivava da una famiglia clan, da sempre unita, impenetrabile, misteriosa.
Nel giro di pochi mesi, sta diventando una valanga. La scelta del cugino acquisito di Matteo Messina Denaro, Lorenzo Cimarosa, di collaborare con i magistrati di Palermo ha diviso la famiglia.
Chi l’avrebbe immaginato. Generalmente, scatta l’isolamento più totale attorno al pentito. Invece, questa volta, Cimarosa ha deciso di restare nella tana del lupo, Castelvetrano.
E sua moglie, la cugina del padrino, lo difende pubblicamente. Intanto, a casa loro, è andata a vivere anche la suocera di Cimarosa, la zia materna della primula rossa, che fra un figlio boss e il genero pentito, ha fatto la scelta più coraggiosa.
La famiglia Messina Denaro scoppia, sembra la saga dei Sopranos, la serie televisiva americana che ha come protagonista una famiglia mafiosa sull’orlo di una crisi di nervi. Ma questa non è fiction.
Stasera, su Speciale Tg1, la moglie del pentito Cimarosa lancia una sfida coraggiosa. Un altro colpo per i Messina Denaro.
“Basta con la mafia – ha detto Rosa Filardo alla giornalista Maria Grazia Mazzola – la mafia non porta nè sviluppo, nè ricchezza. Con la mafia, la popolazione e i giovani non hanno futuro. Proteggiamoli i nostri giovani”.
Da ragazza, la chiamavano “fimmina di caserma”, perchè un giorno si era permessa di bussare a una stazione dei carabinieri per una denuncia.
“Fui rimproverata”, ricorda. Oggi fa l’infermiera. Nell’album del suo matrimonio, conserva ancora una foto con il cugino boss. Matteo è fra lei e il marito.
“Lorenzo avrebbe voluto fare il finanziere, gli dissero: “O la divisa o tua moglie”. E lui scelse me. Ma dopo tutto quello che è successo in questi anni, io e i miei due figli l’abbiamo messo alle strette. “Tu hai sbagliato e tu paghi””.
Lorenzo Cimarosa, imprenditore edile, era diventato il bancomat del latitante. Ora, fa i nomi di alcuni insospettabili, ha accusato alcuni familiari, ha offerto spunti per le ricerche del latitante.
Ma nessuno sa dov’è la primula rossa di Castelvetrano, nonostante le indagini della procura di Palermo. Ieri, da Trapani, anche il premier Renzi ha assicurato il massimo impegno:
“C’è un Matteo che mi toglie il sonno, e non è certamente Matteo Salvini – ha detto – Messina Denaro lo assicureremo alla giustizia”.
Intanto, però, continua a fare paura. “Ma chi ha paura cammina a testa alta”, dice Rosa Filardo.
“Quanta ipocrisia a Castelvetrano. Da una parte ti sussurrano che hai fatto la scelta migliore, poi ti isolano”. I Cimarosa avrebbero potuto scegliere di andare lontano dalla Sicilia, con il programma di protezione.
“Sono i mafiosi che devono andarsene”, ha detto il collaboratore al processo.
Il figlio Giuseppe gestisce un maneggio a Castelvetrano, è un artista di teatro equestre. Anche lui ha detto parole chiare, partecipando ad alcune trasmissioni televisive. “Matteo non lo vedo da trentacinque anni – dice ancora Rosa Filardo – è un fantasma che aleggia su Castelvetrano”.
Un fantasma che “vola”, diceva qualche mese fa la mamma della Filardo, Rosa Santangelo, intercettata mentre parlava con il fratello.
Il genero non si era ancora pentito, ma c’erano già  contrasti in famiglia. “Che ti pare – diceva il fratello della donna – lui l’ha capito cosa sta succedendo nella sua famiglia”. Lui, Messina Denaro. “Quello da lontano vuole sistemare le cose, però capisce che non ci riesce, ognuno fa per conto suo”.
Parole importanti per provare a decifrare il mistero.
“Quando c’era suo padre teneva tutti a posto, se fosse qua rumpissi le gambe a tutti”. Sembrerebbe il segno che l’uomo delle stragi ha scelto di stare lontano dalla Sicilia. Di fare la parte del “morto”.
Chissà  se è per davvero così.

Salvo Palazzolo
(da “La Repubblica”)

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L’EROE PER CASO E’ IL FIGLIO DI UN IMMIGRATO: INSEGUE PER UN CHILOMETRO IL LADRO E LO FA ARRESTARE

Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

SAMUELE YOUSSEF CHAKIB, 23 ANNI:   “NON HO MAI AVUTO PAURA, HO FATTO SOLO IL MIO DOVERE”…”SPERO CHE SE IN FUTURO DOVESSE TROVARSI IN PERICOLO MIA MADRE QUALCUN ALTRO INTERVENGA ALLO STESSO MODO”

L’eroe è un ragazzo di 23 anni, Samuele Youssef Chakib, nato ad Acqui da papà  marocchino e mamma italiana, ad Alessandria.
L’altra mattina ha bloccato un ladro, Giovanni Antonio Ruggieri, 41 anni, di Bari ma domiciliato a Spinetta, correndogli dietro per oltre un chilometro.
Si chiama proprio così: «arresto da parte di privato cittadino», evento raro ma non impossibile. Applausi, per lui, e complimenti da parte dei carabinieri di Alessandria per «lo straordinario senso civico, il coraggio, la tenacia dimostrati nonostante le gravi minacce subite».
Detonatore, il furto di una borsetta che la barista del chiosco, nei giardini della stazione, l’altra mattina, ha lasciato per pochi istanti incustodita.
Il tempo di preparare un caffè e P.A., 42 anni, alessandrina, risultata poi complice dell’arrestato, l’ha presa e l’ha passata a Ruggieri, convinta che lui potesse scappare più agilmente.
Se non fosse stato intercettato da Samuele: «L’ho visto nel viale che costeggia il teatro, io stavo andando all’agenzia Manpower, per cercare lavoro perchè da qualche giorno sono rimasto senza: mi sembrava che quest’uomo stesse perdendo alcuni oggetti».
Il ladro si stava sbarazzando dei documenti e del libretto degli assegni contenuti nella borsa, per tenere solo i soldi, 10 euro.
«Ha buttato anche un dollaro, l’ho raccolto e gliel’ho restituito, ma ho notato con la coda dell’occhio che a terra c’erano anche alcune fototessera: la donna che era con lui mi ha detto che le appartenevano, ma non ci ho creduto, il volto non era lo stesso così le ho detto che avrei chiamato la polizia lo stesso, per consegnarle agli agenti. A quel punto i due sono scappati veloci, e allora ho capito e mi sono messo a rincorrere l’uomo senza pensarci».
Un inseguimento lungo e faticoso, tra le vie del centro, verso piazza Mentana, in Pista («ogni tanto pensavo: avrò ancora i polmoni?»).
Samuele è rimasto dietro il ladro, anche quando lui l’ha minacciato di morte: «Lasciami stare o ti ammazzo».
Poteva essere davvero armato: «Ma non avevo paura – dice Samuele – in via Damasio l’ho bloccato a terra, con l’aiuto di un altro signore, mentre lui gridava e cercava di reagire, sembrava anche spaventato: ho fatto lotta per 3 anni e questo un po’ mi ha aiutato nella presa».
Fino all’arrivo dei carabinieri del Radiomobile, con i quali Samuele è rimasto in contatto telefonico durante tutto l’inseguimento: («Sentivo le sirene che si avvicinavano»).
Ruggieri è stato arrestato per tentata rapina aggravata, denunciata la donna.
L’eroe per caso Samuele: «Ho fatto quello che dovevo, mi auguro solo che se in futuro dovessero trovarsi in pericolo mia mamma o mia nonna qualcun’altro intervenga allo stesso modo».

Miriam Massone
(da “La Stampa“)

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BERLUSCONI CONTESO DALLE DUE ANIME DEL PD

Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

E’ CONSIDERATO IL POSSIBILE ALLEATO ESTERNO CONTRO IL NEMICO INTERNO SIA DAI RENZIANI CHE DALLA MINORANZA PD

Berlusconi era l’ossessione del Pd, ora è l’oggetto del desiderio dei due Pd, che se lo contendono come alleato esterno contro il nemico interno, che gli mandano messaggi pubblici e lusinghe riservate, che lo esortano a non credere e a non cedere alle promesse Perchè mentre tutti i partiti sono impegnati nel Paese con la campagna referendaria, nel Palazzo tutti continuano a discutere solo di legge elettorale, sapendo che è quello il cuore della trattativa e il nodo del contendere.
È per avere Berlusconi dalla propria parte al referendum che Renzi ha formato la commissione del Pd sulla modifica dell’Italicum.
È per avere Berlusconi dalla propria parte il 4 dicembre, che Bersani e D’Alema stanno lavorando per far fallire la mediazione sull’Italicum, proponendone un’altra al vecchio nemico, «più vantaggiosa» rispetto a quella del loro nuovo nemico
Gli uomini del Cavaliere, senza sosta, portano doni al capo sotto forma di ambasciate. Dagli accampamenti democratici in lotta si inviano segnali diversi, e sembrano tutte offerte allettanti.
Gianni Letta riferisce le intenzioni di Palazzo Chigi, che è pronto a discutere le richieste di cambiamento al modello di voto: c’è il premio di maggioranza da assegnare alla coalizione e non più alla lista, c’è la trasformazione delle preferenze in collegi, e forse si potrebbe discutere anche sul ballottaggio.
«A patto che si faccia in fretta», secondo il Gran ciambellano di Berlusconi
Per contrastare quel pezzo di Pd, l’altro Pd ricorda al Cavaliere i tempi in cui volle ascoltare le sirene e rammenta il naufragio di cui poi fu vittima.
È un martellamento da call center, non c’è telefono di dirigente del centrodestra che venga risparmiato dal messaggio.
«Mi ha chiamato D’Alema», ha raccontato a Berlusconi un Parisi per metà  stupefatto, per l’altra divertito: «Mi dava del lei… Mi ha chiesto di dirti di non andare dietro le fregnacce di Renzi. Che devi mobilitare i tuoi elettori, perchè vadano tutti a votare No al referendum»
Così come ci sono due fronti democratici, ci sono anche due fronti berlusconiani. Brunetta non passa giorno senza dar voce a quanti sono contrari alla trattativa con il premier.
Al gruppo si è aggiunto pubblicamente l’ex ministro delle Riforme Quagliariello, che insieme a D’Alema è parte attiva nel Comitato per il No: «Il centrodestra resti indisponibile alla trattativa sulla riforma elettorale finchè il popolo non si sarà  espresso sul referendum costituzionale».
Tali sono le tensioni, che insieme al Pd rischia di spaccarsi anche Forza Italia, dove Salvini mira a conquistare adepti alla causa: «Tra gli amici di Berlusconi c’è qualcuno nostalgico dell’inciucio».
E Berlusconi pur di mostrarsi il leader di una coalizione che non c’è più (come non c’è più il Pd) ieri si è esposto di nuovo contro le riforme, rispolverando uno slogan d’altri tempi, sostenendo che se vincesse il Sì, ci sarebbe «il rischio di dar vita a una dittatura di sinistra», edizione aggiornata rispetto al pericolo comunista, visto il pedigree di Renzi. Per giustificare la posizione, il Cavaliere ha sottolineato che è per colpa del premier se il referendum ha assunto valenza politica, «per sua scelta è anche un voto sul governo. E il nostro voto sul governo non può che essere negativo»
La strada è presa, sebbene il fondatore del centrodestra continui ad arrovellarsi sugli scenari futuri, e nelle discussioni riservate – lontano dai clientes – ascolta con attenzione le obiezioni.
Gianni Letta (e non solo lui) gli ha spiegato infatti che se vincesse il Sì e non ci fosse un’intesa preventiva, sarebbe poi difficile trattare con Renzi sulla legge elettorale.
Non c’è l’incombenza del voto anticipato, nemmeno Berlusconi lo pensa: semmai il leader del Pd potrebbe non fare concessioni a Forza Italia
Nel caso vincesse il No, il timore è che la situazione politica vada fuori controllo, con Salvini pronto a intestarsi la vittoria e prendere il sopravvento. Magari annunciando di essere favorevole al mantenimento del premio di maggioranza alla lista, che per Berlusconi è una camicia di forza della quale liberarsi.
Una linea portata avanti da Parisi, citato (non a caso) durante la direzione del Pd da Franceschini
Nessuno capì al momento la ragione di quel passaggio fatto dal ministro democratico, che è favorevole a destinare il premio di maggioranza alla coalizione, e che nel suo intervento definì «interessante il tentativo» affidato dal Cavaliere all’ex manager: «È un bene che ci sia spazio per una parte moderata nella destra. Perchè, se vincesse il No, a farla da padroni sarebbero Grillo e Salvini».
Chiaro no? È la storia che si ripete: quella di un eterno (e oggi doppio) Nazareno.

Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)

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IL PARADISO DEI GIOVANI? E’ LA GERMANIA

Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

L’ITALIA E’ DIETRO LA ROMANIA E IL COSTARICA… SUL PODIO ANCHE DANIMARCA E AUSTRALIA

L’Italia non è un Paese per giovani.
A ricordarcelo ci sono i numeri sui molti espatriati che scappano per cercare opportunità  all’estero.
Adesso la conferma arriva anche dal governo di Londra che ha messo insieme un ampio studio per capire quali sono i Paesi che offrono più chance per il futuro di chi oggi ha tra i 15 e i 29 anni (Global Youth Development Index and Report 2016).
Il miglior posto in assoluto? È, neanche a dirlo, la Germania.
Il Paese della Merkel ha conquistato il primato grazie al livello elevato della formazione offerta dalle sue università , per le buone percentuali di impiego e le opportunità  di lavoro per i giovani e pure per l’attenzione che il mondo della politica rivolge a questa particolare fascia di età .
Al secondo posto c’è la piccola Danimarca mentre in terza posizione si è piazzata l’Australia
L’Italia? Il nostro Paese non fa per niente una bella figura.
Nella classifica per i giovani si colloca, infatti, soltanto in 37esima posizione, sorpassato da Paesi come Romania, Colombia e Costa Rica.
Siamo tra i Paesi più avanzati al mondo ma per un giovane, in Italia, non è facile approfittare del progresso economico e sociale
La graduatoria dei Paesi, 183 in tutto, è stata messa insieme analizzando diversi indicatori, ben 18, il cui mix misura le prospettive future che il Paese offre a chi è nell’età  del liceo, fino alla fine degli studi all’università .
Tra gli indici considerati c’è la qualità  della formazione, le possibilità  di lavorare e di specializzazione ma anche la qualità  del sistema sanitario del Paese e l’accesso a cure e benessere.
Se si guarda soltanto quest’ultimo aspetto, l’Italia riesce a brillare e conquista la decima posizione di questa specifica classifica (unico Paese europeo nella top ten)
Tra gli indicatori presi in esame c’è anche la partecipazione politica dei giovani anche in termini di politiche specifiche per questa fascia di età .
Uno scarso interesse alla vita politica e civica segnala frustrazione e scarse speranze nel futuro e soprattutto nelle possibilità  di migliorarlo.
Tornando alla classifica generale dei posti migliori, a dominare i primi dieci sono quasi esclusivamente i Paesi europei: in graduatoria con la Germania e la Danimarca ci sono Svizzera, Gran Bretagna, Austria, Lussemburgo e Portogallo. Il Giappone, unico Paese non appartenente all’area europea insieme all’Australia, chiude la top ten
C’è poi qualche sorpresa.
Per trovare gli Stati Uniti occorre scorrere la lista fino alla 23esima posizione, nonostante in America si trovino le università  più prestigiose al mondo e i colossi della tecnologia che dalla Silicon Valley hanno rivoluzionato l’economia globale.
Anche la Cina non brilla per niente. La superpotenza emergente, con una grandissima fetta di popolazione fatta di giovani, è molto in basso e si piazza solo verso la fine, al 118esimo posto.
Dove è meglio non essere giovani oggi? Il futuro non offre grandi prospettive soprattutto a chi vive nei Paesi dell’Africa. Appartengono, infatti, a questo continente le ultime dieci posizioni.
A chiudere l’elenco è la Repubblica Centrafricana.

Sandra Riccio
(da “La Stampa”)

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IL 67,3% DEI GIOVANI ITALIANI TRA I 18 E I 34 ANNI VIVE ANCORA COI GENITORI

Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

CRESCE IL NUMERO DEI RAGAZZI CHE NON LASCIANO LA FAMIGLIA, PEGGIO DI NOI SOLO LA SLOVACCHIA

Oltre due terzi dei «giovani adulti», ovvero coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni, in Italia vive a casa con i genitori, una percentuale (67,3%) che nel 2015 cresce rispetto al 2014 e si conferma al top nell’Unione europea (dietro solo alla Slovacchia) con quasi 20 punti di differenza rispetto al 47,9% medio europeo.
Lo rileva Eurostat secondo il quale il divario cresce ancora nella fascia tra i 25 e i 34 anni. In questa fascia i giovani a casa con mamma passano dal 48,4% del 2014 al 50,6% a fronte del 28,7% in Ue e del 3,7% in Danimarca.
I più mammoni sono gli slovacchi
La percentuale dei giovani adulti che vivono a casa con i genitori è cresciuta di quasi due punti tra il 2014 e il 2015 passando dal 65,4% al 67,3% mentre in Ue è scesa passando dal 48,1% al 47,9%.
L’Italia è superata per percentuale di “mammoni” solo dalla Slovacchia (69,6%) e seguita da Malta (66,1%) mentre è molto lontana dalla Francia (34,5%, dato in calo), dalla Germania (43,1%) e dal Regno Unito (34,3%) ma soprattutto dalla Danimarca (19,7%).
Preoccupano gli under 34
La tendenza dei giovani italiani a non lasciare la casa dei genitori è ancora più evidente nella fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero quella nella quale si sono terminati gli studi e si dovrebbe cominciare a lavorare.
In Italia, anche a causa della scarsa occupazione dei giovani, la percentuale di coloro che sono tra i 25 e i 34 anni e vivono con i genitori ha raggiunto il 50,6% (era al 44% nel 2011) con quasi 22 punti in più rispetto alla media europea (dietro solo alla Grecia con il 53,4%).
La distanza è siderale rispetto ai paesi del Nord Europa (3,7% la Danimarca, 3,9% la Svezia) ma anche rispetto alla Francia (10,1%, in calo di un punto), il Regno Unito (16%) e la Germania (19,1%) mentre la Spagna è al 39,1%.
A casa il 94,5% dei ragazzi tra 18 e 24 anni
Se si guarda alla fascia dei più giovani (18-24 anni) vive in casa il 94,5% del totale (79,1% in Ue) mentre tra i 20 e i 24 anni la percentuale scende al 93% (è al 59,8% in Francia).
Sono mammoni soprattutto i maschi con il 73,6% del totale tra i 18 e i 34 anni (quasi 3 su 4), in crescita dal 71,8% del 2014.
La percentuale di quelli tra i 25 e i 34 anni cresce dal 56,8% al 59,3% con oltre 24 punti in più rispetto alla media europea.
Le donne in questa fascia di età  restano a casa nel 41,7% dei casi. Ma non tutti quelli che restano a casa con i genitori lo fanno in assenza di un’occupazione: il 40,3% di quelli che vivono con i genitori in questa fascia di età  – rileva Eurostat – lavora full time mentre il 18,8% si dichiara ancora studente e il 24,3% si dice disoccupato.
Italia al top per mamme over 50, un terzo di tutta Ue
L’Italia è al top in Europa per parti di mamme ultracinquantenni. Nel 2014 – secondo gli ultimi dati pubblicati da Eurostat – in Europa sono nati 1.019 bambini da mamme over cinquanta e tra questi 303 sono nati da mamme italiane.
Nel nostro Paese il fenomeno è più che raddoppiato dal 2007 quando erano state 141. Oltre 2.800 bambini sono nati da mamme tra i 45 e i 49 anni (13.382 in tutta Europa) mentre 36.654 sono nati da mamme tra i 40 e i 44 anni (214.706 in tutta Europa).
Le mamme over 50 nel 2014 sono state 177 nel Regno Unito e 103 in Francia mentre in Germania sono state 91.
I bambini nati da mamme tra i 20 e i 24 anni in Italia nello stesso periodo sono stati 46.029 (in calo dagli oltre 52.000 del 2007) a fronte dei 125.377 nel Regno Unito, dei 109.500 in Francia e degli oltre 80.000 in Germania.
Nel complesso in Italia nell’anno sono nati 502.000 bambini.

(da agenzie)

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VECCHI, ROTTI E PERICOLOSI: QUEI 23.000 BUS CHE AVVELENANO LE NOSTRE CITTA’

Ottobre 22nd, 2016 Riccardo Fucile

IL 46% DEL PARCO BUS ITALIANO HA PIU’ DI 18 ANNI

In Italia circolano 23mila bombe ecologiche, montate su ruote e telaio. Sono i mezzi di trasporto pubblico locale vecchi e inquinanti.
Hanno un’età  media superiore ai 18 anni, rappresentano il 46 per cento del parco bus complessivo e sono responsabili tutti assieme dell’emissione del 2,5 per cento delle polveri sottili che respiriamo nelle città . In più, scaricano nell’aria oltre il 19 per cento del monossido di azoto, sostanza responsabile dell’aggravamento delle crisi di asma e componente di quel pacchetto di agenti che provocano il buco nell’ozono.
Oltre 8mila autobus sono classificati dal punto di vista della compatibilità  ambientale come Euro zero: se fossero automobili, ad esempio, non potrebbero circolare all’interno del grande raccordo anulare di Roma. Altri duemila sono Euro 1, ben 13mila sono Euro 2.
Questo esercito di automezzi stanchi e sfondati ha l’età  media più alta d’Europa, pari a 12,2 anni. In Germania la media scende a 6,9 anni, nel Regno Unito a 7,7, in Francia a 7,9, in Spagna a 8.
La vetustà  della flotta comporta un continuo fermo per manutenzione, con costi sempre crescenti.
Mentre il depauperamento del parco, risultante dal ritiro quotidiano dal servizio per esaurimento di ogni capacità , porta i superstiti che invece riescono ad uscire dalle officine a un superlavoro crescente: a Roma la percorrenza media annua è di 70mila chilometri, a Torino supera i 50 mila.
Un fiume di miliardi
Il sistema, insomma, è vicino al collasso. Per superare l’emergenza la Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione, entra in campo con un intervento di proporzioni quasi militari.
Parte subito un’asta per acquistare 1.800 nuovi mezzi, con la stessa Consip attore principale della commessa e le amministrazioni locali, tra cui la disastrata Atac romana, destinatarie del prodotto.
L’importo base della maxi operazione è di 410 milioni di euro per rilevare 1.200 mezzi, con un’opzione per altri 600 che farà  salire l’importo complessivo a oltre 500 milioni. I veicoli saranno ovviamente tutti Euro 6, al netto di due lotti destinati ai bus elettrici e a metano. L’asta si concluderà  entro il prossimo mese di dicembre.
Poi il programma potrà  estendersi al resto della semirottamata flotta italiana. Il progetto consegnato ai ministri prevede l’acquisto di altri 34mila bus, con una spesa di 7,5 miliardi nell’arco di 10 anni.
Un intervento monstre, mai effettuato prima in termini di dimensioni affidate a un unico soggetto: ma vista l’ampiezza, con un risparmio altrettanto rilevante.
Sconti e risparmi
“Si interviene per fronteggiare un’emergenza ambientale, ma anche economica – spiega Luigi Marroni, amministratore delegato della Consip – perchè oltre al vantaggio sul fronte ambientale ne esiste uno monetario”.
Marroni fa parlare i numeri. “Il parco da rinnovare con urgenza – dice – ammonta a 34mila mezzi, compresi i 23mila quasi fuorilegge. L’obiettivo è far scendere l’età  media complessiva di 5 anni, da 12,2 a 7,7, con un cronoprogetto tarato su dieci anni. Nei primi due e mezzo si prevede di rottamare tutti i bus Euro zero, circa 10mila, con una spesa di 1,87 miliardi. Poi tutti gli altri. Alla fine del periodo, l’operazione sarà  costata appunto 7,5 miliardi”.
Una somma che fa tremare i polsi, ma Marroni spiega che non sarà  un salasso. “Accentrare le gare per l’acquisto in un unico soggetto, a differenza della frammentazione attuale, permetterà  di ottenere sconti fino al 20 per cento, con un risparmio di 1,5 miliardi. È una cosa che abbiamo già  sperimentato con le gare sulle auto del parco statale, dove lo sconto ottenuto per comprare le Fiat Panda ha raggiunto punte del 45 per cento. Poi – continua Marroni – ci sono i risparmi generati dalla gestione unificata dei mezzi: altri 1,7 miliardi. Alla fine il rinnovamento tecnico e ambientale di 34mila bus comporterà  un esborso di 4,3 miliardi”.
Il noleggio nazionale
Ma nelle stanze della Consip si pensa a fare ancora di più, se si avrà  il via libera dal governo.
L’idea è quella di avere una compagnia che diventi una specie di noleggiatore nazionale dei bus, e che possa muoversi su tutto il territorio nazionale come soggetto titolare di acquisti, manutenzione motori, sostituzione gomme.
“È il modello inglese – spiegano alla Consip – che permetterebbe di ottenere risparmi enormi su tutta la filiera e di tenere sotto controllo tutto il parco. Bisognerà  però che ci sia l’accordo con gli enti locali, che di fatto diventerebbero soggetti secondari”.
L’operazione, di cui si sta discutendo con il governo, ha però anche caratteristiche di politica industriale.
“Comprare 34 mila mezzi è un’operazione commerciale di dimensioni mai viste – dice Marroni – e questo permetterebbe di sedersi a un tavolo con i produttori, anche stranieri, e fare discorsi di programma. Vi interessa vendere 34mila, o addirittura oltre 50mila autobus? Bene: allora venite a produrli in Italia, vi garantiamo una fornitura costante tale da ammortizzare le spese d’insediamento. Questo rilancerebbe l’intero settore dei mezzi di trasporto. Oggi in Italia si producono 300mila vetture, mentre dalle fabbriche spagnole ne escono 3 milioni e da quelle della Repubblica Ceca 800mila. Eravamo grandi, siamo diventati troppo piccoli, e abbiamo perso migliaia di posti di lavoro”.

(da “La Repubblica”)

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