Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
SI SENTE ATTACCATO DA UN “INTRECCIO DI POTERI”, DIFENDE IL GIGLIO MAGICO E NON TEME LE PRIMARIE: “BASTA ARRIVARE PRIMO”
Bolla come ridicola l’accusa di aver messo su un sistema di potere perchè, spiega, la sua forza e la sua debolezza “sono state lo star fuori da certi ambienti della Roma politico-burocratica”.
Semmai, sottolinea, vogliono fargliela pagare “per i padrini che non ho e non ho mai avuto”. In un’intervista a La Stampa, l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si dice stanco di continuare a fare autocritica: ora – aggiunge – “è il tempo di ripartire”.
Renzi avvisa: “Se qualcuno pensasse che a fronte del momentaneo indebolimento io abbia perso energia e grinta, commetterebbe un gravissimo errore”.
Altro che Giglio magico: “Quattro o cinque toscani quarantenni giù di lì: questo sarebbe il mio sistema di potere? Non male come accusa soprattutto in un Paese che ha vissuto per vent’anni il clamoroso conflitto d’interessi di Berlusconi”, chiosa.
L’ex premier è pronto per la corsa alla segreteria del Pd, dove punta a superare il 50 per cento. Anche se, sottolinea, anche arrivare a una percentuale inferiore “non cambia nulla” perchè “chi arriva primo fa il segretario”.
Sulle primarie Renzi tratteggia la competizione con gli altri due candidati, Andrea Orlando e Michele Emiliano
“In queste primarie vedremo due film: il voto nei circoli, dove mi dicono che Andrea Orlando sia forte, e quello ai gazebo, dove potrebbe andar bene Michele Emiliano. Vedrete che saranno primarie belle e piene di passione, nonostante la quantità di odio che sento in giro: ma il nostro “assalto al cielo” piace ed emoziona tutti”.
Primarie che vedranno schierati tutti i big del partito e non solo. Su Romano Prodi, ad esempio, Renzi invita ad attendere per capire con quale candidato si schiererà . “Non tiriamo per la giacchetta il Professore. Aspettiamo e poi commenteremo”, sottolinea l’ex premier
Renzi ribadisce di essere “sereno” sull’inchiesta Consip
“Sereno. Sul suo ruolo (del padre Tiziano ndr) e su quello del generale Del Sette e del ministro Lotti. Vede, voglio usare una sua espressione: noi del Giglio magico siamo fuori dai consolidati blocchi di potere. Capisco che possa non piacere, ma dovranno farci l’abitudine”.
La corsa di Renzi alla segreteria inizia dalla kermesse organizzata al Lingotto di Torino. E l’ex premier ha le idee chiare. “Vorrei partire da quel che succede nel mondo – da Trump, per dire – per arrivare alla Le Pen ed al nostro Paese. L’interrogativo resta lo stesso: il ruolo e la politica di una grande forza di centrosinistra di fronte ai populismi dilaganti”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
AL VIA LA KERMESSE DI RENZI, INTERVENTI DI 10 MINUTI, 12 TAVOLI DI LAVORO, CIASCUNO PRESO D’ASSALTO DA 250 ISCRITTI
Sù il sipario per la kermesse del Lingotto, che apre ufficialmente la campagna per le primarie di
Matteo Renzi. L’aspirante segretario rientrante e aspirante premier aprirà i lavori.
Un ritorno nel luogo simbolo torinese per il rilancio politico, a poche settimane dalla traumatica scissione nel partito.
Ma in gioco non c’è solo il ruolo e il futuro dell’ex presidente del Consiglio, nella sfida ad Andrea Orlando e Michele Emiliano. Con lui, sperano i tremila iscritti alla manifestazione: tantissimi tra i big contano di entrare nel fortino blindato dei cento capilista bloccati della Camera alle prossime politiche.
Ecco il Lingotto in cifre
10 — gli anni trascorsi dal primo Lingotto del Pd, nel giugno 2007, che segnò l’insediamento di Walter Veltroni alla guida del partito
3 — i giorni della manifestazione. Dopo il saluto di Renzi il primo intervento politico toccherà al numero due del ticket per il congresso, Maurizio Martina. Domenica chiude l’ex premier
6 — gli interventi dal palco da dieci minuti circa l’uno prima dell’inizio dei workshop. Tra questi, il docente di Economia Marco Fortis, della Cattolica di Milano, e il professore della Luiss Sergio Fabbrini.
12 — le stanze che ospiteranno i workshop, ognuna dedicata a un tema: partito; la società aperta ai tempi del populismo; Europa e Mediterraneo; capitale umano, scuola, università e ricerca; lavoro di cittadinanza; istituzioni e pubblica amministrazione; welfare e salute, tra protezione e promozione; nuova economica e fisco amico; diritti, legalità , giustizia; crescita e Mezzogiorno; cultura, identità e cittadinanza; città e territori.
250 — gli iscritti a ciascuno dei tavoli del workshop per un totale di oltre 3 mila
100 — I posti “sicuri” da capolista alla Camera che il prossimo segretario del Pd dovrà distribuire in vista delle politiche. La gran parte degli aspiranti sono in platea a Torino
140 – la lunghezza in metri del rettangolo al cui interno è allestita la platea ovale e i tavoli di lavoro
65 — la percentuale che un sondaggio Swg attribuisce a Renzi, seguito da Emiliano al 20 e da Orlando al 15. La previsione si basa su una stima di affluenza alle primarie del 30 aprile di 2,2 milioni di votanti
300 – sono i giornalisti accreditati per l’evento
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
IL GEOLOGO MARIO TOZZI SUL CROLLO SULLA A14: “E VOGLIONO FARE IL PONTE IN UNA ZONA VENTOSA E SISMICA?”
“Gli antichi romani costruivano per l’eternità , gli italiani per l’immediato futuro”. Comincia così l’intervento del geologo Mario Tozzi sulla Stampa all’indomani del crollo del cavalcavia sull’A14 che ha ucciso due persone, marito e moglie, che proprio in quella frazione di secondo percorrevano l’autostrada.
Tozzi evidenzia il paradosso dell’Italia, paese in cui “resistono egregiamente, e sono ancora percorribili, perfino con i camion, ponti fabbricati in pietra duemila anni fa e crollano quelli recenti in cemento armato, anche senza terremoti e frane, dalla Lombardia alla Sicilia, con una regolarità impressionante. Stessa osservazione può essere fatta per le strade (l’ Appia Antica ha 2300 anni), per i palazzi e per i monumenti. Se la tecnologia e i materiali sono migliorati decisamente, perchè siamo funestati da crolli?”.
La risposta è nel modo con cui vengono realizzate le opere oggi.
“I ponti moderni sono costruiti in calcestruzzo armato, una miscela di cemento, acqua , sabbia e ghiaia che viene armata con sbarre di ferro e acciaio. Inventato per caso a metà del XIX secolo, è oggi il materiale di costruzione più diffuso nei Paesi moderni e permette arditezze ingegneristiche irrealizzabili con altri materiali, come grandi dighe e ponti. È un materiale che conosciamo tutti, ma quanto dura nessuno lo sa, sebbene gli inventori ne pronosticassero una vita eterna. I manufatti in calcestruzzo armato più antichi risalgono soltanto a un secolo e mezzo fa, dunque nessuno può sapere quanto resteranno in piedi, semplicemente perchè non c’ è stato tempo a sufficienza per osservarlo. Ma sappiamo benissimo che il calcestruzzo armato subisce l’onta del tempo, in particolare l’ azione dell’acqua e dei sali corrosivi che possono aggredire l’armatura di ferro e comprometterne la resistenza alla trazione, principale motivo per cui è stata inventata l’armatura. A questi fattori generali, che valgono non solo per i ponti ma per tutti i manufatti in calcestruzzo armato, si aggiungono i soliti particolari del caso Italia. Per esempio la volontà di risparmiare tempo e denaro, riducendo la sezione dei tondini di ferro, imponendoli lisci invece che costati e utilizzando sabbia di mare (praticamente disponibile gratis) invece che di fiume. I sali aggrediscono una struttura metallica già meno robusta e la resistenza del manufatto decade verticalmente.
Senz’altro le autostrade in Italia le sappiamo fare, dice Mario Tozzi, ma l’Italia ha visto crollare in meno di tre anni almeno quattro infrastrutture una di seguito all’altra.
Fa ancora più impressione pensare che proprio qui da noi qualcuno voglia realizzare il ponte a campata unica più lungo del mondo sullo stretto di Messina, utilizzando un acciaio che ancora non esiste, con venti in quota a oltre 100 km/h, nella zona più sismica dell’ intero Mediterraneo. Nel progetto preliminare gli ingegneri ragionano su una durata del manufatto di appena duecento anni, dieci volte meno di quanto poi sono durati (e durano) i ponti dei romani antichi. Forse meglio lasciar perdere.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
NON C’E’ SOLO UNA ITALIA DI CUI VERGOGNARSI, CI SONO ITALIANI DI CUI ESSERE FIERI
Tre bimbi – di 10 mesi e 2 anni – operati d’urgenza e salvati dal soffocamento, nel giro di 24 ore, a
causa di grave insufficienza respiratoria generata dall’inalazione di frammenti di cibo.
E’ successo all’ospedale Maggiore di Parma, nella struttura di Pneumologia ed endoscopia toracica dell’Azienda ospedaliero-universitaria: coinvolti un bimbo di due anni di Salsomaggiore; una bimba, sempre di dueanni, di Reggio Emilia, e un bimbo di Parma di 10 mesi.
Tutti e tre – spiega una nota dell’azienda ospedaliera – sono arrivati in urgenza all’ospedale dei Bambini presentando una grave insufficienza respiratoria causata dalla involontaria inalazione di pezzetti di cibo.
Ora sono tutti in buone condizioni: il bimbo di Salsomaggiore ha già fatto ritorno a casa, gli altri due piccoli pazienti saranno dimessi a breve.
“I bambini – spiega Maria Majori, da oltre 15 anni pneumologo interventista della struttura che ha effettuato tutti e tre gli interventi senza sosta- presentavano evidenti segni di distress respiratorio con un polmone escluso dalla ventilazione e siamo quindi dovuti intervenire in urgenza in sala operatoria utilizzando un broncoscopio rigido con specifici strumenti vista l’età dei pazienti”.
L’intervento più delicato, quello sul bimbo di 10 mesi che aveva inalato un seme di girasole due giorni prima. “Più delicato – prosegue Majori – perchè le vie aeree di un paziente di 10 mesi sono estremamente ridotte e gli strumenti da usare sono di dimensione quasi minuscola, bisogna quindi intervenire con la massima precisione”.
Il bimbo di 2 anni di Salsomaggiore, invece, aveva inalato dei frammenti di arachidi circa venti giorni fa mentre la piccola reggiana di 2 anni aveva ingoiato dei pezzi di carota cruda circa 6 ore prima, manifestando fin da subito segni di grave difficoltà respiratoria. Anche in questi due casi è stato necessario portare i piccoli in sala operatoria.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
SCOTT PRITT NON VUOLE LIMITAZIONI ALLE ATTIVITA’ INDUSTRIALI, PER LUI IL CAMBIAMENTO CLIMATICO DA INQUINAMENTO E’ UNA INVENZIONE DELLA SCIENZA
Non c’è un ambientalista all’Ambiente. Scott Pruitt, responsabile dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente (Epa) a Washington, non cambia le sue convinzioni, già più volte espresse in passato: l’attività umana non c’entra nulla con il riscaldamento globale.
Donald Trump lo ha scelto anche per questo, ha già più volte espresso la sua contrarietà alle limitazioni “green” alle attività industriali e si rafforza la teoria per cui verrà spazzato via il Clean Power Plan di Barack Obama, che pone un limite alle emissioni degli impianti per la generazione di energia elettrica.
Pruitt non crede che l’inquinamento e l’attività umana siano una causa dei cambiamenti climatici. “Penso sia molto difficile misurare l’impatto dell’attività umana sul clima e che vi sia enorme disaccordo sul grado di questo impatto. Non sono d’accordo che sia una causa primaria del riscaldamento del clima a cui stiamo assistendo”, ha detto intervenendo in un talk show dell’emittente Cnbc. “Quindi no, non sono d’accordo nel dire che l’anidride carbonica sia un’importante causa del riscaldamento climatico”.
Le convinzioni del nuovo capo dell’Agenzia per la protezione dell’Ambiente sono per altro in netto contrasto con quanto afferma il sito della stessa agenzia, secondo il quale “è estremamente probabile che le attività umane siano la causa dominante” dei riscaldamento climatico.
Concetto che è riconosciuto dall’insieme della comunità scientifica internazionale ed è alla base degli accordi di Parigi sul clima.
La sua posizione cozza contro quella della Nasa e della Noaa, l’agenzia americana oceanica e atmosferica, che hanno entrambe affermato a gennaio che il cambiamento climatico era “ampiamente determinato dall’aumento di anidride carbonica e da altre emissioni di origine antropica”.
Scott Pruitt ha anche denunciato l’accordo di Parigi, definendolo un “cattivo accordo”. Secondo cui “avrebbe dovuto essere gestito come un trattato e quindi passare per l’approvazione del Senato. È inquietante”.
In passato Pruitt ha mosso oltre una decina di processi contro l’agenzia dell’ambiente al fianco di industriali e lobbisti per bloccare diverse normative sull’inquinamento dell’aria o delle acque.
(da Huffingtonpost”)
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