Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE UCRAINO POROSHENKO: “TERRORISMO DI STATO DA PARTE DI MOSCA”…VORONENKOV, 45 ANNI, SI ERA TRASFERITO A KIEW CON LA MOGLIE, ASSASSINATO IN PIENO CENTRO… SALVINI E MELONI COME MAI NON CONDANNATE IL FATTO?
Si sta trasformando in una nuova guerra diplomatica tra Kiev e Mosca l’omicidio a colpi d’arma da
fuoco nel pieno centro di Kiev di Denis Voronenkov, 45 anni, ex deputato russo che lo scorso ottobre si era trasferito in Ucraina insieme alla moglie.
Il presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, ha accusato il Cremlino di essere responsabile dell’omicidio definendolo “terrorismo di Stato da parte della Russia”. Voronenkov, deputato russo comunista, sedeva nella Duma fino allo scorso ottobre. Dopo la mancata rielezione, persa l’immunità parlamentare, si era trasferito a Kiev insieme alla moglie, la celebre cantante lirica Maria Maksakova, deputata di Russia Unita, partito di fronte opposto.
Lo scorso dicembre aveva ottenuto la cittadinanza ucraina e poi testimoniato contro l’ex presidente ucraino filorusso Viktor Janukovich, deposto dalle proteste del febbraio 2014.
Intervistato da Censor.net.ua, Vorunenkov aveva definito “uno sbaglio” l’annessione della Crimea e affermato che la Russia era in preda a “una frenesia pseudo-patriottica” simile a quella della Germania nazista.
La sparatoria è avvenuta di fronte all’hotel Premier Palace. La guardia del corpo del deputato ha risposto al fuoco ferendo il killer e ora si trovano entrambi in ospedale. Secondo il capo della polizia di Kiev Andrej Krishchenko si sarebbe trattato di un omicidio su commissione dietro cui, il procuratore generale ucraino Jurij Lutsenko, vede una vendetta russa per il “tradimento”.
Anche il portavoce del ministero dell’Interno ucraino Artiom Shevchenko ha puntato il dito contro la Russia: “In Ucraina è in corso un conflitto ibrido, il nemico fa di tutto per minare la nostra difesa… con una guerra aperta e strisciante”.
E a riguardo ha citato anche l’esplosione avvenuta stamani in un deposito di munizioni a Balakliya, nei pressi di Kharkiv, su cui Kiev ha aperto un’indagine con l’ipotesi di “sabotaggio”.
Nessun ferito, ma 20mila persone sono state evacuate. La base dove si trova il deposito esploso si trova a circa cento chilometri dal Donbass, nell’Est dell’Ucraina, dove dal 2014 sono in corso i combattimenti tra l’esercito ucraino e i separatisti filorussi già costato la vita a oltre 10mila persone
Conteneva missili e artiglieria per rifornite le unità che operano nelle zone di conflitto.
“Le riforme che si svolgono nel nostro Paese avvengono in tempo di guerra, il sabotaggio di oggi lo dimostra. La guerra nell’Est non è finita, continua, così come l’attività di sabotaggio del nemico, lo dobbiamo capire”, ha detto il vicesegretario del Consiglio di Sicurezza ucraino Aleksandr Litvinenko.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
89 ANNI, AVEVA LEGATO IL PROPRIO VOLTO ALLA COMPETIZIONE CANORA PER RAGAZZI
E’ morto a Milano Cino Tortorella, l’ex mago Zurlì che per tanti anni ha legato il proprio volto e la propria attività allo Zecchino d’oro.
A giugno avrebbe compiuto 90 anni. Autore e regista, era anche appassionato ed esperto di enogastronomia.
Nato a Ventimiglia, nel 1956 propone la messa in scena di una pièce teatrale per ragazzi dal titolo Zurlì, mago Lipperlì, dalla quale venne tratta la sceneggiatura del suo primo programma televisivo “Zurlì, mago del giovedì”, andato in onda nel 1957.
Nel 1959 è l’ideatore della manifestazione canora dello Zecchino d’Oro.
Conduce la trasmissione dalla sua prima edizione alla 51^ (2008), fino al 1972 impersonando il ruolo del famosissimo Mago Zurlì.
E’ autore e regista di Chissà chi lo sa?, trasmissione andata in onda consecutivamente per dodici anni.
(da agenzie)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
I VITALIZI SONO STATI ABROGATI NEL 2012 ATTRAVERSO UNA RIFORMA CHE HA INTRODOTTO IL CALCOLO CONTRIBUTIVO… E SUL PREGRESSO FA RISPARMIARE LA PROPOSTA RICHETTI NON QUELLA DI MAIO
Ieri la Camera dei Deputati ha approvato la proposta di legge del Partito Democratico per la riforma
dei vitalizi dei parlamentari, grande cavallo di battaglia del MoVimento 5 Stelle contro la tanto odiata casta (della quale — loro malgrado — i portavoce a 5 Stelle fanno parte).
Dal momento che ieri non è passata la loro proposta ma quella del PD i grillini, evidentemente poco avvezzi alle regole del procedimento democratico, hanno scatenato una battaglia dentro e fuori dall’Aula di Montecitorio.
Non si è trattato di una legittima “guerriglia parlamentare” ma di un vero e proprio scontro fisico, culminato con l’irruzione dei deputati pentastellati nell’Ufficio di presidenza della Camera (irruzione durante la quale due commessi sono rimasti feriti).
Per anni i pentastellati ci hanno detto che era ora di abolire i vitalizi per i parlamentari, questo nonostante i vitalizi siano stati di fatto aboliti nel 2012, quindi durante la scorsa legislatura, con una riforma che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo: oggi il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo.
Il che significa che il parlamentare avrà diritto alla pensione una volta raggiunti i 65 anni di età e a condizione di aver svolto un mandato di almeno quattro anni e mezzo. Rimanevano però in essere i vitalizi di tutti gli ex parlamentari che hanno cessato il mandato prima del 2012.
Una situazione che è stata sanata ieri quando l’Ufficio di Presidenza ha approvato all’unanimità (ad eccezione del M5S) una proposta avanzata da Marina Sereni (PD) che va a toccare i vitalizi di circa 2500 ex deputati: nei prossimi tre anni verranno tagliati dal 10% al 40% i vitalizi.
Si parte con il 10% per i 506 ex deputati che percepiscono tra i 70 e gli 80 mila euro l’anno, il 20% per coloro che arrivano a 90 mila euro e il 40% per i circa 200 ex deputati che hanno un reddito superiore ai 100 mila euro.
Fino al dicembre 2016 il contributo di solidarietà che gli ex parlamentari erano tenuti a versare corrispondeva al 6% dello stipendio e solo per i redditi superiori ai 90 mila euro.
Questo taglio ai vitalizi comporterà un risparmio pari a 2,4 milioni di euro l’anno.
I 5 Stelle invece volevano che venisse deciso di applicare la legge Fornero ai deputati che andranno in pensione in futuro e per questo motivo hanno scatenato la bagarre in Aula e successivamente in Piazza Montecitorio dove si era radunata una folla che voleva “circondare il Parlamento” e che è stata arringata da Di Battista e Di Maio che armati di megafono sognavano di diventare i capopopolo di una rivoluzione come quella di qualche settimana fa in Romania.
Il problema è che la proposta di applicare la Fornero ai deputati (di oggi, non di ieri) non si poteva approvare intervenendo sul regolamento della Camera (come si è fatto ieri in ufficio di Presidenza e come per mesi i 5 Stelle hanno chiesto di fare) ma sarebbe stata necessaria una legge.
Perchè la proposta del MoVimento 5 Stelle non abolisce nessun privilegio
Al grido di si tengono il privilegio i deputati pentastellati hanno “denunciato” le manovre della casta che si vuole tenere il vitalizio mentre loro proponevano di abolirlo. Inutile far notare che il vitalizio è stato già abolito e che la famosa proposta di riforma avanzata da Luigi Di Maio non avrebbe abolito nessun vitalizio perchè non andava a toccare i vitalizi (quelli sì esistenti) che sono già in essere e come è facile intuire costituiscono la parte più consistente della spesa per i vitalizi visto che il numero di chi li percepisce è maggiore di coloro che invece percepiranno la pensione da parlamentare (900 euro dopo i 65 anni di età ) dopo la riforma 2012.
Come ha spiegato il Presidente dell’INPS Tito Boeri qualche tempo fa inoltre la proposta di Di Maio non abolisce i vitalizi oggi in essere perchè per quelli ci vuole, invece, una legge.
Secondo Boeri, infatti, se è possibile modificare gli assegni dei parlamentari attraverso il regolamento della Camera, diventerebbe più complicato se venissero equiparati ad altre pensioni e accumulati a quelli di altre gestioni previdenziali.
Per farlo, servirebbe una norma di legge, oltre che una specifica gestione presso l’Inps o qualche cassa ad hoc dove accreditarli: nella loro proposta, i 5 Stelle non affrontano il nodo, ma lo rimandano ai questori delle Camere e a successivi decreti attuativi.
Una proposta di legge in tal senso per altro c’era già ed era quella — sorpresa — di un parlamentare della casta ovvero il Dem Matteo Richetti.
La proposta di legge di Richetti, firmata da altri 74 parlamentari del Partito Democratico, prevede il ricalcolo di tutti i vitalizi con il sistema contributivo (che quindi dovrebbe comportare una riduzione anche per gli assegni pensionistici che già vengono erogati).
Esattamente la stessa cosa che chiede la petizione online promossa dal Fatto che al primo punto infatti prevede di “ricalcolare tutti i vitalizi attualmente in essere con il sistema contributivo in vigore a Montecitorio e Palazzo Madama dal 2012“.
Quanti risparmi avrebbe prodotto la proposta di legge di Di Maio, che ieri fuori da Montecitorio arringava la folla spiegando che la casta non voleva abolire un privilegio medievale?
È presto detto: nessuno perchè semplicemente avrebbe semplicemente spostato più in là negli anni (ovvero dopo il raggiungimento di 43 anni di contributi) il termine a partire dal quale i deputati avrebbero potuto percepire la pensione.
La battaglia dei 5 Stelle si rivela quindi per quello che è: una battaglia demagogica (i video di Di Battista ieri che filmava da sotto i banchi della Camera per non farsi “censurare” dai commessi sono esilaranti) che viene condotta solo in favore delle telecamere e di una folla sempre più inferocita dai loro alternative facts.
Peccato solo che questi indefessi apritori di scatolette di tonno che vogliono abolire qualcosa che è già stato abolito cinque anni fa li paghiamo con i nostri soldi, altrimenti ci sarebbe da ridere.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
E’ AGENTE DI COMMERCIO DI POLLI E MUSICISTA CON CONTRATTI DI LAVORO A TEMPO: LE DUE ATTIVITA’SECONDO LA LEGGE SONO INCOMPATIBILI
Un nuovo fronte si apre nel M5S a Genova.
Racconta oggi Repubblica che il candidato sindaco “incoronato” dalle urne (digitali) nazionali, Luca Pirondini, dopo che il leader Beppe Grillo, nella veste di garante, ha invalidato le “comunarie” che avevano invece scelto l’attivista di lungo corso Marika Cassimatis, svolge due attività lavorative che però, secondo la legge, non sarebbero compatibili:
Luca Pirondini è infatti registrato alla Camera di Commercio di Genova come “agente di commercio di carni e pollame surgelato”, dal 2010, e la sua impresa risulta attiva: questo però sarebbe irregolare, secondo la legge del 3 maggio 1985, perchè incompatibile con i suoi numerosi e ripetuti incarichi, con contratti di tipo subordinato, a tempo, nelle orchestre di Genova, al teatro Carlo Felice e a Sanremo, presso l’orchestra sinfonica, come violista “di spalla” e “di fila”.
Pirondini, ccome raccontava qualche giorno fa Il Secolo XIX, per lavoro suona la viola e fa il tenore anche al Carlo Felice di Genova, ma il suo contratto è con la Sinfonica di Sanremo il qualità di prima viola.
In passato ha suonato per dieci anni con l’orchestra Luigi Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti. Ma i suoi detrattori nel MoVimento hanno, dai primi giorni della sua candidatura, ricordato come parte del suo reddito derivi anche dall’attività di rappresentante di carni per la Amadori.
Da qui il soprannome di “Piropollo”. E tra gli attivisti, o meglio tra gli ex attivisti dopo la cacciata della Cassimatis, c’è chi non gliela vuole far passare liscia:
Caro Luca Pirondini i vegetariani e vegani di Genova,tra cui molti sono elettori del 5stelle,non hanno gradito che tu candidato sindaco non abbia fatto presente nel tuo CV pubblico che sei un commerciante di Carni,inoltre vorremmo tutti sapere come mai non figuri nell’elenco degli orchestrali, coristi, maestri vari del Carlo Felice, non eri un dipendente come abbiamo letto sui giornali?
Strano peraltro che lo fossi ,visto che l’agente o rappresentante di commercio non può svolgere contemporaneamente un’altra attività alle dipendenze di persone, associazioni, enti pubblici o privati
Nell’articolo di Michela Bompani per Repubblica Genova si specificano meglio i termini della questione:
Presso l’orchestra sinfonica di Sanremo Pirondini ricopre proprio il ruolo di prima viola, peraltro circondato da grande stima, con diversi contratti a termine di tipo subordinato. Uno lo firma proprio in quest’anno, così come dichiara il candidato sindaco. Così pure presso la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, lo stesso Pirondini siede nella fila delle viole, per periodi diversi, sempre avendo contratti di natura subordinata a tempo, come “aggiunto”, secondo una graduatoria interna così come accade per le “sostituzioni” o le “integrazioni” in orchestra. Ultimamente ha lavorato alla produzione della 9.a sinfonia di Mahler, diretto dal maestro Fabio Luisi, lo scorso 11 febbraio, come ha ampiamente documentato lo stesso Pirondini con foto dal palco e dietro le quinte, in cui invitava i genovesi a scegliere una serata alternativa al derby, proprio al Carlo Felice.
C’è però la legge del 3 maggio 1985 articolo 5 comma 3 recita che regola la “Disciplina dell’attività di agente e rappresentante di commercio che evidenzia come “L’iscrizione nel ruolo (degli agenti di commercio, OES) è in compatibile con l’attività svolta in qualità di dipendente da persone, associazioni o enti, privati e pubblici”. Come sono il Carlo Felice, o l’orchestra sinfonica di Sanremo.
Anche il successivo decreto legislativo 59 del 2010, nella sezione “requisiti necessari allo svolgimento dell’attività di agente o rappresentante di commercio, posseduti dal titolare” viene indicata, tra altre richieste, la dichiarazione, consapevole delle “responsabilità penali cui può andare incontro”, di “non svolgere alcuna attività in qualità di dipendente da persone, associazioni o enti, privati o pubblici”.
Il primo effetto dell’incompatibilità tra l’iscrizione al registro delle imprese dell’agente di commercio e la sottoscrizione di diversi contratti di natura subordinata potrebbe essere una mossa della Camera di Commercio, che potrebbe cancellare il candidato sindaco dal registro.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
E’ L’UNICO MODO PER CUI TRE PARTITI ACCHIAPPA-POLTRONE POTREBBERO ANDARE AL GOVERNO… E NON DITECI CHE NON ABBIANO DENUNCIATO DA TEMPO IL DISEGNO DI GRILLO
Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi torna sull’ipotesi di alleanza Grillo-Salvini-Meloni — che noi
ribattezziamo “Il patto di Neanderthal” — citando una certa “simpatia” dei “vertici” M5S per l’ipotesi:
Chi ha parlato con i vertici non ha dubbi: «Mai alleanze a sinistra». E non si tratta solo di “sentimenti”, ma di calcoli. «Le nostre proiezioni ci dicono che i voti che potrebbero mancarci realisticamente li potremmo ottenere solo dalla Lega e da Fratelli d’Italia». Meglio Matteo Salvini e Giorgia Meloni di Pier Luigi Bersani? «Non dico che vogliamo andare con Salvini, ma sì, è di certo meno screditato di quegli altri. E comunque, in questi anni, ha fatto opposizione come noi».
Dice Nicola Morra: «Sa di chi fu uno degli interventi più belli contro il Jobs Act? Di Walter Tocci. Che si dimise, ma dopo un po’ è tornato a fare il bravo soldatino nel Pd. E contro la buona scuola? Della senatrice Dirindin, che fece un discorso devastante, poi però votò la fiducia. Queste persone usano la ragion di Stato di stampo machiavellico, quella per cui il fine giustifica qualsiasi mezzo. La vera apertura non ce la fanno loro, ma i milioni di elettori dei vecchi partiti che si sono svegliati e votano il Movimento».
«Sono dell’avviso – spiega Morra – che come abbiamo sempre detto, noi dobbiamo portare i punti del nostro programma, perchè la Costituzione dice che è in aula che si formano le maggioranze».
Quanto alla prima avversaria di streaming di Bersani, Roberta Lombardi è convinta che l’ex segretario pd «non abbia ancora capito come siamo fatti. Non lo aveva capito all’epoca e non l’ha capito ora. Se la sua proposta è sincera, deve spiegarci perchè in questi anni non è stato disponibile su nessuna delle nostre proposte. Se è tatticismo per spaccare il fronte guidato dal Pd, non ha capito che noi di tatticismi non ne facciamo».
D’altro canto Paolo Pagliaro ieri a Otto e Mezzo ha presentato i risultati di un sondaggio Demopolis con i dati del Barometro Politico che danno percentuali per cui sono possibili solo due maggioranze (in realtà , quasi-maggioranze) alla Camera: una è quella formata da M5s, Fratelli d’Italia e Lega Nord che porterebbe 309 deputati; l’altra è quella che vede in campo Partito Democratico, Forza Italia, MDP, AP e altri delle minoranze linguistiche:
Insomma, con l’attuale legge in vigore alla Camera (diversa da quella in vigore al Senato) soltanto con una strana alleanza post-elettorale si potrebbe raggiungere la maggioranza (o quasi, visto che dal conto sono esclusi i dodici eletti all’estero).
In attesa di modifiche e armonizzazioni, il risultato è questo.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
PRIMA LO INSULTA “NEGRO DI MERDA”, POI LO COLPISCE CON UNA LAMA E INFINE LO INVESTE… RIMINI SI MOBILITA PER UNA GRANDE MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA… MA LA MAGISTRATURA NON VA A CERCARE CHI OGNI GIORNO ISTIGA ALL’ODIO
Tutto fa propendere per la matrice razziale per il gravissimo episodio avvenuto ieri davanti a un supermercato a Rimini. Un uomo, dopo averlo insultato, si è scagliato contro un giovane immigrato, prima prendendolo a pugni, poi accoltellandolo, e infine, mentre questi tentava di sfuggire al suo aggressore, investendolo con l’auto.
E’ accaduto intorno alle 19 in viale Trieste, in pieno centro a Marina.
Il ragazzo, un nigeriano di 25 anni richiedente asilo, è stato portato in ospedale: ha fratture multiple, la milza spappolata e varie emorragie interne e si trova in terapia intensiva all’Infermi: lotta fra la vita e la morte.
La polizia poco dopo il fatto è riuscita a rintracciare l’aggressore, grazie ai numeri della targa appuntati da alcuni testimoni: si tratta di un 39enne di Rimini con diversi precedenti, che prima di scagliarsi contro il 25enne lo avrebbe apostrofato con frasi come “Negro di m…, torna a casa tua” (frasi alle quali la vittima non avrebbe reagito, scrive la cronaca locale).
Portato in Questura, ora deve rispondere di tentato omicidio aggravato dai futili motivi e da motivi razziali. In macchina gli agenti hanno rinvenuto il coltello ancora sporco di sangue usato per ferire il ragazzo.
Il giovane nigeriano è arrivato in Italia, sbarcando in Sicilia, lo scorso settembre; è stato smistato attraverso il progetto Hub (Human Ecosystems) di Bologna e assegnato a Rimini.
E’ di religione cristiana e ha presentato istanza per l’asilo politico.
Spesso lo si poteva incontrare davanti a quel supermercato: aiutava a svuotare i carrelli in cambio di qualche moneta, a quanto risulta senza dare fastidio o molestare i clienti.
Dopo l’accaduto il questore di Rimini, Maurizio Improta, sta valutando il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Sperando che le condizioni del giovane migliorino, il provvedimento di iniziativa del questore potrebbe accelerare le pratiche sull’asilo politico.
L’amministrazione comunale di Rimini, in una nota, si definisce sgomenta “per un episodio su cui occorre far luce nei dettagli e nella dinamica, ma che presenta contorni inquietanti”.
Un fatto che “ci costringe a fare i conti con l’emergere di un razzismo e di una intolleranza che stride con la storia, la tradizione e la cultura di una città che ha nel suo dna la sensibilità alll’accoglienza. Questo atto di violenza è certamente isolato nella sua gravità , ma non possiamo far finta di dimenticare che ci sono episodi discriminatori e di intolleranza che lo hanno preceduto. Pensiamo a quanto accaduto poche settimane fa nella ex scuolina di Spadarolo. E’ quindi più di un campanello di allarme, è un vero e proprio schiaffo alla nostra comunità , che ora deve necessariamente interrogarsi sui valori e sui principi che la reggono”.
“Al di là delle competenze e delle convenienze – continua la nota – serve una risposta netta, forte, inequivocabile da parte della comunità riminese intera. Questi sono valori non trattatibili”.
Il Comune propone “di organizzare nei prossimi giorni una grande manifestazione antirazzista. A tale scopo è convocata per oggi alle 18 nella Sala Giunta della Residenza Comunale una riunione operativa alla quale sono invitate le organizzazioni sindacali, le associazioni di volontariato, le forze politiche, i sindaci della Provincia, le forze dell’ordine, per dare voce a quella Rimini che lavora per l’inclusione e la convivenza”.
E conclude: “Il Comune non lascerà solo quel giovane”.
(da “La Repubbica”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI UNA COPPIA DI TORINO SU FACEBOOK
“La discriminazione non è un concetto astratto. È qui… è ora… è ovunque dietro l’angolo”. 
Finisce così il lungo sfogo su Facebook di una coppia che si è vista negare l’affitto di una casa a Torino perchè gay. “La proprietà non vuole. Vuole una famiglia. Vuole qualcuno che stia a lungo”, è stata la risposta che ha dato loro, “con infinito imbarazzo”, l’immobiliare.
Ed è la seconda volta che accade – sostiene la coppia – in pochi mesi. La denuncia ha fatto il giro del web in poche ore, scatenando numerosi commenti sdegnati.
“Speravo che il mio quartiere finisse sulle cronache nazionali per le sue innumerevoli qualità positive, non per una così amara vicenda che colpisce due carissimi amici e il senso comune di tutti”, afferma Claudio Cerrato, presidente della Circoscrizione 4 di Torino.
“Purtroppo bisogna ammettere che non è un caso isolato. Spero ancora che si riscatti a brevissimo, e che un nuovo articolo sulle cronache nazionali racconti delle offerte di affitto che riceveranno e le foto della casa che sceglieranno!”, aggiunge.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
“OGGI NASCE QUALCOSA DI NUOVO”
“Un maestro ci ha lasciato ma oggi nasce qualcosa di nuovo. Abbiamo il dovere di portarci nel dna il suo testamento politico: l’invito per la sinistra a rinascere con spirito inclusivo e intento costruttivo”.
Articolo uno, movimento democratico e progressista presenta il suo simbolo e affida a Massimo D’Alema il ricordo di Alfredo Reichlin, l’ultimo patriarca della sinistra mancato la notte scorsa a 91 anni.
Per ora niente simbolo elettorale, solo un logo tutto in lettere, con i colori verde, bianco e rosso, il richiamo al principio fondante della comunità repubblicana e democratica.
Al tempio di Adriano a due passi da Montecitorio il clima non è della festa e dei brindisi: è mancato chi poteva essere ancora il padre nobile del nuovo soggetto politico nato dalla rottura nel Pd. Reichlin, che ha riconosciuto le ragioni della scelta ma, fino all’ultimo, ha ribadito la sua avversione al settarismo, riaffermando le ragioni del dialogo e della comprensione.
Testamento e insegnamenti, senza paternalismi, passione politica e persuasione. I giovani quarantenni Speranza, Scotto, D’Attorre, La Forgia, prendono il testimone per “il nuovo inizio e ripartire dai fondamentali”.
In prima fila c’è chi ha l’esperienza e qualche anno in più: D’Alema e Bersani, Vincenzo Visco e Enrico Rossi, Guglielmo Epifani e la capogruppo al senato Maria Cecilia Guerra.
E poi in sala tutti i delusi dal Pd targato Renzi, quelli “stanchi della stagione dell’arroganza” per dirla con il leader in pectore Roberto Speranza. Niente bandiere rosse o nostalgie se non quella del lavoro che manca e mette in crisi la democrazia. Simbolo e nome del primo articolo della Costituzione sono piazzati lì come un manifesto politico.
Concetti spiegati da Mario Dogliani e Anna Falcone, che negli ultimi mesi si è guadagnata la ribalta come pasionaria del no alla riforma costituzionale. “Il lavoro come principale fattore di emancipazione e dignità dei cittadini” dice, ricordando il concetto che la carta del ’48 ha messo in maniera così solenne e significante.
In sala si legge il verbale dell’approvazione della seduta di quel lontano 22 marzo 1947. L’articolo uno oggi compie settant’anni ma i numeri che la crisi rovescia giorno dopo giorno, lasciano la sua attuazione ancora lontana. Soprattutto nei primi articoli “è il momento che la Costituzione italiana diventi prescrittiva” dice Falcone , “nulla può essere al di sopra” e nessuna libera interpretazione si giustifica: “stabilire il prezzo di un licenziamento non è compatibile con questi principi”.
Dagli applausi si capisce che la giurista che cita Gramsci, incitando il nuovo soggetto a perseguire “studio e passione”, ha un futuro politico non troppo lontano.
“Per non lasciare la sinistra sotto le macerie” il lascito di Reichlin alle giovani leve. Così nasce Articolo Uno, movimento dei progressisti e democratici. Il prestito di una Costituzione, frutto dell’incontro tra le culture politiche dell’Italia ricostruita, deve però essere onorato.
Perchè tutto non si riduca solo a un nuovo partito a sinistra.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 23rd, 2017 Riccardo Fucile
“POSSIBILI ALTRI ATTACCHI, MA NON IMMINENTI, LONDRA TORNI ALLA NORMALITA'”
Un attentatore “periferico”, nato in Inghilterra e noto agli 007 inglesi. L’attentatore di Londra era
conosciuto al MI5 e dalle forze di sicurezza inglesi. Lo annuncia il premier Theresa May.
“Non abbiamo paura e non ci facciamo intimorire” continua nel discorso della premier britannica Theresa May intervenendo alla Camera dei Comuni il giorno dopo l’attentato terroristico di ieri a Londra.
La May rende omaggio alle forze di polizia, di soccorso, abbraccia i feriti e le famiglie delle vittime e dice.
“E’ stato un attacco contro la gente libera”, specificando che saranno “possibili altri attacchi” anche se non sono previsti “attacchi imminenti”. Parla di come Londra deve andare avanti, tornare alla vita quotidiana, con “azioni di normalità rispondiamo al terrorismo. Il male non ci sconfiggerà “.
La premier britannica Theresa May ha poi confermato, sempre parlando in Parlamento, che tra le persone rimaste ferite nell’attacco di ieri a Westminster ce ne sono molte di nazionalità diverse, tra cui una è di nazionalità italiana.
E’ la donna romana di cui ha dato notizia ieri l’ambasciatore italiano Pasquale Terracciano.
(da “Huffingtonpost”)
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