Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
CHIARA GERONI: “RENZI HA SNATURATO IL PD, IL PARTITO E’ SENZA IDENTITA'”
L’amarezza ha il volto della pasionaria Chiara Geloni, giornalista, già direttore della tv del Pd in epoca
Bersani: “È un periodo in cui è difficile sentirsi capiti”.
A che ti riferisci?
Ho appena visto l’apertura del vostro sito, con le parole di Saviano. Lui dice: inconcludenti, ricordate Ecce bombo. Un’altra delle amarezze di questi giorni.
Parliamo di questa amarezza che, immagino, sia di fondo per come è diventato il Pd
Ho letto questo grandioso e tragico pezzo di Ezio Mauro. Dice che Renzi ha snaturato il Pd, che il partito è senza identità , disarmato, che ha abbandonato i suoi valori e c’è una montante marea di destra. Ora, se questo il punto, dico: si potrà riconoscere che chi lo critica ha qualche ragione? Chi ha tenuto fermo un punto di vista, in questa fase di conformismo, di marcia trionfante del renzismo, forse, non è da disprezzare. C’è nel Pd una posizione che in condizioni difficilissime cerca di salvare un’esperienza, un’esperienza in grave pericolo come dice Ezio Mauro.
Da giornalista a giornalista, andiamo al punto. Tu hai la sensazione o la convinzione che, in fondo, Renzi vi vuole cacciare?
Beh… Accadono cose che sono oggettivamente umilianti. Prova a immaginare, durante altre segreterie, il sito del giornale di partito che ospita articoli dove c’è scritto che Bersani vuole solo far cadere Renzi e di tutto il resto non gli importa nulla, gli account di parlamentari e dirigenti che fanno tweet con offese personali o minacce di non ricandidatura. Io quando tweettavo durante le primarie venivo accusata perchè non ero imparziale, ma dal mio account nè da direttore di Youdem nè dopo ho mai offeso nè minacciato nessuno.
Ce l’hai con Rondolino?
L’hai detto tu, io non faccio nomi. Ma questo è il clima. Ma l’hai sentito l’intervento di Renzi di ieri? Aveva il tono di sfida di uno che non è lì per dire: abbiamo un problema, risolviamolo. Ma di uno che diceva: vi ho dato questo, quello, ora vi do anche questo così vi tolgo gli alibi e vediamo che fate. Non è il modo di pacificare un partito diviso. E mi ha colpito che prima della riunione nessuno avesse la minima idea di cosa avrebbe detto il segretario, nemmeno i suoi. Una mediazione non si fa così. In un partito ci sono canali aperti, ci si ascolta, si crea un clima, si cerca un punto di caduta. E il partito che accetta questo metodo? Orfini dopo la relazione ha detto “non ho nessun iscritto a parlare”. Sai perchè? Non sapendo fino all’ultimo cosa avrebbe detto Renzi nessuno, neanche i suoi, sapeva che tono prendere, che parte recitare…
Concordo nell’analisi. Renzi ha preso a schiaffi la sua sinistra. E c’è un conformismo devastante. Però ti aggiungo. Su queste premesse, uno che dissente, si alza e gli dice: bello mio, ti voto contro, faccio i comitati del no e il 5 dicembre vediamo chi dei due sta in piedi. Invece la minoranza crede ancora in un accordo. O no?
Per come sono andate le cose avanti, una ricomposizione è difficile. Certo Cuperlo e Speranza, che pure sono andati al cuore del problema senza fare sconti, hanno lasciato aperto un filo di comunicazione. Però a questo punto… Io vedo che molte persone sul territorio hanno già deciso e non è facile che tornino indietro.
Stefano Di Traglia, l’ex portavoce di Bersani, ha fatto il comitato del no.
Democratici per il no non è un comitato, è una rete. Stefano mi ha invitato e c’ero anch’io a quella riunione. C’erano molti iscritti ed ex iscritti al Pd.
A me questo travaglio pare un po’ inconcludenza. Vivaddio, D’Alema almeno l’ha letta da subito, dicendo “quello non cambia l’Italicum, l’Italicum si abbatte con il no” e gira l’Italia organizzando il no.
La differenza è che D’Alema non ha votato la riforma, non è parlamentare, è un cittadino che esprime liberamente le sue opinioni. Come me.
Un cittadino che però fa imbestialire il premier. Ma il punto è che ormai nel Pd ci sono due mondi, segnati da sfiducia, una diffidenza direi quasi antropologica. Renzi è il nemico in casa che snatura il Pd, gli altri sono dei ferri vecchi da rottamare. Questa rappresentazione la condividi?
Seguo il Pd da 20 anni, e da sempre è un partito plurale. Quello che c’è di nuovo è che ora non c’è la volontà di tenerlo insieme. Si procede per strappi e c’è un problema di rispetto: il “lanciafiamme”, il “certi voti non servono”, “c’è Verdini”, “se non ci siete voi c’è chi mi vota”. C’è stato un momento in cui tutto poteva cambiare, una grande occasione. Quando eleggemmo Mattarella, Renzi capì che su un candidato “Nazareno” il Pd si sarebbe spaccato, chiamò la minoranza e cercò una proposta condivisa di tutto il Pd. E la minoranza mica ha detto ok per finta, mica ha organizzato la vendetta per i 101. Da quel momento, dopo quella prova di lealtà , Renzi poteva davvero diventare il leader di tutto il Pd, rappresentarlo tutto nonostante le asprezze precedenti. Invece dopo 15 giorni ha buttato fuori i parlamentari che non erano d’accordo sull’Italicum dalla commissione affari Costituzionali.
Mi dai ragione. Renzi capisce solo i rapporti di forza. Lì andava sotto e ha mediato. Gli si poteva votare contro altre volte: jobs act, riforme. Invece è prevalso il riflesso unitario.
La fai facile tu. È che se decidi di stare in un partito… Il mio non è un riflesso da centralismo democratico, è una convinzione profonda che il Pd sia la risposta giusta per l’Italia. Secondo te è un’alternativa uscire dal Pd? Per fare cosa? Secondo me se esci fai un doppio danno. Gli regali il 100 per cento del partito e affondi un progetto, il Pd, che con tutti il limiti serve ancora al paese.
Il problema è che, sui territori, il Pd è diventato un’altra cosa. È già il partito della Nazione. O sbaglio
Si fa fatica a riconoscerlo, ma io non lo do per perso.
Dunque, tutti dentro anche il 5 dicembre. Cuperlo ha detto che se vota no si dimette.
Lucido e amaro. Spero che non dia corso al suo annuncio. Che non si dimetta da deputato. Tanti democratici per il no devono essere rappresentati, io voglio essere rappresentata nel Pd.
Che cosa c’è di sinistra in questo Pd?
C’è Cuperlo no? Lui, Speranza, le nostre idee. La rottamazione vince se lasciamo il Pd, non se restiamo.
E se vince il sì?
Renzi potrebbe essere tentato di capitalizzare la vittoria e portarci al voto in primavera. Poi, sai, dipende da come vince. Se vince 52 a 48 magari poi perde le elezioni, sarebbe un azzardo. C’è una questione di fondo che lui sottovaluta: le amministrative dimostrano che tutti questi voti di destra non arrivano a compensare i voti di sinistra che il Pd lascia per strada. Non ne parla nessuno, però il Pd ha perso parecchi milioni di voti.
Secondo te Bersani andrà in giro a fare campagne e comizi per il no?
Comizi non credo, farà dibattiti e dirà la sua.
Tu hai scritto il libro Giorni bugiardi. Sono ancora bugiardi i giorni che si vivono nel Pd
Sì, i Giorni bugiardi continuano. Quel clima l’ho rivissuto più volte, almeno altre due: quando è caduto Letta, poi in piccolo quando è caduto Marino. Di nuovoun partito che non riesce mai a comporre i conflitti rimanendo comunità . Deve sempre uscire umiliato qualcuno: Marini, Prodi, Bersani, Letta, Marino…
Chi sarà la prossima vittima della bugia?
Prima o poi la vittima sarà lui.
Renzi?
Sì, quando vai avanti per prove di forza ci può essere il momento in cui la vittima sei tu. Fatti un giro a Montecitorio: la situazione è mossa rispetto a qualche mese fa. Molti si guardano intorno, si interrogano su che succederà . C’è molto conformismo di facciata verso il capo ma non senti l’amore per il leader.
Che senti?
Timore. Renzi ha una certa presa sul partito. Sai, da palazzo Chigi hai argomenti per far valere le tue ragioni che altri segretari non hanno avuto…
Quando lo vedi in tv, che pensi?
Che è sempre lì… Prima dice “sbaglio a personalizzare”, poi tutti i giorni è in tv o in radio… Ma forse sbaglio io, quello è il vero punto di forza.
Da pasionaria a pasionaria: dai un consiglio alla Boschi.
Essere più spontanea, trasmette una certa rigidità .
Ci andresti a cena con Lotti?
Se non c’è Verdini volentieri.
L’ultimo: a Renzi.
Di rilassarsi. Lo vedo un po’ ansiogeno ultimamente. Dovrebbe essere un po’ più…
Un po’ più?
C’è una parola… Ecco: sereno. No?
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
L’AMBASCIATORE TERRACCIANO ESPRIME LO SDEGNO AL GOVERNO INGLESE: “E’ DISCRIMINATORIO”
“Italiani”, “Italiani-Siciliani” e “Italiani-Napoletani”: è polemica sui moduli d’iscrizione messi online da alcune circoscrizioni scolastiche britanniche di Inghilterra e Galles in cui spunta questa inopinata distinzione etnico-linguistica riservata ai bambini provenienti dalla Penisola.
Distinzione che suscita sdegno nelle famiglie e innesca una pungente nota di protesta verbale dell’ambasciata d’Italia nel Regno Unito: “Siamo uniti dal 1861”, fa presente al Foreign Office l’ambasciatore Pasquale Terracciano, lasciando trasparire un’evidente punta di sarcasmo dietro il rispetto delle forme codificate della diplomazia.
A denunciare l’accaduto sono stati per primi alcuni genitori, allibiti di fronte all’indicazione – fra i dati richiesti – di questa stravagante tripartizione di etnia e di idioma come una sorta di variante italiana.
Il loro racconto, rimbalzato su un paio di media in Italia, ha indotto a compiere subito una verifica. E in effetti si è scoperto che era tutto autentico.
Nessuno scherzo, nessun equivoco. “Si tratta di iniziative locali – spiega all’ANSA l’ambasciatore Terracciano – motivate probabilmente dall’intenzione d’identificare inesistenti esigenze linguistiche particolari” e garantire un ipotetico sostegno.
“Ma di buone intenzioni – aggiunge – è lastricata la strada dell’inferno”: specie quando diventano “involontariamente discriminatorie, oltre che offensive per i meridionali”.
Di qui la decisione di un passo ufficiale attraverso la nota al Foreign Office, il ministero degli Esteri di Sua Maestà , nella quale si chiede “l’immediata rimozione” di questa indebita caratterizzazione pseudo-etnica, che nulla ha a che fare con l’importanza dei genuini connotati regionali o dei dialetti italiani.
E si conclude ricordando appunto come “l’Italia sia dal 17 marzo 1861 un Paese unificato”.
L’episodio s’inquadra in una stagione delicata per la Gran Bretagna, alle prese con la prospettiva della Brexit, il divorzio dall’Ue, in un clima nel quale su temi come il flusso dei migranti o l’apertura agli stranieri non sono mancate fibrillazioni nè eccessi: nella società come nella politica.
Un clima che a livello locale, nota Terracciano, si riflette anche “nella grave carenza di conoscenza della realtà italiana”, di fatto nell’ignoranza diffusa su altri Paesi, che questa vicenda testimonia.
Riproponendo, come in una sgangherata macchina del tempo, “una visione tardo ottocentesca della nostra immigrazione”.
E forse dell’Italia tout court.
(da “Huffingtonpost”)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
RISARCIMENTO AL 100% PER CHI AVUTO LA CASA DISTRUTTA, ANCHE SE SI TRATTA DELLA SECONDA ABITAZIONE… ECCO TUTTE LE MISURE
Subito trecento milioni di euro per la ricostruzione post terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24
agosto scorso con il decreto legge varato oggi dal Consiglio dei ministri.
Le risorse totali, invece, ammonteranno a 4,5 miliardi di euro e saranno contenute nella legge di bilancio che sarà varata dal Governo entro la fine di questa settimana.
Una cifra che corrisponde al margine di flessibilità al centro della trattativa tra il governo e la Commissione europea.
A dare i numeri della ricostruzione sono stati il commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.
Nello specifico 3,5 miliardi saranno destinati agli edifici privati, 1 miliardo a quelli pubblici.
Ok al decreto sulla ricostruzione, subito 300 milioni
“Nel decreto legge varato oggi dal Consiglio dei Ministri vengono stanziati subito 200 milioni per fronteggiare l’avvio della ricostruzione delle zone colpite dal terremoto del 24 agosto, oltre al completamento della fase di emergenza e ulteriori misure, in totale sono oltre 300 milioni, per la copertura delle imposte e delle tasse che vengono differite”, ha dichiarato De Vincenti.
Risarcimenti al 100% per le case e gli edifici distrutti. Tutelate anche le seconde case
Nel testo della bozza del decreto si legge che per gli immobili distrutti è previsto “un contributo pari al 100 per cento del costo delle strutture, degli elementi architettonici esterni, comprese le finiture interne ed esterne, e delle parti comuni dell’intero edificio per la ricostruzione da realizzare nell’ambito dello stesso insediamento, nel rispetto delle vigenti norme tecniche che prevedono l’adeguamento sismico e nel limite delle superfici preesistenti, aumentabili esclusivamente ai fini dell’adeguamento igienico-sanitario ed energetico”.
Il risarcimento integrale sarà assicurato a tutte le case, sia prime che seconde, e per gli edifici danneggiati dal terremoto che si trovano nei 62 Comuni del cosiddetto cratere.
Al di fuori del cratere il risarcimento sarà concesso solo se sarà dimostrato il nesso di casualità tra il terremoto e i danni subiti e l’indennizzo per le seconde case sarà pari al 50%, come riferito da Errani.
Supervisione Anac e Corte dei Conti sugli appalti
Al Viminale nascerà una “Struttura di missione” per le attività relative “alla prevenzione e al contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata” negli appalti per la ricostruzione. A questa struttura sarà affidato il compito di rilasciare la certificazione antimafia per i contratti.
E’ previsto il controllo dell’Anac e della Corte dei Conti sugli atti del commissario straordinario, Vasco Errani.
Un accordo tra la struttura guidata da Raffaele Cantone, Errani e la Centrale unica di committenza, disciplinerà i controlli sugli appalti. La magistratura contabile controllerà , in via preventiva, “i provvedimenti di natura regolatoria e organizzativa, ad esclusione di quelli di natura gestionale”, adottati dal commissario.
Elenco dei professionisti per i lavori della ricostruzione, obbligo Durc
“Al fine di assicurare la massima trasparenza nel conferimento degli incarichi di progettazione e direzione dei lavori, è istituito un elenco speciale dei professionisti abilitati”. Spetterà ad Errani indire un avviso pubblico per raccogliere le manifestazioni di interesse dei professionisti, “definendo preventivamente con proprio atto i criteri generali ed i requisiti minimi per l’iscrizione nell’elenco”.
All’elenco possono accedere solo i professionisti che saranno in regola con il Durc, il documento unico di regolarità contributiva che attesta l’assolvimento, da parte dell’impresa, degli obblighi legislativi e contrattuali nei confronti di Inps, Inail e Cassa edile.
Aiuti alle piccole e medie imprese, fino a 30mila euro per riavviare le attività
Per sostenere il ripristino ed il riavvio delle attività economiche sono concessi finanziamenti agevolati, a tasso zero, a copertura del cento per cento degli investimenti fino a 30 mila euro, alle micro, piccole e medie imprese.
I finanziamenti agevolati sono rimborsati in 10 anni con un periodo di 3 anni di preammortamento. Arriveranno anche risorse per la nascita e la realizzazione di nuove imprese e investimenti. Nei settori della trasformazione di prodotti agricoli, dell’artigianato, dell’industria, dei servizi alle persone, del commercio e del turismo sono concessi a micro, piccole e medie imprese finanziamenti agevolati, a tasso zero, a copertura del cento per cento degli investimenti fino a 600 mila euro.
I finanziamenti sono rimborsati in 8 anni con un periodo di 3 anni di preammortamento.
(da agenzie)
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Ottobre 12th, 2016 Riccardo Fucile
A SPINGERLO SONO RIMASTI SOLO I SOCIAL MEDIA E L’ESTREMA DESTRA XENOFOBA
L’ultimo a gettare la spugna è stato il St. Louis Post Dispatch , il quotidiano della città che ha ospitato il secondo dibattito presidenziale: un glorioso giornale conservatore fondato (anzi, rifondato dopo un avvio problematico) nel 1878 da Joseph Pulitzer.
Il Dispatch non appoggiava candidati democratici alla Casa Bianca dai tempi di Woodrow Wilson, un secolo fa.
Fin qui aveva sempre dato il suo «endorsement» ai repubblicani. Ma con Donald Trump non ce l’ha fatta: ieri, quasi scusandosi coi lettori, ha deciso di appoggiare Hillary Clinton considerando improponibile una presidenza del «tycoon» conservatore
Ieri anche il Boston Globe ha preso la stessa decisione, mentre nei giorni precedenti altri quattro grandi giornali locali di solidissime tradizioni conservatrici hanno scelto di schierarsi con la candidata democratica alla presidenza: l’ Arizona Republic che si è sempre schierato col pretendente repubblicano alla Casa Bianca negli ultimi 126 anni, il San Diego Union Tribune il cui record di sostegno ai politici di destra è, addirittura, di 140 anni, il Cincinnati Enquirer (100 anni tondi, come il Dispatch ), mentre l’ultimo democratico, prima di Hillary, appoggiato dal texano Dallas Morning News risale a 75 anni fa
Trump non se ne preoccupa troppo: demonizza la stampa «liberal» e si cura poco anche di quella conservatrice, considerandola elitaria, parte dell’establishment politico.
Sta di fatto, però, che a oggi nessun organo di stampa di peso si è schierato con lui.
Il giornale conservatore più importante, il più diffuso d’America in termini di copie vendute, il Wall Street Journal , non dà «endorsement» ufficiali e, comunque, nei confronti di Trump ha assunto un atteggiamento molto critico.
Lo attacca soprattutto per la sua radicale opposizione agli accordi di libero scambio e per una visione economica che contiene notevoli elementi di dirigismo.
Un altro segnale, piccolo ma rilevante, è venuto ieri da Foreign Policy , una delle più autorevoli riviste di politica estera degli Stati Uniti.
Certamente non si tratta di un media che sposta masse di voti, ma è significativo che un «magazine» geloso della sua indipendenza abbia deciso di mettere in pericolo la sua reputazione di obiettività scegliendo, per la prima volta in mezzo secolo, di schierarsi con un candidato, Hillary Clinton.
Lo fa perchè giudica quella attuale una vera emergenza vedendo in Donald Trump un pericolo grave per la politica estera Usa e anche per la stabilità del mondo: «E’ pericolosissimo» scrive la direzione della rivista «quello che dice su temi come l’uso della tortura o la diffusione delle armi nucleari».
Con le sue idee sul libero scambio, l’uso della forza, i toni duri usati anche nei confronti di Paesi amici e l’amicizia ostentata, invece, nei confronti di un «tiranno minaccioso» come Vladimir Putin, Trump rischia di «danneggiare l’economia internazionale, di compromettere la sicurezza globale e di provocare una crisi nei rapporti con gli alleati degli Stati Uniti».
Per Foreign Policy è «scioccante che una parte del Paese pensi a un personaggio come Trump per la Casa Bianca: è il peggior candidato che sia mai stato prodotto da un grande partito americano»
Come detto, però, una simile presa di posizione fa riflettere, ma non è destinata a influenzare un numeri significativo di elettori.
E anche l’importanza dell’endorsement degli organi di stampa è andata calando negli anni. Ha un suo significato, soprattutto nelle realtà locali e ancora ieri un commentatore della Fox , rete che ha molto criticato Trump ma ormai è decisamente schierata dalla sua parte, notava con rincrescimento e sconcerto che a questo punto, dopo lo scandalo delle registrazioni, probabilmente nessun giornale americano di peso sosterrà il candidato repubblicano.
Ma a gonfiare le vele della campagna di Trump sono stati altri media: soprattutto i «social media» a cominciare dal suo abilissimo uso di Twitter, gli «anchor» arciconservatori della rete televisiva Fox come Sean Hannity, conduttori radiofonici come Rush Limbaugh e poi i siti dell’estrema destra come Breitbart e quello di Matt Drudge che negli ultimi anni sono diventati una vera potenza.
Tanto che, alla fine,Trump si è preso il capo di Breitbart come stratega della sua campagna.
Ma in questo mondo sempre più influente dei commentatori dei media digitali, la candidatura dell’imprenditore populista ha prodotto una spaccatura che è ormai una sorta di guerra civile tra i trumpiani senza se e senza ma, eredi dei radicali che bollano i moderati come RINO (acronimo per repubblicani solo di nome) e, sull’altro fronte, i «never Trump»: da Erick Erickson del sito RedState a Bill Kristol del Weekly Standard , la squadra della National Review e, soprattutto, George Will, bastione conservatore all’intero del progressista Washington Post .
Massimo Gaggi
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 11th, 2016 Riccardo Fucile
L’IPOCRISIA DI DELEGARE A FUNZIONARI DEL COMUNE PER SALVARSI IL CULO… NON HANNO NEANCHE LE PALLE DI IMPEDIRLE, BECCARSI UNA DENUNCIA, UNA CONDANNA E IL COMMISSARIAMENTO DEL COMUNE
Maria Scardellato, sindaca leghista di Oderzo, in provincia di Treviso, si limita ad applicare la legge e
suggella l’unione civile tra due uomini, Pasquale e Andrea, compagni da 11 anni.
Ma nelle logiche interne al Carroccio il più elementare rispetto della legge, il minimo che si possa pretendere anche da un pubblico ufficiale eletto sotto le sue verdi insegne, non può porsi in contraddizione con le politiche di partito. E adesso attorno alla sindaca Scardellato c’è aria di espulsione.
Una fronda interna che, montata a livello locale, ha trovato infine l’avallo del leader nazionale della Lega, Matteo Salvini.
“Sicuramente – ribadisce Salvini – il primo cittadino non è in linea con quello che fanno tutti i sindaci della Lega e del movimento, che delegano ad altri la scelta di applicare una legge sbagliata. Quindi se la sindaca scientemente si è prestata a questo giochino sicuramente ha poco a che fare con la Lega. E’ pieno di dipendenti del comune e gente che si entusiasma per queste cose, potevano occuparsene loro”.
A difesa di Maria Scardellato si schiera la senatrice del Pd Monica Cirinnà : “Con la vicenda della sindaca di Oderzo la Lega ha passato la misura. E’ gravissimo che un partito politico non solo dichiari esplicitamente di non voler rispettare una normativa dello Stato, ma imponga agli amministratori eletti con le proprie liste di porsi al di fuori della legge. Sottoponiamo il caso al ministero dell’Interno con un’interrogazione parlamentare”.
“Le unioni civili tra persone omosessuali sono riconosciute dallo Stato italiano, che piaccia o meno alla Lega, a Salvini e ai sindaci del Carroccio. In Italia evitare di celebrare unioni civili non è nelle disponibilità dei sindaci, anche leghisti, che devono rispettare le leggi”.
La vicenda, per chi come noi conosce da anni le dinamiche in via Bellerio, è così riassumibile.
Il partito deve dare all’esterno l’immagine di essere contro le unioni civili gay, in realtà non gliene frega nulla a nessuno (come di tante altre battaglie strumentali).
Dato che rivoluzionari non si diventa, il giochetto è questo: ufficialmente i sindaci leghisti dicono che loro non si prestano a queste unioni ma dato che, se rifiutassero come istituzione locale si beccherebbero denuncia, condanna e rischio di perdere la poltrona, delegano a funzionari del Comune, così salvano il culo (che poi è la stessa cosa della faccia).
Se fossero coerenti andrebbero fino in fondo, ma la scappatoia permette di presentarsi all’opinione pubblica come “colui che fece il gran rifiuto”.
Altro aspetto: la sindaca in questione non sarà espulsa, è tutta una commedia, per un semplice motivo: non può essere espulsa per aver applicato una legge dello Stato italiano.
Salvini sa benissimo che è sufficiente impugnare in tribunale un provvedimento con questa motivazione e il sindaco viene reintegrato immediamente nonchè il segretario che ha firmato l’espulsione si becca una denuncia e una condanna.
Potrebbe essere espulsa con un’altra scusa, ma anche questa strada è rischiosa.
Salvini manda solo un pizzino agli altri sindaci leghisti, nel timore che altri seguano la strada della Scardellato, nulla di più.
(da agenzie)
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Ottobre 11th, 2016 Riccardo Fucile
RIGUARDA LA LISTA PER LE COMUNALI 2012, QUASI TUTTE LE 2.000 FIRME SONO FALSE… L’ACCUSATA E’ UNA PARLAMENTARE DEL M5S
La procura di Palermo ha dato notizia stamattina della riapertura dell’inchiesta.
I pm avevano già delegato la Digos a indagare sul caso sollevato da alcuni attivisti, ma il procedimento era stato archiviato. Il nuovo fascicolo si aggiunge ora al vecchio.
La vicenda è riesplosa dopo due servizi de “Le Iene”, venuti in possesso di un elenco con le firme originali di alcuni attivisti che hanno disconosciuto gli autografi sul documento che invece era stato presentato in tribunale.
E due periti hanno dichiarato che gran parte delle circa duemila firme depositate non sarebbero autentiche.
Secondo l’attivista di M5S Vincenzo Pintagro le firme presentate in tribunale sarebbero state ricopiate di proprio pugno da due esponenti di 5 stelle, Claudia Mannino (deputata) e Samantha Busalacchi (collaboratrice del gruppo di M5S) all’Ars per rimediare a un precedente errore materiale.
Mannino e Busalacchi negano di avere commesso l’illecito e annunciano di voler querelare Pintagro, così come hanno fatto altri esponenti del movimento.
Ma ormai, anche dentro 5 stelle, che il fatto sia avvenuto — ovvero che quelle firme non siano autentiche – sono in pochi a metterlo in dubbio.
La vicenda sta generando il caos nel movimento a Palermo.
Sono state nei fatti sospese le “comunarie” del M5s per la scelta dei candidati per le amministrative della prossima primavera: fonti del movimento spiegano che la procedura per la verifica delle 122 proposte di candidatura è in stand-by in attesa del nuovo regolamento di M5S.
Ma pesa, e non poco, il caso delle firme false: fra i candidati alle comunarie, tra l’altro, c’è anche Samantha Busalacchi, una delle due esponenti di M5S accusata di aver falsificato le firme.
Un gruppo di attivisti sta preparando un documento con un appello a Grillo ad adoperarsi per non annullare le comunarie e scongiurare l’ipotesi — circolata in questi giorni — che 5 stelle non presenti la lista per le amministrative della prossima primavera.
E a esporsi pubblicamente, in questo senso, è il poliziotto Igor Gelarda, segretario del Consap, un grillino di nuova generazione lontano da Nuti e dal suo gruppo, accreditato outsider per le comunarie: “Sugli spiacevolissimi fatti di Palermo – dice Gelarda – bisogna fugare ogni dubbio e mostrare che siamo diversi dagli altri. La perfezione non è di questo mondo, sbagliare è un fatto umano. Si accertino le responsabilità , o si dimostri inequivocabilmente che è tutta una montatura mediatica, e si dia nuova fiducia alla città “.
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 11th, 2016 Riccardo Fucile
SONO 44.000 I MIGRANTI CON UN LAVORO, IL 90% CON UN REGOLARE CONTRATTO… MOLTI SONO IMPEGNATI NELL’AGRICOLTURA
Quando si parla di profughi da accogliere, in Italia ci sono regioni del tutto contrarie, regioni che
sopportano, regioni silenziose. E poi c’è la Basilicata.
Sembra un disco rotto. Tutti protestano, sostengono di averne abbastanza,
bisogna scendere verso Sud, oltrepassare la Campania e arrivare in Basilicata per sentire parole che ormai sono sempre più rare.
“L’accoglienza? Noi abbiamo deciso di cambiare passo ampliando ancor più il nostro impegno per i rifugiati e i richiedenti asilo, focalizzando tutte le migliori esperienze e le energie regionali e proponendo un approccio sistemico alla materia della migrazione e del diritto di asilo”, spiega Marcello Pittella, presidente delle Regione Basilicata.
Il governo ha assegnato alla regione la quota di mille migranti da accogliere, una cifra di tutto rilievo in una regione dove la popolazione è in calo costante da anni.
La risposta è stata: possiamo fare di più, ne accoglieremo il doppio.
Come aggiunge Pittella: “In controtendenza rispetto a tutte le altre regioni italiane, nel 2015 ho manifestato personalmente, la volontà del governo regionale di andare anche oltre la quota di riparto nazionale dei flussi migratori, offrendo di accogliere fino a 2000 migranti. Questo perchè la giunta regionale che ho l’onore di presiedere considera l’accoglienza un’opportunità che, se ben strutturata, può essere un’occasione di sviluppo per il territorio. Soprattutto per le aree interne”.
È nato così il miracolo della Basilicata, una regione dove sui migranti le cifre raccontano un vero e proprio boom.
Ci sono 2240 richiedenti asilo in tutta la regione, di cui 185 minori non accompagnati. Oltre 44mila migranti hanno un lavoro, al 90% con un contratto.
Oltre la metà lavora in agricoltura. Vuol dire che gli stranieri rappresentano il 13% circa della forza lavoro totale, cioè più di un lavoratore su 10 è straniero.
Nella zona del Metaponto, le cifre sono anche più elevate: su 34mila lavoratori, 14mila sono stranieri.
Sono in 460 gli operatori lucani a lavorare intorno ai progetti per l’accoglienza e sono 55, oltre un terzo, i Comuni ad aver accettato di ospitare migranti nei loro territori.
Già da sole queste cifre basterebbero a raccontare una visione di futuro che non solo in Italia ma anche in buona parte dell’Unione Europea si fa sempre più fatica a trovare.
Ma la settimana scorsa è accaduto anche qualcos’altro.
A Matera è arrivato Naguib Sawiris, il magnate egiziano che voleva acquistare un’isola per poter accogliere i migranti che transitano lungo la rotta del Mediterraneo, lo stesso che aveva annunciato di voler investire 100 milioni di dollari per aiutare i rifugiati a creare una comunità stabile.
Dopo aver capito la politica di accoglienza lucana ha scelto la Basilicata per realizzare i suoi progetti.
La Regione e Sawiris hanno firmato un accordo per realizzare il progetto economico e sociale soprannominato “We are the people” per favorire la crescita del territorio e garantire l’accoglienza dei rifugiati.
I dettagli sono allo studio ma il modello seguito sarà di un’accoglienza diffusa sul territorio.
Pittella ne parlerà presto con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Gli dirò che ci sono persone in grado di lavorare per lanciare un grande progetto di inclusione sociale di quanti fuggono dalle guerre e dalla miseria”.
Flavia Amabile
(da “La Stampa”)
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Ottobre 11th, 2016 Riccardo Fucile
IL TRIBUNALE 33 ANNI DOPO: FIRMA DEL PRESIDENTE APOCRIFA
Un falso pazzesco. Una firma mai vergata dal presidente-partigiano Sandro Pertini. Che di quell’atto che cacciò dall’Aeronautica un suo ufficiale – se non rovinandogli la vita di certo cambiandogliela pesantemente – non sapeva nulla.
La firma dell’allora Capo di Stato sul decreto di radiazione del capitano-pilota Mario Ciancarella (in prima fila nelle denunce per cercare la verità a Ustica e nella riforma, erano gli anni Settanta, dell’ordinamento militare) sottoscritta nel 1983, era apocrifa. In sintesi: «taroccata» come in un documento uscito da una stamperia fuorilegge. Firmata chissà da chi, in una notte buia del 1983.
Lo ha stabilito, 33 anni dopo, il tribunale civile di Firenze e la notizia è stata rivelata dall’associazione «Rita Atria» di cui lo stesso ex ufficiale, oggi residente a Lucca dove ha aperto una libreria, è fondatore.
La sentenza, spiega una nota della stessa associazione, arriva «dopo due perizie – una di parte e una disposta dal magistrato – che hanno potuto rilevare come il falso sia tanto evidente quanto eseguito con assoluta approssimazione». Non basta.
Nella motivazione si legge che il ministero della Difesa è stato condannato in contumacia al pagamento delle spese processuali di 5.885 euro.
È solo l’inizio di una specie di rivincita giudiziaria che vedrà l’ex pilota – «cacciato per indegnità a portare la divisa», questa fu la formula usata per radiarlo – avviare con ogni probabilità altre cause, sia in sede penale che davanti alla magistratura contabile.
Pilota nella brigata aerosoccorritori
Ma a questo punto è il caso di fare un lungo passo indietro e arrivare alla fine degli anni Settanta, quando tutto comincia.
Anni in bianco e nero, anni di piombo. Terrorismo, stragi impunite, l’ombra dei servizi deviati e della P2.
Mario Ciancarella è un giovane ufficiale dell’Aeronautica, capitano pilota a Pisa, vola sugli Hercules C-130 della brigata aerosoccorritori, la 46°.
Si interessa di sindacato, parola che nelle forze armate di quegli anni era impronunciabile. «Ci chiamavano i “nipotini” delle Brigate Rosse» ricorda oggi l’ex ufficiale riferendosi a quel gruppo di colleghi con cui fondò il movimento dei militari democratici.
E che collaborò alla stesura della legge 382/78 – ovvero la riforma dell’ordinamento militare – soprattutto in un punto: la possibilità di disobbedire a un ordine palesemente ingiusto.
Battaglia che gli valse processi, un arresto e la radiazione dall’Aeronautica. Giunta tramite ufficiale giudiziario con un atto falso, si scopre ora
Che con quella firma Pertini non c’entrasse nulla, Ciancarella l’aveva intuito subito dopo aver ricevuto la copia del decreto presidenziale.
Ma questo avvenne dieci anni dopo la radiazione. E, tra l’altro, dopo la morte dello stesso ex inquilino del Colle.
«Prima non era possibile avere quell’atto, non era diritto dell’interessato, mi venne spiegato». Quella firma «l’avevo vista su altre carte: era apocrifa in un modo spudorato».
Trovare un avvocato disposto a portare avanti la battaglia per accertare la verità non fu semplice. «Ci ho messo 16 anni… E altri 7 per arrivare alla sentenza». Che gli ha dato ragione.
L’indagine su Ustica
Ciancarella si era interessato anche dei misteri che ruotavano attorno all’abbattimento del Dc9 Itavia a Ustica, il 27 giugno 1980.
In particolare al giudice istruttore Rosario Priore il pilota raccontò di quella testimonianza drammatica raccolta poche ore dopo la sparizione dal radar del velivolo da Alberto Dèttori, il sottufficiale radarista, impiegato nella stazione radar di Poggio Ballone, trovato impiccato nel 1987.
«Comandante, siamo stati noi a tirarlo giù. Siamo stati noi». «È una cosa terribile…». «Io non le posso dire nulla, perchè qua ci fanno la pelle».
A colloquio con il presidente partigiano
Qualche mese prima Ciancarella era stato convocato proprio da Pertini al Quirinale insieme a Sandro Marcucci e Lino Totaro, entrambi aviatori e tra i fondatori del movimento democratico.
Avevano parlato della riforma dell’ordinamento. Il presidente voleva saperne di più. «La segreteria del Quirinale mi chiamò a casa. Fissarono un appuntamento con me, io non volevo essere solo e mi presentai con i colleghi».
Il presidente fu schietto e brutale «ma trasparente: parlammo circa tre ore. Ci congedò dicendoci che se quella sulla modifica dell’ordinamento militare era una battaglia giusta allora avremmo dovuto combatterla seguendo le vie istituzionali, dal confronto sindacale a quello politico ed eventualmente in aula giudiziaria, senza alcun appoggio diretto del Quirinale».
Che però continuò discretamente a interpellarli, e forse a osservarli benevolmente, anche in seguito. Sino al via libera parlamentare della legge.
(Questo fu il destino dei tre fondatori del movimento militari democratici: Sandro Marcucci, capitano pilota nella brigata degli aerosoccorritori, si interessò di Ustica, cercando documenti e testimonianze. Morì il 2 febbraio 1992, una domenica limpida e senza vento, precipitando a Campo Cecina, in Toscana, a bordo di un aereo anti-incendio civile: due anni fa la procura di Massa ha deciso di riaprire un’inchiesta su quell’incidente. Lino Totaro, sergente maggiore, dovette lasciare l’Aeronautica perchè dichiarato instabile mentalmente. Lui oggi vive in Africa, «abbastanza serenamente». Di Mario Ciancarella si è detto.)
Alessandro Fulloni
(da “il Corriere della Sera”)
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Ottobre 11th, 2016 Riccardo Fucile
SCATTA LA PROTESTA: “PREZZI VERGOGNOSI”… E ORA SI TEME PER UN DIVORZIO TRAUMATICO CON LA UE
«Bonjour, finalmente l’Inghilterra non è più così cara», si felicita Marcel, l’uomo d’affari parigino appena
arrivato in città .
« Shit, questa è una rapina», si arrabbia Russell, il turista inglese in partenza per le vacanze.
La storia di due valute si concretizza all’ingresso dell’Eurostar
Il treno che attraversa la Manica collegando Londra e Parigi, nella magnifica stazione di St. Pancras, davanti al chiosco dell’International Currency Exchange, una delle principali catene di cambiavalute della città .
Il viaggiatore appena arrivato dalla Francia compra 100 sterline con 114 euro: «Non mi era mai successo», dice, «di ricevere un cambio così vantaggioso».
Il vacanziere diretto a Parigi è furioso: ha dovuto sborsare 99 pound (e due penny) per acquistare 100 euro. «Come se le due monete», s’arrabbia, «fossero alla pari». Già : la parità . Una prospettiva deludente, quasi umiliante, per chi pensava che la scelta di Brexit avrebbe restituito alla Gran Bretagna il ruolo di potenza ricca e sovrana a cui la burocratica Unione Europea le impediva di tornare
Il senso di amara sorpresa cresce, per i sudditi di Sua Maestà , più ci si allontana dal centro e ci si avvicina per così dire all’Europa.
Il massimo dell’indignazione si raggiunge in uno dei sei aeroporti della capitale, Gatwick, al cui interno il cambiavalute Moneycorp è addirittura sceso sotto la soglia dell’1 a 1, quotando il cambio della sterlina con l’euro a 0,97: vale a dire che con 100 sterline si comprano appena 97 euro.
Stessa quotazione agli aeroporti di Luton e Southend. Qualcuno dà la colpa ai cambiavalute. «È una vergognosa speculazione», accusa Martin Lewis, difensore dei consumatori britannici, che è andato fin dentro le partenze di Gatwick per fotografare il tabellone del cambio da scandalo, a suo giudizio, e racconta che per poco non ha preso le botte.
«Non mi meraviglio che mi abbiano gridato dietro che non è permesso fotografare i chioschi di cambiavalute», afferma. «Questo significa approfittare delle ansie del mercato». La foto, peraltro, l’ha scattata lo stesso e l’ha messa su Twitter
È innegabile che i cambiavalute arrotondino, o ne approfittino: è il loro mestiere. Praticano sempre un cambio più basso o più alto, a seconda se vendono sterline o le acquistano, di quello ufficiale.
Ed era già successo, nei tre mesi e mezzo dopo il referendum sull’Unione Europea, che la sterlina venisse scambiata a meno della parità dai cambiavalute londinesi: in luglio qualcuno la dava a 0,99 euro
Adesso, però, è scesa ancora più giù.
Dopo il flash crash della settimana scorsa, in cui con il concorso di un algoritmo impazzito o di un errore umano a un certo punto ha perso il 6 per cento del valore in due minuti, la possibilità che il declino continui fino ad assestarsi sulla parità con l’euro, non sui tabelloni dei cambiavalute ma al cambio ufficiale, appare sempre più verosimile.
È l’effetto dei timori sui danni che Brexit causerà all’economia britannica, spiegano gli analisti della City, anzi dei danni che causerà l’hard Brexit, l’uscita totale, da Unione Europea e mercato comune, che sembra la strada imboccata da Theresa May, sacrificando i liberi commerci pur di fermare la libertà di immigrare nel Regno Unito
Del resto non sono soltanto i cambiavalute a speculare sul declino della moneta con l’effigie della Regina Elisabetta: il Times rivela che hedge fund e investitori hanno aumentato l’acquisto di contratti che “scommettono” sul crollo della sterlina.
Ce ne sono stati 97 mila nei sette giorni prima del 4 ottobre, diecimila più della settimana precedente, e non c’era ancora stato il flash crash, il crollo in due minuti.
È un’attività da avvoltoi o da indovini, come ha illustrato “The Big short”, il film sugli speculatori che scommettevano sul crollo dei mutui troppo facili prima del grande crash 2007-2008. Ma parte sempre da un problema reale
Ora il problema è uscito dalle stanze di broker e banchieri per approdare sulle “high street”, come si chiamano in inglese le strade più centrali e affollate delle città . Cioè tra la gente.
Al Currency Exchange dietro la stazione Vittoria: 1,09 sterline per un euro. Al Post Office poco più in là : 1,066 sterline per un euro.
Nel cambiavalute dentro i grandi magazzini Mark Spencer: 1,064. In pratica, la parità , una sterlina per un euro.
«Ragazzi, venire a Londra è diventato quasi conveniente », commenta Franco, impiegato milanese, appena sbarcato con la moglie all’aeroporto di Gatwick.
Per italiani e altri continentali, è una manna. Ma per gli inglesi è una sberla. Con la monarchia e la Bbc, la sterlina è una delle istituzioni nazionali.
Il fatto che abbia perso il 19 per cento del valore da gennaio, e quasi il 15 per cento dal referendum, suscita un’ondata di incredula frustrazione.
È vero che, come notano gli economisti, ciò ha contribuito ad aumentare le esportazioni, far crescere la Borsa e nel lungo termine potrà servire a rimettere tutto a posto.
Ma nel lungo termine, ammoniva John Maynard Keynes, «saremo tutti morti».
È il breve termine che conta, viceversa, per la classe medio bassa in partenza per l’Europa sui voli low cost: di colpo si trova con meno soldi in tasca per la piccola vacanza alle Canarie, in Grecia, in Italia.
E con un dubbio in testa: sarà stato davvero un buon affare, per l’inglese medio, l’inglese scontento, l’inglese colpito dal disagio sociale, votare per Brexit?
Enrico Franceschini
(da “La Repubblica”)
argomento: economia | Commenta »