Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
LA SMENTITA DELLA SINDACA NON RACCONTA COME SONO ANDATE REALMENTE LE COSE
Virginia Raggi ieri sera ha parlato della faccenda della cena al ristorante non pagata etichettandola come bufala.
Oggi però Repubblica Roma e Il Messaggero riportano il nome del ristorante e dello chef e raccontano una storia leggermente diversa da quella raccontata dalla prima cittadina.
Scrive la sindaca su Facebook:
Ci risiamo. Per attaccarci inventano notizie di sana pianta. Stavolta sarei andata in un “noto ristorante romano” dove avrei cenato e sarei andata via senza pagare. L’obiettivo è evidente: far credere che abbia voluto farmi offrire la cena dal ristoratore. È triste ma sono costretta a fare una precisazione — quella che chi ha scritto o ripreso l’articolo avrebbe dovuto fare per correttezza professionale e non ha fatto — e raccontare la verità : dopo cena, ho raggiunto un gruppo di amici che cenavano in quel locale. Ovviamente, non ho cenato una seconda volta. Per la “cronaca” devo ammettere che, però, ho bevuto un bicchiere d’acqua del rubinetto. Ecco, ho svelato l’arcano. Peraltro, proprio il “noto ristoratore” dispiaciuto del fatto che non avessi assaggiato le sue specialità , mi ha invitato a tornare. Curioso, no?
Repubblica Roma, però, in un pezzo a firma di Giovanna Vitale, e Il Messaggero con Lorenzo De Cicco riportano anche le parole dello chef del ristorante e il suo nome.
Il ristorante è Benito al Ghetto e lo chef è Nicola Delfino, che nel frattempo è andato a lavorare a Milano; l’episodio è accaduto mesi fa e a rivelarlo è stato il direttore Brindani; Repubblica sente la versione dello chef:
«Mi è arrivata la comanda giù in cucina con su scritto: “per il sindaco”. Pensavo fosse uno scherzo del maitre e perciò sono salito. C’era la Raggi seduta con un uomo. Ho aspettato che finissero di mangiare e mi sono avvicinato. “Che piacere avervi ospiti da noi”, ho detto».
Un gesto di cortesia, interpretato però come un’offerta a non saldare il conto.
E infatti, a fine pasto, i due commensali si alzano, salutano («Grazie, tornerò a trovarvi») e vanno via.
Senza neppure lasciare la mancia per i camerieri, che pure li avevano serviti. «E io che dovevo fare? Inseguirli?», motteggia il cuoco.
Il racconto del Messaggero è ancora più dettagliato: l’accompagnatore era un amico con cui hanno scherzato e parlato di lavoro, il conto complessivo era di 30 euro e lo chef ricorda distintamente anche la comanda (ovvero l’ordinazione) del sindaco.
«Prima di andarsene mi ha fatto anche richiamare dai fornelli per ringraziarmi. La mia impressione è che avrebbe anche voluto pagare, ma probabilmente non voleva essere scortese. Solo che anche io non ho voluto essere maleducato e dirle: ma che hai capito? Paga! Quindi è finita così, sono diventato la barzelletta della zona».
Un banale malinteso insomma?
«Penso di sì. Doveva vederla quando se n’è andata: ha voluto ringraziare tutti, il maitre, i camerieri, uno per uno. Certo, forse una cosa andrebbe detta…».
Cosa?
«Beh, io avrei lasciato la mancia per i ragazzi, se qualcuno mi offre il pranzo almeno lascio qualcosa per chi serve in tavola…»
Invece?
«Invece niente, è tornata a passeggio per il ghetto, dopo essersi profusa in complimenti per tutti».
Una scena alla Amici miei…
«Sì, Mascetti! Il conte Mascetti,che con grandissima eleganza ti fa il trucco del “rigatino”. Non credo fosse in malafede, che ci fosse malizia insomma. Ma questa storia mi fa un po’ ridere perchè è una dei Cinquestelle, quelli che gridano tanto alla chiarezza, alla trasparenza, all’onestà e poi alla prima occasione vanno via senza pagare».
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL “MARIE ANNE ERIZE” ASSISTE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZE: “C’E’ UN CONTRATTO, PAGHIAMO SEMPRE TUTTO”
“Quante di noi dovranno ancora morire? Restare invalide e abbandonate dallo Stato come Chiara
Insidioso? Essere sfregiate dall’acido come Lucia Annibali? Con che coraggio si chiudono i centri antiviolenza?”.
Stefania Catallo ha gli occhi chiari e profondi e un sorriso contagioso che però, in questi giorni, è velato.
L’aveva già salvato due anni fa, quel centro antiviolenza che gestisce alla periferia di Roma e del mondo. Ora la guerra è ricominciata. Il centro “Marie Anne Erize” di Tor Bella Monaca sta per essere sfrattato.
Il municipio a maggioranza Cinque Stelle ha approvato ieri una mozione per rientrare in possesso di alcuni locali, compresi quelli occupati dall’associazione e dal centro che porta il nome della giovane desaparecida argentina. “Nessuno ci ha detto niente. L’ho saputo a mezzanotte del giorno prima, grazie a un passaparola”, racconta Stefania Catallo.
“Noi abbiamo un contratto che si rinnova tacitamente ogni sei mesi. Per mandarci via a luglio, avrebbero dovuto notificarci l’atto di sfratto entro la data dell’ultimo rinnovo, il 6 gennaio scorso. Non è successo. Non solo: paghiamo e abbiamo sempre pagato tutto. Di cosa ci stanno accusando? Una mozione è un atto politico, non amministrativo. Perchè ci stanno perseguitando politicamente?”
Il nuovo fronte di guerra si apre a due anni di distanza da una lunga battaglia: nel 2015 il centro era già a rischio chiusura perchè l’associazione che lo ospitava da quattro anni, la Sirio87, aveva ricevuto lo sfratto.
“Dopo una grande mobilitazione, il contratto è stato rinnovato con tacito accordo di sei mesi in sei mesi, nell’attesa che diventasse definitivo”, racconta ancora Catallo.
“E in questi due anni il centro si è trasformato e ha trasformato il territorio in cui opera”. Dal 2011 ha assistito circa 3 mila donne, “non solo salvandone la vita, ma iniziando insieme un percorso di crescita e di indipendenza”.
Qui oggi c’è una sartoria solidale e una biblioteca di oltre 8 mila titoli. Stefania Catallo è stata nominata ambasciatrice del Telefono Rosa e ha contribuito all’apertura di uno sportello antiviolenza in Romania. “Il centro vive e lotta grazie al volontariato, ai cittadini, ai finanziamenti della francese Fondazione Up. Non certo grazie alle istituzioni italiane”, chiosa la responsabile.
“Come M5S siamo contrari agli affidamenti diretti e favorevoli ai bandi: questa è la nostra politica”, racconta Roberto Romanella a HuffPost.
“Oggi il centro paga un’indennità di occupazione. Metteremo a bando cui potrà partecipare anche il centro “Marie Anne Erize”. Nel frattempo, finchè non verrà decretato un vincitore, le realtà che operano in questi locali non verranno messe alla porta”. E come si salvaguarda il valore sul territorio che nel frattempo hanno creato? “Siamo 5 Stelle, nessuno rimane indietro con noi. Non è solo uno slogan: non rimarranno indietro neanche loro”.
Il centro di Tor Bella Monaca è solo l’ultimo di una lunga lista di realtà sociali che a Roma, in queste settimane, vive sotto alla minaccia di sfratto o chiusura.
Un movimento dal basso che nei giorni scorsi è sceso in piazza del Campidoglio per protestare contro il Comune e l’amministrazione di Virginia Raggi.
“Da troppo tempo le associazioni e gli spazi sociali vivono nell’emergenza, nella consapevolezza che da un giorno all’altro potrebbero venire sgomberati anni di lotte”, tuonano da Decide Roma, la rete che raccoglie le realtà di quella che è stata ribattezzata la “Capitale Solidale”.
Nella lista ci sono scuole, centri che si occupano di integrazione, che lavorano con i bambini, con i disabili, con i malati di Sla.
C’è la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, storico spazio culturale e sociale di Roma. Realtà che spesso hanno anche fatto investimenti strutturali sulle sedi che occupano.
“Alla minaccia di questi sgomberi, ordinati dalla famigerata delibera 140 della Giunta Marino e dalla pressione indebita della Corte dei Conti, con incredibile ritardo la Giunta Raggi è riuscita a rispondere con una delibera piccola piccola, che in sostanza ripropone la stessa 140, ordinando di proseguire gli sgomberi, partendo sì dalle realtà commerciali, ma proseguendo prima o poi con le realtà sociali e associative”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL FIORENTINO DEL FANTE NUOVO AD DI POSTE… BIANCHI, FONDAZIONE OPEN, RESTA NEL CDA DI ENEL, LANDI, FINANZIATORE DELLA LEOPOLDA, IN QUELLO DI LEONARDO
Rivoluzione ai vertici di Poste Italiane: Marco Del Fante e Bianca Maria Farina rimpiazzeranno Francesco Caio e Luisa Todini nei ruoli di amministratore delegato e presidente.
Cambio anche a Leonardo: via l’a.d. Mauro Moretti, che sarà rimpiazzato da Alessandro Profumo.
Sono questi i nomi che sono presenti nelle liste che il Tesoro depositerà per procedere al rinnovo dei cda delle società partecipate.
Nomi dai quali traspare l’impronta renziana: Del Fante, fiorentino, è una vecchia conoscenza dell’ex premier. Non solo. Marchio fiorentino anche nel cda di Enel, dove rimane il tesoriere della Fondazione Open, Alberto Bianchi, e in quello di Leonardo, dove è riconfermato Fabrizio Landi.
Nessun cambio della guardia in casa Eni e Enel. Alla guida della società elettrica sono stati confermati Patrizia Grieco e Francesco Starace, mentre a Eni restano Emma Marcegaglia e Claudio Descalzi. A Enav il Tesoro indica Roberta Neri, che è l’attuale a.d., e Roberto Scaramella come presidente.
“I nominativi che compongono le liste – spiega il Mef – sono stati individuati secondo una procedura di selezione, svolta – in linea con quanto disposto dalla Direttiva del Ministro dell’economia e delle finanze sulle procedure di individuazione dei componenti degli organi sociali delle società partecipate dal Ministero – con il supporto di primarie società di consulenza per la selezione e il reclutamento manageriale (Eric Salmon & Partners, Korn Ferry, Spencer Stuart), sulla base di criteri di professionalità e secondo prassi di uso comune di mercato”.
Per quanto riguarda Terna., le cui nomine spettano al Consiglio di Amministrazione della Cassa depositi e prestiti, “le proposte dei vertici Cdp saranno coerenti con i criteri seguiti dal Governo nelle nomine di propria competenza”, aggiunge la nota del Mef.
Ecco l’elenco delle liste del Tesoro. Il primo nome è quello del candidato presidente, il secondo quello dell’a.d.
Seguono poi gli altri componenti del cda.
Enav
1. Roberto Scaramella
2. Roberta Neri
3. Giuseppe Acierno
4. Maria Teresa Di Matteo
5. Nicola Maione
6. Mario Vinzia
Enel
1. Patrizia Grieco
2. Francesco Starace
3. Alfredo Antoniozzi
4. Alberto Bianchi
5. Paola Girdinio
6. Alberto Pera
Eni
1. Emma Marcegaglia
2. Claudio Descalzi
3. Andrea Gemma
4. Diva Moriani
5. Fabrizio Pagani
6. Domenico Trombone
Leonardo
1. Giovanni De Gennaro
2. Alessandro Profumo
3. Guido Alpa
4. Luca Bader
5. Marina Calderone
6. Marta Dassù
7. Fabrizio Landi
Poste Italiane
1. Bianca Maria Farina
2. Matteo Del Fante
3. Carlo Cerami
4. Antonella Guglielmetti
5. Francesca Isgrò
6. Roberto Rao
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
“ALTERNATIVI A LEPENISTI, ALLA SINISTRA, A CHI HA IN MENTE SOLO LA RUSPA”
Il Nuovo Centrodestra si scioglie, nasce Alternativa Popolare. 
È questa la decisione che arriva all’Assemblea Nazionale di Ncd organizzata a Roma. «Noi siamo alternativi ai lepenisti, alla sinistra dell’indietro tutto, a chi ha in mente solo la ruspa, a chi dice no, a chi non ha cura della Repubblica», annuncia il ministro degli Esteri Angelino Alfano «offrendo questa alternativa ai liberali e moderati».
«Creare un nuovo centrodestra in Italia si è rivelato impossibile, perchè nuove paure sono nate dopo la crisi economica, quella migratoria e il terrorismo: quella missione è diventata impossibile», ha detto Alfano.
«Quindi – ha aggiunto – ci sono nuovi movimenti che vanno nella direzione opposta a quella che abbiamo pensato. C’è una incompatibilità tra l’area liberalpopolare e il dissenso verso l’Europa rappresentato dai lepenisti e da M5S. Questo ha reso impossibile la missione di costruire un centrodestra nuovo».
E inoltre ha sottolineato «c’è stato un travaso di voti da Forza Italia alla Lega e alla destra» anche se ha specificato che Alternativa Popolare «non vira a sinistra».
«Noi vogliamo favorire l’incontro» con chi «ha gli stessi ideali pur trovandosi oggi in posizioni diverse. Vogliamo favorire l’incontro senza voler guidare la creatura finale. Il metodo che noi proponiamo è uniamoci e poi sia il popolo con delle primarie a scegliere il leader di un raggruppamento liberal-popolare. È un metodo democratico. Proponiamo primarie non solo per il leader ma anche per i parlamentari», conclude il leader di Alternativa Popolare.
(da agenzie)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DI SCENARI POLITICI CONFERMA CHE NON C’E’ PARTITA
Sorpasso.
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando supera nei consensi il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano.
Lo rivela un sondaggio di Scenari Politici per l’Huffington Post che riporta come, nell’elettorato del Partito Democratico, in fase congressuale dopo le dimissioni da segretario di Renzi, sia in ascesa il Guardasigilli.
Attualmente, infatti, Orlando avrebbe il 20% dei consensi.
Due punti percentuali in più rispetto al presidente di Regione Emiliano, che invece resta fermo al 18%.
Tuttavia resta abissale il divario tra i due sfidanti rispetto al segretario uscente.
L’ex premier Matteo Renzi infatti sembra al momento irraggiungibile, con il suo 62% dei consensi tra gli elettori democratici.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 18th, 2017 Riccardo Fucile
LA VIA CANADESE: PERCHE’ NON PREMIARE CHI DENUNCIA?
Si chiama Cra, Canada Revenue Agency, l’Agenzia delle entrate canadese.
Qualche giorno fa ha iniziato una campagna sui maggiori giornali canadesi contro l’evasione fiscale, la pubblicità è stata diffusa una settimana fa su The Globe&Mail, il giornale più diffuso del Paese: “Sanzioni. Detenzione. Se pensi che l’evasione fiscale sia un gioco… ripensaci!”.
Nell’inserzione pubblicitaria ci sono (oltre alle manette) un paio di interessanti link.
L’Agenzia delle entrate canadese, in caso di “voluntary disclosure”, sul dovuto non fa sconti a nessuno nè sconta gli interessi di mora.
Al massimo rinuncia all’esercizio dell’azione penale (le pene possono arrivare fino a 5 anni di carcere e fino a 14 anni in caso di frode) e alle sanzioni pecuniarie (dal 50% al 200% dell’evaso).
Il secondo link è ancora più interessante e riguarda l’Otip (Offshore Tax Informant Program). Se in Canada denunciamo un evasore fiscale offshore abbiamo l’anonimato garantito e possiamo guadagnare tra il 5% e il 15% di quanto la Canada Revenue Agency riesce poi ad incassare.
La somma recuperata deve essere superiore ai $100.000 ed il premio ottenuto è, ovviamente, tassato come reddito.
Visto che in Italia sfuggono al fisco attività per un valore di 194,4 miliardi di euro all’anno, non sarebbe una buona idea quella di premiare con banconote fruscianti coloro che denunciano gli evasori?
Oppure siamo matti, manettari, illiberali, spioni, delatori, giustizialisti e, financo, comunisti qui in Canada?
Ernesto Salvi
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
OLTRE A CALPESTARE I DIRITTI DEGLI ATTIVISTI, GRILLO SPESSO PRENDE DECISIONI SBAGLIATE CHE TRASCINANO IL MOVIMENTO IN TRIBUNALE DOVE PERDE LE CAUSE… I CASI DI NAPOLI E ROMA
Cosa succede se una persona detiene la proprietà del simbolo di un partito e può decidere se concederlo e ritirarlo?
La risposta è semplice: succede quello che è successo a Genova dove Beppe Grillo ha annullato il risultato delle votazioni online di qualche giorno fa durante le quali gli attivisti genovesi avevano scelto Marika Cassimatis come candidata sindaco alle amministrative.
«Vi chiedo di fidarvi di me», ha scritto Grillo nel post di oggi.
Perchè la nuova votazione su Genova è aperta agli attivisti di tutta Italia?
In un colpo solo Beppe Grillo ha sconfessato il “Metodo Genova” e fatto capire che le primarie online non hanno alcun valore.
Aprendo il voto su Genova anche ad attivisti che non sono residenti nel Comune certifica ancora una volta che il motto dell’uno vale uno tanto caro ai pentastellati è una frase priva di significato.
Non fornendo motivazioni riguardo all’esclusione della Cassimatis ci fa capire che la trasparenza non è un valore quando si tratta di vicende relative ai 5 Stelle.
Lo può fare? Fintanto che è il Capo Politico e Garante non eletto del MoVimento lo potrà fare tutte le volte che vorrà ed anzi l’ha già fatto.
Non è infatti la prima volta che Grillo chiede ai suoi di “fidarsi di lui” e di non contestare una sua decisione presa nell’esclusivo interesse del MoVimento.
Di fatto non esiste nel M5S qualcuno che possa contestare questa decisione perchè rischierebbe di fare la fine di tutti quelli che non hanno accettato di chinare il capo di fronte ai diktat del comico genovese.
L’unica alternativa è fidarsi ciecamente di Grillo ma è una fiducia ben riposta? La risposta è no.
Quando la base si è fidata delle decisioni di Grillo sulle espulsioni di Napoli
Beppe Grillo non è un veggente, e nonostante si diletti nel fare profezie (spesso apocalittiche) non ci azzecca quasi mai.
Perchè allora la base del MoVimento dovrebbe fidarsi di lui?
Sicuramente è stato Grillo a portare il MoVimento in Parlamento e a farlo diventare una delle principali forze politiche nel Paese, ma il suo ruolo si sarebbe dovuto esaurire con l’arrivo della prima pattuglia pentastellata alla Camera e al Senato.
Lui in realtà ci ha provato a fare un passo di lato ma non ci è riuscito perchè ha capito che così avrebbe perso il controllo totale del partito.
E così è tornato sulla breccia: ha fatto espellere gli attivisti “ribelli” di Napoli Libera che guarda caso volevano proporre un altro candidato rispetto a quello individuato da Roberto Fico.
Allo stesso modo a Genova la consigliera regionale Alice Salvatore aveva fortemente sostenuto Pirondini non a caso considerato il favorito della vigilia.
Anche a Napoli la base pentastellata si è fidata di Grillo e le cose sono andate come sappiamo: il MoVimento non ha vinto le elezioni e in seguito a quelle espulsioni è stata intentata una causa che ha costretto Grillo a cambiare lo statuto e il regolamento del suo partito.
Inoltre tutti gli espulsi che avevano fatto ricorso per chiedere di essere reintegrati sono stati riammessi dal Trinunale all’interno del M5S.
È stato lo stesso Roberto Fico, giunto a Napoli nella giornata di ieri, a fare la proposta a quelli che fino a poco tempo prima venivano chiamati senza mezzi termini “traditori” o “feccia” ed erano stati ritenuti colpevoli di aver congiurato contro il M5S.
Oggi come allora non ci fu nessun dibattito pubblico: lo staff di Grillo una volta ricevute informazioni riguardanti un presunto comportamento scorretto da parte degli attivisti fece partire le mail.
Ieri Fico ha incontrato in tribunale i ricorrenti dicendo “siamo pronti a reintegrarvi” (in cambio ovviamente della rinuncia a continuare la causa sulla legittimità del regolamento). Il tutto dopo che ovviamente nei mesi scorsi Fico aveva dichiarato di aver vinto su tutta la linea.
Il reintegro degli espulsi di Roma
Una storia simile è successa a Roma, anzi le storie sono due.
La prima riguarda le espulsioni di Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo che nel febbraio 2016 avevano presentato ricorso contro le espulsioni e che ad aprile dello scorso anno hanno ottenuto dal Tribunale Civile di Roma di essere reintegrati all’interno del Movimento.
La seconda invece riguarda Mario Canino. L’attivista aveva potuto correre alle Comunarie, ottenendo anche un buon numero di voti ma all’atto della composizione della lista a Cinque Stelle si erano visti chiudere la porta in faccia.
Canino ha fatto ricorso in tribunale e ha ottenuto il reintegro nel M5S dopo che il Tribunale di Roma ha sospeso «l’efficacia del provvedimento di espulsione del signor Mario Canino dall’Associazione MoVimento 5 Stelle irrogato in data 21 marzo 2016». Tra le altre cose Canino ha anche chiesto un risarcimento danni al M5S, quantificandoli in 150 mila euro, ovvero la cifra della famosa penale che i pentastellati avrebbero dovuto pagare qualora avessero trasgredito alle norme di comportamento del M5S una volta eletti.
A riguardo di penali da pagare non si hanno più notizie di quella da 250 mila euro che Grillo avrebbe voluto farsi dare dall’eurodeputato Marco Affronte, passato di recente con i Verdi. A quanto pare i legali di Grillo si sono accorti che una simile richiesta non avrebbe retto in tribunale.
Il punto è che Grillo chiede spesso “la fiducia” dei suoi attivisti, che gliela concedono di buon grado (vista l’alternativa) ma di fatto non è mai stata indetta una votazione per decidere se concedergliela o meno.
Anche quando si è trattato di votare le travagliate modifiche allo statuto e al regolamento Grillo ha spiegato che si trattava di votare per proteggere lui.
Ma al tempo stesso Grillo si è ben guardato dal chiarire i motivi dell’esistenza di due distinte — e omonime — associazioni MoVimento 5 Stelle una delle quali (quella di cui fanno parte solo Grillo, suo nipote Enrico e il commercialista Enrico Maria Nadasi) di fatto controlla tutta l’attività del partito M5S.
Anzi a dirla tutta gli attivisti per molti anni hanno ignorato l’esistenza di questa associazione parallela che è venuta alla luce solo quando alcuni attivisti espulsi hanno fatto causa a Grillo.
Ma intanto la base del M5S continua a fidarsi della capacità di Grillo di decidere, da solo e senza consultarsi online con nessuno, delle sorti e della linea politica del MoVimento.
È già stato detto più volte: per essere un partito che si fonda sui principi della partecipazione e della democrazia diretta il M5S sembra dare troppo peso a decisioni prese “perchè ci si fida” di chi le prende e non perchè sono state discusse e vagliate da un’assemblea.
In questo modo però il partito che voleva includere i cittadini nella vita politica del Paese rischia di perdere il contatto con la base.
Le pulsioni dell’ala movimentista del 5 Stelle saranno qualcosa con cui i pentastellati dovranno fare i conti da qui alle elezioni politiche.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
SMENTITI I DEPUTATI GRILLINI NUTI, MANNINO E DI VITA, INDAGINE ARCHIVIATA… PER LE FIRME FALSE SI VA AVANTI, CHIUSA L’INDAGINE
Come volevasi dimostrare. Il giudice per le indagini preliminari Lorenzo Matassa ha archiviato
l’indagine su Ugo Forello, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle a Palermo, accusato di “induzione a rendere dichiarazioni mendaci“.
L’indagine era scattata dopo la denuncia dei deputati nazionali grillini travolti dal caso firme false.
Secondo Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, che avevano presentato un esposto circa due mesi fa, l’inchiesta della Procura di Palermo sulle firme false sarebbe stata in qualche modo ispirata da Forello, tra i fondatori di Addiopizzo.
Forello — secondo chi ha denunciato — avrebbe imbeccato i “pentiti” dell’indagine, come la parlamentare regionale Claudia La Rocca, vantando anche rapporti con i pm che indagano.
Secondo il giudice, però le mail mandate da Forello a chi era coinvolto nella vicenda della firme false non hanno rilievo illecito.
“La conoscenza riferita da Forello, in questo contesto, ben potrebbe essere quella raccontata da un grande scrittore di giallistica giudiziaria in un suo romanzo”, scrive il giudice.
Per quanto riguarda la parte in cui Forello dice che “è importante presentarsi spontaneamente davanti all’autorità giudiziaria… dimostrando di voler contribuire alle indagini”, per il giudice “questa opinione non è solo vera ma anche giusta”.
L’ultima parte in cui Forello sconsiglia “di proporre querela” nei confronti delle Iene, è stata chiarita dall’indagato durante l’interrogatorio del gip.
“Egli avrebbe sconsigliato la querela — scrive il giudice — per la semplice ragione che i fatti apparivano di tale e inequivocabile chiarezza da non permettere una diversa interpretazione delle cose”.
L’esposto era stato in qualche modo annunciato dalle dichiarazioni dei protagonisti della vicenda. In particolare nelle parole dell’avvocato Domenico Monteleone, difensore degli indagati, al Corriere della Sera.
Monteleone, calabrese trapiantato a Roma con studio a Gianicolense ma spesso presente alle iniziative sul territorio della deputata Daila Nesci, fidanzata di Nuti, difende sia il deputato siciliano del Grillo di Palermo che Claudia Mannino e Giulia Di Vita indagate insieme a Samantha Busalacchi, collaboratrice sospesa all’Assemblea Regionale Siciliana accusata, insieme ad altri, dal professore di educazione fisica e fan delle scie chimiche Vincenzo Pintagro ma anche, e soprattutto, dal ritrovamento di alcuni dei fogli in cui erano state messe le vere firme raccolte dai 5 Stelle per sostenere la candidatura di Nuti a sindaco, poi sostituiti, secondo l’accusa, nella notte tra il 3 e il 4 aprile nell’allora sede del M5S di via Sampolo a Palermo.
Nel colloquio con Felice Cavallaro l’avvocato Monteleone se la prendeva con un gruppo preciso di persone: «I soggetti che oggi accusano erano stati allontanati o avevano motivi di forte rivalsa verso il gruppo guidato da Riccardo Nuti. Protagonisti di un insano regolamento di conti interno al Movimento 5 Stelle», sosteneva, il che è vero solo in parte.
«L’autospensione avrebbe portato a compimento un preciso disegno di lotta pseudopolitica con automatico danno verso i miei clienti nonchè verso lo stesso Movimento. Da legale, non vedo perchè un soggetto innocente debba limitare la propria sfera di azione aiutando, così, chi trama alle sue spalle», spiegava poi, adombrando una vera e propria ipotesi di complotto che coinvolgerebbe evidentemente anche elementi attualmente dei 5 Stelle ai danni di Nuti, Mannino, Di Vita e Busalacchi.
In tutto questo, la corrente “nutiana” del M5S ce l’aveva soprattutto con Claudia La Rocca visto che il suo avvocato difensore era Valerio D’Antoni, cofondatore dello studio Palermolegal insieme a Ugo Forello.
Ma quello che imputano alla La Rocca (e a Ciaccio) erano proprio le “inopinate dichiarazioni“.
Perchè, era questa la tesi, se firme false a Palermo ci sono state (e questo è difficile negarlo), loro sono stati accusati ingiustamente perchè non ne sanno nulla. O meglio: non ne hanno saputo nulla fino all’incursione delle Iene a Italia5Stelle.
Intanto Nuti, Di Vita e Mannino hanno chiesto alla Procura di Palermo, che ha da poco chiuso l’indagine a loro carico sulle firme false depositate dai 5 Stelle a sostegno delle candidature per le Comunali del 2012, di essere interrogati.
In fase di indagini tutti e tre decisero di non rispondere ai pm.
Stessa istanza ha fatto un altro indagato Giuseppe Ippolito. In tutto gli inquisiti sono 14. Secondo la procura, Nuti ed un gruppo ristretto di attivisti come Samanta Busalacchi, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, dopo essersi accorti che per un errore di compilazione le firme raccolte erano inutilizzabili ed era quindi a rischio la presentazione delle candidature, avrebbero deciso di ricopiare dalle originali le sottoscrizioni ricevute e corretto il vizio di forma.
A 11 indagati i pm contestano la falsificazione materiale delle firme. A Nuti, per cui al momento non c’è la prova della commissione del falso materiale, si imputa, invece, l’avere fatto uso delle sottoscrizioni ricopiate in quanto candidato sindaco di Palermo: l’ex capogruppo alla Camera è ritenuto l’ispiratore del piano.
Il falso materiale riguarda Samanta Busalacchi, Giulia Di Vita, Claudia Mannino, Alice Pantaleone, Stefano Paradiso, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino, Tony Ferrara, Giuseppe Ippolito e i deputati regionali Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca.
Il 13/o indagato, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello, è accusato di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle. Reato di cui risponde in concorso con Francesco Menallo, avvocato ed esponente dei 5 Stelle che consegno’ materialmente le firme al pubblico ufficiale per l’autenticazione.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2017 Riccardo Fucile
PAOLO PACE COMMENTA LE SUE DIMISSIONI: “MI AVEVA PROMESSO MANO LIBERA SUGLI ASSESSORI, POI TRATTAVA CON LORO PER METTERE SOTTO ME”
Paolo Pace ha protocollato ieri le sue dimissioni da presidente dell’VIII Municipio. Avrà 20 giorni, eventualmente, per ritirarle. E in un articolo a firma di Giovanna Vitale, Pace, che aveva continuato a negare nei giorni scorsi addirittura di averle date, se la prende con la sindaca Virginia Raggi:
Il problema è però che il minisindaco dell’VIII municipio, oltre a essere arrabbiatissimo, appare piuttosto determinato.
La sua non è più solo una questione politica: è soprattutto una rottura personale. Sul piano umano. «La Raggi mi ha preso per il culo», si è sfogato con un amico al telefono subito dopo la firma dell’addio.
«Mi aveva promesso mano libera sui nuovi assessori, si era impegnata ad allontanare il presidente del consiglio e il capogruppo che mi hanno sempre reso la vita impossibile. Ma mentre mi giurava lealtà , su un altro tavolo trattava con loro, per mettere sotto controllo me. Il presidente. Quello eletto dai cittadini per governare. Una delusione tremenda. Ma se pensano che farò marcia indietro sbagliano di grosso: stavolta hanno fatto male i conti».
Una ferita che neppure la telefonata pomeridiana con la sindaca sia riuscita a ricucire. «Mi potevi pure avvertire prima», lo ha subito rimproverato la Raggi.
«Mi pareva fosse chiaro che facevo sul serio quando venerdì scorso sono venuto da te portandoti le mie dimissioni non protocollate», la risposta brusca di Pace.
«Da allora non è cambiato nulla e io mi sono stufato di questi giochetti sulla pelle dei cittadini».
(da “NextQuotidiano”)
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